Foligno – secondi per la solennità di San Feliciano patrono della città

Venerdì 24 gennaio nei secondi vespri per la Solennità della Festa del Patrono e Martire San Feliciano Mons. Gualtiero Sigismondi Vescovo della Diocesi di Foligno, in chiusura della seconda visita pastorale, ha sottolineato che “C’è bisogno, dunque, di una Chiesa che non abbia come obiettivo pastorale quello tattico del mantenimento, ma quello strategico della formazione delle coscienze …. C’è bisogno di riconoscere che il problema non è la riforma delle istituzioni, le chiese vuote e la crisi delle vocazioni: il problema è la fede”.
Il testo dell’omelia di mons. Gualtiero Sigismondi
“Fratelli carissimi, la Passio sancti Feliciani disegna la biografia del nostro Patrono piuttosto che gli Atti del suo martirio. La parola dell’apostolo Pietro, che abbiamo ascoltato, si rivolge a quanti, come san Feliciano, hanno sofferto a causa del Vangelo: “Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi” (1Pt 4,13). La ragione di questo invito alla gioia è duplice: la sopportazione delle sofferenze, patite per il nome di Cristo, assicura la partecipazione alla sua gloria e permette allo Spirito di Dio di trovare riposo nel cuore dei suoi fedeli.
Che lo Spirito santo riposi nei nostri cuori ho potuto sperimentarlo, con meraviglia nuova, durante la Visita pastorale, conclusa con la processione appena terminata. Cammin facendo, oltre a riconoscere i “semi del Verbo” sparsi ovunque – al quadrivio della nostra città, ai crocicchi delle strade e all’interno di tante abitazioni –, mi sono reso conto che, come discepoli del Signore, il problema non è essere poco numerosi – i giovani sono l’indice più alto di questo processo –, quanto piuttosto diventare insignificanti. C’è bisogno, dunque, di una Chiesa che non abbia come obiettivo pastorale quello tattico del mantenimento, ma quello strategico della formazione delle coscienze. C’è bisogno di una Chiesa che faccia squadra: è la condizione per camminare insieme. C’è bisogno di riconoscere che “il problema non è la riforma delle istituzioni, le chiese vuote e la crisi delle vocazioni: il problema è la fede”. A questa diagnosi, compiuta da Benedetto XVI, Papa Francesco risponde con la terapia indicata nella Evangelii gaudium, in cui invita ad essere audaci e creativi nel “ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi dell’evangelizzazione”. Non si tratta di preparare piani pastorali elaborati, ma di riproporre la missione come esperienza nativa e costitutiva della Chiesa, riconsegnando alle comunità cristiane gli Atti degli Apostoli.
Fratelli carissimi, il libro degli Atti chiama i primi cristiani “quelli della Via” (cf. 9,2), quelli che seguono Cristo: “Via, Verità e Vita” (Gv 14,6). Consapevoli della responsabilità che questo nome comporta, è necessario progettare nuovi percorsi di iniziazione cristiana: si tratta di ridire la fede in modo nuovo, di riscoprire l’amicizia come luogo dell’annuncio e di evangelizzare casa per casa. “Cammin facendo, predicate” (cf. Mt 10,7): questa missione, che Gesù affida ai Dodici, san Feliciano l’ha vissuta “fino alla fine”. La morte non l’ha rapito a casa, ma per strada. I suoi piedi, stretti tra l’incudine del carico degli anni e il martello dei persecutori, hanno ceduto prima ancora che il suo cuore cessasse di battere. Hanno ceduto lungo la via consolare Flaminia che l’avrebbe condotto a Roma, caput et mater omnium ecclesiarum. Il sangue di san Feliciano non è rimasto senza frutto: ha posto il seme della fede apostolica nella nostra terra; il suo sangue, dello stesso “gruppo sanguigno” degli Apostoli, ha edificato la nostra città e diocesi. I carnefici hanno osato legare le sue mani, ma non sono riusciti a restringere l’abbraccio del suo sguardo benedicente”.

Cerimonia alla Camera dei Deputati nella giornata della Memoria con la delegazione di Assisi. Allestita una mostra con gli oggetti del Museo della Memoria di Assisi

Assisi protagonista, venerdì 24 gennaio alla Camera dei Deputati, nell’ambito della cerimonia per il Giorno della Memoria che il presidente Roberto Fico ha voluto dedicare a Gino Bartali. Nel corso dell’evento il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, ha inquadrato la figura di Bartali nell’ambito della rete clandestina che negli anni 1943-1944 portò alla salvezza di centinaia di ebrei.

