Chiese aperte di notte ad Assisi l’11 luglio. Monsignor Sorrentino. “Dopo il buio del Covid, sia per tutti un segnale di ripartenza”

“Ripartiamo dalla luce delle nostre chiese, dalla bellezza delle nostre Basiliche, dal messaggio dei nostri santuari per dare un segnale di speranza dopo questo lungo periodo di buio del Coronavirus”. Sono queste le parole del vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, d’intesa con i custodi della due Basiliche papali, padre Mauro Gambetti e padre Giuseppe Renda, e di concerto con tutti i parroci e guardiani delle chiese e santuari assisani con i quali è stata condivisa l’idea di “Assisi, notte di luce” che si terrà sabato 11 luglio. Sarà una serata, dalle 20,30 a mezzanotte, durante la quale le chiese assisane (Cattedrale di San Rufino, Chiesa Nuova, Santa Maria sopra Minerva, Basilica di San Francesco, Abbazia di San Pietro e Basilica di Santa Maria degli Angeli) rimarranno aperte per permettere visite, preghiere, riflessioni individuali, oltre a una serie di eventi organizzati in diversi orari e siti. “Come chiesa locale vogliamo contribuire alla ripresa anche con questo gesto simbolico, aprendo i nostri luoghi di culto per una serata all’insegna della spiritualità di Assisi; una serata che mi auguro venga accolta dalla cittadinanza e dai pellegrini come un impulso alla rinascita, un invito a sperare e a rimettersi in cammino con l’aiuto di Dio. L’auspicio – conclude monsignor Sorrentino – è che le forze economiche locali e l’amministrazione comunale possano fare la loro parte per rendere questa notte di luce in Assisi la più accogliente possibile”. Eventi sono previsti nella cattedrale di San Rufino, al Santuario della Spogliazione, nell’Abbazia di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva. L’iniziativa diocesana cade a pochi giorni dalla chiusura della raccolta per le mense francescane partita il 9 giugno con la serata di beneficenza “Con il cuore, nel nome di Francesco”, con Gianni Morandi e Carlo Conti, andata in onda su Rai Uno. Fino al 15 luglio è ancora possibile donare con SMS e chiamate da rete fissa al 45515. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali; sarà di 5 euro al 45515 per ciascuna chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile; e 5/10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali. Sarà possibile anche chiamare il numero verde 800.386.386 dove si potrà ricevere l’immaginetta con la preghiera semplice di San Francesco.

Perugia: La vicinanza concreta della Caritas diocesana a studenti e loro famiglie. Al via il progetto “La scuola, il nostro futuro”

Tra le iniziative concrete avviate dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, nel tempo del Covid-19, quella denominata: “La scuola, il nostro futuro”. Si tratta di un progetto a sostegno di studenti e loro famiglie in difficoltà a seguito della crisi socio-economica causata dall’emergenza sanitaria Covid-19. Per l’Anno scolastico 2020/2021 la Caritas assegnerà 250 contributi del valore di 200,00 euro cadauno, per un totale di 50.000 euro così ripartiti: 100 contributi per l’acquisto di libri di testo; 50 per l’acquisto di abbonamenti per l’autobus (linee extraurbane); 50 per l’acquisto di corsi di musica (extracurriculare); 50 per l’acquisto di corsi di attività sportive. L’iniziativa è finanziata da fondi propri della Caritas diocesana e da eventuali donazioni di privati e di fondazioni, imprese…, che vorranno contribuire a contrastare la povertà educativa.

Aumento della povertà educativa. «Un fenomeno in aumento in Italia – commenta il direttore della Caritas diocesana, il diacono Giancarlo Pecetti – e che vede l’Umbria collocarsi immediatamente a ridosso delle regioni con un indice di povertà educativa superiore alla media nazionale. Dal nostro osservatorio di “frontiera” ci rendiamo conto, quotidianamente, di come molte famiglie vedano contrarsi il proprio reddito a causa degli effetti generali delle misure di contenimento del “Coronavirus” e non vorremmo che siano i più piccoli a pagarne le conseguenze».

Fasi del progetto e a chi è rivolto. Sono due le fasi distinte del progetto. La prima è rivolta ad alunni che passano dalla scuola Secondaria di I grado (Media) alla scuola Secondaria di II grado (Superiore), per l’assegnazione di 100 contributi per l’acquisto di libri di testo e di 50 contributi per l’acquisto di abbonamenti per l’autobus (linee extraurbane), le cui domande di partecipazione al bando vanno fatte pervenire alla Caritas diocesana dal 7 luglio al 7 agosto 2020. La seconda fase del progetto è rivolta ad alunni che passano dalla scuola Primaria (Elementare) alla scuola Secondaria di I grado (Media), per l’assegnazione di 50 contributi per l’acquisto di corsi di musica (extracurriculare) e di 50 contributi per l’acquisto di corsi di attività sportive, le cui domande di partecipazione al bando vanno fatte pervenire sempre alla Caritas diocesana ma dal 20 settembre al 20 ottobre 2020.

