Coronavirus: i Vescovi umbri donano alla Regione Umbria un ventilatore polmonare per terapia intensiva

Come gesto di sollecitudine e partecipazione al comune impegno volto a sostenere quanti sono affetti da Coronavirus, i Vescovi umbri hanno donato alla Regione Umbria un ventilatore polmonare per terapia intensiva.

«Il nostro primo pensiero – afferma mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra – va a coloro che, anche nella nostra Regione, stanno affrontando questa impegnativa battaglia: alle persone colpite dal Covid-19, a quanti hanno perso la vita e ai loro familiari, ai medici e agli operatori della sanità e del volontariato, ai responsabili della società civile chiamati a prendere decisioni importanti e non facili per il bene di tutti. A tutti e a ciascuno, insieme con i nostri sacerdoti che continuano in maniere diverse la quotidiana compagnia alle comunità loro affidate, assicuriamo la cordiale vicinanza e la costante preghiera: nelle Messe che, a causa dell’emergenza celebriamo senza il popolo ma per tutto il popolo, portiamo con noi davanti al Signore le speranze e le fatiche di ognuno».

«In questo momento di grave preoccupazione – conclude l’arcivescovo Boccardo –, ciascuno si senta responsabile della salute propria e degli altri, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni emanate dalla competente autorità per contrastare il diffondersi dell’epidemia».

Perugia: Celebrata dal cardinale Bassetti la messa domenicale in diretta tv, radio e social media. Il presule: «Viviamo tutti in una valle oscura, ma non temiamo alcun male perché il Signore è con tutti noi»

«Carissimi, ho deciso di celebrare qui in cattedrale, la chiesa madre della nostra Archidiocesi, perché desidero fortemente che l’abbraccio del pastore possa raggiungere tutti: innanzitutto i malati. Purtroppo siamo nel cuore di una tempesta, ormai così vasta, che solo può essere vinta con tanta preghiera e carità, obbedendo a ciò che, per il bene di tutti, ci viene chiesto». Ha esordito con queste parole il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti nell’omelia della messa della Quarta domenica di Quaresima (22 marzo), celebrata nella cappella di Sant’Onofrio della cattedrale di Perugia; celebrazione trasmessa in diretta da Umbria Tv, Umbria Radio InBlu e sui social media ecclesiali, da permettere al presule di entrare virtualmente in tutte le case dei fedeli in tempo di “Coronavirus”.

Cuori al servizio del prossimo. «Un pensiero particolare lo voglio ancora rivolgere agli infermieri, ai medici, a tutti i gli operatori sanitari, ai sacerdoti – ha proseguito il cardinale –: voi, carissimi, in questi giorni state prestando le vostre mani a Dio. La vostra scienza, il vostro cuore è al servizio del prossimo. Pe questo non finirei mai di benedirvi e di pregare per quello che state facendo, rischiando per primi la vita. Penso infine, con tanta commozione, a tutti coloro che il Signore ha chiamato a sé, in totale solitudine, senza una carezza, senza un bacio, senza una preghiera dei loro cari, coloro che non hanno potuto nemmeno accompagnarli al cimitero. Ma io sono certo che al capezzale di ciascuno c’era Gesù, che continuamente sta vicino a chi è in agonia».

Vittime della pigrizia spirituale. Commentando il Salmo 22, il cardinale ha ricordato ai fedeli che esso «esprime tutta la tenerezza del nostro Dio: il Signore è il mio pastore, non manco di nulla…, anche se vado per una valle oscura. E’ quanto stiamo vivendo proprio in questi giorni, sentendoci tutti in una valle oscura in cui non temo alcun male, perché tu Signore sei con me. Il Signore è davvero con tutti noi: sentiamolo vicino! Purtroppo siamo tutti vittime della nostra pigrizia spirituale, che non ci aiuta a mettere Gesù al primo posto nella nostra vita. Gesù ha trasformato la sua tenebra, non solo quella esteriore ma anche quella del suo cuore in luce. Anche la nostra vita, illuminata da Gesù, può trasformare la nostra tenebra in luce, in modo che, come ha fatto il cieco nato, diventiamo anche capaci di illuminare gli altri».

