Spoleto – Te Deum di ringraziamento. Mons. Boccardo: «Nella società in cui vivo posso contribuire – non fosse altro che con il mio voto – a far prevalere una ideologia di pace e di comprensione tra i popoli, anziché le ideologie basate sull’odio, sulla violenza, o sul sovranismo e nazionalismo esasperato»

Il pomeriggio del 31 dicembre la Chiesa ha celebrato il Te Deum, inno di lode e di ringraziamento e supplica al Signore al termine dell’anno civile. A Spoleto l’arcivescovo mons. Renato Boccardo ha celebrato questa Messa nella Basilica Cattedrale, alla presenza dei parroci della Città e di diversi fedeli. Il Presule nell’omelia ha detto che se «ripercorriamo con onestà il tempo dell’anno che finisce, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che anche noi, come i bambini, vogliamo tutto. O meglio: c’è in noi l’aspirazione bramosa a entrare nel tutto, perché percepiamo che solo il tutto dà senso compiuto all’esistenza. E lo ricerchiamo con affanno in mille modi questo tutto, talvolta anche facendoci del male. E dimentichiamo che le cose di sempre sono quelle che costituiscono la nostra vita. Noi vorremmo tutto, e invece dobbiamo scegliere e vivere ciò che è parziale. Sono figlio dei miei genitori, non della regina d’Inghilterra; vivo in questa parrocchia e non a New York; lavoro in questa fabbrica, e non in un’azienda d’informatica a Silicon Valley. Ho queste capacità, questa sensibilità; posso migliorarmi e migliorare le condizioni di vita, ma solo a patto che mi accolga per quello che sono, con le mie ferite e i miei doni». «La nostra conclusione – ha detto mons. Boccardo – è il mio quotidiano, fatto di routine, di eventi piccoli e grandi, di gioie e sofferenze, di imprevisti piacevoli e spiacevoli, di incontri con gente dal cuore buono e con profittatori, di giorni in cui mi pare di spaccare il mondo e di altri in cui mi sento uno straccio; il mio essere giovane pieno di speranze e di illusioni, o adulto ormai navigato, o anziano che vede la vita fuggire… Il mio quotidiano è il luogo da amare di un amore operoso, è il tempo della Grazia, dove Dio mi raggiunge e si fa a me dono, perché io diventi dono per gli altri. È il presente quello che conta per noi». E poi, ha concluso l’Arcivescovo, «affinché l’anno che inizia sia davvero “buono”, occorre dunque imparare a fare memoria di tutto il bene che ci è stato dato nell’arco dell’esistenza: madre e padre, famiglia, amici, insegnanti, lavoro, malattie e guarigioni, sconfitte e rinascite, e via via tutti i volti e le circostanze che ci hanno accompagnato, anche nel dolore. Ripercorrendo la nostra storia possiamo ricostruire la trama di un disegno che ci conduce. Riconoscendo quel percorso come in filigrana comprendiamo che possiamo fidarci, e affidarci. Comprendiamo che l’anno che viene, sconosciuto, non è un tuffo nel buio. Così la memoria diventa realmente motore di speranza. Autentica, però, e fortemente radicata; non attesa superstiziosa che si culla nel frastuono dei fuochi d’artificio».

La mattina del 1° gennaio, solennità di Maria Madre di Dio, mons. Boccardo ha presieduto il solenne pontificale nel Duomo di Spoleto. In questa giorno, da 53 anni, la Chiesa la Giornata Mondiale della Pace, una giornata destinata a suscitare una coscienza, una mentalità, una psicologia di pace. E ogni anno il Papa offre all’attenzione e alla riflessione delle persone di buona volontà un messaggio nel quale invita a farsi operatoti di pace. «A questo livello – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – possiamo affermare allora che la pace dipende anche da me, in quanto io posso contribuire a stabilire la pace in quella prima fondamentale cerchia che è la famiglia; in quanto posso, con la mia azione e l’impegno sociale, rafforzare il fondamento stesso della pace che è la giustizia; in quanto, nella società in cui vivo posso contribuire – non fosse altro che con il mio voto – a far prevalere una ideologia di pace e di comprensione tra i popoli, anziché le ideologie basate sull’odio, sulla violenza, o sul sovranismo e nazionalismo esasperato. Ogni uomo può essere, nel suo piccolo, un “figlio della pace” e portare il suo contributo alla pace universale, perché non c’è pace universale se non vi sono uomini di pace. Miliardi di uomini senza pace non possono formare un’umanità in pace, come miliardi di gocce di acqua torbida non possono formare un mare pulito». Poi, mons. Boccardo si è soffermato sulla pace evangelica che è la riconciliazione con Dio ottenuta in Gesù Cristo, la pace che ricostruisce l’uomo in unità e gli restituisce quella sicurezza interiore per cui può esclamare: “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? La guerra, la fame? Niente potrà mai separarci dall’amore di Dio” (Rm 8, 31.39). «È una certezza del cuore – ha detto l’Arcivescovo – che vince ogni paura e ogni cattiveria e che neppure la guerra più selvaggia è in grado di distruggere. Un uomo così è automaticamente anche un uomo che diffonde pace; è “un operatore di pace”. Questa pace non si ferma nel cuore del singolo cristiano; da essa nasce una comunità di pace: Gesù ha abbattuto il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia… per riconciliare tutti con Dio in un solo corpo (cf Ef 2, 14.16). Ogni apartheid, ogni barcone che affonda nel Mediterraneo, ogni muro che viene eretto in Europa è così escluso alla radice. In questo inizio del 2020 – ha concluso il Presidente della Conferenza episcopale umbra – siamo qui per metterci di fronte al volto di Cristo bambino perché, ascoltandolo, possiamo raggiungere la conoscenza del vero e del bene. Non c’è modo migliore per formarsi una coscienza di pace che ascoltare, pregare, meditare, contemplare la parola di Dio fatta carne in Gesù, parola che ci raggiunge attraverso le sacre Scritture, attraverso la tradizione e la Chiesa, mediante l’ispirazione interiore dello Spirito Santo. Questo è il compito della pace per ciascuno di noi. Così, di fronte ai grandi problemi della guerra e della pace nel mondo, non ci sentiremo soltanto sgomenti, impotenti, intimoriti, bensì partecipi di un impegno che fin da questo momento deve segnare le ore, i minuti, i secondi di questo 2020, perché sia un anno della pace e della giustizia».

Perugia – celebrazione eucaristica con il canto del Te Deum di Ringraziamento in cattedrale presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Il presule all’omelia: «Sia questo per noi un tempo di riflessione e di preghiera per guardare alla nostra vita»

Il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha presieduto, nella cattedrale di San Lorenzo, martedì pomeriggio 31 dicembre, la celebrazione eucaristica con il canto del Te Deum di Ringraziamento insieme al vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e ai canonici. Presenti numerosi fedeli perugini e turisti in visita al capoluogo umbro in occasione delle festività natalizie.

