Presentazione del Rapporto sulle povertà delle otto Caritas in Umbria. 4599 persone accolte nei Centri di ascolto delle Caritas diocesane umbre nel 2018, ma è crisi di volontari e di educazione alla carità come hanno sottolineato i vescovi Renato Boccardo e Benedetto Tuzia

E’ stato presentato a Perugia, l’11 novembre, il Primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Sono intervenuti il presidente della Conferenza episcopale umbra e arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, il delegato Ceu per il Servizio alla Carità e vescovo di Orvieto-Todi mons. Benedetto Tuzia, il delegato regionale della Caritas Umbria e direttore della Caritas diocesana di Orvieto-Todi prof. Marcello Rinaldi, Velia Sartoretti volontaria, Caritas che ha raccolto ed elaborato i dati.

Nel saluto iniziale l’arcivescovo Boccardo ha sottolineato come nelle Caritas umbre ci sia una povertà di generosità, ossia sta calando notevolmente il numero dei volontari e sta mutando lo stile del servizio della carità: «Non vorrei – ha detto – che il virus mortifero del prima noi e poi gli altri, del prima gli italiani, abbia intaccato anche le comunità cristiane che, dimenticando la dimensione costitutiva della carità in tutte le sue manifestazioni, diventano sterili e insignificanti. Come discepoli di Gesù, non possiamo trascurare la sua esortazione: “Quello che avete fatto al più piccolo dei fratelli, lo avete fatto a me”. E’ una sfida che ci attende, non piangerci addosso: non possiamo chiudere il nostro cuore alle ferite dell’uomo».

Dello stesso tenore l’intervento del vescovo di Orvieto-Todi mons. Tuzia, che ha sottolineato come la comunità cristiana faccia fatica a calarsi nella realtà concreta dove la gente vive. «Come Caritas, spesso, diamo priorità alle opere, non siamo in grado di guardare in alto, facciamo fatica a dare speranza al nostro prossimo – ha detto –. Forse è giunto il momento di avere uno sguardo veritiero e intelligente sulla società, come emerso anche dalla recente Assemblea ecclesiale regionale, per pensare a delle forme nuove di educazione alla carità. Così riusciremo, poi, a realizzare anche delle opere significative per la cura dei poveri».

Alla presentazione sono intervenuti i direttori delle otto Caritas dell’Umbria che, al termine, si sono recati presso la mensa Caritas “San Lorenzo” di Perugia per condividere il pranzo con i fruitori di questa opera segno della Chiesa perugina, e tenuto la loro mensile riunione della Delegazione. Si è deciso di promuovere annualmente un incontro su temi sociali di attualità nell’imminenza della Giornata mondiale dei poveri voluta da papa Francesco, invitando a questo incontro anche gli operatori dei media. Ospiti e volontari della Mensa “San Lorenzo” hanno ben accolto questo momento di fraternità, ha commentato l’assistente sociale Stella Cerasa, responsabile di questa struttura di accoglienza, «perché la povertà la vivono ogni giorno anche se non amano essere definiti poveri. Sono stati molto colpiti – ha proseguito la responsabile – dell’interesse che ha avuto per tutti loro, nel colloquiare nel corso del pranzo, il vescovo Tuzia, che ha apprezzato molto l’operato dei volontari della Mensa che condividono, ogni giorno, la vita delle persone accolte».

Il rapporto in formato multimediale e non cartaceo, è una story map che garantisce l’accesso alle informazioni sulle povertà in Umbria da numerosi dispositivi elettronici, è disponibile su web:
www.caritasinumbria.it/poverta2019

Nel 2018, in Umbria, la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell’anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie (dato Istat).
Rispetto alle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà l’Umbria si colloca leggermente sopra la media nazionale dell’11,8%.
Nel 2018 i Centri di ascolto delle 8 Caritas diocesani hanno censito 4.599 beneficiari. Di cui: 2141 maschi e 2456 femmine. Ancora: 2101 erano disoccupati, 563 occupati, 270 casalinghe, 250 pensionati. Ancora: 283 senza fissa dimora, 2630 con figli, 45 con figli disabili. Provenienza beneficiari: 1540 da Italia; 1368 da Africa; 890 da Europa; 329 da America; 112 da Asia.

