Perugia: Il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha celebrato l’Eucaristia della V Domenica di Quaresima nella cattedrale di San Lorenzo vuota, affidando alla Madre della Grazia la protezione di “tutti i figli e le figlie della nostra amata Chiesa perusina-pievese”, trasmessa in diretta da Umbria Tv, Umbria Radio InBlu e dai social media ecclesiali.

Fratelli e sorelle, abbiamo ancora negli occhi, ma soprattutto nel cuore, le immagini di quanto abbiamo vissuto venerdì sera, con Papa Francesco. Faceva una immensa tenerezza il Pontefice, anziano, con la sua veste bianca, che risaliva lentamente Piazza San Pietro, oscura, vuota e bagnata dalla pioggia. Affaticato, non solo dagli anni, ma anche dai drammi, che il Signore ha voluto caricare sulle sue spalle, che poi sono anche i nostri drammi e le croci di tutta l’umanità.

Come non continuare a pensare e a pregare per tutti i fratelli colpiti da questo nemico, invisibile, ma che appare anche al momento invincibile?

Spettatori di episodi di vero eroismo.

Per i malati, per coloro che li assistono. Tutti i giorni siamo spettatori di episodi di vero eroismo: dice Gesù “non c’è amore più grande di dare la vita per le persone che si amano…”. E come non ricordare le migliaia di persone che il Signore ha chiamato a sé da questa vita? Durante la scorsa settimana ci sono stati diversi momenti significativi. Giovedì scorso il Padre Nostro pregato insieme al Papa e a tutti i fratelli cristiani di tutte le confessioni; venerdì ogni Vescovo d’Italia ha presieduto, in uno dei cimiteri della propria Diocesi, un momento di preghiera. Un gesto di carità, di pietà cristiana e di vero affetto per chi ha dovuto fare l’ultimo passo della propria vita, in una solitudine totale, senza una preghiera, senza una parola di conforto, senza nessuno che gli stesse ad asciugare il sudore della morte, perché anche a morire si fa fatica. E io, in 54 anni di sacerdozio, ne ho visti tanti morire!

Venire fuori da una vita piatta.

Carissimi, proseguendo il nostro cammino quaresimale, siamo giunti alla V domenica, chiamata anche la I di Passione. Il Vangelo secondo Giovanni ci presenta il miracolo della risurrezione di Lazzaro, amico intimo di Gesù. Si tratta di un episodio che noi tutti conosciamo bene; questo è un fatto positivo, ma potremmo correre il rischio di non riflettere a fondo e soprattutto di non applicarlo alla nostra vita… certo, non ci manca il tempo in questo periodo per poter tornare a riflettere sulla Parola di Dio… Vi proporrò solo un punto di riflessione del Vangelo. Gesù dice di sé stesso: “Io sono la Risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà…”. “Io sono la Risurrezione e la vita…”, questo vuol dire che Lui ama e benedice la vita. Dopo che fu tolta la pietra del sepolcro dell’amico, Gesù gridò a gran voce: “Lazzaro, alzati, vieni fuori!”.

“Vieni fuori”, ci ripete Gesù stamani: vieni fuori dal sonno, dalla pesantezza, dalla menzogna della tua vita… vieni fuori dai tuoi conformismi o compromessi… Vieni fuori, ci dice Gesù, da una vita piatta, fatta di abitudini e di comodità… Smettila di morire spiritualmente! È tempo di vivere… Vuoi deciderti a partecipare alla mia Risurrezione? Avete sentito quello che ci ha detto San Paolo: “Lo Spirito di Dio abita in voi, e lo Spirito Santo è vita”!

Fare il bene anche chiusi in casa.

“Alzati”, ci dice Gesù: risorgi, mettiti in piedi. Non sciupare il tempo, rimboccati le maniche… non aspettare per fare il bene: si può fare anche chiusi in casa. Soprattutto a voi giovani Gesù dice: vivete la vostra vita in pienezza! Voi mi direte: come fare, e proprio in questo tempo? Mentre siamo così provati? Tutto questo è vero, ma con la luce e l’energia che ci vengono dalla preghiera e dalla Parola di Dio, non ci mancherà la forza di affrontare la nostra esistenza con coraggio, a testa alta, nonostante le difficoltà.

L’esempio di un coraggioso cristiano.

Voglio proporvi l’esempio di un cristiano, di un autentico testimone, che dopo lunga malattia ci ha lasciato all’inizio di questa settimana: Carlo Casini. Promotore e coraggioso testimone per quasi mezzo secolo del Movimento per la Vita. Personalmente ho perso un amico carissimo e tanto stimato: un cristiano tutto d’un pezzo, che coi gesti, le parole, il suo volto, illuminato di luce evangelica, ha sempre annunciato il Vangelo della vita, dal primo istante del suo concepimento fino all’ultimo respiro. Quante vite salvate, quante ragazze madri, restituite alla loro dignità di donna… Di lui il Papa ha detto “un fervente cattolico, che nelle pubbliche attività si è adoperato con generoso impegno per promuovere la vita nascente”. Fratello, amico Carlo, ti ricorderò nella Messa di oggi assieme a quei medici generosi, a quei sacerdoti esemplari, a tutte quelle persone che, come te, hanno saputo fare della loro vita un dono prezioso.

L’atto di affidamento alla Madre della Grazia.

Al termine di questa celebrazione, compirò, come già è stato annunciato, l’atto di affidamento al Cuore di Maria, Madre della Grazia, per tutti i figli e le figlie della nostra amata Chiesa perusina-pievese.

Carissimi, abbiate fiducia in Dio: Dio non ci lascia soli nel nostro cammino. Lui ci guida con braccio forte e potente, anche se talvolta noi abbiamo l’impressione di essere soli in mezzo ad un deserto. Dio ci accompagna sempre, con la luce del Risorto e con il suo Spirito. Lui, anche attraverso sentieri che appaiono difficili, ci condurrà alla gioia perfetta del suo Regno.

Gualtiero Card. Bassetti

***

Al termine della celebrazione eucaristica, il cardinale Gualtiero Bassetti si è recato davanti all’immagine della Madonna delle Grazie (dipinta da un allievo del Perugino), tanto venerata dai perugini, e ha recitato la sua preghiera di affidamento alla Beata Vergine Maria della città e dell’intera comunità diocesana.

