Perugia: “Essere laici pensanti”, un tema di grande attualità al centro delle celebrazioni del 65° della nascita dell’“Istituto Conestabile – Piastrelli”

«In questi 65 anni, l’Istituto Conestabile-Piastrelli è stato senza dubbio un punto di riferimento per la vita culturale perugina, elemento di incontro tra società civile e religiosa, stimolo e fucina di studi e di crescita. Credo di poter affermare che, nel lungo e generoso “servizio culturale” svolto dal vostro Istituto, nel segno dell’apertura al mondo, ci sia stato il tentativo di cogliere gli aspetti positivi che, da più parti, hanno risvegliato in tanti credenti la necessità di un confronto con i grandi problemi che assillano l’umanità». A sottolinearlo è il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti nel suo intervento di saluto al convegno online celebrativo del 65° anniversario della nascita dell’“Istituto Conestabile della Staffa-Piastrelli” di Perugia dal titolo: “Essere laici pensanti”, tenutosi lo scorso fine settimana, in diretta Facebook (@IstitutoConestabilePiastrelli) e sul canale Youtube “Istituto Conestabile – Piastrelli”.

Ruolo di fermento e sollecitazione. «“Essere laici pensanti” – ha ricordato il prof. Gianfranco Maddoli, presidente dell’Istituto – sono le parole del fondatore, mons. Luigi Piastrelli, per ripensare l’attuale presenza dell’Istituto nella società e nella Chiesa, verso una comune crescita umana. In una Chiesa che viene continuamente esortata dal Papa ad essere “Chiesa in uscita”, l’Istituto richiama i laici cattolici a formarsi e confrontarsi in dialogo costruttivo con il pensiero moderno e il mondo dei cosiddetti non-credenti, e insieme a far crescere la consapevolezza e la coerenza evangelica all’interno delle tante comunità ecclesiali. L’Istituto ha sempre svolto dal 1955 all’interno di Perugia e dell’Umbria un ruolo di fermento e sollecitazione attraverso iniziative pubbliche e formazione di cittadini impegnati nelle diverse professioni e nella vita civile, fedeli allo spirito del fondatore che fin dalla lontana stagione del Modernismo operò, all’interno della Chiesa, per l’incontro di questa con la cultura contemporanea».

I relatori. Al convegno, i cui lavori sono stati introdotti dallo stesso presidente Maddoli, sono intervenuti, oltre al cardinale Bassetti, gli storici Luciano Tosi e Mario Tosti, la psicologa ed accademica Nella Borri e i monsignori Saulo Scarabattoli e Fausto Sciurpa.

Cristiani, l’anima mundi. Rivolgendosi ai relatori e al nutrito e qualificato pubblico online, il cardinale Bassetti ha detto loro: «La testimonianza della vita, della fede e della carità della cultura si pone come via maestra per manifestare Cristo agli altri. In definitiva, i cristiani non sono altro che l’“anima mundi” indicata dalla Lettera a Diogneto».

Confronto con istanze culturali e sociali. Soffermandosi sui due ispiratori dell’Istituto, Bassetti ha poi commentato: «È giusto ricordare due belle figure di cristiani pienamente inserite nel loro contesto storico: Giancarlo Conestabile della Staffa e mons. Luigi Piastrelli, un laico e un sacerdote che hanno saputo vivere appieno, ciascuno nel suo ambito, la vocazione di discepoli del Signore. Il loro impegno nella società perugina, a servizio dei giovani studenti universitari e dei laureati cattolici, ha testimoniato tutto l’interesse della Chiesa per l’educazione dei giovani e la formazione di coscienze capaci di resistere a intemperie di ogni genere. Quest’Istituto – ha aggiunto il cardinale – ha rappresentato e ancora rappresenta, nella storia della nostra Chiesa e della città di Perugia, il tentativo di confrontarsi con le istanze culturali e sociali dei tempi moderni, manifestando il volto di una comunità ecclesiale aperta al divenire della storia umana e non rinchiusa in recinti culturali insuperabili, come auspica sempre il magistero di papa Francesco. Vi ringrazio per il vostro impegno e la continua ricerca del dialogo con tutti gli uomini di buona volontà. Come ci ha ricordato il Papa nell’enciclica Fratelli tutti, “è necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui”».

