Assemblea Ecclesiale Regionale delle Chiese dell’Umbria. L’Arcivescovo Renato Boccardo: «Sarà un momento di ascolto, di condivisione, di arricchimento vicendevole »

Le otto Chiese diocesane dell’Umbria celebreranno a Foligno, il 18 e 19 ottobre 2019, l’Assemblea ecclesiale regionale dal tema “Perché la nostra gioia sia piena (1 Gv 1,4): l’annuncio di Gesù Cristo nella terra umbra”. L’iniziativa è stata presentata alla stampa, a Perugia, dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo. «Come Vescovi – ha detto – abbiamo più volte riflettuto su come rispondere all’appello che papa Francesco ci ha lanciato al convegno di Firenze del 2015 sulla necessità di attuare la sinodalità per guardare al presente con discernimento, al futuro con fiducia, osando il cambiamento».

Questa Assemblea si inserisce nel solco dei convegni regionali che le Chiese dell’Umbria più volte hanno celebrato negli anni ’70 e ’80. Il logo scelto per l’Assemblea è semplice e chiaro: il perimetro geografico dell’Umbria a significare il territorio, la sua storia, la sua gente; otto piccole chiese che quasi come un arcobaleno attraversano la cartina dell’Umbria a significare le otto Diocesi che incarnano la bellezza, la fecondità e la santità che vengono dal Vangelo; un rosone, così presente in tante chiese umbre, simbolo di Cristo che il suo Vangelo illumina la comunità cristiana (riunita in assemblea) e attrae gli uomini e le donne (che sono sulla piazza).

LA LETTERA DEI VESCOVI ALLA COMUNITA’ ECCLESIALE

Saranno circa 400 i delegati dalle Diocesi chiamati a confrontarsi su sette aspetti della vita della Chiesa: senso di appartenenza alla comunità, gli adulti e la fede, i giovani e la fede, gli affetti e la fede, il lavoro e la fede, le fragilità e la fede, il bene comune (politica e solidarietà) e la fede. Su questi temi nel periodo di Quaresima ogni singola Diocesi fotograferà la situazione attuale; nel tempo di Pasqua la segreteria organizzativa redigerà una sintesi che trasmetterà ai relatori della prima giornata dell’Assemblea, 18 ottobre, i quali faranno un’esposizione:Luca Diotallevi, docente di sociologia, dal punto di vista socio-religioso e mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, dal punto di vista teologico-pastorale. I delegati nella seconda giornata, 19 ottobre, si divideranno in tavoli di lavoro per indicare la strada da percorrere su queste tematiche. Alle sessioni plenarieinterverranno persone significative dell’Umbria in diversi settori, anche non credenti.

L’INSTRUMENTUM LABORIS (download)

«È importante – sottolinea mons. Boccardo – ascoltare vari contributi, capire come è percepita la presenza della Chiesa nel tessuto regionale. Questo evento, sarà un momento di ascolto, di condivisione, di arricchimento vicendevole, convinti che le differenze non sono una minaccia per la nostra identità. Insomma, ci metteremo insieme senza pregiudizi, cercando di cogliere il bene e il bello che c’è in ciascuno, anche in chi non crede».

Sulle finalità dell’Assemblea l’arcivescovo di Spoleto è stato chiaro: «Non dobbiamo trovare le soluzioni a tutti i problemi; ci aspettiamo consolazione e conforto per prendere maggiore coscienza che il tesoro, ossia il Vangelo, che noi portiamo nella società può contribuire a rendere l’esistenza più buona e bella; ci aspettiamo una rinnovata passione per l’evangelizzazione, nei metodi e nelle modalità, provando a percorrere la strada del coraggio innovativo della quale Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi, nel loro tempo, furono precursori; l’Assemblea, poi, si rivolge non solo ai credenti, ma si colloca all’interno della vita della Regione e quindi siamo chiamati a dare il nostro contributo alla crescita del bene comune. Infine, questo momento sinodale non è un punto di arrivo, ma solo una tappa significativa del cammino della Chiesa in Umbria, a servizio delle donne e degli uomini delle nostre città, delle nostre valli, delle nostre contrade».