Beneficiari per singole Diocesi (2018)
Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino: 711
Città di Castello: 262
Foligno: 360
Gubbio: 398
Orvieto-Todi: 421
Perugia-Città della Pieve: 1488
Spoleto-Norcia: 219
Terni-Narni-Amelia: 740

Tra i molteplici interventi realizzati da Caritas, si segnala l’espansione delle attività di ascolto e dei servizi di alloggio, attraverso varie strutture di accoglienza. Si espande fortemente anche la consulenza professionale (soprattutto di tipo medico, ed anche legale). Quanto all’offerta di beni e servizi materiali, essa si concreta in misura crescente attraverso l’attività degli Empori solidali, accresciuti di numero, con un forte aumento del numero di assistiti, dei volontari impiegati (alcune centinaia), e del valore economico dell’impatto sociale stimato (centinaia di migliaia di euro). Inoltre, negli Empori non solo si distribuiscono generi alimentari, ma si costruiscono relazioni e senso di appartenenza alla comunità, e possono compiersi percorsi formativi e culturali.

Il Primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Presentazione in conferenza stampa, a Perugia, lunedì 11 novembre

In vista della III Giornata Mondiale dei Poveri indetta dal Papa, che la Chiesa celebra il 17 novembre, lunedì prossimo 11 novembre, alle ore 12, presso la “Sala S. Francesco” del Palazzo arcivescovile di Perugia, si terrà una conferenza stampa per la presentazione del Primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Si riferisce ai dati del 2018, sarà multimediale e non cartaceo, una story map che garantisce l’accesso alle informazioni sulle povertà in Umbria da numerosi dispositivi elettronici e che, soprattutto, si può implementare di anno in anno.

Questo strumento, che fotografa esclusivamente l’azione della Caritas, va ad arricchire il prezioso Rapporto che l’Osservatorio sulle Povertà dell’Umbria redige dal 1995 grazie ad un protocollo tra Regione Umbria e Conferenza Episcopale Umbra, con il fine di qualificare le azioni delle istituzioni, delle associazioni e dei singoli individui.

«Con questo Rapporto multimediale – afferma il prof. Marcello Rinaldi delegato regionale della Caritas e direttore di quella diocesana di Orvieto-Todi – vogliamo raccontare come si è evoluta la povertà, come si colloca l’Umbria nel quadro nazionale e quali sono i bisogni attuali. Ma soprattutto – prosegue – vogliamo raccontare l’impegno delle Caritas diocesane sul territorio per far fronte alle tante richieste e disagi». Rinaldi anticipa un solo dato che emerge dal Rapporto, che però è già eloquente: «Nel 2018 in Umbria la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell’anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie della nostra regione».

Terni – dal 9 al 17 novembre la quindicesima edizione del Filmfestival Popoli e Religioni “First Man”

E’ dedicata allo storico sbarco sulla luna la quindicesima edizione Terni Film Festival Popoli e Religioni 2019 “First man”, che si svolgerà a Terni dal 9 al 17 novembre al Cityplex, alla Bct e al Museo diocesano e Teatro Don Bosco di San Francesco a Terni.
Vari i personaggi e gli eventi dedicati alla luna: una cantante, una regista e una gigante da ammirare in Bct insieme ad una riproduzione a grandezza innaturale della Terra. E ancora in film, corti, come il cinema l’ha immaginata e raccontata in oltre cento anni, mostre, racconti, un planetario e un’esperienza di realtà virtuale.
Popoli e Religioni – Terni Film Festival è un festival cinematografico internazionale che si occupa di dialogo interreligioso, integrazione degli immigrati, educazione al cinema e attività per i detenuti.
Il festival è organizzato dall’Istituto di Studi Teologici e Storico-Sociali, in collaborazione con la Diocesi Terni Narni Amelia e l’associazione di volontariato San Martino, gode del patrocinio del Comune di Terni e del Pontificio Consiglio per la Cultura e del sostegno della Regione Umbria, del Ministero per i beni e le attività culturali e della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni.
Il festival, con la direzione artistica di Arnaldo Casali, prevede proiezioni mattutine per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori e dell’Università, anteprime nazionali e internazionali, incontri con gli autori, concerti, spettacoli teatrali, mostre e un concorso internazionale per lungometraggi, cortometraggi dedicati al volontariato.

