Perugia: I “Gr.Est.” nel pieno delle attività. Gli Oratori sostegno concreto alla “ripartenza sociale” post-lockdown nella piena collaborazione con le Istituzioni civili che ne riconoscono i valori

«Un sostegno concreto alla “ripartenza sociale” post-lockdown da Covid-19 viene anche dal mondo degli Oratori attraverso le attività dei “Gr.Est”, i Gruppi estivi, realtà collaudate da anni a sostegno di tante famiglie nella crescita-formazione umana e cristiana dei loro figli». A ricordarlo è don Riccardo Pascolini, segretario nazionale del Forum degli Oratori Italiani (FOI) e responsabile del Coordinamento Oratori Perugini (COP) alla vigilia di un significativo incontro tra rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose del capoluogo umbro, in programma mercoledì 8 luglio (ore 10), presso la sede dell’Oratorio Anspi “Sentinelle del Mattino” – Parrocchia di San Sisto, che culminerà con la consegna di 10mila mascherine protettive per bambini e ragazzi da parte dell’Afas, l’Azienda speciale farmacie del Comune di Perugia, e avrà inizio con l’inno dei “Gr.Est.” intonato dai bambini presenti.

I partecipanti. All’incontro, a cui parteciperà un delegato per ciascuno dei 24 Oratori perugino-pievesi che svolgono attività durante l’estate, interverranno il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, il sindaco Andrea Romizi, il presidente Afas Antonio D’Acunto, il direttore generale Afas Raimondo Cerquiglini, il responsabile del COP don Riccardo Pascolini, il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile don Luca Delunghi, il parroco moderatore dell’Unità pastorale di San Sisto-Sant’Andrea delle Fratte-Lacugnano don Claudio Regni e il coordinatore dell’Oratorio “Sentinelle del Mattino” Daniele Rossi.

Il coraggio di ripartire. «In questo periodo di apprensione per come evolverà l’emergenza sanitaria, che coincide con la stagione estiva, di vacanza soprattutto per i ragazzi – commenta don Riccardo Pascolini –, non possiamo non fare sentire la nostra concreta vicinanza alle numerose famiglie i cui genitori lavorano e non sanno a chi lasciare i loro piccoli durante la giornata. Di concerto con le Istituzioni civili regionali e locali abbiamo deciso di avviare, nel rispetto delle norme per il contenimento del contagio da Covid-19, in 24 dei nostri Oratori, ospitando da 50 a 100 minori, le attività dei “Gr.Est.”. Siamo consapevoli che l’impresa non sarà facile soprattutto per i responsabili e gli animatori d’Oratorio chiamati a gestire la situazione con l’aiuto di parroci e loro collaboratori. Ci conforta sentire al nostro fianco la presenza delle Istituzioni civili; Istituzioni che riconoscono da anni, grazie a leggi nazionali e regionali, il valore sociale, culturale e pedagogico-formativo degli Oratori per le nuove generazioni. Anche ricevere in dono 10mila mascherine protettive da parte dell’Afas di Perugia è un segno tangibile di questa vicinanza che ci dà coraggio di ripartire».

Gli Oratori con i “Gr.Est.”. Alcune dei 24 Oratori hanno attivato i “Gr.Est.” dalla seconda metà di giugno, mentre la gran parte lo fa a partire da inizio luglio e in alcuni casi fino alla prima metà di agosto. Si tratta degli Oratori: “Santi Fanciulli” di Città della Pieve; “Don Cesare Farkas” di Monteluce di Perugia; “CSI” di Olmo; “Astrolabio” di Ponte d’Oddi; “CSI” di Ponte Pattoli; “San Felicissimo” di Ponte Felcino e Villa Pitignano; “ProVaCi” di Ponte Valleceppi; “GPII” (Giovanni Paolo II) di Prepo-Ponte della Pietra-San Faustino di Perugia; “Sentinelle del Mattino” di San Sisto-Sant’Andrea delle Fratte-Lacugnano; “Tipiloschi di PIGI” dell’Unità pastorale 2 di Perugia; “Il Dirigibile” di Sant’Egidio-Lidarno; “Spina” di Spina, San Biagio della Valle, Castiglione della Valle e Villanova di Marsciano; “Il Mosaico” di Villa di Magione; “Tiberiade” di Passignano sul Trasimeno, Tuoro e Vernazzano; “Pingo, preferisco il Paradiso” di Case Bruciale, Elce e Sant’Agostino di Perugia; “Piergiorgio Frassati di Castel del Piano, Pila e Bagnaia; “Don Bosco” di Cenerente; “Caterina Bonucci” di Colombella, Piccione, Fratticiola Selvatica, Bosco e Ramazzano; “Sentinelle di Deruta” di Deruta e San Nicolò di Celle; “Centro Studi Don Bosco” dell’Istituto Salesiano di Perugia; “Girasole” di San Mariano e Girasole di Corciano; “Malta” di Madonna Alta di Perugia; “Don Bosco” di Mantignana di Corciano; “O.S.M.A.” di Masciano.

