Assisi – concerto per i giovani “A Te Grido Signore Mia Roccia”, il 24 novembre al teatro Lyrick

“Una grande occasione di gioia e fraternità per tutti voi che si ripete domenica 24 novembre per la terza volta. Vi aspettiamo numerosi per stare insieme”. E’ questo l’appello del vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, in vista del concerto “A Te “A Te Grido Signore Mia Roccia – Musica per l’incontro” che si terrà presso il teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli a partire dalle ore 16. “Sarà una serata di gioia, di canto, di bellezza che si concluderà con l’adorazione eucaristica – continua il vescovo – ; perché la preghiera non è qualcosa di astratto, ma sta nella nostra vita e ci aiuta a gioire e fraternizzare”. L’evento, organizzato dalla Pastorale giovanile diocesana e dall’Associazione di volontariato “Laudato Si’”, in collaborazione con il Comune di Assisi, sarà presentato dal cantante Marco Mammoli, già autore dell’Inno della GMG del 2000 e da padre Mirko Mazzocato, già referente della Pastorale Giovanile. Tra gli ospiti presenti sul palco del Lyrick ad annunciare l’amore di Dio attraverso la loro musica e la loro personale testimonianza di vita ci saranno: il coro giovanile della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino; i gruppi musicali Reale, Kantiere Kairòs; Sandesh Manuel, Dajana e i ballerini della scuola di danza “Rondine Balletto di Assisi”.
La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata sul sito: http://www.diocesiassisi.com/eventi/a-te-grido-signore-mia-roccia/.

Caritas di Gubbio: “laboratorio” sui poveri vecchi e nuovi sempre meno ascoltati da politica e media

Il territorio eugubino, le nuove forme di povertà, dovute spesso alle crisi familiari e sociali, il ruolo di chi è impegnato in “prima linea” sul campo. E’ stato un vero e proprio “convegno-laboratorio” quello organizzato dalla Caritas diocesana di Gubbio per mettere intorno a un tavolo responsabili e operatori dei servizi sociali territoriali, realtà associative che si occupano di accoglienza, operatori pastorali e parrocchiali.
In occasione della terza Giornata mondiale per i poveri, indetta da papa Francesco, l’appuntamento dal titolo “Chi ascolta, chi ascolta?” è stato utile per instaurare un dialogo e un confronto fra tutte quelle persone che – a vario di titolo, per professione o per fede – hanno l’opportunità di incontrare i poveri ogni giorno. Non a caso, il convegno è stato ospitato dall’“Aratorio familiare”, associazione che in questi ultimi anni è diventata un punto di riferimento e di solidarietà per l’intera comunità.
Assistenti sociali, insegnanti, volontari delle parrocchie e di varie associazioni, sacerdoti, educatori e psicologi, rappresentanti del mondo delle istituzioni e del privato sociale si sono messi in discussione con l’obbiettivo di elaborare una linea condivisa su una tematica molto importante e centrale come quella dell’“ascolto”.
Una partecipazione molto attiva e interessata, che alla fine ha delineato un quadro positivo delle attività nel settore, ma – allo stesso tempo – ha fatto emergere significative criticità.
«È affiorata dagli interventi – spiega Giuseppe Carbone della Caritas diocesana – la preoccupazione per la complessità e la diversità delle “nuove povertà”, legate alla sfera psicologica e spirituale. In particolare, è la crisi delle relazioni familiari e sociali a produrre le maggiori fragilità e vulnerabilità nelle persone».
Coloro che ogni giorno incontrano e ascoltano vecchi e nuovi poveri del territorio hanno evidenziato come spesso sia difficile farsi ascoltare dalla politica, dai media e da tutti quei soggetti che hanno il dovere di presentare progetti di medio e lungo periodo nell’ambito delle politiche sociali.
«Chi ha partecipato al nostro incontro – aggiunge Carbone – è consapevole che si debba uscire da logiche emergenziali per fare posto allo studio, alla formazione, all’analisi dei bisogni del territorio, per dare voce ai poveri, accompagnarli e metterli al centro delle nostre comunità. Guardare in faccia alle povertà, paradossalmente, può essere una grande occasione di crescita, soprattutto per le nuove generazioni. Chi ha bisogno degli altri per vivere ci insegna a combattere due brutti mali del nostro tempo: l’individualismo e l’autosufficienza».

