Spirito di Assisi – il 27 novembre incontro per la pace dedicato alla preghiera per il popolo Hazara, minoranza dell’Afghanistan

Torna il 27 novembre l’appuntamento di preghiera per la pace, questo mese dedicato al popolo Hazara. L’appuntamento voluto dal vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino e portato avanti dalla Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi” si ripete con cadenza mensile. “Sono ancora vivi in noi – scrive il vescovo – i momenti e le iniziative che hanno accompagnato in Assisi il 33° anniversario dello storico incontro dei rappresentanti delle religioni per la pace nel mondo. L’edizione di quest’anno è stata caratterizzata dalla musica come linguaggio universale che si compone in armonia grazie alla diversità di generi, strumenti, suoni, pause, silenzi… tutti elementi che sembrano metafora perfetta dell’incontro e della preghiera di fedi diverse. Quest’anno abbiamo inteso celebrare in tante forme anche l’ottavo centenario della visita di Francesco al Sultano di Damietta, evento a cui ben si connette lo “spirito di Assisi”, e abbiamo generato un confronto tra i giovani rappresentanti delle religioni sul tema dell’economia in preparazione a “Economy of Francesco” che ci vedrà impegnati nel mese di marzo. Ora – continua monsignor Sorrentino – riprendiamo il cammino di speranza sostenuto dalla preghiera con la quale ciascuno di noi si rivolge a Dio ponendo l’attenzione sul popolo Hazara, una minoranza che vive nella martoriata terra dell’Afghanistan e che soffre persecuzione e violenza. Che il 27 prossimo si alzi la nostra invocazione e si congiunga al grido di dolore di quel popolo. Ciascuno con la propria comunità di fede, nel luogo e nell’ora che riterrà più opportuni non faccia mancare la preghiera perché, pietra su pietra, si costruisca la pace nel mondo e si accolga finalmente il dono di Dio”. Come di consueto religiosi e laici sono invitati a pregare per questa minoranza nei vari momenti e nelle celebrazioni eucaristiche della giornata. Non è previsto un momento comune, ma ognuno è invitato a pregare per questa intenzione nell’arco della giornata del 27 novembre.

Gubbio – Mirko Nardelli, un nuovo diacono sulla strada verso il sacerdozio

La Chiesa eugubina ha un nuovo diacono, un giovane “figlio” della comunità in cammino verso la consacrazione sacerdotale. Si tratta di Mirko Nardelli, 32 anni, perugino di nascita ma con le radici paterne a Gubbio.
Nella chiesa di San Francesco è ordinato diacono dal vescovo, mons. Luciano Paolucci Bedini, che ha presieduto una solenne liturgia concelebrata dal clero diocesano, da altri giovani sacerdoti umbri e dai formatori del Pontificio Seminario regionale di Assisi. Proprio nella struttura regionale assisana Mirko continuerà la sua attività formativa per tre giorni alla settimana e i servizi pastorali presso l’ospedale e il carcere di Perugia, in vista della consacrazione sacerdotale prevista per il prossimo anno.
«Nel tuo ministero – ha detto il vescovo Luciano Paolucci Bedini, rivolgendosi a Mirko durante l’omelia – non sarai solo, e non puoi neanche essere “per conto tuo”. Servi la Chiesa, Mirko. Questa nostra Chiesa e la Chiesa intera. Amala nel suo capo, che è Gesù, e nelle sue membra. Amala sempre, e quando sarai scandalizzato dalle sue ferite e tentato di giudicarla per le sue miserie, servila per amore nelle sue povertà».
Mirko Nardelli si è diplomato al “Capitini” come ragioniere, perito commerciale e programmatore. Nella parrocchia eugubina della Madonna del Prato ha mosso i primi passi come chierichetto e come catechista. Poi il volontariato come animatore all’oratorio “Don Bosco”, il gruppo teatrale “Carlo Nardelli” e le esperienze con la Pastorale giovanile e vocazionale diocesana, fino all’ingresso in seminario nel 2013.
«Il mio legame con Gubbio – ci racconta Nardelli – è stato sempre molto forte, grazie alla presenza qui dei nonni paterni e alle amicizie che riempivano le mie giornate durante le vacanze estive da bambino e ragazzo. Fin da piccolo ho sempre sentito il desiderio di mettermi al servizio degli altri e consacrare al Signore la mia vita. Ho iniziato nella comunità parrocchiale di Madonna del Prato, con un servizio che nel tempo è maturato come legame con la Chiesa eugubina».
Oltre alla Madonna del Prato, Mirko ha prestato il suo servizio da seminarista anche nelle parrocchie di San Pietro e San Giovanni, a San Domenico, e ora si divide tra le comunità di Santa Maria Ausiliatrice a Padule, Santa Maria in Torre dei Calzolari e Sant’Anna di Spada, aiutando i parroci soprattutto nella catechesi e nelle attività giovanili.