Partecipazione al bando. Per i requisiti all’assegnazione dei suddetti 250 contributi (elargiti ad alunni e ad alunne residenti nei comuni che ricadono territorialmente nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve), per le modalità di partecipazione al bando e per conoscere procedure di selezione, graduatorie ed erogazione del contributo, consultare il sito: http://www.caritasperugia.it/progetti/ , dove è scaricabile l’avviso della prima fase del progetto e il relativo modulo della domanda di partecipazione.

Caritas Perugia-Città della Pieve: in linea con il nuovo monitoraggio di Caritas italiana, nella Penisola il 34% sono “nuovi poveri”, persone che hanno chiesto aiuto per la prima volta

Nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, secondo il recente V Rapporto sulle povertà curato dall’omonimo Osservatorio della Caritas diocesana, le persone-famiglie che per la prima volta hanno chiesto un aiuto, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, sono state circa il 35% dei fruitori abituali, 120 in più al Centro di ascolto diocesano e 400 all’Emporio “Tabgha” (Perugia città), nei mesi marzo-aprile-maggio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

I nuovi poveri. A livello nazionale – si evince dal nuovo monitoraggio condotto dalla Caritas italiana interpellando 169 su 218 Caritas diocesane (tra cui quella di Perugia-Città della Pieve) – i cosiddetti “nuovi poveri” sono il 34%, cioè un incremento di richieste di aiuto di un terzo rispetto a quelle registrate tra marzo e maggio dello scorso anno. Lo ha reso noto l’Ufficio comunicazione di Caritas italiana in occasione del 49° anniversario della nascita di quest’organismo pastorale della Chiesa cattolica (2 luglio 1971), fortemente voluto da papa Paolo VI. In questi decenni ha sempre cercato, in fedeltà al mandato ricevuto, di essere – come ha sottolineato papa Francesco nella ricorrenza del 45° anniversario – «stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli in Italia, in Europa, nel mondo». Un servizio impegnativo che grazie al fiorire delle Caritas diocesane ha messo radici sul territorio, dentro le comunità locali.

Da sempre accanto. La Caritas di Perugia-Città della Pieve è nata nel 1976, ad opera del suo primo direttore mons. Giacomo Rossi, a seguito dell’esperienza di volontariato di un folto gruppo di giovani impegnati nel portare aiuto i terremotati del Friuli standogli accanto soprattutto nella fase post-emergenza. Uno “stile-azione di carità” che ancora oggi contraddistingue questo organismo pastorale. Tant’è vero che durante la pandemia, di fronte alle sfide drammatiche e nonostante le forti criticità, le Caritas hanno continuato a restare accanto agli ultimi, sia pure in forme spesso nuove e adattate alle necessità contingenti.

Cambiano i bisogni. In questo quadro va segnalata la seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha approfondito vari ambiti: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri d’ascolto e nei servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative delle Caritas alla luce di quanto sta accadendo; qual è l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri; qual è l’impatto dell’attuale emergenza su volontari e operatori.

La perdita del lavoro. Rispetto alla situazione ordinaria, nell’attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas. Rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro…

Altri problemi. Altre questioni evidenziate sono: problemi burocratici/amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell’usura e dell’indebitamento, violenza/ maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d’azzardo/scommesse.

Giovani volontari. Fondamentale accanto all’impegno degli operatori è stato l’apporto di migliaia di volontari tra cui molti giovani, come è avvenuto a Perugia, che nella fase acuta della pandemia hanno garantito la prosecuzione dei servizi sostituendo molti over 65 che in via precauzionale rimanevano a casa. In Italia tra operatori e volontari sono stati 179 quelli positivi al Covid-19, di cui 95 ricoverati e 20 purtroppo deceduti.

Aiuti concreti. Piccoli segnali positivi arrivano dal 28,4% delle Caritas che, dopo il forte incremento dello scorso monitoraggio, con la fine del lockdown hanno registrato un calo delle domande di aiuto. Non tutte le Caritas interpellate hanno quantificato con precisione le persone accompagnate e sostenute da marzo a maggio, che comunque, dalle risposte parziali pervenute, risultano quasi 450.000, di cui il 61,6% italiane. 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno. Complessivamente, grazie al fiorire di iniziative di solidarietà e anche al contributo che la Conferenza Episcopale Italiana ha messo a disposizione dai fondi dell’8XMille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, i servizi forniti sono stati molteplici. Ad esempio a Perugia sono stati incrementati i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico e in presenza su appuntamento, di supporto/orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle amministrazioni/governo, di sostegno all’acquisto farmaci e prodotti sanitari e igienizzanti, di mensa-consegna a domicilio pasti, di alloggio per accoglienza infermieri e medici in isolamento preventivo e di aiuto per lo studio.

