Perugia: Azioni di contrasto povertà accentuate dal tempo del Covid-19. Ne parla l’economista Pierluigi Grasselli, direttore dell’Osservatorio diocesano perugino sulle povertà e l’inclusione sociale

«Anche dall’ultimo incontro delle Caritas diocesane dell’Umbria (tenutosi in videoconferenza la scorsa settimana, ndr) vengono indicazioni di un aumento dirompente della domanda di aiuto, da parte delle più diverse categorie di persone, colpite secondo modalità differenti dagli effetti del Covid-19». A rilevarlo è l’economista perugino Pierluigi Grasselli, direttore dell’Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, evidenziando che «la Caritas risponde con un forte impegno offrendo i servizi tradizionali ma anche innovandoli, seguendo una “fantasia della carità”, per far fronte ai bisogni emergenti con la diffusione dell’epidemia».

Criticità. L’esperto non esita a “denunciare” una preoccupante criticità: «Il massiccio incremento delle domande di aiuto sottopone però a tensione le strutture e si scontra con la limitatezza delle risorse finanziarie ed umane delle Caritas diocesane. Difficoltà analoghe, anche se con variabile intensità, si propongono a tutti gli Attori pubblici e privati (Regione, Enti locali, Fondazioni, Organizzazioni del Terzo Settore, Associazioni di cittadini, …) che operano a sostegno della crescente platea delle persone e delle famiglie colpite dalla crisi. E con i quali la stessa Caritas vive occasioni di collaborazione per fronteggiare l’emergenza».

Interventi. Le difficoltà che si prospettano e che potranno anche crescere d’intensità con il perdurare del pericolo di contagio, propongono con forza la necessità di impiegare con la maggior efficienza le risorse disponibili, e di coordinare e calibrare con accuratezza gli interventi dei vari Attori, per svilupparne al meglio le eventuali complementarietà, per assicurare un supporto integrale al richiedente aiuto: chi ottiene un aiuto specifico dalla Caritas (ad esempio, sul fronte alimentare) può avere molte fragilità, di natura sia fisica che psichica che spirituale. Gli interventi nel loro complesso dovrebbero incidere sulle persone e sui territori, curando la centralità di entrambi, e promuovendo l’attivazione di percorsi personalizzati, con coinvolgimento del Terzo Settore, nella progettazione sociale e territoriale (come si auspica nell’ “Appello della società civile per la ricostruzione di un welfare”, al quale ha aderito anche Caritas italiana, in sintonia con il “Piano per una protezione sociale universale contro la crisi”, di recente presentazione). Tutto questo dovrebbe essere compiuto contribuendo ad assicurare nel contempo le condizioni per una trasformazione dell’assetto economico e sociale del territorio, in linea con una maggiore sostenibilità sociale e ambientale, quale auspicata nella “Economia di Francesco”».

Bisogni. L’opportunità di un approccio coordinato tra gli attori suddetti, che potrebbe essere promosso e favorito dalle autorità regionali in accordo con le autorità comunali, per un’efficace progettazione degli interventi, si desume anche dalla natura dei bisogni, segnalati da Caritas italiana (InformaCaritas n.4, 25 aprile 2020 …), che stanno emergendo e per i quali si lavora e si dovrà sempre più lavorare. Tra essi figurano: 1) orientamento e informazione alle persone sulle misure di supporto al reddito; 2) sostegno economico per persone e famiglie non coperte dalle misure esistenti; 3) sostegno psicologico e coinvolgimento in attività lavorative comunitarie; 3) servizi domiciliari per anziani e disabili, con raccordo Servizi sociali/Terzo Settore; 4 supporto ludico-didattico-ricreativo per bambini e ragazzi nei mesi estivi…».

«Si tratta di orientarsi verso una logica di lavoro di squadra – conclude il professor Grasselli –, in uno spirito di fraternità, consapevolezza e responsabilità, in linea con i presupposti attuativi di una configurazione di Bene Comune».

Calvi e Otricoli – celebrazioni in onore dei santi Patroni il 12 e 14 maggio

Le ricorrenze della festa del patrono di Calvi dell’Umbria e di Otricoli saranno celebrate in maniera diversa, in ottemperanza alle disposizioni per il contenimento del Covid 19.
Il vescovo Giuseppe Piemontese, si recherà pellegrino in rappresentanza della comunità diocesana, il 12 maggio alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di Calvi, dove presiederà la celebrazione in onore del patrono San Pancrazio, senza il concorso dei fedeli e alla presenza del sindaco Guido Grillini. Al termine della celebrazione, sulla piazza centrale di Calvi ci sarà la benedizione della città con le reliquie di San Pancrazio.
Ad Otricoli il 14 maggio, per la festa dei Santi Vittore e Corona, il vescovo Giuseppe Piemontese alle ore 10.30, nella collegiata di Santa Maria Assunta, presiederà la celebrazione alla presenza del sindaco e senza la partecipazione dei fedeli. Al termine della celebrazione, sul sagrato della chiesa ci sarà la benedizione della città con le reliquie di San Vittore.
Le celebrazioni saranno trasmesse in diretta sui canali Facebook e Youtube della Diocesi di Terni-Narni-Amelia