 

IL PROGRAMMA DELLA XV EDIZIONE

“Il film festival non è soltanto un mettersi davanti allo schermo e godersi una proiezione – ha detto il vescovo-, ma è una proposta che vuole aiutare le persone, la cittadinanza e i giovani a relazionarsi a dialogare tra popoli e religioni. Abbiamo al’ambizioni di imparare a convivere tra popoli e religioni diverse ed è proposto attraverso la cinematografia. Quest’anno a tema c’è un progetto particolare “First Man”, primo uomo sulla luna nell’anniversario dello storico evento, ma in generale c’è l’uomo nuovo, l’umanità nuova. Prima l’uomo, perché se rispettiamo l’uomo, se lo valorizziamo, allora i popoli e religioni vivranno bene, vivranno meglio, saremo tutti quanti meglio. Quindi questo primo uomo che sarà illustrato da varie sfaccettature, attraverso le proiezioni, il cinema e anche attraverso i dialoghi e le feste, i momenti che ci saranno, i focus che verranno organizzati tra le varie realtà che esistono nel nostro territorio che abbiamo invitato al filmfestival.
Mi auguro che questo aiuti a portare al centro anche il primo uomo che per noi è Cristo, in lui vengono riassunte tutte le qualità, realtà, dolori, gioie dell’umanità intera. Vogliamo guardare in filigrana la presenza dell’umanità di Cristo, umanità intera, che viene trasformata, resa più purificata, più nobile e più alta”.

L’ARTICOLO DEL VESCOVO PIEMONTESE SULLA RIVISTA SAN FRANCESCO

Uno degli obiettivi del festival è anche l’integrazione: per questo ogni anno il festival dedica un focus che per la prima volta sarà dedicato all’Italia, perché oggi i meno integrati in Italia sembrano essere proprio gli italiani. La giornata finale della kermesse sarà incentrata quindi su danze, a cura dell’associazione Diversa-mente, canti di Lucilla Galeazzi ed eccellenze enogastronomiche del nostro Paese, il tutto ad ingresso gratuito.
In programma anche un evento dedicato agli ottocento anni dall’incontro tra San Francesco e il sultano, il 13 novembre al Cityplex ore 21 con la proiezione del documentario “The sultan and the Saint” di Alexander Kronemer e il dibattito con padre Pietro Messa, il vescovo Piemontese, Alfonso Marini e Yusuf Abd al Hakim Carrara. A seguire “Riflessioni d’argento tra il buio e la luce” le lodi di Dio Altissimo/i 99 nomi di Allah con l’esibizione degli Eldar. L’apertura domenica 10 novembre alle ore 18 con la proiezione del film First Man e del classico di fantascienza “Le voyage dans la lune” con la musica eseguita dal vivo dagli studenti dei Licei Angeloni. L’Angelo alla carriera sarà consegnato ad Alice Rohrwacher sempre domenica 10 novembre.

Perugia: «Anche in Cielo avremo un luna park». Il cardinale Bassetti in visita alle famiglie dei giostrai

«Spero di ritrovare anche in Cielo un luna park, poi la forma con cui lo ritroveremo la deciderà il Signore». E’ l’auspicio con cui il cardinale Gualtiero Bassetti ha salutato le famiglie dei giostrai del Luna Park di Perugia, visitate il 5 novembre nel loro luogo di lavoro, come avviene ogni anno da quando è vescovo, esattamente da 25 anni, prima nella Diocesi Massa Marittima, poi ad Arezzo e a Perugia. Nel dire che «anche in Cielo avremo un luna park», Il cardinale si è ispirato, come lui ha sottolineato, «a un bellissimo pensiero di Giorgio La Pira quando era sindaco di Firenze, che, in piazza del Duomo, disse: “Sicuramente in Paradiso ritroveremo il campanile di Giotto e la Nona sinfonia di Beethoven”; quindi l’arte e la musica ma anche l’aspetto ludico della vita, perché dicono le Sacre scritture che Dio ama giocare con gli angeli».

Alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale, come è tradizione sulla pista di un autoscontro, hanno partecipato alcuni ospiti della “Casa Sereni-Don Guanella”, amici del Luna Park. Ad animare la liturgia è stato il coro di San Giovanni Battista di Ferro di Cavallo, la parrocchia nel cui territorio (Pian di Massiano) viene allestito il Luna Park un mese prima la festività di Ognissanti, il cui parroco don Francesco Medori è l’incaricato diocesano per i fieranti e i circensi della Pastorale dei migranti e degli itineranti.