Maria, Madre della Grazia, ecco i tuoi figli, raccolti attorno a te, in questo periodo di dolore e di lacrime per la sorte di tanti nostri fratelli, e per i pericoli, che a causa di questa pandemia, incombono su di noi e sull’umanità intera. / Noi siamo qui, dinanzi alla tua dolce icona, per cercare rifugio, sotto la tua protezione materna, ed implorare con fiducia la tua intercessione, di fronte alle sfide che il futuro nasconde. / Davanti alla tua venerata icona, in un pellegrinaggio che abbraccia i secoli, si sono inginocchiati i nostri padri. Qui ha vibrato l’entusiasmo dei giovani; qui si è levata l’implorazione degli ammalati; qui sono passate le famiglie, i sacerdoti, i consacrati, uomini del lavoro e della scienza, bambini e adulti; e tutti, nel tuo Figlio diletto, hanno riconosciuto il Verbo di Dio, fatto carne nel tuo seno. / Noi, nel cuore di questa novena in tuo onore, vogliamo affidare al tuo Cuore Immacolato questa nostra Chiesa perusino-pievese, che invoca la tua protezione e il tuo conforto. Liberaci, o Madre Santa, da questa peste, che ammorba la nostra Italia e il mondo. / Oggi, come mai nel passato, l’umanità è a un bivio. E, ancora una volta, la salvezza è tutta e solo, o Vergine Santa, nel tuo Figlio Gesù. Per questo, Madre, come l’Apostolo Giovanni, noi vogliamo prenderti nella nostra casa, per imparare da te a conformarci al tuo Figlio. / “Donna, ecco i tuoi figli”. / Siamo qui, davanti a te, per consegnare alla tua premura materna noi stessi, questa nostra Chiesa e l’umanità intera. Implora per noi il Figlio tuo diletto, perché ci doni in abbondanza lo Spirito Santo. / Lo Spirito apra i cuori alla giustizia e all’amore, induca le persone e le nazioni alla reciproca comprensione e ad una ferma volontà di pace. / Ti affidiamo tutti gli uomini, a cominciare dai più deboli: i bimbi non ancora venuti alla luce, quelli che allietano le nostre famiglie, i giovani alla ricerca di senso, le persone prive di lavoro, gli anziani e i malati. Ti affidiamo le famiglie dissestate, e quanti sono soli e senza speranza. / Aurora di salvezza, volgi il tuo sguardo benigno sulla nostra Diocesi, perché, sotto la tua guida, scopra Cristo, luce del mondo ed unico salvatore, che regna col Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. / Ame.

Gualtiero Card. Bassetti

Nota dei Vescovi umbri circa la celebrazione di Prime Comunione e Cresime in tempo di Coronavirus

A seguito della diffusione dell’epidemia da Covid-19, al fine di tutelare la salute di persone e comunità e ovviare alle incertezze che gravano su impegni pastorali programmati da tempo, considerato che l’attuale situazione non sta consentendo una adeguata preparazione dei fanciulli e dei ragazzi, i Vescovi dell’Umbria hanno stabilito che le celebrazioni della Messa di Prima Comunione e della Confermazione – programmate dal tempo pasquale fino all’estate – vengano rinviate ad altro momento opportuno, quando lo consentiranno le condizioni generali. Per le stesse ragioni, sono soppresse o rinviate le manifestazioni esterne di pietà popolare solite compiersi durante la Settimana Santa.

Assisi, 28 marzo 2020.

+ Renato Boccardo
Arcivescovo di Spoleto-Norcia
Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Perugia: La struttura ricettiva diocesana “Villa Sacro Cuore” accoglie gratuitamente il personale sanitario impegnato nell’assistenza a pazienti affetti da Covid 19. Il cardinale Bassetti: “E’ un segno della nostra vicinanza concreta a quanti sono in prima linea, ad alto rischio per sé stessi e per le loro famiglie, un modo per aiutarli a proseguire con più serenità la loro delicata missione”

“Come possiamo aiutare concretamente quanti si trovano in questo difficilissimo momento a lavorare quasi ininterrottamente negli ospedali per curare le persone affette da questa pandemia?”. E’ la domanda che il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo i Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, si è posto nel tenersi in contatto telefonico con i rappresentanti degli organismi di categoria che collaborano con l’Ufficio per la pastorale della salute e con la Caritas diocesana. La risposta non si è fatta attendere da parte dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia, suggerendo all’Archidiocesi di mettere a disposizione un alloggio in modo da contribuire a migliorare le condizioni di sicurezza di tutti gli infermieri e i medici impegnati in prima linea e dei loro familiari. “In questo momento particolarmente difficile per la sanita, la società e la professione, è necessario creare condizioni di vita più sicure dopo il lavoro a quanti di noi sono impegnati direttamente nell’assistenza a persone affette da infezione da Covid 19”. A sottolinealo è il dottor Palmiro Riganelli, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia, nel dare la notizia attraverso la nota dell’Ufficio stampa diocesano dell’accordo siglato con l’Archidiocesi perugino-pievese. Un simile accordo può essere esteso anche al personale medico che ne farà richiesta.

“Quest’accordo – commenta il cardinale Bassetti – è un segno della vicinanza concreta della nostra Chiesa a quanti sono in prima linea, ad alto rischio per sé stessi e per le loro famiglie, un modo per aiutarli a proseguire con più serenità la loro delicata missione. Nel mettere gratuitamente a disposizione una nostra struttura ricettiva, è quel farsi prossimo nei momenti di particolare necessità e difficoltà che ci viene insegnato dal Vangelo e ricordato costantemente da papa Francesco. Dobbiamo saper coniugare nella nostra vita la fede alla carità per alimentare la speranza, soprattutto in questo momento di grande prova. Questo nostro gesto possa essere di esempio ad altre realtà, anche della Chiesa italiana, che sono nella condizione di aiutare quanti, come ho detto ieri nella preghiera al Cimitero monumentale di Perugia, sono in prima linea, in trincea, sul fronte di questa guerra che, con l’aiuto di Dio sono sicuro l’uomo riuscirà a vincere grazie alle tante professionalità che abbiamo e alla ricerca scientifica all’avanguardia che tanto si sta prodigando nello studio di nuovi farmaci”.

“Con questo contributo di cui si ringrazia infinitamente l’Archidiocesi nelle persone del cardinale Gualtiero Bassetti, del vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, del direttore dell’Ufficio amministrativo don Riccardo Pascolini e del direttore della Caritas Giancarlo Pecetti – evidenzia il dottor Palmiro Riganelli –, si vuole esprimere tutta la nostra solidarietà e riconoscenza allo sforzo dei nostri colleghi per tutto quello che stanno facendo per aiutarci a difenderci in questo terribile momento”.

Nel dettaglio, l’accordo siglato tra l’Archidiocesi e l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia – reso possibile grazie anche al contributo economico di un imprenditore perugino -, prevede la possibilità di mettere a disposizione circa cinquanta alloggi temporanei e straordinari per almeno 30 giorni presso la struttura ricettiva diocesana “Villa Sacro Cuore” (zona Montebello) del capoluogo umbro, “per tutti gli infermieri assegnati si servizi COVID 19 che continuano a lavorare nel proprio servizio – prevede l’accordo –, trovando una sistemazione diversa dal proprio domicilio per tutelare anche i propri familiari conviventi”. Gli interessati devono inviare specifica richiesta tramite e-mail al presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia, dott. Palmiro Riganelli (presidenza@opiperugia.it).