Gubbio – Chiesa della Vittorina: cinque appuntamenti per scoprire il Perdono francescano

In cammino verso la festa del Perdono francescano, con una serie di incontri ambientati presso la Chiesa di Santa Maria della Vittorina e nel Parco della Riconciliazione che la circonda. Una iniziativa sbocciata da un’idea delle Sorelle del piccolo testamento e che si intitola “Attraverso Francesco, per scoprire la via della riconciliazione”.
“Nasce dal desiderio di alcuni amici – spiega suor Daniela Cancilla – di celebrare quest’anno anche a Gubbio la festa del Perdono, per riscoprire l’identità della nostra città come luogo di incontro e di riconciliazione, la nostra città come seconda patria di Francesco e come luogo in cui lui riscopre delle dimensioni importanti per la sua vita e per quella che sarà la sua storia di santità”.
Le prime quattro tappe tratteranno, ogni volta, un aspetto particolare della stessa riconciliazione. Domenica 5 luglio, suor Francesca Chiarella delle Sorelle del piccolo testamento di san Francesco parlerà di “Riconciliazione con le proprie radici”; domenica 12 luglio, Roberto Russo tratterà il tema della “Riconciliazione con la Chiesa”; domenica 19 luglio la “Riconciliazione con il Lupo” sarà il tema curato da padre Pietro Maranesi, dell’Ordine dei frati minori cappuccini; domenica 26 luglio sarà infine fra’ Mauro Botti, dell’Ordine dei frati minori, a occuparsi di “Riconciliazione con le ferite”.
“Abbiamo pensato a un percorso a tappe – aggiunge suor Daniela – fino ad arrivare al giorno della festa del Perdono, pronti per celebrare la misericordia di Dio attraverso una liturgia penitenziale senza tuttavia perdere la dimensione della festa e della gioia”.
La serata penitenziale di domenica 2 agosto, proprio nel giorno della ricorrenza del Perdono di Assisi, sarà guidata dal vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, con la partecipazione di numerosi sacerdoti e religiosi disponibili per le confessioni. I cinque appuntamenti tra luglio e agosto saranno tutti ambientati presso quella che sempre più spesso viene definita la “Porziuncola eugubina”, vera e propria oasi di memoria e spiritualità francescana alle porte del centro storico di Gubbio. L’accoglienza dei partecipanti inizierà intorno alle ore 19, le testimonianze delle prime quattro serate e la penitenziale conclusiva cominceranno intorno alle 19,15. Per questioni di sicurezza è necessario arrivare con la mascherina.
“Questa iniziativa – conclude suor Daniela Cancilla – ci sembra una bella risposta, una bella opportunità e occasione per riscoprire le dimensioni della riconciliazione, partendo da sé stessi per raggiungere una riconciliazione con i fratelli e per arrivare a una rinnovata relazione con Dio, proprio attraverso il sacramento della confessione”.

Perugia: Il cardinale Bassetti ha ordinato presbitero Alfonso Liguori. Il presule al neo sacerdote: «non perderti d’animo: confida in Gesù che ti ha scelto, e nella forza dello Spirito»

«Un saluto pieno di gratitudine a te, ai tuoi amati genitori, ai tuoi fratelli, perché ognuno di loro ha posto una pietra preziosa perché tu potessi realizzare questa grande meta, che è l’ordinazione presbiterale. Grazie alla “Comunità Magnificat” che ti ha aiutato nella tua crescita in Cristo e, quindi, a riscoprire la tua vocazione. Grazie al Seminario e all’Istituto Teologico di Assisi, che ti hanno aiutato a prendere consapevolezza di quel fuoco d’amore che oggi, lo Spirito, accenderà in te…». Con queste parole, pronunciate durante l’omelia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha salutato l’ordinando sacerdote Alfonso Liguori, che poco dopo ha ricevuto, per l’imposizione delle mani del pastore della Chiesa di Perugia-città della Pieve, l’ordinazione presbiterale nel giorno della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, il 29 giugno, nella cattedrale di San Lorenzo. Concelebranti il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, il rettore uscente del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, don Carlo Franzoni, e diversi sacerdoti.