Gubbio – ordinazione diaconale di Mirko Nardelli

Mirko Nardelli, 32 anni, perugino di nascita ma con le radici paterne a Gubbio, per ora è l’ultimo aspirante sacerdote della diocesi eugubina. Sta frequentando il sesto ed ultimo anno nel seminario di Assisi.
Domenica 24 novembre, alle ore 17 nella chiesa di San Francesco, sarà ordinato diacono dal vescovo, mons. Luciano Paolucci Bedini. Poi continuerà la sua attività formativa per tre giorni alla settimana e i servizi pastorali presso l’ospedale e il carcere di Perugia, in vista della consacrazione sacerdotale prevista per il prossimo anno.
Mirko si è diplomato al “Capitini” come ragioniere, perito commerciale e programmatore. Nella parrocchia eugubina della Madonna del Prato ha mosso i primi passi come chierichetto e come catechista. Poi il volontariato come animatore all’oratorio “Don Bosco”, il gruppo teatrale “Carlo Nardelli” e le esperienze con la Pastorale giovanile e vocazionale diocesana, fino all’ingresso in seminario nel 2013.
«Il mio legame con Gubbio – ci racconta Nardelli – è stato sempre molto forte, grazie alla presenza qui dei nonni paterni e alle amicizie che riempivano le mie giornate durante le vacanze estive da bambino e ragazzo. Fin da piccolo ho sempre sentito il desiderio di mettermi al servizio degli altri e consacrare al Signore la mia vita. Ho iniziato nella comunità parrocchiale di Madonna del Prato, con un servizio che nel tempo è maturato come legame con la Chiesa eugubina».
Oltre alla Madonna del Prato, Mirko ha prestato il suo servizio da seminarista anche nelle parrocchie di San Pietro e San Giovanni, a San Domenico, e ora si divide tra le comunità di Santa Maria Ausiliatrice a Padule, Santa Maria in Torre dei Calzolari e Sant’Anna di Spada, aiutando i parroci soprattutto nella catechesi e nelle attività giovanili.

Città di Castello – lutto per la morte di mons. Giuseppe Tanzi

Questa mattina 15 novembre, presso l’ospedale di Città di Castello è morto mons. Giuseppe Tanzi.
Nato a Fighille nel comune di Citerna il 15 maggio 1935 è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1960. Ha esercitato il ministero come parroco di Petena-Petriolo dal 01.09.1960 al 31.12.1962. Successivamente é stato trasferito nella zona sud della diocesi ed è stato parroco di Pereto dal 01.01.1963 al 29.06.1986, parroco di S. Magno in Ronti e di S. Lorenzo in Volterrano dal 29.06.1986 al 29.11.2015 e Parroco di S. Maria in Morra dal 26.10.2003 al 29.11.2015.
Ha svolto il suo servizio pastorale come vicario della Zona Pastorale Trestina-Canoscio dal 1998 al 2004. ha fatto parte del consiglio presbiterale dal 1996 al 2001, dal 2000 al 2002 é stato consigliere per gli affari economici della diocesi. Ha svolto pure l’incarico di membro della Commissione Diocesana Arte Sacra e Beni Culturali Ecclesiastici 2002-2005.
Ha avuto una particolare attenzione per i poveri (come referente per la Caritas ha soccorso le persone bisognose in Kosovo)
Laureato in lettere ed in teologia per molti anni é stato insegnante nelle scuole medie.
É stato profondo conoscitore dei santi della chiesa tifernate: ha svolto accurati studi sul vescovo Giovanni Muzi e sulla beata Margherita da Castello. In tanti ricordano il suo laborioso contributo quale direttore della commissione storica che ha provveduto ad impostare il lavoro del tribunale ecclesiastico insediato per poter chiedere la canonizzazione della cieca della Metola. Il 16 agosto 2000 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.

La Chiesa diocesana di Città di Castello ringrazia il Signore per il dono del sacerdozio di don Giuseppe e si unisce al dolore e alla speranza di tutti i familiari che lo hanno benevolmente seguito, curato ed amato.
La camera ardente é allestita nell’obitorio dell’Ospedale di Città di Castello.

Le esequie, con partenza dall’obitorio alle ore 14.30, si svolgeranno sabato 16 novembre alle ore 15 nella Basilica di Canoscio. Il feretro verrà tumulato nel cimitero di Ronti.

Amelia – celebrazione per la festa di santa Fermina patrona della città e copatrona della diocesi di Terni-Narni-Amelia

Domenica 24 novembre ad Amelia si celebrerà la festa di Santa Fermina, patrona della città e copatrona della diocesi di Terni-Narni-Amelia. Una celebrazione che è un evento comunitario religioso e civile, un incontro annuale tra Amelia e Civitavecchia per rinsaldare il gemellaggio tra le due città nel nome della comune patrona Fermina, giovane martire del III secolo. Due saranno i principali momenti liturgici di domenica 24 novembre: alle ore 11.15 la celebrazione nella Cattedrale presieduta dal parroco della cattedrale di Civitavecchia mons. Cono Firringa alla presenza dei pellegrini, delle autorità e rappresentanze della città laziale, insieme ai bambini del catechismo e fedeli di Amelia. Al termine ci sarà l’omaggio ai pellegrini e autorità con l’esibizione del complesso bandistico “Città di Amelia” e la premiazione degli alunni del concorso “S.Fermina” riservato alle scuole dell’amerino.
Alle ore 17.30 la solenne celebrazione nella Cattedrale di Amelia sarà presieduta da padre Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia, alla presenza dei sacerdoti della diocesi e dei sindaci di Civitavecchia, Amelia, Alviano, Attigliano, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina e Penna in Teverina, animata dalla corale “Amerina”.
La celebrazione sarà preceduta alle 17 dalla rievocazione storica della pesatura e offerta dei ceri, secondo gli Statuti del 1346 e dall’accensione dei ceri con la “Fiaccola S. Fermina” portata dalle associazioni sportive di Civitavecchia. Nei tradizionali abiti del Trecento, i rappresentanti dei borghi del territorio comunale offrono alla patrona grossi ceri il cui peso equivale simbolicamente a quello dei nuclei familiari presenti nel borgo che essi amministrano.