“Nella richiesta – precisa l’Ordine – devono essere autocertificate le proprie generalità, compreso il luogo di residenza/domicilio i recapiti e-mail e telefonici, la motivazione e quindi, quantomeno, la convivenza con un proprio nucleo familiare e comunque con un’altra persona nello stesso domicilio e l’assegnazione a servizi Covid 19”.

Città di Castello – il vescovo Cancian e il sindaco Bacchetta in preghiera davanti all’immagine della Madonna delle Grazie. “Vicinanza a tutte le famiglie”IGLIE”

Il sindaco Luciano Bacchetta e il vescovo di Città di Castello mons. Domenico Cancian nella mattina di sabato 28 marzo 2020 si sono recati nella Chiesa della Madonna delle Grazie per un momento di raccoglimento e preghiera. Era presente anche il parroco don Andrea Czoterk.
“La mia presenza qui si innesta in una tradizione plurisecolare che vede la Chiesa e il comune gestire insieme il culto alla Madonna delle Grazie – ha detto il sindaco Luciano Bacchetta – Fin da quando venne dipinta, nel 1456, l’immagine della Madonna fu concepita con un significato di protezione sulla città, disegnata ai piedi della Vergine e da Lei, insieme a san Florido, presentata a Gesù perché la benedica. Nei secoli il Comune ha più volte accolto la grande sensibilità mariana dei cristiani tifernati proclamando Città di Castello come Città di Maria nel 1622 e riconoscendo ufficialmente la Madonna delle Grazie quale patrona cittadina nel 1783. Fino al terremoto del 1789 anche nel Palazzo Comunale si conservavano più riproduzioni della Madonna delle Grazie, un affrescata sulla volta della Sala Consiliare e un’altra su tavola negli uffici.
La mia presenza oggi vuole esprimere la partecipazione di tutti gli amministratori pubblici alla preoccupazione della cittadinanza e di tutta la comunità altotiberina e la nostra vicinanza alle famiglie che hanno avuto defunti o malati, come anche a tutti coloro che sono sottoposti alle forme di prevenzione del contagio o che mettono a rischio la loro vita per assicurare, attraverso il loro lavoro, i necessari approvvigionamenti e servizi. È un momento difficile, che supereremo con l’impegno comune e con una ritrovata unità. Ringrazio tutti gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, i volontari e quanti, in questo tempo di sacrifici, si impegnano per sconfiggere il contagio, lenire le sofferenze e garantire la vita sociale così come oggi è possibile”.
“Nella Chiesa della Madonna delle Grazie preghiamo perché il virus sia sconfitto e per le persone che hanno combattuto o stanno combattendo ad ogni livello contro questa terribile pandemia. Abbiamo ripetuto l’antica preghiera Maria mater Gratiae, Tiferni suscipe curam, con la quale Città di Castello ha chiesto aiuto in occasione di altre emergenze, dal 1500 alla Seconda guerra mondiale. È una storia che continua e costituisce uno degli elementi caratteristici dell’identità tifernate. Per questi motivi abbiamo voluto un momento di preghiera personale, come manifestazione di vicinanza alle persone, nel solco di una storia plurisecolare” ha detto il vescovo mons. Domenico Cancian, che ha pronunciato questa preghiera. “Vergine Santissima delle Grazie, raccolti con devozione ai piedi della tua antica immagine in questo momento di grande preoccupazione, rinnoviamo la nostra fiducia in te, madre e mediatrice della grazia divina. Con gratitudine ricordiamo la devozione dei nostri padri che ti hanno invocata in tempo di contagio, di siccità, di inondazione, di terremoto e di guerra. Vergine Santissima delle Grazie, continua a volgere il tuo sguardo d’amore su di noi, sulla nostra città, sulla nostra diocesi e sul mondo intero flagellato dal contagio: accogli le nostre gioie e le nostre speranze, sostienici nelle tristezze e nelle angosce, rendici fedeli alla carità evangelica. In questo tempo nel quale sperimentiamo la fragilità della condizione umana affidiamo alla tua materna intercessione i malati e le loro famiglie, tutti coloro che se ne prendono cura, i pubblici amministratori chiamati a prendere decisioni sagge ed efficaci, quanti sono impegnati nella ricerca scientifica: benedici, Madre della Divina Grazia, l’impegno di tanti uomini e donne di buona volontà, ottieni per tutti i popoli la liberazione dall’epidemia perché in ogni parte della Terra si possa tornare sereni alle nostre occupazioni quotidiane rafforzati nell’unità, nella solidarietà e nell’amore e lodare Dio con un cuore rinnovato. Vergine, Madre di Dio e della Chiesa, sii per noi mediatrice di grazie. Amen

L’immagine sacra. L’immagine della Beata Vergine Maria della Chiesa della Madonna delle Grazie, edificata nel 1306 dai Servi di Maria, è una tavola raffigurante la Madonna in trono tra i santi Florido e Filippo Benizi, commissionata nel 1456 da Giovanni di Piamonte, collaboratore di Piero della Francesca. Nell’immagine la Vergine Maria è rappresentata nell’atto di indicare Città di Castello al figlio Gesù Città di Castello, affinché la benedica; questo gesto è condiviso con san Florido. La tavola, esposta all’esterno, fu da subito oggetto di una grande venerazione e quindi nel 1500 fu protetta in una cappella laterale da una confraternita per la gestione del culto e scoperta ogni 25 anni. Il pannello poteva essere aperto con l’impiego contemporaneo di tre chiavi, tenute rispettivamente dal priore della confraternita, dal priore del convento e dal magistrato cittadino, cioè dal comune. In realtà veniva scoperta anche in condizioni critiche per la città: il primo caso noto risale al 1514, quando la Madonna delle Grazie viene portata in processione per chiedere la fine di una pestilenza scoppiata l’anno prima. Altrettanto avvenne nel 1525, nel 1527 e nel 1545.
Nel 1630 la peste, quella raccontata da Alessandro Manzoni, che a Monterchi risparmio solo 20 persone su 500, risparmiò Città di Castello il comune organizzò una pubblica cerimonia di ringraziamento alla Madonna delle Grazie.
Poi i terremoti: del 1730-31 quando ci furono anche pellegrinaggi da tutta la Valtiberina e preghiere collettive. Nel 1741, nel 1752, nel 1781 fu il comune a decretare lo scoprimento dell’immagine, perché il terremoto non produsse vittime e nel 1783 il comune proclamò la Madonna delle Grazie patrona della città. Il terremoto del 1789 lesionò la cappella: l’immagine della Madonna delle Grazie venne portata processionalmente attorno alle mura e poi esposta alla venerazione presso il torrente Cavaglione. Sopra l’ingresso della casa colonica “La Commenda”, al numero 20 di Viale Angelo Zampini, è ancora presente un’epigrafe su marmo che ricorda il fatto. Anche nelle epidemie ricorrenti di tifo e colera del 1800 l’immagine della Madonna delle Grazie fu un riferimento e in occasione dei due conflitti mondiali il santuario ha ospitato preghiere per la pace, sia in forma privata che pubblica. Alla fine del secondo conflitto mondiale l’immagine è stata portata in tutte le parrocchie e in quasi tutte le case della diocesi, che allora aveva parrocchie anche in Toscana e nelle Marche.