Centro Scuola GRIS (Gruppo Ricerca e Informazione Socio-religiosa). “I giovani non possono essere lasciati a casa da soli mentre sono connessi con i loro insegnanti. E’ necessario per tutelarli da tutti i pericoli che si nascondono nel web quali ad esempio l’adescamento, lo stalking e il sexthing”

Il Coronavirus rappresenta un banco di prova per tutte le nazioni e le rispettive popolazioni a livello mondiale e noi desideriamo fornire ogni contributo utile al nostro Paese per questo ci siamo già impegnati in varie campagne di informative a beneficio della popolazione ed ora sentiamo il dovere etico e morale di non rimanere nel silenzio.

Siamo rispettosi dei ruoli che ogni interlocutore della scena pubblica riveste – afferma il Presidente del Centro Scuola Gris (Gruppo Ricerca e Informazione Socio-religiosa) Emanuela Laurenzi – ma, innanzi alle ipotesi dei provvedimenti prospettati governativamente agli italiani riguardanti il mondo della scuola – e che sappiamo comportare pesanti conseguenze in altri contesti (soprattutto al “sistema famiglia”) – lanciamo un accorato appello al buon senso ed alla buona politica perché intervenga con manovre preventive su tali scenari.

Ci stiamo riferendo in questo momento alla preoccupante progettualità presentata pubblicamente dal Ministro dell’Istruzione Azzolina circa la strutturazione del prossimo anno scolastico, ove è stata prospettata agli italiani una ipotesi di didattica mista per i giovani studenti. Secondo tale ideologia, gli studenti frequenterebbero ogni giorno le lezioni con la seguente modalità: – metà in aula e metà connessi telematicamente dalle proprie case. Argomentando che la socialità dei ragazzi sarà mantenuta e si potranno mantenere distanze di sicurezza per il contenimento della problematica virale esistente.

Tale semplicistico provvedimento, laddove trova una comprensibile ratio sotto il profilo sanitario (del diradamento dei banchi in ogni aula), creerebbe una totalità di problematiche di ordine pratico ricadenti su tutte le famiglie italiane che hanno figli studenti.

La ministra, si limita a promettere dei bonus in valuta economica per ristorare le spese di connessione e di acquisto di attrezzature informatiche necessarie ai ragazzi ma la maggiore difficoltà ricadente in capo alle famiglie è di ben altra natura.

L’esperienza di questi due mesi di necessaria attività didattica “a distanza” – ha confermato chiaramente quanto era comunque prevedibile ovvero che i giovani non possono essere lasciati a casa da soli mentre sono connessi con i loro insegnanti.

Il GRIS – attraverso la voce del suo direttore della comunicazione e relazioni esterne dott. Valentino Adriani – nei giorni scorsi ha lanciato un appello sull’intero territorio italiano per sensibilizzare tutti i genitori ad essere sempre fisicamente presenti con i loro figli durante le connessioni internet per tutelarli da tutti i pericoli che si nascondono nel web quali ad esempio l’adescamento, lo stalking e il sexthing (https://www.gris.org/2020/04/17/appello-del-gris-a-tutti-i-genitori-nei-tempi-del-coronavirus/).

I nostri docenti hanno altresì rilevato episodi di intrusioni di ignoti nelle connessioni con gli studenti così come i genitori hanno lamentato episodi incresciosi in cui i loro figli sono stati oggetto di messaggistiche psicologicamente violente ad opera di loro coetanei alcuni dei quali – con artifizi informatici – sono riusciti anche a rendersi irriconoscibili.

Il solo fatto che un ministro della repubblica abbia solamente ipotizzato un possibile scenario ci preoccupa grandemente perché lo interpretiamo inevitabilmente come uno stato di difficoltà nel raggiungimento di una soluzione che il sistema sta vivendo. Il Paese ha bisogno di una scuola che istruisca fortemente i nostri giovani mantenendoli in una situazione di sicurezza totale, non solo rispetto al Covid 19.

Come possono i genitori italiani – impegnati ogni giorno nella propria attività lavorativa indispensabile al rispristino dell’economia nazionale ed alla sussistenza delle loro famiglie – sedere accanto ai loro figli tre giorni alla settimana per supportare da casa i docenti nelle esigenze di istruzione da remoto e contemporaneamente assolvere a quelle necessità di vigilanza di cui ogni figlio – solo in casa e connesso con la rete – abbisogna?

La bilocazione è una facoltà soprannaturale che è stata possibile solo a pochi santi nel corso dei secoli – noi del Gris lo sappiamo bene – e non può esser richiesta a semplici padri o madri di famiglia.

Nelle ultime ore si sono sommate a questa, anche molte altre ipotesi – alcune irrealizzabili sul piano materiale per ovvi limiti strutturali dei plessi scolastici italiani – altre perfino divertenti ma il tempo scorre inesorabilmente pertanto, per bene di tutti i nostri figli – i protagonisti del futuro dell’intera nazione – noi del Gris chiediamo a tutti gli attori del mondo politico ed i loro consulenti di gettare il cuore oltre “l’asta” del consenso personale o di partito ed adoperarsi per il bene massimo delle nuove generazioni nella ristrutturazione del “mondo scuola”.

