Terni – Giornata per la Vita Consacrata. Mons. Soddu: “la nostra partecipazione in Cristo alla consolazione del Padre non sia distante dalla vita, ma fatta carne attraverso la nostra appartenenza e testimonianza del Regno”.

Lunedì 2 febbraio è stata celebrata la XXX giornata della Vita Consacrata nella Cattedrale di Terni con la messa presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu, con i religiosi e religiose delle varie congregazioni, ordini e istituti religiosi presenti in diocesi.
La Chiesa celebra questa giornata il 2 febbraio, festa liturgica della Presentazione del Signore al Tempio, e vuole essere per le persone consacrate occasione propizia per rinnovare i propositi e ravvivare i sentimenti che devono ispirare la loro donazione al Signore.
La liturgia è cominciata in fondo alla chiesa dove il vescovo ha asperso con l’acqua benedetta le candele tenute in mano dai consacrati e fedeli, simbolo della luce di Cristo che illumina le genti, ed è proseguita con la processione dei celebranti lungo la navata centrale della cattedrale.
“Gesù è la luce della nostra speranza – ha detto il vescovo nell’omelia – specialmente per voi che avete consacrato la vita al servizio di Dio, con l’impegno di seguire Cristo. La festa odierna non si esaurisce in questa celebrazione ma getta ora e in avanti il criterio per innescare nelle nostre esperienze la linfa che alimenta la vita umana, la vita cristiana ed anche la vita consacrata “nell’attesa della sua venuta”, come diciamo attestando la nostra fede nel contesto della Celebrazione Eucaristica”.
“Gesù entra nella storia dell’umanità come tutti gli esseri umani – ha aggiunto il vescovo – come un fragile bambino e in una famiglia semplice. Egli entra nella storia del mondo e nella nostra vita personale e desidera che siamo illuminati nel riconoscerlo così, come consolazione, ossia presenza vivificante di Dio per noi. Oggi siamo esortati ad attendere quotidianamente il Signore, nelle nostre faccende e in tutto ciò che comportano i nostri progetti. Distogliendo lo sguardo esistenziale da ciò che caratterizza il fulcro che sorregge questa attesa, cioè la preghiera, la fiducia e il costante rapporto con il sacro, perdiamo anche il contenuto stesso dell’attesa, che comunque è e rimane sempre presente: Nostro Signore Gesù Cristo. In questi tempi terribili per l’intera umanità, segnati dalla guerra e dal suo pericolo incombente, molti sono gli auspici e i desideri soprattutto riferiti alla pace, alla giustizia e alla tutela dei diritti umani fondamentali. Per il cristiano l’attesa che si possano compiere i desideri in essi contenuti deve passare attraverso il tramite di una vita spesa essenzialmente nella preparazione della realizzazione della consolazione del Signore; consolazione che coincide con la stessa persona di Gesù Cristo.
Questo non significa sognare di immaginare in essa la risoluzione automatica delle questioni, quanto piuttosto attingere dalla consolazione del Padre tutto quello che ci ha donato nel Figlio, in forza del quale, è capace anche di produrre forza interiore, sostegno spirituale e tenacia nella lotta, consentendo inoltre di essere motivo di consolazione viva ed efficace per quanti si trovano in qualsiasi situazione di tribolazione, facendo in modo che la tristezza e l’angoscia e il dolore non abbiano il sopravvento sulla vita”.

L’OMELIA DEL VESCOVO

In diocesi sono presenti circa 70 religiosi e religiose, suddivisi in 12 comunità religiose maschili tra Francescani minori, cappuccini e conventuali, frati Carmelitani scalzi, Salesiani, Vocazionisti, Ricostruttori nella preghiera e Comunità missionaria della Provvidenza Santissima dal Brasile. Quattordici le comunità religiose femminili, di cui tre di monache di clausura: Carmelitane scalze e Clarisse a Terni, Benedettine ad Amelia. A Terni operano le suore di “Ravasco”, le suore missionarie Identes, suore missionarie della Provvidenza Santissima, le suore Nostra Signora dell’incarnazione della Costa d’Avorio, suore diocesane Maria madre della chiesa e Ordo Virginum. Nell’amerino le suore catechiste del Sacro Cuore e le Figlie del Carmelo, Suore missionarie Nostra Signora di Fatima.

Spoleto – celebrata la Messa per i nati nell’anno 2025. L’Arcivescovo: «A tutti noi che siamo qui, genitori ed educatori, questi bimbini ci chiedono: dateci luce, non lasciateci crescere nell’ombra e nella paura».

