Terni – Avvicendamenti in diocesi – don Luciano Afloarei nuovo parroco di Santa Maria Regina

Alla ripresa delle attività pastorali alcuni avvicendamenti nelle parrocchie della diocesi e nei servizi pastorali diocesani sono stati decisi dal vescovo Giuseppe Piemontese per una migliore organizzazione della pastorale diocesana e delle parrocchie, per un impegno condiviso delle diverse comunità e territori.

A Terni è stato nominato nuovo parroco della parrocchia di Santa Maria Regina don Luciano Afloarei, 46 anni, attuale parroco di Santa Maria della Misericordia a Borgo Bovio, direttore dell’Ufficio di Pastorale familiare, assistente dell’Azione Cattolica diocesana settore giovani, assistente dell’Agesci Terni 2 e della zona Monti Martani.
Insieme a lui svolgeranno il ministero nella parrocchia di Santa Maria Regina don Giuseppe Zen (che sarà ordinato sacerdote il 2 ottobre prossimo) come vicario parrocchiale e don Bernard Bob Lukwago come collaboratore parrocchiale.

Nella parrocchia di Santa Maria della Misericordia a Borgo Bovio di Terni è stato nominato co-parroco don Pio Scipioni, 43 anni, attualmente vicario parrocchiale di Nostra Signora di Fatima a Gabelletta e codirettore dell’Ufficio Catechistico diocesano, che affiancherà don Leopoldo Sandor parroco moderatore.

Nella parrocchia di San Giovanni Bosco a Campomaggiore svolgerà il suo ministero come vicario parrocchiale don Daniele Martelli (che sarà ordinato sacerdote il 2 ottobre prossimo).

Nella parrocchia di Santa Maria Assunta nella Cattedrale di Terni è stato nominato vicario parrocchiale don Saul Amaza Bileo e collaboratore il diacono Luigi Macchiarulo.

Nella parrocchia Nostra Signora di Fatima è stato nominato vicario parrocchiale don Guy-Stephane Adjitin, che attualmente svolge il ministero nella parrocchia di Santa Maria Assunta nella Cattedrale di Terni.

I trasferimenti avranno luogo dopo la festa di san Francesco d’Assisi.

Nell’anno scolastico 2021-2022 la Diocesi ha ammesso al Seminario Regionale Umbro due seminaristi. Essi svolgeranno il servizio pastorale in altrettante parrocchie della diocesi:
nella parrocchia Immacolata Concezione alla Polymer il seminarista Michele Baliani e nella parrocchia Santa Maria Assunta in Alviano il seminarista Matteo Bergonzini.

Perugia: Il cardinale Gualtiero Bassetti al ritiro del Clero diocesano di inizio anno pastorale. “Anche la Chiesa perugino-pievese, attraverso l’imminente Sinodo, è chiamata a contribuire ad uno stile di presenza nella storia”. Annunciata l’iniziativa del pellegrinaggio diocesano in Terra Santa

Si è tenuto questo fine settimana il primo ritiro mensile d’inizio Anno pastorale (2021-2022) del Clero diocesano di Perugia-Città della Pieve dopo la pausa estiva. A relazionare a sacerdoti, diaconi e seminaristi è stato lo stesso cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, mentre le “comunicazioni-annunci” di attività e iniziative sono state affidate al suo vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e ai direttori dei vari Uffici e Servizi diocesani.

La strada di una Chiesa presente. Nello spirito dell’imminente Sinodo dei vescovi (2021-2023) indetto dal Papa, che a livello diocesano si aprirà a metà del prossimo mese di ottobre, il cardinale Bassetti ha tracciato la “strada” che la sua comunità diocesana dovrà percorrere per un maggiore coinvolgimento e contributo alla vita dell’intera Chiesa rigenerandosi dall’interno anche per proseguire al meglio l’incontro e il dialogo con i “lontani” nel solco degli insegnamenti evangelici. Soprattutto essere sempre più Chiesa in uscita, di strada, presente, svolgendo anche un ruolo sociale nel continuare a farsi di prossimità non solo territorialmente, ma nel partecipare ad affrontare e risolvere le necessità del momento come la crisi delle famiglie, del lavoro, l’educazione e la formazione dei giovani, l’accoglienza-integrazione di quanti fuggono dai loro Paesi perché perseguitati e non ultima la crisi provocata dalla pandemia, nel mettere in pratica la Dottrina sociale cristiana.

