Perugia – 43a Giornata per la vita con tre iniziative da seguire anche sui social

«Mai come quest’anno, a causa della pandemia, il tema della cura, della difesa e della preziosità della vita risulta essere più attuale». A evidenziarlo sono i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili dell’Ufficio per la pastorale familiare dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, nell’annunciare le tre iniziative che caratterizzeranno la 43a Giornata per la vita programmate a livello diocesano nel rispetto delle norme sanitarie vigenti per il contenimento del contagio da Covid-19.

Libertà e vita. «Per il particolare e difficile momento che stiamo attraversando – spiegano Roberta e Luca Convito – abbiamo inteso organizzare questa significativa Giornata per la vita 2021, dedicata al tema “Libertà e vita”, insieme all’Ufficio diocesano per la pastorale della Salute, alla Caritas diocesana, all’Associazione Medici Cattolici di Perugia e al Movimento per la Vita dell’Umbria (MpV), promuovendo iniziative che culmineranno nella celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, domenica 7 febbraio, con una rappresentanza di mamme in attesa e di fanciulli nati nell’ultimo anno». Gli appuntamenti, che vedranno una partecipazione limitata a seguito della pandemia, saranno trasmessi sul canale YouTube del settimanale La Voce, all’indirizzo: www.youtube.com/lavocepg .

Il programma. Giovedì 4 febbraio (ore 18:30) si terrà “Pregare la vita”, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Mantignana di Corciano, con l’adorazione eucaristica per tutte le situazioni in cui la vita è in pericolo o in difficoltà, nelle famiglie, negli ospedali, nelle residenze per anziani, nelle case di accoglienza per minori e ragazze madri, nelle carceri. Domenica 7 febbraio (ore 16:30), saranno trasmesse, sul canale YouTube de La Voce, testimonianze e racconti sul tema “Prendersi cura della vita”. E’ un’occasione per conoscere l’opera della “Casa San Vincenzo” di Perugia rivolta all’accoglienza e alla cura delle mamme e dei loro figli. Assuntina Morresi, presidente del MpV dell’Umbria, intervisterà suor Giuliana e suor Maria Luisa delle Figlie della Carità, la congregazione religiosa che anima da quasi 40 anni quest’opera segno della Chiesa perugino-pievese. «Attraverso i loro racconti – spiegano i coniugi Convito – scopriremo la gioia di dire sì alla vita nonostante le molte difficoltà». Interessanti saranno gli interventi-contributi del cardinale Gualtiero Bassetti e i saluti dei responsabili dei tre organismi pastorali diocesani promotori dell’iniziativa: Roberta e Luca Convito, responsabili dell’Ufficio della pastorale familiare, il medico Stefano Cusco, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute, e don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana. Sempre domenica 7 febbraio (ore 18:30), per “Celebrare la vita”, si terrà la S. Messa presso la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo a Ponte San Giovanni, presieduta dal cardinale Bassetti. Durante la celebrazione il cardinale impartirà una benedizione particolare ad alcune mamme in attesa e ad alcuni bambini nati nell’ultimo anno. Al termine saranno ascoltate due brevi testimonianze sull’accoglienza alla vita. Anche quest’ultimo appuntamento potrà essere seguito sui social (www.youtube.com/lavocepg).

Perugia – “La grande storia della piccola Sara Mariucci e di Mamma Morena”. Il cardinale Gualtiero Bassetti: «In Sara il segno della manifestazione della misericordia di Dio»

Anche a Perugia è arrivata “La grande storia della piccola Sara Mariucci e di Mamma Morena”, il libro di Enrico Solinas (Edizioni Messaggero Padova EMP, pp. 160, febbraio 2021) che narra la vicenda della bambina nata a Perugia il 31 dicembre 2002 e vissuta a Gubbio con la famiglia poco più di tre anni e mezzo, morì il 5 agosto 2006 in un tragico incidente mentre si trovava con i genitori Michele e Anna in Calabria. La sera prima di morire, Sara raccontò alla mamma «una storia nella quale era protagonista un’altra mamma dai capelli blu e dagli occhi castani, una mamma buonissima: “Mamma Morena” – narra il libro –. La mamma allora pose una domanda che potrebbe sembrare strana o quanto meno esagerata e chiese a Sara: “Lasceresti mamma Anna per andare con Mamma Morena?”. La bambina le diede una risposta che la spiazzò dicendole, con sicurezza e fermezza: “Siiii”. Il giorno dopo, il 5 agosto, Sara morì per una folgorazione elettrica. L’8 agosto il papà di Sara, Michele, fece una ricerca su “Mamma Morena” e con immenso stupore scoprì che questo è il nome con cui viene venerata la Vergine Maria protettrice della Bolivia, la cui statua si trova nel santuario di Copacabana, sul Lago Titicaca in Bolivia. La sua festa ricorre il 5 agosto. Dal giorno di quella scoperta la storia di Sara Mariucci iniziò a portare tanta speranza nei sofferenti, in chi ha paura e in chi ha perso la fede, tanto che la tomba della bimba a Gubbio è méta di continue visite da parte di persone alla ricerca di Dio, da ogni luogo di Italia e del mondo».

