Trevi, festa di S. Emiliano. L’Arcivescovo: «Il nostro Santo ci esorta a decifrare con chiarezza la nostra vocazione».

Mercoledì 28 gennaio 2026 celebrato solennemente a Trevi il patrono S. Emiliano. Nato in Armenia, venne a Spoleto alla fine del terzo secolo. Consacrato vescovo da papa Marcellino, fu inviato a Trevi dove già esisteva una comunità cristiana. Fu messo a morte sotto l’imperatore Diocleziano il 28 gennaio del 304, insieme a tre suoi compagni, dopo innumerevoli supplizi inflittigli per indurlo ad abiurare.

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Le reliquie e la statua. Le sue reliquie sono conservate sotto l’altare principale del Duomo cittadino, che sorge sul punto più alto dell’abitato di Trevi. Entrando in chiesa, sulla destra, è c’è invece il cippo di pietra nel quale, il 22 aprile 1660, vennero rinvenute le reliquie di S. Emiliano. La loro autenticità è attestata da una lamina di piombo, ora nell’urna del Santo sotto l’altare maggiore, recante la scritta: Reliquiae Sancti Miliani Martiris. Durante i festeggiamenti in suo onore, a partire dal 24 gennaio, secondo un cerimoniale che si ripete da secoli, viene esposta alla venerazione dei fedeli la statua del Santo, conservata in un apposito credenzone nella chiesa, scolpita in legno di tiglio nel 1753 da Pietro Epifani in Foligno. Rappresenta il santo vescovo in trono, in atto di benedire. Pesa 350 Kg. La sera del 27 gennaio, dopo i vespri solenni, esce dalla chiesa, portata da dodici uomini, per la solenne processione attraverso le vie del centro storico di Trevi.

Il solenne pontificale. La mattina del 28 gennaio c’è stato il solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo Renato Boccardo e concelebrato da vari sacerdoti, tra cui: don Jozef Gercàk, pievano della Pievania del beato Pietro Bonilli, don Sem Fioretti, vicario generale dell’Archidiocesi, don Salvatore Ficarra, in servizio nella Pievania del beato Pietro Bonilli, don Luca Gentili, cancelliere arcivescovile, e don Nicola Testamigna, vice rettore del seminario regionale di Assisi. La liturgia è stata animata nel canto dalla corale della Pievania. Il servizio liturgico è stato eseguito dai seminaristi del propedeutico di Assisi, dai ministranti della Pievania, tra cui un buon numero di bambini della catechesi. Tanti i fedeli presenti in chiesa, così come numerose erano le autorità civili e militari, tra cui il sindaco di Trevi Ferdinando Gemma e il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti. All’offertorio i rappresentanti delle varie frazioni di Trevi hanno consegnato all’Arcivescovo dei cesti alimentari per le persone in difficoltà delle quali si fa carico la Caritas della Pievania del beato Bonilli. Alla celebrazione erano presenti anche tre monache benedettine del monastero di Santa Lucia in Trevi, così come alcune donne disabili accolte dalle Suore della Sacra Famiglie nella casa adiacente il santuario della Madonna delle Lacrime sempre a Trevi.

L’omelia dell’Arcivescovo. «Emiliano è giunto tra noi dall’Armenia e si è lasciato appassionare dalla missione ricevuta: parlare di Gesù. Ha affrontato molte lotte e alla fine ha dato la vita per Cristo. È stato in mezzo e ci ha indicato il vero bene, firmando con il sangue le sue parole. Ma quanto fatto da Emiliano non deve rimanere un bel ricordo. E allora, nella sua memoria, chiediamoci: dove sta il coraggio della mia fede? Come essa dà forma alla mia vita? Come mi lascio influenzare positivamente dalla testimonianza di Emiliano? Quale il disegno di Dio per ciascuno di noi? Il nostro Santo – ha proseguito il Presule – è stato un testimone coraggioso, che oggi ci esorta a decifrare con chiarezza la nostra vocazione, a domandarci come il sogno di Dio trova in me accoglienza, come far crescere i suoi doni, come essere attenti alla dimensione interiore della vita, come permettere che l’essere discepolo di Gesù dia forma ai comportamenti e alle parole. Solo così la memoria del patrono è efficace e non una mera operazione culturale. S. Emiliano, dal silenzio delle sue ossa, ci ripete: non ti accontentare di essere venuto questa mattina, ma tornando a casa prova anche tu a fare scelte coraggiose e coerenti».

L’offerta dell’olio. È stato il sindaco di Trevi, Ferdinando Gemma, ad offrire l’olio per la lampada che si trova nei pressi dell’urna del Santo. «Questa fiammella – ha detto ancora mons. Boccardo – ci rappresenta tutti e dice ad Emiliano: ricordati di noi, delle nostre famiglie, del nostro lavoro, delle nostre gioie e delle nostre sofferenze. Emiliano, patrono nostro, chiedi al buon Dio il dono del suo Spirito».