Chiese aperte di notte ad Assisi l’11 luglio. Monsignor Sorrentino. “Dopo il buio del Covid, sia per tutti un segnale di ripartenza”

“Ripartiamo dalla luce delle nostre chiese, dalla bellezza delle nostre Basiliche, dal messaggio dei nostri santuari per dare un segnale di speranza dopo questo lungo periodo di buio del Coronavirus”. Sono queste le parole del vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, d’intesa con i custodi della due Basiliche papali, padre Mauro Gambetti e padre Giuseppe Renda, e di concerto con tutti i parroci e guardiani delle chiese e santuari assisani con i quali è stata condivisa l’idea di “Assisi, notte di luce” che si terrà sabato 11 luglio. Sarà una serata, dalle 20,30 a mezzanotte, durante la quale le chiese assisane (Cattedrale di San Rufino, Chiesa Nuova, Santa Maria sopra Minerva, Basilica di San Francesco, Abbazia di San Pietro e Basilica di Santa Maria degli Angeli) rimarranno aperte per permettere visite, preghiere, riflessioni individuali, oltre a una serie di eventi organizzati in diversi orari e siti. “Come chiesa locale vogliamo contribuire alla ripresa anche con questo gesto simbolico, aprendo i nostri luoghi di culto per una serata all’insegna della spiritualità di Assisi; una serata che mi auguro venga accolta dalla cittadinanza e dai pellegrini come un impulso alla rinascita, un invito a sperare e a rimettersi in cammino con l’aiuto di Dio. L’auspicio – conclude monsignor Sorrentino – è che le forze economiche locali e l’amministrazione comunale possano fare la loro parte per rendere questa notte di luce in Assisi la più accogliente possibile”. Eventi sono previsti nella cattedrale di San Rufino, al Santuario della Spogliazione, nell’Abbazia di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva. L’iniziativa diocesana cade a pochi giorni dalla chiusura della raccolta per le mense francescane partita il 9 giugno con la serata di beneficenza “Con il cuore, nel nome di Francesco”, con Gianni Morandi e Carlo Conti, andata in onda su Rai Uno. Fino al 15 luglio è ancora possibile donare con SMS e chiamate da rete fissa al 45515. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali; sarà di 5 euro al 45515 per ciascuna chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile; e 5/10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali. Sarà possibile anche chiamare il numero verde 800.386.386 dove si potrà ricevere l’immaginetta con la preghiera semplice di San Francesco.

Perugia: La vicinanza concreta della Caritas diocesana a studenti e loro famiglie. Al via il progetto “La scuola, il nostro futuro”

Tra le iniziative concrete avviate dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, nel tempo del Covid-19, quella denominata: “La scuola, il nostro futuro”. Si tratta di un progetto a sostegno di studenti e loro famiglie in difficoltà a seguito della crisi socio-economica causata dall’emergenza sanitaria Covid-19. Per l’Anno scolastico 2020/2021 la Caritas assegnerà 250 contributi del valore di 200,00 euro cadauno, per un totale di 50.000 euro così ripartiti: 100 contributi per l’acquisto di libri di testo; 50 per l’acquisto di abbonamenti per l’autobus (linee extraurbane); 50 per l’acquisto di corsi di musica (extracurriculare); 50 per l’acquisto di corsi di attività sportive. L’iniziativa è finanziata da fondi propri della Caritas diocesana e da eventuali donazioni di privati e di fondazioni, imprese…, che vorranno contribuire a contrastare la povertà educativa.

Aumento della povertà educativa. «Un fenomeno in aumento in Italia – commenta il direttore della Caritas diocesana, il diacono Giancarlo Pecetti – e che vede l’Umbria collocarsi immediatamente a ridosso delle regioni con un indice di povertà educativa superiore alla media nazionale. Dal nostro osservatorio di “frontiera” ci rendiamo conto, quotidianamente, di come molte famiglie vedano contrarsi il proprio reddito a causa degli effetti generali delle misure di contenimento del “Coronavirus” e non vorremmo che siano i più piccoli a pagarne le conseguenze».

Fasi del progetto e a chi è rivolto. Sono due le fasi distinte del progetto. La prima è rivolta ad alunni che passano dalla scuola Secondaria di I grado (Media) alla scuola Secondaria di II grado (Superiore), per l’assegnazione di 100 contributi per l’acquisto di libri di testo e di 50 contributi per l’acquisto di abbonamenti per l’autobus (linee extraurbane), le cui domande di partecipazione al bando vanno fatte pervenire alla Caritas diocesana dal 7 luglio al 7 agosto 2020. La seconda fase del progetto è rivolta ad alunni che passano dalla scuola Primaria (Elementare) alla scuola Secondaria di I grado (Media), per l’assegnazione di 50 contributi per l’acquisto di corsi di musica (extracurriculare) e di 50 contributi per l’acquisto di corsi di attività sportive, le cui domande di partecipazione al bando vanno fatte pervenire sempre alla Caritas diocesana ma dal 20 settembre al 20 ottobre 2020.

Partecipazione al bando. Per i requisiti all’assegnazione dei suddetti 250 contributi (elargiti ad alunni e ad alunne residenti nei comuni che ricadono territorialmente nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve), per le modalità di partecipazione al bando e per conoscere procedure di selezione, graduatorie ed erogazione del contributo, consultare il sito: http://www.caritasperugia.it/progetti/ , dove è scaricabile l’avviso della prima fase del progetto e il relativo modulo della domanda di partecipazione.