SANTA FERMINA
Di origini romane, Fermina si convertì giovanissima al Cristianesimo, con impegno ed entusiasmo si consacrò all’apostolato, convertendo tantissime persone, sollecitata da una fede fervida e operosa. Secondo la sua passio, che non è anteriore al sec. VI, Fermina era una vergine romana figlia dello stesso praefectus urbis, Calpurnio. Da Roma la famiglia si trasferì a Civitavecchia e quindi ad Amelia. La giovane Fermina qui visse una vita eremitica, rivolgendo ai fedeli parole di conforto esortandoli coraggiosamente alla fede e all’amore.
Un consularis Olimpiade, che aveva tentato di sedurla, fu da lei convertito e diede poi la vita per la fede. Fermina seppellì il martire in un suo fondo detto Agulianus a circa otto miglia da Amelia il 1° dicembre.
Denunciata come cristiana, Fermina fu arrestata e condotta davanti al giudice Megezio il quale, nemico acerrimo dei cristiani, la sottopose a minacce e tormenti più spietati che non spezzarono però il suo coraggioso rifiuto di rinnegare la fede cristiana. Più tardi anche lei subì il martirio. Era il 24 novembre del 304 d. C quando la giovane Fermina fu martirizzata dal Prefetto romano di Amelia, Magenzio. Dopo numerosi tormenti, appesa con i capelli alla colonna (la tradizione vuole che sia quella posta all’ingresso del Duomo), mentre veniva torturata con le fiamme, Fermina morì pregando il Signore per sé e per i suoi persecutori. Molti vedendola morire in quel modo si convertirono al Vangelo. I resti del prezioso corpo vennero segretamente sepolti con grande venerazione dai Cristiani, fuori le mura di Amelia, e vi restarono occulti per circa sei secoli. Furono ritrovati nell’anno 870 e da allora sono solennemente custoditi nella Cattedrale di Amelia.
Le si attribuiscono numerosi miracoli, uno dei quali avvenne durante la navigazione verso Civitavecchia (allora Centumcellae); una violenta tempesta che infuriava in mare sulle imbarcazioni venne placata dall’intervento miracoloso della vergine Fermina. La santa sostò per un periodo in una grotta del porto, sulla quale è stato successivamente costruito il Forte Michelangelo. Per questo è anche la protettrice dei naviganti.
Dopo oltre 17 secoli, Fermina è un esempio di come amare il Signore, anche in mezzo ai sacrifici, ai problemi, alle difficoltà della vita e, le celebrazioni in suo onore, mostrano, ancora oggi, l’intensa devozione che la popolazione locale da secoli destina alla propria patrona. La festa di Santa Fermina a Civitavecchia si celebra il 28 Aprile, giorno in cui giunsero nella città le reliquie donate dalla città di Amelia (28 aprile 1647).

Inaugurazione dell’Anno Accademico degli Istituti Teologico e Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Messa presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo e lectio magistralis dell’economista Luigino Bruni

Venerdì 15 novembre 2019 è stato inaugurato l’Anno accademico 2019-2020 degli Istituti Teologico (ITA) e Superiore di Scienze Religiose (ISSRA) di Assisi. Alle 9.00 nella Basilica Superiore di S. Francesco in Assisi il Moderatore dei due Istituti mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, ha presieduto la Messa alla presenza del corpo docenti, del personale non docente e degli studenti. Padre Giulio Michelini, ofm, preside dell’ITA, anche a nome del direttore dell’ISSRA suor Roberta Vinerba, all’inizio della celebrazione ha salutato mons. Boccardo e tutti gli intervenuti. La liturgia è stata animata dalla corale dei due Istituti.

L’arcivescovo Boccardo nell’omelia si è così rivolto ai docenti e agli studenti: «Siete chiamati a riempire le vostre giornate di santità e giustizia, di responsabilità e di dono, per essere trovati “ricchi” nel giorno del Signore». Poi, nello specifico ha detto agli studenti: «Nella ricchezza e diversità delle vocazioni, vi formate qui per diventare “discepoli-missionari” nel mondo di oggi che presenta problemi complessi e difficili, sfide nuove davanti alle quali si rimane a volte disorientati; ma che nello stesso tempo esprime una ricerca di valori spirituali ed etici e manifesta una nuova fame e sete per la trascendenza e il divino. Dovete prepararvi a questa missione attraverso una formazione solida, organica e completa che, lungi dal chiudersi ai problemi odierni, guardi con discernimento al tempo presente, non assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo». Ai docenti, invece, mons. Boccardo ha ricordato che «noi Vescovi, insieme con i superiori religiosi, nell’affidarvi la missio canonica guardiamo a voi con fiducia e vi chiediamo sincera collaborazione. La vostra missione si presenta talvolta arida e faticosa; tuttavia, non potete dimenticare che state contribuendo in modo significativo e incisivo all’edificazione della Chiesa. Se qualsiasi tipo di insegnamento richiede una certa sapienza, per voi, docenti delle facoltà ecclesiastiche, è necessaria una sapienza che viene dall’alto, che si acquista mediante l’esercizio intellettuale e l’invocazione incessante dello Spirito Santo. Sarà questa sapienza che trasformerà giorno per giorno il vostro compito in viva testimonianza. I giovani non soltanto vi ascoltano, ma vi guardano; anzi, mentre vi ascoltano vi scrutano per percepire se e come voi vivete le verità che illustrate loro».