«Prestiamo la nostra voce a questi bambini e diciamo insieme: Angelo di Dio, che sei il mio custode illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen». Così l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha concluso la Messa per i nati nell’anno 2025 negli Ospedali del territorio, celebrata domenica 1° febbraio 2026 nella Basilica Cattedrale. Una preghiera semplice e da tutti conosciuta per affidare all’angelo custode i tanti bimbi e bimbe presenti in Duomo affinché li protegga, li illumini e li guidi nel cammino della vita. Mons. Boccardo ha accolto i bambini e le loro famiglie all’ingresso del Duomo: a tutti ha dato il benvenuto, ai piccoli nei passeggini e nelle carrozzine ha accarezzato paternamente il volto e li ha benedetti. Con il Presule hanno concelebrato il vicario generale don Sem Fioretti e il cappellano dell’ospedale di Spoleto mons. Dino Pallucchi. La liturgia è stata animata dall’unione di “Vivere in coro” (personale della direzione medica del presidio di Spoleto) e del coro della chiesa di S. Filippo, diretti da Beatrice Bernardini, con all’organo Maurizio Torelli, al violino Francesco Enrico e al flauto Daniela Leonardi. Tra i coristi c’era anche la dott.ssa Letizia Damiani, direttrice dell’Ospedale di Spoleto. Era presente anche il primario facente funzione del reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’ospedale di Foligno Salvatore Santaguida.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha detto come «non c’è nulla di più fragile e indifeso di un bambino. E Dio per venire nel mondo ha scelto ciò che è debole, un bimbo. Gesù, infatti, non ha mai avuto posizioni di forza, è vissuto con discrezione, nel rispetto e nell’accoglienza di chi gli stava attorno. Rispetto, discrezione e accoglienza: è quanto voi, cari genitori, profondete a queste piccole creature. Il loro arrivo ha cambiato gli equilibri della vita, però rimanete ammirati da essi che ora sono il centro dei vostri pensieri e abitano il vostro cuore. Siete qui stamane – ha proseguito mons. Boccardo – per affidarli alla Provvidenza di Dio. Avete dato alla luce queste creature, frutto del vostro amore, ma ora è necessario fare un passo in più: dare a loro la luce che illumini il cammino. La troviamo negli esempi di chi ci sta vicino, soprattutto in casa, e nelle scelte che queste persone operano con coerenza e fedeltà; la troviamo nel desiderio di una vita bella e piena, anche se gli strumenti che utilizziamo per raggiungerlo non sempre sono quelli buoni e per questo dilagano nel mondo violenza ed odio; la troviamo finalmente in Gesù che ci esorta a custodire un cuore buono, a perdonare, a cercare la verità e la giustizia. A tutti noi che siamo qui, genitori ed educatori, questi bimbini ci chiedono: dateci luce, non lasciateci crescere nell’ombra e nella paura».

Al termine della Messa, come è oramai tradizione, tutti si sono spostati in Piazza Duomo per il lancio in cielo di palloncini blu e rosa: «Facciamo partire questi palloncini – ha detto l’Arcivescovo – con il nostro desiderio di pace, di giustizia e di libertà per il mondo intero, in particolare per i bambini della Terra Santa, dell’Ucraina e della Russia e tutti gli altri Paesi che soffrono per la guerra e per la violenza».

Giornata della vita consacrata, celebrazione in cattedrale ad Assisi

“La festa della Presentazione di Gesù al Tempio quest’anno acquista un significato particolarmente bello e luminoso in quanto stiamo vivendo l’Anno francescano e tanti religiosi, presenti in Assisi e nelle nostre diocesi, sono proprio figli di Francesco e si rifanno al suo carisma. Quindi ci proiettano con la loro vita al Cielo e ci invitano a guardare al Cielo”. Lo ha detto il delegato generale delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno don Giovanni Zampa, alla vigilia della XXX Giornata mondiale della Vita consacrata che i religiosi delle due diocesi sorelle celebrano nella cattedrale di San Rufino ad Assisi lunedì 2 febbraio alle ore 16 con la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Domenico Sorrentino.

Anche il delegato episcopale per la vita consacrata padre Francesco Luca Ciaffoloni invita a partecipare alla celebrazione “come una grande famiglia (le due Diocesi). Rinnoveremo il nostro grazie al Signore – aggiunge – per il grande dono posto nelle nostre mani e, parimenti, sarà il giorno in cui il Signore, nella sua misericordia, rinnoverà il Suo patto di fedeltà: il Suo ‘rimanere’ con noi, in noi. Sarà il giorno in cui tutti insieme rinnoveremo la nostra appartenenza al Signore e alla Sua Chiesa, della quale vogliamo essere parti attive e operanti”.

Trevi, festa di S. Emiliano. L’Arcivescovo: «Il nostro Santo ci esorta a decifrare con chiarezza la nostra vocazione».

Mercoledì 28 gennaio 2026 celebrato solennemente a Trevi il patrono S. Emiliano. Nato in Armenia, venne a Spoleto alla fine del terzo secolo. Consacrato vescovo da papa Marcellino, fu inviato a Trevi dove già esisteva una comunità cristiana. Fu messo a morte sotto l’imperatore Diocleziano il 28 gennaio del 304, insieme a tre suoi compagni, dopo innumerevoli supplizi inflittigli per indurlo ad abiurare.