Perugia, Spoleto, Terni, Città di Castello – Le preghiere dei vescovi nei cimiteri cittadini

Il cardinale Bassetti e il sindaco Romizi in raccoglimento e preghiera per le vittime del “Covd19″. Il presule: «Abbiamo in prima linea, anche per il numero di morti, medici, infermieri, sacerdoti e tutti coloro che prestano un servizio diretto alle persone colpite»
Anche i cipressi del Cimitero monumentale di Perugia, con le cime piegate dal forte vento, si sono “inchinati” nel rispetto della morte, gesto che simbolicamente ha compiuto l’intera città con il raccoglimento di alcuni rappresentanti delle sue Istituzioni civili e religiose all’interno della chiesa cimiteriale, nella mattina del 27 marzo. Un giorno particolare per la Chiesa universale ed italiana. Quest’ultima lo ha chiamato «il Venerdì della misericordia, un venerdì di Quaresima nel quale lo sguardo al Crocifisso invoca la speranza consolante della Risurrezione», affidando a ciascun vescovo «un segno di suffragio e di consolazione» per tutte le vittime della pandemia da “Covid19” e i loro cari, raccogliendosi in preghiera in uno dei cimiteri delle proprie diocesi.
Il cardinale Bassetti ha scelto il monumentale di Perugia, accompagnato dal sindaco Andrea Romizi e dall’assessore Edi Cicchi ed accolto in chiesa dal parroco e dal vice parroco del quartiere di Monteluce don Nicola Allevi e don Giordano Commodi e dal cappellano del vicino “Hospice” don Domenico Lucchiari. Una scelta non casuale perché il Cimitero monumentale del capoluogo umbro potrebbe accogliere, nel suo impianto di cremazione, alcune salme delle persone decedute in Lombardia.
«Un luogo che ci fa sentire ancora più vicini a quanti, a causa di questa pandemia, non hanno potuto portare alcun conforto ai propri congiunti, morti isolati, senza ricevere una carezza e nemmeno i sacramenti». Ha commentato il cardinale Bassetti prima di raccogliersi in preghiera, aggiungendo: «i nostri cimiteri, come le nostre chiese, sono luoghi benedetti. Qui infatti riposano, in attesa della risurrezione, i nostri cari. Purtroppo il mondo intero sta attraversando una crisi epocale, dovuta a questa terribile pandemia. Come in tutte le guerre i primi a cadere sono quelli sul fronte, perché sono i più esposti. Abbiamo in prima linea, anche per il numero di morti, medici, infermieri, sacerdoti e tutti coloro che prestano un servizio diretto alle persone colpite. Io sono convinto che, quanto tutto sarà passato, perché non ci mancherà lo sguardo misericordioso di Dio Padre e l’intercessione della Madre delle Grazie, emergeranno tante figure, che, nell’adempimento eroico del loro dovere, hanno sacrificato la vita sapendo di sacrificarla. Un medico, un infermiere, un sacerdote sanno bene cosa rischiano».
Nell’introdurre la preghiera il cardinale ha detto: «da questa terra santa e benedetta, dal nostro cimitero, si innalzi stamani la nostra preghiera, assieme a quella dei Pastori di tutti le Chiese d’Italia, per quelli che ho appena ricordato e per tutti coloro, sono migliaia nel nostro Paese, che hanno perso la vita e sono stati sepolti senza quei conforti necessari e cristiani che noi riserviamo a tutti i nostri cari».
Al termine il cardinale Bassetti ha ricordato ai pochi presenti e ben distanziati tra loro, che la giornata del 27 marzo ha una duplice valenza, perché oltre al momento di preghiera dei vescovi nei cimiteri delle proprie diocesi, papa Francesco, nel pomeriggio, in Piazza San Pietro vuota, si raccoglierà in preghiera per l’adorazione eucaristica, unendosi spiritualmente a tutti i cristiani che vorranno farlo attraverso i media, concedendo l’indulgenza plenaria e impartendo la benedizione Urbi et orbi.
Il sindaco Andrea Romizi, a margine della preghiera nel Cimitero monumentale, ha commentato la giornata per le vittime del “Coronavirus” promossa dalla Cei. «E’ una iniziativa che abbiamo molto apprezzato, perché ci consente di rivolgere un pensiero come italiani alle migliaia di vittime di questo virus terribile. Stiamo vivendo da diverse settimane una situazione che colpisce un po’ tutti, chi più e chi meno, ma sappiamo cosa vuol dire in particolare per la Lombardia e per altre regione, come la vicina Marche. Anche noi stiamo piangendo i nostri morti e, in molti casi, sono persone che non hanno avuto una carezza, come giustamente ha fatto presente il nostro cardinale. Oggi, con questa preghiera, abbiamo avuto l’occasione di ricordare e di accompagnare spiritualmente i nostri morti». Il primo cittadino di Perugia ha anche detto che «la nostra Amministrazione ha dato la sua disponibilità, in caso di necessità, ai Comuni di Bergamo, Brescia e di altre zone della Lombardia, di accogliere le salme dei loro cittadini per la cremazione nell’impianto del nostro Cimitero monumentale».