Caritas Perugia-Città della Pieve: in linea con il nuovo monitoraggio di Caritas italiana, nella Penisola il 34% sono “nuovi poveri”, persone che hanno chiesto aiuto per la prima volta

Nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, secondo il recente V Rapporto sulle povertà curato dall’omonimo Osservatorio della Caritas diocesana, le persone-famiglie che per la prima volta hanno chiesto un aiuto, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, sono state circa il 35% dei fruitori abituali, 120 in più al Centro di ascolto diocesano e 400 all’Emporio “Tabgha” (Perugia città), nei mesi marzo-aprile-maggio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

I nuovi poveri. A livello nazionale – si evince dal nuovo monitoraggio condotto dalla Caritas italiana interpellando 169 su 218 Caritas diocesane (tra cui quella di Perugia-Città della Pieve) – i cosiddetti “nuovi poveri” sono il 34%, cioè un incremento di richieste di aiuto di un terzo rispetto a quelle registrate tra marzo e maggio dello scorso anno. Lo ha reso noto l’Ufficio comunicazione di Caritas italiana in occasione del 49° anniversario della nascita di quest’organismo pastorale della Chiesa cattolica (2 luglio 1971), fortemente voluto da papa Paolo VI. In questi decenni ha sempre cercato, in fedeltà al mandato ricevuto, di essere – come ha sottolineato papa Francesco nella ricorrenza del 45° anniversario – «stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli in Italia, in Europa, nel mondo». Un servizio impegnativo che grazie al fiorire delle Caritas diocesane ha messo radici sul territorio, dentro le comunità locali.

Da sempre accanto. La Caritas di Perugia-Città della Pieve è nata nel 1976, ad opera del suo primo direttore mons. Giacomo Rossi, a seguito dell’esperienza di volontariato di un folto gruppo di giovani impegnati nel portare aiuto i terremotati del Friuli standogli accanto soprattutto nella fase post-emergenza. Uno “stile-azione di carità” che ancora oggi contraddistingue questo organismo pastorale. Tant’è vero che durante la pandemia, di fronte alle sfide drammatiche e nonostante le forti criticità, le Caritas hanno continuato a restare accanto agli ultimi, sia pure in forme spesso nuove e adattate alle necessità contingenti.

Cambiano i bisogni. In questo quadro va segnalata la seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno. L’indagine, attraverso un questionario strutturato destinato ai direttori/responsabili Caritas, ha approfondito vari ambiti: come cambiano i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei Centri d’ascolto e nei servizi Caritas; come mutano gli interventi e le prassi operative delle Caritas alla luce di quanto sta accadendo; qual è l’impatto del Covid-19 sulla creazione di nuove categorie di poveri; qual è l’impatto dell’attuale emergenza su volontari e operatori.

La perdita del lavoro. Rispetto alla situazione ordinaria, nell’attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas. Rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro…

Altri problemi. Altre questioni evidenziate sono: problemi burocratici/amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell’usura e dell’indebitamento, violenza/ maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d’azzardo/scommesse.

Giovani volontari. Fondamentale accanto all’impegno degli operatori è stato l’apporto di migliaia di volontari tra cui molti giovani, come è avvenuto a Perugia, che nella fase acuta della pandemia hanno garantito la prosecuzione dei servizi sostituendo molti over 65 che in via precauzionale rimanevano a casa. In Italia tra operatori e volontari sono stati 179 quelli positivi al Covid-19, di cui 95 ricoverati e 20 purtroppo deceduti.

Aiuti concreti. Piccoli segnali positivi arrivano dal 28,4% delle Caritas che, dopo il forte incremento dello scorso monitoraggio, con la fine del lockdown hanno registrato un calo delle domande di aiuto. Non tutte le Caritas interpellate hanno quantificato con precisione le persone accompagnate e sostenute da marzo a maggio, che comunque, dalle risposte parziali pervenute, risultano quasi 450.000, di cui il 61,6% italiane. 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno. Complessivamente, grazie al fiorire di iniziative di solidarietà e anche al contributo che la Conferenza Episcopale Italiana ha messo a disposizione dai fondi dell’8XMille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, i servizi forniti sono stati molteplici. Ad esempio a Perugia sono stati incrementati i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico e in presenza su appuntamento, di supporto/orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle amministrazioni/governo, di sostegno all’acquisto farmaci e prodotti sanitari e igienizzanti, di mensa-consegna a domicilio pasti, di alloggio per accoglienza infermieri e medici in isolamento preventivo e di aiuto per lo studio.

Gubbio – Chiesa della Vittorina: cinque appuntamenti per scoprire il Perdono francescano

In cammino verso la festa del Perdono francescano, con una serie di incontri ambientati presso la Chiesa di Santa Maria della Vittorina e nel Parco della Riconciliazione che la circonda. Una iniziativa sbocciata da un’idea delle Sorelle del piccolo testamento e che si intitola “Attraverso Francesco, per scoprire la via della riconciliazione”.
“Nasce dal desiderio di alcuni amici – spiega suor Daniela Cancilla – di celebrare quest’anno anche a Gubbio la festa del Perdono, per riscoprire l’identità della nostra città come luogo di incontro e di riconciliazione, la nostra città come seconda patria di Francesco e come luogo in cui lui riscopre delle dimensioni importanti per la sua vita e per quella che sarà la sua storia di santità”.
Le prime quattro tappe tratteranno, ogni volta, un aspetto particolare della stessa riconciliazione. Domenica 5 luglio, suor Francesca Chiarella delle Sorelle del piccolo testamento di san Francesco parlerà di “Riconciliazione con le proprie radici”; domenica 12 luglio, Roberto Russo tratterà il tema della “Riconciliazione con la Chiesa”; domenica 19 luglio la “Riconciliazione con il Lupo” sarà il tema curato da padre Pietro Maranesi, dell’Ordine dei frati minori cappuccini; domenica 26 luglio sarà infine fra’ Mauro Botti, dell’Ordine dei frati minori, a occuparsi di “Riconciliazione con le ferite”.
“Abbiamo pensato a un percorso a tappe – aggiunge suor Daniela – fino ad arrivare al giorno della festa del Perdono, pronti per celebrare la misericordia di Dio attraverso una liturgia penitenziale senza tuttavia perdere la dimensione della festa e della gioia”.
La serata penitenziale di domenica 2 agosto, proprio nel giorno della ricorrenza del Perdono di Assisi, sarà guidata dal vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, con la partecipazione di numerosi sacerdoti e religiosi disponibili per le confessioni. I cinque appuntamenti tra luglio e agosto saranno tutti ambientati presso quella che sempre più spesso viene definita la “Porziuncola eugubina”, vera e propria oasi di memoria e spiritualità francescana alle porte del centro storico di Gubbio. L’accoglienza dei partecipanti inizierà intorno alle ore 19, le testimonianze delle prime quattro serate e la penitenziale conclusiva cominceranno intorno alle 19,15. Per questioni di sicurezza è necessario arrivare con la mascherina.
“Questa iniziativa – conclude suor Daniela Cancilla – ci sembra una bella risposta, una bella opportunità e occasione per riscoprire le dimensioni della riconciliazione, partendo da sé stessi per raggiungere una riconciliazione con i fratelli e per arrivare a una rinnovata relazione con Dio, proprio attraverso il sacramento della confessione”.