«E’ da 25 anni che sono vescovo anche se gli ultimi sono per me molto movimentati – ha esordito con queste parole il cardinale all’inizio dalla messa –, ma una delle realtà che è rimasta legata alla mia vita è la vostra. Di alcuni di voi conosco le vicende personali e familiari, le sofferenze, i lutti, ma anche le gioie. La vita è fatta di tanti appuntamenti anche per i lavoratori itineranti come voi. Ricordo il nostro primo incontro a Massa Marittima con i sacerdoti don Nando e don Emanuele, che mi dissero: “Venga a dir messa al luna park perché non è un luogo di solo divertimento, ci sono soprattutto le persone, le famiglie, i credenti”. La Provvidenza ci ha fatto rincontrare in altre città grazie anche a dei sacerdoti esemplari: ad Arezzo, con don Carlo e don Angelo, che morì molto giovane, e a Perugia, con il nostro don Francesco che mi dice sempre che il luna park “è la mia parrocchia in movimento”. Con l’aiuto di Dio e di questi sacerdoti siate sempre famiglia, camminate insieme sulla stessa strada, perché la Chiesa è il popolo di Dio che cammina verso la Casa del Padre. Per questo mi chiedo: ma che luna park ci deve essere in Paradiso mentre siamo intenti a camminare su questa strada, verso l’eternità, verso Gesù che ci aspetta. Però attenzione, perché si può camminare sulla stessa strada, essere uniti con le gambe, perché si fanno gli stessi passi, ma non essere uniti con il cuore e con la testa. Non basta camminare insieme, è necessario essere in pace con gli altri nel volergli bene e nel sacrificarci per i fratelli più fragili, che hanno bisogno del nostro sostegno. Camminare insieme uniti nel cuore e nell’anima, perché spesso le distanze più grandi sono quelle fra la testa e il cuore. Se riusciamo a mettere insieme la testa e il cuore daremo il meglio di noi stessi e metteremo a frutto tutti i doni che Dio ci ha fatto».

Nell’omelia, soffermandosi ancora sul Paradiso, il cardinale ha detto: «La Vita eterna non è fatta di grandi gesti, come anche il Vangelo che è fatto di piccoli gesti. Un bicchier d’acqua dato a uno che ne ha bisogno diventa meritevole di Vita eterna, come anche una carezza, una parola buona, un sorriso in un mondo oggi così avaro di sorrisi, questa è la vita cristiana in maniera molto semplice come l’ha vissuta Gesù».

Al termine della celebrazione è intervenuto il portavoce delle famiglie dei giostrai, Enzo La Scala, rivolgendo al cardinale Bassetti queste parole: «La nostra è una comunità che crea “problemi”, che li vive in ogni città, però è anche una comunità che porta sorriso e soddisfazione. Quello che a noi fa piacere è vedere la gente quando arriva spensierata, ospite delle nostre attività e del nostro divertimento. Oggi, essendo 25 anni dal nostro primo incontro con lei, eminenza, è nostro ospite a pranzo perché tutti noi ci meritiamo la sua presenza, ma prima vogliamo consegnargli un piccolo pensiero come segno del nostro incontro». Si tratta di una targa-ricordo con i simboli del luna park e una dedica che sintetizza il lungo rapporto con il presule: “Per i 25 anni di amicizia che ci legano e ci guidano a Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, gli operatori del Luna Park di Perugia, 5 novembre 2019”.

Perugia: Concluse con il concerto in ricordo del venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli le solennità di Ognissanti e dei Defunti. Il cardinale Gualtiero Bassetti: «Una volta si sapeva morire, perché morire faceva parte della vita. Non si moriva da soli, si era circondati dai propri familiari»

«Una volta si sapeva morire. Oggi si vorrebbe una morte “addomesticata” e censurata, perché il benessere, la vita, “è oggi, qui” e ogni atteggiamento che mette in discussione un tale assioma va censurato. Una volta si sapeva morire, perché morire faceva parte della vita. Non si moriva da soli, si era circondati dai propri familiari. Anche allora la morte faceva paura, ma il credente temeva soprattutto il “dopo morte”, il giudizio di Dio e la sorte eterna. Oggi il morire si chiude con il rituale spesso asettico del funerale». Lo ha evidenziato nell’omelia del giorno della Commemorazione dei Defunti, nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Il presule, nel commentare il brano evangelico del 2 novembre ha evidenziato che «l’unica cosa che conta nella vita è l’amore; l’unica cosa che resta, è l’amore. L’amore è sempre grande, anche quando si manifesta in piccoli gesti, come un bicchiere d’acqua, un pezzo di pane, una visita ad un malato, una parola di conforto, una mano che stringe l’altra. L’amore è grande, è forte, è irresistibile perché è sempre una scintilla di Dio, che infuoca e salva la terra».