I due Istituti sono gestiti dalla Fondazione “Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi” eretta canonicamente nel 2015 e che annovera tra i soci fondatori: la Conferenza episcopale umbra, la Custodia generale del Sacro Convento di Assisi dei Conventuali, le Province umbre dei Frati Minori, Cappuccini e del Terz’Ordine Regolare, le suore Francescane Missionarie d’Assisi e le suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino. L’ITA, che ha come mission principale la formazione dei candidati ai ministeri ordinati e agli ministeri ecclesiali, è aggregato alla Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense; l’ISSRA, che nasce per fornire ai credenti una formazione nell’ambito del sapere teologico e delle scienze religiose al fine di preparali ad abitare consapevolmente la contemporaneità, è invece collegato alla Facoltà di Sacra Teologia della Pontificia Università Lateranense. Gli studenti dei due Istituti sono più di 300, una trentina i docenti.

Relazione del prof. Luigino Bruni. Al termine della Messa, nel Salone Papale del Sacro Convento, c’è stata la lectio magistralis dell’economista Luigino Bruni sul tema “Il Cantico dell’Economia: Francesco, ricchezza e povertà”. Nella seconda parte del suo intervento, il relatore ha parlato dell’Economia di Francesco in vista dell’evento internazionale “The economy of Francesco” convocato dal Papa e che si terrà proprio ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020, per il quale Bruni è membro del comitato scientifico di preparazione. «Assisi – ha detto – oltre ad essere patria di spiritualità, di pace e di ambiente è anche patria di economia. I primi francescani, infatti, hanno generato le prime riflessioni sui prezzi, sulla moneta, sul commercio. Nel terz’ordine c’erano addirittura dei mercanti. La povertà scelta dei francescani diventa quindi una via di comprensione diversa del valore dell’economia. Nascono poi i Monti di Pietà per combattere l’usura, al servizio dei poveri. E noi ad Assisi il prossimo anno vogliamo riflettere proprio su una economia più in linea con il Vangelo. Ci saranno varie idee a confronto, chi sostiene che il capitalismo è Dio e chi afferma invece il contrario. Il nostro obiettivo è essere profetici e inclusivi, partendo dal bacio di Francesco al lebbroso che richiama un’economia che include il povero».

Premio “Giampiero Morettini”. Prima dei saluti finali, suor Roberta Vinerba ha annunciato che, grazie ad un benefattore che vuole rimanere anonimo, verrà istituito un premio per la miglior tesi di licenza ITA e ISSRA: «È una carezza di Dio – ha detto il direttore dell’ISSRA – per il lavoro dei nostri due Istituti». Infine padre Giulio Michelini ha consegnato il premio al merito (pagamento delle tasse universitarie) “Giampiero Morettini”, seminarista della Diocesi di Perugia-Città della Pieve morto mentre era studente dell’ITA, alla studentessa Maria Rita Farinelli (religiosa). Erano presenti, commossi, i genitori di Morettini.

Santa Maria degli Angeli – celebrazione eucaristica per la “Giornata mondiale dei poveri” e, a seguire, pranzo per 400 bisognosi

Quasi 1.300 poveri assistiti in maniera continuativa, di cui circa la metà donne. È questo l’identikit delle persone bisognose assistite dalla Caritas tramite l’Emporio “7 Ceste” di Santa Maria degli Angeli, opera segno nata in strettissima sinergia e compartecipazione con il Comune di Assisi per sostenere le persone più bisognose del territorio. A questo proposito domenica 17 novembre anche la diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino celebra la terza Giornata mondiale dei poveri incentrata sul tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. La giornata, istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo della Misericordia, è organizzata dalla Caritas diocesana. Come da programma alle ore 11,30 nella basilica di Santa Maria degli Angeli si terrà la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Domenico Sorrentino. Seguirà il pranzo con circa 400 invitati, presso il Centro pastorale di Santa Maria degli Angeli.

Dall’analisi dei dati sugli assistiti dall’Emporio emerge che, dall’apertura ufficiale, avvenuta il 1 maggio 2016, ad oggi sono state attivate 516 tessere per un totale di 1.707 persone. Il numero di assistiti mensile si attesta oggi, come detto, sulle 1.285 unità. Il 61% sono migranti, stranieri e minoranze, il 4% sono disabili e il 3,9% sono senza fissa dimora. Il 66,6% degli assistiti ha un’età compresa tra i 16 e i 64 anni. L’Emporio, che trae la sua fonte di sostentamento dalla raccolta delle collette alimentari e Banco alimentare, dalle donazioni di alimenti da parte di aziende e supermercati, si sostiene grazie anche ai contributi dei Comuni di Assisi, Bastia Umbra e Bettona. In questi giorni, grazie alla messa a disposizione dei locali adiacenti alla struttura da parte del Comune di Assisi, si stanno riorganizzando gli spazi interni per offrire più prodotti ai meno abbienti.