Anno “Famiglia Amoris leatitia”. In Umbria avvio comune per tutte le Diocesi il 19 marzo nel Duomo di Orvieto con una Messa concelebrata da tutti i Vescovi della Regione.

Venerdì 19 marzo 2021 saranno cinque anni dalla pubblicazione dell’Amoris laetitia, l’Esortazione apostolica di papa Francesco sulla bellezza e la gioia dell’amore familiare. In questo stesso giorno si inaugura l’Anno “FAMIGLIA AMORIS LAETITIA” voluto proprio dal Pontefice per raggiungere ogni famiglia attraverso proposte di tipo spirituale, pastorale e culturale.

In Umbria, avvio di questo speciale anno nel Duomo di Orvieto. La Consulta della pastorale familiare della Conferenza episcopale umbra (Ceu) – coordinata dai coniugi Tania e Fortunello Mencarelli della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e da don Fabrizio Crocioni dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve –, in risposta all’Assemblea ecclesiale regionale celebrata del 2018, ha pensato che l’avvio di questo speciale anno per le Diocesi dell’Umbria potesse avvenire insieme. La proposta è stata illustrata ai Vescovi umbri i quali, con gioia, l’hanno accolta. Ed allora il 19 pomeriggio, alle ore 17.00, tutti i Vescovi dell’Umbria concelebreranno una solenne liturgia nella Cattedrale di Orvieto presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana. La scelta è caduta su Orvieto in quanto quel giorno la Città sulla rupe celebra il Patrono S. Giuseppe. Ogni Diocesi sarà presente con una delegazione di tre/quattro famiglie. La Messa verrà trasmessa in diretta dall’emittente Maria Vision sul canale 602 del digitale terrestre e il segnale verrà rilanciato anche dei mezzi di comunicazione e dai social delle singole Diocesi.

Le dichiarazioni del Vescovo Sorrentino, delegato Ceu per la famiglia. «La famiglia – afferma mons. Domenico Sorrentino arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e delegato Ceu per la pastorale familiare è la cellula della società e il grembo dell’amore. Senza famiglia non c’è futuro e abbiamo urgente bisogno di riscoprirla. In questo tempo di pandemia, poi, stiamo constatando quanto essa sia necessaria. Abbiamo bisogno – prosegue il presule – del calore e dello stare insieme. Iddio è in qualche modo famiglia Egli stesso perché incarnandosi in Gesù ci ha rivelato il suo volto familiare. Ed è per questo che venendo in mezzo a noi ha voluto scegliere proprio una famiglia, quella di Nazareth. E la Chiesa – afferma ancora mons. Sorrentino – è nel mondo come la famiglia di Dio. Dobbiamo riprendere questo cammino. E il Papa per far ciò ha voluto che per un anno intero meditassimo l’Amoris laetitia: lo faremo a livello regionale con iniziative che comunicheremo per tempo e a livello diocesano. Come Chiesa cerchiamo di restituire la famiglia alla sua verità e di restituire la famiglia alla società. È il nostro compito, è il nostro dovere ma – conclude il presule – direi anche la nostra gioia, Amoris laetitia, la gioia dell’amore».

Presentazione online, il 15 marzo, del volume “Le radici di una vocazione. I primi maestri del card. Bassetti…” di Quinto Cappelli, pubblicato dalle Edizioni San Paolo

«Don Pietro Poggiolini e don Giovanni Ca­vini sono stati due preti fondamentali per la mia fede e la mia scelta di vita consacrata». Così il cardinale Gualtiero Bas­setti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, apre la sua prefazione al volume dal titolo: “Le radici di una vocazione. I primi maestri del card. Bassetti: don Pietro Poggiolini e don Giovanni Cavini” di Quinto Cappelli, per i tipi delle Edizioni San Paolo (Milano 2021, pp. 395).