Essere prete vuol dire cominciare a soffrire. «Sappi, figlio carissimo – ha proseguito il cardinale –, che, come disse mamma Margherita al figlio don Bosco il giorno della sua ordinazione, “essere prete vuol dire cominciare a soffrire”. Ti dico queste cose non per farti paura, ma perché nutro nei tuoi confronti stima e fiducia».

Dio manderà sempre il suo angelo a strapparti da tanti “Erodi”. Nel commentare la Parola di Dio della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, il cardinale, rivolgendosi all’ordinando, gli ha chiesto: «Hai udito bene: mentre Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene era in carcere e mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano quel luogo, una luce sfolgorò nel buio della cella e un angelo gli disse: “alzati in fretta! E seguimi!”. Caro Alfonso, non temere! Se avrai fede, nonostante le prove, Dio manderà sempre il suo angelo a strapparti da tanti “Erodi”, da tante catene e da tanti pericoli, e tu sarai nella gioia. Ma la gioia di seguire il Signore ha un prezzo, ed i Santi Apostoli l’hanno pagato. L’altare che stai per salire è altare di immolazione. Paolo ce lo ha detto senza mezzi termini: “il mio sangue sta per essere sparso in libagione… ma il Signore mi è vicino e mi dà forza!”. E se tu dovessi trovarti un giorno, come Pietro e gli altri discepoli, rallentato nel seguirlo a causa dei tuoi limiti, non perderti d’animo: confida in Gesù che ti ha scelto, e nella forza dello Spirito».

La fedeltà e la perseveranza del sacerdote. «Carissimo Alfonso, non mancheranno le critiche, le opposizioni e anche le persecuzioni. L’ha detto Gesù: “se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ma nella prova non avere paura! Come a Paolo, anche a te il Signore sarà vicino e ti darà forza. Mentre Pietro era in prigione, ci hanno detto gli Atti degli Apostoli: “salirà incessantemente a Dio una preghiera per lui”. Come sono vere queste parole! Quando si crede di essere soli, si può essere certi che, fra coloro che formano il corpo di Cristo, vi è qualcuno che prega per chi è nella prova. Soprattutto, caro Alfonso, è proprio in questo giorno, che possiamo dire che la preghiera della Chiesa è specialmente per te, per il tuo sacerdozio, per il ministero che sarai chiamato ad esercitare, per la tua fedeltà e la tua perseveranza».

Il sacerdozio frutto di una provvidente azione di Dio. «Anche gli angeli – protagonisti della liberazione di Pietro – saranno al tuo fianco – ha concluso il cardinale Bassetti –. Come si legge nel salmo che abbiamo ora pregato: “l’Angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera”. Ancora una volta si sottolinea che il ministero che ti viene affidato non può essere svolto solo con l’impegno della “carne e del sangue”, ma è frutto di una provvidente e molte volte nascosta azione di Dio, che solo dopo, quando si è liberati dalle prove, si può riconoscere».

Don Alfonso Liguori, 109° sacerdote diocesano della Chiesa di Perugia-Città della Pieve, celebrerà la sua prima S. Messa, domenica 5 luglio (ore 11.30), nella chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce del capoluogo umbro. Una breve nota “autobiografica” e della “chiamata” del neo sacerdote è scaricabile all’indirizzo web: http://diocesi.perugia.it/perugia-futuro-sacerdote-diocesano-don-alfonso-liguori-racconta-la-sua-chiamata-dalla-famiglia-al-seminario-lesperienza-parrocchia-nella-comunita-magnif/).

Assisi – Assemblea diocesana, presentato il Triennio della carità Il vescovo: “La Chiesa ha bisogno dell’entusiasmo dei primi cristiani”

“Ripartiamo con l’entusiasmo dei cristiani della prima ora. Siamo una comunità vecchia e stanca, ma che lo Spirito di Dio può rigenerare con l’entusiasmo della prima ora, anzi con maggiore entusiasmo”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, a conclusione dell’assemblea diocesana che si è tenuta venerdì 26 e sabato 27 giugno alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli e in collegamento streaming con i vari vicariati della diocesi.

Le conclusioni del vescovo hanno fatto seguito ai suggerimenti pervenuti dai laboratori dei gruppi di lavoro della due giorni che ha dato via al triennio della carità.

Il vescovo, parlando del periodo inedito della pandemia, ha affermato che ciò che è accaduto con il coronavirus “sembra una cosa che ci è calata addosso, addirittura come una costrizione. I banchi vuoti – ha sottolineato – io già li vedevo, durante la visita pastorale, prima del coronavirus. Il covid-19 è stato una fotografia, una profezia di quello che ci sta capitando come Chiesa senza che noi ne prendiamo coscienza sufficiente per poterci interrogare. Il coronavirus ci ha costretto a guardare almeno in parte la verità delle cose. Prendiamo al balzo questa grande opportunità”.