E l’amore che ha caratterizzato gran parte della breve ma intensa vita del venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli (1944-1998), morto prematuramente all’età di 54 anni e che quest’anno ricorre il 75° anniversario della nascita, è anch’esso «una scintilla di Dio». Il medico chirurgo Trancanelli, “santo in sala operatoria e nella vita”, si fece prossimo verso i fratelli più piccoli e in difficoltà, accogliendo diversi minori (alcuni dei quali disabili) prima in casa e poi dando vita, insieme alla moglie Rosalia Sabatini, all’opera di carità “Alle Querce di Mamre”. Prima di morire, Vittorio Trancanelli, dichiarato venerabile da papa Francesco nel 2017, volle davanti a sé tutti i suoi “figli” dicendo alla sua Rosalia: «Per loro è valsa la pena di vivere, non per diventare qualcuno, fare carriera e soldi». E al venerabile Trancanelli la Postulazione della sua Causa di Canonizzazione e l’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve hanno voluto dedicare un concerto canoro-musicale tenutosi nella serata del 3 novembre, nella cattedrale di San Lorenzo, a conclusione delle solennità di Ognissanti e dei Defunti, che ha visto esibirsi il noto tenore fra Alessandro Brustenghi e il soprano Sarah Piccioni. «Entrambi perugini, che hanno dato vita ad uno spettacolo unico», ha sottolineato il postulatore della Causa di Canonizzazione del venerabile Trancanelli, Enrico Solinas, nel presentare questo concerto che ha visto accompagnare i due tenori dagli archi di “Umbria Ensemble”, «famoso gruppo musicale perugino – ha proseguito Solinas – per aver tenuto concerti in tutta Italia ed in vari Paesi europei». Presenti i familiari del venerabile Trancanelli insieme a quelli di un altro venerabile della Chiesa italiana, anch’egli medico, il veronese Alessandro Nottegar, il cardinale Gualtiero Bassetti, il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e il sindaco di Perugia Andrea Romizi.

Fra Alessandro Brustenghi, a margine del concerto, soffermandosi sulla «Misericordia dei Santi», ha ricordato il venerabile perugino con queste parole: «Vittorio Trancanelli dice a tutti noi, in particolare ai giovani, che è possibile percorrere la via della santità, che è la felicità piena, in qualsiasi momento, in qualsiasi condizione, anche se sei un medico come era lui, anche quella dove si vive più stress, ma dipende dal cuore che abbiamo perché essere veramente felici è fare felici altre persone. Questa sera, nella nostra cattedrale, abbiamo avuto l’esperienza che, grazie a Vittorio Trancanelli, le persone presenti hanno potuto risentire la gioia e la felicità della vita anche attraverso il canto e la musica. La santità è feconda, contagiosa e questo è un altro aspetto bellissimo dei santi e arrivare alla santità sarebbe l’obiettivo di tutti».

Terni – celebrazione delle Forze Armate in suffragio dei poliziotti uccisi a Trieste

Celebrata lunedì 4 novembre, nella giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, nella Cattedrale di Terni, dal vescovo Giuseppe Piemontese la messa a suffragio dei due agenti della Polizia di Stato tragicamente uccisi a Trieste il 4 ottobre scorso.
A un mese esatto dalla scomparsa di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, morti nell’adempimento del proprio dovere, il Questore di Terni, Antonino Messineo e il Sindaco Leonardo Latini hanno voluto ricordare il sacrificio dei due colleghi con questa celebrazione, alla presenza delle autorità civili e militari e di
tutti quei cittadini hanno dimostrato la propria vicinanza alla Polizia di Stato e per esprimere gratitudine, ammirazione e affetto per questi servitori dello Stato.
“Oggi noi abbiamo il rimpianto per tanta generosità e rettitudine, che hanno dimostrato Matteo e Pierluigi – ha detto il vescovo – e che ci mancherà. Due giovani consapevoli del loro ruolo e della loro missione, vissuta con responsabilità, in stretta vicinanza con i cittadini. Ma il vostro sacrificio è anche monito per la collettività. Beata quella società che non ha bisogno di eroi… e noi purtroppo ne abbiamo ancora bisogno. In un clima distratto superficiale, insensibile per il valore della vita umana, sempre meno valutata, della ordinata e serena convivenza civile, la pace sociale. L’odio seminato, gli istinti bestiali non domati, l’egoismo, l’indifferenza e il disprezzo del diritto e del rispetto degli altri, l’auri sacra fames, quella insaziabile cupidigia di ricchezze che spinge alle azioni più basse, mettono in circolo una umanità selvaggia e violenta, avida di possesso, dei piaceri e incurante della civile convivenza e dei comandamenti di Dio”.
“Oggi sentiamo di esprimere un ringraziamento alle forze dell’Odine – ha concluso il vescovo – incoraggiamento a proseguire in un’azione comune, corale, non isolata, sostenuta dalla società: associazioni varie, scuola, chiesa per il bene comune. Il male è parte della condizione umana, ma tutti vogliamo impegnarci a eliminarlo o almeno a sottrargli spazio, ridurlo ai minimi termini perché la vita è una ed è il tesoro più prezioso che abbiamo. Gesù richiama ad impostare la propria vita sulla compassione, la solidarietà e l’amore. È la via maestra per una vita riuscita su questa terra e nell’eternità. Ciò che seminiamo raccoglieremo”.