Piccola chiesa domestica. «Mi rendo conto, cari fratelli, quanto per voi possa essere motivo di sofferenza non potere partecipare drittamente alla celebrazione eucaristica, soprattutto in queste domeniche di Quaresima così significative per il nostro cammino spirituale verso la Pasqua. Ma in un certo senso – ha evidenziato il presule – è la madre Chiesa, che vi viene a trovare a casa vostra, nelle vostre famiglie. Mi preme sottolineare che ogni famiglia fondata sull’amore di Gesù e sul sacramento del matrimonio, è una “piccola chiesa domestica”. La chiesa non è soltanto in cattedrale, ogni vostra famiglia è chiesa domestica. Ecco allora l’occasione, anche se forzata, di vivere le relazioni, di dialogare e di educarsi a vicenda. Nella vita di tutti i giorni, spesso per un motivo o per un altro, manca questa relazione, non c’è più tempo per il dialogo nelle nostre famiglie, per un sorriso… E’ tutto un correre…».

Recuperare i rapporti umani. Questo diventa il tempo di recuperare i rapporti fra genitori e figli, con i nonni, fra fratelli. E cosi può essere facile ritrovare la centralità della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio, e, insieme, riscoprire l’importanza del colloquio comunitario e personale con il Signore. L’espressione “chiesa domestica” può adesso diventare una realtà, perché ogni battezzato può sperimentare la piena consapevolezza di quella dimensione sacerdotale che lo rende capace di un vero rapporto con Dio e con i fratelli».

Ulteriore passo verso il Vangelo. «Ricordiamoci, come dice san Paolo, che noi “siamo tempi di Dio” e che il Signore è sempre presente dove due o tre sono riuniti nel suo nome. E se questo è vero, figuratevi se il Signore non è presente in questo momento nelle vostre famiglie. Questo vale anche per chi di fatto fosse solo in casa, come tanti anziani. Fratelli, vi supplico, cogliete questi giorni di “crisi”, in senso biblico, come “giudizio”, come una prova che possa servirci. Solo cosi – ha concluso il cardinale – permetteremo alla nostra Chiesa di fare un ulteriore passo verso il Vangelo»

Perugia – La seconda “lettera settimanale di collegamento”, nel tempo del “corona virus”, del cardinale Gualtiero Bassetti alla comuni0tà diocesana: “Rifulge il mistero della croce”.

«Fratelli carissimi, in questa Quaresima, così provata, vogliamo stare saldamente abbracciati alla croce di Gesù, che è l’unica nostra speranza. Essa risplende in modo particolare, in questi giorni dolorosi, segnati da morte, sofferenza e disorientamento». Lo scrive il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve nella sua “Lettera settimanale di collegamento” – la seconda nei giorni del “corona virus” – pubblicata sul sito dell’Archidiocesi (www.diocesi.perugia.it) e inviata a parrocchie, comunità religiose, associazioni e movimenti ecclesiali attraverso la newsletter Nuntium Perusinum (per chi fosse interessato a riceverla: http://diocesi.perugia.it/modulo-iscrizione-nuntium-perusinum/).

Riflettendo sulla città di Perugia, in emergenza sanitaria, il cardinale evidenzia: «Si ha l’impressione di vivere in un clima surreale. Piazza IV Novembre è vuota. Le pochissime persone che l’attraversano sembrano ombre: passano rapidamente e subito scompaiono. Una persona mi ha scritto: “prego il Signore e gli dico: fino a quando?”. Non temete, il Signore continua a far splendere su di noi la luce del suo volto e ci dona la sua salvezza».

«La croce – scrive il cardinale Bassetti – è il culmine del dolore di Dio e dell’uomo e al tempo stesso l’orizzonte sconfinato di tutto l’amore di Dio e del pallido amore di noi, sue creature. Anche se sulla terra vivono miliardi di uomini e di donne, la passione di Cristo e la sua morte in croce, restano indivisibili, e quindi partecipate in pienezza a ciascuno. Tutto l’amore del Crocefisso si riversa su di me, ma anche su ciascuno dei miei fratelli e delle mie sorelle e questo mi porta ad avere rispetto e carità nei confronti di tutti».