Carissimi,
si chiude stasera un altro anno della nostra vita e della storia del mondo. Con l’intera umanità, sentiamo lo scorrere inesorabile del tempo e il consumarsi del secolo che abbiamo iniziato, con grande speranza e gioia, ormai da venti anni.
Una salvezza rifiutata da tanta parte dell’umanità.
La Parola di Dio, che ci ha guidato nel tempo natalizio, ci invita questa sera a contemplare di nuovo il Verbo di Dio, il Figlio unigenito, venuto nel mondo come luce vera per illuminare tutte le genti. Il prologo del Vangelo di Giovanni è un inno magnifico alla divinità di Gesù, Parola eterna del Padre, che “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. La luce del Signore è brillata nelle tenebre del mondo. Egli ha rischiarato il volto dell’umanità e ha aperto ai popoli la via del Cielo.
Ma non tutti lo hanno accolto. L’amara constatazione dell’evangelista: “il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Si direbbe una missione fallita, un incontro mancato, una salvezza rifiutata da tanta parte dell’umanità. Eppure la luce del Signore brilla per tutti e ognuno può avvicinarsi ad essa, ardere, consumarsi nel suo fuoco d’amore.

E’ ancora l’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, a indicare l’ora dell’anticristo, colui che non solo non accoglie la luce, ma la combatte e cerca di trascinare nelle tenebre anche gli altri. L’ora del tradimento e dell’apostasia è sempre presente nella storia dell’umanità e lo sarà fino alla fine dei tempi.

Sia questo per noi, fratelli e sorelle, un tempo di riflessione e di preghiera per guardare alla nostra vita, considerare la capacità e la forza di accogliere la luce divina e allontanare da noi la tentazione di tanti piccoli tradimenti. Il Signore, venuto nel mondo per salvarci e attirarci a lui, sostenga e ravvivi la nostra fede.

I tanti fatti drammatici del 2019.
La vicenda umana è costellata di avvenimenti lieti, ma intrisa di tante storie di sofferenza: anche questo anno 2019, che sta per chiudersi, ci ha coinvolti in tanti fatti drammatici, che manifestano appieno l’incapacità di vivere nella pace, nel rispetto dei diritti e della dignità di tutti. In questi mesi, i mezzi della comunicazione sociale ci hanno mostrato immagini di scontri violenti in più parti del mondo: da Hong Kong a Baghdad, da Parigi a Santiago del Cile. Un malessere sociale assai diffuso corre attraverso le città dell’Europa e del mondo. Crisi sociali e politiche, talvolta latenti, riesplodono ovunque con forza e violenza.
Tornano alla mente episodi di terrorismo che hanno insanguinato città d’Europa, della Nuova Zelanda, della Nigeria e di altri paesi africani. Ci fa soffrire la brutale violenza contro i cristiani in diverse parti del mondo. Come non ricordare stasera la “Pasqua di sangue” dello Sri Lanka, con gli attentati in tre chiese, che hanno provocato quasi trecento morti. Proprio nello scorso mese di agosto, ho avuto modo di visitare quel paese asiatico e di pregare nei luoghi della strage.

Il dissolversi delle comunità cristiane.
La storia del cristianesimo è fatta da tanti avvenimenti di gloria, ma anche di tante persecuzioni e avversità. Oltre ai fatti di sangue, sollecita la nostra coscienza e la nostra riflessione il rifiuto tacito e indifferente del fatto religioso. La vita di fede sembra non interessare più a molti, soprattutto tra le nuove generazioni. Papa Francesco, nel saluto alla Curia Romana, ha ricordato che: “non siamo più in un regime di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata” (20/12/2019).
Si assiste oggi, in varie parti del nostro mondo, al dissolversi delle comunità cristiane. Fondate da una fede millenaria, irrobustite lungo i secoli da tante opere di carità, sembrano venir meno all’improvviso.

Fede e promozione umana intrecciate lungo la storia della Chiesa.
Eppure tante persone cariche di passione, fede religiosa e solidarietà si sforzano ogni giorno di dare concretezza al messaggio d’amore del Vangelo, venendo incontro ai bisogni degli ultimi e degli scarti della società opulenta. Volontari di tante diocesi e associazioni si impegnano in ogni parte del mondo in innumerevoli gesti di evangelizzazione e di promozione umana. Partecipando ad un interessante incontro a Firenze con i Medici dell’Africa CUAMM, ho scoperto una ricchezza di impegno, prima impensabile. Solo questa associazione medico-sanitaria cattolica gestisce in Africa 23 ospedali in otto paesi; più di mille strutture sanitarie; offre assistenza per almeno 200.000 parti sicuri all’anno, con l’impegno di 11.000 operatori sanitari. E come questa realtà dei Medici per l’Africa ve ne sono molte ad operare nel mondo: per prevenire o risolvere problemi di salute; assistere i malati, accogliere i profughi e i giovani abbandonati a se stessi. Da sempre, fede e promozione umana si sono intrecciate lungo la storia della Chiesa, offrendo all’umanità molte vie di salvezza e di progresso.

La vita della Chiesa universale e locale.
Avvenimenti importanti, in questi ultimi mesi, hanno segnato la vita della Chiesa universale e locale. Ne è esempio il Sinodo sulla regione amazzonica, voluto da Papa Francesco per accendere i riflettori su un vasto territorio del mondo, da sempre scenario di violenza e soprusi. A farne le spese sono soprattutto le popolazioni indigene, costrette ad una vita di miseria o alla fuga. Lo sfruttamento delle foreste sta impoverendo il mondo, provocando crisi ambientali dalle inimmaginabili conseguenze. Il Sinodo ha messo in luce tali problemi, e richiamato l’impegno dei cristiani per una evangelizzazione sempre rispettosa delle tradizioni, ma altrettanto premurosa di far conoscere la vera liberazione in Cristo Signore.

A livello regionale, abbiamo celebrato, nello scorso mese di ottobre, l’Assemblea ecclesiale regionale. Un evento non frequente che, mettendo insieme i delegati delle otto diocesi, dei religiosi e delle religiose e dell’associazionismo cattolico, ha cercato di offrire una riflessione seria sulla vita di fede e sull’impegno ecclesiale in Umbria. Se i dati statistici rilevati non sono certo consolanti, con la continua emorragia di fedeli dalle chiese, il crollo dei matrimoni religiosi e delle vocazioni alla vita consacrata, abbiamo però potuto constatare l’impegno e la donazione di tante persone affinché la Parola del Signore si diffonda sempre e la vita di fede resti al centro delle nostre azioni umane. Abbiamo bisogno di sacerdoti e laici formati, pienamente consapevoli del valore della vita cristiana, capaci di portare luce e forza nelle comunità parrocchiali, nelle strutture umane, da quelle politiche a quelle economiche, da quelle sociali al volontariato.