Perugia – Il cardinale Gualtiero Bassetti all’omelia domenicale: «Non cercare la vita e la felicità nei posti sbagliati… La gioia vera è soltanto Gesù Cristo»

«Un pensiero e una preghiera piena di riconoscenza per tutte le nostre mamme, anche quelle che sono in cielo, come la mia. Care mamme, quanti sacrifici avete dovuto affrontare specialmente in questo periodo, soprattutto quelle che hanno figli piccoli in casa, o persone ammalate: Dio vi renderà il centuplo per tutto quello che avete fatto». Con queste parole il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei Gualtiero Bassetti, nel giorno della “Festa della mamma”, domenica 10 maggio, ha salutato, alla fine della celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, i fedeli che lo seguono da casa, dallo scorso 15 marzo, attraverso la diretta di Umbria Tv, Umbria Radio InBlu e sui social media ecclesiali.

Una delle situazioni più sofferte. «Dopo questo interminabile tempo di digiuno eucaristico, durato circa due mesi – ha proseguito il cardinale – da lunedì 18 maggio sarà di nuovo consentita la partecipazione del popolo santo di Dio alla celebrazione eucaristica, con la Santa Comunione. Grazie, Signore! Tu lo sai che per me una delle situazioni più sofferte di questi due interminabili mesi è stata l’assenza dei fedeli alla Tua cena. Ma presto ritornerai ad abbracciare i tuoi fratelli, nutrendoli con la tua parola e il pane di vita». Bassetti ha concluso ricordando che «nei giorni che ancora restano, saranno suggerite tutte quelle precauzioni che dovremo avere nel partecipare alla Santa Messa, per garantire la salute nostra e dei nostri fratelli. Il Santo Padre, in una recente udienza, mi ha detto “siamo pastori: dobbiamo preoccuparci del bene spirituale della nostra gente e della sua salute”».

La via da percorrere. Nel commentare il Vangelo della domenica, il presule ha evidenziato quanto oggi è indispensabile per la vita di ogni cristiano e di ogni uomo di buona volontà conoscere Gesù. «Lui stamani, cari fratelli – ha sottolineato –, ci dà una risposta stupenda: “Io sono la via, la verità e la vita!” Gesù dunque, è la via che dobbiamo percorrere, è la verità che cerchiamo, è la vita di cui abbiamo bisogno. In alcuni momenti della nostra vita, chi di noi non si è chiesto: “ed ora dove vado? Non so più dove sbattere la testa! Cosa posso scegliere? Per dove mi incammino?” Vedete: quando ci troviamo in ricerca, quando siamo attanagliati dall’inquietudine, come capita soprattutto in questo periodo di Coronavirus, noi possiamo sempre trovare la luce che illumina il nostro cammino: Gesù Cristo».

Essere dalla parte della verità. Il cardinale ha esortato i fedeli a «fare una scelta coraggiosa e decisa: stare dalla parte di Gesù; se faremo questo ci accorgeremo di essere dalla parte della verità, perché la verità non è fatta di concetti astratti, ma è proprio Lui, il Signore Gesù! Chi di noi non è affamato di vita? Chi di noi non ricerca la felicità? Se non viviamo in pienezza, se non siamo felici, forse dipende dal fatto che stiamo battendo strade sbagliate; forse è perché camminiamo lontani da Dio; forse perché cerchiamo la vita e la felicità nei posti sbagliati: il denaro, i piaceri sfrenati, la droga, il potere; in definitiva, nel nostro egoismo. Vogliamo vivere, siamo assetati di gioia, ma non sappiamo farlo. Sant’Agostino l’aveva capito: “Signore, tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto fin tanto che non trova te!”».

Dio non è mai contro di noi. «Solo in Dio possiamo vivere la vera vita… Dio è sempre per noi, mai contro di noi – ha evidenziato Bassetti avviandosi alla conclusione –. Non è un nemico, ma un padre misericordioso che è alla continua ricerca di noi; e perché possiamo essere nella gioia vera ci ha donato il suo figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, che è venuto nel mondo perché in Lui noi possiamo avere la possibilità di vivere e di vivere in pienezza… Ve lo ripeto col cuore, cari fratelli e sorelle: fidatevi sempre di Gesù Cristo, e non abbiate paura della gioia, perché la gioia vera è soltanto in Lui».

Covid-19: la preghiera dell’Arcivescovo per il mondo del lavoro dalla parrocchia di S. Angelo in Mercole. Nuovo pellegrinaggio solitario di mons. Boccardo in alcune zone della Diocesi, nell’ultima settimana di Messe in assenza di fedeli

Venerdì 8 maggio 2020 l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha celebrato la Messa in assenza di fedeli dalla parrocchia di S. Angelo in Mercole di Spoleto. Col Presule hanno concelebrato il parroco don Gianfranco Formenton (che ha la cura pastorale anche delle parrocchie di S. Martino in Trignano e di Montemartano), don Nelson Abraham, cpps, parroco di Baiano di Spoleto, Firenzuola di Acquasparta e di Porzano di Terni e il vice parroco di queste comunità don Selvaraj Selvanayagam, cpps.