Giornata mondiale dei Poveri – Gli incontri e manifestazioni organizzati dalle associazioni socio-caritative della diocesi di Terni

Accogliendo il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale dei Poveri “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”, che sarà celebrata domenica 17 novembre, la Consulta ecclesiale delle associazioni Socio-Caritative della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, ha inteso celebrare l’evento non in una sola giornata, ma nell’intero mese di novembre con diverse iniziative proposte dalle associazioni ecclesiali e dalle parrocchie.
«Manifestazioni e celebrazioni che risaltano i carismi di ciascuna associazione – spiega Ideale Piantoni, direttore della Caritas diocesana e coordinatore della consulta diocesana delle associazioni socio-caritative –, persone con le quali abbiamo condiviso un percorso di formazione e crescita umana e caritativa, sfociato in questo progetto che vuole dare un segno di reale comunione ecclesiale. Ciascuno nel proprio ambito e con le proprie esperienze di servizio alla carità nella chiesa, mette al primo posto la dignità del povero, esalta il senso profondo di farsi prossimo verso chi è più nel bisogno, non solo materiale, ma anche umano, sociale, educativo, sia giovani che adulti o anziani».
Le iniziative proposte in ordine di tempo:
le Acli dal 4 novembre hanno avviato un progetto di “Contrasto della povertà educativa” con laboratori di italiano per genitori, aiuto ai ragazzi per l’italiano e aiuto compiti.
Il Movimento per la Vita e Centro aiuto alla Vita promuove giovedì 14 novembre ore 21 nella chiesa di San Francesco Terni, il concerto”Vitalasciaticullare” per raccolta fondi per il progetto “Culla per la Vita”.
La Caritas diocesana e l’associazione di volontariato San Martino dal 16 al 23 novembre propongono al Cenacolo San Marco di Terni la mostra “Transiti” con opere pittoriche, poesie e pensieri dei detenuti della casa circondariale di Terni che hanno partecipato al progetto “Arte in carcere”.
L’Ordine Francescano Secolare celebra domenica 17 novembre alle ore 18 nella chiesa del Sacro Cuore Eucaristico Terni la festività di Santa Elisabetta, patrona dei Terziari Francescani.
La Società San Vincenzo de’ Paoli della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Campomicciolo domenica 17 novembre organizza la raccolta di alimenti e generi di prima necessità durante le messe e il pranzo con i poveri della parrocchia. La Miniconferenza Santa Maria del Rivo, invece, venerdì 29 novembre organizza una giornata al cinema con i bambini più bisognosi.
L’Unitalsi sottosezione di Terni, in occasione del 50° anniversario della traslazione del corpo del Venerabile Giulio Tinarelli in Cattedrale, il 23 novembre al Museo Diocesano organizza un incontro con gli studenti delle Scuole Medie Superiori sul tema: “Giunio Tinarelli un Santo dei nostri giorni” e visita alla mostra fotografica. Alle 17.00 la tavola rotonda sul tema: “Giunio Tinarelli, quale risposta alle problematiche della vita”, modera Antonio Diella Intervengono: Luca Diotallevi, Riccardo Marcelli, Alberto Virgolino, Emanuela Buccioni, Paolo Marchiori. Ore 21.00 in Cattedrale la Veglia di preghiera
Domenica 24 novembre alle ore 10 in Cattedrale la riflessione sul tema: “Giunio Tinarelli, una vita vissuta in pienezza” guidata da don Luigino Garosio, Postulatore Generale delle Cause dei Silenziosi Operai della Croce, seguirà alle 11.00 la messa solenne presieduta dal Vescovo Giuseppe Piemontese.
L’associazione Banco Alimentare organizza la raccolta nei supermercati per la giornata nazionale della Colletta Alimentare, sabato 30 novembre.
Da segnalare l’iniziativa della parrocchia di Santa Maria del Rivo che, in collaborazione con l’assessorato all’Ambiente del Comune di Terni e l’Associazione “Mi Rifiuto”, propone un compenso di lavoro a dei poveri in cambio di cura ambientale di una via o luogo cittadino.

Assisi – pellegrinaggio in Terra Santa, scuola di Bibbia e vita cristiana – Dal 29 febbraio al 2 marzo 2020

Anche quest’anno, la diocesi organizza un viaggio, nei luoghi della vita, morte e resurrezione di Gesù, all’insegna del tema della Scuola di Bibbia e Vita Cristiana: “Signore, insegnaci a pregare! Con san Luca, alla ricerca orante del Maestro”.
Il pellegrinaggio, che si terrà dal 29 febbraio al 7 marzo 2020, prevede un itinerario molto bello volto a conoscere alcuni luoghi legati alla vita di Gesù, interessanti dal punto di vista storico, imprescindibili – per una più profonda comprensione del mistero di Dio fattosi carne -, per una immersione ricchezza della spiritualità ed esistenza cristiana. Si visiterà il Carmelo, Nazareth, il monte del Precipizio, Cana, con la celebrazione delle nozze, Tabor, Betsaida, il monte delle Beatitudini, Tabga, Cafarnao, il monte delle Tentazioni, Betlemme con la grotta della Natività e quella del Latte; quindi la chiesa di san Giovannino e quella della Visitazione ad Ain Karem. Nella santa Gerusalemme: Monte degli ulivi, chiesa del Padre nostro, Dominus flevit, grotta dell’arresto, tomba della Madonna, il Cenacolo, San Pietro in Gallicanto, Getsemani con la chiesa delle nazioni, Santa Anna, Piscina probatica, la via dolorosa e il Calvario.