Nel corso del suo intervento il vescovo di Assisi ha parlato di una testimonianza inedita appena stampata intitolata “Gli abitanti del Castelletto”, scritta da una bambina ebrea che allora aveva appena 10 anni, Mirjam Viterbi Ben Horin, nascosta e salvata ad Assisi e che si inserisce nella storia della rete clandestina a cui ha partecipato anche Gino Bartali.
La Camera ha anche allestito una mostra con alcuni oggetti e documenti contenuti nel Museo di Assisi che resterà aperta a Montecitorio fino al 2 febbraio.

Prima della cerimonia il vescovo monsignor Sorrentino ha fatto omaggio di una copia al presidente Fico che si è commosso nel vedere la grafia e i disegni originali riprodotti nel libro.

Signor Presidente, Onorevoli, Autorità, gentili signore e signori, nel museo della Memoria che ho l’onore di ospitare nel Vescovado di Assisi, spicca una foto in cui Gino Bartali posa insieme al mio predecessore monsignor Giuseppe Placido Nicolini. I due evidentemente si sono incontrati e c’era amicizia tra loro.
Non ci sono, e non ci potevano essere, ricordi di quelle parole che si sono detti nel periodo burrascoso in cui la loro generosità li portò a collaborare per strappare ad un’oscura follia ideologica e ad un atroce destino centinaia di ebrei che in quegli anni bussarono alle porte di Assisi. Qui il vescovo stesso si fece regista di una rete clandestina, dedita ad accogliere e proteggere gli ebrei. Altrettanto si faceva a Firenze. Pedalando tra queste due città e nascondendo nella canna della sua bicicletta le carte di identità falsificate Gino Bartali si guadagnava una benemerenza ben più alta di quelle che gli vennero assegnate come mito del ciclismo: da campione sportivo, si rivelò anche campione di umanità.
Cristiano fervente qual era, aveva in casa una cappellina che ora, per gentile concessione della famiglia Bartali, è al centro del nostro Museo. Una sua parola è scritta all’ingresso, e basta da sola a raccontare l’uomo: «Il bene si fa ma non si dice, e certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca».