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Le reliquie e la statua. Le sue reliquie sono conservate sotto l’altare principale del Duomo cittadino, che sorge sul punto più alto dell’abitato di Trevi. Entrando in chiesa, sulla destra, è c’è invece il cippo di pietra nel quale, il 22 aprile 1660, vennero rinvenute le reliquie di S. Emiliano. La loro autenticità è attestata da una lamina di piombo, ora nell’urna del Santo sotto l’altare maggiore, recante la scritta: Reliquiae Sancti Miliani Martiris. Durante i festeggiamenti in suo onore, a partire dal 24 gennaio, secondo un cerimoniale che si ripete da secoli, viene esposta alla venerazione dei fedeli la statua del Santo, conservata in un apposito credenzone nella chiesa, scolpita in legno di tiglio nel 1753 da Pietro Epifani in Foligno. Rappresenta il santo vescovo in trono, in atto di benedire. Pesa 350 Kg. La sera del 27 gennaio, dopo i vespri solenni, esce dalla chiesa, portata da dodici uomini, per la solenne processione attraverso le vie del centro storico di Trevi.

Il solenne pontificale. La mattina del 28 gennaio c’è stato il solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo Renato Boccardo e concelebrato da vari sacerdoti, tra cui: don Jozef Gercàk, pievano della Pievania del beato Pietro Bonilli, don Sem Fioretti, vicario generale dell’Archidiocesi, don Salvatore Ficarra, in servizio nella Pievania del beato Pietro Bonilli, don Luca Gentili, cancelliere arcivescovile, e don Nicola Testamigna, vice rettore del seminario regionale di Assisi. La liturgia è stata animata nel canto dalla corale della Pievania. Il servizio liturgico è stato eseguito dai seminaristi del propedeutico di Assisi, dai ministranti della Pievania, tra cui un buon numero di bambini della catechesi. Tanti i fedeli presenti in chiesa, così come numerose erano le autorità civili e militari, tra cui il sindaco di Trevi Ferdinando Gemma e il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti. All’offertorio i rappresentanti delle varie frazioni di Trevi hanno consegnato all’Arcivescovo dei cesti alimentari per le persone in difficoltà delle quali si fa carico la Caritas della Pievania del beato Bonilli. Alla celebrazione erano presenti anche tre monache benedettine del monastero di Santa Lucia in Trevi, così come alcune donne disabili accolte dalle Suore della Sacra Famiglie nella casa adiacente il santuario della Madonna delle Lacrime sempre a Trevi.

L’omelia dell’Arcivescovo. «Emiliano è giunto tra noi dall’Armenia e si è lasciato appassionare dalla missione ricevuta: parlare di Gesù. Ha affrontato molte lotte e alla fine ha dato la vita per Cristo. È stato in mezzo e ci ha indicato il vero bene, firmando con il sangue le sue parole. Ma quanto fatto da Emiliano non deve rimanere un bel ricordo. E allora, nella sua memoria, chiediamoci: dove sta il coraggio della mia fede? Come essa dà forma alla mia vita? Come mi lascio influenzare positivamente dalla testimonianza di Emiliano? Quale il disegno di Dio per ciascuno di noi? Il nostro Santo – ha proseguito il Presule – è stato un testimone coraggioso, che oggi ci esorta a decifrare con chiarezza la nostra vocazione, a domandarci come il sogno di Dio trova in me accoglienza, come far crescere i suoi doni, come essere attenti alla dimensione interiore della vita, come permettere che l’essere discepolo di Gesù dia forma ai comportamenti e alle parole. Solo così la memoria del patrono è efficace e non una mera operazione culturale. S. Emiliano, dal silenzio delle sue ossa, ci ripete: non ti accontentare di essere venuto questa mattina, ma tornando a casa prova anche tu a fare scelte coraggiose e coerenti».

L’offerta dell’olio. È stato il sindaco di Trevi, Ferdinando Gemma, ad offrire l’olio per la lampada che si trova nei pressi dell’urna del Santo. «Questa fiammella – ha detto ancora mons. Boccardo – ci rappresenta tutti e dice ad Emiliano: ricordati di noi, delle nostre famiglie, del nostro lavoro, delle nostre gioie e delle nostre sofferenze. Emiliano, patrono nostro, chiedi al buon Dio il dono del suo Spirito».

Terni – celebrazioni in onore di San Valentino. Il 15 febbraio solenne pontificale in Cattedrale

La diocesi celebra solennemente la festa del santo patrono, Valentino, primo vescovo di Terni e patrono principale della Città e della Diocesi.
Valentino ha testimoniato con il suo martirio le meraviglie dell’amore del Signore. Fu un vescovo esemplare che spese la sua vita per aiutare gli altri: guariva i malati, soccorreva i poveri, era attento ai bambini ed ebbe un’attenzione particolare ai giovani. San Valentino ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale. Padre fondatore della comunità cristiana, testimone di Cristo e martire della fede e della carità, è speciale patrono dell’amore che rappresenta il fondamento della identità della comunità cristiana, appartenenza della cultura e spiritualità.
Il messaggio del vescovo Francesco Soddu per la festa di San Valentino 2026
«Alla luce della vita esemplare del nostro patrono San Valentino, siamo chiamati alla costruzione di una società fraterna e solidale fondata sull’amore autentico, per la promozione della concordia e della pace. Nel tema scelto quest’anno “San Valentino una proposta di santità per i giovani” è racchiuso un messaggio di estrema attualità per tutti, quello della santità nella quotidianità, per un percorso di vita basato sull’amore cristiano, altruistico, rispettoso, che promuove le persone, che non esclude nessuno, che declinato negli ambienti di vita costruisce rapporti sani tra le persone, nella famiglia e nella società. In un mondo di conflitti, dissidi a livello internazionale, ma che sono anche all’interno della famiglia, l’obiettivo della santità sembra essere messo da parte. Essere santi significa vivere bene la vita, e Gesù che si è fatto uomo, ci mostra la via di una vita piena e bella. Vogliamo guardare a san Valentino, che ha trovato in Cristo il senso della vita e che lo ha testimoniato lasciando dei segni e divenendo paradigmatico per il territorio di Terni, come vescovo, che ha dato la vita per il Signore dopo avere testimoniato anche come taumaturgo, ossia che con dei segni di guarigione fisica, portando speranza e dando un significato più profondo alla propria esistenza».