Si tratta di un ampio, ricco e profondo studio su un periodo storico ancora poco frequentato e, al contrario, stra­ordinariamente fecondo per una riflessione anche contemporanea sull’essere prete oggi.

La storia dei due sacerdoti-maestri del futuro presidente della Cei non è, come lo stesso Bassetti scrive, «un fat­to privato e non riguarda esclusivamente la mia vicenda personale; la loro storia illustra uno spaccato di vita della Chiesa italiana, dal punto di vista di una ‘periferia’: la Chiesa di montagna, dalla fine dell’Ottocento lungo quasi tutto il ventesimo secolo […]. Ringrazio Dio di averli posti all’inizio del mio cammi­no di fede e della mia vocazione al sacerdozio. Insieme all’esempio dei miei genitori, Flora e Arrigo, mi hanno trasmesso, col timor di Dio, una fede semplice, ma robusta, manife­stata nel rispetto degli altri e nella solidarietà verso tutti».

Quinto Cappelli – laureato in Teologia e in Pedagogia, giornalista e corrispondente dalla Romagna dei quotidiani Avvenire e Il Resto del Carlino – con finezza di studioso e abilità nella ricostruzione di un’intera epoca, fa rivivere davanti al lettore due figure di sa­cerdoti che, come anche furono don Milani e don Mazzolari, sono stati maestri di fede per­sonale e di popolo, ed educatori di chi hanno incrociato sulla loro strada. «L’umanità di questi sacerdoti – sottolinea l’arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci, nella presentazione – è stata la porta attraverso la quale è passato il Vangelo»

La prima e la seconda parte del volume racconta i preti che stanno alle radici della vocazione del cardinale Bassetti, don Poggiolini (nella diocesi romagnola di Modigliana), che l’ha battezzato e ha formato la sua famiglia, e don Cavini (nella diocesi di Firenze), che gli ha fatto la scuola media nella canonica. Questi e altri preti di quell’epoca sono gli “altri don Milani” che hanno fatto scuola ai contadini e ai montanari, entrando in dialogo con don Mazzolari e col priore di Barbiana. Il libro si chiude con un capitolo sul car­dinale Bassetti, aggiornato al drammatico evento della malattia per covid-19, che l’ha colpito e da cui è guarito proprio poco prima che l’opera di Cappelli andasse in stampa.

“Le radici di una vocazione”, in distribuzione dallo scorso febbraio in tutte le librerie cattoliche d’Italia, sarà presentato online lunedì 15 marzo, dalle ore 17 alle 18, dal canale You Tube e dalla pagina facebook della Libreria San Paolo Laterano di Roma (https://www.youtube.com/channel/UCtfHFtWEZWnHj1CKMWcMRmQ ; https://www.facebook.com/libreria.sanpaolo.sangiovanniroma/ ).

Alla presentazione interverranno il cardinale Bassetti, il direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio e l’autore, introdotti e moderati dal giornalista Alessandro Rondoni, direttore del Centro comunicazioni sociali della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna e della diocesi di Bologna.