Allegato:
Libretto Assemblea Ecclesiale Umbra 2019.pdf

Incontro dei vescovi umbri con il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I in Turchia. Un dialogo fraterno sulle tematiche ecumeniche, sulla questione dei profughi e dell’accoglienza e con un pensiero alle popolazioni dell’Umbria colpite dal terremoto.

Il pellegrinaggio dei Vescovi umbri in Turchia, guidato dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, si è concluso nel segno dell’amicizia e fraternità e nel nome dei santi Benedetto da Norcia e Francesco di Assisi, nell’incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, il 7 luglio, nella giornata in cui si ricorda il 45° anniversario della morte del patriarca ecumenico Atenagora.

Nella chiesa ortodossa di Santa Ciriaca a Istanbul, i presuli hanno assistito alla divina liturgia nel rito bizantino, al termine della quale il patriarca ecumenico ha rivolto un saluto  alla delegazione umbra, ricordando la sua recente visita ad Assisi e Perugia ed esprimendo vicinanza per le popolazioni colpite dal terremoto.  

Bartolomeo I alla delegazione dei Vescovi umbri: «Anche se avessimo tutte le possibilità economiche del mondo, ma dimenticassimo la preghiera saremmo come un corpo senza l’anima».

«Nel nome dei santi umbri, Benedetto da Norcia e Francesco di Assisi, dal cuore antico dell’Italia siamo latori di un messaggio e di un anelito di pace e di bene», ha detto il patriarca rivolgendosi alla delegazione umbra. Ha poi parlato dei gravi problemi e delle sfide che il mondo contemporaneo pone come le migrazioni e l’accoglienza dei profughi: «Come  cristiani infatti non possiamo tacere di fronte alle ingiustizie del mondo, agli sconvolgimenti epocali di questi anni, con la immane tragedia della migrazione di popoli, che sfuggono ad una economia egoistica e che priva troppi esseri umani delle più elementari necessità e della dignità di essere tutti icone di Dio. Ma insieme dobbiamo affrontare l’accoglienza, che a sua volta provoca difficoltà e diffidenze in altri popoli, che troppe volte si trovano soli ad affrontare tali flussi di uomini, donne, bambini, anziani, con poche risorse, privi di una visone a lungo termine per trovare soluzioni soddisfacenti per tutti». Ed un pensiero particolare il patriarca lo ha rivolto ai cristiani del Medio Oriente che fuggono dalla guerra e dalle discriminazioni razziali e religiose «costretti a lasciare la culla del cristianesimo e della Chiesa dei primi secoli, e che spesso si sentono abbandonati dai propri fratelli dei Paesi cosiddetti “cristiani”. E’ così necessaria quella arma potente che è la preghiera. Anche se avessimo tutte le possibilità economiche del mondo, ma dimenticassimo la preghiera saremmo come un corpo senza l’anima», ha concluso Bartolomeo I.

 

Il saluto e il ringraziamento del cardinale Bassetti a Bartolomeo I.

Il cardinale Bassetti, ringraziando sentitamente per l’accoglienza e la vicinanza spirituale, ha ricordato le grandi figure di pastori Paolo VI e Atenagora, che a metà del secolo scorso hanno avviato il cammino della stagione ecumenica e superando antichi ostacoli, hanno voluto intraprendere con coraggio il cammino della riconciliazione, rendendo manifesto l’amore che deve unire i cristiani. «Alla scuola di questi grandi padri nella fede, ci impegniamo a progredire nel dialogo della carità e preghiamo ardentemente affinché ci sia dato un giorno non lontano di comunicarci insieme al Sacro Calice», ha detto il cardinale Bassetti che ha poi condiviso la preoccupazione espressa dal patriarca per la questione dei profughi. «Un dramma di tante persone che bussano alle porte dell’Europa – ha evidenziato il porporato – per il quale è costante l’impegno delle Chiese che sono in Italia per una loro accoglienza dignitosa e sicura».