Il pensiero del Vescovo a quanti hanno perso il lavoro. «Il nostro pellegrinaggio – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – ci conduce di fronte alla chiesa parrocchiale di S. Angelo in Mercole di Spoleto, in una zona che è caratterizzata da sempre dalla presenza di tante industrie piccole e grandi. La nostra preghiera vuole raggiungere questa sera, in modo particolare, tutti coloro che devono affrontare la precarietà del lavoro a causa del Coronavirus. In questo territorio era “ricco” di aziende fiorenti come la Cementir, la Minerva, la Pozzi e l’impresa Novelli, solo per citarne alcune. Intorno a queste, poi, tante piccole imprese familiari sono sorte nel tempo. Tutti conosciamo qual è la situazione attuale. Il Covid-19 ha aggravato ancora di più il mondo del lavoro nel nostro territorio spoletino. Il pensiero allora va alle famiglie che con trepidazione e poca speranza affrontano questo tempo: preghiamo per tutti i contesti lavorativi che sono in sofferenza e avvolti dalla paura. Chiediamo al Signore di donare forza e consolazione, ma anche di ispirare a chi governa e alla comunità quei gesti di solidarietà e di condivisione che permettano a tutti di guardare con serenità al presente a al futuro».

Messa a S. Giacomo di Spoleto. Domenica 10 maggio, invece, l’Arcivescovo ha celebrato la Messa trasmessa sui social dalla parrocchia di S. Giacomo in S. Giacomo di Spoleto. Hanno concelebrato il parroco don Giovanni Cocianga, il parroco di Cortaccione don Bartolomeo Gladson Sagayaraj, il canonico del Duomo don Mario Giacobbi (che vive a S. Giacomo). Nell’omelia il Presule ha parlato della liturgia della vita quotidiana. «In questo tempo – ha detto – abbiamo sofferto per la mancanza dell’Eucaristia con i fedeli. Ma non c’è soltanto la Messa, che rimane comunque il momento più alto e più bello del nostro incontro con il Signore. Tutta la nostra vita – ha affermato mons. Boccardo – costituisce una liturgia. Spesso facciamo questa distinzione: la liturgia è quello che si fa in chiesa, mentre la vita quotidiana è un’altra cosa. S. Pietro invece ci suggerisce di mettere insieme i due aspetti; tutta la nostra vita, con i gesti, le parole e gli impegni è allora celebrazione vissuta sotto lo sguardo di Dio. Celebriamo la nostra liturgia svolgendo il proprio dovere, assumendosi le responsabilità, accogliendo chi ci sta vicino, promuovendo il bene e lasciando da parte il male, moltiplicando i gesti del Vangelo che sono accoglienza, solidarietà, perdono. Anche così rendiamo culto a Dio e facciamo l’esperienza del popolo sacerdotale. Questa dimensione va riscoperta e attuata anche quando torneremo finalmente a celebrare con il popolo e quando l’emergenza della pandemia cesserà».

Ultimo pellegrinaggio solitario di mons. Boccardo. Da lunedì 11 a domenica 17 l’Arcivescovo celebrerà la Messa in assenza di fedeli, trasmessa sui canali Facebook e YouTube della Diocesi, da alcune zone della Chiesa particolare di Spoleto-Norcia.

Lunedì 11 maggio alle ore 18.00: da Monteleone di Spoleto.

Martedì 12 maggio alle ore 18.00: da Cesi di Terni.

Mercoledì 13 maggio alle ore 18.00: da Acquapalombo di Terni.

Giovedì 14 maggio alle ore 18.00: da Castelluccio di Norcia.

Venerdì 15 maggio alle ore 18.00: da Orsano di Sellano.

Sabato 16 maggio alle ore 18.00: da Limigiano di Bevagna.

Domenica 17 maggio alle ore 11.00: dal Santuario della Madonna delle Lacrime di Trevi.

A S. Nicolò di Spoleto la prima Messa del Vescovo alla presenza dei fedeli. Dopo 69 Messe celebrate in assenza di fedeli e a porte chiuse, lunedì 18 maggio alle ore 18.30 mons. Boccardo celebrerà la Messa con il popolo (secondo quanto stabilito dal protocollo Cei-Governo) dalla parrocchia di S. Nicolò in Spoleto. In questo giorno era in programma la consacrazione della nuova chiesa di S. Nicolò dedicata a S. Giovanni Paolo II: evento naturalmente rimandato a causa del Covid-19. La giornata è particolare in quanto ricorre il 100° anno dalla nascita di Giovanni Paolo II

Perugia: Rinnovato il protocollo d’intesa Comune-Archidiocesi a sostegno delle attività oratoriali. Don Riccardo Pascolini, segretario nazionale FOI e responsabile COP: «Ci saremo anche nella “fase 2”, in modo più puntuale e preciso con le “porte aperte”…»

E’ stato rinnovato da pochi giorni il protocollo d’intesa tra il Comune di Perugia e l’Archidiocesi per la realizzazione di progetti e azioni condivise in ambito formativo, educativo e ricreativo destinate a bambini, giovani e loro famiglie nel territorio comunale del capoluogo umbro. Si tratta di un progetto di valenza sociale avviato nella primavera del 2014, la cui realizzazione è stata affidata alle Parrocchie attraverso i loro Oratori.