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Omelia del vescovo
L’omelia del vescovo Luciano

Al cospetto della Trinità santissima, in questo santo giorno, noi riuniti in festa, come famiglia dei figli di Dio, con gioia celebriamo la vittoria dell’amore di Cristo che istaura il suo regno di vita nuova. Questa nostra assemblea è convocata oggi per fare memoria della salvezza e accogliere con stupore ancora un dono della sua grazia nella consacrazione di questo nostro figlio e fratello Mirko che viene ordinato diacono. Per questo siamo tanti, siamo tutti come Chiesa, nella differenza dei cammini e dei ministeri: il Vescovo Mario, i sacerdoti, i diaconi, le sorelle e i fratelli consacrati, tanti giovani, famiglie, tutti figli di un Padre buono e di un Re di pace, potente nell’amore e nella misericordia.
Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci ricorda che siamo chiamati a ringraziare con gioia il Padre perché ci ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Ciò che mai saremmo stati capaci di fare da soli, ciò che impossibile ci appare di fronte alla nostre pochezze, l’essere figli santi di un Dio santo per godere con tanti nostri fratelli della sua luce, questo ci è donato per grazia e di questo insieme possiamo essere grati e felici.
“È lui – continua Paolo – che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore”. E se oggi ti è possibile, Mirko, donare tutta la tua vita affinché venga consacrata a servizio di Dio è perché anche tu, come tutti noi, sei stato prima di tutto liberato dal potere delle tenebre, salvato dal rischio di vivacchiare, di sopravvivere senza meta e non vivere in pienezza, di soccombere all’inganno del male o al peso del dolore.
Invece, quell’amore che hai incontrato e conosciuto, che è l’amore del Padre, e che ci è stato manifestato nel Figlio Gesù, quell’amore ti ha trasferito nel suo regno di salvezza e di pace. E ora, di quel regno tu diventi servo per amore. Servo di quell’amore che libera e rigenera, che difende e custodisce, che cura e guarisce. Cristo, il re della storia e della tua storia, ti chiama a offrire tutta la tua vita perché altri possano incontrare e fidarsi di questa signoria, di questa potenza di misericordia.
“Egli è immagine del Dio invisibile” – dice ancora san Paolo. Ciò che di Dio ancora non vediamo si manifesta nel servizio. La missione di Gesù, il suo annuncio del regno di Dio, il suo chinarsi sulle ferite degli uomini, il suo operare la misericordia del Padre verso i peccatori, tutto il suo ministero di salvezza è stato un servire l’uomo.
Dal suo farsi uomo, per entrare nella storia e assumere tutto il cammino dell’umanità, e fino al dono totale della sua vita, Cristo si è messo al servizio dei suoi fratelli. E solo questo ha messo in luce il vero volto di Dio, che troppo spesso l’uomo non conosce in verità, o ha smarrito, o confuso con i tanti idoli del mondo. La tua vita di diacono Mirko, nei gesti e nelle opere, anche senza troppe parole, può essere immagine autentica di quel volto divino che ogni cuore anela. Nell’umiltà, nella mitezza e nella generosità della tua vita messa a servizio degli altri puoi aiutarli ad aprire nuovi sentieri per incontrare il Signore, per riconoscerlo e per imparare ad amarlo, e puoi farti compagno di strada e sostegno per chi fatica di più.
“Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa”. L’inno della lettera ai Colossesi approda qui. Cristo Gesù, con il suo sacrificio pasquale, ha riconciliato il cielo e la terra, ha riaperto la relazione tra Dio e gli uomini, con una pace nuova e piena, firmata con il sangue della sua croce. Così nasce la Chiesa, sua sposa e suo corpo, di cui tutti siamo porzione viva. Tutti servi e solo Cristo capo e pastore. Il tuo diaconato nasce da questa Chiesa, nella Chiesa, ed è per il servizio della Chiesa e della sua missione. Nel tuo ministero non sarai solo, e non puoi neanche essere “per conto tuo”. Servi la Chiesa Mirko. Questa nostra Chiesa e la Chiesa intera. Amala nel suo capo, che è Gesù, e nelle sue membra. Amala sempre, e quando sarai scandalizzato dalle sue ferite e tentato di giudicarla per le sue miserie, servila per amore nelle sue povertà.
“Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi e i soldati invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto»”.
Il vangelo ci racconta che sulla sua croce Gesù è salito come un re. Coronato del male che attraversa l’esistenza del mondo e inchiodato dalle miserie degli uomini suoi fratelli, eppure libero per la fiducia in Dio suo Padre e vincente per la potenza del perdono. Da quel trono regale, che è la croce, Cristo attira a se tutti coloro che desiderano essere liberati dalla morte ed entrare per sempre nel suo regno di vita vera.
Gesù crocifisso, il Signore, il Figlio di Dio, non ha ceduto alla tentazione di salvare se stesso, di mostrare una potenza schiacciante che distruggesse i suoi nemici e salvasse solo umanamente i suoi amici. Resta con Gesù Mirko, come Maria non temere di restare sotto quella croce. Fidati del suo amore paziente, affidati alla sua croce, non cedere alla tentazione di salvare te stesso, o di salvare solo qualcuno escludendo altri. Lascia che il Signore usi il dono della tua vita per ascoltare il grido o il sussurro di chi, vicino o lontano, teme di essere dimenticato da Dio.
Non temere di condividere la tribolazione di chi cammina con te, o di chi per grazia incontrerai nel tuo cammino. Sii servo dei tuoi fratelli perché essi beneficiando del tuo servizio comprendano la bellezza di essere figli di un re così grande ed eredi del suo regno di gioia eterna.
“Andremo con gioia alla casa del Signore… per lodare il nome del Signore” abbiamo pregato insieme nel salmo responsoriale.
Carissimi fratelli e sorelle, questa sera davvero siamo qui solo per rendere lode al Signore e lasciarci attrarre da lui nostro re. Gesù di nessuno è dimentico, si è ricordato di tutti noi quando è entrato nel suo regno, e ci chiama a regnare con lui nella giustizia e nell’amore, camminando sulle sue orme e facendo della nostra vita un dono per amore dei fratelli, con la lieta certezza che così condivideremo la sua gloria in paradiso. Amen.

Giornata nazionale della Colletta Alimentare

Sabato 30 novembre si svolgerà la XXIII Giornata Nazionale della Colletta Alimentare.
In Umbria davanti ad oltre 260 supermercati 1.500 volontari consegneranno una busta, a chi entrerà per fare la spesa, e chiederanno di acquistare alimenti anche per i più bisognosi della nostra Regione, in particolare tonno in scatola, olio, legumi e pomodoro in scatola, omogeneizzati.
I prodotti raccolti, saranno stoccati nei magazzini del Banco per poi essere distribuiti alle persone assistiti, oltre 17.000, della Regione Umbria

Perugia: veglia diocesana di preghiera per le vocazioni. Il cardinale Bassetti ai seminaristi che hanno ricevuto i ministeri del lettorato e dell’accolitato: «Dare a Cristo la vostra vita non è un volo di farfalla tra i fiori. E’ gemito, è fatica, è fedeltà, è costanza»