“Al di sopra di tutto l’amore” è il titolo della due giorni, il cui programma è stato presentato dalla direttrice della Caritas diocesana, Rossana Galiandro.

“Chi è il mio prossimo?”, “Come essere famiglia”, “Economia per tutti”, saranno i punti principali che verranno affrontati rispettivamente il primo, secondo e terzo anno.

“Il titolo dell’assemblea – ha spiegato la direttrice – ci introduce ad un triennio in cui vogliamo condurre il cammino diocesano verso il centro e il cuore della vita di ogni cristiano e di ogni uomo: la carità. La carità è l’amore, è quello lo slancio di vita che si gioca nelle relazioni personali e comunitarie e che trova il suo fondamento nella nostra relazione con Dio padre. Dio stesso è carità”.

Spoleto – Roccaporena di Cascia, celebrata la Festa della Rosa e delle Rite. L’arcivescovo Boccardo: «Rita accoglie tutti e tutti si sentono riconosciuti in lei». Restauro degli affreschi della chiesa di S. Montano e trasferimento del manto di Santa Rita nella Casa Natale. Passaggio della Reliquia dalla Cattedrale di Ischia al Santuario della Vergine del Portone in Asti

Sabato 27 e domenica 28 giugno a Roccaporena di Cascia è stata celebrata la Festa della Rosa e delle Rite, a memoria del miracolo della rosa sbocciata in pieno inverno. Raccontano le cronache: «Rita era morente nel monastero di Cascia e una cugina va a farle visita. Rita le chiede: “Portami due rose e due fichi dal mio orticello di Roccaporena”! La parente sorrise a simile richiesta: nel mese di gennaio, infatti, non è possibile trovare a Roccaporena una rosa fiorita e dei fichi. Ma, recatasi nell’Orto, la cugina trovò veramente quanto Rita desiderava». E il Santuario di Roccaporena dal 1952, l’ultima domenica di giugno, ricorda questo evento.

Quest’anno la festa è stata modulata in base alle prescrizioni in atto per evitare il diffondersi del Coronavirus. «La cosa bella, comunque, – afferma don Canzio Scarabottini, rettore del Santuario – è che finalmente sono tornati i pellegrini, anche se non nei numeri degli scorsi anni. Le varie celebrazioni le abbiamo trasmesse in diretta Facebook e YouTube sui canali social dell’Opera di Roccaporena, permettendo così ai tanti devoti che non sono giunti in Umbria di unirsi a distanza alla nostra preghiera».

Veglia di preghiera. La sera del 27 giugno, nella palestra dell’Hotel Margherita, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto una veglia di preghiera al posto della tradizionale processione per le vie di Roccaporena: non è stata organizzata in quanto era difficoltoso garantire il distanziamento tra le persone. All’inizio è stato deposto nei pressi dell’altare un cesto contenente alcuni messaggi giunti al Santuario di Roccaporena durante il tempo del confinamento a causa del Covid-19. Migliaia, infatti, sono state le mail, i messaggi whats app, le telefonate o le lettere delle persone che hanno chiesto l’intercessione della Santa dei casi impossibili nel pieno della pandemia. Nella breve riflessione l’Arcivescovo si è soffermato sul più grande dono che Rita consegna ai suoi devoti: «L’umile donna di Roccaporena – ha affermato – ripetendo le parole degli Atti degli Apostoli ci dice: non ho né oro né argento dà darvi. L’unica cosa che ho e che vi dò è l’amicizia col Signore, la sua grazia, la sua consolazione, la sua misericordia. In questo territorio casciano la gente viene per chiedere consolazione e conforto nelle tragedie della vita: quante famiglie ferite depongono preghiere, quanti genitori affidano i figli a colei che è stata madre. E noi che sentiamo Rita come una di famiglia, proviamo ad essere come lei veicolo che fa conoscere il dono di Dio agli altri».

Messa con passaggio della reliquia. La mattina del 28 giugno, alle 11,00, sempre nella palestra dell’Hotel Margherita, mons. Boccardo ha presieduto la Messa alla presenza di 200 fedeli, il numero massimo ammesso. Era presente anche il sindaco di Cascia Mario De Carolis e il Commissario straordinario del Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 Giovanni Legnini. Nell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato che «nella vita cristiana non ci sono le mezze misure, ma ci vuole coraggio, fedeltà e coerenza». Poi, il richiamo all’accoglienza, uno dei pilastri nella vita di Rita, che nel Lazzaretto di Roccaporena accudiva i poveri e i malati di lebbra: «accogliere è fare spazio, aprire orizzonti, spalancare le porte. Dio ci accoglie così come siamo e non per quello che vorremmo essere. Dio non giudica né condanna, ma continuamente rimette in piedi. E allora – ha proseguito il Presule – non sono i muri o le separazioni che costruiscono una società bella e degna dell’uomo, ma la differenza e la dialettica. E Rita oggi esercita ancora una vera accoglienza di quanti a lei si rivolgono: accoglie tutti e tutti si sentono riconosciuti in lei che si fa carico delle preoccupazioni e delle gioie e le presenta al Signore». Al termine della Messa c’è stato il passaggio delle reliquia della Santa dalla parrocchia della cattedrale di Ischia (NA) al Santuario della Vergine del Portone in Asti. In Piemonte la reliquia rimarrà per sei mesi, dopo andrà in Basilicata, a Potenza, fino al giugno 2021.