Finalità. Con questo progetto il Comune ha riconosciuto l’importanza socio-educativa delle realtà oratoriali (attualmente sono più di 30 attive nel territorio perugino e non solo nel periodo estivo). La loro finalità, evidenzia il protocollo, si fonda «in ambiti e in azioni diversificate attinenti alla vita di bambini, giovani e loro famiglie, dalle iniziative formative a quelle sportive, di animazione culturale, ricreative ed aggregative, fino ad ogni altra attività propedeutica allo sviluppo culturale, educativo e formativo delle nuove generazioni».

Numeri. La funzione degli Oratori è riconosciuta dalla legge nazionale n° 206/2003 e da quella regionale n° 28/2004. In Umbria, nell’ultimo decennio, sono stati costituiti più di 110 Oratori, frequentati complessivamente da alcune decine di migliaia di fanciulli e adolescenti, seguiti da diverse centinaia di giovani animatori. Nella sola Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve sono oltre 5.000 i frequentatori, seguiti da più di 1.000 animatori.

Impegni. Questo protocollo, che ha durata triennale, impegna il Comune di Perugia, «nei limiti di disponibilità di bilancio – si legge nel documento –, a corrispondere all’Archidiocesi, per ogni anno di durata del presente protocollo, uno specifico contributo economico, compatibilmente con le risorse allocate in bilancio». Dal canto suo l’Archidiocesi «si impegna a promuovere i contenuti del protocollo per favorire la realizzazione sul territorio di progetti e azioni finalizzati ad attività di promozione della funzione formativa, aggregativa ed educativa rivolta ai bambini, giovani e loro famiglie; l’allestimento di centri ricreativi, ludici e aggregativi a servizio della collettività con particolare attenzione all’accompagnamento educativo nell’attività di aiuto compiti e di affiancamento alle principali agenzie educative, quali la scuola e la famiglia; realizzare percorsi di formazione per valorizzare risorse e competenze presenti sul territorio, supportando e qualificando l’attività oratoriale».

Ai tempi del Covid-19. Grazie anche a questo protocollo, ispirato al criterio della sussidiarietà orizzontale, in base ai principi di cooperazione, solidarietà e integrazione a tutela dei diritti sociali e della loro accessibilità, gli Oratori si apprestano a svolge un ruolo non indifferente in questo periodo particolarmente difficile per numerose famiglie alle prese con l’emergenza Covid-19. «Sono allo studio a livello diocesano, regionale e nazionale progetti a sostegno delle attività estive offerte dalle realtà oratoriali – annuncia don Riccardo Pascolini, segretario nazionale della Fondazione Oratori Italiani (FOI) e responsabile del Coordinamento Oratori Perugini (COP) –, per venire più incontro alle necessità delle famiglie. Il rinnovo del protocollo con il Comune di Perugia è colto dai nostri Oratori come segno di riconoscimento per l’opera svolta fino ad ora e di incoraggiamento per quella futura da realizzare in un momento di grande incertezza e con non poche difficoltà logistiche ed organizzative, nella consapevolezza che gli Oratori del COP ci saranno nella “fase 2”, in modo più puntuale e preciso, con le “porte aperte”, non solo virtualmente, nel rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza sanitaria».

Ringraziamenti. La Chiesa diocesana – conclude don Riccardo Pascolini – ringrazia quanti si sono adoperati per il rinnovo del protocollo, in primis il sindaco Andrea Romizi, il vice sindaco ed assessore alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza Gianluca Tuteri e il consigliere comunale delegato Nicola Volpi».

Covid 19 – Dal 18 maggio celebrazioni con la partecipazione dei fedeli. Le disposizioni del protocollo Conferenza Episcopale Italiana – Governo italiano. La video intervista a mons. Boccardo