Celebrazione eucaristica delle “24 ore per il Signore” presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti: «L’intensa preghiera a Dio Padre ci aiuti in questa interminabile pandemia». L’appello alla politica: «accelerare il più possibile i processi decisionali circa i vaccini»

nella concattedrale dei Ss. Gervasio e Protasio.
Il presule:

«La situazione drammatica in cui ci troviamo, e che coinvolge tutto il mondo, chiede a noi credenti, attraverso la voce del Santo Padre Francesco, di dedicare 24 ore di intensa preghiera a Dio Padre». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nell’omelia della celebrazione eucaristica delle “24 Ore per il Signore” di domenica 14 marzo, nella concattedrale dei Ss. Gervasio e Protasio di Città della Pieve presieduta insieme all’arciprete don Simone Sorbaioli, che ha spiegato il significato di questa giornata di preghiera ai fedeli convenuti nel rispetto delle norme sanitarie per prevenire il contagio da Covid-19.
Questa giornata di particolare raccoglimento spirituale, ha proseguito il cardinale, «è il motivo della mia presenza insieme a voi, insieme alla gioia di aver conferito il ministero dell’accolitato al carissimo Claudio Farina, uno dei nostri giovani che frequentano il Seminario regionale di Assisi. Tutti insieme imploriamo, fiduciosi, Dio, Padre di misericordia, affinché ci protegga e ci liberi da ogni male e ci aiuti in questa interminabile pandemia».
Pregare per alleviare le criticità. «Vogliamo pregare, oltre che per i malati – ha detto il presule –, per coloro che li assistono, per i loro familiari e per quanti sono colpiti dalle varie criticità di questo periodo, che, oltre all’aspetto sanitario, riguardano anche la situazione del mondo del lavoro e della scuola per quanto concerne ragazzi e giovani. E infine vogliamo ringraziare il Signore per tutti coloro che, a livello di Caritas e di volontariato, si stanno prodigando con generosità e competenza».
Appello alla politica regionale e nazionale. «Chiediamo con tutte le nostre forze alla politica regionale e nazionale – ha evidenziato Bassetti – di accelerare il più possibile i processi decisionali circa i vaccini per una loro rapida somministrazione, soprattutto agli anziani e ai soggetti fragili».
Ambienti parrocchiali per le vaccinazioni. Il cardinale Bassetti, in qualità di presidente della Cei, nei giorni scorsi, dopo essersi consultato con i vescovi, ha dato indicazione di mettere a disposizione per le attività di vaccinazione gli ambienti parrocchiali e di comunità religiose non riservati alla preghiera e al culto.
Nessun Paese venga escluso dalla vaccinazione. «Quella della vaccinazione, a livello mondiale – ha concluso il cardinale –, è l’unico modo di risollevarsi da questa peste che sta colpendo il mondo. Se rimanessero zone di ombra sul pianeta circa la somministrazione del vaccino, con la velocità che questo virus ha di colpire, di trasformarsi e di propagarsi, rimarremmo tutti sotto l’incubo che possano susseguirsi altre fasi di epidemia».

Preghiera per chiedere la liberazione dalla pandemia. L’arcivescovo Boccardo: «Siamo grati alla ricerca degli scienziati e alla medicina, ma vogliamo non dimenticare che c’è un padre, Dio, che si prende cura dei suoi figli»

Domenica 14 marzo 2021, ad ideale coronamento dell’iniziativa “24 ore per il Signore”, in tutte le chiese dell’Umbria si è tenuta una giornata di preghiera per implorare dal Dio della misericordia la protezione e la liberazione da ogni male, in particolare per invocare la fine della pandemia da Covid-19. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha celebrato la Messa nella Basilica Cattedrale di Spoleto.