“Essere personalmente presenti sul luogo dell’annunciazione e all’anastasi – spiega il responsabile del pellegrinaggio, padre Giovanni Raia – offre sensazioni uniche. Lo stesso tran tran, a volte anche con toni non propriamente evangelici, offre uno spaccato esistenziale per cogliere la bellezza dell’umiltà dell’incarnazione e, insieme, è richiamo alla gratitudine per un amore che non conosce limitazioni; e desiderio di un abbraccio invocato dallo stesso Maestro. Ed è oltre questo orizzonte che ci rimandano fratelli della stessa fede che convivono nello stesso luogo, oltre ogni possibile differenza e diffidenza, in Colui che andiamo a cercare”. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 novembre. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a don Giovanni Raia al numero 075/812483 oppure inviare una mail ai seguenti indirizzi: raia10@libero.it; scuoladibibbiaassisi@gmail.com.

Città di Castello – festa dei patroni Florido e Amanzio, l’omelia del vescovo Cancian

La comunità diocesana celebra la solennità dei santi patroni Florido, vescovo, ed Amanzio Sacerdote. Martedì 12 novembre in Cattedrale alle 18 la celebrazione dei primi vespri solenni cui seguirà la Santa Messa alle ore 18.30. Dopo cena, alle ore 21 la veglia dei giovani organizzata dalla Pastorale Giovanile.
Mercoledì 13 novembre, il giorno della festa, le messe saranno celebrate nel Duomo inferiore dalle 8 alle 12. Alle ore 18 il pontificale presieduto da mons. Domenico Cancian.

L’OMELIA DEL VESCOVO
Saluto cordialmente il carissimo Don Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata e figlio della nostra diocesi, il clero (sacerdoti e diaconi), religiosi/e, le sorelle claustrali, i fedeli laici e tutte le persone che abitano questo nostro territorio dell’alta valle del Tevere evangelizzato da San Crescenziano e compagni martiri. Siamo qui a celebrare la solennità dei nostri Patroni, i santi Florido vescovo, Amanzio sacerdote e il laico-eremita Donnino che nel VI secolo, dopo la distruzione inflitta da Totila, ricostruirono dalle rovine una città ancora più bella e fecero rifiorire di fede viva la comunità cristiana. Per questo li riconosciamo come i padri fondatori della nostra città e della nostra Chiesa (la nostra Cattedrale li richiama in tante artistiche modalità).

Un saluto tutto particolare alla nuova presidente della Giunta regionale Donatella Tesei, insediatasi l’altro ieri a Palazzo Donini, al Signor Prefetto di Perugia Claudio Sgaraglia, al Questore di Perugia Mario Finocchiaro, al sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta,e tramite lui ai sindaci ed ai rappresentanti degli altri sei comuni della diocesi. Ringrazio il sindaco di Pietralunga, Mirko Ceci, che fra poco offrirà l’olio per la lampada che arderà in onore dei nostri Patroni. Saluto Andrea Lignani Marchesani in rappresentanza della Provincia di Perugia e tutte le altre autorità civili, politiche e militari qui presenti che avrò il piacere di ringraziare dopo la celebrazione.

In questa solenne celebrazione che vede tanta partecipazione di popolo, chiediamo per l’intercessione della Madonna e dei nostri santi Patroni, la grazia di ravvivare la nostra fede cristiana, invocando il perdono per i nostri peccati

Omelia

Cari fratelli e sorelle,
la festa di San Florido quest’anno capita in un momento delicato e complesso, a livello ecclesiale, sociale e politico. È in atto un grande cambiamento nella nostra regione, nel nostro Paese ed anche nel mondo. Un cambiamento che con ogni probabilità continuerà in maniera sempre più vertiginosa e imprevedibile. Sono in atto processi accelerati di trasformazioni che dovremmo saper governare con sapiente responsabilità per volgerli verso una migliore umanizzazione, a partire dall’ecologia e dall’ambiente.
“Il Paese che non va“ titolava recentemente l’editoriale di un grande quotidiano. E spiegava che l’Italia è la cenerentola dell’Europa circa la crescita, il debito, il crollo demografico, la crisi delle aziende, il gap fra Nord e Sud, e tutto questo accompagnato da momenti di delusione, tensione e a volte anche di scoramento.
Nel mondo vediamo situazioni analoghe: ci arrivano segnali di speranza ma anche di grande preoccupazione. Basti citare la recente celebrazione dei trent’anni della caduta del muro di Berlino: due mondi, divisi per decenni, si sono rincontrati dopo una straordinaria rivoluzione pacifica. Davvero un grande evento, ma ahimè oggi i muri si sono moltiplicati. Muri che dividono ricchi e poveri, quell’1% dell’umanità che si è impossessata del 99% della ricchezza del pianeta e miliardi di persone che cercano un futuro (e tra questi molti adolescenti e giovani). Tensioni sociali riscontriamo in tanti paesi del mondo.