La presentazione del libro di Enrico Solinas, giudice laico presso il Tribunale ecclesiastico interdiocesano umbro e postulatore di alcune cause di canonizzazione come quella del noto medico chirurgo perugino Vittorio Trancanelli, doveva tenersi nella serata di lunedì 1 febbraio, presso il complesso parrocchiale San Pio da Pietrelcina di Castel del Piano di Perugia, ma l’aggravarsi dell’emergenza sanitaria da Covid-19 ha determinato il suo rinvio. Intanto, lunedì scorso, sempre presso la chiesa di Castel del Piano, si è tenuta una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti insieme al parroco don Francesco Buono e ad altri sacerdoti e diaconi. La celebrazione è stata vissuta anche come ringraziamento al Signore per la guarigione del cardinale Bassetti e delle tante persone contagiate dal Covid-19. Per molte di loro sono state elevate al Cielo incessanti preghiere di intercessione rivolte anche alla piccola Sara.

Il presule, nell’omelia, rivolgendosi ai coniugi Mariucci, ha ricordato la loro Sara con queste toccanti parole nel commentare il Vangelo del giorno: «Il male, invece di unirci per combatterlo, divide, separa, crea distanze, alza i muri, ma Gesù è venuto per unire, per conciliare, per salvare gli uomini dal male, dai demoni che portano l’uomo sempre più a vivere una solitudine interiore… L’uomo tormentato da tanti demoni è il segno chiaro dei tanti mali che soggiogano gli uomini e le donne delle nostre città. L’uomo posseduto dal male è allontanato da tutti, ma non da Gesù, perché Gesù viene per liberare, per salvare e per comunicare il Vangelo testimoniando la forza liberatrice di Dio. Anche la piccola Sara Mariucci ha testimoniato con la sua breve esistenza la misericordia di Dio. In questa bambina io colgo il segno della manifestazione della misericordia di Dio. Diceva Madre Teresa di Calcutta: “Non tutti possiamo fare cose grandi, ma tutti possiamo fare cose piccole con grande amore”. E questo è un richiamo forte anche per noi, perché non c’è bisogno di fare chissà che cosa, ma quello che facciamo va fatto con un amore totale. E questa piccola creatura ci dà anche questa testimonianza. Una bambina di tre anni e mezzo, Sara, con la sua innocenza e la grazia santificante derivante dal battesimo, ha potuto veramente rimuovere delle montagne. Quanto bene, sul piano della grazia, ha fatto questa piccola creatura; essa è in grado di portare speranza nel cuor di chi soffre, di chi ha paura e di chi ha perso la fede. Può portare Sara tanta consolazione ai cuori di molti, soprattutto oggi ai molti affranti dalla pandemia, ed è un momento critico per l’Umbria, per l’Italia e per il mondo e particolarmente per Perugia dove sono in costante aumento i contagi e c’è il rischio di un collasso delle strutture ospedaliere. Per questo è necessario pregare incessantemente il Signore affinché possa concedere ai malati la grazia della guarigione e proteggere tutti da questa pandemia. Io so bene quanto hanno fatto per me questa bambina, il beato Carlo Acutis, il venerabile Vittorio Trancanelli, Giampiero Morettini (il giovane seminarista morto prematuramente per il quale dovrebbe a breve aprirsi l’inchiesta diocesana sulle sue virtù) e la beata Madre Speranza di Collevalenza, quell’8 novembre 2020 quando voi eravate a pregare in questa chiesa e io ero quasi al momento di consegnare la mia vita al Signore».

Nell’avviarsi alla conclusione, il cardinale Bassetti ha detto: «Ho avuto la grazia di recarmi in Bolivia, da vescovo di Arezzo, presso una missione dei nostri Padri Cappuccini, e durante il soggiorno mi sono recato in pellegrinaggio al santuario della Madonna Morena dove da poco avevano celebrato la festa del 5 agosto… Carissimi genitori di Sara, come vi ha scritto il vescovo di Gubbio Luciano Paolucci Bedini, continuate a lasciarvi guidare dal Signore e a camminare con fiducia verso la terrà promessa della piena comunione con Dio Amore. Il messaggio di vostra figlia è un messaggio chiaro: Sara ci dice che la vita, nonostante tutto, non ci viene mai tolta, ci viene trasformata e mentre viene distrutta la dimora di questo esilio terreno, una abitazione eterna di gioia e di gloria è preparata in Cielo. Questo vale per Sara, Vittorio, Giampiero, per tutti i beati, i santi e per tutti noi».