Nell’omelia il Presule ha ricordato che «Gesù è colui che trasforma, che sa dare fiducia, che manifesta un rispetto capace di abbracciare anche l’imperfezione. Non rifiuta nessuno, accoglie senza condizioni. Guardando a lui, alla sua croce, noi scopriamo come si separa il bene dal male, come camminare nella verità. Dinanzi alla sua croce – ha proseguito mons. Boccardo – tutte le maschere cadono automaticamente, non ci possiamo più nascondere». E allora l’invito dell’Arcivescovo ai fedeli presenti è stato quello di rifiutare la penombra e le convenienze per venire alla luce e fare le opere di Dio. Poi, la supplica per la fine della pandemia da Coronavirus: «Preghiamo – ha detto il Presule – per implorare la difesa dal male: siamo grati alla ricerca degli scienziati e alla medicina, ma vogliamo allo stesso tempo non dimenticare che c’è un padre, Dio, che si prende cura dei suoi figli. E allora bussiamo al suo cuore chiedendogli che ci liberi dalla pandemia che attanaglia il mondo, ma anche della diffidenza, dalla paura e dalla mancanza di fiducia; chiediamogli di accompagnare il cammino dei ricercatori e degli scienziati, di illuminare i governanti, di prendersi cura dei malati, di curare tutte le ferite, di allontanare il male dal nostro cuore, di liberarci dall’egoismo e dall’autosufficienza. A ciascuno di noi, infine, è richiesto in questo tempo un supplemento di generosità e di sapienza: questa è la “medicina” da inventare ogni giorno nelle nostre case».

Città di Castello – la “24 ore per il Signore”,

Anche la chiesa diocesana di Città di Castello ha risposto all’invito di papa Francesco che, nel messaggio per la Quaresima, invita ogni credente, di fronte all’immensa sofferenza di questo periodo, a confidare nella preghiera: “Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti!
Sabato 13 marzo si terrà l’iniziativa “24 ore per il Signore” per dare espressione alla necessità della preghiera”.
Vista la congiuntura del momento – che obbliga il contingentamento dei posti – non si terrà la preghiera in una sola chiesa, ma dalle ore 8 alle 18, l’Adorazione Eucaristica si terrà nelle chiese di S. Francesco in Città di Castello, di San Giuseppe alle Graticole e in quella degli Zoccolanti.
Saranno disponibili sacerdoti per le confessioni. Chi lo desidera può aggiungersi in vari momenti nelle chiese suddette, ricordando che si può partecipare anche all’Adorazione perpetua nella Chiesa di San Giustino e in quella di Trestina.
A conclusione della giornata mons. Domenico Cancian celebrerà la Santa Messa sabato 13 marzo alle ore 18 nella chiesa degli Zoccolanti.

Il tempo che stiamo vivendo è carico di sofferenza: ci invita alla riflessione e alla conversione che è superamento delle nostre chiusure ed egoismi, abbandono fiducioso alla misericordia di Dio diventando anche noi misericordiosi. Nel suo messaggio il Papa ci dice che: “la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita… Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio”. È con questo spirito che si vuole vivere la preghiera di Adorazione eucaristica durante la “24 ore per il Signore”.

Domenica 14 marzo, ad ideale coronamento delle “24 ore per il Signore”, nelle chiese della diocesi (come in tutte quelle dell’Umbria) si svolgerà una giornata di preghiera per implorare dal Dio della misericordia la protezione e la liberazione da ogni male,

Spoleto-Norcia partecipa al progetto “Bellezza e Speranza per tutti” promosso dalla Conferenza episcopale italiana per la costituzione di un Parco Culturale Ecclesiale

L’Archidiocesi di Spoleto-Norcia ha dichiarato alla Conferenza episcopale italiana (Cei) la manifestazione di interesse a partecipare al progetto “Bellezza e Speranza per tutti” per la costituzione di un Parco Culturale Ecclesiale. Ciò è avvenuto con una lettera dell’arcivescovo Renato Boccardo in data 25 gennaio 2021 e indirizzata all’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei.