«Cari figli, io stasera vi accolgo tutti come vasi preziosi di nardo, perché il vostro profumo si diffonda. Aiutateci con la vostra giovinezza, con la freschezza del vostro sì, a tenere sempre vivo nella nostra Chiesa il desiderio e l’entusiasmo di servire il Signore. E sappiate con il vostro esempio contagiare altri giovani, a seguire la chiamata». Così il cardinale Gualtiero Bassetti al termine dell’omelia pronunciata a Perugia, la sera del 23 novembre, nella chiesa parrocchiale di San Raffaele Arcangelo, alla Veglia diocesana di preghiera per le vocazioni, concelebrata insieme al vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, rivolgendosi ai sette seminaristi a cui ha conferito i  ministeri del lettorato e dell’accolitato: Claudio Faina (lettorato), Daniele Malacca, Emmanuel Olajide, Michael Tiritiello, Samy Cristiano Abu Eideh, Simone Strappaghetti e Vittorio Bigini (accolitato). Quest’ultimo è stato il “portavoce” nel raccontare, in sintesi, il loro essere stati accolti da Dio dopo vite movimentate, combattute interiormente, anche distanti dalla fede, e il loro “eccomi” nel voler servire il Signore partendo dagli “ultimi”. Il cardinale ha ringraziato le loro famiglie per la generosità dimostrata nell’aver donato alla Chiesa i loro figli accogliendo, con qualche difficoltà iniziale, la volontà del Signore. Un dono significativo, che dà speranza alla Chiesa e al popolo di Dio in un periodo di crisi di vocazioni.

E’ stato un incontro vissuto, come ha sottolineato lo stesso cardinale, «con molta intensità, partecipazione e con tanta gratitudine al Signore nel vivere questi eventi così significativi per la nostra Chiesa», promosso dal Centro diocesano vocazionale guidato da don Alessandro Scarda, direttore anche del Coro giovanile “Voci di Giubilo” che ha animato la veglia di preghiera a cui hanno preso parte diversi parroci, religiosi e religiose, giovani e famiglie, accolti dal parroco don Alessio Fifi.

Il cardinale, commentando il passo del Vangelo di Marco sullo “spreco” del profumo di nardo versato dalla Maddalena sul corpo di Gesù, ha spiegato che «non è sprecata una vita che si dona totalmente al Signore e alla sua Chiesa. Gesù – ha evidenziato il presule – dà una risposta molto profonda a quanti sostengono: “ma cos’è questo spreco?”. Egli dice che, l’atto di amore e di misericordia che la donna ha compiuto nei suoi confronti, preannunciando con esso la sua sepoltura, vale più dell’elemosina. Lo “spreco” diventa allora l’atto più grande di amore ed è il nocciolo della veglia di questa sera».

«Cari figli – rivolgendosi il cardinale ai sette seminaristi –, per la mentalità di questo mondo anche voi state facendo della vostra vita “uno spreco”, che per alcuni è considerato anche inutile. Tante volte sento dire nei confronti di un giovane o di una giovane che si donano totalmente a Dio e alla sua Chiesa: “Si poteva fare una famiglia, era un ingegnere, era una professionista, quanto potevano essere utili alla società e invece sprecano la loro vita”. Ma voi, con il vostro “eccomi”, sapete bene in quali mani mettete la vostra vita e a chi vi affidate, a Gesù. Voi sapete bene che, per essere tra non molto consacrati diaconi e poi presbiteri, offrire la propria vita. E voi, che grazie a Dio siete tutti adulti, sapete bene che, dare a Cristo la vostra vita non è un volo di farfalla tra i fiori. E’ gemito, è fatica, è fedeltà, è costanza. Cristo, cari figli, ne sono certo, vi darà la possibilità di cantare sempre la canzone del cuore, dell’amore anche sotto un cielo grigio di nubi».