Perugia: Giovedì 19 marzo la comunità diocesana in preghiera per l’Italia.
«Vi invito a pregare il Rosario in famiglia la sera della festa di san Giuseppe, il protettore delle famiglie e della Chiesa, accendendo un lume alla finestra di ogni casa. Il vostro vescovo sarà il primo a compiere questo gesto e ad unirsi nella preghiera che ci accomunerà per sottolineare la fede, la speranza e, soprattutto, quell’amore che diventi un filo rosso dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, il filo rosso della carità molto più forte della “zona rossa”». Con queste parole il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti invita tutte le famiglie dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve a raccogliersi in preghiera nell’emergenza sanitaria.

E’ la Chiesa italiana ad invitare, giovedì sera 19 marzo, ogni famiglia, fedele e comunità religiosa della Penisola a pregare simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21, per tutto il Paese. Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa liturgica di san Giuseppe, in ogni casa si reciterà il Rosario (Misteri della luce). Alle finestre delle case, si legge in una nota della Cei, si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa.TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta. L’invito della Cei si conclude proponendo a tutte le famiglie italiane credenti un’invocazione al Santo Custode della Santa Famiglia scritta da papa Leone XIII, che fu vescovo di Perugia per 32 anni (1846-1878): “A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa”.

Coronavirus – Messaggio e la preghiera di affidamento a Maria del Vescovo Mons. Gualtiero Sigismondi al Santuario Madonna del Pianto.

E’ dal 1614 che l’effigie della Madonna del Pianto è venerata nella Diocesi di Foligno. La devozione dei cittadini folignati verso la Madonna del Pianto andò crescendo di anno in anno, tanto che la nominarono loro protettrice rivolgendosi spesso a lei per implorare soccorso durante le calamità.

Messaggio e preghiera di affidamento a Maria
In un momento così delicato per la vita del nostro Paese mi rivolgo a voi, fratelli e sorelle carissimi, attraverso i mezzi di comunicazione sociale della Diocesi. Il sentimento di pericolo, di precarietà, di isolamento che tutti sperimentiamo mette a dura prova il nostro animo, che non può rinunciare a tenere viva la speranza. Noi siamo “prigionieri della speranza” e non “carcerieri”! Lo ricordava il profeta Zaccaria (cf. 9,12) in un momento delicato della vita di Israele.
In forza della tutela della salute pubblica la Chiesa che è in Italia ha accettato responsabilmente di celebrare la Messa “pro populo” senza il popolo. Sebbene Dio “non leghi la sua grazia ai soli sacramenti”, il “digiuno eucaristico” ci fa sperimentare la testimonianza dei martiri di Abitene: “Senza la Domenica non possiamo vivere”.
La “quarantena” di questa Quaresima ci sollecita a convertirci a uno stile di vita più sobrio. I tanti “no” che i decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri impongono sottintendono il “sì” al bene comune. La raccomandazione di rimanere a casa ci aiuti ad ascoltare il silenzio, a riservare una speciale cura per la vita interiore e a riscoprire i rapporti familiari.
Il ponte più vulnerabile e insieme più necessario è quello della stretta di mano: nelle circostanze attuali non possiamo compiere questo gesto. Si tratta di una dolorosa rinuncia, di una necessaria astinenza, che ci può aiutare a riconoscere che l’uomo non è chiamato ad alzare muri. La Vergine Maria, “Ponte incrollabile” tra il Figlio di Dio e l’umanità sofferente, ci ottenga dal Figlio suo la grazia di vivere questa Quaresima, così austera, “protesi alla gioia pasquale”.