Bartali fu uno di quegli uomini dei quali vorremmo piene le nostre comunità religiose, e le nostre comunità civili.
La sua fede dichiarata e praticata era sinonimo di un animo aperto, capace di dono, fino al rischio della vita. Dalla sua fede anche il coraggio di farsi postino della vita e della libertà, quando le ombre fosche del razzismo e dell’antisemitismo si annerirono all’inverosimile divenendo genocidio.
La memoria della shoah non è un ritualismo al quale ci si possa abituare. Le immagini di quel diabolico furore che si abbatté sugli ebrei sono un monito per la civiltà di ogni tempo. Quello che è una volta accaduto, può ancora una volta accadere, e non solo per gli ebrei, ma per tutti i popoli, tutte le culture, tutte le minoranze. L’uomo capace di meraviglie tecnologiche è lo stesso che può assumere il volto dello sterminatore.
La civiltà ha bisogno di giusti che la riscattino dalle sue più assurde involuzioni. Bartali è stato uno di questi.
Secoli prima, nello stesso luogo, un altro “giusto” che si ispirava al vangelo, Francesco di Assisi, aveva preso le parti di tutti gli spogliati della storia, spogliandosi fino alla nudità.
Bartali stava su quelle stesse orme. Ci sono momenti della vita in cui non c’è possibilità di compromesso: devi scegliere tra chi spoglia e chi è spogliato. Un credente autentico sa da che parte stare. Lo chiede la coerenza della fede, ma, anche per chi non ne ha la grazia, lo chiede la coerenza con quei valori fondamentali di giustizia e di fraternità che sono alla base della civile convivenza.
Molte volte mi capita di accompagnare visitatori nel nostro museo. Quando mostro quella macchina che stampava i documenti falsificati non dimentico mai di dare una lettura di quel paradossale messaggio etico che promana da una apparente illegalità. Che cosa di più illegale del falsificare un documento di identità? Ripeto allora ai visitatori che la legalità è una cosa seria, ma tanto seria, che dobbiamo coglierne l’anima: non c’è legalità, lì dove non c’è moralità. Una legge che porta alla discriminazione, alla persecuzione e allo sterminio, di qualsiasi vita umana, è soltanto una parvenza di legge, alla quale bisogna disobbedire. Diventando complice di una illegalità formale, Bartali si faceva testimone di una legalità sostanziale. Quei nomi falsificati erano in realtà i nomi dati alla dignità, alla vita, alla solidarietà. Gridavano l’inviolabilità di ogni persona umana.
Lo diceva a suo modo, negli stessi mesi, una bimba ebrea che allora aveva solo dieci anni, ed ora vive a Gerusalemme, Mirjam Viterbi Ben Horin, rifugiata ad Assisi con la sua famiglia sotto il nome falso di Mirjam Vitelli. Oggi condivide con il nostro campione uno spazio del museo. A suo modo correva anche lei. Non con la bici, ma con la fantasia. Scriveva un romanzo che abbiamo voluto pubblicare, e che stamattina esce fresco di stampa come nostro omaggio alla giornata della memoria: “Gli abitanti del Castelletto”. Una storia felice, a prima vista, ma che è l’altra faccia di una storia infelice. Esattamente come quelle carte di identità che Bartali trasportava. A leggere tra le righe, Mirjam racconta la shoah. La racconta, paradossalmente, evitando di raccontarla. La evoca, al lettore avvertito, come una cosa talmente contraria alla natura, all’umano, alla morale, alla dignità, che l’unico modo di poterne parlare, nella sua mente di bimba, è ignorarla. Come una cosa non degna di essere pensata. Qualcosa che non può esistere, e che, in ogni caso, non deve esistere. Un giudizio sulla assoluta ingiustificabilità di quella assurda storia: inimmaginabile, eppure tremendamente vera!
A Bartali dobbiamo dire grazie, perché con la sua bicicletta magica ha tracciato fili di luce in quel buio pesto. Mai come in quella circostanza la sua battuta proverbiale calzava a pennello: tutto sbagliato, tutto da rifare! L’odierna memoria della shoah, e il ricordo di Bartali “giusto tra le nazioni”, ci aiutino a contrastare ogni violenza e a disegnare – non soltanto a sognare – un futuro di pace”.

Terni – la Bibbia notte e giorno. 24 ore di lettura integrale della prima parte della Bibbia

“Bibbia notte e giorno” da sabato 25 gennaio dalle ore 16 a domenica 26 gennaio nella chiesa del Santissimo Salvatore a Terni che sarà teatro della lettura integrale della prima parte della Bibbia, il Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), per una notte e un giorno, senza interruzioni e commenti. Ritrovare le condizioni dell’ascolto e della riflessione attraverso la lettura del Libro per eccellenza è il segno che la diocesi di Terni Narni e Amelia ha scelto per sottolineare il primato della Parola di Dio nella vita di ogni credente, nella Domenica della Parola indetta dal papa per la terza domenica del tempo ordinario, che provvidenzialmente cade quest’anno alla conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani..
A leggere i passi biblici si alterneranno più di 70 persone di ogni età, categoria sociale e confessione religiosa. Ogni lettore proclama circa 5 pagine del testo per circa 15 minuti. I brani proclamati saranno intervallati da un breve spazio musicale. Anche i non credenti possono partecipare nel rispetto della Parola. All’evento “La Bibbia giorno e notte” non si partecipa soltanto in qualità di lettori, ma soprattutto nell’ascolto, sia all’interno della chiesa di San Salvatore a Terni, sia seguendola in streaming sulla pagina facebook dedicata: https://www.facebook.com/events/485661532325937/

“La Bibbia è il libro della Parola, del continuo dialogo tra Dio e l’uomo – spiega Emanuela Buccioni responsabile dell’Settore Apostolato Biblico della diocesi -. Un rapporto confidenziale che oggi sembra essersi perduto e che papa Francesco nella lettera apostolica Aperuit illis ci invita a riprendere con forza: nel fragore del nostro mondo non c’è più posto per l’ascolto e il dialogo”.