Dal 18 maggio si tornerà a celebrare le messe con il popolo, ma con alcune precise disposizioni indicate nel protocollo sottoscritto dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Ministro dell’Interno, nel rispetto della normativa sanitaria e delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-Co V-2.
«La notizia del protocollo tra la Conferenza episcopale e il Governo italiano ci rallegra, perché segna il ritorno ad una certa normalità nella pratica della vita cristiana». Così commenta l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo e presidente della Ceu il protocollo Governo-Cei per la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo, sottoscritto, il 7 maggio, dal presidente del Consiglio dei Ministri, dal presidente della Conferenza episcopale italiana e dal ministro dell’Interno, concernente il rispetto delle necessarie misure di sicurezza emanate con il DPCM dello scorso 26 aprile a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Questo significativo atto, prosegue l’arcivescovo Boccardo, «è l’occasione per ringraziare la Presidenza della Cei che in questi mesi ha condotto un dialogo, qualche volta più teso, qualche volta più sereno, con i rappresentanti del Governo. Dopo tante parole inutili ed anche cattive che sono state dette, accusando i vescovi di essere cedevoli di fronte alla forza dello Stato, è bello ribadire che attraverso il dialogo, che porta certamente a dei momenti di tensione, si può arrivare a qualche cosa di buono e di utile per tutti».
«Adesso ritorniamo alla celebrazione dell’Eucaristia con la dovuta prudenza – evidenzia mons. Boccardo –. E’ stata una grande sofferenza per i credenti dover rinunciare alla celebrazione eucaristica, dover rinunciare agli incontri e alla condivisione con la comunità cristiana, eppure tutto questo ci aiuta, forse, a valorizzare ancora di più, adesso che possiamo tornare all’Eucaristia, il grande dono che la stessa Eucaristia, con la celebrazione della Messa, costituisce per la nostra vita quotidiana». «Adesso si tratta di guardare avanti – precisa il presidente della Ceu –, perché non è possibile rifare tutto quello che facevamo prima, come lo facevamo e con chi lo facevamo. Concentriamoci su quello che è essenziale, concentriamoci sul Mistero eucaristico, sulla vita della comunità e sulle varie iniziative di carità  e di solidarietà che sono fiorite in questo tempo, senza dimenticare che la vita cristiana si alimenta grazie all’Eucaristia, all’ascolto orante della Parola del Signore, alla preghiera personale e comunitaria, ai gesti della carità e della solidarietà». «Sono tutti elementi – conclude l’arcivescovo Boccardo – che ci permettono di celebrare un’unica grande liturgia, che è la liturgia della vita. Tutti noi siamo chiamati, secondo la parola della Scrittura, ad offrire la nostra vita come sacrificio spirituale gradito a Dio. La nostra vita è fatta di tante cose e cerchiamo di raccoglierle tutte insieme queste “tanta cose” e di offrirle tutte con la loro preziosità e con la loro ricchezza al Signore perché ce le restituisca in grazia e in benedizione».

Alcune indicazioni contenute nel PROTOCOLLO TRA LA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL GOVERNO: l’accesso individuale ai luoghi di culto in occasione delle celebrazioni si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato, nel rispetto della normativa sul distanziamento tra le persone. Viene stabilita e indicata la capienza massima dell’edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale.
L’accesso alla chiesa, in questa fase di transizione, resta contingentato e regolato da volontari e/o collaboratori che – indossando adeguati dispositivi di protezione individuale, guanti monouso e un evidente segno di riconoscimento – favoriscono l’accesso e l’uscita e vigilano sul numero massimo di presenze consentite. Laddove la partecipazione attesa dei fedeli superi significativamente il numero massimo di presenze consentite, si consideri l’ipotesi di incrementare il numero delle celebrazioni liturgiche.
Coloro che accedono ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche sono tenuti a indossare mascherine.
Non è consentito accedere al luogo della celebrazione in caso di sintomi influenzali/respiratori o in presenza di temperatura corporea pari o superiore ai 37,5° C, ne a coloro che sono stati in contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti.
Agli ingressi dei luoghi di culto siano resi disponibili liquidi igienizzanti.
l luoghi di culto, ivi comprese le sagrestie, devono essere igienizzati regolarmente al termine di ogni celebrazione, mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti ad azione antisettica e provvedere al ricambio dell’aria.
Le acquasantiere saranno vuote.
Sarà ridotta al minimo la presenza di concelebranti e ministri, che sono comunque tenuti al rispetto della distanza prevista anche in presbiterio. Può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro.
E’omesso ancora lo scambio del segno della pace.
La distribuzione della Comunione avvenga dopo che il celebrante e l’eventuale ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso; gli stessi – indossando la mascherina, avendo massima attenzione a coprirsi naso e bocca e mantenendo un’adeguata distanza di sicurezza – abbiano cura di offrire l’ostia senza venire a contatto con le mani dei fedeli.
Le eventuali offerte non sono raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori, che possono essere collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto idoneo.
La celebrazione del sacramento della Confermazione è rinviata.
Ove il luogo di culto non è idoneo al rispetto delle indicazioni del presente Protocollo, l’Ordinario del luogo può valutare la possibilità di celebrazioni all’aperto, assicurandone la dignità e il rispetto della normativa sanitaria.

Si favoriscano le trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming per la fruizione di chi non può partecipare alla celebrazione eucaristica.