Preghiera alla Madonna del Pianto

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Vergine Maria del Pianto: distilla le nostre lacrime nella “fornace ardente” del Cuore del Figlio tuo.
Ti consegniamo le lacrime procurate dal flagello del coronavirus: veglia sull’incolumità delle nostre famiglie e fa’ che la presente trepidazione si trasformi in gioioso ringraziamento.
Ti presentiamo le lacrime che “grondano notte e giorno, senza cessare”, dagli occhi di chi ha perso una persona cara: ispira loro il silenzio, pieno di attesa, del Sabato santo.
Ti preghiamo per chi, carico di anni, è visitato dal pianto della solitudine e dell’abbandono: fa’ che il loro cuore desolato sia rianimato da intrepidi operatori di misericordia.
Ti mostriamo le lacrime miste a sudore dei medici e di tutti gli operatori sanitari: lenisci la loro fatica, mirabile segno di una carità concreta, generosa e senza limiti di tempo.
Ti chiediamo di assistere con la tua sapienza coloro che governano la comunità civile: apri i loro occhi, perché cercando il bene comune non trascurino le lacrime dei poveri.
Ti confidiamo la preoccupazione per le pesanti conseguenze economiche dell’attuale emergenza sanitaria: fa’ che a nessuno manchi il pane, la casa e il lavoro.
Ti supplichiamo per chi, in lacrime, è costretto a lasciare la propria terra assediata dalla guerra e stremata dalla fame: aiutaci a non distogliere lo sguardo dal popolo siriano.
Ti affidiamo chi sperimenta che senza l’Eucaristia non è possibile vivere: lubrifica i loro occhi con il “collirio” della Parola e la contemplazione dei misteri del Rosario.
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Consolatrice degli afflitti: a te il Figlio tuo ha riservato i diritti d’Autore sulle nostre lacrime.

Foligno, 13 marzo 2020

+ Gualtiero Sigismondi

Spoleto – La supplica di mons. Boccardo alla Santissima Icone «in questi giorni in cui un virus insidioso ci spaventa come un mostro invincibile e attenta alla nostra vita e alla nostra pace».

Nella III Domenica di Avvento, 15 marzo 2020, nel pieno della pandemia del Covid-19 (Coronavirus) l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presiedente della Conferenza Episcopale Umbra mons. Renato Boccardo ha presieduto due momenti di preghiera nella Cappella della Santissima Icone del Duomo di Spoleto, entrambi in assenza di fedeli come previsto dalle ordinanze del Governo e trasmessi in diretta sulla pagina Facebook diocesana.

Al mattino il Presule ha celebrato la Messa e nell’omelia si è soffermato sul brando del Vangelo che presentava la samaritana all’inizio come “donna della Samaria” e dopo essere stata cercata dal Padre come conoscitrice “dell’acqua viva” che è Cristo. «Nelle parole che Gesù rivolge a questa donna, “Dammi da bere”, riconosciamo – ha detto il Presidente dei Vescovi umbri – l’invocazione di aiuto che si eleva in mille modi diversi da ogni parte del mondo di fronte alla situazione tragica che stiamo vivendo. E noi vogliamo esprimere con queste stesse parole l’intercessione, fiduciosa e sicura, che – insieme con la Vergine Maria qui venerata nella sua SS.ma Icone – deponiamo sull’altare del Signore per tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità, affinché tutti liberi del male fisico e morale e a tutti conceda di fare presto ritorno ad una sicura e serena quotidianità. “Dammi da bere” – ha proseguito mons. Boccardo – esprime anche la richiesta di sostegno da parte di quanti sono colpiti dal morbo e dei loro famigliari. E noi con la preghiera accompagniamo la loro sofferenza e chiediamo il dono della fortezza e della salute per tutti gli operatori sanitari, le forze dell’ordine e del volontariato, che stanno testimoniando abnegazione e grande professionalità. Infine, “Dammi da bere” – ha concluso l’Arcivescovo – esprime infine l’anelito dei credenti e di tutta la comunità cristiana, che si astiene in queste settimane – non senza sofferenza ma per senso di civile responsabilità – dal radunarsi per celebrare i santi misteri esperimentando un particolare “digiuno” che accresce la nostalgia e la fame del corpo eucaristico di Gesù presente nel suo corpo ecclesiale. Sappiamo però che quando ci è precluso il tempo della vita esteriore possiamo dedicarci con più intensità a nutrire quella interiore. Nessun virus, per quanto malefico e subdolo, nessun decreto, per quanto utile e inevitabile, può impedirci di adorare il Padre in spirito e verità, di percorrere – oranti – le pagine della Scrittura, di moltiplicare la fantasia della carità».