L’augurio di un proficuo lavoro agli amministratori locali.
Per quanto riguarda la società, in seguito alle elezioni che si sono svolte in Umbria, auguriamo a tutti gli amministratori un proficuo lavoro a servizio del bene comune della collettività regionale, ove la crisi economica ancora non è superata e la ferita del terremoto è sempre aperta.

Carissimi, se tanti problemi ci angustiano, noi guardiamo sempre con più fede e speranza al Signore Gesù, luce delle genti. Egli non ci abbandona, Dio non ci lascia soli, Egli sempre guida il suo popolo e lo conduce ai pascoli di salvezza. Maria Santissima, che ha donato al mondo il Redentore, sia la stella che porta all’umile grotta di Betlemme e ci mostri il figlio amatissimo: speranza del mondo! Auguri a tutti per l’anno nuovo!

Gualtiero card. Bassetti

Arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve

Presidente della Cei

Terni – celebrazione del Te Deum in Cattedrale. Mons. Piemontese: «La mancanza di lavoro, l’emigrazione giovanile, il problema dell’integrazione dei migranti, la lentezza della burocrazia, rischia di gettare nella rassegnazione i residui sussulti di speranza».

Celebrata dal vescovo Giuseppe Piemontese nella Cattedrale di Terni la solenne messa di ringraziamento di fine anno con il canto dell’antico inno del “Te Deum”. Alla celebrazione erano presenti i canonici della Cattedrale di Terni, il sindaco di Terni Leonardo Latini, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Flamini, cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i rappresentanti delle autorità militari e il gonfalone del Comune di Terni e della Provincia.
«La celebrazione di fine anno – ha detto il vescovo – è l’occasione per dire il nostro personale e comunitario grazie a Dio per l’anno appena trascorso e per quanto vissuto in ambito religioso, civile e sociale. Un momento nel quale si intrecciano memoria, ringraziamento, invocazione per l’anno nuovo, nel nome di Maria Madre di Dio».

L’ecologica, la ricostruzione post terremoto e la precarietà sociale
Nell’omelia molti sono stati i riferimenti del vescovo a quanto accaduto nell’anno trascorso «che hanno inciso un segno indelebile e che influiranno nel futuro della nostra storia personale, della società e della Chiesa», dalle catastrofi, disgrazie a livello globale causate dagli sconvolgimenti climatici, alluvioni, terremoti, alle guerre, migrazioni forzate, politiche minacciose di potenze e prepotenze a livello mondiale e locale.
«Anche se la sensibilità ecologica sembra accresciuta, pochi sono stati gli interventi concreti per un cambio di direzione a livello globale e nazionale: qualche rattoppo, ma nessuna visione e progettualità. La stessa ricostruzione post terremoto procede con lentezza insostenibile. Sembra che manchi intelligenza, inventiva e capacità ricostruttiva e programmatica di governo e di impresa.
Pur con lo sforzo di due governi, la condizione sociale resta precaria. La mancanza di lavoro con una disoccupazione ancora preoccupante, l’emigrazione giovanile, l’incapacità di affrontare con dignità il problema dell’integrazione dei migranti, la carenza di alloggi, la lentezza della burocrazia ad ogni livello, che a volte sembra accanirsi nel complicare piuttosto che risolvere i problemi della gente… Si sta rischiando di gettare nella rassegnazione inconcludente i residui sussulti di speranza».

Il ringraziamento per l’anno trascorso
«Motivi di riflessione e di gratitudine per la nostra Diocesi sono la visita pastorale, che si è conclusa il giorno 8 dicembre, il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, l’Assemblea Ecclesiale Regionale, il rinnovo degli Organismi di partecipazione parrocchiali e diocesani,
l’impegno di evangelizzazione e di carità delle parrocchie, delle associazioni e della Diocesi attraverso le molteplici iniziative di carità, di attenzione ai poveri, alle famiglie, ai migranti e richiedenti asilo; attraverso le iniziative culturali e formative promosse dall’Istess, dall’Istituto Leonino, dall’Azione Cattolica. Ognuno potrebbe richiamare ragioni di gratitudine e di speranza nella propria vita e nella propria famiglia».

La giornata per la pace
Il vescovo ha quindi rivolto un pensiero per la giornata del primo gennaio, in cui la Chiesa cattolica celebra la 53^ giornata per la pace dal tema: “La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica” che invita i cristiani a custodire nella mente e nel cuore gli eventi di Dio e gli orrori umani, quale premessa per aprire il cuore alla speranza che viene alimentata dalla memoria degli orrori causati dalle guerre: sofferenze inaudite delle devastazioni, deportazioni, distruzioni delle bombe atomiche, che, dice il Papa, vanno assolutamente bandite dal consesso umano. Alla pacificazione dei rapporti personali, oggi è va aggiunta in maniera improcrastinabile una pacificazione verso l’ambiente, promuovendo una conversione ecologica».

Gli auguri per il nuovo anno
«Questo nuovo tempo vogliamo porre appunto sotto la benedizione di Dio, perché conceda pienezza di vita, abbondanza di figli, fertilità dei beni fisici, materiali, culturali, morali e spirituali. Vogliamo insieme ringraziare il Signore per ogni uomo o donna che, il Signore ha posto accanto a noi. Vogliamo pregare per i governanti, gli Amministratori, per la serena convivenza civile, per la pace nelle nostre famiglie e nelle nostre città. Che il volto del Signore brilli sul volto di ogni persona, che vive sulla terra».

L’OMELIA DEL VESCOVO

Perugia – pranzo di Natale del cardinale Gualtiero Bassetti con le detenute. «La luce più forte è quella che viene da Betlemme e che possa illuminare tutti gli angoli bui che sono nella nostra società»

«Pranzare insieme con tutte voi il giorno di Natale è un segno dell’attenzione da parte mia e della Caritas diocesana verso voi che state vivendo una condizione particolare della vostra vita. Auguro a voi, alle vostre famiglie, a tutto il personale di quest’istituto, perché il carcere è una grande realtà, un Natale buono e luminoso. La luce più forte è quella che viene da Betlemme e che possa illuminare tutti gli angoli bui che sono nella nostra società e la realtà del carcere è uno di questi. Solo la luce di Gesù può illuminare uomini, donne ed entrare nel profondo del cuore e dei problemi che ciascuno di noi porta con sé. Il Bambino di Betlemme non vi deluderà!». Con queste parole il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha salutato, all’inizio del pranzo di Natale, i 95 commensali presenti in una sala della sezione femminile della Casa Circondariale di Capanne Perugia, che per la prima volta ha ospitato quest’iniziativa. Anche quest’anno una rinomata pasticceria del centro storico della città non ha fatto mancare il suo dono al tradizionale pranzo di Natale del cardinale con gli “ultimi”, un panettone farcito di 10 kg che ha reso ancor più familiare l’incontro. Durante il pranzo un gruppo di donne ha intonato dei canti spiritual accompagnati con entusiasmo da tutti i partecipanti attraverso il battito ritmato delle mani, quasi da respirare un’aria da pranzo in famiglia. A ciascuna detenuta sono stati donati dalla Caritas diocesana un presepe in miniatura, in legno d’ulivo, confezionato da una famiglia palestinese della parrocchia di Santo Spirito e una agenda tascabile 2020.