SPOLETO
Venerdì 27 marzo 2020 alle ore 15.00 l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza Episcopale Umbra mons. Renato Boccardo si è recato, da solo, in unione con tutti i Vescovi d’Italia, che hanno compiuto lo stesso gesto, al cimitero monumentale di Spoleto per pregare per i defunti a causa del Coronavirus, per tutte quelle persone che sono andate incontro alla morte senza la compagnia e la presenza dei familiari, senza il conforto dei sacramenti. «Noi sappiamo bene – ha affermato il Presule – che Dio va al di là dei sacramenti, raggiunge il cuore degli uomini e accoglie la loro verità e la loro dedizione e dona loro la salvezza. Però li vogliamo accompagnare con la nostra preghiera di suffragio». L’Arcivescovo affiderà alla bontà e alla misericordia del Signore tutti i defunti: quelli del Coronavirus, ma anche quelli che sono sepolti nei cimiteri della Diocesi di Spoleto-Norcia.
Tornando dal cimitero di Spoleto, mons. Boccardo si è fermato presso la Basilica di S. Ponziano: al patrono della Città ha rivolto la preghiera di supplica affinché ci difenda dal male. «Noi veneriamo S. Ponziano – ha detto il Presule – come patrono dal terremoto e gli si attribuisce nella tradizione popolare quella promessa “Spoleto tremerà, ma non crollerà”. E allora chiederò a nome vostro a S. Ponziano di continuare a proteggere Spoleto e quando pensiamo Spoleto pensiamo a tutta la Diocesi».
Il video del momento di preghiera si trova al seguente link: https://youtu.be/73V_4RZRDgc

TERNI
In comunione con tutti Vescovi d’Italia venerdì 27 marzo, il vescovo Piemontese si è recato al Cimitero civico di Terni per un momento di raccoglimento, preghiera e benedizione, “intendendo così affidare al Padre tutti i defunti di questa pandemia, manifestare la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore e ricordando in particolare nella preghiera i defunti del territorio della Diocesi, per i quali non è stato possibile celebrare il funerale”. Con il vescovo hanno pregato il cappellano del cimitero di Terni, padre Mario Lendini, il diacono Daniele Martelli e il sindaco di Terni, Leonardo Latini, che si è unito a questa preghiera a nome proprio e in rappresentanza di tutta la cittadinanza nel gesto di vicinanza a quanti sono nel dolore. La preghiera e cominciata davanti ai cancelli del cimitero, quindi il piccolo corteo è entrato percorrendo il viale principale dove il vescovo ha benedetto le tombe estendendo la benedizione a tutti i defunti lì presenti.
“In questi giorni una tragedia si è abbattuta sull’Italia e sul mondo intero – ha detto il vescovo Piemontese -. Migliaia di persone sono decedute nell’anonimato e senza conforto, tante altre persone non hanno potuto salutare i loro cari, dare loro il conforto religioso e l’ultimo saluto. Noi vogliamo ricordarli tutti indistintamente, uno ad uno, così come sono davanti al Signore. Vogliamo rendere onore alle loro persone, e mi auguro che il Signore voglia dare una carezza a tutti i familiari che hanno perso i loro cari, ai nostri concittadini, agli abitanti della nostra diocesi, come conforto e consolazione, in attesa della resurrezione. Dinanzi le tombe dei nostri defunti, ci troviamo vivi tra i viventi: dalla vittoria di Gesù risorto sulla morte noi riceviamo la speranza che le tombe si apriranno, che nessuno sarà più prigioniero della terra; nel ricordare tutti i nostri cari, noi vogliamo proclamare che c’è una luce oltre le tenebre, che c’è una vita oltre la morte”.

CITTA’ DI CASTELLO
Mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, ha risposto all’invito della Conferenza Episcopale Italiana e si è recato nella mattina odierna al cimitero monumentale di Città di Castello. Nella cappella del cimitero – dove Nemo Sarteanesi ha dipinto i santi ed i tre santuari mariani principali della diocesi tifernate – ha impartito la benedizione su tutti i defunti. Con il tono rotto dall’emozione mons. Cancian ha voluto testimoniare la vicinanza della Chiesa tifernate a tutti coloro che soffrono in questi drammatici momenti. Non ha mancato di rivolgere la seguente riflessione. “Per me (e penso anche per vescovi e preti che sono potuti andare al cimitero) è stata un’esperienza unica, molto commovente. Ho pregato, insieme al parroco della Cattedrale don Alberto Gildoni, in un cimitero senza nessuno, in un silenzio… tombale, sentendo molto vicine innumerevoli persone che, nel mondo, in Italia e anche da noi, rinchiuse nelle loro case, stanno piangendo i loro defunti vittime della pandemia. Dopo aver letto il brano della morte di Gesù in croce e della sua sepoltura, ho detto che solo alla luce della morte in croce di Gesù e della sua risurrezione possiamo cercare di accettare le angoscianti sofferenze di questi giorni. Come sappiamo sono ormai migliaia le persone che ci hanno lasciato, tanti anziani ma anche giovani, perfino medici e infermieri, e chi si stava dedicando completamente agli altri. Persone morte da sole senza conforti umani e nemmeno spirituali. E a casa, isolati, parenti e amici che ancora stanno piangendo. Con in testa quella domanda angosciante: ma perché tutto questo?” “Vescovi e preti d’Italia hanno deciso in questo venerdì di Quaresima di andare al cimitero, purtroppo da soli per motivo di sicurezza. In cimitero a nome di tutti quelli che non ci possono andare a piangere le persone care. Per dare una benedizione a nome di tutta la comunità. Avevo in mente la processione dei mezzi militari che trasportavano centinaia di salme nei vari cimiteri, immagine simbolo della tragedia che stiamo vivendo. Ho cercato di ricordarli tutti, quelli che ho conosciuto e gli altri che mi sono stati notificati, con l’impegno di ricordarli in modo degno appena possibile. Li ho affidati al Padre misericordioso che tiene in mano le nostre sorti, ci vuole bene e metterà fine a questo brutto male. Sia Lui ad abbracciarli e a stringerli al suo cuore, ad accoglierli nella sua dove la gioia non conosce lacrime. E la Pasqua sarà eterna. E a voi carissimi – ha concluso Cancian – che siete con le lacrime negli occhi e il vuoto nel cuore giunga il mio affettuoso abbraccio, le vive condoglianze di tutta la comunità e la benedizione per continuare insieme con fiducia e con coraggio il nostro cammino.” Domani sabato 28 Marzo 2020 alle ore 11.00 presso il Santuario di Santa Maria delle Grazie in via XI Settembre il Vescovo, Monsignor, Domenico Cancian, il parroco Don Andrea Czortek e il sindaco, Luciano Bacchetta, parteciperanno ad una breve cerimonia religiosa per “affidare la protezione del comune alla Beata Vergine Maria Madre della Grazia Divina, patrona di Città di Castello e della Diocesi tifernate”. Un momento di preghiera e raccoglimento che durante il corso della storia si è verificato in occasione di eventi eccezionali di particolare difficoltà come quello che il paese sta vivendo nel fronteggiare l’emergenza del Coronavirus”. Sarà una iniziativa in forma privata a seguito delle note disposizioni previste dal Dpcm del governo che vietano qualsiasi assembramento. L’agenzia stampa del comune in collaborazione con il Servizio Comunicazione della Diocesi tifernate ne darà adeguato riscontro fotografico-video con nota allegata.