Nel pomeriggio mons. Boccardo ha presieduto la preghiera del Rosario dinanzi alla Santissima Icone conservata nel Duomo di Spoleto e molto venerata dalla gente. Davanti all’Icone l’Arcivescovo ha acceso una lampada votiva che arderà fino al termine della pandemia, ripetendo questa antica supplica: “Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso che qualcuno abbia avuto ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, richiesto il tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato. Animati da tale fiducia, a te ricorriamo, o Madre, Vergine delle vergini, a te veniamo e, pur peccatori, ci prostriamo ai tuoi piedi a domandare pietà. O Madre del divin Verbo, non disprezzare le nostre preghiere ma benigna ascoltale ed esaudiscile. Amen”. Al termine del Rosario, mons. Boccardo ha recitato la supplica che lui stesso ha composto alla Santissima Icone in questo tempo di Coronavirus. In un passaggio si legge: “In questi giorni un virus insidioso ci spaventa come un mostro invincibile e attenta alla nostra vita e alla nostra pace. Ricordaci che la vita e la morte, il tempo e il futuro non ci appartengono e non ne siamo i padroni. Ripetici che c’è Qualcuno a cui dobbiamo riferirci, a cui chiedere aiuto e protezione: Gesù, Figlio prediletto del Padre celeste e nostro Salvatore”. La preghiera intera è pubblicata nel sito della Diocesi: www.spoletonorcia.it.

Prossimi appuntamenti di preghiera. Ricordiamo che ogni giorno l’Arcivescovo alle ore 18.00 celebra la Messa dal Duomo, che verrà trasmessa in diretta Facebook sulla pagina SpoletoNorcia. Giovedì 19 marzo alle 21.00, in unione con la Chiesa italiana che promuove un momento di preghiera per tutto il Paese invitando le famiglie ad accendere una candela alla finestra di casa, mons. Boccardo celebrerà il Rosario dall’altare di S. Giuseppe della chiesa di S. Filippo Neri in Spoleto (diretta sulla pagina Facebook SpoletoNorcia).

Perugia: Il cardinale Bassetti alla celebrazione eucaristica in diretta radio e social media. Il presule: «Abbiamo nelle nostre mani un’arma molto più potente del “corona virus”»

«Abbiamo nelle nostre mani un’arma molto più potente del “coronavirus”: è la corona del S. Rosario». Lo ha detto il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, all’omelia della celebrazione eucaristica della Terza Domenica di Quaresima, il 15 marzo, tenuta nella cappella dell’episcopio di Perugia, trasmessa in diretta da «Umbria Radio In Blu» e sui social dei media diocesani per essere spiritualmente vicino a tutti i fedeli, in particolare ai più colpiti e in difficoltà. «Il professor Giorgio La Pira – ha proseguito il cardinale – diceva che la corona è un’arma più potente della bomba atomica. Io ero un ragazzo e pensavo che il professore esagerasse. Ora sono anziano e vi dico che le sue parole mi convincono: pregate! La corona del S. Rosario è un ottimo strumento per la preghiera in famiglia».

No ad abbandono e sfiducia.

Nel commentare il Vangelo, il presule ha detto: «Mi colpiscono le parole di papa Francesco, esse sono una bellissima risposta per chi è sfiduciato, per chi si è lasciato andare, per chi si sente abbandonato. Tenetele bene in mente queste parole del Papa: “a Dio stai a cuore proprio tu, tu che ancora non conosci la ricchezza del suo amore; tu che non hai ancora accolto Gesù al centro della tua vita; tu che forse per le cose brutte che ti sono capitate non credi più nell’amore”. Sono le parole di un padre, di un pastore a cui sta a cuore il suo gregge. Il ritornello del Salmo 24 coglie profondamente il grido di papa Francesco: “Ascoltate oggi la voce del Signore, non indurite il vostro cuore…”».

Stanchi e affaticati.

«Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù stanco e affaticato per un lungo viaggio – ha evidenziato il cardinale – ed anche noi, per un motivo o per un altro, soprattutto per questo virus, siamo davvero stanchi e affaticati. Potremmo dire che la stanchezza di Gesù non è soltanto fisica. E’ la stanchezza che dipende dal suo continuo correre dietro a noi, per tirarci fuori dai nostri guai in cui continuamente ci cacciamo, per difenderci dai pericoli ai quali andiamo incontro, per liberarci dai peccati. Questa è la vera stanchezza di Gesù».

Eucarestie pro populo.