Tra gli ospiti del cardinale (il pranzo è stato offerto da lui e servito da volontari), oltre a settanta detenute, c’erano la direttrice del Carcere Bernardina Di Mario, il comandante della Polizia Penitenziaria Fulvio Brillo, il cappellano padre Francesco Bonucci, il direttore della Caritas diocesana Giancarlo Pecetti con la moglie Maria Luisa, la responsabile del gruppo volontari in carcere dell’Associazione perugina di volontariato suor Carla Casadei, i rappresentanti di altre associazioni di volontariato e la giovane famiglia della titolare del servizio di ristorazione esterno alla struttura che ha preparato il pranzo. Per i suoi figli è stata una particolare esperienza di vita nel giorno di Natale, quando molti dei coetanei sono affaccendati ad aprire i regali sotto l’albero, vissuta comunque con gioia perché ha permesso loro di stare insieme alla mamma al lavoro. Una detenuta ha commentato: «Oggi è davvero Natale, perché ci sono dei ragazzi, che, pur prendendo coscienza di questa dura realtà, ci fanno sentire quasi a casa». Anche questo è un segno di umanità all’interno di un carcere, che va colto come un messaggio di speranza: una vita migliore ci può essere oltre la reclusione.

Al termine del pranzo, il cardinale Bassetti ha letto alcuni brani delle lettere che negli anni ha ricevuto da detenuti e detenute. Come ha evidenziato lo stesso presule, «ci aiutano ad accogliere dei motivi di speranza, perché la speranza è la più grande virtù cristiana e umana. Se si perde la speranza e si perde la fede si brancola nel buio. Non voglio essere io, oggi, a farvi la predica, ma ascolterete le parole dette da alcuni di voi, come quelle della lettera, che ho riletto con il cuore, che mi ha spinto a venire a fare il Natale con voi: “Padre ci aiuti, siamo tutti peccatori, ma non tutti delinquenti. Ci consola il fatto che la giustizia divina non ha tempi più lunghi di quella umana”».

«La presenza del cardinale Bassetti, oggi, dà un senso al Natale anche all’interno di questa struttura – ha commentato la dott.ssa Di Mario direttrice del carcere –. D’altronde la vicinanza all’Istituto e alle persone che ci lavorano e ci vivono il cardinale l’ha sempre dimostrata. La prima visita pastorale da neo arcivescovo di Perugia fu alla realtà del Carcere di Capanne, come anche la prima visita da neo cardinale, lanciando sempre un segnale importante nel fare da collegamento con la comunità cittadina civile e religiosa. Sin dall’inizio ha voluto che questa realtà si sentisse parte della sua Diocesi, diventando uno dei luoghi preferenziali della comunità cristiana tra quelli più difficili. Si tratta di un “ponte” non immaginario, ma concreto che il cardinale Bassetti ha costruito con l’aiuto di molti. Basti pensare alle realtà di volontariato come l’Associazione perugina di volontariato, la Caritas diocesana, la Croce Rossa, l’“Ora d’aria”, che contribuiscono in maniera fattiva affinché all’interno dell’istituto la pena abbia una funzione risocializzante. Anche il pranzo di Natale, è un’occasione per guardarsi l’un l’altro con occhi diversi e con uno spirito di solidarietà, inclusione, in modo da scrivere delle pagine migliori del libro della vita di ognuno guardando con fiducia al futuro».

«Anche oggi il personale è contento della visita di sua eminenza – ha commentato il comandante Brillo – in quanto rende più vicino il mondo esterno a quello interno e questo nobilita il nostro lavoro che svolgiamo 24 ore su 24, incluso i giorni festivi come il Natale. E’ un’attenzione alla nostra realtà che dimostra la vicinanza della Chiesa e dei cittadini verso il carcere che, non va dimenticato, è una parte della nostra società».

Oltre all’iniziativa del Pranzo di Natale in Carcere, a Perugia città, il 25 dicembre, sempre su indicazione del cardinale Bassetti, è stato aperto il Punto di Ristoro “San Lorenzo”, più conosciuto come la “Mensa di via Imbriani 41” (in pieno centro storico), una struttura di valenza sociale avviata in collaborazione dal Comune e dalla Caritas nel 2008, dove quotidianamente circa 70 persone (in gran parte pensionati e invalidi) ricevono un pasto caldo, soprattutto tanta umanità nell’essere accolti ed ascoltati. Il giorno di Natale, intorno alle 13 è stato servito il pranzo a persone in difficoltà e sole, come tutti i giorni e in semplicità, perché l’importante è stare insieme, in un clima familiare. La “Mensa San Lorenzo” è anche un punto di riferimento per le persone anziane del quartiere dove è situata, adiacente all’antica chiesa della Madonna del Carmine.

«Non ci aspettavamo di vedere a Natale dei volti nuovi e giovani – ha commentato Stella Cerasa, assistente sociale e responsabile della Mensa “San Lorenzo” –. Si sono presentate alcune famigliole e un gruppetto di studenti universitari che non hanno borse di studio. Hanno saputo della nostra apertura nel giorno di Natale e sono venuti a trovarci. Con i volontari abbiamo dato appuntamento a tutti gli ospiti di Natale anche il giorno di Santo Stefano (il 26 dicembre), invitando i nuovi arrivati a regolarizzare la loro presenza a Mensa, tutti i giorni, presso le preposte strutture dei Servizi sociali del Comune e della Caritas diocesana».

