Gemellaggio di fede con la Mongolia nel nome di Santa Rita

Alle ore 7.00 di martedì14 luglio 2026 l’arcivescovo di Spoleto-Norcia è giunto a Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, per un gemellaggio di fede nel nome di Santa Rita. Accompagnato da don Cristoforo Maria Bialowas, pro rettore del Santuario di Roccaporena, e da don Davide Travagli, in servizio pastorale presso la Pievania di Santa Rita, è stato accolto nell’aeroporto dal card. Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar. «Bentornato in Mongolia dopo 23 anni» ha detto il Porporato abbracciando mons. Boccardo. Il presidente della Conferenza episcopale umbra, infatti, era stato nel Paese asiatico nel 2003 per organizzare il viaggio di S. Giovanni Paolo II che poi, a causa anche delle precarie condizioni di salute del Pontefice polacco, non si è concretizzato.
Nel viaggio dall’aeroporto alla sede della Prefettura apostolica il card. Marengo, che con mons. Boccardo condivide le origini piemontesi, ha raccontato alcuni aspetti della Mongolia. La Mongolia, Repubblica democratica tra la Russia e la Cina, è tre volte più grande Italia, conta però solo 3 milioni di abitanti, di cui uno e mezzo vive nella capitale Ulaanbaatar. La sua storia è stata gloriosa a partire dal 1206 quando Gengis Khan unificò le tribù, fondando l’Impero Mongolo, che si estese fino all’Europa. Piccole curiosità: Ulaanbaatar è una delle capitali più fredde al mondo e nel Paese ci sono 65.000 milioni capi di bestiame, di cui 10.000 cavalli e il resto bovini e ovini. Con il crollo del regime comunista (nel 1924 nacque la Repubblica Popolare Mongola, trasformando il Paese in uno Stato satellite dell’URSS, caratterizzato da un regime a partito unico) per la Mongolia, a partire dal 1992, si è aperta una dimensione più internazionale e democratica, chiedendo anche di stringere relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Sono così giunti, nel 1992, i primi missionari del Cuore Immacolato di Maria; una decina di anni dopo sono arrivati i missionari e le missionarie della Consolata, di cui è membro anche il card. Marengo. Nel 2003 i cattolici erano circa 200. Oggi sono 1700, distribuiti in otto parrocchie. «Dopo i lunghi anni del regime comunista – ha detto Marengo – la religione in Mongolia era vista con sospetto. Ci è voluto tanto tempo per guadagnarsi la fiducia delle istituzioni. Non c’è ancora un accordo bilaterale tra la Mongolia e la Santa Sede, ma ci stiamo lavorando con la Segreteria di Stato del Vaticano». La maggioranza dei cattolici mongoli, convertiti dal buddismo, vive nella capitale. Ogni luogo di culto per essere regolare deve avere un permesso dallo Stato che vale un anno e va rinnovato. «La libertà di culto – dice ancora il card. Marengo – c’è, ma il suo esercizio è molto regolamentato. Ciò è capibile: ci sono, infatti, tante sette che disprezzano la cultura locale e creano tensione. La nostra sfida è far capire alle istituzioni che noi cristiani non siamo così, che rispettiamo le leggi e la cultura, paghiamo le tasse». Nel 2023 la Mongolia ha accolto papa Francesco, «una cosa indescrivibile» dice il Prefetto apostolico. E il Pontefice argentino ha inaugurato la Casa della Misericordia, sede della Caritas Mongolia: c’è il servizio docce, un ambulatorio medico, vengono distribuiti 150 pasti due volte alla settimana e c’è un percorso di uscita dall’alcolismo. La Caritas è attiva soprattutto nella zona nord di Ulaanbaatar, la più popolosa e la più povera: le persone vivono nelle Gher (o Yurta) – casa tipica mongola a struttura circolare, portatile ed ecologica, progettata per i climi estremi della steppa – dove non ci sono riscaldamento, acqua, fogne. Le persone per scaldarsi e sopravvivere ai gelidi inverni, dove la temperatura arriva anche ad oltre 35 gradi sotto lo zero, bruciano di tutto, provocando così un alto tasso di inquinamento. La Chiesa è quindi prossima alle esigenze di questa gente.
La celebrazione della Messa. La mattinata di martedì 14 luglio si è conclusa con la Messa nella cappella della Prefettura apostolica, presieduta dall’arcivescovo Boccardo. Al termine della celebrazione il Presule ha consegnato alla Chiesa della Mongolia, nelle mani del card. Giorgio Marengo, la reliquia ex corpore di Santa Rita, dono delle monache agostiniane di Cascia. Nei prossimi giorni verrà portata in pellegrinaggio in alcune parrocchie a sud di Ulaanbaatar e poi venerdì 17, nel corso di una solenne celebrazione, verrà intronizzata nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo della capitale mongola.
Le dichiarazioni dell’Arcivescovo Boccardo. Accogliendo l’invito del cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, siamo venuti con piacere in visita a questa giovane Chiesa. Venendo qualche mese fa a Roccaporena, il card. Marengo ci aveva raccontato un poco la storia di questa Chiesa giovane e ci ha detto venite e portateci anche il messaggio di Santa Rita, così presente anche presso questi cristiani. E allora con molto piacere siamo venuti per dire la nostra vicinanza, la nostra solidarietà con queste comunità cristiane, portando anche una reliquia di Santa Rita, dono delle monache agostiniane del monastero di Cascia. Sappiamo come in ogni regione del mondo Santa Rita è presente e venerata dai cristiani ed è bello che anche qui ci sia un segno della sua protezione. Mentre per tutti noi cristiani da oltre duemila anni venire qui e vedere l’ardore di queste piccole comunità diventa uno stimolo, direi quasi una provocazione. Noi dobbiamo riscoprire la gioia del Vangelo e il coraggio della testimonianza. Guardando a questi pochi cristiani siamo sollecitati a rinnovare la nostra adesione e il nostro impegno. Certamente non dimenticheremo la Chiesa di Mongolia nella nostra preghiera e voglio sperare anche nelle nostre iniziative di carità per il bene di tutti».
Spettacolo teatrale e incontro con le Suore e i Padri Missionari della Misericordia. Nel pomeriggio, dopo una breve visita alla capitale, in particolare una veduta dall’alto del monumento di amicizia russo-mongolo, il Cardinale ha accompagnato gli ospiti al teatro della città per uno spettacolo di benvenuto: musiche, canti e danze tipici della tradizione mongola. La giornata si è conclusa con la visita alla casa dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, dove il Cardinale, l’Arcivescovo e il resto della delegazione hanno condiviso la cena. L’occasione è stata propizia per ascoltare, soprattutto dalle tre religiose, il loro prezioso servizio con i bambini e i poveri di Ulaanbaatar.