Da sempre vissuta come evento che rinsalda i legami storico-sociali e culturali della città, la festa del Santo patrono è in programma dal 5 febbraio al 16 marzo con varie manifestazioni religiose, culturali, musicali, artistiche, sociali dedicate al tema: “San Valentino una proposta di santità per i giovani”.
Le manifestazioni (il programma in pdf) prevedono le celebrazioni del solenne pontificale in Cattedrale a Terni, la festa della Promessa dei fidanzati, la festa delle Nozze d’argento il 22 febbraio e delle Nozze d’oro il 1 marzo nella basilica di San Valentino. Inoltre, ci saranno concerti, convegni sul tema della santità nella quotidianità, in famiglia, nella società, il concorso artistico per gli studenti delle scuole secondarie che riceveranno il premio il 16 marzo al cinema Politeama nella mattinata che vedrà protagonista il maestro Mogol.
Le manifestazioni saranno aperte il 5 febbraio alle ore 21 con la lo spettacolo “La dimora di Dio” al teatro Secci, rappresentazione tratta dagli scritti di Edith Stein che intreccia parola, silenzio e musica dal vivo per restituire sulla scena il cuore della tradizione cristiana.
Il 7 febbraio ci sarà la Festa diocesana della Pace dell’Azione Cattolica Ragazzi per tutti i ragazzi degli Oratori e del catechismo presso la parrocchia di San Matteo a Campitello. Il tema “Spazio alla Pace!” dedicato alla fraternità e alla speranza con giochi, gare, amicizia e divertimento, che vedrà anche la presenza del Vescovo.
Sempre il 7 febbraio nella Basilica di San Valentino alle ore 18.30 la rievocazione “San Valentino: vita, santità e martirio”, a cura del Centro Culturale Valentiniano; alle 21 a Casa Sant’Alò, l’incontro per nubendi e neosposi sul tema: “Guariti dall’Amore”, a cura della Pastorale Familiare.

La celebrazione del pontificale in Cattedrale e la festa dei fidanzati
Il tradizionale appuntamento per i fidanzati sarà domenica 8 febbraio con la celebrazione della festa della Promessa nella basilica di San Valentino alle ore 11, presieduta da mons. Francesco Antonio Soddu vescovo di Terni-Narni-Amelia, alla quale parteciperanno circa 40 coppie di fidanzati che si sposeranno entro l’anno provenienti da varie parti d’Italia.
Il 14 febbraio nella basilica di San valentino il Pontificale presieduto dal vescovo Domenico Cancian vescovo emerito di Città di Castello, e nel pomeriggio la nomina dell’Ambasciatore di San Valentino nel mondo 2026. In serata la traslazione dell’urna del Santo in Cattedrale, con l’accoglienza e la veglia di preghiera animata dai gruppi della diocesi.
Domenica 15 febbraio alle ore 10 nella Cattedrale di Terni sarà celebrata la festa diocesana di San Valentino con il solenne pontificale presieduto dal vescovo Francesco Antonio Soddu, concelebrato dai vicari foranei ed episcopali, alla presenza delle autorità civili della Regione, Provincia e Comune, delle autorità militari, dei sindaci dei Comuni del comprensorio diocesano, dei rappresentanti delle associazioni e movimenti della Diocesi. La parte musicale della celebrazione sarà curata dal Coro Diocesano. Durante il pontificale verrà accesa la lampada votiva e recitato l’atto di affidamento della città al Santo Patrono, segno di devozione e della disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni della comunità e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune. Terminato il pontificale, si terrà la processione cittadina per il rientro dell’urna del santo nella basilica di San Valentino, con il corteo storico in abiti del ‘500, che transiterà lungo le vie della città, seguendo il percorso: piazza Duomo, via Aminale, corso del Popolo, piazza Ridolfi, piazza Europa, via Garibaldi, rotonda Filipponi, via Piave, rotonda M.L.King, strada delle Grazie, via fratelli Cervi, via G.M. Serrati, via San Valentino, via papa Zaccaria, basilica di San Valentino. Sul sagrato della chiesa ci sarà la benedizione conclusiva del Vescovo.
Nel pomeriggio, alle 18.30 nella basilica di san Valentino il concerto della Banda Pontificia.