«C’è nel brano del Vangelo di oggi qualche cosa che si riferisce alla nostra difficile situazione in cui ci troviamo. In questi nostri fratelli privati del nutrimento del corpo e del sangue di Cristo si coglie tutta la loro sofferenza nell’ascoltare e nel partecipare a questa Eucaristia. Sono vicino a questa fame e a questa sete e mi auguro che presto possa essere appagata, ma la Parola del Signore ci aiuta in questo momento proprio come Lui ha detto alla samaritana ad adorare Dio in spirito e verità, perché Dio è spirito e verità. Anche con il digiuno eucaristico queste parole ci invitano a intensificare la nostra preghiera in riferimento alla Parola di Dio, come ho sempre detto in questi giorni. Le mie parole, dice Gesù, sono spirito e vita. Tutte le Eucarestie che noi celebriamo in questo periodo sono pro populo, sono per voi, fratelli, sono per le vostre intenzioni. Coraggio, non vi abbandoniamo, continuate ad adorare Dio in spirito e verità. Un giorno, e spero che possa venire il prima possibile per la volontà del Signore, tutte le nostre Chiese si riempiranno per cantare il Te Deum, il canto di lode e di ringraziamento al Signore, il canto della vittoria di Dio sul male».

I segni di bene da cogliere.

Al termine della messa, il cardinale Bassetti ha salutato i fedeli con parole di incoraggiamento e conforto rivolte in particolare «ai malati, ai medici, agli operatori sanitari, alle famiglie con i loro cari in ospedale e a tutte quelle che risentono di questa crisi economica causata dall’emergenza sanitaria. Attorno a me – ha commentato – vedo qualche cosa che ci spinge sempre a sperare e sono dei segni di bene che insieme a voi voglio cogliere: un medico che dà la vita per curare i contagiati; una infermiera che si addormenta sul computer stremata dallo sforzo di dovere soccorrere tante persone per ore e ore; un comandante che scende per ultimo da una nave con a bordo persone infette; una madre che rassicura i suoi bambini; le persone che attenuano la solitudine di un anziano portandogli la spesa a casa; chi presta ascolto alle povertà dell’altro; chi dona denaro e chi è generoso donando il suo tempo per le opere di carità».

I poveri vanno soccorsi.

«Le mense devono restare aperte e i poveri vanno soccorsi – ha sottolineato il presidente della Cei –. Guai se venisse a mancare l’azione caritativa della Chiesa. Vedo in questo senso tanta necessità e voglio anche stimolarla in modo che a chi ha bisogno non manchi nulla di ciò che Dio, attraverso le nostre mani, vuole offrirgli».

La Cei stanzia 10 milioni di euro dell’8Xmille per far fronte all’emergenza Coronavirus tramite le Caritas diocesane. Don Soddu (Caritas Italiana): “Segno di speranza e conforto per le persone in difficoltà”

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, per sostenere le Caritas diocesane nella loro azione di supporto alle persone in difficoltà a causa dell’emergenza “coronavirus”, ha deliberato lo stanziamento di 10 milioni di euro provenienti da donazioni e dall’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Saranno le 220 Caritas diocesane, distribuite in tutta Italia, a individuare gli interventi più urgenti, territorio per territorio, dando priorità a forme di sostegno economico destinato alle famiglie già in situazioni di disagio, all’acquisto di generi di prima necessità per famiglie e persone in difficoltà (viveri, prodotti per l’igiene, farmaci..), ad attività di ascolto (es. numero verde diocesano) destinate ad anziani soli, persone fragili, etc., e al mantenimento dei servizi minimi per le persone in situazione di povertà estrema: mense con servizio da asporto, dormitori protetti… «Questo stanziamento straordinario della CEI – spiega il Direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu – si pone per le Caritas diocesane come un segno concreto di speranza e conforto. Le Chiese locali, in questo modo, continueranno a non far mancare il dinamismo forte della Carità». Caritas Italiana rinnova l’appello a tutti alla solidarietà invitando a sostenere – direttamente o per suo tramite – le iniziative e gli interventi mirati delle Diocesi e delle Caritas locali in favore delle persone in difficoltà e in condizioni sempre più precarie.