Spoleto-Norcia: l’arcivescovo Renato Boccardo ha celebrato la messa della Notte nella Cattedrale di Spoleto e quella del Giorno tra le rovine della Concattedrale di Norcia. «Questa celebrazione è un grido di dolore e di speranza, è una implorazione a Dio affinché continui a prendersi cura dei sui figli»

«A Natale Gesù bambino nasce per noi; si accosta a noi per rischiarare la nostra vita, per riattizzare i nostri sentimenti spenti, per ridare vigore alle carte ingiallite della nostra memoria. È lui che scende, che fluisce dentro di noi per rinnovarci interiormente con la grazia del suo Spirito». È questo uno dei passaggi dell’omelia della notte di Natale che l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Renato Boccardo, ha tenuto nella Basilica Cattedrale di Spoleto. Nella festa di Natale ha detto il Presule «moltiplichiamo gli aggettivi, nel tentativo di comunicare sentimenti che non giungiamo del tutto a fare nostri: parliamo di auguri sinceri, cordiali, fervidi, e i superlativi tradiscono la precarietà degli affetti, la distanza tra le parole e le emozioni che si vorrebbero davvero trasmettere. Esprimiamo voti di salute, pace, felicità, ma non di rado la lingua tradisce la coscienza della caducità di queste parole. Abbiamo insomma la sensazione imbarazzante di indulgere ad un verbalismo di maniera; avvertiamo che il cuore non segue come dovrebbe e che le parole non si adeguano. Eppure, malgrado tutto, non ci rassegniamo completamente a questa svalutazione dei sentimenti, comprendiamo che si dovrebbe ritrovare la gioia di qualcosa di vero, di genuino, di semplice. È probabilmente anche per questo che siamo venuti in chiesa questa notte, con qualche speranza nascosta sotto la cenere di stanchezze e di delusioni: vorremmo che qualcosa accadesse, che il mistero si rivelasse a noi, che potessimo ritrovare l’innocenza e la semplicità dell’infanzia. Con una fede matura e adulta noi vogliamo riconoscere, nel Bambino del presepio, la luce di questo mondo, vogliamo accogliere la vita che restituisce la speranza a questa civiltà pericolante e malata. A lui ci affidiamo, e nel suo nome ci scambiamo gli auguri di gioia, di pace, di serenità, resi tangibili non dalle nostre parole più o meno sottolineate o ripetute, ma dalla forza della sua presenza che ci avvolge. Perché la nascita di questo Bambino ha cambiato ogni cosa».
Il giorno di Natale, invece, mons. Boccardo si è recato a Norcia per la celebrazione della Messa tra le rovine causate dai sismi del 2016 della Concattedrale di Santa Maria. «Perché celebrare una Messa tra i ruderi di una chiesa, fosse anche una Concattedrale?»: con questa domanda l’Arcivescovo ha iniziato la sua omelia. E naturalmente ha fornito le spiegazioni. «Può essere innanzitutto – ha detto – un esercizio dolce e nostalgico della memoria, che ci riconduce ai Natali prima del terremoto, quando qui si veniva in famiglia a celebrare la nascita del Salvatore. E mentre li accarezziamo con lo sguardo, il volto sfigurato di Santa Maria Argentea e queste pietre accatastate parlano al cuore… Può essere un gesto di solidarietà verso i tanti terremotati. Anche la comunità cristiana ha perduto la sua casa. Qui essa si edificava come popolo di Dio per mezzo dell’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza della carità. E anche Dio ha dovuto lasciare questa casa, privata ormai di luci e di suoni, divenuta muta riproposizione della sorte a Lui toccata il giorno stesso della sua nascita: «non c’era posto per loro nell’alloggio», dice il Vangelo (cf Lc 2, 7). La sobrietà del luogo che ci accoglie, preparato per l’occasione senza sottrarre fondi e mezzi destinati ad altre finalità, richiama in maniera eloquente la povertà e la semplicità della grotta di Betlemme. Questa celebrazione – ha detto il Presule – può essere ancora un grido di dolore e di speranza: dolore per il prolungarsi dell’attesa che affievolisce fino a spegnerli sogni e progetti; speranza che, nonostante tutto, mantiene viva la fiducia nell’uomo e nella sua capacità di lavorare efficacemente per l’edificazione del bene comune, al di fuori e al di sopra di interessi e fazioni. Può essere infine una implorazione accorata che sale a Dio affinché continui a prendersi cura provvidente dei suoi figli, e si rivolge alle Istituzioni perché il grande cantiere della ricostruzione imbocchi finalmente il cammino della concretezza. E allora a Gesù che viene tra noi chiediamo il dono di un’esistenza rinnovata, di una politica con più fiato, di una maggiore attenzione a chi ci sta accanto, di una più grande fiducia nelle istituzioni, meno egoismi privati e più coraggio pubblico, l’apparire di prospettive capaci di giustificare i sacrifici che dobbiamo affrontare, un tempo – ha concluso il Presule – per tutti di concordia, serenità e pace».
Al termine della Messa mons. Boccardo si è rivolto così ai nursini presenti: «Come avete potuto vedere non è stata una passerella, ma un momento di preghiera intenso. È stato commovente il silenzio che ha caratterizzato questa celebrazione: in alcune parti di essa abbiamo sentito solo il grugare dei colombi. Un ulteriore piccolo segno che fa nascere in tutti noi sentimenti e pensieri di pace e di gioia, indespensabili per ricostruire moralmente e materialmente Norcia, ma anche Cascia, Preci e gli altri centri terremotati». Dopo la benedizione finale, mons. Boccardo ha preso in mano il Bambinello e tutti i presenti si sono avvicinati per baciarlo. Naturalmente, sono entrati in chiesa anche tutti coloro che hanno partecipato alla Messa dall’esterno.

Le parole del sindaco Nicola Alemanno: «Oggi ci riprendiamo un pezzo della nostra storia. Tutti abbiamo ricordi legati a questa chiesa: i sacramenti ricevuti, le Messe domenicali e per le grandi solennità. Questa Messa è stato un segnale forte di unità e di speranza per Norcia; un segnale che ci dice che questa comunità ce la può fare a rialzarsi».

Omelia Giorno di Natale 2019

Terni – pranzo di Natale in Episcopio con il vescovo e 130 ospiti di varie nazionalità

Una grande famiglia che si ritrova per festeggiare insieme il Natale. Per il diciannovesimo anno consecutivo, nel giorno di Natale, le porte della curia vescovile di Terni si sono spalancate per accogliere i circa 130 ospiti di diversa nazionalità e provenienza, ospiti nella casa del Vescovo per il pranzo di Natale. Insieme a mons. Giuseppe Piemontese, condividendo nella gioia la festa del Natale, si sono sedute ai tavoli, addobbati e ravvivati dalle decorazioni preparate dagli studenti dell’istituto comprensivo Einuadi di Narni e Amelia, intere famiglie con bambini, persone sole, anziani, immigrati, senza fissa dimora, una nutrita rappresentanza della comunità ucraina, delle case di accoglienza della parrocchia di Borgo Rivo con il parroco don Luca Andreani, tutti serviti da una trentina di volontari, alcuni giovani che per la prima volta si sono dedicati a questo servizio nel giorno di Natale, e che hanno partecipato alla festa come in una grande famiglia allargata.

