Sacro Convento Assisi – consegna della “Lampada della pace di San Francesco” al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

I frati del Sacro Convento di Assisi doneranno al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la “Lampada della pace di San Francesco”. La cerimonia di consegna si terrà sabato 14 dicembre dalle 10.30 nella Basilica Superiore di San Francesco. L’evento verrà trasmesso in diretta su RAI1 a cura del TG1. Il Capo dello Stato sarà accolto dal Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, farà visita alla Tomba di San Francesco, parteciperà al XXXIV Concerto di Natale e incontrerà la comunità francescana.

Il riconoscimento, nelle ultime edizioni era stato assegnato al Presidente delle Repubblica Colombiana, Juan Manuel Santos, “per lo sforzo tenuto nei processi di riconciliazione con le Farc”; alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel che “nella sua Germania e in Europa, si è distinta nell’opera di conciliazione in favore della pacifica convivenza dei popoli”; e al Re di Giordania, Abdullah II, per “la sua azione e il suo impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati”.

Alla cerimonia in Basilica Superiore saranno presenti, tra gli altri: il Legato Pontificio per la Basilica di San Francesco, Card. Agostino Vallini, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Gualtiero Bassetti, a nome del Governo il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, il Presidente RAI, Marcello Foa, l’Amministratore Delegato RAI, Fabrizio Salini, e il Direttore di RAI1, Teresa De Santis.

Il Concerto di Natale, trasmesso in Eurovisione su Rai1 il 25 dicembre dopo il messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco, è promosso dal Sacro Convento di Assisi, dalla Rai e da Intesa Sanpaolo, con il contributo di Terna. Gli addobbi floreali sono offerti dal comune di Viareggio.

Perugia: Inaugurato il presepe in piazza IV Novembre. Il cardinale Gualtiero Bassetti: «Nel presepe c’è posto per tutti noi, qualunque sia la nostra condizione interiore».

«Nel presepe ritroviamo tutta la bontà e tutta la tenerezza di Dio. Il presepe, per chi l’accoglie nella propria vita, è un Vangelo vivo. Il presepe, cari ragazzi, manifesta la dolcezza delle nostre famiglie, perché è la storia di una Famiglia». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nel pomeriggio della vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione (7 dicembre), in una gremita piazza IV Novembre di Perugia, all’inaugurazione del presepe allestito da un gruppo di giovani ospiti delle opere segno della Caritas diocesana nelle Logge di Braccio, all’esterno della cattedrale di San Lorenzo, davanti alla splendida duecentesca Fontana Maggiore. Insieme al cardinale c’erano il sindaco del capoluogo umbro Andrea Romizi e alcuni componenti della Giunta comunale; soprattutto c’erano centinaia di bambini insieme alle loro famiglie, 400 dei quali alunni della Scuola Montessori che si sono esibiti in un concerto canoro-musicale natalizio sulla gradinata della cattedrale. A tutti loro il cardinale Bassetti, prima di benedire il presepe, ha rivolto queste parole di auguro ricordando che «nel presepe ci siamo tutti: c’è Maria, c’è Giuseppe, c’è Gesù, ci sono i bambini e non solo i bambini di Perugia e d’Italia. Nel presepe ci sono i bambini di tutto il mondo. Nel presepe ci sono i poveri, ci sono i ricchi, ci sono i pastori e c’è posto per tutti noi, qualunque sia la nostra condizione interiore».

«Nel presepe – ha sottolineato il presidente della Cei – ci sono anche quei bambini che li hanno trovati in fondo al mare annegati, abbracciati alle loro mamme, perché nel presepe è descritta la vita di tutti e di tutti i giorni. Amici che mi ascoltate: ritorniamo bambini e non dimentichiamo quando i nostri genitori ci educavano alla fede e in ogni famiglia c’era un presepe. Io mi auguro che questo segno della nostra vita cristiana e della nostra società, come dice papa Francesco nella sua lettera apostolica dedicata al presepe, ritorni in tutte le famiglie. Per questo ho voluto il presepe più bello e più solenne degli altri anni anche in questa piazza. Ragazzi, famiglie, io vi auguro con tutto il cuore di potere sperimentare la tenerezza di un Dio che ci ama e che si è fatto uomo. “Dio è amore” e ai piedi del presepe meritate questa frase».