Perugia: Il cardinale Bassetti ha ordinato presbitero Alfonso Liguori. Il presule al neo sacerdote: «non perderti d’animo: confida in Gesù che ti ha scelto, e nella forza dello Spirito»

«Un saluto pieno di gratitudine a te, ai tuoi amati genitori, ai tuoi fratelli, perché ognuno di loro ha posto una pietra preziosa perché tu potessi realizzare questa grande meta, che è l’ordinazione presbiterale. Grazie alla “Comunità Magnificat” che ti ha aiutato nella tua crescita in Cristo e, quindi, a riscoprire la tua vocazione. Grazie al Seminario e all’Istituto Teologico di Assisi, che ti hanno aiutato a prendere consapevolezza di quel fuoco d’amore che oggi, lo Spirito, accenderà in te…». Con queste parole, pronunciate durante l’omelia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha salutato l’ordinando sacerdote Alfonso Liguori, che poco dopo ha ricevuto, per l’imposizione delle mani del pastore della Chiesa di Perugia-città della Pieve, l’ordinazione presbiterale nel giorno della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, il 29 giugno, nella cattedrale di San Lorenzo. Concelebranti il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, il rettore uscente del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, don Carlo Franzoni, e diversi sacerdoti.

Essere prete vuol dire cominciare a soffrire. «Sappi, figlio carissimo – ha proseguito il cardinale –, che, come disse mamma Margherita al figlio don Bosco il giorno della sua ordinazione, “essere prete vuol dire cominciare a soffrire”. Ti dico queste cose non per farti paura, ma perché nutro nei tuoi confronti stima e fiducia».

Dio manderà sempre il suo angelo a strapparti da tanti “Erodi”. Nel commentare la Parola di Dio della solennità dei Ss. Pietro e Paolo, il cardinale, rivolgendosi all’ordinando, gli ha chiesto: «Hai udito bene: mentre Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene era in carcere e mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano quel luogo, una luce sfolgorò nel buio della cella e un angelo gli disse: “alzati in fretta! E seguimi!”. Caro Alfonso, non temere! Se avrai fede, nonostante le prove, Dio manderà sempre il suo angelo a strapparti da tanti “Erodi”, da tante catene e da tanti pericoli, e tu sarai nella gioia. Ma la gioia di seguire il Signore ha un prezzo, ed i Santi Apostoli l’hanno pagato. L’altare che stai per salire è altare di immolazione. Paolo ce lo ha detto senza mezzi termini: “il mio sangue sta per essere sparso in libagione… ma il Signore mi è vicino e mi dà forza!”. E se tu dovessi trovarti un giorno, come Pietro e gli altri discepoli, rallentato nel seguirlo a causa dei tuoi limiti, non perderti d’animo: confida in Gesù che ti ha scelto, e nella forza dello Spirito».

La fedeltà e la perseveranza del sacerdote. «Carissimo Alfonso, non mancheranno le critiche, le opposizioni e anche le persecuzioni. L’ha detto Gesù: “se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ma nella prova non avere paura! Come a Paolo, anche a te il Signore sarà vicino e ti darà forza. Mentre Pietro era in prigione, ci hanno detto gli Atti degli Apostoli: “salirà incessantemente a Dio una preghiera per lui”. Come sono vere queste parole! Quando si crede di essere soli, si può essere certi che, fra coloro che formano il corpo di Cristo, vi è qualcuno che prega per chi è nella prova. Soprattutto, caro Alfonso, è proprio in questo giorno, che possiamo dire che la preghiera della Chiesa è specialmente per te, per il tuo sacerdozio, per il ministero che sarai chiamato ad esercitare, per la tua fedeltà e la tua perseveranza».

Il sacerdozio frutto di una provvidente azione di Dio. «Anche gli angeli – protagonisti della liberazione di Pietro – saranno al tuo fianco – ha concluso il cardinale Bassetti –. Come si legge nel salmo che abbiamo ora pregato: “l’Angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera”. Ancora una volta si sottolinea che il ministero che ti viene affidato non può essere svolto solo con l’impegno della “carne e del sangue”, ma è frutto di una provvidente e molte volte nascosta azione di Dio, che solo dopo, quando si è liberati dalle prove, si può riconoscere».

Don Alfonso Liguori, 109° sacerdote diocesano della Chiesa di Perugia-Città della Pieve, celebrerà la sua prima S. Messa, domenica 5 luglio (ore 11.30), nella chiesa parrocchiale di San Donato all’Elce del capoluogo umbro. Una breve nota “autobiografica” e della “chiamata” del neo sacerdote è scaricabile all’indirizzo web: http://diocesi.perugia.it/perugia-futuro-sacerdote-diocesano-don-alfonso-liguori-racconta-la-sua-chiamata-dalla-famiglia-al-seminario-lesperienza-parrocchia-nella-comunita-magnif/).