Il progetto della Conferenza episcopale italiana. L’istituzione dei Parchi o Reti Culturali Ecclesiali (PCE) è un’iniziativa nazionale della Conferenza Episcopale Italiana volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la capacità progettuale, organizzativa e operativa delle Diocesi italiane nei settori della cultura, della custodia del creato e del turismo sostenibile. Il progetto mira a riconoscere il protagonismo delle Chiese locali diocesane già attive con azioni di pastorale integrata che producono ricadute positive e processi virtuosi nei territori ampi e plurali del Bel Paese, capaci di affermare il primato della cultura e la centralità della persona, in sintonia con le comunità locali di appartenenza. Il riconoscimento dei Parchi o Reti Culturali Ecclesiali intende porsi dunque come un sostegno concreto a quelle iniziative di Chiesa in uscita che testimoniano un impegno di interesse pubblico per la crescita umana e sociale in sintonia con l’ambiente, attraverso l’integrazione dei beni culturali e dei patrimoni materiali e immateriali, finalizzate a creare opportunità di benessere individuale e collettivo, occupazione qualificata per i giovani e nuovi modelli di coesione. In sintesi gli obiettivi sono: stimolare la piena valorizzazione delle esperienze di pastorale integrata; sollecitare le comunità locali a considerare la dimensione di evangelizzazione, di pari passo allo sviluppo culturale, quale paradigma di sostenibilità economica e sociale; valorizzare i beni culturali, ecclesiali e altri ricevuti in affidamento, materiali e immateriali; promuovere buone pratiche di custodia del creato; favorire una relazione positiva tra comunità locali e qualsiasi forma di migrante, sia esso viandante, pellegrino, viaggiatore o turista; contribuire alla piena realizzazione di filiere dell’accoglienza e dell’ospitalità, nello stile dell’accessibilità universale; generare i presupposti per la nascita e lo sviluppo di startup innovative».

Gruppo di lavoro. Nella lettera inviata alla Conferenza episcopale italiana mons. Boccardo ha anche indicato il gruppo di lavoro per la compilazione del dossier di candidatura dell’Archidiocesi. È costituito da: Anna Rita Cosso coordinatrice laica, don Vito Stramaccia responsabile religioso, don Pier Luigi Morlino, Silvia Antonelli, mons. Giampiero Ceccarelli, Francesco Carlini, Silvia Quaranta e Alfonso Raus.

La santità femminile. «Una delle chiavi di accesso al Parco culturale ecclesiale – afferma Anna Rita Cosso, coordinatrice laica – può essere a nostro avviso la Santità femminile che ispira e avvolge diversi luoghi dell’Archidiocesi: pensiamo, ad esempio, a Cascia e Roccaporena con Santa Rita, a Montefalco con Santa Chiara della Croce, a Norcia con Santa Scolastica e alle Sante paciere di questo territorio, senza dimenticare naturalmente i Santi Benedetto e Francesco e gli altri Santi».

A Città della Pieve le “24 ore per il Signore” con il cardinale Gualtiero Bassetti. Alcune iniziative spirituali promosse nella giornata di domenica 14 marzo presentate dal parroco e arciprete della concattedrale don Simone Sorbaioli

Domenica 14 marzo, IV di Quaresima, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti sarà nella concattedrale dei Ss. Gervasio e Protasio di Città della Pieve (ore 10.30), per la celebrazione eucaristica nella giornata delle “24 ore per il Signore”; giornata dedicata dai Vescovi dell’Umbria alla preghiera in tempo di pandemia. La celebrazione presieduta dal cardinale – che verrà trasmessa in diretta sulla pagina facebook Amici dell’Oratorio di Città della Pieve – sarà preceduta dalla S. Messa (ore 8.00) nella chiesa del monastero delle Clarisse di Santa Lucia, dove si terrà anche l’adorazione eucaristica. La giornata pievese delle “24 ore per il Signore” proseguirà nel pomeriggio, con le confessioni nella concattedrale (ore 16.00) e l’adorazione eucaristica, e si concluderà con la S. Messa vespertina (ore 18.00).

Ad annunciare programma e finalità della giornata di domenica prossima è il parroco e arciprete della concattedrale don Simone Sorbaioli. «Da alcuni anni il Santo Padre Francesco – ricorda il sacerdote – indice in seno alla Quaresima le “24 ore per il Signore”, un tempo particolare di preghiera, personale e comunitaria, per riscoprire, vivere il sacramento della riconciliazione. Noi, nella nostra comunità parrocchiale, abbiamo cercato di accogliere questo invito del Papa promuovendo alcune iniziative spirituali in presenza, nel rispetto delle norme sanitarie per il contenimento del contagio da Covid-19».