Campi di Norcia: inaugurato il Centro di Comunità “S. Andrea”, frutto della semplicità dell’amicizia delle Diocesi di Como e di Mantova. Mons. Boccardo: «È questa solidarietà che ci riscalda il cuore»

Sabato 30 novembre 2019 per la comunità parrocchiale dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci guidata da don Luciano Avenati è stata una giornata importante: a tre anni dai terremoti del 2016 è stato infatti inaugurato il Centro di Comunità “S. Andrea” nella frazione di Campi di Norcia, un ulteriore segno che l’archidiocesi di Spoleto-Norcia consegna alla popolazione per dire che è possibile ricominciare.

Il Centro, frutto dell’amicizia delle Chiese di Como e di Mantova. L’arcivescovo mons. Renato Boccardo ha benedetto e presieduto la Messa per l’inaugurazione del Centro. Con lui hanno concelebrato i vescovi di Como mons. Oscar Cantoni e di Mantova mons. Gianmarco Busca, ossia le Diocesi che hanno raccolto i fondi per le costruzione del Centro. C’erano poi i sacerdoti del nursino e casciano, alcuni presbiteri della diocesi di Terni-Narni-Amelia e don Diego Testino parroco di sei comunità nel Comune di Ceranei (Genova) gemellate da dopo il sisma con quella dell’Abbazia di S. Eutizio. “Regista” attento e accogliente è stato don Luciano Avenati, coadiuvato da tanti parrocchiani che hanno dedicato tanto tempo ad arredare e abbellire la nuova struttura di oltre 200 metri quadri. Moltissimi i fedeli presenti, tra cui il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, quello di Preci Massimo Messi e le autorità militari. La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale; il servizio all’altare è stato invece curato dall’eremita Tadeusz Wrona e da due seminaristi diocesani.

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato il motivo di questa giornata: «Siamo qui per inaugurare questo luogo che diventa la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini, un luogo di condivisione e di fraternità che ci ricorda la presenza amica di Dio nella vita di ogni giorno. È vero che quando si entra nella prova – per noi quella del terremoto e la conseguente fatica di andare avanti con i segni della speranza che mancano, con la frustrazione delle attese e delle promesse non mantenute – si pensa che non vale la pena ricominciare. E invece no: vale la pena sempre ripartire, perché il Signore si prende cura di noi e continua ad essere presente al nostro fianco per ricordarci ciò che vale veramente. Questa casa allora ci ricorda ad essere solleciti del bene vero, ad essere ricchi interiormente, certi che Dio è con noi».

Il grazie di mons. Boccardo alle Chiese di Como e Mantova e a don Luciano. L’Arcivescovo, poi, ha ringraziato i suoi confratelli di Como e di Mantova e con loro le Caritas diocesane e tutti i fedeli di queste due Chiese lombarde: «La semplicità dell’amicizia – ha detto – riscalda il cuore: care Eccellenze, siete qui per dirci che ci volete bene, che siete con noi senza calcolo, che siete qui per amore e non per fare delle passerelle a fini propagandistici. Da ciò impariamo che solo nella misura in cui riusciamo a metterci insieme e a non avere paura di chi è diverso è possibile costruire: oggi, invece, i tanti messaggi che riceviamo ci invitano a ripiegarci su noi stessi nella ricerca dell’interesse personale e privilegiare lo slogan prima noi e gli altri si arrangino». Infine mons. Boccardo ha ringraziato don Luciano per «la sua fedeltà, la tenacia, la determinazione e la fantasia. Sono orgoglioso – ha detto il Presule – dei miei sacerdoti che dopo il sisma sono rimasti qui e non si sono mai allontanati da questa gente».

Don Luciano Avenati ha ringraziato l’Arcivescovo per la sua presenza e vicinanza in questi tre anni post sisma. «Al di là di quello che qualcuno ancora dice – ha affermato – io devo testimoniare davanti a tutti che la sua presenza non è farfallona ma molto concreta, affettuosa, discreta, vicina. Lui ha avuto a cuore molto la realizzazione di questo luogo e con tenacia lo ha portato avanti. Grazie monsignore per questo ulteriore segno che ci dà». Poi, don Luciano si è commosso quando ha ringraziato gli operai della ditta che ha realizzato il Centro (Valentini & Scarponi Costruzioni) per l’abnegazione dimostrata. Per la cronaca: il progettista architettonico e direttore dei lavori è stato il geometra Simone Desantis, il progettista strutturale l’ing. Giuseppe Scatolini.