Perugia: Il cardinale Gualtiero Bassetti incontra i giornalisti e gli operatori dei media per l’annuale festa del loro Santo patrono Francesco di Sales

Il tradizionale incontro del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti con i giornalisti e gli operatori dei media, per l’annuale festa del loro Santo patrono Francesco di Sales, è in programma sabato 25 gennaio, alle ore 11, presso l’Arcivescovado (piazza IV Novembre 6 di Perugia). E’ un appuntamento sempre molto sentito e partecipato, vissuto come occasione di dialogo aperto e di scambio di opinioni anche su temi sociali tra il Pastore della Chiesa perugino-pievese e quanti svolgono un lavoro delicato e non sempre facile, quello di raccontare i fatti che fanno la storia dell’uomo e del cristiano.

L’incontro, promosso dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali in collaborazione con l’Ucsi Umbria (l’Unione cattolica stampa italiana), sarà anche occasione per presentare il tema del messaggio “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia, che papa Francesco ha scelto per la 54a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra il 24 maggio 2020.

«Il tema del Messaggio di quest’anno – sottolinea il direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, la giornalista Maria Rita Valli – ci ricorda che ogni racconto nasce dalla vita, dall’incontro con l’altro. La comunicazione è chiamata dunque a mettere in connessione, attraverso il racconto, la memoria con la vita».

Gubbio – convegno “Per un umanesimo interculturale, la presenza degli ebrei nel mondo cristiano”. 

Presso la Biblioteca Sperelliana di Gubbio giovedì 23 gennaio 2020 alle ore 17, in occasione della XXXI Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei si terrà il convegno: “Per un umanesimo interculturale, la presenza degli ebrei nel mondo cristiano”. 
Introduce: don Stefano Bocciolesi, direttore ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso. Relatore: Marco Jacoviello, autore di Mosè da Gualdo e Abramo di Gubbio.

Perugia: Nel 50° anniversario della Parrocchia di San Sisto gli incontri “Testimonianze di vita. I Santi della porta accanto”

Il 20 ottobre 2019 ha preso il via l’anno giubilare del 50° anniversario della Parrocchia di San Sisto in Perugia, sorta nel maggio 1970 e avviata da tre giovani parroci: don Alviero Buco, don Claudio Regni e don Sandro Passerini. Oggi la Parrocchia è guidata ancora don Regni, parroco moderatore dell’Unità pastorale di San Sisto-Sant’Andrea delle Fratte-Lacugnano, sacerdote dal settembre 1969.

Don Claudio, gli attuali vice parroci don Marco, don Lorenzo, don Stefano e altri presbiteri presentano l’esperienza di una Chiesa di periferia edificata anno dopo anno attorno alla Parola di Dio e al desiderio di costruire un popolo cristiano unitamente a due “pilastri sociali” luoghi di lavoro e di cura. Infatti il territorio di quest’Unità pastorale”, che conta circa 15mila abitanti, è quello dove sorge la più grande zona industriale del capoluogo umbro e l’Ospedale regionale “Santa Maria della Misericordia. Ai due “pilastri sociali” si aggiunge un significativo luogo di studio e di ricerca, la Facoltà di Medicina e Chirurgia, e dei luoghi di solidarietà come l’Emporio alimentare e l’Emporio dei vestiti e l’Oratorio “Sentinelle del Mattino”, importante realtà di aggregazione e di crescita umana e cristiana per tanti giovani.

In questo contesto e durante l’Anno pastorale in corso ci saranno diversi eventi e interventi celebrativi per ricordare mezzo secolo di storia sia religiosa che sociale di questa comunità parrocchiale. Gli eventi coinvolgeranno ogni fascia d’età, affinché si crei comunione e per ricordare e celebrare ciò che il Signore ha operato in questo mezzo secolo di vita.

Festeggiare il 50° sarà uno strumento per il vero desiderio della Parrocchia, guadagnare un’altra anima a Cristo e riconoscere che Dio si è fermato nella vita di ognuno e si è manifestato attraverso un segno sensibile: la parrocchia. Fare memoriale significa ricordare che si è dentro la Sua attenzione! Allo stesso tempo si deve riscoprire l’origine di quell’inizio, delle persone innamorate di Dio. Celebrare 50 anni della Parrocchia significa rivivere quell’origine in maniera, non dimenticando l’amore di Dio. E’ per questo che il 25 gennaio, alle ore 21, presso il complesso parrocchiale di San Sisto, ci sarà il primo incontro sulle “Testimoniane di vita. I Santi della porta accanto”. Sono iniziative di particolare rilievo e che meritano una’attenzione speciale per forza, coraggio, determinazione, esempio e amore. Sono testimonianze che aiutano ad abbracciare Gesù, cioè a prendere delle decisioni, fare delle scelte di amore per Dio.