Il cardinale ha ringraziato il patriarca per il pensiero di vicinanza e solidarietà rivolto alle persone della terra umbra colpite dal terremoto, condividendo l’esortazione per una rapida ricostruzione di quei luoghi pieni di cultura e di bellezze naturali. 

 

L’incontro conclusivo della visita a Bartolomeo I presso il Patriarcato ortodosso di Faner.

Un secondo momento celebrativo si è tenuto nel cimitero del monastero di Balikli, luogo di sepoltura del patriarca di Costantinopoli Atenagora e di altri arcivescovi. L’incontro si è concluso presso il Patriarcato ortodosso di Faner per i saluti finali e l’impegno a proseguire sulla via dell’ecumenismo e della fraternità tracciata in questi anni dai numerosi incontri e occasioni di dialogo tra le Chiese greco ortodossa e romana, coronata da numerosi incontri tra il patriarca Bartolomeo  I e papa Francesco, che hanno dato impulso alla riflessione teologica e sottoscritto numerose dichiarazioni comuni. 

 

Nella cattedrale di San Giorgio al Faner si è pregato per i cristiani perseguitati e per l’unità pan-cristiana.

La Visita del Vescovi umbri si è conclusa con una preghiera comune nella cattedrale di San Giorgio al Faner, nel ricordo dei tanti fedeli cristiani che in varie parti del mondo, ma soprattutto in Medio Oriente continuano a dare la propria vita nel segno della comune fede in Cristo. «Pur nel progressivo isolamento e nella riduzione della sua influenza e la povertà dei suoi mezzi e dei cristiani nella stessa città di Costantino – ha concluso il patriarca – non ha mai fatto venir meno la sua fede e la speranza, ma promuovendo iniziative per ricercare la unità pan-cristiana, continuando nella strada del moderno movimento Ecumenico». 

 

La carità dei francescani di Istanbul per tutti, cristiani e non cristiani, credenti e non credenti.

Ad Istanbul i Vescovi hanno incontrato la comunità cattolica nella chiesa di Sant’Antonio, nel centro della città, retta dai frati minori conventuali che ogni giorno celebrano due messe una in lingua italiana e una in turco. Nei giorni festivi vengono celebrate le messe anche in inglese e polacco per le persone di diverse nazionalità comprendenti anche nigeriani, africani di vari Paesi, filippini. E’ la più importante parrocchia delle 13 che costituiscono il vicariato apostolico di Istanbul che conta 15mila cattolici. Ad essi si aggiunge la presenza di cattolici di rito armeno, siriano e caldeo. La chiesa di Sant’Antonio è la più conosciuta della Turchia, costruita dal 1906 dai frati minori conventuali è frequentata non solo da cattolici, ma accoglie anche persone di altre religioni sia  ebrei che musulmani che chiedono ascolto, preghiere, benedizioni. «I rapporti sono buoni e c’è un dialogo continuo e pacifico con tutti – ha spiegato padre Antonio Baulai – con persone che sono credenti e con tanti altri che sono amici n.on credenti. Abbiamo tanti poveri da aiutare, per i quali vengono raccolti pane e altri alimenti, vestiti e che poi vengono distribuiti in chiesa ogni volta a circa 50 persone».

Il viaggio dei Vescovi umbri in Grecia: “Un’iniezione di coraggio per la Chiesa cattolica locale” e “una testimonianza di dialogo tra cattolici ed ortodossi”