Terni: celebrazione per l’istituzione di 15 nuovi ministri straordinari della Santa Comunione

Nella celebrazione di domenica 3 novembre, il vescovo Giuseppe Piemontese ha conferito il ministero di ministro straordinario della Santa Comunione a 15 nuovi ministri della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Campomicciolo, di San Francesco di Amelia, di Santa Maria della Misericordia di Terni, di Santi Vincenzo e Anastasio a Finocchieto, Santi Giovenale e Cassio di Narni, di San Pietro a Terni, della Cattedrale di Terni, di San Giuseppe lavoratore, di Sangemini, Sant’Andrea a Marmore, San Francesco Terni.
Il vescovo ha ringraziato per “per aver risposto di sì al Signore e alla chiesa e per il bene che avrete modo di fare nella chiesa e nel mondo” ed ha poi ricordato l’importanza del servizio ai malati per il conforto e la consolazione degli inferni, degli ammalati, di coloro che sono impossibilitati a partecipare all’assemblea liturgica nel giorno del Signore “è un mistero per il quale, al termine della messa voi possiate partire, rappresentando la comunità, e portare conforto e consolazione, cioè Gesù, agli ammalati e agli anziani, a coloro che vorrebbero essere presenti nell’assemblea liturgica, ma non possono a motivo di impedimenti soprattutto fisici, per l’età, per la malattia. E’ un ministero della carità, per portare a tutti la lieta notizia che Gesù ha il desiderio di vedere il volto di tutti”.

Terni- celebrazione del 2 novembre al cimitero. Mons. Piemontese: “Tanta solitudine e disperazione oggi è presente perchè gli uomini hanno abbandonato la fede, messo da parte principi nobili che elevano l’esistenza”.

E’ stata celebrata al Cimitero di Terni, dal vescovo padre Giuseppe Piemontese, la Santa Messa per la commemorazione di tutti i defunti, alla presenza del prefetto vicario Andrea Gambassi, del sindaco Leonardo Latini, del questore Antonino Massineo, delle massime autorità militari e civili cittadine, delle associazioni combattentistiche e d’arma, e concelebrata dal vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi e da numerosi sacerdoti della città.
Una ricorrenza che accomuna, nel ricordo dei defunti, non solo i credenti ma tutte le persone che si sono recate in questi giorni al cimitero. Una tradizione che è segno di un legame di amore, ravvivato nella preghiera e nel ricordo.
Il vescovo ha ricordato coloro che sono morti in questo anno in maniera inaspettata per malattia, calamità naturali, disgrazia o violenza: i morti sul lavoro, quelli nell’adempimento del dovere. Un ricordo particolare è stato per le vittime di questo anno: Vincenzo De Gennaro, carabiniere ucciso a Cagnano Varano (Foggia); Emanuele Anzini, carabiniere, travolto da un’auto a Bergamo; Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma; i due agenti di Polizia, uccisi a Trieste, un mese fa Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.