«Sempre domenica 14 marzo – annuncia don Simone Sorbaioli – i vescovi umbri hanno associato a questa giornata la preghiera per le persone che stanno soffrendo per la pandemia, sia perché colpite dalla malattia sia perché ne subiscono gli effetti indirettamente».

«Siamo anche particolarmente contenti che il nostro cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti – commenta il sacerdote – abbia scelto di vivere con noi la giornata delle “24 ore per il Signore”; in particolare presiederà la celebrazione eucaristica delle ore 10.30, nella nostra concattedrale. Durante la celebrazione verrà benedetta l’acqua da consegnare alle famiglie per la benedizione pasquale. Quest’anno abbiamo chiesto ai fedeli di viverla, seppur in comunione, in seno alla propria casa perché noi sacerdoti non potremo compiere, a causa della pandemia, la consueta visita alle famiglie nell’imminenza della Pasqua».

«Un altro evento gioioso, che caratterizzerà la giornata di domenica prossima – conclude don Simone Sorbaioli – sarà il conferimento del ministero dell’accolitato a Claudio Farina, uno dei seminaristi della nostra Diocesi prossimo all’ordinazione diaconale che presta servizio da noi quest’anno. Per tutto questo ringraziamo il Signore e gli chiediamo sempre il dono della comunione ecclesiale e il dono di poter aprire il cuore alla sua volontà e alla sua provvidenza».

Amelia – celebrazione in memoria di mons. Vincenzo Lojali nel 55° anniversario della morte e stazione quaresimale presieduta dal vescovo

Domenica 14 marzo alle ore 17.30 nella concattedrale di Amelia si terrà la celebrazione della stazione quaresimale, presieduta dal vescovo Piemontese, nel ricordo del servo di Dio mons. Vincenzo Loiali nel 55° anniversario della morte e a conclusione delle “24 ore per il Signore”, l’iniziativa di preghiera con l’adorazione eucaristica continua e la confessione, indetta da Papa Francesco e promossa in tutto il mondo.
In unione alle chiese dell’Umbria si pregherà per la salute dei malati, per il benessere spirituale e materiale del popolo, per la pace del mondo e perché passi il flagello della pandemia. La preghiera in comunione è una delle caratteristiche peculiari delle stazioni quaresimali insieme all’altro elemento importantissimo, della memoria dei martiri.
Nel ricordo di mons. Vincenzo Lojali due saranno le celebrazioni in programma nella concattedrale di Amelia domenica 14 marzo alle ore 12 la celebrazione eucaristica. Nel pomeriggio alle ore 17 suono delle campane a distesa in tutte le chiese della Vicaria di Amelia e Valle Teverina e alle ore 17.30 lettura del transito del servo di Dio e solenne concelebrazione presieduta da mons. Giuseppe Piemontese con la partecipazione dei sacerdoti della Diocesi. Al termine la preghiera sulla tomba di mons. Lojali.

La celebrazione sarà trasmessa sui canali Youtube e Facebook della Diocesi di Terni-Narni-Amelia e sul canale Youtube basilica cattedrale Santa Fermina Amelia.