Venerabile Giunio Tinarelli – celebrazione per il 50° anniversario della traslazione in Duomo

Con la celebrazione nella Cattedrale di Terni, il 24 novembre domenica di Cristo Re, presieduta dal vescovo Giuseppe Piemontese è stato ricordato il venerabile Giunio Tinarelli per il 50esimo anniversario della traslazione in Duomo, alla presenza del sindaco Leonardo Latini e del prefetto vicario Andrea Gambassi.
Numerosi i volontari presenti alla celebrazione in rappresentanza dell’Unitalsi, del Centro Volontari della sofferenza e dei Silenziosi operai della Croce, delle quali Giunio è stato membro e animatore in ogni occasione.
A 50 anni dalla traslazione (23 novembre 1969) e a 10 anni dalla dichiarazione di Venerabile (19 dicembre 2009, Papa Benedetto) la Chiesa diocesana intende approfondire la figura e il carisma di Giunio, per prolungarne nel tempo la sua missione di dare senso e speranza nella malattia.
“La nostra contemplazione oggi avviene in compagnia del venerabile Giunio Tinarelli, nostro concittadino, fratello nella fede – ha detto il vescovo – vissuto con uno stile di vita e ad un livello, che è difficile raggiungere; va oltre la comprensione umana; si rappresenta ai piani alti della fede, della mistica, della contemplazione e dell’amore, riservato agli eletti del Signore. Mi è venuto spontaneo associarlo a San Francesco d’Assisi, che soprattutto nella seconda parte della vita, aveva ormai il corpo tutto piagato, afflitto dalla cecità incombente, e infine con le piaghe delle stimmate aveva raggiunto la conformazione a Cristo crocifisso”.
“La testimonianza di Giunio – ha aggiunto – oggi è difficile da comprendere, né noi ci sentiamo di giudicare quanti rifiutano o si ribellano nella sofferenza, specie quella grave. Spesso l’unica soluzione che viene invocata è la morte: attesa, ricercata, procurata, permessa. Oggi va proposta non per ricercare o esaltare la sofferenza, ma per indicare la via salvifica del dolore attraverso la condivisione – compassione dei bisogni e sofferenze dell’umanità. Senza la contemplazione e la vicinanza di Cristo non riusciremo a liberarci dalla gabbia e dalla dura prigionia del dolore e la nostra vita non avrà senso”.

“La commemorazione di Giunio – ha concluso il vescovo -, già operaio nelle acciaierie e disabile, oggi ci spinge ad allargare l’attenzione all’Italia, al mondo del lavoro e alla nostra Terni, che attraversano un momento delicato e difficile: l’incerta situazione politica, la crisi delle acciaierie di Taranto e non sappiamo di altri stabilimenti, Terni compresa, le proposte di leggi sul fine vita, sul suicidio assistito, l’attenzione al mondo della malattia, della disabilità e della vecchiaia”.
La celebrazione è stata presieduta dalla riflessione sul tema: “Giunio Tinarelli, una vita vissuta in pienezza” guidata da don Luigino Garosio, Postulatore Generale delle Cause dei Silenziosi Operai della Croce.

Perugia: la Veglia diocesana di preghiera per le vocazioni “Datevi al meglio della vita” (ChV 143)

L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve organizza nella serata di sabato 23 novembre (ore 21), presso la chiesa parrocchiale di San Raffaele Arcangelo in Madonna Alta di Perugia, la Veglia di preghiera per le vocazioni presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, che anticiperà il tema del Convegno nazionale vocazionale “Datevi al meglio della vita” (ChV 143), in programma a Roma dal 3 al 5 gennaio 2020.

«La veglia – annuncia don Alessandro Scarda, responsabile del Centro diocesano vocazioni – vedrà sette nostri seminaristi ricevere il ministero dell’accolitato e del lettorato e la partecipazione di giovani, famiglie e religiosi». Riceveranno l’accolitato i seminaristi Daniele Malacca, Emmanuel Olajide, Michael Tiritiello, Samy Cristiano Abu Eideh, Simone Strappaghetti e Vittorio Bigini; mentre il seminarista Claudio Faina riceverà il ministero del lettorato.