Terni – lutto in diocesi per la morte di mons. Sandro Sciaboletta

Nel pomeriggio di lunedì 1 febbraio è morto, all’età di 86 anni, mons. Sandro Sciaboletta, all’ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato in terapia intensiva per affezione da Covid19.
Cappellano di Sua Santità, canonico del capitolo della cattedrale di Terni, parroco per 50 anni della parrocchia di Santa Maria Regina a Terni, sacerdote molto conosciuto e amato in città e nell’intera diocesi per le sue doti umane e spirituali, ha svolto il suo ministero nello spirito del Concilio Vaticano II, avviando in diocesi il diaconato permanente, i ministri straordinari della Comunione, dedicandosi alla formazione dei giovani nell’oratorio, nelle attività sportive, nelle attività estive nella casa parrocchiale di Castel del Monte, nelle corali per l’animazione delle celebrazioni, dove introdusse le chitarre e altri strumenti. Negli anni Sessanta è stato cappellano del lavoro alle Acciaieria di Terni, e per gli operai che venivano da fuori città, costruì un centro di accoglienza nei locali dell’ex seminario a Terni dove venne istituito anche il circolo ricreativo Tinarelli. Un sacerdote dal carattere apparentemente burbero ma ricco di grande umanità, che lo ha portato nel 2003 ad aiutare i bambini malati in Kosovo, stringendo un gemellaggio con la città di Ferizaj e avviando un progetto di accoglienza a Terni per gli studenti universitari kosovari e per seminaristi. Attività di solidarietà alle quali si è dedicato con passione e altruismo, coinvolgendo la sua comunità parrocchiale, la città e creando forti legami di solidarietà e amicizia.

Don Sandro era nato a Terni il 16 dicembre del 1934. Ha svolto gli studi presso il seminario diocesano di Narni e il Pontificio seminario regionale Umbro “Pio XI” di Assisi. È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1957 da mons. Giovanni Battista dal Prà.
All’inizio del suo ministero è stato viceparroco a Sangemini e nella Cattedrale di Terni. Nel 1969 è divenuto parroco di Santa Maria Regina a Terni dove è rimasto fino al 2018 per divenire quindi parroco emerito della stessa parrocchia.
Ha svolto numerosi incarichi in diocesi, dal 1958 al 1969 vice cancelliere vescovile e notaio della Curia di Terni, assistente regionale della Giac, cappellano del Lavoro. Nel 1978 è stato nominato delegato episcopale per la diaconia, dal 1981 al 1987 vice presidente dell’Istituto diocesano sostentamento clero, dal 2001 al 2011 vicario foraneo di Terni centro, membro del consiglio diocesano per gli affari economici e del consiglio presbiterale diocesano e responsabile della casa Sant’Alò dal 2006 al 2014.
La camera ardente sarà allestita presso la chiesa di Santa Maria Regina, domani 2 febbraio alle ore 17.30.
Il funerale sarà celebrato giovedì 4 febbraio alle 15.30 nella Cattedrale di Terni, presieduto dal vescovo Giuseppe Piemontese.
Si invitano tutti coloro che vorranno rendere omaggio a don Sandro a rispettare scrupolosamente le disposizioni anti Covid e di evitare assembramenti e contatti diretti.

Assisi – celebrazione della giornata per la Vita Consacrata

Anche quest’anno, seppur nel rispetto delle norme di sicurezza per il contenimento dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, martedì 2 febbraio alle ore 16 nella cattedrale di San Rufino verrà solennemente celebrata la Giornata mondiale della Vita consacrata. La liturgia della festa della presentazione del Signore al Tempio, sarà presieduta dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino alla presenza dei consacrati e delle consacrate della diocesi.

Parlando dell’importanza di questo momento Padre Simone Calvarese, vicario episcopale per la vita consacrata della diocesi, ha ricordato l’episodio di Gesù Cristo che entra nel Tempio, identificato dal vecchio vegliardo Simeone come la luce del mondo, luce che illumina le genti. “Credo che nella misura in cui trascorreremo il nostro tempo alla presenza di Dio, rimanendo a stretto contatto con la sua Parola, saremo illuminati e la sua presenza nella nostra vita – ha concluso padre Calvarese – porterà frutti luminosi”.

In base all’ultima statistica disponibile, relativa all’anno 2019, i religiosi compresi i sacerdoti religiosi della diocesi sono oltre 230, le suore sono intorno a 450. Tra le altre forme di vita consacrata presenti in diocesi ci sono gli istituti secolari, le società di vita apostolica e alcuni appartenenti alla forma di vita eremitica e all’Ordine delle vergini.

La celebrazione eucaristica verrà trasmessa in diretta su Maria Vision (canale 602) e sulla pagina Facebook Diocesi Assisi-Nocera-Gualdo.

Perugia – un primo ‘bilancio’ della campagna “Adotta un affitto”, un aiuto concreto a famiglie in emergenza abitativa. Saranno aiutati 50 nuclei familiari in gravi difficoltà.

La Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve ha acceso un faro sul tema dell’emergenza abitativa con la sua campagna di raccolta fondi “Adotta un affitto”, avviata in occasione dell’“Avvento di fraternità 2020”, e, al contempo, ha lanciato un appello alla comunità diocesana a farsi prossima di chi soffre, di chi non ce la fa da solo. Questa campagna è stata progettata a seguito dell’aumento delle richieste di aiuto pervenute lo scorso anno (+ 35%), in piena emergenza sanitaria, ai Centri di Ascolto diocesano e parrocchiali e al numero sempre crescente di famiglie ospitate presso il “Villaggio della Carità” di Perugia che può accogliere fino ad un massimo di 15 nuclei familiari per un totale di 60 persone (attualmente è quasi al completo).

Una campagna di corresponsabilità. Nel tracciare un primo ‘bilancio’ della campagna, don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana, esprime viva soddisfazione per «la generosità sin qui riscontrata, che è grande motivo di gioia. Tante sono le singole persone, le parrocchie, le aziende e le associazioni, che hanno aderito a questa campagna di corresponsabilità, raccogliendo una somma importante: 75 mila 823 euro, dal 27 novembre 2020 al 6 gennaio scorso». Le offerte continuano a pervenire, tra cui una di 10mila euro da parte di una parrocchia di Perugia città.