Mons. Vincenzo Lojali, ultimo vescovo di Amelia, resse la più piccola diocesi d’Italia per 28 anni, prima che la stessa fosse unita a quella di Terni e Narni.
Nel piccolo centro dell’Umbria, dove mons. Lojali nel 1938 divenne il più giovane vescovo d’Italia, si sentiva forte il suo carisma pastorale e la vivacità creativa di un episcopato inventato giorno dopo giorno, improntato alla massima attenzione ai bisognosi, alle famiglie e ai sacerdoti, dando vivo esempio di carità e santità di vita. Amò tutti indistintamente con cuore di padre, prediligendo in particolare le anime consacrate per le quali coltivava una profonda venerazione.
Nella scelta dello stemma episcopale rifiutò di seguire la tradizione araldica derivante o dalla storia della famiglia, o dall’interpretazione del cognome o del luogo di provenienza, e adottò uno dei simboli più espressivi della carità: il pellicano. Per motto fece sua l’espressione paolina: “Impendam et super impendar”; spendere e spendersi fino alla consumazione saranno i capi saldi del suo ministero di padre e di pastore figurati nella leggenda del pellicano che squarcia le proprie carni per nutrire i suoi piccoli, divenuto anche simbolo dell’Eucaristia dono di amore del Pio pellicano Gesù Cristo, così come cantano i versi di Tommaso d’Aquino.
Nel suo sacerdozio ed episcopato, il vescovo Lojali più volte si rifarà a quel motto nell’umiltà, come era suo stile, tuttavia vedendo in esso il fine con cui attuare, talvolta con ansia o con entusiasmo, le sue strategie pastorali.

A cinquantacinque anni dalla morte, avvenuta il 14 marzo 1966, ancora vivo è il suo ricordo, come un “maestro di vita e guida spirituale”, così lo ricordano gli ex alunni del vecchio seminario di Amelia, sacerdoti e laici. L’amore fu il criterio della sua azione pastorale, per la crescita di una comunità che sempre lo ha venerato per la sua amabilità. Le numerose iniziative pastorali, le opere realizzate nel campo della catechesi, il fiorire in quel tempo di istituti religiosi, recano ancora la sua impronta.
Gli ultimi anni di episcopato di mons. Lojali furono quelli caratterizzati dal Concilio Vaticano II e dallo spirito di rinnovamento che ne è scaturito per la chiesa. «La comunità ecclesiale deve assorbire una coscienza post conciliare, che è spirito eroico, tensione alla santità, crescita interiore impostata su solidi principi morali» era solito ripetere ai suoi studenti mons. Loiali.

Assisi – Le 24 ore per il Signore e preghiera contro il Covid, domenica 14 marzo santa messa nella cattedrale di San Rufino

Anche la diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino aderisce all’iniziativa delle “24 ore per il Signore” indetta da Papa Francesco e promossa in tutto il mondo dal Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione.

Saranno tanti i momenti di preghiera che si terranno nelle varie parrocchie della diocesi. In particolare al Santuario della Spogliazione-Chiesa di Santa Maria Maggiore venerdì 12 e sabato 13 marzo, l’appuntamento di preghiera e riflessione per accostarsi al sacramento della riconciliazione è previsto, nel rispetto delle norme anticontagio da Covid-19 e del coprifuoco, dalle ore 9 alle ore 21 con l’Adorazione eucaristica continua. Sempre nella chiesa di Santa Maria Maggiore venerdì 12 il vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino presiederà a mezzogiorno la Preghiera dell’Angelus. Alle ore 16,15 si terrà la Via Crucis, alle ore 17, monsignor Sorrentino celebrerà la santa messa, trasmessa in diretta streaming sul sito della diocesi nella homepage (Livediocesi), sulla pagina Facebook e su Maria Vision (canale 602 del digitale terrestre) e a seguire i vespri.

Sabato alle ore 16,30 verrà recitato il Santo Rosario e alle ore 18 ci sarà la catechesi quaresimale tenuta da padre Andrea Dall’Amico, docente di liturgia. Venerdì e sabato sarà offerta la possibilità di confessarsi nel salone dell’oratorio Carlo Acutis, accanto alla Chiesa, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 15,30 alle ore 17.

Il vescovo presiederà infine domenica 14 marzo alle ore 10 in cattedrale a San Rufino per la messa per la liberazione dalla pandemia da Covid-19, così come deciso dalla Conferenza episcopale umbra.