Perugia – la festa di san Costanzo richiama alla “capacità di essere insieme, la nostra dimensione costitutiva, la condizione della nostra stessa esistenza”, ha ricordato l’arcivescovo Ivan Maffeis

Le celebrazioni della festa di San Costanzo, a seguito delle pessime condizioni meteo del 28 gennaio, non sono state aperte dalla tradizionale processione della ‘luminaria’ per le vie del centro storico fino alla basilica intitolata al Santo, dove sono custodite le sue reliquie. In questa basilica, nel pomeriggio, si è tenuta la lettura della “Passio di San Costanzo” e la “Preghiera antica dello Statuto” risalente al 1310 che “richiama le radici cristiane della nostra convivenza civile e la responsabilità politica dei credenti”.
In tale circostanza l’arcivescovo Maffeis ha offerto ai fedeli e ai rappresentanti delle Istituzioni presenti la sua meditazione, sulla “disponibilità a camminare insieme” testimoniata dal significato ultrasecolare della stessa ‘luminaria’. Disponibilità, ha detto l’arcivescovo, che “non è scontata. Per molti versi, anzi, è facile lasciarci accarezzare dalla tentazione di stare fermi, accettando passivamente quello che accade: così, all’indomani della Giornata della Memoria, più che immaginare come oggi tutelare e promuovere la pace, la dignità e la libertà di ciascuno, è più facile adagiarsi nel fatalismo, se non nell’indifferenza”.
Citando il discorso del Presidente Mattarella in occasione della Giornata della Memoria delle vittime dell’olocausto (27 gennaio), Maffeis ha precisato: “Mettersi in cammino dice, invece, la volontà di reagire: ‘Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo’”.

Soffermandosi sul significato della processione della ‘luminaria’, l’arcivescovo ha offerto questa riflessione: “Simbolicamente, diffonde il richiamo a non rassegnarsi al buio: né a quello che avvolge la nostra fragile esistenza, facendoci sentire soli e abbandonati, né il buio imposto da regimi disumani (uno per tutti, quello che in Iran sta soffocando una generazione di giovani, “colpevoli” di sostenere i diritti civili, la libertà d’espressione, l’accesso alla cultura, l’emancipazione della donna, la lotta contro ogni forma di discriminazione)”.
“La Luminaria – ha proseguito – ci lascia intuire che, per vincere il buio, non basta mettersi in cammino, ma occorre anche farlo insieme. Questo secondo aspetto completa il primo. Potremmo arrivare a dire che si cammina soltanto nella misura in cui si è insieme. Di qui la resistenza a tutti i sistemi sociali chiusi, che puntano a dividere, a isolare, ad escludere. Per camminare occorre riscoprirsi popolo, sentire sulla pelle l’appartenenza a una comunità: non per contarsi, non per apparire o per pesare di più e nemmeno per essere più efficienti, ma perché l’essere insieme è la nostra dimensione costitutiva, è la condizione della nostra stessa esistenza”.

Rinnovato in San Costanzo il rito dell’offerta dei doni votivi
Sempre nella basilica di San Costanzo, dopo il “Canto delle scolte, il coprifuoco” intonato dal Coro della Polizia municipale, è stato rinnovato il rito dell’offerta dei doni votivi in onore del Santo patrono: la corona di alloro, da parte della Polizia municipale, “segno del servizio alla concordia e alla sicurezza”; il cero, da parte della sindaca Vittoria Ferdinandi, “segno della disponibilità ad essere attenti ai bisogni dei più deboli e a promuovere ciò che giova al bene comune”; l’incenso, da parte di un rappresentante dei commercianti; il torcolo, dolce tipico delle festa e ricordo simbolico del martirio di Costanzo, da parte di un rappresentante dei cinque storici rioni della città; il vinsanto, da parte di una novella coppia di sposi, segno dell’attenzione della città intera “ai piccoli ai poveri e la famiglia continui a essere fondamento del vivere sociale”.