Un primo aiuto concreto a 50 famiglie. Questa somma di denaro sarà impiegata nelle prossime settimane per iniziare a dare delle risposte concrete su tutto il territorio diocesano. «Nello specifico – spiega don Marco – ripartiremo quanto è stato donato tra il Centro di Ascolto diocesano e quelli delle sette Zone Pastorali dell’Archidiocesi, secondo il numero di abitanti di ciascuna zona. In questo modo, grazie alla generosità dei donatori e delle donatrici che hanno aderito alla campagna “Adotta un affitto”, prevediamo di aiutare una cinquantina di famiglie con un intervento medio di mille e cinquecento euro a nucleo familiare, intervento che senza i fondi della campagna non sarebbe mai stato possibile effettuare. I criteri per l’accesso al contributo saranno comunicati ai singoli Centri di Ascolto. È un segno che intendiamo lanciare su tutto il territorio diocesano, perché in momenti così difficili è importante sentirsi e agire uniti in piena sinergia».

Un punto di partenza, non di arrivo. «75 mila 823 euro sono una somma generosa e considerevole – continua don Marco – e siamo davvero grati a tutte le donne e a tutti gli uomini che hanno aderito a questo appello, manifestando un senso di grande corresponsabilità, segno di un vivo spirito di fratellanza all’interno della nostra comunità diocesana. Ma dobbiamo avere la lucidità di considerarlo come un punto di partenza, e non come un punto di arrivo, per iniziare a fronteggiare l’emergenza che abbiamo difronte, i cui segnali sono già presenti tra le famiglie del nostro territorio e che tenderà ad acuirsi nei prossimi mesi, come rilevano i nostri Centri di Ascolto».

Prorogata la campagna. «Per questo ora è il momento di unirci e di remare tutti nella stessa direzione, senza lasciare nessuno indietro – evidenzia don Marco -. Alla luce di tutto questo, abbiamo deciso di prorogare la campagna “Adotta un affitto” fino al prossimo 23 maggio, domenica di Pentecoste, con l’obiettivo di raccogliere 105 mila euro ed aiutare 70 famiglie in emergenza abitativa. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Nessuno escluso. Un grazie come sempre al nostro cardinale Gualtiero Bassetti e al vescovo ausiliare Marco Salvi per il sostegno e l’incoraggiamento, alle istituzioni e alle associazioni per il cammino in rete nella lotta alla povertà che stiamo costruendo».

Il tempo della Carità. «La campagna sarà anche un invito per i credenti a prepararsi a vivere il tempo di Quaresime e il Tempo di Pasqua con spirito di fratellanza e più in generale una opportunità per tutti di contribuire ad alleviare le sofferenze di tante persone che vivono accanto a noi. E’ il tempo della Carità», conclude il direttore della Caritas diocesana.

Fare una donazione a favore di “Adotta un affitto” è molto semplice. ONLINE da questo link dal tasto DONA ORA del sito www.caritasperugia.it o direttamente dal link della campagna https://donorbox.org/dona-ora-8-2 . Tramite BONIFICO intestato a: Fondazione di Carità San Lorenzo ONLUS, ente operativo della Caritas diocesana di Perugia, IBAN: IT30 P034 4003 0000 0000 0161 500. Tutte le offerte sono deducibili/detraibili.

A Foligno il secondo evento per il centenario della rivista San Francesco dal titolo “Parole povere, vendere e donare”

In occasione della Giornata Internazionale della Fraternità Umana, giovedì 4 febbraio, si terrà a Foligno, alle 21 in diretta streaming su sanfrancesco.org, un incontro dal titolo “Parole povere, vendere e donare”. Il secondo appuntamento, inserito tra le celebrazioni per il centenario della rivista San Francesco, vedrà la partecipazione della direttrice della Nazione, Agnese Pini, dell’economista, Carlo Cottarelli, del Ministro Provinciale della provincia italiana di San Francesco d’Assisi dei Frati Minori Conventuali, padre Franco Buonamano, e del direttore della rivista San Francesco, padre Enzo Fortunato.
Ogni mese i frati della Basilica di San Francesco in dialogo in una piazza diversa d’Italia per celebrare San Francesco e il suo passaggio. Dopo il primo incontro di Assisi prosegue il viaggio verso Foligno: piazza dove Francesco vendette i suoi beni per donare ai poveri.
L’evento verrà trasmesso sul sito sanfrancesco.org, sulla pagina Facebook e YouTube di San Francesco d’Assisi e sul canale Facebook del direttore della rivista Padre Enzo Fortunato.

Città di Castello – la festa della Presentazione del Signore nel santuario cittadino della Madonna delle Grazie

Come tradizione, il prossimo martedì 2 febbraio la Chiesa che è in Città di Castello tornerà a celebrare solennemente la festa della Presentazione del Signore nel santuario cittadino della Madonna delle Grazie. Quest’anno il programma sarà necessariamente ridotto per due motivi: le norme richieste dal protocollo per il contenimento della pandemia e i lavori che stanno interessando la cappella all’interno della quale è conservata la venerata immagine della patrona della città e della diocesi.