E’ in svolgimento (18-22 agosto) il viaggio di fraternità e comunione dei vescovi umbri in Grecia, che ha toccato la capitale Atene, dove i presuli sono stati ospitati in una struttura di accoglienza dell’Arcidiocesi ortodossa. La visita proseguirà ai monasteri rupestri di Meteora e alla città di Salonicco (Tessalonica), luogo della predicazione di san Paolo. Ad Atene si sono tenuti gli incontri ufficiali con i rappresentanti della Chiesa cattolica e ortodossa. Entrambe hanno presentato la difficile situazione socio-economica che sta attraversando la nazione ellenica con una disoccupazione giovanile del 60%. Ad Atene è molto visibile la crisi soprattutto per le numerose attività commerciali che hanno chiuso, anche a causa di una sensibile contrazione del flusso turistico e della crisi finanziaria che ha investito da qualche anno il paese. L’arcivescovo cattolico di Atene, mons. Nicolaos Foskolos, non ha esitato a rilevare che in alcuni quartieri della capitale due negozi su tre hanno cessato l’attività e ogni giorno alla fine delle Sante Messe si radunano diverse persone davanti alle chiese per chiedere cibo e aiuti. Lo stesso presule non ha nascosto la sua preoccupazione nel dire: “le nostre entrate principali sono le offerte dei fedeli, che sono sempre meno. Pertanto temo, se la crisi dovesse continuare ancora, di non riuscire a poter più far fronte alle numerose richieste di aiuto e alle spese per le nostre attività pastorali”. L’arcivescovo Foskolos ha presentato ai vescovi umbri la Chiesa cattolica greca e le sue problematiche tra le quali quella della dispersione dei fedeli e della carenza di vocazioni, sollecitando un maggiore sostegno per il riconoscimento della Chiesa cattolica in Grecia da parte dello Stato. “La vostra visita – ha detto – è un’iniezione di coraggio per la Chiesa cattolica di Grecia”. I rappresentanti dell’arcivescovo ortodosso di Atene, Jeronimus, nell’incontro avuto con i vescovi umbri nella sede dell’Arcivescovado, hanno evidenziato la gravità della situazione che anche la Chiesa ortodossa deve affrontare quotidianamente, anche se le sue attività pastorali sono sostenute economicamente dallo Stato greco. I presuli umbri sono stati ricevuti nella stessa sala in cui avvenne lo storico incontro, nel 2001, tra Giovanni Paolo II e l’arcivescovo ortodosso di Atene Cristodulos, incontro che vide tra gli organizzatori l’attuale l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo. Il viaggio dei vescovi umbri in Grecia testimonia, hanno evidenziato i rappresentanti ortodossi, come le due Chiese siano in frequente dialogo non solo a livello teologico, ma anche interpersole e nella comprensione reciproca per sviluppare una collaborazione concreta nell’affrontare le scottanti problematiche sociali presenti nei due Paesi e favorendo una maggiore coesione sociale. Il presidente della Conferenza Episcopale Umbra, mons. Gualtiero Bassetti, nel portare il saluto dei suoi confratelli, ha ricordato la presenza in Umbria delle comunità greche ortodosse, alle quali sono state concesse delle chiese per le loro celebrazioni liturgiche a testimonianza dell’accoglienza e della concretizzazione dello spirito ecumenico.