L’ingresso solenne di mons. Gualtiero Sigismondi nella diocesi di Orvieto-Todi

Mons. Gualtiero Sigismondi comincia il suo ministero episcopale nella nuova diocesi da un luogo simbolo, quel ponte di “Rio Chiaro” dove nel 1263 si incontrarono il vescovo Giacomo, che recava con sé il Corporale del miracolo di Bolsena, e il pontefice Urbano IV. Qui, il vescovo Gualtiero ha ricevuto il primo saluto e l’accoglienza calorosa di una delegazione della comunità orvietano-tuderte.

Poco dopo, il corteo è arrivato in piazza del Duomo dove mons. Sigismondi era atteso da autorità religiose, militari e civili, con i gonfaloni dei Comuni. Ad accoglierlo davanti alla celebre cattedrale orvietana c’era il suo predecessore – ormai vescovo emerito – mons. Benedetto Tuzia e c’erano anche i cardinali Ennio Antonelli e Gualtiero Bassetti, i vescovi delle diocesi dell’Umbria e anche di fuori regione.

Il saluto di mons. Sigismondi alle autorità civili
Sono lieto di incontrare le Autorità civili, politiche, socio-economiche e militari di questa “città sul monte”, “antica dimora dei Papi, che intreccia – secondo Paolo VI – le sue secolari vicende con quelle non solo del loro dominio temporale, ma altresì del loro ministero apostolico”.

Saluto le istituzioni regionali nella persona della Consigliera Dott. Eleonora Paci, S. E. il Prefetto di Terni, Dott. Emilio Dario Sensi, il Presidente dell’Opera del Duomo, Dott. Gianfelice Bellesini, e ringrazio la Dott. Roberta Tardani, Sindaca di Orvieto, che mi ha dato il benvenuto a nome di tutti i Sindaci, fra i quali vedo con piacere l’Avv. Stefano Zuccarini, Sindaco di Foligno.

La Chiesa, consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra quello che è di Cesare e ciò che è di Dio (cf. Mt 22,15-22), rispetta ogni istituzione umana, nutre un sincero apprezzamento per la funzione pubblica e prega per i suoi rappresentanti, affinché cerchino il bene comune. La collaborazione tra comunità politica ed ecclesiale si realizza nel leale rispetto della loro reciproca indipendenza.

“Alla società – osserva p. Francesco Occhetta – il cattolico non fornisce collateralismo al potere, ma lievito e servizio al popolo”. La Chiesa non è un agente politico, e tuttavia ha un interesse profondo per il bene della comunità civile. Opera in modo da non intromettersi in sfere che non le competono, ma non consente restrizioni alla propria libertà di annunciare il Vangelo apertamente. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concede di avanzare una richiesta. Il giovane sovrano non osa domandare successo, ricchezza o lunga vita, ma un cuore docile, in grado di rendere giustizia al popolo e di distinguere il bene dal male (cf. 1Re 3,9).

Per chi è chiamato a guidare una comunità civile o ecclesiale niente è più desiderabile della pace. Nella comunità ecclesiale la pace è il germoglio che spunta dalla radice dell’unità; nella società civile la pace è il frutto maturo della giustizia. Se nella Chiesa gli “operatori di pace” sono “tessitori di comunione”, nella Città i “testimoni di pace” sono, per così dire, “promotori di giustizia”, la quale, in linea di principio, non può essere delegata o appaltata alla carità.

Come Vescovo sono cosciente che “l’attenzione alla città non è separabile dall’impegno ecclesiale”: “carità politica” e “carità pastorale” sono destinate a frequentarsi soprattutto sul terreno solidaristico, educativo e culturale. È proprio nel comune impegno per la promozione integrale dell’uomo che è possibile individuare il punto di contatto o di tangenza tra le istituzioni civili ed ecclesiastiche.

Questa piazza, illuminata dallo splendore della facciata del Duomo, è simbolo reale dell’incontro e del dialogo tra gli “uomini di buona volontà”. Nella “nobile semplicità” e nella “pacata grandiosità” di questo luogo presento le mie credenziali di “seminatore di speranza” e di “collaboratore della gioia del Vangelo”.

Dopo il saluto del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, mons. Sigismondi ha fatto il suo ingresso in Duomo per la cerimonia dell’insediamento in Cattedra seguita dalla solenne liturgia eucaristica.

L’omelia del vescovo Gualtiero in Duomo
“Con la tua continua misericordia, Padre, purifica e rafforza la tua Chiesa e poiché non può sostenersi senza di te non privarla mai della tua guida”. Questa orazione ha accompagnato la mia attesa del nostro primo incontro nel Duomo di Orvieto, che per la finezza della sua armonia è “fuori scala”.

“Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica” (Gv 4,38). Quanto Gesù ha detto ai discepoli al pozzo di Giacobbe oggi è diretto a me. Con semplicità e letizia mi inserisco nella storia di questa Diocesi, guidata finora da S. E. mons. Benedetto Tuzia, il quale il giorno dell’annuncio del mio trasferimento mi ha inviato questo messaggio: “Benedetto Gualtiero, colui che viene nel nome e nella grazia del Signore”.