 

 

IL PROGRAMMA DELLE MANIFESTAZIONI VALENTINIANE 2026

 

 

 

 LA NOVENA NELLA BASILICA DI SAN VALENTINO

 

  LA STORIA DI SAN VALENTINO VESCOVO E MARTIRE

 

   L’INNO A SAN VALENTINO

  PREGHIERA A SAN VALENTINO

Perugia – celebrata in cattedrale la festa di san Costanzo. L’arcivescovo Maffeis: “la memoria dei Santi unisce e contribuisce a trovare strade di stima, di corresponsabilità nel servizio al bene comune”

“I Santi non sono proprietà esclusiva di nessuno, nemmeno delle Chiese; la loro memoria, anzi, unisce e contribuisce a trovare strade di stima, di collaborazione e di corresponsabilità nel servizio al bene comune”. Lo ha sottolineato l’arcivescovo Ivan Maffeis nell’omelia della solenne celebrazione eucaristica della festa di san Costanzo, vescovo e martire, Patrono della città di Perugia e della comunità diocesana perugino-pievese; celebrazione che si è tenuta in cattedrale, il pomeriggio del 29 gennaio, alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni del capoluogo umbro, degli ordini cavallereschi di Malta e del Santo Sepolcro, della confraternita del Ss. Sacramento, di San Giuseppe e del Santo Anello e di numerosi fedeli.

L’omelia dell’arcivescovo.
All’indomani del Giubileo – di quell’anno di grazia del Signore di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura, grazia che in Gesù Cristo non chiude mai i battenti – ci ritroviamo insieme, attorno all’altare, “nel felice ricordo di San Costanzo”, come prega la liturgia; “vescovo e martire, che per primo portò ai nostri padri il prezioso dono della fede”.
La sua figura risale, infatti, alle origini della nostra Chiesa, a quella prima metà del II secolo che ci rende di poco successivi all’era apostolica.
Nonostante la pioggia abbiamo suggerito di annullare la Luminaria, il momento che ci ha riunti ieri sera nella Basilica dove sono collocati i resti del nostro Santo, è stato molto significativo, anche per la presenza dei rappresentanti delle Istituzioni e dell’Autorità civica, in continuità con la tradizione che fin dal 1310 riconosce in S. Costanzo il Patrono della città. Questo fatto ci fa dire che i Santi non sono proprietà esclusiva di nessuno, nemmeno delle Chiese; la loro memoria, anzi, unisce e contribuisce a trovare strade di stima, di collaborazione e di corresponsabilità nel servizio al bene comune. Come scrive il nostro don Francesco Verzini sul settimanale La Voce, “questa convergenza tra Chiesa e città racconta il modo in cui una comunità custodisce e rinnova la propria memoria condivisa, rendendola manifesta e trasmettendola alle generazioni successive”.
San Costanzo rimane un’icona del discepolo del Signore: ci ricorda il primato assoluto di Dio, il primato di Cristo e del Vangelo, il primato dello Spirito; dice di un uomo, che ha affrontato senza esitazioni, anzi con coraggio, le conseguenze della sua missione. Torturato e ucciso, ha reso una testimonianza pacifica e fedele. Il suo è un amore che si veste di gesti di giustizia e pace, di accoglienza e carità fraterna; di superamento del male con il bene, della vendetta con il perdono, della divisione con il dialogo. Dunque, una lezione, la sua, estremamente attuale.
Non che a tutti sia chiesto il martirio; a ciascuno, però, Gesù propone quella novità di vita, che nasce dal dimorare in lui: “Rimanete nel mio amore”. Noi dimoriamo, noi abitiamo, dove riposa il nostro cuore, dove trovano casa le ragioni del nostro vivere… La stessa unione con il Signore non è un vago affetto o una speculazione intellettuale, ma vita concreta che si compie, come ricorda il Vangelo, nel rapporto con gli altri: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. Più che con le parole e le emozioni, l’amore si prova con i fatti. Non a caso, poco prima Gesù si era cinto di un asciugamano, per finire inginocchiato a lavare i piedi ai suoi…
Così la lampada, simbolicamente alimentata dall’olio donato dall’Amministrazione comunale in onore del Patrono, brilli in politiche familiari a sostegno dei genitori e della loro opera educativa, quindi della vita ad ogni livello, età e condizione; sia richiamo per noi adulti a coltivare un rapporto luminoso con i giovani, ci aiuti a stare loro vicino, a saper ascoltare le loro paure, a suscitare e riconoscere ali alle loro attese; illumini, infine, tutte le forze vive della comunità, aiutandole a operare sempre più insieme per iniziative e azioni che rispondano a un bisogno sociale che si fa sempre più grande, in termini materiali, come in termini relazioni, spirituali e culturali.
San Costanzo benedica e sostenga la serena speranza e le responsabilità di ciascuno, spingendoci a portarle insieme.