Il vescovo di Como mons. Oscar Cantoni ha detto: «Usciamo da questa celebrazione con la certezza che i colpi del terremoto sono meno intensi della carità di Dio, del suo amore che si fa vivo e viene realizzato dall’amicizia e dalla solidarietà che formano la vera fraternità cristiana. L’occasione calamitosa del terremoto è diventata occasione di solidarietà: così vivono i cristiani e le comunità sono attraenti per la carità che manifestano di volta in volta. Grazie a questa comunità parrocchiale che ci permette di esercitare questa carità che proseguirà anche con l’invio di giovani da Como per un tempo di servizio in questo territorio, a questa gente».

Mons. Gianmarco Busca vescovo di Mantova, città che ha sofferto il terremoto nel 2012, ha sottolineato che «la distruzione che provoca il sisma ci rimane non soltanto negli occhi per aver visto i muri che cadevano, ma lascia anche una traccia interiore. È molto bello allora che per guarire le ferite interiori si possano celebrare anche i successi di ricostruzione come questo Centro. Il terremoto – ha concluso – ci lascia due frutti: la pazienza, che è la virtù di sopportazione attiva anche di eventi non previsti come il terremoto, che non si lascia piegare ma che sa inventare percorsi nuovi; la fraternità, ossia il concretizzarsi della bellezza per i cristiani dell’essere membra gli uni degli altri e che quando un membro soffre tutti soffriamo, quando uno gioisce tutti gioiamo».

Alla fine, ha preso la parola anche don Diego Testino parroco di sei comunità nel Comune di Ceranei (Genova): «La Divina Provvidenza – ha detto – ci ha fatto incontrare don Luciano e questa parrocchia dell’Abbazia di S. Eutizio. Nelle visite reciproche abbiamo ricevuto tanto da questa comunità, ci ha fatto crescere nella fede e nell’amore, ci ha dato delle belle testimonianze di tenacia, di forza, di amore alla terra e alla comunità. Veniamo sempre volentieri per imparare».

Assisi – inaugurazione scuola socio-politica “Giuseppe Toniolo”. Oltre 3400 giovani hanno presentato la loro candidatura per partecipare ad “Economy of Francesco”.

Oltre 3400 giovani da 120 Paesi del mondo hanno presentato la loro candidatura per partecipare ad “Economy of Francesco”, l’evento che dal 26 al 28 marzo 2020 porterà ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers alla presenza del Santo Padre.
I dati sono stati forniti da Maria e Florencia, due ragazze del team di giovani che affianca il Comitato organizzatore di “Economy of Francesco”. Queste ed altre informazioni sono state evidenziate nel corso della cerimonia di inaugurazione della Scuola socio-politica “Giuseppe Toniolo” che si è tenuta sabato 30 novembre all’Istituto Serafico di Assisi, quest’anno dedicata proprio all’evento del marzo prossimo.
L’incontro è iniziato con i saluti del direttore della Scuola socio-politica, Francesca Di Maolo, del presidente della Conferenza Episcopale Umbra, monsignor Renato Boccardo e del sindaco di Assisi, Stefania Proietti. Sono seguite l’introduzione del vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino e la relazione dell’economista Luigino Bruni, rispettivamente presidente e direttore scientifico del Comitato organizzatore di “Economy of Francesco”.

“L’individualismo – ha detto il vescovo Sorrentino nella sua introduzione – è un’ideologia che fa concentrare su sé stessi, ma c’è anche una visione diversa in cui l’‘io’ non si concepisce se non in relazione con il ‘tu’ e il ‘voi’. Questo ha ispirato grandi scuole anche dell’economia. Non si può fare un’economia sulla misura egocentrica, ma su una misura solidale con l’umanità. Questa scuola – ha sottolineato – è un piccolo segno di questa economia dal volto umano”.