«Arrivata alla sua settima edizione, la veglia vocazionale – ricorda don Alessandro Scarda – è un appuntamento atteso da molti per pregare con tutta la comunità dei credenti riunita intorno al vescovo. La presenza dei seminaristi e dei religiosi, inoltre, diventa il frutto visibile di tale preghiera e insieme la possibilità di ascoltare dal viva testimonianza di chi si è messo in cammino per seguire il Signore in una scelta di vita consacrata. Quest’anno ascolteremo Vittorio Bigini, della parrocchia di San Sisto, che il prossimo 12 dicembre riceverà il diaconato insieme ad altri cinque confratelli».

E’ da annotare che il Centro diocesano vocazioni, insieme alle Pastorali giovanile e universitaria inizieranno un cammino per i giovani dai 18 ai 35 anni dal titolo: “Sui passi della Bellezza”. Questo cammino è iniziato domenica scorsa 17 novembre (ore 18), presso la parrocchia di San Costanzo di Perugia, e proseguirà fino al 5 aprile 2020.

Terni – celebrazioni nel 50° della traslazione in Duomo del venerabile Giunio Tinarelli

L’Unitalsi sottosezione di Terni, il Centro Volontari della Sofferenza e l’associazione Silenziosi Operai della Croce, in occasione del 50° anniversario della traslazione del corpo del Venerabile Giulio Tinarelli in Cattedrale, organizzano sabato 23 novembre al Museo Diocesano di Terni un incontro con gli studenti delle Scuole Medie Superiori sul tema: “Giunio Tinarelli un Santo dei nostri giorni” e visita alla mostra fotografica che ricorda l’avvenimento e la vita di Giunio Tinarelli. Alle 17.00 al Museo diocesano in programma la tavola rotonda sul tema: “Giunio Tinarelli, quale risposta alle problematiche della vita”, modera Antonio Diella. Intervengono: Luca Diotallevi, Riccardo Marcelli, Alberto Virgolino, Emanuela Buccioni, Paolo Marchiori. Alle ore 21.00 in Cattedrale la Veglia di preghiera
Domenica 24 novembre, giorno in cui 50 anni fa avvenne la traslazione, alle ore 10 in Cattedrale ci sarà un momento di riflessione sul tema: “Giunio Tinarelli, una vita vissuta in pienezza” guidato da don Luigino Garosio, postulatore generale delle Cause dei Silenziosi Operai della Croce, seguirà alle 11.00 la messa solenne presieduta dal Vescovo Giuseppe Piemontese.

«Il 24 novembre 1969, nel momento in cui la salma di Giunio Tinarelli usciva dal Cimitero Urbano per essere traslata in Cattedrale – ricorda mons. Carlo Romani, parroco emerito della Cattedale di Terni – mentre il corteo varcava i cancelli, si interruppe una pioggia scrosciante e apparve un pallido sole che permise si incamminasse il corteo. La folla, nonostante il pessimo tempo, era enorme e si ingrossava sempre di più. Mai vista tanta gente in un corteo funebre. Tutte le Associazioni cattoliche erano presenti ed anche un gruppo di operai delle Acciaierie che, in tuta ed elmetto, affiancava la salma. Sembra strano che per un uomo di elementare cultura, semplice operaio siderurgico, stecchito per ben 18 anni su un letto di sofferenza, si sia commossa l’intera città. Molti lo conoscevano, ma moltissimi non l’avevano mai incontrato, eppure Giunio Tinarelli era diventato un personaggio per la fede con la quale aveva accettato la sua malattia, per la testimonianza ed il coraggio che dava ai molti che incontrava nella sua modestissima casa, per l’esempio che trasmetteva ai tanti malati attraverso una fitta corrispondenza epistolare».