La nostra regione innegabilmente vive un momento di grande cambiamento sociale, culturale, oltre che politico. Alla Presidente Donatella Tesei, appena insediatasi, e che ringrazio molto per aver accettato l’invito nonostante i pressanti impegni di inizio mandato,auguriamo di realizzare il proposito, da lei stessa formulato, “di lavorare nell’interesse generale, con umiltà e grande impegno, cercando la collaborazione di tutti”.

Ho richiamato volutamente il contesto in cui viviamo perché i nostri Patroni nella loro situazione ancor più critica hanno dato una testimonianza tutt’altro che devozionale e datata. Il fatto di essere qui in tanti non può essere solamente celebrativo. Vedendo con i loro occhi le rovine della città,i nostri santi non si sono limitati al lamento, alla rassegnazione e nemmeno hanno pensato a loro stessi. Loro si sono rimboccati le maniche e hanno chiamato a raccolta la gente, realizzando tutti insieme una ricostruzione materiale e spirituale che ha fatto rifiorire la comunità civile e quella cristiana. Una reazione forte e positiva, un sussulto corale di intelligente coraggio che ha portato ad un cambiamento storico e culturale altamente positivo.

Da dove hanno attinto ispirazione e forza? Certamente dalla Parola di Dio che abbiamo ora ora ascoltato. Da questa stessa Parola, che è davvero Parola di vita eterna, possiamo trarre anche noi le motivazioni per la ricostruzione umana e cristiana del nostro territorio. Tutti insieme possiamo diventare costruttori di un umanesimo cristiano propulsore, come lo è stato nel passato, di profondo rinnovamento.

Ecco i suggerimenti della Parola di Dio e dei nostri santi.

Il Signore è l’unico vero buon pastore dell’umanità.
Su di lui anche noi possiamo contare, viste anche le nostre debole forze. Ascoltiamo il Buon Pastore che continua a chiamarci per nome, a cercarci con amore quando ci perdiamo, ad accompagnarci sulla strada giusta e a darci speranza. Lui, morto e risorto per noi, è presente e operante nella storia personale e in quella del mondo, soprattutto quando ci appare confusa. Lo possiamo incontrare nella preghiera di ogni giorno, nel suo Vangelo, nell’eucaristia domenicale. Con lui possiamo vincere il male che è dentro e fuori di noi. I nostri Patroni ci invitano a riprendere in mano la fede e a riscoprire la gioia del Vangelo perché da qui proviene la luce e la forza per una vita nuova.

Occorre lavorare insieme come fratelli e sorelle.
Sia la lettura del profeta Ezechiele che il passo evangelico ci propongono parallelamente all’immagine del buon pastore quella del suo gregge, composto da coloro che lo ascoltano e lo seguono. I nostri Patroni hanno saputo collaborare tra loro, in équipe diremmo noi, si sono sostenuti a vicenda con stima e amicizia. È la forza della comunità.
Florido vescovo, Amanzio sacerdote e il laico, poi eremita, Donnino, con diversi ministeri e modalità, hanno portato avanti l’opera del rinnovamento della Chiesa e della società. Il Signore chiama anche noi a stare con lui e a vivere la fraternità nella comunità cristiana che abita questa stupenda alta valle del Tevere, questa nostra madre Chiesa Tifernate qui raccolta a festa.
Il Vangelo ci aiuti a dare nuova forma all’uomo e al cristiano, a immaginare un nuovo umanesimo, un nuovo modo di vivere questo tempo. Possiamo così allargare lo sguardo, sentire la gioia di vivere e di generare vita, di procreare, di aprire nuovi orizzonti.

Le nostre responsabilità personali, sociali, ecclesiali.
Fratelli, noi possiamo aiutarci oppure anche farci del male, cercare il bene comune o quello di parte, dialogare con attenzione e rispetto oppure alzare i toni, essere arroganti e far violenza. Sta alla responsabilità di ciascuno di noi cambiare le cose.
Dice la seconda lettura rivolgendosi ai responsabili delle comunità:“Vivete le relazioni come servizio e non come padroni delle persone a voi affidate, non per forza ma volentieri, non per interesse ma con animo generoso e gratuito, imitando il buon Pastore che ha dato la vita per tutti noi”.
È questa la dimensione politica ispirata dalla fede cristiana. È ciò che più occorre oggi. Il Signore e la gente vogliono leaders, maestri, educatori, genitori, formatori e preti così come ci hanno testimoniato i Patroni, che veneriamo per la loro dedizione al vero bene della gente. Nel rispetto dell’autonomia delle varie realtà e del ruolo di ciascuno, con onestà e trasparenza, con umiltà e spirito di corresponsabilità. Amanti e servitori del popolo alla maniera di Cristo che ha offerto gratuitamente il pane, la guarigione dal male, il perdono dei peccati, la grazia di passare dall’egoismo all’amore. Così possiamo affrontare le nostre sfide creando un positivo cambiamento storico.
E su questo, fratelli cristiani, richiamo quello che ci siamo detti in Assembleaa Foligno il mese scorso, quando le otto chiese dell’Umbria hanno riflettuto sul tema: “L’annuncio di Gesù Cristo in Umbria”. Abbiamo ribadito la responsabilità dei cristiani sia di testimoniare Gesù come fonte di gioia (il tesoro nascosto) e di comunione fraterna, sia come impegno sociale, culturale e politico, capace di rispondere ai veri bisogni della gente. Il Vangelo è luce e sale, offre l’ispirazione e dà forza per vivere con lo stile di Gesù: mite, cordiale, sincero, coraggioso.
Questo crea relazioni quotidiane vere, buone e belle; crea alleanze e amicizie che nella ricerca sincera della verità e del bene di tutti, a cominciare dagli ultimi, sviluppano processi virtuosi innovativi a tutti i livelli.
Giustamente il cardinale Bassetti l’altro ieri ha rivolto ai cattolici un accorato appello. Diceva: “È l’ora di una nuova presenza in politica dei cristiani laici che perseguano il maggior bene possibile in dialogo con tutti, mettendo al centro il bene della persona, specie quella più fragile ed emarginata, la pace, il lavoro, la famiglia, i giovani, i poveri e l’ambiente”. La fede non può non affrontare queste sfide decisive,in dialogo col mondo di oggi. Il Signore continua ad amarlo e ci chiede di esserci dentro con lo stesso suo amore, senza condividerne la mondanità antievangelica che in realtà non fa il bene di nessuno. Proprio per crescere in questa fede dai risvolti sociali e culturali, la nostra Scuola Diocesana di Formazione Teologica sta offrendo percorsi utili e attuali. Prendeteli in considerazione.