Nel suo intervento l’economista Bruni, dopo avere spiegato il rapporto tra cristianesimo e capitalismo, ha affermato che “il capitalismo ha depredato l’ambiente. Non abbiamo applicato alla terra il principio del mutuo vantaggio. In questo momento – ha precisato – si corre il rischio che l’urgenza ambientale offuschi tutte le altre. Insieme a quelle della terra sono tante le sostenibilità. Il grido della terra e quello dei poveri è lo stesso grido”.

Durante i saluti conclusivi il direttore Di Maolo ha sottolineato che per l’evento di marzo ci sono tante attese. “Abbiamo bisogno – ha detto – di un’economia che cambi di efficienza, efficacia e qualità”.

Per iscriversi alla Scuola socio-politica, uno degli eventi accreditati “Towards” in preparazione a “The Economy of Francesco”, scaricare il modulo di partecipazione disponibile sul sito della diocesi www.diocesiassisi.it inviandolo compilato alla mail della segreteria: scuolasp@assisi.chiesacattolica.it.

Terni – Ordinazione diaconale di Daniele Martelli, Giuseppe Zen, Graziano Gubbiotti – Mons. Piemontese: “Vi state “laureando” come servitori che con l’esempio, svolgono la missione del “servizio evangelico” e verso i poveri”.

Diocesi di Terni-Narni-Amelia in festa il 30 novembre nella Cattedrale di Terni, dove per imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del vescovo Giuseppe Piemontese, sono stati ordinati diaconi i seminaristi Daniele Martelli e Giuseppe Zen, giovani della comunità in cammino verso la consacrazione sacerdotale, e Graziano Gubbiotti della parrocchia di Santa Maria del Carmelo di Terni, nuovo diacono permanente.
Una liturgia molto partecipata e intensamente vissuta. Molti i fedeli presenti provenienti dalle parrocchie dove attualmente i neo diaconi prestano il loro servizio pastorale, Santa Maria Assunta nella Cattedrale di Terni, San Giovanni Bosco in Campomaggiore, Santa Maria del Carmelo, e quelle dove in passato hanno svolto il ministero. Con mons. Piemontese hanno concelebrato numerosi sacerdoti della Diocesi, i sacerdoti formatori del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, il rettore mons. Carlo Franzoni. Presenti i seminaristi compagni di Daniele e Giuseppe negli anni della formazione, che hanno fatto servizio liturgico, coordinati dal cerimoniere diocesano Marco Farroni. La Messa è stata animata dalla corale composta da elementi di diverse parrocchie e della pastorale giovanile, diretta da don Sergio Rossini.
“Vi state “laureando” come servitori – ha detto il vescovo nell’omelia – che con l’esempio e la professionalità, svolgono la missione del “servizio evangelico”. Come i servitori=diaconoi di Cana, che servono alla festa delle nozze del re che è Gesù, alla mensa del Signore dove siedono discepoli di ogni lingua, popolo e nazione. Indosserete per sempre la dalmatica e la stola del servizio, il grembiule di Gesù nell’ultima cena, per lavare i piedi ai poveri, servirli perché in essi è presente Cristo. Ricordate la bella immagine, lasciataci da don Tonino Bello: “Stola e grembiule sono il dritto ed il rovescio dello stesso paramento sacro: la stola che ci fa ministri del Vangelo ed il grembiule che ci fa lavapiedi del mondo”.
Un servizio che ha come atteggiamento profondo l’umiltà di chi non si sente superiore agli altri, ma ultimo, dipendente da Dio e dai superiori, soggetto ai fratelli, specie ai poveri. Un servizio che nasce dalla forza dell’amore: un amore vero, adulto, forte, entusiasta, sensibile, verso Dio e verso gli uomini, nostri fratelli”.
Al termine della celebrazione i tre diaconi hanno espresso i loro ringraziamenti a Dio per il dono della vocazione, alle rispettive famiglie per averli sostenuti sempre nel loro cammino, i vescovi che li hanno seguiti in questi anni, i vari formatori, i sacerdoti con cui hanno collaborato.
La serata si è conclusa con un momento di fraternità e di festa.