Il santuario di Santa Maria delle Grazie è il più antico santuario mariano altotiberino e, insieme a quello di Canoscio, il più noto e frequentato, anche da pellegrini provenienti da fuori diocesi e dall’estero.
Nel 1783 il comune di Città di Castello, che fin dal XV secolo gestiva la devozione insieme ai frati Servi di Maria e a una confraternita laicale, proclamò la Madonna delle Grazie patrona della città.
Insieme alla basilica cattedrale, nei secoli il santuario è stato il luogo della preghiera pubblica di Città di Castello: qui i cittadini, convocati ora dall’autorità religiosa ora da quella civile, si radunavano per invocare la pioggia o il bel tempo, la fine della guerra o della pestilenza, il conforto divino in occasione dei terremoti che nei secoli hanno funestato l’Alta Valle del Tevere. Qui, ogni giorni, i Castellani di oggi, così come i loro avi, continuano a pregare personalmente o comunitariamente, portando ai piedi della vergine Maria gioie e speranze, dolori e angosce. Lo si è visto anche in questo periodo di pandemia, fin dal mese di marzo dello scorso anno.
La chiesa ha assunto il suo aspetto attuale a seguito dei lavori di ricostruzione terminati negli anni ’70 del XIX secolo e seguiti al disastroso terremoto del 1789, che lesionò gravemente l’edificio. La costruzione, però, è assai più antica, dal momento che la prima pietra fu posta il 5 febbraio 1306 ad opera dei frati Servi di santa Maria, l’Ordine religioso che ha costruito sia la chiesa che il retrostante convento. I frati vi sono rimasti fino alla soppressione delle case religiose da parte del governo nel 1860 e in questo lungo periodo di tempo il loro convento ha rappresentato uno dei maggiori punti di riferimento religioso e culturale della città. Basti pensare, ad esempio, alle opere d’arte prodotte per la chiesa (le pitture di Raffaellino dal Colle oggi in Pinacoteca Comunale, ma anche le tele di Ventura Borghesi o gli affreschi di Bernardino Gagliardi ancora oggi nella chiesa), ma anche alla presenza di molti frati colti, tra i quali spiccano alcuni confessori di santa Veronica Giuliani. Nel XVIII secolo, poi, si diffuse largamente la devozione per il beato servitano Pellegrino Laziosi, canonizzato proprio grazie ad alcuni miracoli a lui attribuiti e avvenuti a Città di Castello (i relativi processi si conservano nell’archivio storico diocesano).
A motivo di questo stretto legame con la città, nel 1951 i frati, su invito del vescovo Filippo Maria Cipriani, riaprirono il loro convento, rimanendovi fino al 1962. Dal 1° gennaio 1963 la chiesa è stata eretta a parrocchia e affidata al clero diocesano, che attualmente si occupa dell’attività pastorale sia parrocchiale che di santuario.

La venerata immagine
Nel 1456 Giovanni di Piamonte, allievo di Piero della Francesca (Sansepolcro, 1412 circa-1492), dipinse l’immagine su tavola raffigurante la Vergine Maria con il Bambino fra i santi Florido e Filippo Benizi e angeli. Si tratta dell’unica opera firmata e datata da questo autore, che secondo recenti studi sarebbe di origine locale (Piamonte pare essere il nome del padre), probabilmente della zona attorno a Montedoglio. Con il maestro, Giovanni collaborò nel celebre ciclo degli affreschi con le Storie della Vera Croce nella chiesa di San Francesco di Arezzo e la sua mano è ben riconoscibile in alcune scene, tra le quali quella con il trasporto della croce.

La tavola di Città di Castello riscuote da subito l’attenzione dei devoti, al punto che nel 1480 il Comune decide di mettere a disposizione di un privato il terreno per costruire una cappella per ospitarla, nella piazza adiacente alla chiesa dei Servi di Maria. Nel 1518 si formò una Confraternita per la gestione del culto, che progressivamente si diffusa ampiamente in città, tra tutti gli strati sociali. Nel 1783 il Comune di Città di Castello proclamò la Madonna delle Grazie patrona della città. Fino al 1910 la sua immagine veniva scoperta alla venerazione in via ordinaria ogni venticinque anni; nel 1910 il nuovo, vescovo, il beato Carlo Liviero, ne dispose lo scoprimento due volte l’anno, il 2 febbraio e il 26 agosto; oggi, oltre che nelle principali festività mariane, viene scoperta il giorno 26 di ogni mese (ma questa prassi è momentaneamente sospesa a motivo dei lavori di consolidamento e restauro della cappella laterale). La devozione alla Madonna delle Grazie è ancora molto viva, come dimostrano gli ex voto che continuano a giungere, spasso in forma anonima, al santuario e i numerosi frequentatori, calcolati in circa 20.000 all’anno.

I lavori
Nello scorso mese di luglio è stato avviato il cantiere per i lavori di miglioramento sismico, adeguamento impiantistico e restauro della grande cappella laterale, che costituisce il cuore del santuario. Si tratta dell’opera più imponente dopo il rifacimento degli anni 1933-1935, sotto la direzione di Elia Volpi, e i restauri del 1976-1978, diretti da Nemo Sarteanesi. Il progetto è stato redatto dall’arch. Francesco Rosi e dall’ing. Alessandro Petrani e l’intera operazione è portata avanti dal Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici e dalla Diocesi di Città di Castello.

