Cantiano ha vissuto un giorno atteso da oltre tre anni: la riapertura della chiesa di San Nicolò, primo edificio di culto riconsegnato alla comunità dopo l’alluvione del 2022. Sabato 6 dicembre, proprio in apertura del ponte dell’Immacolata, il centro storico del borgo marchigiano – che fa parte del territorio della diocesi umbra di Gubbio – si è riempito di fedeli, famiglie e associazioni, in un clima di gratitudine e commozione. Le luminarie natalizie hanno accompagnato il rintocco delle campane e l’ingresso nella rinnovata prioria, completamente restaurata dopo quindici mesi di lavori.
A presiedere la celebrazione, il vescovo di Gubbio Luciano Paolucci Bedini, che nell’omelia ha ricordato quanto questo momento sia stato desiderato: «Finalmente ci siamo arrivati. La gioia è ancora più grande perché la chiesa che riapriamo è sì la chiesa antica di San Nicolò, ma anche una chiesa nuova, rinnovata e pensata per un popolo che nuovamente vuole celebrare l’amore di Dio». Il presule ha sottolineato anche il valore simbolico della riapertura in tempo di Avvento: un invito a riscoprire il cammino di fede, oltre la semplice ricostruzione materiale.
Il restauro di San Nicolò ha richiesto interventi strutturali complessi, particolarmente delicati perché l’alluvione del 2022 aveva provocato danni diffusi a coperture, pavimenti, intonaci e scalinata. L’ingegnere Daniele Alunni ha illustrato la portata dell’opera: «Dopo 15 mesi restituiamo la chiesa alla comunità. Abbiamo lavorato sul tetto, sul campanile, sulla facciata, sulla scalinata e poi su tutti gli interni, dal rifacimento della pavimentazione al restauro degli altari laterali».
Accanto agli aspetti tecnici, il progetto ha recuperato un forte legame con la storia spirituale del territorio. Nel nuovo presbiterio spicca infatti il nuovo altare, ricavato da un antico monolite proveniente dai ruderi della chiesa di Santa Maria in Colnovello. Il parroco don Marco Cardoni lo definisce «una pietra del nostro monte Catria, scelta per ricordare san Domenico Loricato e il suo legame con Cantiano. Questo altare è un simbolo di continuità, un ponte tra la nostra storia e la vita della comunità».
L’architetto Margherita Bagiacchi racconta la scelta di “riempire la chiesa di luce”: «Abbiamo voluto toni chiari e pavimentazioni realizzate con materiali alluvionali, perché anche ciò che ci ha ferito potesse diventare parte del nuovo».
Il valore di un ritorno: una comunità che si ritrova
Per la comunità di Cantiano, la riapertura non è stata solo una restituzione architettonica, ma un segno di rinascita collettiva. «Dopo oltre un anno di lavori ritroviamo un luogo dignitoso, curato, dove pregare e incontrarsi come comunità», ha detto don Marco, ricordando come dall’alluvione del 2022 la popolazione fosse rimasta senza un luogo di culto agibile.
Anche l’Ufficio beni culturali della diocesi, con la direttrice Elisa Polidori, ha espresso soddisfazione: «È un bene strategico per Cantiano, un luogo simbolico che torna vivo proprio in prossimità del Natale. Un segno prezioso dopo mesi difficili».
E il borgo ha risposto con entusiasmo: piazza Luceoli si è riempita ben prima dell’inizio della messa, le vie erano animate da famiglie e bambini, molti cittadini hanno voluto assistere alla benedizione dell’altare anche da fuori la chiesa, dove erano stati predisposti altoparlanti. L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: commozione negli occhi degli anziani, orgoglio nei volontari della parrocchia e nelle maestranze che hanno lavorato ai restauri, un senso diffuso di “ritorno a casa”.