Don Ivan Maffeis
Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

Perugia – la festa di san Costanzo richiama alla “capacità di essere insieme, la nostra dimensione costitutiva, la condizione della nostra stessa esistenza”, ha ricordato l’arcivescovo Ivan Maffeis

Le celebrazioni della festa di San Costanzo, a seguito delle pessime condizioni meteo del 28 gennaio, non sono state aperte dalla tradizionale processione della ‘luminaria’ per le vie del centro storico fino alla basilica intitolata al Santo, dove sono custodite le sue reliquie. In questa basilica, nel pomeriggio, si è tenuta la lettura della “Passio di San Costanzo” e la “Preghiera antica dello Statuto” risalente al 1310 che “richiama le radici cristiane della nostra convivenza civile e la responsabilità politica dei credenti”.
In tale circostanza l’arcivescovo Maffeis ha offerto ai fedeli e ai rappresentanti delle Istituzioni presenti la sua meditazione, sulla “disponibilità a camminare insieme” testimoniata dal significato ultrasecolare della stessa ‘luminaria’. Disponibilità, ha detto l’arcivescovo, che “non è scontata. Per molti versi, anzi, è facile lasciarci accarezzare dalla tentazione di stare fermi, accettando passivamente quello che accade: così, all’indomani della Giornata della Memoria, più che immaginare come oggi tutelare e promuovere la pace, la dignità e la libertà di ciascuno, è più facile adagiarsi nel fatalismo, se non nell’indifferenza”.
Citando il discorso del Presidente Mattarella in occasione della Giornata della Memoria delle vittime dell’olocausto (27 gennaio), Maffeis ha precisato: “Mettersi in cammino dice, invece, la volontà di reagire: ‘Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo’”.

Soffermandosi sul significato della processione della ‘luminaria’, l’arcivescovo ha offerto questa riflessione: “Simbolicamente, diffonde il richiamo a non rassegnarsi al buio: né a quello che avvolge la nostra fragile esistenza, facendoci sentire soli e abbandonati, né il buio imposto da regimi disumani (uno per tutti, quello che in Iran sta soffocando una generazione di giovani, “colpevoli” di sostenere i diritti civili, la libertà d’espressione, l’accesso alla cultura, l’emancipazione della donna, la lotta contro ogni forma di discriminazione)”.
“La Luminaria – ha proseguito – ci lascia intuire che, per vincere il buio, non basta mettersi in cammino, ma occorre anche farlo insieme. Questo secondo aspetto completa il primo. Potremmo arrivare a dire che si cammina soltanto nella misura in cui si è insieme. Di qui la resistenza a tutti i sistemi sociali chiusi, che puntano a dividere, a isolare, ad escludere. Per camminare occorre riscoprirsi popolo, sentire sulla pelle l’appartenenza a una comunità: non per contarsi, non per apparire o per pesare di più e nemmeno per essere più efficienti, ma perché l’essere insieme è la nostra dimensione costitutiva, è la condizione della nostra stessa esistenza”.

Rinnovato in San Costanzo il rito dell’offerta dei doni votivi
Sempre nella basilica di San Costanzo, dopo il “Canto delle scolte, il coprifuoco” intonato dal Coro della Polizia municipale, è stato rinnovato il rito dell’offerta dei doni votivi in onore del Santo patrono: la corona di alloro, da parte della Polizia municipale, “segno del servizio alla concordia e alla sicurezza”; il cero, da parte della sindaca Vittoria Ferdinandi, “segno della disponibilità ad essere attenti ai bisogni dei più deboli e a promuovere ciò che giova al bene comune”; l’incenso, da parte di un rappresentante dei commercianti; il torcolo, dolce tipico delle festa e ricordo simbolico del martirio di Costanzo, da parte di un rappresentante dei cinque storici rioni della città; il vinsanto, da parte di una novella coppia di sposi, segno dell’attenzione della città intera “ai piccoli ai poveri e la famiglia continui a essere fondamento del vivere sociale”.

Gubbio – Assemblea pastorale 2026: la Chiesa diocesana entra nella fase delle scelte

Con l’Assemblea pastorale diocesana di domenica 8 febbraio 2026, la Chiesa eugubina entra in una fase decisiva del proprio cammino: quella in cui le intuizioni maturate nel Cammino sinodale delle Chiese in Italia chiedono di diventare vita concreta, stile ecclesiale e scelte pastorali condivise. L’Assemblea si svolgerà dalle ore 15.30 alle 18.30 nella parrocchia Madonna del Ponte e porterà come titolo “Tempo di costruire”, espressione che richiama la responsabilità di dare forma, oggi, a una Chiesa più evangelica, partecipata e missionaria.
Il percorso diocesano trova il suo riferimento nel progetto pastorale “Vino nuovo in otri nuovi”, che la Diocesi di Gubbio sta progressivamente attuando attraverso la costituzione delle Comunità pastorali. Non si tratta solo di una riorganizzazione strutturale, ma di un cammino che chiede un cambiamento di mentalità, relazioni e modalità di presenza ecclesiale nei territori.
L’Assemblea rappresenta un passaggio importante di questo processo: un tempo per fermarsi, rileggere il cammino fatto e interrogarsi su come rendere le comunità sempre più capaci di annunciare il Vangelo, abitare le fragilità e generare legami di fraternità.