IL VIAGGIO ECUMENICO DEI VESCOVI UMBRI NEL SEGNO DI S. BENEDETTO E DI S. FRANCESCO

Hanno voluto portare in terra di Romania lo spirito di due grandi santi, Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi, i vescovi umbri nel visitare questo Paese, dal 3 al 6 luglio 2012, soprattutto gli insegnamenti di questi due giganti della Chiesa universale sintetizzati nei loro motti: “ora et labora” e “pax et bonus”. Insomma, un’ulteriore contributo, non poco significativo, al prosieguo dello Spirito di Assisi tanto caro al beato Giovanni Paolo II che ebbe modo, sul finire del secolo scorso, di visitare anche la Romania.
Il dialogo con le Chiese sorelle d’Oriente è stato al centro dei numerosi incontri avuti dai vescovi Vincenzo Paglia, amministratore apostolico di Terni-Narni-Amelia, presidente della Ceu e neo presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Gualtiero Bassetti, metropolita di Perugia-Città della Pieve e vice presidente della Conferenza episcopale italiana, Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e vice presidente della Ceu, Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e segretario della Ceu, Giuseppe Chiaretti, arcivescovo emerito di Perugia, Mario Ceccobelli, vescovo di Gubbio, Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, e Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi.
Nel corso degli incontri si è parlato dei rapporti Stato-Chiese e tra Chiese sorelle e dei problemi sociali che attanagliano in questo particolare momento anche il popolo romeno.
E’ da evidenziare che, proprio durante la visita dei presuli umbri in Romania, si è acutizzata la crisi politico-istituzionale tra il presidente Traian Basescu, conservatore, ed il primo ministro Victor Ponta, leader della coalizione di centro sinistra composta da socialdemocratici, liberali e transfughi dello stesso partito del presidente. Il primo ministro ha chiesto ed ottenuto dal Parlamento la sospensione da ogni funzione del presidente della Repubblica, la cui sorte sarà decisa da un referendum da tenersi entro 30 giorni. Basescu non è la prima volta che si sottopone al giudizio referendario: avvenne già nel 2007 che lo confermò presidente. L’Unione Europea e gli USA hanno subito espresso preoccupazione per la tenuta della giovane democrazia romena, che ha visto nei giorni scorsi a Bucarest e in altre città del Paese scendere in strada migliaia di manifestanti pro e contro Basescu.
Ritornando al viaggio dei vescovi umbri, è da sottolineare che in ogni incontro è stata ricordata la folta presenza della comunità romena in Umbria, che è quella più numerosa con i suoi 24.321 cittadini, pari al 24,4% dell’intera popolazione straniera regolare in regione, secondo i dati del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes 2011. Si è parlato del contributo della Chiesa della terra dei santi Benedetto e Francesco al “processo di integrazione” della comunità romena, ricordando la sua collaborazione in ambito spirituale e sociale. Ad esempio, le Diocesi di Perugia, Spoleto e Terni, dove ci sono tre comunità parrocchiali ortodosse romene, hanno messo a loro disposizione quattro chiese (San Fiorenzo a Perugia, Sant’Alò a Terni e Madonna delle Grazie e Sant’Alò a Spoleto) per permettere ai fedeli ortodossi di praticare la loro fede. Come sostegno materiale a singoli e nuclei familiari romeni in difficoltà, le Chiese diocesane dell’Umbria fanno la loro parte attraverso i Centri di ascolto Caritas.
Significativa è la presenza della Chiesa ortodossa in Romania, un Paese che conta oltre 22 milioni di abitanti, dei quali l’87% è di fede cristiana ortodossa. La Chiesa ortodossa romena è seconda solo alla Chiesa ortodossa russa ed è una Chiesa aperta al dialogo e alla coabitazione con le tante minoranze religiose e nazionali (si contano 14 etnie). La sua cultura – latina e bizantina insieme, tra modernità e radici popolari -, la sua identità – ricca di storia nazionale -, la sua stessa lingua – latina e slava insieme -, fanno della Romania come «un ponte tra oriente ed occidente».
LA CHIESA ORTODOSSA ROMENA E IL SUO SESTO PATRIARCA, DANIEL CIOBOTEA
La nascita della Chiesa ortodossa romena risale alla seconda metà del secolo XIX, quando, nel 1859, i principati romeni di Moldavia e Valacchia si unirono per formare l’odierna Romania. La gerarchia ecclesiastica ortodossa seguì i due stati nel loro processo di fusione. Di conseguenza poco dopo, nel 1872, le Chiese ortodosse dei due principati (la Metropolia di Ungrovlahia e la Metropolia di Moldavia) decisero di unirsi per formare la Chiesa ortodossa romena. In questo processo si separarono canonicamente dalla giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa romena si dichiarò “autocefala”. Nello stesso anno fu costituito un sinodo separato. Il Patriarcato di Costantinopoli riconobbe l’autocefalia della Chiesa ortodossa romena solo nel 1885.Essa è organizzata in Patriarcato e l’autorità gerarchicamente più importante dal punto di visto canonico e dogmatico è il Sacro Sinodo (49 tra metropoliti, arcivescovi e vescovi). In Romania esistono cinque Diocesi Metropolitane e dieci Arcidiocesi, e più di 14.000 sacerdoti e diaconi, che servono nelle parrocchie, nei monasteri e nei centri sociali. All’interno del Paese si trovano oltre 440 monasteri per un totale di 3.500 monaci e 5.000 monache. Al 2004 in Romania si trovavano quindici Università teologiche nelle quali studiavano per conseguire il dottorato più di 10.000 studenti. Il 19 febbraio2008 l’assemblea diocesana della metropolia della Chiesa ortodossa romena per l’Europa occidentale e meridionale ha creato una Diocesi per l’Italia, composta da 70 parrocchie, due delle quali si trovano in Umbria, nelle città di Perugia e Terni.
Dal 12 settembre 2007 il Patriarca della Chiesa ortodossa romena è Daniel Ciobotea, 57 anni, già Metropolita di Iasi, intronizzato il 30 settembre 2007. Daniel è il sesto patriarca ortodosso romeno. Ha studiato a Bucarest con Dumitru Staniloaie, quindi a Strasburgo alla facoltà di Teologia protestante e alla facoltà di Teologia cattolica a Friburgo.
Con il nuovo patriarca la Chiesa entra in modo più esteso nella società e affronta ogni aspetto della cultura. Il rapporto con le altre Chiese vede una relazione stretta con il Patriarcato di Costantinopoli; un rapporto abbastanza privilegiato con la Chiesa di Grecia e con la Chiesa di Cipro, per legami anche di carattere economico. Buoni i rapporti con le Chiese Evangeliche e Riformate e con la Chiesa cattolica ha in particolare rapporti con l’episcopato tedesco, austriaco e ungherese.
 