Gubbio – coronavirus e la preghiera a sant’Ubaldo scritta da mons. Luciano Paolucci Bedini

Una preghiera a sant’Ubaldo per invocare la cura e l’intercessione del patrono di fronte alla dura prova della pandemia da Coronavirus. L’ha scritta il vescovodi Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini che in questi giorni, insieme ai Canonici regolari lateranensi e ad altri sacerdoti diocesani, sta celebrando quotidianamente la Santa Messa proprio nella Basilica sulla cima del monte Ingino. E’ l’atto di affidamento di una comunità intera – quella della diocesi di Gubbio – al suo amato protettore.

Preghiera a Sant’Ubaldo
nella dura prova della Pandemia di Coronavius

Nostro Padre Ubaldo,
tu che hai sofferto il timore,
il turbamento e l’umiliazione della malattia
proprio nel tempo della quaresima,
prega per noi e aiutaci a pregare con fiducia il Signore.

Custodisci le famiglie, i piccoli e gli anziani.
Riscalda i cuori di chi è solo in casa.
Proteggi i più fragili e deboli tra noi.
Difendi gli ammalati e i contagiati.
Sostieni i sanitari che lottano per curare tutti.
Incoraggia chi ha responsabilità per il nostro bene.
Consola chi ha subito la perdita di una persona cara.
Rafforza lo spirito di chi prega con fede.
Benedici ogni atto di amore che ci doniamo.
Aiutaci a credere nella forza della Pasqua!

Custode santo della nostra terra,
veglia su tutti i tuoi figli
e abbi cura di noi.
Amen.

Città di Castello – le indicazioni sulla modalità delle attività della Caritas diocesana

La Caritas diocesana di Città di Castello vive con difficoltà questo momento di emergenza legato al diffondersi del Coronavirus, sia per la limitazione che i provvedimenti hanno dato ai nostri servizi, sia per l’impossibilità di stare vicino alle persone che quotidianamente accompagniamo nelle loro fragilità e difficoltà. La nostra missione ha come scopo quello di alleviare le sofferenze del nostro prossimo, e non poterlo fare al meglio ci rende tristi e quasi impotenti di fronte a ciò che invece servirebbe. Le persone fragili in questo momento sono ancora più fragili e bisognose di aiuto e di conforto. Ma la situazione è questa e ne prendiamo atto. In ogni caso alcune attività stanno continuando e siamo disponibili a farlo. La mensa diocesana che quotidianamente in tempi normali, distribuisce circa 30/40 pasti al giorno, svolge servizio solo per pasti da asporto sia per i residenti che per i senza fissa dimora, che vivono una particolare difficoltà, l’emporio della solidarietà aperto fino a qualche giorno fa come tutti i negozi di generi alimentari, mantiene attualmente una minima disponibilità per le emergenze.

I nostri centri di ascolto parrocchiali per il momento non possono effettuare il loro servizio, i nostri uffici e il centro di ascolto diocesano, pur non potendo accogliere persone garantisce in ogni caso un servizio telefonico per le emergenze e per chi sente la necessità di condividere con noi questo momento di difficoltà. I nostri ragazzi richiedenti asilo circa una ventina che vivono nelle case parrocchiali con le quali abbiamo fatto una specifica convenzione, stanno in casa, ben informati sul comportamento da tenere, e periodicamente li riforniamo presso le loro abitazioni dei beni alimentari e prodotti per l’igiene di cui hanno bisogno.

L’azienda agricola “Le cascine” continua la sua attività, come le altre aziende agricole pur non facendo vendita al mercato dei suoi prodotti, ma mantiene attivo il punto vendita presso la sede. Siamo anche disponibili per ricevere richieste di persone sole o anziani bisognosi di aiuto in questo momento, ci attiveremo per trovare una soluzione ai loro bisogni. Siamo vicini a tutti i malati alle persone coinvolte nel sevizio, ringraziamo personale e volontari del servizio sanitario e delle forze dell’ordine che stanno dedicando parte della loro vita per stare vicino a chi soffre. In questo momento di sofferenza non ci sfugga però, che ogni fase porta con sé un momento di riflessione. La fede, la speranza e la carità ci guidino in questo momento, nell’attesa che questa nostra umanità possa trarre insegnamento da questo evento. Ritrovare il senso profondo della vita, la fede, le buone relazioni , l’amore reciproco, l’aiuto al prossimo. Se ci riusciremo avremo saputo leggere i segni e colto l’occasione per darci una nuova possibilità. Auguriamo ogni bene a tutti voi!

Equipe Caritas Diocesana

www.caritascdc.it

Telefono: 075.8553911; mail: info@caritascdc.it;

Conferenza Episcopale Umbra – indicazioni per le celebrazioni della Settimana Santa al tempo del coronavirus

1. Come è avvenuto per la Quaresima, anche per la Settimana santa ci troveremo a vivere le celebrazioni dentro il dramma del Coronavirus con tutto il suo carico di morte, di sofferenza e di limitazioni pesanti per la vita delle persone, delle famiglie e dell’intera società. Come Pastori, continuiamo ad essere accanto a quanti soffrono per la perdita dei loro cari e per gli effetti più o meno gravi della pandemia, a quanti stanno spendendo ogni forza (anche a rischio della propria vita) accanto ai malati, a quanti si prodigano ad aiutare chi si trova in maggiore difficoltà. In questo momento crediamo che la nostra preghiera, fatta nel chiuso delle nostre case e delle nostre chiese per implorare dal Signore liberazione e salvezza, sia un’arma davvero potente nella lotta contro il male che tutti minaccia.

2. Ci accompagna la tristezza di non poter vivere, come è tradizione del popolo cristiano, le celebrazioni della Settimana santa e soprattutto del Triduo pasquale, che rappresenta la fonte, il centro e il culmine dell’anno liturgico e della vita della Chiesa. Poiché però in questo momento sono a rischio la vita e la salute di tutti, tutti siamo tenuti ad osservare le disposizioni emanate dal Governo per il bene comune.

In questa scelta imposta dalle attuali vicende drammatiche che chiede alle nostre comunità di “digiunare dalle celebrazioni e dall’Eucaristia”, una buona e consolante indicazione ci viene dalla tradizione antica della Chiesa. Fino al V secolo, e ne sono testimoni Ambrogio e Agostino, la Pasqua veniva infatti celebrata con tre giorni di digiuno non solo dal cibo materiale ma anche da quello eucaristico. Non c’era alcuna celebrazione liturgica ed il digiuno aveva un valore liturgico-cultuale “perché lo sposo è stato tolto”: così si commemorava la morte e la sepoltura di Gesù. E poi si riviveva la risurrezione con il cibo pasquale dell’Eucaristia.