Commissione regionale per il Sovvenire – La seconda edizione del bilancio delle Chiese umbre sulla destinazione dei fondi dell’8Xmille sarà presentato a Perugia sabato 23 novembre

La seconda edizione del bilancio annuale delle Diocesi Umbre sui fondi dell’8xmille della Chiesa Cattolica e del Sostentamento del clero sarà presentato sabato 23 novembre alle ore 11.30 presso la parrocchia di Santa Maria della Speranza a Olmo di Perugia, alla vigilia della Giornata nazionale dedicata al sostentamento dei sacerdoti.
Il Servizio regionale per il Sovvenire presenterà alla stampa i bilanci 8xmille delle diocesi dell’Umbria (riferiti all’anno 2018), raccolti nella pubblicazione dal titolo: “8Xmille-soldi spesi bene”. Interverranno: mons. Luciano Paolucci Bedini Vescovo di Gubbio e delegato della Conferenza Episcopale Umbra per il Sovvenire; il diacono Giovanni Lolli coordinatore del Sovvenire per l’Umbria e delegato per la Diocesi Perugia – Città della Pieve; Matteo Calabresi direttore del Servizio della CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.
Nel pomeriggio dalle ore 15 alle 16 si terrà l’incontro “Chiedilo a loro live” con la presenza di testimoni delle opere realizzate con i fondi dell’8Xmille e la visione di otto filmati sulle opere diocesane, con allestimento di una sala multimediale ed una sala con un addetto dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.
Seguirà alle ore 16 la tavola rotonda: “C’è un paese: 8xmille per lo sviluppo. Le opere della Chiesa locale realizzate con il contributo 8xmille” alla quale interverranno: il dicono Giovanni Lolli coordinatore del Sovvenire per l’Umbria; mons. Marco Salvi Vescovo ausiliare della Diocesi di Perugia – Città della Pieve; Umberto Folena giornalista e collaboratore di “Avvenire”; Matteo Calabresi direttore del Servizio della CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

Un ampio servizio sull’argomento è stato pubblicato dal settimanale regionale “La Voce” di questa settimana, mentre il documento sarà disponibile in tutti gli uffici diocesani del Sovvenire e del sostentamento clero e on line sui siti: www.sovvenire-umbria.it e www.chiesainumbria.it

Il bilancio annuale mostra al centesimo come, in Umbria, siano stati spesi i fondi dell’8xmille (circa 22 milioni di euro nel 2018) sotto forma di beni materiali e valori sociali, come servizi di sostegno allo studio, campi estivi, oratori, sport, formazione, settore alimentare delle Caritas, Progetto Policoro per il sostegno dei giovani nel mondo del lavoro.

«Progetti e iniziative che coinvolgono tante persone – spiega mons. Paolucci Bedini vescovo di Gubbio e delegato Ceu per il Sovvenire – e si avvalgono della loro opera volontaria. In tal modo moltiplicano a dismisura il valore degli investimenti. Ciò che sarebbe impensabile senza questa contribuzione diventa motore di rinnovamento, di apertura, infonde coraggio e speranza e tiene viva la coscienza comune della socialità. Sempre ciò che è per la Chiesa, si trasforma in qualcosa che fa bene a tutti: accoglie, accompagna, si prende cura, integra».

Dal bilancio si evince che nel 2018 sono stati assegnati alle otto diocesi dell’Umbria un totale di 3.837.829,15 euro per la carità; 8.878.133,19 euro per il sostegno dei sacerdoti, 5.038.602,39 euro per l’edilizia di culto, 3.982.221,13 euro per il culto e la pastorale, per un totale di 21.736.785,86 euro.

«Il documento – spiega il coordinatore di Sovvenire Umbria diacono Giovanni Lolli – mostra come nelle nostre diocesi sono stati utilizzati concretamente i fondi dell’8xmille, ma non riesce a quantificare in modo altrettanto preciso quale è stato l’utile prodotto da queste spese nella nostra regione. L’opera della Chiesa ha creato, nel suo moto di carità, opportunità di sviluppo e crescita per la società civile. Documentare questo di più, quantificarlo in cifre non è facile, perché quanto appare facile da capire con l’intuizione e il buon senso non è altrettanto facile da misurare con i numeri».

