«Iniziamo un nuovo anno civile alla luce del mistero del Natale, celebrando Maria nella sua fisionomia più alta, quella di Madre di Dio e invocando per il mondo intero il dono di una pace “disarmata e disarmante”». Con queste parole l’arcivescovo Renato Boccardo ha avviato l’omelia nella Messa per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, celebrata nella Basilica Cattedrale di Spoleto nel pomeriggio del 1° gennaio 2026.
«Celebrare il 1° gennaio – ha proseguito il Presule – significa entrare nel mistero del tempo. Sotto l’apparente superficialità del quotidiano che sembra scorrere sempre uguale, in realtà, in modo indefinito e spesso indefinibile, scorre il fiume sotterraneo di un tempo benedetto. La storia umana è meravigIiosamente segnata da una tensione che ne impedisce l’appiattimento: non è mai soltanto un fluire delle ore e dei giorni, perché da quando Gesù è venuto al mondo dentro le pieghe della vita abita la stessa presenza di Dio. Tra l’immensità di Dio e le strettoie umane non c’è più separazione irreparabile: in Cristo Gesù, ciò che era Iontano è diventato vicino (cf Ef 2, 13)».
«È nuovo inizio ogni anno che si apre perché, da quando Gesù è venuto sulla terra, il tempo è pieno di Dio, è colmo di significati da rintracciare, è attraversato da una speranza sommersa che sempre siamo chiamati a disseppellire. Cristo è Colui che sta dietro di noi perché è venuto duemila anni fa, ma è anche Colui che sta con noi oggi, Emmanuele, ed è ancora Colui che deve venire alla fine dei tempi. È Lui che impedisce al tempo il dramma della ripetizione ciclica, è Lui che dischiude il futuro davanti a noi perché continua a parlarci in modi diversi, a strapparci dalle nostre tenebre e ad inquietare i nostri animi spenti per accenderli di passione per la vita e di amore per i nostri simili».
«Un nuovo inizio è urgente nel modo di pensare e interpretare la vita. Stiamo acquisendo una mentalità neo-pagana, insinuata ormai nelle pieghe più nascoste delle nostre città e paesi: il principio della merce di scambio che regola le relazioni e sovverte le priorità e i valori dell’esistenza ci spinge aIl’adorazione del consumismo, vero “vitello d’oro” innalzato nei super-mercati e nelle altre cattedrali del commercio e della pubblicità. Lo stordimento che ne deriva restringe i nostri desideri profondi, ci proietta a vivere all’esterno, in superfice, e ci impedisce di scendere nel santuario interiore della nostra vita».
«Un nuovo inizio è urgente anche nella Chiesa. Non possiamo dimenticare che siamo in un’epoca post-cristiana, di profonda indifferenza verso la ricerca di Dio. Occorre dunque intraprendere senza sterili esitazioni un nuovo coraggioso cammino di annuncio e testimonianza della gioia del Vangelo, ritornando a fissare lo sguardo su Gesù di Nazaret, sul suo stile, sul suo tratto umano, sulla sua misericordia, per non correre il rischio di ridurre la fede a una morale, a una dottrina, o a un semplice abito religioso».
«Un nuovo inizio è urgente nella società, e la cosa appare tristemente scontata se consideriamo le drammatiche condizioni deII’Ucraina e del Medio Oriente, senza dimenticare le altre parti del mondo dove scoppiano nuovi conflitti e si moltiplicano le violenze. Possediamo molti mezzi e molte possibilità, eppure non riusciamo ad evitare l’escalation di conflitti e tensioni, di vecchi rancori e sentimenti di odio legati ad interessi economici e nazionalismi di ogni genere. Una società pacifica, fondata sulla reciproca accoglienza e convivenza dei popoli, sembra rimanere un’utopia».
«Essere capaci di un nuovo inizio, allora, è l’augurio che ci facciamo reciprocamente. Un grande testimone della fede del Novecento come Carlo Carretto, già nel Iontano 1971 scriveva che “siamo entrati forse neII’epoca più drammatica della storia del mondo e della Chiesa. Direi che siamo invecchiati di secoli in pochi anni e il nostro passato spirituale ce Io sentiamo Iontano Iontano, anche se è solo di ieri. Ma tutto questo è solo male? Non c’è forse nel disagio di oggi, nella crisi che ci travaglia, una radice buona, un principio di vita? Insomma, ciò che sta avvenendo è il principio della fine o è sintomo di un nuovo parto della storia e della Chiesa?”».