3. A seguito degli orientamenti assunti dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e dalla Segreteria Generale della CEI, la nostra Conferenza Episcopale ritiene opportuno fornire alle Chiese umbre le indicazioni che seguono. Nel proporle, ricordiamo che – soprattutto in questi giorni santi – la grazia e il perdono, la salvezza e la speranza, la gioia e la pace che scaturiscono dalla morte-sepoltura-risurrezione del Signore sono presenti nella misura in cui li viviamo nella fede in Gesù, nell’amore per lui e per i fratelli, nella preghiera personale e familiare, nel desiderio di essere raggiunti dalle celebrazioni della Chiesa anche se si svolgono in maniera “privata”, o meglio “riservata”. Il Signore risorto, d’altronde, vive in noi, cammina con noi ed è accanto a noi; e quando potremo comunicare pienamente con lui nell’Eucaristia celebrata insieme alla nostra comunità, la gioia sarà ancora più piena e più grande.

4. Celebreremo dunque “senza popolo” e a “porte chiuse” i riti della Settimana Santa. Laddove sarà possibile, nel rispetto delle norme di igiene e di sicurezza indicate dal Governo, si tenga una sola celebrazione per parrocchia o, meglio ancora, per unità pastorale.

Poiché però le celebrazioni del Triduo pasquale sono tali da richiedere almeno alcuni servizi (di ministeri e di canto), onde evitare che vengano snaturate nel loro significato e nella loro dignità, sembra preferibile ridurle al minimo. La Liturgia delle Ore, d’altra parte, offre da sempre indicazioni preziose anche per la situazione in cui ci troviamo: afferma infatti che quanti non possono partecipare alle Liturgie del Giovedì e Venerdì santo celebrano il Vespro; chi non partecipa alla Veglia pasquale celebra l’Ufficio delle letture.

5. Indicazioni per i sacerdoti:

– Domenica delle Palme: si preveda una distinzione tra la celebrazione in Cattedrale e quella nella chiesa parrocchiale. In Cattedrale si osservi la seconda forma prevista dal Messale Romano, con una processione all’interno della chiesa con rami d’ulivo o di palma. In parrocchia, invece, l’ingresso del Signore in Gerusalemme venga commemorato secondo la terza forma indicata dal Messale. Non è prudente benedire le palme per poi inviarle alle famiglie.

– Messa crismale: il Consiglio Episcopale Permanente offrirà un orientamento unitario, in sintonia con la decisione che il Santo Padre, Primate d’Italia, adotterà per la Diocesi di Roma.

Si ricorda che dopo il Giovedì santo, in caso di vera necessità, ogni presbitero può benedire l’olio per l’Unzione degli infermi (cf Sacramento dell’unzione e cura pastorale degli infermi, Introduzione, nn. 21 e 77bis).

– Giovedì santo, Messa della Cena del Signore: i presbiteri celebrano la messa ricordando l’istituzione dell’Eucaristia e del Ministero sacerdotale, senza il rito della lavanda dei piedi e senza la reposizione dell’Eucaristia: il Santissimo viene custodito nel Tabernacolo.

– Venerdì santo, Azione liturgica della Passione del Signore: si tenga soltanto se ci sono le condizioni necessarie, altrimenti si celebri la Liturgia delle Ore. Il Vescovo può introdurre nella preghiera universale un’intenzione “per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”.

– Veglia pasquale: si tenga soltanto se ci sono le condizioni necessarie, altrimenti si celebri la Liturgia delle Ore. In ogni caso, la celebrazione abbia luogo esclusivamente nelle Cattedrali e chiese parrocchiali; si rinviino i battesimi e si mantenga il rinnovo delle promesse battesimali.

– Giorno di Pasqua: si celebri una sola Messa, come sempre e più di sempre per il popolo.

I Vescovi terranno le celebrazioni pasquali nella chiesa Cattedrale o in altra chiesa adatta; chi vorrà potrà seguirle spiritualmente, dove possibile, attraverso i mezzi di comunicazione della diocesi.

I media della CEI – a partire da Tv2000 e dal Circuito radiofonico InBlu – copriranno tutte le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.

6. Suggerimenti per i fedeli:

– sono invitati a pregare personalmente e in famiglia, meditando le letture bibliche dei giorni della Settimana santa o recitando i misteri dolorosi del Rosario

– per il Venerdì santo: ricordiamo a tutti il digiuno e l’astinenza come segno di penitenza ma anche di unione alla passione del Signore; invitiamo a chiedersi perdono a vicenda; suggeriamo la lettura della passione secondo il vangelo di Giovanni e di trattenersi in preghiera davanti al Crocifisso chiedendo perdono per i peccati, unendo la propria sofferenza e quella di tutti gli uomini alla passione di Gesù

– per il Sabato santo: suggeriamo ancora il digiuno e l’astinenza (facoltativi); proponiamo la preghiera del Rosario pensando a Maria che attende la risurrezione del suo Figlio; invitiamo a pregare, nella speranza della risurrezione, per i defunti a causa del Coronavirus e per la consolazione di quanti hanno perso le persone care

– per il giorno di Pasqua: suggeriamo al mattino la recita del Credo nel ricordo del battesimo, nostra prima pasqua, e il canto dell’alleluia; prima del pranzo la famiglia è invitata a pregare e a benedire la mensa pasquale con la recita del Padre nostro, che esprime la gioia e la fiducia di essere figli di Dio a motivo di Gesù morto e risorto; nel pomeriggio sarà bello leggere insieme quanto avvenne la sera di Pasqua ai due discepoli di Emmaus (Luca 24, 13-35), che ritrovarono la gioia e la speranza nell’incontro con Gesù risorto. Anche noi abbiamo bisogno di dire a Gesù: «Resta con noi, Signore, perché si fa sera».

Si ricorda che in caso di estrema necessità l’atto di dolore perfetto, accompagnato dall’intenzione di ricevere il sacramento della Penitenza, da se stesso comporta immediatamente la riconciliazione con Dio. Se si verifica l’impossibilità di accostarsi al sacramento della Penitenza, anche il votum sacramenti, ovvero, anche il solo desiderio di ricevere a suo tempo l’assoluzione sacramentale, accompagnata da una preghiera di pentimento (il “Confesso a Dio onnipotente”, l’Atto di dolore, l’invocazione “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo abbi pietà di me”) comporta il perdono dei peccati, anche gravi, commessi. (cfr. Concilio di Trento, Sess. XIV, Doctrina de Sacramento Pænitentiæ, 4 [DH 1677]; Congregazione per la Dottrina delle Fede, Nota del 25 novembre 1989; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1451-1452).

A tutti e a ciascuno un saluto e un augurio di pace e benedizione: il Signore Gesù, che con la sua croce ha redento il mondo e con la sua risurrezione ci ha ridato la vita, effonda sulle nostre Chiese abbondanza di luce, forza e consolazione.