Nel documento, il bilancio di ogni diocesi è accompagnata da un breve scheda illustrativa di un’opera segno realizzata nell’anno sia con una foto e un breve testo che con un link ad un breve video con i protagonisti di quell’opera. Inoltre una sezione del documento (bilanci 8xmille) ogni anno è dedicata a capire come, in un certo settore, questi talenti sono moltiplicati. Una sezione del resoconto è riservato al settore alimentare delle Caritas, dove è evidenziato come quanto dato dall’8xmille e dalle altre fonti di finanziamento viene reso moltiplicato, il fattore moltiplicativo qui è compreso tra due e tre. A fronte di circa 0,8 mln di euro erogati ne vengono resi almeno 1,7 milioni di euro ogni anno. «Potremo proseguire nel documentare nei prossimi anni – aggiunge Lolli – il valore dell’assistenza agli anziani, il valore del servizio antiusura, quello del Progetto Policoro oppure il valore dei beni culturali e dell’edilizia di culto».

 

documento bilancio 8Xmille umbria 2018  

I video delle opere segno della Caritas realizzate con l’8Xmille

Assisi – ventesimo anniversario della riapertura della Basilica di San Francesco dopo il terremoto del 1997

A venti anni esatti dalla riapertura della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, dopo i lavori di ricostruzione e restauro post sisma del ‘97, la comunità francescana del Sacro Convento ricorderà, domani 28 novembre alle 18, quella giornata con una solenne celebrazione eucaristica. Presiederà la cerimonia nella Basilica Superiore di San Francesco il Vescovo di Assisi, Mons. Domenico Sorrentino. Presenti tra gli altri la Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei.

Nel crollo vennero travolte e uccise quattro persone: il giovane postulante Zdzislaw Borowiec, padre Angelo Api e due tecnici della Sovrintendenza ai beni culturali dell’Umbria, Bruno Brunacci e Claudio Bugiantella, che partecipavano ad un sopralluogo organizzato per verificare i danni provocati dalla scossa avvenuta nella notte.

Riflessione e valutazione dei Vescovi dopo l’Assemblea Ecclesiale Regionale. A Natale i Presuli rivolgeranno alle comunità cristiane dell’Umbria un messaggio con le prime risonanze dell’Assemblea

Lunedì 25 novembre 2019 si è tenuta la consueta riunione della Conferenza episcopale umbra (Ceu) presso il Pontificio Seminario regionale Pio XI ad Assisi. I Vescovi hanno così avuto modo di condurre una riflessione e valutazione sull’Assemblea ecclesiale regionale che si è svolta a Foligno (18 e 19 ottobre u.s.) sul tema “Perché la nostra gioia sia piena, l’annuncio di Gesù Cristo nella terra umbra” e si sono rallegrati per la partecipazione qualificata e appassionata degli oltre 400 delegati, rappresentanti delle otto Diocesi, e degli invitati speciali.

Dalle sintesi dei 28 tavoli di lavoro è emerso innanzitutto un vivo ringraziamento per questa esperienza ecclesiale, che ha coinvolto i partecipanti in un confronto libero e attento sulla situazione delle Chiese dell’Umbria. Insieme alla constatazione di una certa fatica affrontata dalle comunità cristiane nell’annunciare e nel vivere la gioia del Vangelo, sono emersi il vivo desiderio e la ferma volontà di avviare sempre più uno stile sinodale tra le Chiese diocesane, condizione indispensabile affinché la Buona Novella possa permeare la vita e le attese della gente in questo nostro tempo, caratterizzato dalla complessità e dalla frammentazione sociale.

I Vescovi – che rivolgeranno alle comunità cristiane della Regione un “Messaggio natalizio” con le prime risonanze dell’Assemblea – condividono con Papa Francesco l’urgenza di percorrere la via di una reale conversione missionaria che faccia guardare al futuro delle Chiese con speranza, audacia e coraggio.