Nella giornata di commemorazione dei defunti il vescovo ha posto l’accento sul senso del dolore e del ricordo in una società che tende a smarrire il senso di pietà verso i defunti: «Questo giorno è stato pensato come giorno della memoria e per rinnovare e mettere a fuoco la pluralità dei ricordi, onorare quanti ci hanno preceduto: da soli, con la famiglia e con la comunità civile, sociale. Alimentiamo la pietas che alberga nell’animo umano, ossia la devozione religiosa, il sentimento d’amore e di rispetto verso la famiglia, verso gli avi. Tanta solitudine e disperazione oggi è presente perché gli uomini hanno abbandonato la fede in Gesù. Direi, hanno messo da parte ogni fede, convinzione, principi nobili che elevano l’esistenza e la rendono vera, aperta all’infinito, al prossimo, al benessere comune.
Se scompare Dio dalla società, scompare anche l’uomo. Ciascuno di noi perde di consistenza, indeboliamo il rapporto con l’umanità. Il valore stesso della vita e il rispetto che si deve, alla propria e altrui esistenza, viene oscurato: oggi siamo spettatori, in diretta, o come si dice: dal vivo, in onda, on line, di innumerevoli omicidi, femminicidi, suicidi, stragi, guerre, violenze fisiche a morali, a cominciare da quelle gratuite a quelle apparentemente motivate. Perfino adolescenti, radunati in bande, che bullizzano coetanei e adulti per divertimento; giovani che consumano e distruggono la propria vita con rischi irragionevoli, con l’uso di stupefacenti ormai di facile acquisto».
L’esortazione del vescovo è stata quella di riportare speranza con azioni concrete e responsabili a partire dalla famiglia, dalla scuola, dalla società, dalle religioni, dalla chiesa stessa. «Una corale azione per riportare in agenda non solo la libertà individuale, ma i valori umani, personali e civili della nostra cultura, i valori evangelici con la responsabilità collegata alle scelte e ai gesti di ognuno: adulti e giovani, genitori e figli, mariti e mogli, autorità e cittadini, imprenditori e prestatori d’opera: tutti coalizzati per riportare la speranza nella società, ciascuno per la sua parte. Basta odio diretto e on line, basta violenze materiali e verbali. La fede nella vita e la speranza nella risurrezione vanno seminate con urgenza, fin dall’infanzia e nelle piccole cose».

La cerimonia è proseguita all’interno del cimitero civico con la benedizione delle corone d’alloro, la preghiera in memoria dei caduti in guerra presso il Sacrario ai Caduti e la deposizione delle corone d’alloro presso i monumenti delle varie Forze armate, Corpi dello Stato associazioni combattentistiche e d’arma, e al monumento e fosse comuni dei caduti nei bombardamenti della città di Terni, siti lungo il viale all’interno del cimitero civico.

Istituto Teologico – Corso dull’ebraismo

L’Istituto Teologico di Assisi offre una serie di lezioni sull’ebraismo, all’interno del Corso di Licenza in Teologia Fondamentale. Le lezioni sono gratuite e aperte a tutti gli interessati. Il docente, Alberto Mello, monaco di Bose, è uno dei più noti e accreditati studiosi di ebraismo in Italia.

Alberto Mello
INTRODUZIONE ALL’EBRAISMO

Corso aperto a tutti gli interessati

Le lezioni si tengono presso il Seminario Regionale Umbro (Aula Magna) osservando il seguente calendario:

Lunedì 04 novembre (orario 15.00-17.35)

Martedì 05 novembre (orario 15.00-17.35)

Lunedì 11 novembre (orario 15.00-17.35)

Martedì 12 novembre (orario 15.00-17.35)

Lunedì 18 novembre (orario 15.00-17.35)

Martedì 19 novembre (orario 15.00-17.35)

Lunedì 25 novembre (orario 15.00-17.35)

Norcia, celebrazioni a tre anni dal terremoto. Il “sogno” di Vescovo e Sindaco: poter celebrare la Messa di Natale tra le rovine della Concattedrale di Santa Maria. La visita del Ministro Franceschini

Alle 7.41 di mercoledì 30 ottobre 2019 gli abitanti di Norcia, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo, il sindaco Nicola Alemanno, la neo presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, la sovrintendente all’Archeologia, alle Belle Arti e al Paesaggio dell’Umbria Marica Mercalli, i parroci della città don Marco Rufini e don Davide Tononi, i Monaci benedettini col priore padre Benedetto Nivakoff, le autorità civili e militari si sono ritrovati intorno alla statua di S. Benedetto, nella centralissima piazza nursina, per partecipare al momento di preghiera in occasione del terzo anniversario degli eventi sismici del 26 e 30 ottobre 2016 che hanno ferito la Valnerina. Tutti insieme hanno chiesto a Dio Creatore e Padre di soccorrere questa gente che porta “le ferite dei cataclismi che scuotono la profondità della terra e di vegliare sulle famiglie del territorio e sul lavoro”.