Il venerabile Giunio Tinarelli, che morì ad appena 44 anni di cui venti trascorsi nell’immobilità, è stato un esempio immenso di vocazione alla sofferenza, di una fede incrollabile, testimoniata con forza nel dolore. Una vocazione che ha segnato la vita del giovane operaio delle Acciaierie, sempre presente tra i suoi coetanei e nella vita dell’oratorio, fin quando la poliartrite anchilosante e spondilite non gli consentirono più alcun movimento, ma non impedirono al giovane Giunio di essere “operaio” nel campo dell’apostolato. Nel 1948 fondò a Terni la sottosezione dell’Unitalsi, partecipando ogni anno ai pellegrinaggi a Loreto, Lourdes con il treno dei malati. Comunicò sempre questa sua grande fede agli altri anche nella sofferenza attraverso mani, penna, carta e leggio, i suoi nuovi ferri del mestiere, conversando con gli amici e con la gente che lo andava a visitare per consolarlo. Dal suo letto Giunio ha sconfitto tante illusioni che rendono triste e amara la vita degli uomini, ricordando che la felicità non sta nell’amare se stessi o nella salute o nella tranquillità, ma che la felicità e la pace stanno nell’amare gli altri.

Una vocazione che ha segnato la vita del giovane operaio delle Acciaierie, sempre presente tra i suoi coetanei e nella vita dell’oratorio, fin quando la poliartrite anchilosante e spondilite non gli consentirono più alcun movimento, ma non impedirono al giovane Giunio di essere “operaio” nel campo dell’apostolato. Nel 1948 fondò a Terni la sottosezione dell’Unitalsi, partecipando ogni anno ai pellegrinaggi a Loreto, Lourdes con il treno dei malati. Comunicò sempre questa sua grande fede agli altri anche nella sofferenza attraverso mani, penna, carta e leggio, i suoi nuovi ferri del mestiere, conversando con gli amici e con la gente che lo andava a visitare per consolarlo.

Assisi – concerto per i giovani “A Te Grido Signore Mia Roccia”, il 24 novembre al teatro Lyrick

“Una grande occasione di gioia e fraternità per tutti voi che si ripete domenica 24 novembre per la terza volta. Vi aspettiamo numerosi per stare insieme”. E’ questo l’appello del vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, in vista del concerto “A Te “A Te Grido Signore Mia Roccia – Musica per l’incontro” che si terrà presso il teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli a partire dalle ore 16. “Sarà una serata di gioia, di canto, di bellezza che si concluderà con l’adorazione eucaristica – continua il vescovo – ; perché la preghiera non è qualcosa di astratto, ma sta nella nostra vita e ci aiuta a gioire e fraternizzare”. L’evento, organizzato dalla Pastorale giovanile diocesana e dall’Associazione di volontariato “Laudato Si’”, in collaborazione con il Comune di Assisi, sarà presentato dal cantante Marco Mammoli, già autore dell’Inno della GMG del 2000 e da padre Mirko Mazzocato, già referente della Pastorale Giovanile. Tra gli ospiti presenti sul palco del Lyrick ad annunciare l’amore di Dio attraverso la loro musica e la loro personale testimonianza di vita ci saranno: il coro giovanile della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino; i gruppi musicali Reale, Kantiere Kairòs; Sandesh Manuel, Dajana e i ballerini della scuola di danza “Rondine Balletto di Assisi”.
La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata sul sito: http://www.diocesiassisi.com/eventi/a-te-grido-signore-mia-roccia/.

Caritas di Gubbio: “laboratorio” sui poveri vecchi e nuovi sempre meno ascoltati da politica e media