La comunità cristiana al centro della riflessione
Al cuore dell’incontro vi sarà il tema della comunità cristiana, chiamata a essere non solo luogo di appartenenza, ma spazio vivo di corresponsabilità e missione. Che cos’è oggi una comunità? Quando possiamo davvero dirci comunità? Come si vive e come si rinnova nel tempo? Sono domande che attraversano la vita quotidiana delle parrocchie, delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, e che chiedono di essere affrontate insieme, nello stile dell’ascolto e del discernimento condiviso.

Nel suo invito, il vescovo Luciano Paolucci Bedini richiama l’esigenza, sempre più avvertita, di ripensare la Chiesa nei nostri territori affinché sia realmente sinodale e missionaria. Un cammino che coinvolge in modo parallelo e complementare le due Chiese a lui affidate, quella di Gubbio e quella di Città di Castello, chiamate a confrontarsi sullo stesso tema in tempi ravvicinati.
Proprio nei giorni precedenti l’Assemblea eugubina, infatti, anche la Chiesa tifernate si ritroverà in Assemblea pastorale per riflettere sul “Tempo di costruire” e sul progetto diocesano “Vino nuovo in otri nuovi”, in un dialogo ideale che unisce le due comunità ecclesiali, pur nella loro autonomia, sotto la guida di un unico pastore.
Questo percorso condiviso si inserisce nel più ampio cammino della Chiesa umbra, che nel mese di febbraio vivrà l’Assemblea ecclesiale regionale dedicata alla formazione di comunità sinodali, corresponsabili e missionarie. In questo contesto, l’Assemblea pastorale diocesana di Gubbio rappresenta una tappa significativa di preparazione, chiamata a offrire il contributo della propria esperienza e della propria riflessione ecclesiale.

Programma e partecipazione
L’incontro si aprirà con l’accoglienza e la preghiera iniziale, seguite dall’introduzione del vescovo. I partecipanti saranno poi coinvolti in laboratori sinodali di gruppo, per confrontarsi su alcune domande guida. Dopo un breve break, l’Assemblea si concluderà con la sintesi dei lavori e le riflessioni finali.
L’incontro è aperto a tutti; in modo particolare sono invitati, insieme ai presbiteri e ai diaconi, alcuni delegati delle parrocchie, della vita consacrata e delle realtà associative e dei movimenti ecclesiali. Per favorire l’organizzazione è richiesta l’iscrizione, da effettuare scrivendo all’indirizzo: camminosinodale@diocesigubbio.it.

Spoleto – Caritas: due case canoniche riqualificate a servizio di chi è in difficoltà. A S. Brizio per famiglie colpite da sfratti per morosità; a S. Martino in Trignano per detenuti a fine pena a cui è stato riconosciuto un percorso alternativo al carcere

A S. Brizio di Spoleto, grazie ai fondi straordinari della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dell’8xMille Italia 2025, è stato avviato nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio 2026 un nuovo progetto della Caritas diocesana. La casa canonica adiacente la bellissima chiesa romanica è stata riqualificata grazie al progetto “Abitare la speranza” per essere destinata, per un tempo determinato, a nuclei familiari colpiti da sfratti per morosità o da altre situazioni di emergenza che comportano la perdita dell’abitazione e/o situazioni di grave disagio abitativo. All’inaugurazione, oltre agli abitanti di S. Brizio, erano presenti: l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, il direttore della Caritas diocesana don Edoardo Rossi e il Pievano di S. Brizio don Vito Stramaccia.

Le parole dell’Arcivescovo. «Iniziamo questa inaugurazione dalla chiesa, ossia dalla casa della preghiera, della misericordia, della consolazione e della speranza. Ed è bello che questi gesti dalla Casa del Signore si diffondano poi nel territorio come consolazione per chi nella vita fa più fatica. Questa casa, grazie anche alla vostra firma per l’8×1000 alla Chiesa cattolica, è a disposizione delle famiglie che hanno un’urgenza temporanea di avere un tetto. Grazie a quanti hanno reso possibile tutto ciò e grazie a voi abitanti di S. Brizio: la vostra presenza è un’assunzione di responsabilità comunitaria verso chi è in difficoltà, e questo è molto bello. Questi gesti, semplici e non rumorosi, servono per arrestare l’egoismo, l’indipendenza e la superficialità che dilagano nella nostra società. Il bene è ancora possibile».

Il progetto Abitare la Speranza. Il progetto, dal valore complessivo di 33.400 euro, è stato finanziato per 30.000 euro attraverso i fondi straordinari del CEI 8xmille Italia 2025 e per i restanti 3.400 euro mediante cofinanziamento della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia. Le risorse sono state allocate per circa un terzo (9.800 €) nel ripristino della casa canonica di S. Brizio, attraverso interventi di tinteggiatura, trattamenti antimuffa e l’acquisto di una lavatrice e due deumidificatori; mentre la quota di 18.700 euro è stata destinata al sostegno diretto di persone in condizione di vulnerabilità abitativa del territorio diocesano. Sono stati attivati 40 interventi che hanno coperto spese per utenze in distacco, richieste di rateizzazioni, traslochi, canoni di locazione, debiti pregressi e soluzioni temporanee in strutture alberghiere per sfrattati o persone senza dimora.