IL SITO DELL’ASSEMBLEA ECCLESIALE REGIONALE

Perugia: veglia diocesana di preghiera per le vocazioni. Il cardinale Bassetti ai seminaristi che hanno ricevuto i ministeri del lettorato e dell’accolitato: «Dare a Cristo la vostra vita non è un volo di farfalla tra i fiori. E’ gemito, è fatica, è fedeltà, è costanza»

«Cari figli, io stasera vi accolgo tutti come vasi preziosi di nardo, perché il vostro profumo si diffonda. Aiutateci con la vostra giovinezza, con la freschezza del vostro sì, a tenere sempre vivo nella nostra Chiesa il desiderio e l’entusiasmo di servire il Signore. E sappiate con il vostro esempio contagiare altri giovani, a seguire la chiamata». Così il cardinale Gualtiero Bassetti al termine dell’omelia pronunciata a Perugia, la sera del 23 novembre, nella chiesa parrocchiale di San Raffaele Arcangelo, alla Veglia diocesana di preghiera per le vocazioni, concelebrata insieme al vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, rivolgendosi ai sette seminaristi a cui ha conferito i  ministeri del lettorato e dell’accolitato: Claudio Faina (lettorato), Daniele Malacca, Emmanuel Olajide, Michael Tiritiello, Samy Cristiano Abu Eideh, Simone Strappaghetti e Vittorio Bigini (accolitato). Quest’ultimo è stato il “portavoce” nel raccontare, in sintesi, il loro essere stati accolti da Dio dopo vite movimentate, combattute interiormente, anche distanti dalla fede, e il loro “eccomi” nel voler servire il Signore partendo dagli “ultimi”. Il cardinale ha ringraziato le loro famiglie per la generosità dimostrata nell’aver donato alla Chiesa i loro figli accogliendo, con qualche difficoltà iniziale, la volontà del Signore. Un dono significativo, che dà speranza alla Chiesa e al popolo di Dio in un periodo di crisi di vocazioni.

E’ stato un incontro vissuto, come ha sottolineato lo stesso cardinale, «con molta intensità, partecipazione e con tanta gratitudine al Signore nel vivere questi eventi così significativi per la nostra Chiesa», promosso dal Centro diocesano vocazionale guidato da don Alessandro Scarda, direttore anche del Coro giovanile “Voci di Giubilo” che ha animato la veglia di preghiera a cui hanno preso parte diversi parroci, religiosi e religiose, giovani e famiglie, accolti dal parroco don Alessio Fifi.

Il cardinale, commentando il passo del Vangelo di Marco sullo “spreco” del profumo di nardo versato dalla Maddalena sul corpo di Gesù, ha spiegato che «non è sprecata una vita che si dona totalmente al Signore e alla sua Chiesa. Gesù – ha evidenziato il presule – dà una risposta molto profonda a quanti sostengono: “ma cos’è questo spreco?”. Egli dice che, l’atto di amore e di misericordia che la donna ha compiuto nei suoi confronti, preannunciando con esso la sua sepoltura, vale più dell’elemosina. Lo “spreco” diventa allora l’atto più grande di amore ed è il nocciolo della veglia di questa sera».

«Cari figli – rivolgendosi il cardinale ai sette seminaristi –, per la mentalità di questo mondo anche voi state facendo della vostra vita “uno spreco”, che per alcuni è considerato anche inutile. Tante volte sento dire nei confronti di un giovane o di una giovane che si donano totalmente a Dio e alla sua Chiesa: “Si poteva fare una famiglia, era un ingegnere, era una professionista, quanto potevano essere utili alla società e invece sprecano la loro vita”. Ma voi, con il vostro “eccomi”, sapete bene in quali mani mettete la vostra vita e a chi vi affidate, a Gesù. Voi sapete bene che, per essere tra non molto consacrati diaconi e poi presbiteri, offrire la propria vita. E voi, che grazie a Dio siete tutti adulti, sapete bene che, dare a Cristo la vostra vita non è un volo di farfalla tra i fiori. E’ gemito, è fatica, è fedeltà, è costanza. Cristo, cari figli, ne sono certo, vi darà la possibilità di cantare sempre la canzone del cuore, dell’amore anche sotto un cielo grigio di nubi».