In questi mesi è terminata la fase di miglioramento sismico, con il consolidamento della volta e l’inserimento di appositi tiranti nella parte sovrastante la volta stessa. In tal modo si è superata la situazione di criticità che era stata messa in evidenza da una crepa apertasi in prossimità dell’angolo di sud-ovest. Attualmente i lavori stanno interessando il pavimento, con la bonifica e la realizzazione di sistemi di areazione per eliminare l’umidità; successivamente sarà installato un impianto di riscaldamento che, grazie all’installazione di una vetrata a chiusura dell’arcone di collegamento con la chiesa, ottimizzerà le condizioni climatiche e favorirà l’utilizzo della cappella come luogo della celebrazione feriale della Messa e della preghiera personale e comunitaria anche durante i mesi invernali.

L’ultima fase riguarderà il restauro di alcuni interessanti elementi artistici. Il primo è l’ingresso della cappella che si apre su Piazza Servi di Maria, decorato da un elegante e solenne portale cinquecentesco in pietra arenaria, che attualmente versa in condizioni di degrado. Il secondo è il ciclo di affreschi, della prima metà del secolo XVII (ante 1643), realizzato dal pittore tifernate Bernardino Gagliardi (1609-1660). Si tratta di un interessante ciclo pittorico-narrativo della vita della vergine Maria secondo la narrazione dei vangeli apocrifi, dall’annuncio della nascita della figlia a Gioacchino fino all’annunciazione della nascita di Gesù a Maria, per un totale di sette scene disposte sul lato sinistro e ai lati dell’altare; sul fianco destro, ai lati di ciascuna finestra, le pitture proseguono con la raffigurazione di santi, dottori della Chiesa e teologi che hanno sviluppato la mariologia, raffigurati con libri che contengono citazioni dai loro scritti. L’intero ciclo versa in cattivo stato di conservazione, anche a motivo di antiche infiltrazioni d’acqua.

I lavori sono stati iniziati grazie a un finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana (derivante dai fondi dell’8×1000), che copre parte della spesa necessaria. Per la parte rimanente – in particolare per gli interventi di restauro del portale laterale e degli affreschi – la Diocesi di Città di Castello e la parrocchia fanno appello alla cittadinanza, affinché voglia sostenere un importante lavoro di recupero di uno dei luoghi identitari della città. La Madonna delle Grazie, infatti, è patrona di Città di Castello e della diocesi e fin dal momento in cui la venerata immagine fu dipinta il legame tra questa devozione e la città intera è espresso dalla presenza della raffigurazione del profilo cittadino sostenuto da un angelo e indicato dalla vergine Maria e da san Florido a Gesù affinché Benedica Città di Castello e i suoi abitanti.

In un momento come quello attuale, in cui si avverte un diffuso bisogno di ripresa della vita sociale, recuperare uno dei principali luoghi-simbolo della città significa riappropriarsi di una storia e riproporre i valori di solidarietà, inclusione e coesione sociale che essa esprime ormai da 565 anni.

Il programma del 2 febbraio 2021 nel Santuario della Madonna delle Grazie:
ore 8.15: Lodi mattutine;
ore 8.30: S. Messa;
ore 18: S. Messa presieduta da S.E. Mons. Domenico Cancian, vescovo diocesano; le persone di vita consacrata della diocesi (ordini, congregazioni, istituti secolari) rinnoveranno i voti in occasione della XXV giornata della vita consacrata.

Essendo impossibile lo scoprimento della venerata immagine, sarà esposta una copia fotografica stampata su legno realizzata dalla Bottega Tifernate.

Spoleto – Domenica 7 febbraio 2021 raccolta straordinaria di alimenti per i profughi in Bosnia. L’urgente appello dell’arcivescovo Boccardo ai cristiani e a tutti gli uomini e donne di buona volontà. Il Presule: «La grave emergenza sanitaria che stiamo affrontando non deve farci dimenticare i tanti fratelli e sorelle che bussano alle porte dell’Europa e chiedono assistenza ed aiuto»

Appello urgente dell’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo alle Comunità parrocchiali, ai Santuari, ai Monasteri, alle Case Religiose e agli uomini e donne di buona volontà dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia: «Regaliamo a papa Francesco per i migranti in Bosnia-Erzegovina – afferma il Presule – l’aiuto materiale che raccoglieremo nelle nostre comunità domenica 7 febbraio prossima. Chiedo ad ogni parrocchia di organizzare, specialmente con la collaborazione preziosa e competente dei volontari Caritas, il servizio di raccolta durante tutto l’arco della giornata: è necessario e urgente cibo in scatola (carne, tonno, pelati, fagioli, zucchero, latte in polvere, ecc.). La Caritas diocesana provvederà poi a farlo pervenire al Papa il quale, attraverso l’Elemosineria Apostolica, sta garantendo assistenza concreta a quelle popolazioni».