Ad accogliere all’ingresso dell’episcopio i partecipanti il vescovo Giuseppe Piemontese e il sindaco di Terni Leonardo Latini che ha portato il suo saluto e augurato liete festività, insieme al vicesindaco Andrea Giuli, l’assessore al Welfare Cristiano Ceccotti, il presidente del consiglio comunale Francesco Ferranti.
“Un bell’incontro di festa, amicizia e condivisione – ha detto il vescovo – per non far sentire nessuno solo ed escluso proprio nel giorno in cui Gesù nasce per donare il suo amore a tutti. Tra noi ci sono tanti anziani e famiglie straniere, siamo come una grande famiglia che mostra il volto bello dell’amore e della solidarietà tra tutti, senza distinzione alcuna”.
Gli ospiti del pranzo di Natale in episcopio sono in gran parte persone assistite dalle associazioni caritative della diocesi, coloro che frequentano ogni giorno la mensa diocesana “San Valentino”, ma anche intere famiglie che hanno deciso di trascorre la festa insieme a tante altre persone. Come ormai tradizione, una trentina di volontari si sono impegnati per la buona riuscita della giornata, dall’accoglienza all’allestimento delle sale, dalla preparazione del cibo al servizio ai tavoli, il tutto grazie anche alla collaborazione di gruppi e movimenti della diocesi, che si sono suddivisi i vari compiti, per dare far vivere ad ogni ospite la gioia di un Natale insieme.
Un ringraziamento a chi ha preparato il cibo: l’Allfoods, dal movimento neocatecumenale, l’Azienda Servizi Municipalizzati per i dolci tradizionali natalizi, e la cioccolateria Calvani che ha donato un grande panettone da 10 chili, all’amministrazione comunale di Terni che ha offerto alcuni dolci, all’Acciai Speciali Terni che ha donato pacchi natalizi consegnati a tutti i partecipanti, la Casa della frutta, alla parrocchia di Sambucetole che ha offerto le bibite e le uova donate agli ospiti, e in particolare al Lions Club San Valentino che ha sostenuto economicamente l’iniziativa.
Il pranzo è stato allietato anche dai canti di alcuni ospiti, un canto tradizionale natalizio ucraino, canti della Nigeria e un canto  delle suore ugandesi della congregazione di Santa Teresa di Gesù, insieme all’animazione di don Luca Andreani e don Stefano Mazzoli.
Al termine c’è stato il brindisi augurale con tutti i volontari che in modo impeccabile hanno fatto sì che la giornata riuscisse nel migliore dei modi, con la sorpresa finale dell’arrivo di due Babbo Natale che hanno distribuito dolci prodotti dagli studenti dell’istituto alberghiero Casagrande di Terni, i regali per i bambini e confezioni natalizie donate dall’Acciai speciali Terni nei giorni scorsi distribuite agli adulti.

Perugia – celebrazione della Notte di Natale nella cattedrale di San Lorenzo presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti. Il presule: «Il Natale non è scontato, non è facile… Dobbiamo salire anche noi verso Betlemme »

«Chi segue la via dell’umiltà e della semplicità dell’incarnazione del Figlio di Dio, troverà il Dio vero e scoprirà il profondo di se stesso. Non troverà un architetto, che ha progettato il mondo, ma un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chi crede in Lui non muoia ma abbia la vita eterna». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, durante l’omelia della celebrazione eucaristica della Notte di Natale in una gremita cattedrale di San Lorenzo di Perugia.

Un dramma che si ripete dopo 2000 anni.

«Accogliamo questo Figlio nella mangiatoia del nostro cuore – ha proseguito il cardinale –, con una dedizione vera ai suoi fratelli di adozione. Purtroppo, oggi troppi cristiani vivono in una specie di ateismo pratico. E il dramma di duemila anni fa si ripete: “Non c’era posto per loro nell’alloggio”; ancora oggi per Lui non c’è posto nel cuore di molti uomini. Perciò questa Notte ci chiede: “Mi accoglierai tu?”. Ascoltiamo insieme questa voce, per alcuni risuonerà più forte, per altri meno e per altri ancora può affondare in ricordi lontani».

Il Natale cristiano non è solo di addobbi e di luci.

«Quello che colpisce in questa Notte è che siamo usciti numerosi dalle nostre case per venire qui, perché, in un modo o in un altro, a tutti si è fatto sentire l’Angelo di Natale. Ma il Natale cristiano non è solo di addobbi e di luci. Il Vangelo, parlando del viaggio di Maria e di Giuseppe, lo presenta come un cammino in salita. Lo sottolinea molto bene anche Paolo VI: “La vita cristiana, se la viviamo con impegno e con intensità, è un cammino in salita”. Questo sta a dire che il Natale non è scontato, non è facile. Occorre da parte nostra un cuore attento, vigile e pronto per ascoltare il messaggio dell’Angelo. Si, dobbiamo salire anche noi verso Betlemme, “salire” verso quella grotta. E proprio lì troveremo il Signore, se siamo venuti con il desiderio forte di vedere Gesù! “Troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”, disse l’Angelo ai pastori. E’ un bambino avvolto in fasce, è piccolo e indifeso, eppure è il nostro Salvatore!».

Le nostre città sono spesso distratte e chiuse.

«E questo sconvolge la nostra umanità – ha sottolineato il presule –: noi siamo abituati ad esaltare la forza, a dare credito soltanto alla potenza. Come è possibile credere che, quel piccolo bambino, nato per di più in un stalla, sia Colui che salva il mondo? Come è possibile crederlo davanti ai grandi problemi dell’umanità? Le guerre, le ingiustizie di ogni tipo, le persone costrette a migrare e a fuggire… L’impossibilità sembra ancona più evidente se si pensa a come finirà quel Bambino, perché un giorno sarà messo sulla croce come un malfattore. Eppure, fratelli, è proprio qui la nostra salvezza: in questo Bambino fragile e indifeso. Ma purtroppo le nostre città, come Betlemme, sono spesso distratte e chiuse».

Il presepe, la nostra storia, cruda realtà di una città.

«Noi ricordiamo tutto questo con il presepe a cui papa Francesco ha dedicato una bellissima lettera, perché il presepe è la nostra storia. Questa sera ne contempleremo uno molto artistico, realizzato nella nostra cattedrale in stile settecentesco napoletano da un gruppo di amici della Mostra internazionale di arte presepiale di Città di Castello. Fermatevi a guardarlo, osservatelo più che con gli occhi con il cuore. Noi ci commoviamo davanti al presepe e facciamo bene, perché in quella scena c’è la cruda realtà di una città che non sa accogliere due giovani stranieri, Maria e Giuseppe, e il loro figlio, che sta per nascere. Gli uomini non sanno trovare per loro un posto; tutto è occupato e Gesù deve nascere fuori, in una grotta, e un giorno morirà sempre fuori dalla città, sul Golgota. E’ una storia tanto antica, eppure tanto attuale. E’ giusto commuoversi non solo per la fredda indifferenza di Betlemme, ma per il grande amore di Dio. Egli è venuto anche se noi non l’abbiamo riconosciuto».

