Le Caritas scendono in piazza contro l’azzardo allestendo “La tenda del buon gioco”, a Perugia e in altre 30 città domenica 31 maggio

Domenica 31 maggio, in 30 piazze d’Italia, le Caritas diocesane scelgono di mettere le tende in strada per lanciare un forte e simbolico messaggio. Una rete, stretta e concreta, volta a sensibilizzare la comunità alla consapevolezza legata ai rischi delle pratiche di azzardo. “La tenda del buon gioco”, così è denominata questa iniziativa per accendere una luce su questo tema, per ridonare valore al gioco, per animare la comunità, sarà allestita a Perugia, in Piazza della Repubblica, domenica 31 maggio, dalle ore 10 alle 18, grazie all’opera di volontari Caritas, con il patrocinio del Comune.

«Partiamo da un punto fermo: non chiamiamo l’azzardo, gioco». A precisarlo è il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli, che aggiunge: «Riscopriamo il valore sano e relazionale del gioco; la leggerezza e il divertimento che si sperimentano nel giocare non hanno nulla a che vedere con le dinamiche patologizzanti dell’azzardo; questo non è un gioco è l’hashtag che sintetizza questo messaggio».

«Grazie al progetto “Vince chi smette”, dal 2025 anche la nostra Caritas diocesana – ricorda il suo direttore –, ha aderito al progetto nazionale di Caritas italiana e ha scelto di essere presente con questo messaggio durante i giorni della Star Cup dello scorso anno, per essere accanto ai giovani nello sviluppo di un pensiero critico su questo tema. Con “Vince chi smette” vogliamo far emergere che l’azzardo è un fenomeno sociale complesso, che coinvolge molte sfere della persona e può avere conseguenze devastanti per persone, famiglie e comunità. Spesso etichettato come un vizio o una debolezza personale, attribuito alla mancanza di volontà e autocontrollo, può dare luogo a una condizione patologica di dipendenza, come la droga e l’alcool, consistente nell’incapacità cronica di resistere all’impulso, con conseguenze anche gravemente negative sull’individuo stesso, la sua famiglia e le sue attività professionali. Questo non è un gioco, appunto».

«L’azzardo – evidenzia don Briziarelli – è un’attività in cui ricorre il fine di lucro, nella quale la vincita o la perdita sono elementi aleatori, e il caso è l’elemento determinante, come recita l’articolo 721 del codice penale. Nell’azzardo, l’abilità, la capacità o l’esperienza propri del gioco, hanno un’importanza trascurabile e ininfluente. Tutto è lasciato al caso e chi ha un po’ di dimestichezza con i numeri e con il calcolo delle probabilità sa che l’azzardo è un bluff e non si vince mai. Allo stesso tempo, l’azzardo attiva meccanismi di gratificazione molto forti anche piccole vincite o semplici aspettative possono generare una spinta a continuare. Quando questi meccanismi prendono il sopravvento, può essere difficile fermarsi e l’esperienza rischia di trasformarsi in un comportamento ripetuto e fuori controllo».