IL PRESIDENTE DELLA CEU MONS. VINCENZO PAGLIA: «QUESTO NOSTRO PELLEGRINAGGIO VUOLE ESSERE UN CONTRIBUTO ALL’UNITA’ DELLA CHIESA E UN SEGNO DI VICINANZA AD UN POPOLO RIMASTO IN MODO PARTICOLARE LEGATO A ROMA»
Alla vigilia del viaggio il presidente della Ceu mons. Paglia, nel presentarlo alla stampa, ha ricordato che: «La Conferenza episcopale umbra, seguendo l’itinerario iniziato lo scorso anno con il viaggio in Russia, si reca in pellegrinaggio in Romania per visitare la Chiesa ortodossa, quella cattolica sia di rito bizantino che di rito latino ed anche il Presidente della Repubblica. Un pellegrinaggio che vuole scoprire la ricchezza della tradizione cristiana di questo popolo, che, tra tutto il mondo slavo, è quello che è rimasto in modo particolare legato a Roma, alla cultura romana e che nel corso dei secoli ha dato un’alta testimonianza di fede. Nel secolo scorso, la Chiesa cattolica ma non solo, ha dovuto soffrire la tragedia della persecuzione a causa del regime comunista. In quel periodo molti testimoni hanno salvato la Chiesa da questo inverno che oggi risorge per affrontare una nuova stagione. Il viaggio di Giovanni Paolo II nel 1999 resta memorabile, fotografato dall’immagine dell’abbraccio tra il Papa e il Patriarca ortodosso, mentre le centinaia di migliaia di fedeli presenti, per lo più ortodossi, ad una sola voce gridavano: unità, unità, unità. In qualche modo la Conferenza episcopale umbra vuole cercare di cogliere la forza di quel grido e portarla nel cuore».
A cura di
Riccardo Liguori,
Elisabetta Lomoro
e Francesco Carlini

DIARIO DI «UN PELLEGRINAGGIO DAL FORTE SAPORE ECUMENICO»