«La grave emergenza sanitaria che stiamo affrontando – prosegue l’Arcivescovo – non deve farci dimenticare i tanti fratelli e sorelle che bussano alle porte dell’Europa e chiedono assistenza ed aiuto: la cosiddetta “rotta balcanica” – che inizia in Grecia e termina in Italia o in Austria – vede bloccate in vari campi profughi migliaia di persone in condizioni igieniche pessime, con gravi rischi per la salute fisica e psichica, tanto più con l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. E tutto ciò nell’indifferenza della comunità internazionale e nel silenzio dei mezzi di comunicazione. Come cristiani, non possiamo rimanere silenziosi e indifferenti di fronte a tanta sofferenza e tanta ingiustizia. Vorremmo dunque dare il nostro piccolo contributo per alleviare almeno in piccola parte la fame di tanti bambini, donne e uomini che hanno perso tutto e devono ora rischiare anche la vita. Mi rivolgo pertanto a tutte le persone di buona volontà: fin da ora, e anche a nome dei beneficiati, vi dico un grande grazie, ricordando con voi la parola del Signore: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me… E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (cf Mt 25, 40. 6, 18)».

Di questa colletta straordinaria ne viene data comunicazione in tutte le parrocchie della Diocesi nelle Messe festive del 30 e 31 gennaio 2021.

Perugia – celebrazione eucaristica in cattedrale a conclusione della solennità del Santo patrono Costanzo.

Con la celebrazione eucaristica in cattedrale, la sera del 29 gennaio, conclusa la solennità del Santo patrono Costanzo, vescovo e martire, fondatore della comunità cristiana perugina.
Il cardinale Gualtiero Bassetti nell’omelia: «Nel nome di san Costanzo, l’invito che mi sento di fare alla città durante questa pandemia è semplice ma forte: non bisogna mai perdere la Speranza…». «L’incremento della diffusione del virus a Perugia e nella zona del Trasimeno, non può non suscitare inquietudine e anche molti interrogativi».
L’OMELIA INTEGRALE
Carissimi fratelli e sorelle,
ieri sera poco dopo la celebrazione dei primi vespri nella Chiesa di san Costanzo mi sono tornate alla mente le parole del profeta Isaia quando dice: “sentinella quanto resta della notte? (Is 21, 11). In Chiesa avevo di fronte a me solo poche persone a causa della pandemia e ho ripensato a quando, durante il primo confinamento, per molte domeniche ho celebrato davanti a una telecamera. È stata un’esperienza molto dolorosa. Come pastore sento moltissimo la mancanza del popolo di Dio: uomini, donne e bambini che non sono certamente un pubblico di spettatori ma sono invece un popolo sacerdotale, profetico e regale. Come ci insegna la Lumen Gentium è la stessa Chiesa universale che si presenta come “un popolo adunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Perciò anche in questo difficile periodo segnato dalla notte della pandemia non possiamo dimenticare che siamo un unico popolo che vive, gioisce e soffre insieme.
In nome dell’unico Signore della Storia siamo anche chiamati insieme a fare sacrifici e rinunce. Quest’anno la solennità del santo patrono Costanzo la festeggeremo senza luminarie ma con gesti autentici di carità e soprattutto con l’intimità della preghiera: chiediamo al nostro patrono l’intercessione per tutte le difficoltà che stiamo attraversando e per tutti i nostri cari che sono morti a causa dell’epidemia (nella nostra piccola umbria ci avviciniamo a 800 decessi). Stiamo attraversando indubbiamente un lungo periodo di sofferenza e di smarrimento perché nessuno è in grado di dirci a che punto siamo della notte. Ma sono altrettanto sicuro che se conserviamo salda la nostra fede “l’alba arriverà”. E quell’alba sarà una risurrezione.

Non casualmente, nella prima lettura di oggi, Isaia afferma che il Signore lo “ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri” e “a consolare gli afflitti”. Mai come in questo momento le parole del profeta sono straordinariamente attuali per la città di Perugia.
I dati della pandemia sulla nostra città, infatti, non possono non destare preoccupazione e timore. L’incremento della diffusione del virus a Perugia e nella zona del Trasimeno, in maggiore misura rispetto alle altre zone della regione, non può non suscitare inquietudine e anche molti interrogativi sul nostro stile di vita. Come arcivescovo di questa diocesi mi sento di dover esortare tutti i fedeli ad esercitare la virtù cardinale della prudenza.

Una virtù importantissima per la condotta morale di ogni cristiano che non significa, come alcuni pensano, che l’uomo prudente è un uomo poco coraggioso o addirittura un vile. La prudenza, all’opposto, invita il cristiano a discernere, in ogni circostanza della vita, qual è il vero bene alla luce della sapienza di Dio. La prudenza esorta il cristiano a comportarsi in modo realistico senza farsi trascinare dalle passioni e a difendere, sempre, i più deboli.

Cari fratelli e sorelle occorre salvaguardare i nostri anziani, i nostri malati, i nostri disabili.
Ma occorre difendere anche le nostre famiglie, le nostre aziende e le nostre comunità dalla crisi economica causata dalla pandemia. Non possiamo permettere che si affermi una mentalità individualista nei confronti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle più fragili. E al tempo stesso non possiamo abbandonare tutti coloro che stanno soffrendo a causa della crisi economica.
Per questi motivi siamo chiamati ad annunziare la buona novella con ancora più amore e soprattutto con più creatività.