Amelia – celebrazione per la festa di santa Fermina patrona della città e copatrona della diocesi di Terni-Narni-Amelia

Domenica 24 novembre ad Amelia si celebrerà la festa di Santa Fermina, patrona della città e copatrona della diocesi di Terni-Narni-Amelia. Una celebrazione che è un evento comunitario religioso e civile, un incontro annuale tra Amelia e Civitavecchia per rinsaldare il gemellaggio tra le due città nel nome della comune patrona Fermina, giovane martire del III secolo. Due saranno i principali momenti liturgici di domenica 24 novembre: alle ore 11.15 la celebrazione nella Cattedrale presieduta dal parroco della cattedrale di Civitavecchia mons. Cono Firringa alla presenza dei pellegrini, delle autorità e rappresentanze della città laziale, insieme ai bambini del catechismo e fedeli di Amelia. Al termine ci sarà l’omaggio ai pellegrini e autorità con l’esibizione del complesso bandistico “Città di Amelia” e la premiazione degli alunni del concorso “S.Fermina” riservato alle scuole dell’amerino.
Alle ore 17.30 la solenne celebrazione nella Cattedrale di Amelia sarà presieduta da padre Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia, alla presenza dei sacerdoti della diocesi e dei sindaci di Civitavecchia, Amelia, Alviano, Attigliano, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina e Penna in Teverina, animata dalla corale “Amerina”.
La celebrazione sarà preceduta alle 17 dalla rievocazione storica della pesatura e offerta dei ceri, secondo gli Statuti del 1346 e dall’accensione dei ceri con la “Fiaccola S. Fermina” portata dalle associazioni sportive di Civitavecchia. Nei tradizionali abiti del Trecento, i rappresentanti dei borghi del territorio comunale offrono alla patrona grossi ceri il cui peso equivale simbolicamente a quello dei nuclei familiari presenti nel borgo che essi amministrano.

SANTA FERMINA
Di origini romane, Fermina si convertì giovanissima al Cristianesimo, con impegno ed entusiasmo si consacrò all’apostolato, convertendo tantissime persone, sollecitata da una fede fervida e operosa. Secondo la sua passio, che non è anteriore al sec. VI, Fermina era una vergine romana figlia dello stesso praefectus urbis, Calpurnio. Da Roma la famiglia si trasferì a Civitavecchia e quindi ad Amelia. La giovane Fermina qui visse una vita eremitica, rivolgendo ai fedeli parole di conforto esortandoli coraggiosamente alla fede e all’amore.
Un consularis Olimpiade, che aveva tentato di sedurla, fu da lei convertito e diede poi la vita per la fede. Fermina seppellì il martire in un suo fondo detto Agulianus a circa otto miglia da Amelia il 1° dicembre.
Denunciata come cristiana, Fermina fu arrestata e condotta davanti al giudice Megezio il quale, nemico acerrimo dei cristiani, la sottopose a minacce e tormenti più spietati che non spezzarono però il suo coraggioso rifiuto di rinnegare la fede cristiana. Più tardi anche lei subì il martirio. Era il 24 novembre del 304 d. C quando la giovane Fermina fu martirizzata dal Prefetto romano di Amelia, Magenzio. Dopo numerosi tormenti, appesa con i capelli alla colonna (la tradizione vuole che sia quella posta all’ingresso del Duomo), mentre veniva torturata con le fiamme, Fermina morì pregando il Signore per sé e per i suoi persecutori. Molti vedendola morire in quel modo si convertirono al Vangelo. I resti del prezioso corpo vennero segretamente sepolti con grande venerazione dai Cristiani, fuori le mura di Amelia, e vi restarono occulti per circa sei secoli. Furono ritrovati nell’anno 870 e da allora sono solennemente custoditi nella Cattedrale di Amelia.
Le si attribuiscono numerosi miracoli, uno dei quali avvenne durante la navigazione verso Civitavecchia (allora Centumcellae); una violenta tempesta che infuriava in mare sulle imbarcazioni venne placata dall’intervento miracoloso della vergine Fermina. La santa sostò per un periodo in una grotta del porto, sulla quale è stato successivamente costruito il Forte Michelangelo. Per questo è anche la protettrice dei naviganti.
Dopo oltre 17 secoli, Fermina è un esempio di come amare il Signore, anche in mezzo ai sacrifici, ai problemi, alle difficoltà della vita e, le celebrazioni in suo onore, mostrano, ancora oggi, l’intensa devozione che la popolazione locale da secoli destina alla propria patrona. La festa di Santa Fermina a Civitavecchia si celebra il 28 Aprile, giorno in cui giunsero nella città le reliquie donate dalla città di Amelia (28 aprile 1647).