• 25 gennaio, ore 21 – Sara Mariucci – Testimonianza: i genitori
• 1 febbraio, ore 21 – Nicola Perin – Testimonianza: la mamma Rosa Vanzan
• 7 marzo, ore 21 – David Buggi – Testimonianza: il cugino Emanuele e il sacerdote Don Pierangelo Pedretti
• 18 aprile, ore 21 – Laura Degan – Testimonianza: la mamma Paola Franceschetto
• Data da definire – giugno, ore 21 – Santa Gianna Berretta Molla – Testimonianza: il figlio Pierluigi Molla
• Data da definire – settembre, ore 21 – Venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli – Testimonianza: la moglie Rosalia Sabatini
Modera gli incontri il dott. Enrico Solinas del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro e postulatore della causa di canonizzazione del venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli.

Assisi protagonista a Montecitorio nel Giorno della Memeria – Monsignor Sorrentino: “Su questa irrimediabile vergogna non c’è giustificazione che tenga, l’unico atteggiamento è seminare il bene”

“Su questa irrimediabile vergogna della nostra civiltà non c’è giustificazione che tenga. Non c’è negazionismo che regga. L’unico atteggiamento valido è quello di una memoria che non si attenua, anzi si coltiva, per seminare nel futuro dell’umanità, e specialmente nelle coscienze dei giovani, un antidoto perenne, che impegni tutti a fare in modo che simili orrori non si ripetano, per gli ebrei e per ogni altro popolo”. Lo dichiara il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, ricordando il periodo buio della Shoah, in vista del Giorno della Memoria che anche quest’anno vede molti appuntamenti organizzati dalla diocesi unitamente alla città di Assisi e in collaborazione con l’Opera Casa Papa Giovanni. In particolare il “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944” con il prestito di alcuni oggetti sarà protagonista alla Camera dei Deputati dove, nell’ambito della cerimonia ufficiale per il Giorno della Memoria, che si terrà venerdì 24 gennaio alle ore 11 nella sala della Regina, sarà inaugurata la mostra “Bartali campione Giusto”.

“In questa logica di testimonianza – aggiunge il vescovo – , la memoria di tale tragedia ha trovato un luogo privilegiato al vescovado di Assisi, nel quadro di un recupero storico e spirituale di questo edificio che ora, insieme con la vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, porta il nome di Santuario della Spogliazione”. Oltre alla cerimonia di Roma alla quale parteciperà il vescovo e una delegazione diocesana, diverse le iniziative che si faranno in Assisi, a partire da sabato 25 gennaio alle ore 15,30 con “L’itinerario alla scoperta dei luoghi assisani della Memoria e il riposizionamento della targa al negozio dell’antica tipografia Brizi”, la tipografia che nel periodo della Shoah stampò i documenti falsi per salvare gli ebrei nascosti in Assisi e quelli di Firenze, ai quali Bartali portava le carte d’identità false, nascondendole nella canna della bicicletta.

Lunedì 27 gennaio alle ore 11 nella Sala della Spogliazione si terrà la cerimonia della Prefettura di Perugia di consegna delle medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra. Il momento ufficiale sarà aperto dai saluti del vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino e del sindaco di Assisi, Stefania Proietti. Seguirà la consegna dei riconoscimenti da parte del Prefetto Claudio Sgaraglia.

Venerdì 31 gennaio alle ore 21 all’auditorium della scuola secondaria di primo grado “Galeazzo Alessi” ci sarà la rappresentazione teatrale: “Mille passi oltre il filo” realizzata dagli studenti dell’Istituto comprensivo Assisi 2 e del liceo “Sesto Properzio” di Assisi, con la regia di Rodolfo Mantovani.

Domenica 2 febbraio alle ore 11,30 in piazza San Rufino ci sarà la dedicazione di una via a don Aldo Brunacci, già priore della Cattedrale e Giusto tra le Nazioni. Intervengono il vescovo Sorrentino, il sindaco di Assisi, Stefania Proietti e il direttore dell’Opera Casa Papa Giovanni, Daniela Fanelli.