Inaugurazione affreschi chiesa di S. Montano e nuova sistemazione del Manto di Santa Rita. Al termine della Messa, Vescovo e autorità si sono recate nella chiesa di S. Montano, dove Rita si è sposata e dove sono sepolti il marito e i figli, per l’inaugurazione del restauro degli affreschi del catino absidale: sono riemersi, dopo anni sotto scialbo, quelli della parte inferiore che raffigurano gli apostoli. Il restauro è stato possibile grazie al contributo del BIM (Bacino Imbrifero Montano) del Nera e del Velino presieduto dal prof. Egildo Spada, presente alla cerimonia, ed è stato realizzato dalla Coo.Be.C. (Cooperativa Beni Culturali) di Spoleto. Altra novità, è stato il trasferimento del manto di Santa Rita, un pezzo di pelle di capra che secondo la tradizione appartenne a Rita: da una cappella laterale del Santuario è stato spostato all’interno della Casa Natale di Santa Rita, dove è maggiormente visibile ai devoti.

Perugia: La Residenza protetta per anziani “Fontenuovo” compie 135 anni. Il cardinale Bassetti: «non è un ospizio, non è un ricovero…, ma ambisce ad essere come una “grande famiglia”. Papa Leone XIII la volle come opera e segno di carità, autentica espressione di amore della Chiesa»

Era l’anno 1885 quando, per volontà dell’allora pontefice Leone XIII, già vescovo di Perugia per 32 anni (1846-1878), fu fondato “Fontennuovo” affinché in città non morisse più nessuno per strada. Accadde ad un uomo chiamato dai perugini “Uccellino”, narrano le cronache dell’epoca. Da quel triste episodio è trascorso quasi un secolo e mezzo, ed oggi “Fontenuovo” è una realtà socio-sanitaria della Chiesa diocesana all’avanguardia nell’accoglienza-cura di persone anziane soprattutto non autosufficienti (attualmente sono 90 e 7 autosufficienti ospitate in miniappartamenti).

Superato lo tsunami del Coronavirus. Grazie alla professionalità del suo personale e alla collaborazione di familiari e volontari, questa Residenza protetta ha superato, al momento, lo tsunami del “Coronavirus”. Per il particolare e difficile momento dell’emergenza sanitaria le celebrazioni del 135° anniversario della fondazione di “Fontenuovo” sono state contenute in un programma di eventi svoltosi nella mattinata di domenica 28 giugno, apertosi con la celebrazione eucaristica all’esterno presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti insieme ai sacerdoti anziani ospiti della struttura, e conclusosi con lo spettacolo “Ricordando le origini” di musica e poesia con la presenza dell’artista perugina Mariella Chiarini. Il tutto rispettando le norme per il contenimento del contagio.

Clima di accoglienza e fraternità. Ad accogliere il cardinale Bassetti sono stati il presidente del Consiglio di amministrazione di “Fontenuovo” Orfeo Ambrosi, la direttrice sanitaria Simonetta Cesarini ed una rappresentanza del personale e dei familiari degli ospiti. A tutti loro il presule ha rivolto parole incoraggianti per l’opera svolta nel tempo del Covid-19 e di ringraziamento-apprezzamento, perché «chi viene a “Fontenuovo” – ha sottolineato lo stesso arcivescovo – avverte un clima di accoglienza e di fraternità».

Opera e segno di carità. Il cardinale ha esordito nell’omelia ricordando il suo illustre predecessore: «il grande cardinale vescovo di Perugia, Gioacchino Pecce, salito poi alla Cattedra di San Pietro col nome di Leone XIII, fondò questa casa e la volle come opera e segno di carità, autentica espressione di amore di questa nostra Chiesa. Per questo “Fontenuovo”, lo dico con convinzione profonda – ha proseguito Bassetti –, non è un ospizio, non è un ricovero, non è neppure soltanto una “casa di riposo”, ma ambisce ad essere come una grande “casa famiglia”. Non vogliamo che qui si perda il sapore della famiglia. Siete tantissimi, fra personale, ospiti, parenti degli ospiti, volontari, ma nonostante tutto qui ognuno deve sentirsi in famiglia, a casa sua».