I TESTI INTEGRALI DEL PROTOCOLLO  (download)

E IL COMUNICATO DELLA CEI

Perugia: Tra i fruitori dei servizi Caritas diversi lavoratori precari menzionati dal cardinale Bassetti nel suo appello per la loro regolarizzazione. Lo rivela il direttore della Caritas diocesana diacono Giancarlo Pecetti

«Il problema sollevato dal nostro cardinale arcivescovo è rilevato anche presso i servizi della nostra Caritas». Lo rivela il direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, il diacono Giancarlo Pecetto, nel commentare la dichiarazione del cardinale Bassetti, presidente della Cei, rilasciata il 6 maggio all’agenzia di stampa «Sir», a seguito dell’appello di papa Francesco a sostegno dei lavoratori sfruttati, molti dei quali immigrati. Il cardinale è intervenuto dicendo: «Non possiamo dimenticare che in questo momento, tra i tanti che sono in grave difficoltà nel nostro Paese e ai quali come Chiesa siamo vicini ci sono almeno 600mila persone, molte delle quali lavorano nei campi o nei servizi di cura e assistenza ai nostri anziani e alle nostre famiglie, prive di ogni diritto e di ogni sussidio». Queste persone, ha proseguito il cardinale, sono «gravemente esposte non solo allo sfruttamento lavorativo, ma anche per la loro stessa salute, rischiando di diventare, loro malgrado, fonte di contagio per tutti. Crediamo davvero, come ci ha ricordato papa Francesco, che siamo sulla stessa barca – ha concluso il presidente della Cei – partecipi delle stesse preoccupazioni e delle stesse attese: ognuno, qualunque sia la sua provenienza, la sua età o condizione, è degno di rispetto ed è amato da Dio in modo unico. Chiediamo dunque a chi ha il compito di promuovere il bene comune di non dimenticare queste persone, questi nostri fratelli e sorelle, e di indicare le vie per una loro regolarizzazione, non solo di quelli che possono esserci “utili”, ma di tutti coloro che sono nel nostro Paese, come premessa indispensabile alla tutela della salute di tutti e al ripristino della legalità».​

Presso il Centro di ascolto diocesano e l’Emporio della Solidarietà di Perugia città, ricorda il direttore Pecetti, «negli ultimi due mesi, a causa dell’emergenza sanitaria, sono aumentati del 35% le persone bisognose di aiuto, perché ormai senza lavoro. Basti pensare che solo all’Emporio le famiglie fruitrici a settimana sono passate dalle 480, del periodo precedente al Covid-19, alle attuali 650. Si prevede un’ulteriore incremento di queste famiglie per la loro precaria situazione economica qualora non dovessero ritornare al lavoro o non ricevere in tempi brevi i contributi statali previsti per fronteggiare quest’emergenza. Non è escluso – conclude il direttore Caritas – che in futuro ci troveremo dinanzi ad ulteriori richieste di aiuto a causa degli sfratti per morosità».

Assisi – Martedì 5 maggio messa in diretta streaming in memoria di Gino Bartali presieduta dal vescovo Sorrentino nella cappellina privata nel Museo della Memoria

“Sono trascorsi 20 anni, ma è meraviglioso pensare che mio nonno venga ancora ricordato con cosi grande partecipazione ed affetto. Un grande ciclista, ma soprattutto un grande uomo, testimone di fede e umiltà”. Sono questi i sentimenti di Gioia Bartali a pochi giorni dal 20esimo anniversario della morte del nonno, Gino Bartali, grande campione di ciclismo e Giusto tra le Nazioni. La santa messa di commemorazione verrà celebrata, martedì 5 maggio alle ore 16, dal vescovo monsignor Domenico Sorrentino, proprio nella Cappellina privata appartenuta al ciclista toscano e donata nel 2018 al “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944”. “Con mia sorella Stella – prosegue -, abbiamo ritenuto che la Cappellina di mio nonno, donata a mio papà Andrea, dovesse essere custodita in un luogo speciale come Assisi, dove attraverso il ‘Museo della Memoria, Assisi 1943-1944’ si ricorda l’importante opera di salvezza degli ebrei negli anni delle persecuzioni razziali, compiuta dall’organizzazione clandestina che faceva capo alla chiesa e alla quale partecipò anche mio nonno”. In questi giorni a causa della pandemia da coronavirus, il Museo è chiuso, in attesa di nuove disposizioni del Governo, ma fino alla chiusura è stato il punto di riferimento per circa 800 studenti umbri e anche di altre regioni che, da novembre a marzo, sono venuti a visitarlo, facendo dei percorsi sulla memoria, sul ruolo dei Giusti e sull’impegno che ciascuno può avere nel contrastare disuguaglianze e intolleranza. La santa messa a porte chiuse per le disposizioni del anti-contagio Covid-19 sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook Diocesi Assisi-Nocera-Gualdo e su Maria Vision (in Umbria canale 602).

Rosario per l’Umbria celebrato dai Vescovi alla presenza della presidente della Regione Donatella Tesei. L’arcivescovo Boccardo: «Non considerare conquiste di civiltà l’estromissione di Dio e di ogni norma morale dalla società, dall’economia, dalla politica».

Nel pomeriggio di domenica 3 maggio nella Basilica della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli di Assisi, i Vescovi della terra dei Santi Benedetto e Francesco hanno celebrato un “Rosario per l’Umbria”, in modo particolare per chiedere alla Vergine la fine della pandemia del Covid-19. Al momento di preghiera, presieduto da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu, ha partecipato anche la presidente della Regione Donatella Tesei in rappresentanza dei cittadini umbri. Il Rosario è stato trasmesso in diretta sui social della Porziuncola.