A S. Martino in Trignano un appartamento a disposizione dei detenuti per il reinserimento sociale. «Accanto alla casa di S. Brizio – afferma il direttore della Caritas don Edoardo Rossi – in questi giorni è partito nella casa canonica di S. Martino in Trignano di Spoleto anche un progetto per i detenuti. Come Caritas diocesana abbiamo riqualificato l’appartamento adiacente la chiesa e lo abbiamo destinato ad accogliere ospiti della Casa di Reclusione di Spoleto – uno alla volta – che hanno avuto l’affidamento in prova in casi particolari (art. 94 D.P.R. 309/1990). Il primo detenuto è giunto proprio qualche giorno fa. Il progetto è nato per dare un’opportunità rieducativa e di reinserimento sociale a chi, giunto quasi al termine della pena, è stato riconosciuto un percorso alternativo alla detenzione. La gente della Pievania di S. Giovanni Battista – prosegue don Edoardo – è stata molto generosa, donandoci ad esempio mobili, e nel silenzio sostiene questa iniziativa di carità. Il ragazzo ospite, dal canto suo, si sta già adoperando per aiutare in vari servizi nella Pievania, come ad esempio la pulizia degli spazi esterni».

Assisi – Giorno della Memoria, donne protagoniste della salvezza degli ebrei

Due donne, due storie diverse, la prima una bambinaia di Assisi e la seconda una dipendente comunale. Entrambe hanno in comune di essere state una luce nel buio della Shoah, contribuendo a salvare vite umane. La prima, Lina Berellini, assunta in servizio dalla famiglia ebraica Calef a Perugia. Con la promulgazione delle leggi razziste nell’autunno del 1938 decise di non abbandonare i suoi datori di lavoro e fu al loro fianco anche quando la persecuzione si estese dai diritti alle vite, mettendo a rischio la sua stessa esistenza per offrire soccorso in particolare ai fratelli Fiorella e Sergio, i piccoli di casa Calef, portandoli via con lei e facendo finta che fossero figli suoi.
L’altra, Lucia Brozzetti, dipendente comunale che aiutò a falsificare carte d’identità e tessere annonarie. Fornì a uomini, donne e bambini perseguitati documenti d’identità falsi e tessere annonarie, documenti che volevano dire sopravvivenza in un’epoca in cui era un singolo pezzo di carta a decidere tra la vita e la morte. Grazie a queste azioni, salvò centinaia di vite.

Le loro figure sono state ricordate con documenti e testimonianze dirette dei loro nipoti, Margherita Brozzetti e Lina Apostolico, nel corso dell’iniziativa “Donne&Memoria” svoltasi nel Giorno della Memoria nella sala della Spogliazione di Assisi, alla presenza, tra gli altri, di Francesco Zito, prefetto della Provincia di Perugia, di don Giovanni Zampa, delegato delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, di Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, e del sindaco di Assisi, Valter Stoppini.
Marina Rosati – ideatrice e curatrice dello spazio espositivo che ha aperto la cerimonia svelando un pannello dedicato alla Memoria di Berellini, che racconta la sua storia e la sua figura – ha ricordato che “ormai sono diversi anni che ci ritroviamo qui in un luogo simbolo in questa stanza simbolo di San Francesco e quindi dell’accoglienza che un vescovo fece nei confronti di Francesco. Al Museo della Memoria viene ricordata l’accoglienza che un altro vescovo insieme ai suoi collaboratori fecero nei confronti degli ebrei” ed ha sottolineato che in “ogni periodo c’è una memoria che riemerge, basta solo andarla a cercare”.

“Questo luogo e questo giorno – ha ricordato il delegato diocesano, don Giovanni Zampa – ci insegnano che il bene è possibile, che il male non sempre ha l’ultima parola sulla vita degli uomini e che i supereroi o gli eroi non sono solo persone o personaggi virtuali o da film cioè aspirazioni utopiche e irraggiungibili, ma gli eroi sono persone che in carne e ossa hanno dato la vita, hanno messo le proprie competenze, i propri studi, le proprie capacità a servizio di persone altrettanto concrete”.

“Mia nonna ha avuto paura ma era coraggiosissima e grintosa ed è giusto che la storia si conosca perché è una storia bellissima”, ha detto Lina Apostolico, nipote di Lina Berellini, mentre Margherita Brozzetti, visibilmente commossa, ha ricordato come la “nonna scelse il silenzio e la riservatezza ma è emerso che seppe offrire un contributo concreto e determinante per salvare chi era in grande pericolo”.

Giovedì 29 gennaio alle 10.30 sempre nella Sala della Spogliazione, si terrà la presentazione e l’inaugurazione della mostra “La vicenda degli internati militari italiani, 1943-1945”. L’esposizione, curata dall’Anei, raccoglie riproduzioni di opere e fotografie degli IMI e sarà presentata da Marco Terzetti, presidente e consigliere nazionale Anei. L’esposizione, ad ingresso gratuito, resterà aperta al pubblico fino al 15 febbraio 2026, con orario continuato dalle 9.30 alle 17.30.