Il territorio eugubino, le nuove forme di povertà, dovute spesso alle crisi familiari e sociali, il ruolo di chi è impegnato in “prima linea” sul campo. E’ stato un vero e proprio “convegno-laboratorio” quello organizzato dalla Caritas diocesana di Gubbio per mettere intorno a un tavolo responsabili e operatori dei servizi sociali territoriali, realtà associative che si occupano di accoglienza, operatori pastorali e parrocchiali.
In occasione della terza Giornata mondiale per i poveri, indetta da papa Francesco, l’appuntamento dal titolo “Chi ascolta, chi ascolta?” è stato utile per instaurare un dialogo e un confronto fra tutte quelle persone che – a vario di titolo, per professione o per fede – hanno l’opportunità di incontrare i poveri ogni giorno. Non a caso, il convegno è stato ospitato dall’“Aratorio familiare”, associazione che in questi ultimi anni è diventata un punto di riferimento e di solidarietà per l’intera comunità.
Assistenti sociali, insegnanti, volontari delle parrocchie e di varie associazioni, sacerdoti, educatori e psicologi, rappresentanti del mondo delle istituzioni e del privato sociale si sono messi in discussione con l’obbiettivo di elaborare una linea condivisa su una tematica molto importante e centrale come quella dell’“ascolto”.
Una partecipazione molto attiva e interessata, che alla fine ha delineato un quadro positivo delle attività nel settore, ma – allo stesso tempo – ha fatto emergere significative criticità.
«È affiorata dagli interventi – spiega Giuseppe Carbone della Caritas diocesana – la preoccupazione per la complessità e la diversità delle “nuove povertà”, legate alla sfera psicologica e spirituale. In particolare, è la crisi delle relazioni familiari e sociali a produrre le maggiori fragilità e vulnerabilità nelle persone».
Coloro che ogni giorno incontrano e ascoltano vecchi e nuovi poveri del territorio hanno evidenziato come spesso sia difficile farsi ascoltare dalla politica, dai media e da tutti quei soggetti che hanno il dovere di presentare progetti di medio e lungo periodo nell’ambito delle politiche sociali.
«Chi ha partecipato al nostro incontro – aggiunge Carbone – è consapevole che si debba uscire da logiche emergenziali per fare posto allo studio, alla formazione, all’analisi dei bisogni del territorio, per dare voce ai poveri, accompagnarli e metterli al centro delle nostre comunità. Guardare in faccia alle povertà, paradossalmente, può essere una grande occasione di crescita, soprattutto per le nuove generazioni. Chi ha bisogno degli altri per vivere ci insegna a combattere due brutti mali del nostro tempo: l’individualismo e l’autosufficienza».

Gubbio – ordinazione diaconale di Mirko Nardelli

Mirko Nardelli, 32 anni, perugino di nascita ma con le radici paterne a Gubbio, per ora è l’ultimo aspirante sacerdote della diocesi eugubina. Sta frequentando il sesto ed ultimo anno nel seminario di Assisi.
Domenica 24 novembre, alle ore 17 nella chiesa di San Francesco, sarà ordinato diacono dal vescovo, mons. Luciano Paolucci Bedini. Poi continuerà la sua attività formativa per tre giorni alla settimana e i servizi pastorali presso l’ospedale e il carcere di Perugia, in vista della consacrazione sacerdotale prevista per il prossimo anno.
Mirko si è diplomato al “Capitini” come ragioniere, perito commerciale e programmatore. Nella parrocchia eugubina della Madonna del Prato ha mosso i primi passi come chierichetto e come catechista. Poi il volontariato come animatore all’oratorio “Don Bosco”, il gruppo teatrale “Carlo Nardelli” e le esperienze con la Pastorale giovanile e vocazionale diocesana, fino all’ingresso in seminario nel 2013.
«Il mio legame con Gubbio – ci racconta Nardelli – è stato sempre molto forte, grazie alla presenza qui dei nonni paterni e alle amicizie che riempivano le mie giornate durante le vacanze estive da bambino e ragazzo. Fin da piccolo ho sempre sentito il desiderio di mettermi al servizio degli altri e consacrare al Signore la mia vita. Ho iniziato nella comunità parrocchiale di Madonna del Prato, con un servizio che nel tempo è maturato come legame con la Chiesa eugubina».
Oltre alla Madonna del Prato, Mirko ha prestato il suo servizio da seminarista anche nelle parrocchie di San Pietro e San Giovanni, a San Domenico, e ora si divide tra le comunità di Santa Maria Ausiliatrice a Padule, Santa Maria in Torre dei Calzolari e Sant’Anna di Spada, aiutando i parroci soprattutto nella catechesi e nelle attività giovanili.