Carissimo Vescovo Benedetto: “Chi semina gioisca insieme a chi miete” (Gv 4,36). Questo invito sinodale alla gioia unisce, nella stessa lode, il seminatore al mietitore; entrambi sono “collaboratori di Dio”: “né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere” (1Cor 3,7). Lo stesso pensiero lo rivolgo a S. E. mons. Giovanni Scanavino, la cui graditissima presenza mi ricorda che l’ingresso di un vescovo in diocesi è paragonabile a quello del Signore in Gerusalemme.

Con il mandato del Papa, a cui rinnovo fedele obbedienza, inizio il mio ministero pastorale, ben sapendo che l’autorità episcopale non è a beneficio di chi la esercita ma a vantaggio di coloro ai quali si rivolge. Sciolto il vincolo con la Chiesa particolare di Foligno – per ora solo allentato, in quanto Amministratore Apostolico –, il Signore mi invita a creare nuove paternità e fraternità, che mi autorizzano a farvi qualche confidenza.

Alla vigilia dell’anno duemila venni invitato a Bolsena alla Marcia della fede, che precede l’alba del Corpus Domini. Pensando al travaglio della “incredulità credente” sperimentato all’altare da un sacerdote boemo, ripetevo in silenzio il versetto del salmo che avrebbe illuminato quella notte: “Voglio svegliare l’aurora” (Sal 57,9). Giunto il momento di dare il via al cammino, consegnai ai pellegrini questo messaggio: “I vostri passi precederanno l’aurora e, all’alba, vedrete la sagoma del Duomo; a quella vista, stanchi ma raggianti, ricordate che l’Eucaristia, da cui nasce e si edifica sempre la Chiesa, sveglia l’aurora dell’eternità nella notte del tempo”.

Da vescovo sono venuto in questa Cattedrale con il presbiterio folignate in occasione del Giubileo Eucaristico straordinario. Durante la Messa ho divagato con la mente nella navata centrale e ho tenuto fisso lo sguardo sul rosone, chiedendomi: come mai questa casa della Chiesa, edificata per custodire viva memoria del Miracolo di Bolsena, è intitolata a Santa Maria Assunta? Ho cercato la risposta per tutto il tempo della celebrazione, ma sono riuscito a trovarla solo al momento della Comunione eucaristica, “vero Corpo e Sangue del Risorto nato da Maria Vergine”. La Madre di Dio, “mistica aurora della redenzione”, è realmente il Ss. Corporale di Gesù, inamidato dal suo candore verginale e inondato dallo splendore della luce pasquale.

Inizio il mio ministero pastorale in mezzo a voi custodendo e meditando le letture proposte dalla Messa vespertina nella vigilia della solennità dei Principi degli Apostoli. Pietro, presso la porta del tempio di Gerusalemme detta Bella, dichiara a uno storpio: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do” (At 3,6). Con queste stesse parole mi accredito anch’io, chiedendo al Signore di non abbandonarci alla tentazione di cui parla Paolo nella sua autobiografia: “Perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo” (Gal 1,13). Sebbene le potenze degli inferi non possano prevalere sulla Chiesa (cf. Mt 16,18), “colonna e sostegno della verità” (1Tm 3,15), tuttavia essa rimane esposta all’insidia della devastazione sino alla fine dei tempi. Non facciamoci illusioni: è la carestia del “cemento della concordia” a devastare la Chiesa!

La comunione, frutto e condizione della Pentecoste, è il presupposto della missione apostolica affidata dal Risorto a Simon Pietro sulla riva del mare di Tiberiade (cf. Gv 21,15-19), là dove l’aveva tratto all’amo come “pescatore di uomini” (cf. Lc 5,10). Che il Signore sia vivo, non solo “corporalmente” ma anche “sentimentalmente”, lo rivela il dialogo che Egli stabilisce con Simone. Per due volte gli chiede quanto lo ami – “agapào” (cf. vv. 15-16) –, mentre la terza, domandandogli se gli voglia bene – “filèo” (cf. v. 17) –, il Risorto non abbassa il livello della sua richiesta ma lo innalza. La risposta di Simone fa appello al Maestro, che “scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” (v. 17).

Nessuno può osare dire per intero questa frase: riusciremo a farlo se ci sosterremo a vicenda nella carità. Lo chiedo anzitutto a voi, ministri ordinati, a cui rivolgo il mio sguardo benedicente. “La testimonianza di un sacerdozio vissuto bene – assicurava Benedetto XVI – nobilita la Chiesa. Suscita ammirazione nei fedeli, è fonte di benedizione per la comunità, è la migliore promozione vocazionale”. Il dono ricevuto con l’imposizione delle mani, collegato strutturalmente all’Eucaristia, lo si ravviva curando la vita interiore: prima attività pastorale, la più importante. Il nostro ministero di “servi premurosi del popolo di Dio” si ridurrebbe a una rincorsa affannosa se, cammin facendo, trascurassimo la preghiera e il servizio della Parola, la cui eco risuona nel grido dei poveri, con i quali Gesù ha voluto identificarsi, e nel libro della storia che non è allergica ai “semi del Verbo”.

“Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge”. La concretezza di questa immagine, suggerita dalla liturgia, me l’ha mostrata un anziano pastore, sorpreso a trascinare un grande ramo pieno di foglie all’interno del recinto del suo gregge: “È la cena per i miei agnelli; ieri ho avvistato un lupo, oggi non ho osato condurli al pascolo”. Ammaestrato da questa lezione d’amore, accolgo con cuore libero e ardente quanto mi raccomanda Papa Francesco nella Bolla di nomina: “Ama la tua nuova Chiesa con viscere di misericordia, benignità e umiltà”.