Terni – lavori per il restauro del complesso di Sant’Alò per la realizzazione della casa del clero

Sono stati presentati dal vescovo Piemontese, dal progettista ing. Andrea Carducci, dall’economo aggiunto don Marco Decesaris, i lavori di restauro e risanamento conservativo dell’ex convento e seminario di sant’Alò, per la realizzazione di una casa per il clero. In tale occasione sarà dato ufficialmente inizio ai lavori che si prevedono della durata di un anno.
La struttura accoglierà sacerdoti in servizio presso la diocesi e vi si potranno svolgere gli incontri periodici di tutto il clero diocesano e altre attività pastorali a livello diocesano.
L’intervento ha lo scopo primario di ottimizzare e migliorare la residenza dei sacerdoti della nostra Diocesi. La vicinanza con la Cattedrale, l’Episcopio, gli Uffici di Curia e l’inserimento nella Comunità pastorale delle parrocchie del centro cittadino rende la struttura molto utile per i sacerdoti destinati al servizio pastorale di tale territorio e della Curia diocesana. La struttura permetterà infatti una maggiore condivisione tra sacerdoti, anche mettendo a disposizione vari servizi centralizzati come mensa, pulizie, ecc., inoltre, data l’ampiezza, vi si potranno svolgere gli incontri periodici di tutto il clero diocesano (ritiri, formazione, ecc.).
Alcuni ambienti saranno resi disponibili pure per svolgere attività pastorali a livello diocesano, in particolare rivolte alla pastorale familiare e giovanile.
Il complesso edilizio di Sant’Alò fu edificato alla fine degli anni ’50 del secolo scorso con destinazione a Convento delle Suore Clarisse. Le suore lo lasciarono intorno alla fine degli anni ’80 per trasferirsi in un nuovo convento costruito alla periferia di Terni (Collerolletta). Dai primi anni ’90 il complesso è stato utilizzato come Seminario diocesano. Recentemente il fabbricato è di fatto inutilizzato.

Interventi previsti
Il progetto dell’ing. Andrea Carducci, da un punto di vista strutturale, è previsto un intervento di restauro del tetto in legno dell’edificio. Da un punto di vista funzionale, si prevede la realizzazione di 10 alloggi: al piano terra nel corpo di fabbrica staccato dall’edificio principale, un bilocale; al piano primo 4 bilocali e una camera, mentre al piano secondo 3 camere e un bilocale. Riguardo agli spazi e ai servizi comuni, la cappella sarà spostata al piano terra, così come il refettorio. Ad esso sarà collegato, ma separabile tramite un sistema di pareti divisorie mobili isolanti, lo spazio di relazione (TV, biblioteca, ecc.). Da tale ambiente e dal refettorio sarà possibile accedere all’ampio giardino e al porticato. Il refettorio sarà dotato di un locale di servizio, collegato tramite un montavivande alla sottostante cucina. Oltre alla cucina, il piano seminterrato sarà dotato di locali di servizio e di un’ampia sala polivalente.
Per migliorare il confort ambientale e risparmiare energeticamente, sarà realizzato il rivestimento a cappotto esterno dell’intero edificio. Gli impianti elettrici, di termoregolazione, di acqua potabile e calda sanitaria, saranno revisionati. L’ascensore sarà sostituito. Tutte le pavimentazioni saranno sostituite. Gli intonaci interni saranno mantenuti laddove possibile. I rivestimenti dei bagni, i sanitari, le rubinetterie saranno tutte di nuova realizzazione. Gli infissi interni saranno rifatti, quelli esterni revisionati. Per garantire l’accesso anche ai disabili è prevista la realizzazione di una nuova rampa esterna e la rivisitazione delle quote degli ingressi.

La spesa prevista per l’intervento è di euro 1.308.590,23 e sarà finanziata con un contributo ricevuto dai fondi CEI 8×1000 e con ulteriori fondi della Diocesi e la generosità di tanti e di tanti altri che vorranno partecipare. Le imprese esecutrici sono: Drago Costruzioni – Terni: per le opere edili; Termotecnica Umbra Srl – Amelia TR: per le opere termoidrauliche; EMC Impianti elettrici – Acquasparta TR: per le opere elettriche e altre ditte che si aggiungeranno in corso d’opera.

Commissione Vita Consacrata – incontro il 28 gennaio

Incontro di Commissione per la Vita Consacrata ad Assisi presso il Seminario Regionale martedi 28 gennaio dalle ore 9.00 alle ore 12.00. E’ un incontro di programmazione che ci vede fraternamente insieme per aiutarci a vivere nella comunione ecclesiale. Inizieremo con la recita dell’Ora Terza.