Il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione, si è soffermato sul «desiderio struggente di Francesco d’Assisi quando nel lontano Natale del 1223 disse: “Voglio vedere Gesù” e inventò il presepe vivente. Racconta una tradizione che Francesco strinse fra le sue braccia un piccolo neonato. La fragilità di quel bambino toccò il suo cuore e commosse tutti i contadini che erano accorsi. Quel Bambino ora è davanti ai nostri occhi perché anche noi ci commoviamo e lo abbracciamo, lo stringiamo al cuore, perché Gesù resti sempre con noi, nelle nostre case, nella nostra città e in tutto il mondo. Questo è il Natale».

Gli auguri particolari del cardinale.

Al termine della messa della Notte di Natale, concelebrata con il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, il cardinale ha rivolto in particolare i suoi auguri «a tutte le famiglie dove quest’anno è nato un bambino, ma purtroppo – ha commentato – le nascite nella nostra regione e in Italia sono ad un livello bassissimo. La nascita di una creatura è sempre una grande festa». Ha poi rivolto un altro augurio «a tutte le famiglie che si sono unite nel sacramento del matrimonio nel 2019 e a tutte le persone malate, a quanti soffrono e sono anziani. Domani (25 dicembre, ndr) – ha annunciato Bassetti – andrò a pranzare con le detenute del Carcere di Capanne e per loro vi chiedo una preghiera particolare». Ha concluso con un augurio rivolto alla città di Perugia, affidandola alla protezione di Maria, «la protagonista del Natale, perché ne abbiamo particolarmente bisogno in questo periodo».

Prima della benedizione finale il cardinale Bassetti, insieme al vescovo ausiliare mons. Salvi, ha portato davanti al presepe il Bambinello consegnandolo all’autore dell’opera, Claudio Conti di Città di Castello, che l’ha deposto nella mangiatoia.

Terni – celebrazione della Notte Santa. Mons. Piemontese: “I poveri, i migranti i malati e i bisognosi trovino cuori generosi epronti all’aiuto, all’accoglienza, alla solidarietà nel tuo nome”.

Nella celebrazione della notte di Natale nella Cattedrale di Terni, gremita di persone, il vescovo Giuseppe Piemontese ha sottolineato la gioia e la speranza che viene dal Natale in un momento particolarmente difficile, la grandezza dell’amore di Dio che diventa uomo e “prende su di sé le qualità, i limiti, le sofferenze e le dinamiche di ogni uomo per farsi vicino, prossimo ad ogni uomo. La comunità cristiana si raduna, attratta dalla meraviglia del Natale, da segni e tradizioni incise nella mente e nel cuore di ognuno e che riportano al tempo felice dell’infanzia, a ricordi gioiosi indimenticabili, legati alla famiglia: genitori, nonni, persone care, e ad eventi, che ci sembra di rivivere e custodire. Questa notte completiamo il presepe, ponendo l’ultimo personaggio: il bambino Gesù, nella mangiatoia accanto a Maria e Giuseppe, al bue e all’asinello, così come fece San Francesco. Il Figlio di Dio assume la condizione umana non solo nella crudezza del realismo comune all’umanità, ma anche nella povertà assoluta: senza casa, senza comodità, senza cose necessarie ad un bambino neonato”.
E poi un monito ai cristiani a vivere pienamente e il mistero del Natale e la sua spiritualità: “Quanti, nell’agitarsi frenetico del tempo natalizio: albero di Natale, luci, suoni e frastuoni, smania di acquisti e di regali, sostano dinanzi a quel bambino che giace in una mangitoia e lo adorano come Maria e Giuseppe, i pastori, i magi? Quanti di noi si fanno adoratori del Dio vivente, fatto uomo e manifestato nella tenera carne di un bambino, per di più povero? Quanti di noi riconoscono nei propri simili, specie i poveri, i malati, i bisognosi di ogni genere Gesù, Figlio di Dio incarnato.
Anche nella nostra regione Umbria e nella nostra Diocesi la pratica religiosa e la testimonianza cristiana è decisamente raffreddata, cambiata non solo in riferimento ai tempi gloriosi di Benedetto, Francesco, Chiara, ma anche rispetto a trenta anni addietro. Abbiamo bisogno di riscoprire i fondamenti del Vangelo di Gesù, di convertirci mettendoci decisamente alla scuola di Gesù. Anche le nostre Chiese vanno rievangelizzate riscoprendo e riappropriandoci del coraggio e della forza di Valentino, Giovenale, Fermina, Francesco, i Protomartiri francescani, Gabriele dell’Addolorata, Giunio Tinarelli, Vincenzo Loiali”.
A conclusione della celebrazione don Carlo Romani parroco emerito della Cattedrale ha formulato gli auguri di un sereno Natale al vescovo a nome della comunità diocesana.

L’OMELIA DEL VESCOVO

Natale 2019 – messaggio dei vescovi umbri per condividere la grazia dell’Assemblea Ecclesiale Regionale

Al termine delle feste natalizie 2018 annunciavamo la celebrazione di una Assemblea Ecclesiale per la nostra Regione. Dopo un anno, torniamo a rivolgerci a voi per condividere la grazia dell’Assemblea celebrata a Foligno il 18 e 19 ottobre scorso, preceduta e preparata da un intenso e appassionato lavoro nelle diocesi.
Abbiamo vissuto in quei giorni un autentico “evento di grazia”, una gioiosa esperienza di comunione, un vivace esercizio di sinodalità che si è rivelato occasione di profezia: non ci siamo nascoste le difficoltà e non ci siamo fermati a sterile pessimismo, ma ci siamo lasciati guidare dallo Spirito nell’individuare le vie da percorrere per portare la gioia del Vangelo
nella nostra terra umbra.

In azione di grazie
Vogliamo dunque rendere grazie al Padre per questo dono prezioso che sostiene e conforta il nostro quotidiano cammino. Grazie alle diocesi e ai delegati, che hanno lavorato con responsabilità e dedizione esercitando un vero servizio d’amore alle nostre Chiese; grazie alla diocesi di Foligno e alle parrocchie che ci hanno accolto, facendoci gustare la bellezza della fraternità; grazie ai mezzi di comunicazione che hanno efficacemente raccontato l’evento ecclesiale.
L’Assemblea è diventata così per le nostre diocesi come una lettera scritta non con inchiostro né su tavole ma nei cuori (cf 2 Cor 3, 2 ss). Adesso tocca a tutti noi “decifrare” e dare compimento a quanto lo Spirito ci ha suggerito.