La Vergine Maria, San Giuseppe suo Sposo, San Fortunato e la beata Madre Speranza di Gesù mi ottengano dal “Pastore dei pastori” di perseverare in questo santo proposito, “fino alla fine”.

Testi e immagini della giornata di ingresso del vescovo Gualtiero sono disponibili sul sito web della diocesi di Orvieto-Todi. Qui lo streaming video trasmesso da TeleOrvietoWeb e dalla Tv Diocesana…

 

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Mons. Sigismondi nominato amministratore apostolico di Foligno nel giorno dell’ingresso a Orvieto-Todi

Nel giorno dell’ingresso solenne nella nuova diocesi di Orvieto-Todi, mons. Gualtiero Sigismondi viene nominato amministratore apostolico della diocesi di Foligno. Mantiene quindi i diritti, le facoltà e gli obblighi che spettano al vescovo, anche nella comunità che ha guidato negli ultimi dodici anni. Lo ha annunciato alle ore 12 di oggi nella Curia folignate il delegato “ad omnia”, mons. Giovanni Nizzi, come da disposizioni della Nunziatura apostolica in Italia.

“Nel giorno in cui ha inizio il mio ministero pastorale nella Chiesa particolare di Orvieto-Todi – ha esordito mons. Sigismondi nella nota letta in contemporanea con l’annuncio – faccio partecipe il popolo di Dio che è in Foligno di quanto Papa Francesco ha deciso circa la cura pastorale e il governo della nostra Diocesi, affidata alla protezione di san Feliciano”.

Mons. Sigismondi commenta il decreto della Congregazione per i Vescovi arrivato insieme alla nota della Nunziatura apostolica in Italia, sottolineando come il compito dell’amministratore apostolico sia quello di governare la diocesi in forma vicaria, ossia a nome del Papa.

“Questa chiamata – ha aggiunto il vescovo Gualtiero – mi è giunta mentre mi preparavo a sciogliere gli ormeggi, per salpare verso Orvieto-Todi. Non ho esitato ad accoglierla con cuore libero e ardente, non solo perché l’obbedienza me lo chiede, ma anche perché la gratitudine verso il popolo folignate me lo domanda. Mi dispongo a continuare, seppur in veste di amministratore apostolico, il mio servizio episcopale a Foligno, per il tempo che il Santo Padre riterrà necessario e nelle modalità che la guida della diocesi di Orvieto-Todi e il compito di assistente generale di Azione Cattolica Italiana renderanno possibili.

Le spalle reggono – continua Sigismondi – se il cuore non cede! È con questa consapevolezza che rinnovo il mio abbandono alla fedeltà di Dio ed esprimo, a nome di tutti, profonda gratitudine a Papa Francesco il quale, con questa decisione, mi ha fatto ricordare che tra Foligno e Orvieto, sebbene non vi sia contiguità territoriale, vi è un ponte spirituale: quello costruito dalla beata Angelina da Montegiove, i cui familiari, come documentano alcuni codicilli del Registro dell’Opera del Duomo di Orvieto, hanno contribuito a edificare la Cattedrale di Santa Maria Assunta. La traslazione delle sacre spoglie della beata Angelina, dalla Chiesa di San Francesco al Monastero di Sant’Anna in Foligno, è avvenuta il 27 giugno 2010; dieci anni dopo, lo stesso giorno, ho ricevuto il decreto di nomina che porta la data di oggi. Davvero, il Signore tutto dispone con forza e dolcezza – conclude mons. Sigismondi – attraverso la mediazione del discernimento ecclesiale”.

(www.lavoce.it)

Assisi – Assemblea diocesana, presentato il Triennio della carità Il vescovo: “La Chiesa ha bisogno dell’entusiasmo dei primi cristiani”

“Ripartiamo con l’entusiasmo dei cristiani della prima ora. Siamo una comunità vecchia e stanca, ma che lo Spirito di Dio può rigenerare con l’entusiasmo della prima ora, anzi con maggiore entusiasmo”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, a conclusione dell’assemblea diocesana che si è tenuta venerdì 26 e sabato 27 giugno alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli e in collegamento streaming con i vari vicariati della diocesi.

Le conclusioni del vescovo hanno fatto seguito ai suggerimenti pervenuti dai laboratori dei gruppi di lavoro della due giorni che ha dato via al triennio della carità.

Il vescovo, parlando del periodo inedito della pandemia, ha affermato che ciò che è accaduto con il coronavirus “sembra una cosa che ci è calata addosso, addirittura come una costrizione. I banchi vuoti – ha sottolineato – io già li vedevo, durante la visita pastorale, prima del coronavirus. Il covid-19 è stato una fotografia, una profezia di quello che ci sta capitando come Chiesa senza che noi ne prendiamo coscienza sufficiente per poterci interrogare. Il coronavirus ci ha costretto a guardare almeno in parte la verità delle cose. Prendiamo al balzo questa grande opportunità”.

“Al di sopra di tutto l’amore” è il titolo della due giorni, il cui programma è stato presentato dalla direttrice della Caritas diocesana, Rossana Galiandro.

“Chi è il mio prossimo?”, “Come essere famiglia”, “Economia per tutti”, saranno i punti principali che verranno affrontati rispettivamente il primo, secondo e terzo anno.

“Il titolo dell’assemblea – ha spiegato la direttrice – ci introduce ad un triennio in cui vogliamo condurre il cammino diocesano verso il centro e il cuore della vita di ogni cristiano e di ogni uomo: la carità. La carità è l’amore, è quello lo slancio di vita che si gioca nelle relazioni personali e comunitarie e che trova il suo fondamento nella nostra relazione con Dio padre. Dio stesso è carità”.