ORDINE DEL GIORNO
1. Rinnovo Commissione Vita Consacrata CEU 2020- 2025
2. Giornata Regionale Vita Consacrata – Collevalenza
3. Incontro segretari/e diocesane in ottobre abbazia di Sassovivo – Foligno
4. Commissione Mista CEI – comunicazioni
5. Convegno Dicastero dei Religiosi “Un’economia al servizio delle forme di vita contemplativa – Roma 31.1 – 1. 2. 2020
6. Varie

Perugia – “A A Avventura animazione 2020 junior e senior”, un ciclo di incontri di formazione diocesana per coordinatori-animatori d’oratorio ed educatori di gruppi giovanili

Per il Coordinamento Oratori Perugini e l’Ufficio di pastorale giovanile dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve l’inizio del nuovo anno (2020), come è consuetudine, si apre all’insegna della formazione. Dal 20 gennaio al 24 febbraio (ore 18-22), presso l’Abbazia giovane di Montemorcino, si tiene un ciclo di incontri rivolto a coordinatori, animatori ed educatori d’oratorio per accrescere le proprie competenze, condividere attitudini e capacità e mettersi in gioco, così da consolidare e arricchire la proposta delle attività invernali oratoriali, gettando le basi per tutti gli impegni primaverili ed estivi.

“A.A.Avventura Animazione 2020” per i ragazzi si muoverà quest’anno su un duplice binario, da una parte la formazione sui temi delle virtù teologali, fede, speranza e carità e dall’altra su tre argomenti centrali nella programmazione, organizzazione e ideazione di tutte le attività oratoriali: la progettazione, la preghiera e il ruolo della catechesi. Per i coordinatori d’oratorio e tutti coloro a cui piace pensare, organizzare, realizzare e scrivere i temi dell’attività, invece, un ciclo di incontri per provare a costruire insieme una proposta educativa per l’attività estiva specificatamente rivolta ai preadolescenti (11-14 anni). Una novità assoluta nella programmazione condivisa dell’attività con più obiettivi, da una parte quello di percorrere strade che ci consentano di accompagnare i ragazzi oltre la soglia del “Gr.Est” (il gruppo estivo) in una fascia di età particolarmente sensibile, dall’altra l’opportunità di incrementare il servizio estivo svolto dagli oratori al territorio allargando la fascia di età dei destinatari, ma soprattutto innalzando ancora il livello formativo degli educatori, in collaborazione con Pepita Onlus.

Silvia Vecchini, scrittrice e insegnante di religione cattolica, Gigi Cotichella, responsabile Ago Formazione e Fabrizio Carletti, formatore in ambito pastorale, psico-pedagogico e di comunicazione, saranno i relatori chiamati a trattare i temi della preghiera, della progettazione e della catechesi. Le virtù teologali saranno l’oggetto della catechesi affidata a giovani sacerdoti diocesani, don Giovanni Yang, don Simone Pascarosa e don Giovanni Amico.

«Condivisione, collaborazione, sinergia d’intenti e di obiettivi, nella disponibilità di chi ormai da anni cura la formazione degli animatori ed ha a cuore la crescita consapevole e costante di educatori ed animatori, sono gli ingredienti fondamentali di questo appuntamento che si rinnova da anni, come servizio importante ai giovani della Diocesi». Queste le parole di don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile, e di don Riccardo Pascolini, responsabile del Coordinamento Oratori Perugini, nell’imminenza degli incontri. «Scelta educativa, impegno, corresponsabilità e missione – sottolineano i due sacerdoti – contraddistinguono la gratuità dell’operato di tantissimi volontari che trascorrono tutto il tempo e le risorse possibili a servizio dei giovani in oratorio e in parrocchia, con l’unico obiettivo di instaurare una relazione educativa positiva che accompagni bambini, ragazzi e giovani nel difficile tratto di strada verso l’età adulta. Per questo l’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile e il Coordinamento Oratori, di anno in anno, rinnovano l’appuntamento con la formazione e tentano di arricchirlo di figure, strumenti, possibilità e conoscenze, provenienti da più parti d’Italia, per aiutare e sostenere l’impegno di tantissimi parroci, diaconi e laici».