Una esperienza ecclesiale-missionaria
Nei lavori dell’Assemblea abbiamo visto in atto, e dunque esperimentato efficacemente,
l’amore per Cristo e per il Vangelo, per le nostre Chiese e per la nostra terra con le sue bellezze, la sua storia, la sua cultura, la sua fede, le sue fatiche, i suoi problemi sociali; abbiano gustato la gioia di ritrovarci insieme come fratelli; non ci siamo nascosti le difficoltà per l’annuncio del Vangelo in una società complessa e ferita; abbiamo pensato a quanti portano il peso della vita quotidiana, in particolare a coloro che devono affrontare la precarietà lavorativa e le conseguenze del terremoto. Nel contempo, abbiamo trovato conferma alla necessità di proseguire il cammino operando scelte pastorali capaci di infondere nuovo vigore alla nostra testimonianza e di condurci a realizzare una nuova semina del Vangelo. Sappiamo bene che la Regione attende dalla nostra Chiesa parole forti di speranza e gesti coraggiosi che promuovano un rinnovamento del tessuto sociale.

Quattro verbi
Dai “tavoli di lavoro”, quasi una prima sintesi della condivisione realizzata, sono emersi quattro verbi che indicano il cammino da percorrere. Li vogliamo ora idealmente consegnare a tutti voi, singoli e comunità, come progetto e come impegno:
a) ASCOLTARE la Parola di Dio per una fede adulta che susciti cristiani robusti e gioiosi e favorisca l’acquisizione di una mentalità cristiana; ascoltare la gente per potenziare nella società una presenza competente e appassionata del bene comune. Sono necessarie una autentica conversione missionaria, una rinnovata misericordia e una ricercata e voluta compassione per incarnare l’amore evangelico dentro il quotidiano della vita, la disponibilità ad affrontare con serenità e serietà le grandi provocazioni del tempo in cui viviamo
b) APPARTENERE alla Chiesa, che è la diocesi, di cui le unità pastorali sono cellule vive; esse, che rappresentano non il passato ma il futuro, devono diventare lo snodo e il collante tra parrocchia e diocesi; la celebrazione eucaristica domenicale, generatrice di comunione e di missione, garantisce l’esistenza e la crescita del senso di appartenenza
c) FORMARE, cioè “dare forma” all’uomo, al cristiano, alla coppia, ai giovani, ai preti, agli operatori pastorali, a quanti sono impegnati nella vita pubblica. Tale formazione comporta itinerari differenziati e una grande perseveranza nel cammino; non si misura dal numero ma dalla qualità delle proposte. Occorre dare vita ad esperienze, luoghi e istituzioni in
grado di contaminare il presente con la buona notizia del Vangelo di Gesù
d) ANDARE incontro alle fatiche, alle ferite, alle domande dei nostri contemporanei offrendo una “cura” misericordiosa, che pone al centro i poveri, raccontando con lo stile della vita quotidiana quanto è bello essere discepoli di Gesù. È lo snodo di una Chiesa “in uscita”: accogliere, discernere, integrare, accompagnare.

Un appuntamento
La Segreteria dell’Assemblea ha curato la sintesi dei lavori compiuti prima nelle diocesi e poi nei “tavoli di lavoro” a Foligno. Chiamati come Vescovi a cogliere e raccogliere, far crescere e far fruttificare ogni germe di bene, ne stiamo facendo oggetto di riflessione e discernimento, per offrire in tempo opportuno linee comuni con indicazioni di prospettive e
percorsi, come ci è stato insistentemente richiesto. Si tratta in un qualche modo di “restituire” alle diocesi quanto dalle diocesi, attraverso i delegati, è stato formulato ed interpretato. Fin da ora diamo appuntamento ai delegati e a quanti si vogliano unire a loro per un incontro, probabilmente all’inizio della Quaresima 2020, per la presentazione del Documento che
scaturirà da tutto questo percorso.

Un augurio
Intanto, camminiamo fiduciosi verso il Natale del Signore, quando celebreremo l’Emmanuele, il Dio-con-noi, ed accoglieremo nel mistero dell’incarnazione il dono della sua stessa vita: Dio si è fatto come noi per farci come lui! Egli porti a tutti e ciascuno la pace e la gioia che riserva per i suoi amici e che attraverso di loro desidera far giungere a tutti.

Assisi, 14 dicembre 2019
I Vescovi dell’Umbria

IL MESSAGGIO IN PDF

Assisi – consegna della lampada della Pace al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

“Noi cerchiamo uomini umili e saggi per governare, che non amino il protagonismo dei narcisisti, non facciano continuamente propaganda e si pongano in modo garbato. Cerchiamo persone salde in se stesse e non in virtù dei consensi, capaci di dialogo, di ponderazione e di creatività”. Lo ha affermato il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, commentando stamani – nella cerimonia di consegna della Lampada della Pace al presidente della Repubblica, Sergio Matterella – il recente rapporto Censis dal quale emerge che “siamo un popolo in crisi, disaffezionato alla politica e alla ricerca di quello che, di volta in volta, può sembrare l’uomo forte del momento cui affidarsi”.

Padre Gambetti ha sottolineato “la guida luminosa e umile” del capo dello Stato che “ci consente di alimentare la fiducia e la speranza di vedere ancora un’Italia umana, di poterla costruire insieme”. In Mattarella i frati di Assisi riconoscono “un presidio dei principi costituzionali e democratici dell’Italia, improntati al confronto e al dialogo con tutti. Siamo confortati – ha aggiunto – dal suo vigile impegno indirizzato a prevenire tutte le forme di odio, di sopruso e di egoismo che minacciano la sicurezza e la pacifica convivenza nel nostro Paese”.

La consegna a Mattarella della Lampada della Pace di San Francesco – copia autentica di quella che arde perennemente davanti alla tomba del Santo – è avvenuta nella Basilica superiore, prima della registrazione del Concerto di Natale che verrà trasmesso dalla Rai il 25 dicembre, subito dopo il messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco.

Il riconoscimento della Lampada della Pace di San Francesco, nelle ultime edizioni, era stato assegnato al Presidente delle Repubblica Colombiana, Juan Manuel Santos, “per lo sforzo tenuto nei processi di riconciliazione con le Farc”, alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel che “nella sua Germania e in Europa, si è distinta nell’opera di conciliazione in favore della pacifica convivenza dei popoli” e al Re di Giordania, Abdullah II, per “la sua azione e il suo impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati”.