Spoleto – Roccaporena di Cascia, celebrata la Festa della Rosa e delle Rite. L’arcivescovo Boccardo: «Rita accoglie tutti e tutti si sentono riconosciuti in lei». Restauro degli affreschi della chiesa di S. Montano e trasferimento del manto di Santa Rita nella Casa Natale. Passaggio della Reliquia dalla Cattedrale di Ischia al Santuario della Vergine del Portone in Asti

Sabato 27 e domenica 28 giugno a Roccaporena di Cascia è stata celebrata la Festa della Rosa e delle Rite, a memoria del miracolo della rosa sbocciata in pieno inverno. Raccontano le cronache: «Rita era morente nel monastero di Cascia e una cugina va a farle visita. Rita le chiede: “Portami due rose e due fichi dal mio orticello di Roccaporena”! La parente sorrise a simile richiesta: nel mese di gennaio, infatti, non è possibile trovare a Roccaporena una rosa fiorita e dei fichi. Ma, recatasi nell’Orto, la cugina trovò veramente quanto Rita desiderava». E il Santuario di Roccaporena dal 1952, l’ultima domenica di giugno, ricorda questo evento.

Quest’anno la festa è stata modulata in base alle prescrizioni in atto per evitare il diffondersi del Coronavirus. «La cosa bella, comunque, – afferma don Canzio Scarabottini, rettore del Santuario – è che finalmente sono tornati i pellegrini, anche se non nei numeri degli scorsi anni. Le varie celebrazioni le abbiamo trasmesse in diretta Facebook e YouTube sui canali social dell’Opera di Roccaporena, permettendo così ai tanti devoti che non sono giunti in Umbria di unirsi a distanza alla nostra preghiera».

Veglia di preghiera. La sera del 27 giugno, nella palestra dell’Hotel Margherita, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto una veglia di preghiera al posto della tradizionale processione per le vie di Roccaporena: non è stata organizzata in quanto era difficoltoso garantire il distanziamento tra le persone. All’inizio è stato deposto nei pressi dell’altare un cesto contenente alcuni messaggi giunti al Santuario di Roccaporena durante il tempo del confinamento a causa del Covid-19. Migliaia, infatti, sono state le mail, i messaggi whats app, le telefonate o le lettere delle persone che hanno chiesto l’intercessione della Santa dei casi impossibili nel pieno della pandemia. Nella breve riflessione l’Arcivescovo si è soffermato sul più grande dono che Rita consegna ai suoi devoti: «L’umile donna di Roccaporena – ha affermato – ripetendo le parole degli Atti degli Apostoli ci dice: non ho né oro né argento dà darvi. L’unica cosa che ho e che vi dò è l’amicizia col Signore, la sua grazia, la sua consolazione, la sua misericordia. In questo territorio casciano la gente viene per chiedere consolazione e conforto nelle tragedie della vita: quante famiglie ferite depongono preghiere, quanti genitori affidano i figli a colei che è stata madre. E noi che sentiamo Rita come una di famiglia, proviamo ad essere come lei veicolo che fa conoscere il dono di Dio agli altri».

Messa con passaggio della reliquia. La mattina del 28 giugno, alle 11,00, sempre nella palestra dell’Hotel Margherita, mons. Boccardo ha presieduto la Messa alla presenza di 200 fedeli, il numero massimo ammesso. Era presente anche il sindaco di Cascia Mario De Carolis e il Commissario straordinario del Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 Giovanni Legnini. Nell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato che «nella vita cristiana non ci sono le mezze misure, ma ci vuole coraggio, fedeltà e coerenza». Poi, il richiamo all’accoglienza, uno dei pilastri nella vita di Rita, che nel Lazzaretto di Roccaporena accudiva i poveri e i malati di lebbra: «accogliere è fare spazio, aprire orizzonti, spalancare le porte. Dio ci accoglie così come siamo e non per quello che vorremmo essere. Dio non giudica né condanna, ma continuamente rimette in piedi. E allora – ha proseguito il Presule – non sono i muri o le separazioni che costruiscono una società bella e degna dell’uomo, ma la differenza e la dialettica. E Rita oggi esercita ancora una vera accoglienza di quanti a lei si rivolgono: accoglie tutti e tutti si sentono riconosciuti in lei che si fa carico delle preoccupazioni e delle gioie e le presenta al Signore». Al termine della Messa c’è stato il passaggio delle reliquia della Santa dalla parrocchia della cattedrale di Ischia (NA) al Santuario della Vergine del Portone in Asti. In Piemonte la reliquia rimarrà per sei mesi, dopo andrà in Basilicata, a Potenza, fino al giugno 2021.

Inaugurazione affreschi chiesa di S. Montano e nuova sistemazione del Manto di Santa Rita. Al termine della Messa, Vescovo e autorità si sono recate nella chiesa di S. Montano, dove Rita si è sposata e dove sono sepolti il marito e i figli, per l’inaugurazione del restauro degli affreschi del catino absidale: sono riemersi, dopo anni sotto scialbo, quelli della parte inferiore che raffigurano gli apostoli. Il restauro è stato possibile grazie al contributo del BIM (Bacino Imbrifero Montano) del Nera e del Velino presieduto dal prof. Egildo Spada, presente alla cerimonia, ed è stato realizzato dalla Coo.Be.C. (Cooperativa Beni Culturali) di Spoleto. Altra novità, è stato il trasferimento del manto di Santa Rita, un pezzo di pelle di capra che secondo la tradizione appartenne a Rita: da una cappella laterale del Santuario è stato spostato all’interno della Casa Natale di Santa Rita, dove è maggiormente visibile ai devoti.