Le parole di mons. Boccardo. Nel commentare i numeri 85-86 dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, l’Arcivescovo ha detto che «l’anniversario del terremoto richiama alla memoria e certamente al cuore ricordi, speranze, delusioni, fatiche. Lo sappiamo e lo abbiamo ripetuto tante volte. Ricordare però solo questi aspetti, pur presenti e particolarmente vivi, può significare un rinchiuderci su noi stessi, un continuare a piangerci addosso». E qui l’esortazione del Presule: «Dobbiamo invece guardare avanti e non farci prendere dal senso di sconfitta, che papa Francesco definisce “una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia”. Per questo è importante non perdere la prospettiva e mantenere viva quella tenacia che è il grande patrimonio delle popolazioni di queste montagne, che ha segnato la storia ed è stato capace di generare continuamente lo stare insieme, il costruire la società e i monumenti in essa contenuti». Ancora mons. Boccardo: «Fa male al cuore vedere Norcia, e gli altri paesi di queste vallate, quasi deserta. Quando si passa in questo bel viale (Corso Sertorio, ndr) c’è poca gente. I segni dello scoraggiamento ci sono. Però bisogna reagire e guardare avanti. Questa situazione pesante non può rimanere sterile. È, infatti, nel tempo della prova che riscopriamo l’essenzialità, la bellezza, l’umanità. I nostri monumenti feriti sono l’espressione di una comunità e ci ricordano anche il bisogno di verità che abita la nostra società. Siamo eredi di tutto questo: dobbiamo custodirlo con forza per trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Ognuno quindi – ha concluso mons. Boccardo – faccia la sua parte, secondo le proprie responsabilità e competenze. Ma vi esorto: non lasciamoci rubare la speranza».

Per le neo presidente della Regione Donatella Tesei la presenza a Norcia è stata la prima uscita ufficiale dopo l’elezione di domenica 27 ottobre: «È per me molto significativo – ha detto – che ciò sia avvenuto nella Diocesi in cui vivo (è di Montefalco, territorio che ricade nella Chiesa di Spoleto-Norcia, ndr). È una giornata particolare e non potevo mancare proprio a questo momento di raccoglimento e di preghiera per ricordare i tre anni dal sisma che ha colpito la nostra regione, Norcia e tutta la Valnerina. La speranza è che il prossimo anno possiamo sì fare memoria, ma magari con qualche situazione già risolta».

Progetto di rinascita per la chiesa della Madonna di Cascia. Poi, nel centro di valorizzazione dietro la Castellina c’è stata la presentazione di un progetto di rinascita della chiesa della Madonna di Cascia, distrutta dal sisma, situata sull’antica strada che collega Norcia con la terra di Santa Rita. Il nome chiesa della Madonna di Cascia è dovuto ad una solenne pace stipulata tra Norcia e Cascia nel 1477 per suggellare la quale fu deciso da ambo i Comuni di erigere a proprie spese due chiese. I casciani fecero edificare quella che chiamarono Santa Maria di Norcia (ora detta della Concezione), mentre i nursini questa, ancora chiamata appunto Madonna di Cascia, entrambe collocate non a caso del vecchio sentiero che collegava i due paesi. Si tratta di un progetto dal forte valore culturale, che abbraccia la dimensione della ricerca e dello studio, elementi che devono rinascere al pari delle case e dei monumenti. A coordinarlo è l’Università degli Studi di Perugia col prof. Paolo Berardi del Dipartimento di Ingegneria civile ed ambientale. Il progetto prevede il riutilizzo delle macerie della chiesa della Madonna di Cascia per crearne una sorta di monumento della memoria, un segno che dica alle generazioni future che nel 2016 c’è stato un forte terremoto e che l’identità di una comunità può ri-nascere anche dalle macerie. In pratica: verrà ricostruito l’involucro della chiesa con carpenteria lignea, che verrà poi rivestita con le macerie del vecchio edificio di culto. Per questo progetto non verranno utilizzati soldi pubblici, ma denaro proveniente da campagne di Crowdfunding (microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse). L’arcivescovo Boccardo ha così commentato: «Abbiamo bisogno anche di cose belle. Questo progetto ci dice che le pietre parlano, sono vive, portano un messaggio di riconciliazione, di pace e di unità. Sarà un monumento che racconterà una storia a chi verrà dopo di noi».

Visita del Ministro Franceschini e il “sogno” di Vescovo e Sindaco. Alla 9.45 è giunto a Norcia il ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Dario Franceschini: accompagnato dalle autorità, dai progettisti e dalle maestranze ha visitato i cantieri della Basilica di S. Benedetto, scendendo anche nella cripta, e della Concattedrale di Santa Maria liberata dalle macerie in questo ultimo periodo e che ora dovrebbe essere dotata di una copertura. Al Ministro l’arcivescovo Boccardo e il sindaco Alemanno hanno accennato un piccolo “sogno”: poter celebrare la Messa di Natale tra ciò che resta di questa chiesa. Infine, il Ministro si è recato in visita alla chiesa di S. Salvatore a Campi di Norcia e poi all’Abbazia di S. Eutizio in Preci, dove è stato accolto dal parroco don Luciano Avenati e dal sindaco Massimo Messi.