Non scartare nessuno. Commentando il Vangelo della domenica, quasi in “sintonia” con lo spirito che animò la Chiesa perugina della seconda metà dell’800 a fondare “Fontenuovo”, il cardinale ha evidenziato che «le parole di Gesù sono esigenti e non ci accarezzano certamente le orecchie. Gesù non fa sconti, non si accontenta del minimo indispensabile: “Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me… Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. Mi raccomando: accoglietevi sempre gli uni gli altri, nei vostri rapporti non scartate nessuno. “Chi avrà dato anche soltanto un bicchiere di acqua a questi piccoli, nel nome mio – dice Gesù – non perderà la sua ricompensa”. L’amore, vedete, non ha bisogno di tante cose… Viviamo impegnandoci tutti il più possibile, ciascuno nel proprio campo. Impegniamoci con coscienza chiara e generosa».

Un “hospice” per persone affette da “demenza grave”. «In continuità con lo spirito delle sue origini – ha annunciato a margine dell’incontro la direttrice sanitaria Cesarini –, un’ala del complesso di “Fontenuovo” è stata recentemente ristrutturata dedicandola in particolare alle persone affette da “demenza grave”, che trascorrono gli ultimi anni della propria vita con la necessità di cure medico-infermieristiche. E’ un “hospice” dedicato a persone affette da questa disabilità per le quali il personale è stato specificamente formato».

Assisi – Effettuata la ricognizione del corpo del venerabile Pennacchi Il vescovo: “La vita di don Antonio ci aiuti a ripartire in questo momento di difficoltà”

Oggi sento battere il cuore di Assisi e di tutti gli assisani perché quello che stiamo vivendo è un grande impulso di grazia che viene nella nostra città in un momento che ci trova tutti in sofferenza a causa della pandemia globale”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino all’inizio della celebrazione eucaristica che si è tenuta, domenica 28 giugno nella chiesa Abbaziale di San Pietro, alla presenza delle spoglie mortali del venerabile don Antonio Pennacchi in occasione della ricognizione del suo corpo.

Il 14 marzo 2019 si è chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del venerabile don Antonio Pennacchi ed è iniziata così la seconda fase.

“Oggi – ha aggiunto il vescovo – mi sembra che avendo fatto la ricognizione dei suoi resti mortali è come se gli avessimo riconsegnato la città, le nostre strade, le nostre case. È davvero l’apostolo della nostra città e in questo momento le sue intercessioni dall’Alto e soprattutto il suo esempio di vita possono esserci di tanto conforto”.

La ricognizione della tomba e del corpo del venerabile don Antonio Pennacchi, come ha spiegato monsignor Sorrentino, è stata dovuta a seguito di un’infiltrazione di acqua verificatasi nella sua tomba.
Accennando ad alcuni episodi della vita del prete dell’Angelus Domini, il vescovo ha precisato che, come è scritto nella sua biografia, “quando pregava si illuminava, a volte aveva anche dei fenomeni mistici molto intensi. Questo grande esempio – ha precisato – può essere per noi una leva per ripartire alla grande in tutto, nella vita cristiana e anche nella nostra vita familiare, sociale, cittadina”.

Al termine della santa messa è stata letta la preghiera di intercessione e consegnato il libro intitolato “Venerabile Don Antonio Pennacchi. L’apostolo di Assisi” scritto da Suor Alessandra Rusca, postulatrice del processo di beatificazione e canonizzazione.

Dopo che il vescovo ha incensato l’urna è stato firmato il verbale di ricognizione. Infine i fedeli hanno potuto raccogliersi in preghiera davanti all’urna contenente i resti mortali del venerabile don Antonio Pennacchi.

Per chi lo desidera sarà possibile un momento di devozione e preghiera davanti all’urna che rimarrà esposta fino al giorno 14 luglio prima che venga nuovamente riposta nel loculo murato all’interno dell’Abbazia di San Pietro.

Perugia: La comunità diocesana accoglie con gioia un nuovo sacerdote, don Alfonso Liguori. Sarà ordinato dal cardinale Gualtiero Bassetti il 29 giugno nella cattedrale di San Lorenzo

La comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve si appresta a fare festa per l’ordinazione sacerdotale di Alfonso Liguori, nato a Napoli nel 1988 e trasferitosi da piccolo nel capoluogo umbro con la famiglia. Nel donarsi totalmente al Signore, Alfonso ha rinunciato alla professione di programmatore informatico presso un’azienda locale. Diventerà il 109° sacerdote diocesano (tanti ne conta la comunità perugino-pievese) e sarà ordinato dal cardinale Gualtiero Bassetti nella cattedrale di San Lorenzo lunedì 29 giugno, alle ore 18.