Perugia: Nel tempo del “corona virus” il cardinale Bassetti ancora più vicino alla comunità diocesana: la “Lettera settimanale di collegamento” pubblicata sul sito ufficiale della Diocesi e la celebrazione eucaristica domenicale dalla cappella dell’episcopio in diretta radio e social

«Cari fratelli e sorelle, cari amici, ora che anch’io, come voi, sono quasi del tutto rinchiuso in casa, per fare la mia parte e contribuire alla lotta dell’Italia intera contro questo devastante “virus”, vi sento ancora più vicini: la memoria del cuore corre veloce a raggiungere case, villaggi e parrocchie». Lo scrive il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve nella sua “Lettera settimanale di collegamento”, come lui stesso l’ha intitolata, nel tempo del “corona virus”, pubblicata sul sito ufficiale dell’Archidiocesi (www.diocesi.perugia.it) e inviata a parrocchie, comunità religiose, associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali attraverso la newsletter Nuntium Perusinum (per chi fosse interessato a riceverla: http://diocesi.perugia.it/modulo-iscrizione-nuntium-perusinum/). Inoltre il cardinale Bassetti dà idealmente appuntamento a tutti i fedeli la domenica mattina, alle ore 10, nella cappella dell’episcopio perugino, dove celebrerà la santa messa trasmessa in diretta da Umbria Radio In Blu e dai social dei media diocesani.

«Mi mancate tanto, sacerdoti, consacrati, famiglie, giovani, ragazzi. Mi mancate tanto – scrive il cardinale –. Almeno, fino a qualche giorno fa, anche se spesso ero pellegrino per l’Italia e per il mondo, il sabato e la domenica avevo la possibilità di incontrarvi nelle vostre parrocchie. Ora sono privato anche di questo conforto. Grazie a Dio, c’è però più tempo per pregare».

«Al termine di ogni giornata, prima della compieta – prosegue il presule –, mi reco per l’ultima visita in cappella e, mentre faccio scorrere la corona del rosario, chiedo a Maria: “Madre nostra, presenta tu a Gesù le mie preghiere per tutte le necessità spirituali e materiali della mia gente: gli anziani, i malati, le persone sole. Provvedi a tutte le nostre famiglie, suscita nei giovani la generosità e il desiderio di far dono di sé per ridare dignità ad ogni creatura e particolarmente a tanti loro coetanei…”. Mi raccomando, cari fratelli, non stancatevi di pregare e, se potete, arricchitevi di opere buone. La preghiera è l’arma più potente e l’atto di carità più grande nei confronti di tutti».

Il cardinale conclude la sua lettera offrendo una preghiera del vescovo “santo” Tonino Bello, «con il quale, per molti anni – scrive Bassetti –, ho condiviso la “passione” di formatore in Seminario».

CORONAVIRUS: SOSPENSIONE DELLE SANTE MESSE FERIALI E FESTIVE CON LA PRESENZA DEI FEDELI

A seguito del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri entrato in vigore quest’oggi 8 marzo per contrastare la diffusione del “coronavirus”, e a completamento della Nota della Conferenza Episcopale Umbra del 5 marzo u.s. i Vescovi della Regione Ecclesiastica stabiliscono la sospensione della celebrazione di tutte le SS. Messe feriali e festive con la presenza dei fedeli in tutte le chiese e santuari della Regione, fino a venerdì 3 aprile p.v. compreso.
Tra le “cerimonie civili e religiose” il Decreto governativo include esplicitamente anche i funerali. Il rito funebre dovrà dunque essere celebrato senza Messa, direttamente al cimitero, alla presenza dei soli stretti familiari, secondo quanto previsto al cap. IV del Rito delle Esequie.
Queste ulteriori restrizioni generano sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. Attraverso il grave sacrificio richiesto ai credenti, la comunità cristiana intende assicurare il proprio significativo contributo alla tutela della salute pubblica, collaborando lealmente con le Istituzioni civili in questo momento di emergenza nazionale. Nell’impossibilità di adempiere al precetto festivo ai sensi del can. 1248§2, i fedeli sono invitati a dedicare un tempo conveniente all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera e alla carità; possono essere d’aiuto le celebrazioni trasmesse tramite radio, televisione e in streaming sui siti internet e sui social. L’accesso ai luoghi di culto sia consentito ai singoli fedeli che vogliano recarvisi per la preghiera individuale, avendo cura che venga osservata la distanza di precauzione igienica.
Assisi, 8 marzo 2020.

Coronavirus – La Cei segue il decreto del Governo sulla sospensione delle cerimonie religiose

A seguito del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020, la Conferenza Episcopale Umbra ha diffuso il seguente comunicato:
“La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese.
Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”.
Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore quest’oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.
L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica”.