Ricordandoci, come ci ammonisce il Vangelo di oggi, di amarci gli uni gli altri come Gesù ha amato noi e, soprattutto, che è stato il Signore a sceglierci e non c’è nessun particolare merito nostro nell’avere aderito a Cristo. Oggi siamo chiamati a farci testimoni dell’amore di Dio come ha fatto il nostro Santo Patrono Costanzo che, con la predicazione e il martirio, portò i nostri padri alla conoscenza di Cristo e fece nascere, fecondata dal suo sangue, questa nostra Chiesa, che ancor oggi continua ad annunciare Cristo e a proclamare le meraviglie di Dio.

Costanzo fu autentico annunciatore del Vangelo, portando il lieto annuncio della salvezza, fasciando le piaghe dei cuori spezzati. Dal suo martirio e dai frutti della sua vita santa, emerge la vera identità della città di Perugia fondata sulla testimonianza dei nostri santi, perché le nostre radici sono profondamente cristiane. Perugia è stata nei secoli una città operosa, solidale e accogliente che, tutti assieme, dobbiamo amare, valorizzare e consegnare alle future generazioni. Questa città ha sempre dato ampia importanza al rispetto tra i popoli e alla solidarietà. Perugia è sempre stata, sin dalle sue origini, uno straordinario crocevia di esperienze umane e di storie diverse.

Nel nome di san Costanzo, l’invito che mi sento di fare alla città durante questa pandemia è semplice ma forte: non bisogna mai perdere la Speranza. Anche se oggi non sappiamo rispondere alla domanda che abbiamo rivolto alla sentinella sulla durata della notte, noi sappiamo certamente che la luce risorgerà e quella luce è Cristo.

In questo periodo dobbiamo convivere ancora con un nemico: il virus. Non è sufficiente. Dobbiamo ribaltare anche il nostro modo di pensare. Occorre un nuovo stile di vita che domani ci permetterà di mettere al centro della nostra esistenza una fede più limpida e, al tempo stesso, la testimonianza di un amore fraterno più solido e puro.

Gualtiero Card. Bassetti

Perugia: Celebrati i Primi Vespri della vigilia della festa del Santo Patrono Costanzo presieduti dal cardinale Gualtiero Bassetti.

«E’ giusto rispettare ogni precauzione per contrastare la diffusione del virus e non creare particolari affollamenti. Benché la comunità ecclesiale e la municipalità cittadina lo onorino anche quest’anno con una serie di iniziative, ci troviamo in pochi, fisicamente, a ricordare stasera il Patrono presso il luogo della sua sepoltura, dove da molti secoli sono soliti recarsi i perugini per pregare e far memoria della loro lunga storia». E’ quanto ha evidenziato il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti all’omelia dei Primi Vespri della vigilia della festa di san Costanzo, vescovo e martire, Patrono di Perugia e dell’Archidiocesi, celebrati insieme al vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e ai sacerdoti dell’Unità pastorale della Parrocchia di San Costanzo, giovedì sera 28 gennaio, nella basilica intitolata al Santo. Pochi i fedeli presenti nel rispetto delle norme sanitarie per prevenire il contagio da Covid-19. L’Amministrazione comunale era rappresentata dal sindaco Andrea Romizi e dall’assessore comunale alle Politiche sociali Edi Cicchi.

«Con la celebrazione del Vespro ricordiamo a san Costanzo le necessità della nostra comunità – ha proseguito il cardinale Bassetti –, che sono, da sempre, quelle di una crescita nella fede e nella forza che viene dal Vangelo. La Parola del Signore ci viene incontro attraverso la voce del salmista: “Nell’angoscia ho gridato al Signore; mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo”. E’ la testimonianza dell’uomo di fede che, dinanzi all’impotenza delle azioni umane, si rivolge direttamente a Dio per chiedere aiuto… Le parole di speranza che ci giungono dalla Sacra Scrittura parlano di un continuo intervento di Dio nella storia umana: presenza di amore e di salvezza».

«La pandemia, in questo ultimo anno – ha commentato il presule –, ha reso più complicato essere vicino alla gente, portare una parola di amicizia e di perdono. La chiusura delle chiese prima, e le severe norme di contenimento poi, hanno visto i luoghi di pietà svuotarsi pian piano; un po’ per paura, un po’ per la difficoltà degli spostamenti. Nonostante ciò, la nostra vita di fede e di pietà non è venuta meno. Si è pregato nelle famiglie o grazie ai collegamenti via internet. Le chiusure non hanno impedito del tutto la possibilità di esprimere un minimo di vita religiosa collettiva, ma certo l’hanno condizionata molto. Non è venuto meno nemmeno lo spirito di carità. Anzi, i mesi scorsi hanno visto l’impegno della nostra Caritas diocesana aumentare notevolmente, come sono aumentati gli sforzi per venire incontro alle tante esigenze di alcune fasce della popolazione, sempre più povere e sfinite».

Il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione, ha esortato i fedeli – come ha scritto nella lettera alla comunità diocesana in occasione della festa del Santo patrono Costanzo – «a riprendere in mano il Vangelo, a sostenere come Maria di Betania ai piedi del Maestro, per ascoltare le sue parole, per meditarle nel cuore, o semplicemente guardarle con gli occhi della fede, nella gioiosa consapevolezza che Lui ci precede sempre con lo sguardo e l’amore».