Assisi, 25 marzo 2020

+ Renato Boccardo
Arcivescovo di Spoleto-Norcia
Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Ceu indicazioni celebrazioni Pasqua

Perugia civile e religiosa nell’«universalità della preghiera contro la pandemia del virus». Arcivescovo e sindaco in cattedrale (25 marzo) e al cimitero monumentale (27 marzo)

Anche Perugia fa suo l’invito di papa Francesco rivolto a tutti i capi delle Chiese e a tutti i credenti delle varie confessioni cristiane del mondo, quello di raccogliersi in preghiera, recitando il Padre Nostro, mercoledì 25 marzo, a mezzogiorno, solennità dell’Annunciazione del Signore, per chiedere l’intercessione dell’Altissimo nell’aiutare l’umanità a contrastare la pandemia da “Coronavirus”. Il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e il sindaco Andrea Romizi, il 25 marzo, alle ore 12, saranno insieme nella cattedrale di San Lorenzo per unirsi spiritualmente al Santo Padre. Il cardinale esorta tutta la comunità diocesana a raccogliersi in preghiera in ogni casa, affinché tutti si uniscano al Papa in questa «universalità della preghiera contro la pandemia del virus», come titola oggi L’Osservatore Romano.

Inizio “Novena alla Madonna della Grazia”.

Sempre il 25 marzo, alle ore 18.30, dalla cattedrale avrà inizio una “Novena alla Madonna della Grazia per chiedere la fine della pandemia”, guidata dall’arciprete mons. Fausto Sciurpa, trasmessa da Umbria Radio InBlu (in replica alle ore 21) e sui social media ecclesiali (Youtube: @lavocepg; Facebook: @umbriaradioinblu e @chiesainumbria). La “Novena”, voluta dal cardinale Bassetti, è occasione per pregare in un momento di dura prova, vissuta anche come preparazione all’imminente Settimana Santa: Passione, Morte e Risurrezione del Signore, che il mondo cristiano si appresta a vivere nel tempo del “Coronavirus”.

Novena alla Madonna della Grazia per chiedere la fine della pandemia

25 marzo 2020. Dalla Cattedrale di San Lorenzo di Perugia – primo giorno #chiciseparera

Pubblicato da Chiesa in Umbria su Mercoledì 25 marzo 2020

 

In ricordo di tutte le vittime.

Venerdì 27 marzo, alle ore 11, il cardinale Bassetti si recherà al cimitero monumentale di Perugia per pregare per tutte le vittime di questa pandemia. Un gesto vissuto in comunione spirituale con tutti i vescovi d’Italia, che sarà compiuto da ciascun pastore, su indicazione della Cei, in questa giornata. Ad accogliere il cardinale, davanti alla chiesa interna del cimitero, sarà il sindaco Romizi la cui presenza testimonia la vicinanza dell’intera città capoluogo alle famiglie perugine ed umbre che hanno perso i propri cari a causa di questa pandemia.

Benedizione Urbi et Orbi.

Il cardinale Bassetti, sempre il 27 marzo, invita le famiglie dell’Archidiocesi a seguire, attraverso i media della Santa Sede e della CEI (www.vaticannews.it e TV 2000), la preghiera di papa Francesco, sul sagrato della Basilica di San Pietro, venerdì pomeriggio, alle ore 18. L’intenzione di preghiera è la medesima di quella del 25 marzo e coinvolge nuovamente tutti i cristiani del mondo. Al termine il Papa darà la benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

Perugia – “La Croce è vita”. Terza “Lettera settimanale di collegamento” del cardinale Bassetti alla comunità diocesana nel tempo del “Coronavirus”, in preparazione alla Settimana Santa

«Quest’anno per noi e per una moltitudine di nostri fratelli, penso soprattutto a coloro che sono stati colpiti dal coronavirus, la Via Crucis non è soltanto quella scritta sui libri di pietà, ma anche quella che tocca le loro persone, le loro famiglie e gran parte dell’umanità. Lo scrive il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve nella sua “Lettera settimanale di collegamento” – la terza nei giorni del “Coronavirus” – pubblicata sul sito dell’Archidiocesi (www.diocesi.perugia.it) e inviata a parrocchie, comunità religiose, associazioni e movimenti ecclesiali attraverso la newsletter Nuntium Perusinum (per chi fosse interessato a riceverla: http://diocesi.perugia.it/modulo-iscrizione-nuntium-perusinum/).

Il perché. «Molti – prosegue il cardinale nella sua missiva – si stanno domandando con Giobbe: “C’è qualcuno che ascolta il mio (il nostro) grido?”. Altri mi domandano: “Come il Signore può permettere tutto questo?”. È comprensibile la domanda di Giobbe, perché tante volte anche noi vorremmo quasi chiedere conto a Dio delle sue azioni. Quando infatti Dio compare nella vita del suo servo, non dà risposte dirette sul perché del dolore umano, ma gli pone altre domande… Solo alla fine Giobbe avrà il coraggio di rispondere: “Fino ad ora ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti hanno visto…”».

La sofferenza. «Oggi possiamo dirlo anche noi, da persone alle quali è stato annunciato il Vangelo. Soltanto in Gesù, volto umano della misericordia di Dio, c’è una risposta al mistero grande della sofferenza. Lui si fa totalmente solidale col dolore degli uomini, prende la loro carne e ne percorre tutta la Via Crucis fino ad accogliere su di sé tutti i drammi, le sofferenze, i pericoli dell’intera umanità, e così tutto viene illuminato di luce nuova: la luce della Risurrezione. La sofferenza sperimentata da Gesù fino all’estremo limite non è certamente meno dura di quella di tanti suoi fratelli, oggi in un modo o in un altro crocifissi, flagellati nella loro carne, calpestati nella dignità e privati dei loro diritti».

La vittoria. Quasi ad anticipare i temi di riflessione della Settimana Santa, Passione, Morte e Risurrezione del Signore, il cardinale ricorda che «anche Gesù è giunto al culmine di un dramma umano: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Nulla gli è stato risparmiato nella sua passione, tutto gli è stato tolto, dalla sua veste fino a sua madre: “Donna, ecco tuo figlio!”… Nulla gli fu risparmiato di quanto possa chiamarsi miseria umana. Ma la sua lotta, la sua morte in croce, sono stati la nostra vittoria».

Il testo integrale della terza lettera del cardinale Bassetti nel tempo del “Corona virus”, che ha per titolo “La Croce è vita”, è scaricabile al seguente indirizzo: http://diocesi.perugia.it/lettera-settimanale-collegamento-del-cardinale-gualtiero-bassetti-alla-comunita-diocesana-martedi-24-marzo-2020/ .