Ricchezza e speranza. «Un’ordinazione sacerdotale è una ricchezza e una speranza per la Chiesa e per la società, soprattutto in un’epoca di crisi di vocazioni e in questa pandemia che ha profondamente segnato le nostre comunità». Con queste parole il cardinale Bassetti si rivolge alla sua comunità nell’imminenza dell’ordinazione. Il rito sarà concelebrato dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, insieme al rettore uscente del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, mons. Carlo Franzoni, e a diversi sacerdoti. La celebrazione eucaristica dell’ordinazione vedrà una partecipazione limitata di fedeli per l’emergenza sanitaria, ma chi vorrà potrà seguirla in diretta, sulle frequenze di Umbria Radio InBlu (92.00 e 97.20) e in streaming sul canale Youtube (https://www.youtube.com/user/LAVOCEPG) e sulla pagina Facebook de La Voc(https://www.facebook.com/LaVoceSettimanaleUmbria).

Tra i primi ordinati sacerdoti del Covid-19. Don Alfonso Liguori sarà uno dei primi sacerdoti in Italia ad essere ordinato nel tempo del Covid-19, «un tempo particolare in cui si è respirato un bisogno forte di Speranza, quella Speranza con la S maiuscola che da sempre attira il cuore dell’uomo, ed è come se il Signore volesse ricordandomi che nel “pacchetto” completo della mia chiamata c’è anche questo, portare, nel mio piccolo e nel mio ordinario, agli uomini la Speranza che è Gesù Cristo», scrive l’ordinando nel raccontare la sua “chiamata” (il testo integrale è scaricabile all’indirizzo web: http://diocesi.perugia.it/perugia-futuro-sacerdote-diocesano-don-alfonso-liguori-racconta-la-sua-chiamata-dalla-famiglia-al-seminario-lesperienza-parrocchia-nella-comunita-magnif/).

La carità al centro della vita di ogni presbitero. Quando il futuro sacerdote è stato ordinato diacono, il 12 settembre 2019, festa della Madonna delle Grazie della cattedrale, il cardinale Bassetti ha riservato a lui queste parole: «Viviamo in una società che sta cancellando dal proprio vocabolario quotidiano la categoria del dono e così è facile trovarsi dinanzi a situazioni di inimicizie, di egoismo e, purtroppo, di morte. Il tuo vescovo ti esorta a combattere tutto questo con un’unica arma: facendo tua la categoria della gratuità. La nostra società è diventata come un deserto arido e senza acqua ed è per questo che è assetata d’amore. Sia la carità, caro Alfonso, il grido più esigente della tua vita».

Il pane quotidiano. Nel tracciare una breve “autobiografia”, Alfonso non esita a scrivere che come altri giovani si è allontanato dalla Chiesa per un periodo, ma nella sua famiglia, in primis nei genitori, entrambi disabili, ha ritrovato il suo «pane quotidiano con cui sono cresciuto… Due genitori che non hanno mai guardato ai loro limiti come un impedimento o un ostacolo, ma che hanno preso la loro croce facendo tutto quello che era possibile per loro, fino anche a mettere al mondo e crescere meravigliosamente tre figli, contando non solo sulle loro forze, ma anche sull’aiuto di Dio». Don Alfonso ha poi consolidato la sua vocazione in parrocchia (prima a Ponte Valleceppi e poi a Elce) e nella Comunità Magnificat. Una chiamata, come lui stesso la definisce, non «una “caduta da cavallo” alla maniera di san Paolo, ammesso che sia mai caduto da cavallo; la mia è stata più una progressiva presa di coscienza e consapevolezza di quanto più profondo e vero era scritto nel mio cuore».

Essere pronto a gettare le reti. «Molti mi chiedono, specialmente in questi ultimi giorni – conclude Alfonso –, “sei pronto?”, ovunque vada risuona questa domanda in tutte le sue accezioni. La mia risposta è sempre la stessa, non credo di essere pronto, mai pronto per questo ministero, per questa missione, per questa vita, mai pronto per quello a cui il Signore mi sta chiamando e che ora vedo e ancor meno pronto per tutto quello che non vedo o di cui ancora non ho idea, ma ho una certezza che si è fatta sempre più forte in questi anni di Seminario, non è sulle mie forze che posso fare affidamento, non è sulle mie capacità che devo contare, o sulle mie abilità che gioco tutto, ma è sulla Sua Grazia, sulla Sua Forza, sulla Sua Parola che voglio gettare le reti, ed è questo che mi porta a dire: “eccomi Signore, manda me”».