Offriamo ai lettori-visitatori del sito della Ceu un “diario di viaggio” del pellegrinaggio che una delegazione dei vescovi umbri ha compiuto in Russia dall’11 al 16 luglio 2011; pellegrinaggio conclusosi con l’incontro con il patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill I, dopo aver incontrato vescovi, preti, monaci e monache di una Chiesa che sta vivendo una nuova primavera. «Dopo il risveglio alla libertà e dopo lo sforzo della ricostruzione di molti luoghi di culto e il ristabilimento di molti monasteri – ha commentato a conclusione del pellegrinaggio il vescovo mons. Vincenzo Paglia, presidente della Ceu –, l’intera Chiesa ortodossa russa sta sentendo con urgenza l’impegno per una evangelizzazione che risponda ai numerosi problemi che si affacciano nella società russa di questo inizio di millennio».
«Abbiamo potuto cogliere – ha aggiunto mons. Paglia – nei diversi incontri avvenuti con alcuni vescovi, preti, monaci e monache, nei luoghi del martirio, in alcuni monasteri, in centri della carità e della formazione teologica, i promettenti frutti di questa nuova vitalità della Chiesa ortodossa russa. Gli incontri avvenuti hanno permesso non solo di approfondire la conoscenza reciproca ed irrobustire l’amicizia tra le Chiese, ma anche di scambiarsi riflessioni sull’evangelizzazione del mondo contemporaneo e di quanto sia sempre più urgente l’unità tra i credenti per una più efficace comunicazione del Vangelo».
Questo “diario” è attinto dai testi dei comunicati stampa redatti durante il soggiorno in Russia della delegazione dei vescovi umbri e mette in evidenza un particolare: la Russia inizia ad essere anche meta del cosiddetto “turismo religioso”, che per i cattolici è soprattutto occasione di una maggiore conoscenza della Chiesa ortodossa e di arricchimento culturale.
Nell’annunciare il viaggio, lo scorso 8 luglio, mons. Paglia ha detto: «E’ un gesto di fraternità il pellegrinaggio che i vescovi umbri si apprestano a compiere a Mosca, visitando la Chiesa ortodossa russa e la piccola ma vivace Chiesa cattolica. Il nostro pellegrinaggio è un gesto dal forte sapore ecumenico che giunge dalla nostra Umbria, terra legata storicamente alla Chiesa d’Oriente. Basti pensare che durante le lotte iconoclaste giunsero in Umbria molti monaci orientali per sfuggire alla persecuzione. Il nostro pellegrinaggio avviene a nove anni dalla visita dell’allora arcivescovo metropolita Kirill di Smolensk, oggi patriarca di tutte le Russie, compiuta in Umbria il 2 ottobre 2002, giorno in cui gli fu conferita la laurea honoris causa in Scienze Politiche dall’Università degli Studi di Perugia».
Mons. Paglia ha ricordato le parole pronunciate dall’allora metropolita del Patriarcato di Mosca nell’arcivescovado di Perugia: «“La storia di questa terra umbra, bagnata dal sangue dei primi martiri cristiani, e la visita dei suoi luoghi mi riempiono di gioia, perché è l’immagine, come in un sogno, della Chiesa indivisa”. Proprio sulla necessità di ritrovare l’unità della Chiesa, dopo secoli di divisioni, il metropolita Kirill disse: “E’ possibile oggi rimettere insieme ‘i pezzetti del vaso rotto anche se si trovano in stanze diverse’. Comprendere questo è una fatica necessaria da compiere insieme per il bene dei cristiani. E questo nostro incontro è già un passo per ricomporre l’unità della Chiesa”».
«Altra tappa del nostro pellegrinaggio a Mosca – ha sottolineato mons. Paglia – è al luogo-simbolo del martirio delle vittime del totalitarismo, dove alcuni cattolici insieme a numerosi ortodossi furono fucilati. Toccheremo con mano ciò che ha detto più volte il beato Giovanni Paolo II: “il martirio unisce di più i cristiani”».
Della delegazione dei vescovi umbri, guidata da mons. Paglia, hanno fatto parte gli arcivescovi mons. Gualtiero Bassetti e mons. Domenico Sorrentino e i vescovi mons. Domenico Cancian, mons. Mario Ceccobelli e mons. Pietro Bottaccioli. Della delegazione, inoltre, hanno fatto parte alcuni collaboratori della Ceu: mons. Giuliano Salciarini, economo, Amilcare Conti, segretario organizzativo, e Riccardo Liguori, direttore responsabile dell’Ufficio stampa e sito internet.

 

RASSEGNA STAMPA

CONSIDERAZIONI SUL VIAGGIO-PELLEGRINAGGIO IN RUSSIA DELL’ARCIVESCOVO MONS. DOMENICO SORRENTINO E DEI VESCOVI MONS. MARIO CECCOBELLI E PIETRO BOTTACCIOLI