Il Custode della Porziuncola padre Giuseppe Renda, Ofm: «Fratelli e sorelle che siete collegati con noi via web, un benvenuto in questo santuario mariano che custodisce la testimonianza di fede di Francesco di Assisi. Siamo qui per vivere insieme ai Vescovi dell’Umbria, ai quali do il benvenuto, un momento molto importante per la Chiesa di questa regione: un atto di affidamento alla Vergine Maria del nostro territorio, affinché ci aiuti sempre come madre e maestra a guardare il suo figlio Gesù e attraversare questi momenti non facili di pandemia con la speranza nel cuore, certi che Gesù è più forte della morte».

Il benvenuto del vescovo di Assisi mons. Sorrentino. «Con grande gioia do il benvenuto della Chiesa di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino ai confratelli Vescovi, in modo particolare al nostro presidente mons. Renato Boccardo e al cardinale Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei. Ottocento anni fa Francesco annunciò la grazia del perdono ricevuto in questo luogo, alla presenza dei vescovi del tempo, e sicuramente ad un numero superiore di persone rispetto ad oggi. Questa sera in qualche modo ripetiamo quella esperienza portando nel cuore della Madre, che a sua volta porti nel cuore di Cristo, le sorti di questa nostra Regione, mentre insieme con tutta l’Italia viviamo questo inaudito periodo. Stiamo facendo una grande esperienza di sofferenza e di attesa, ci stiamo preparando a rivivere ancora meglio e con maggiore intensità i nostri incontri liturgici. E come Pastori sentiamo la sofferenza di quanti ci possono seguire semplicemente attraverso la televisione. Ma siamo qui, lo Spirito di Dio ci riunisce più di tutti gli strumenti della comunicazione».

La riflessione dell’arcivescovo Boccardo. «Dalle otto diocesi dell’Umbria, portando idealmente con noi tutto il popolo affidato alle nostre cure pastorali, siamo convenuti presso questo luogo santo, “prediletto dalla Vergine gloriosa – come diceva il beato Francesco – fra tutte le chiese del mondo che le sono care” (FF 1153). Abbiamo voluto venire qui in pellegrinaggio – ha detto il presidente dei Vescovi umbri – per sostare presso la Madre, lasciandoci avvolgere dal suo abbraccio di tenerezza, per riprendere fiato e amore: fiato per continuare, amore per capire. Si tratta infatti di proseguire il cammino, divenuto arduo e faticoso in questo tempo di emergenza, senza perdere di vista la meta e senza indietreggiare di fronte alle difficoltà. Si tratta di capire quanto stiamo vivendo, senza fermarci semplicemente alla cronaca quotidiana, ma imparando a discernere con attenzione e ad accogliere con responsabilità le lezioni di vita nascoste negli eventi e nelle circostanze e ad abitare un vuoto misteriosamente ricco di presenza divina, scoprendo un modo nuovo di porci in rapporto con gli altri e con Dio».

Ascoltare tanti chiusi silenzi. «Con confidenza filiale – ha proseguito l’arcivescovo di Spoleto-Norcia – abbiamo chiesto alla Vergine di venire in soccorso a quanti, in modi diversi, devono affrontare la dura lotta per la vita a causa dell’epidemia che attraversa il mondo, a quanti vedono minacciato o già hanno perduto il proprio lavoro, a quanti devono assumere decisioni importanti e difficili per il bene di tutti. E le chiediamo ancora di consolare le angosce che non sempre si vedono ma che Lei conosce; di ridonare fiducia a chi l’ha persa di fronte a tante delusioni; di rianimare sposi e spose, genitori e figli a ritrovare la strada della comunione d’amore al di là di tutte le sempre possibili stanchezze; di ascoltare tanti chiusi silenzi di chi non ha più neppure il coraggio di confidarsi. Le chiediamo di essere paziente e misericordiosa con quanti credono di allargare la libertà nella violazione di ogni legge, a cominciare da quella della vita; di affermare se stessi nella violenza irragionevole; di considerare conquiste di civiltà l’estromissione di Dio e di ogni norma morale dalla società, dall’economia, dalla politica, generando così soltanto ulteriori ingiustizie e uccidendo la speranza in una storia più buona e pacifica».

Il grazie dei Vescovi alla presidente Tesei e quello della Governatrice alla Chiesa umbra. Al termine del Rosario i Vescovi hanno salutato la presidente della Regione Donatella Tesei e l’hanno ringraziata per l’equilibrio con cui sta gestendo l’emergenza Covid-19 in Umbria. La presidente dal canto suo ha contraccambiato il ringraziamento per le tante iniziative che le Diocesi hanno messo in campo per stare vicino alla gente in questa emergenza sanitaria. Presuli e Governatrice hanno anche commentato con gioia il fatto che il 3 maggio in Umbria non è stato registrato nessun nuovo caso di positività al Coronavirus: «soddisfazione – hanno detto vescovi e presidente – che non deve però far abbassare la guardia».