Concludo facendo presente due felici ricorrenze che ci incoraggiano.

Anzitutto latestimonianza della beata Margherita di cui il prossimo anno celebreremo, insieme alla diocesi di Urbino, il settimo centenario della morte. Questa cattedrale, che la vede ritratta con i santi tifernati sopra il presbiterio, testimonia la venerazione della nostra chiesa. Nata cieca e storpia, abbandonata dai genitori, divenne esempio di accoglienza verso i più poveri, i disabili come lei. Era cieca e viveva nella luce.

Seconda ricorrenza. Proprio oggi il CEIS celebra i 30 anni di attività nei confronti dei tossicodipendenti. Grazie ai vari direttori (in questi ultimi anni Don Paolino Trani) e ai tanti collaboratori, diverse centinaia di ragazzi vittime della droga (ahimè ancora oggi tanto diffusa), hanno ricevuto notevole aiuto attraverso impegnativi percorsi.Non pochi di loro stanno testimoniando la gioia di una vita nuova ritrovata.
Il 7 dicembre al Teatro Comunale con la presenza del Card. Bassetti verrà raccontata questa encomiabile attività.

Fratelli e sorelle, il Signore, per intercessione dei nostri Patroni, benedica Città di Castello e la Chiesa Tifernate!

Messaggio – invito del vescovo mons. Domenico Cancian

Florido e Amanzio sono riconosciuti come i Padri fondatori della Città e della Chiesa, distrutte da Totila. Vissero in un periodo storico di grande cambiamento: la decadenza alla fine dell’impero romano, le invasioni dei nuovi popoli, la distruzione e soprattutto la ricostruzione che segna l’inizio di una nuova epoca sociale, culturale, ecclesiale. Loro, i nostri Patroni, ne sono stati protagonisti e come tali hanno qualcosa di interessante da suggerire anche a noi che stiamo vivendo un grande “cambiamento d’epoca”.

Proprio in quel periodo così turbolento (VI secolo) si incontrarono con grandi santi: con sant’Ercolano vescovo di Perugia del cui martirio furono testimoni, con a san Fortunato vescovo di Todi e perfino col papa san Gregorio Magno che li cita nei suoi Dialoghi. Ricordiamo infine che i nostri santi erano nel pieno della loro giovinezza quando moriva san Benedetto, di cui avranno sentito la fama.

La festa dei patroni quest’anno capita in un momento delicato e complesso, a livello ecclesiale, sociale e politico. È in atto un grande cambiamento nella nostra regione, nel nostro Paese ed anche nel mondo. Un cambiamento che con ogni probabilità continuerà in maniera sempre più vertiginosa e imprevedibile. Sono in atto processi accelerati di trasformazioni che dovremmo saper governare con sapiente responsabilità per volgerli verso una migliore umanizzazione, a partire dall’ecologia e dall’ambiente.

Dinanzi a questa situazione quello che hanno fatto i nostri Patroni potrebbe rappresentare un suggerimento tutt’altro che devozionale e datato. Vedendo con i loro occhi le rovine della città, i nostri santi non si sono limitati al lamento, alla rassegnazione e nemmeno hanno pensato a loro stessi, a ricostruire la propria abitazione. Loro si sono rimboccati le maniche e hanno chiamato a raccolta la gente, realizzando tutti insieme una ricostruzione che ha fatto rifiorire la comunità civile e quella cristiana. Una reazione forte e positiva, un sussulto corale di intelligente coraggio che ha portato ad un cambiamento storico e culturale altamente positivo.

Richiamo infine quello che il cardinal Bassetti ha ricordato l’altro ieri: “È l’ora di una nuova presenza in politica dei cristiani laici che perseguano il maggior bene possibile in dialogo con tutti, mettendo al centro il bene della persona, specie quella più fragile ed emarginata, della pace, della famiglia, dei giovani, dei poveri e dell’ambiente”. La fede non può non affrontare queste sfide decisive.