Una Chiesa missionaria. Il Sinodo, che per la Chiesa italiana si concluderà nel 2025, è l’occasione soprattutto di incontro-riflessione all’interno della Chiesa chiamata a dare risposte efficaci alla secolarizzazione sempre più diffusa, alle messe sempre meno partecipate, agli scandali, alle vocazioni in forte flessione… E la Chiesa dal basso, in mezzo alla gente, come quella perugino-pievese viva e propositiva, può e deve fare ancora molto per la “nuova evangelizzazione” e la propagazione della fede nel ritornare al suo primordiale ruolo di Chiesa missionaria.

Presenza di Chiesa nella storia. Il cardinale Bassetti, soffermandosi sul Sinodo della Chiesa italiana anche in qualità di presidente della Cei, ha ribadito che si tratta di “quel processo necessario che permetterà alle nostre Chiese che sono in Italia di fare proprio, sempre meglio, uno stile di presenza nella storia che sia credibile e affidabile, perché attento ai complessi cambiamenti in atto e desideroso di dire la verità del Vangelo nelle mutate condizioni di vita degli uomini e delle donne del nostro tempo”. Il presule ha esortato il Clero diocesano a farsi carico di un maggiore coinvolgimento e partecipazione della Chiesa perugino-pievese, attraverso l’imminente Sinodo, alla costruzione dal basso di questo “stile di presenza nella storia”.

L’annuncio del pellegrinaggio. Bassetti, al termine dell’incontro, ha annunciato una iniziativa, che spera si possa tenere, con l’aiuto di Dio, a conclusione del suo episcopato perugino-pievese iniziato dodici anni fa, il 4 ottobre 2009. Si tratta del pellegrinaggio diocesano in Terra Santa nella prossima primavera (pandemia permettendo), per ringraziare e lodare il Signore insieme al suo gregge. “Vorrei avere al mio fianco, nel visitare la terra in cui ha trovato origine la nostra fede – ha auspicato il cardinale – almeno un fedele per ciascuna delle nostre parrocchie. Insieme porteremo in pellegrinaggio le icone mariane che mi hanno segnato e guidato nel cammino del mio servizio di pastore delle diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e di Perugia-Città della Pieve: la Madonna del Conforto e la Madonna della Grazia, facendole sostare nella basilica della natività di Maria a Nazareth”.

Una piazza per mons. Coletti. Il cardinale si è poi commosso nell’apprendere la notizia dell’intitolazione di una piazza da parte del Comune di Perugia a mons. Gustavo Coletti, storico parroco di Ponte Pattoli, il primo sacerdote diocesano deceduto per il Covid-19 lo scorso autunno. Era il prete che in terapia intensiva implorò la Beata Vergine Maria affinché il Signore prendesse la sua anima al posto di quella del suo pastore (anche Bassetti era in terapia intensiva), perché potesse continuare a fare tanto del bene alla sua Chiesa. Compiacimento per la scelta dell’Amministrazione comunale di intitolare una piazza della frazione di Perugia dove per oltre mezzo secolo mons. Coletti esercitò il suo ministero sacerdotale, è stato espresso da tutto il Clero diocesano con un caloroso prolungato applauso.

Terni – in Cattedrale la festa del Preziosissimo Sangue

La parrocchia di Santa Maria Assunta della Cattedrale di Terni celebra la festa del Preziosissimo Sangue dal 21 al 26 settembre. I temi della festa, che rappresenta un’occasione di incontro e di riflessione per tuttala città, sono stati presentati dal parroco della cattedrale don Alessandro Rossini, dal vescovo di Terni-Narni-Amelia mons.Giuseppe Piemontese, dal presidente della Provincia Giampiero Lattanzi e dal sindaco di Terni Leonardo Latini.

La reliquia del Preziosissimo Sangue, una croce pettorale al cui interno sono custodite alcune gocce del sangue di Gesù, fu donata alla chiesa Cattedrale nel 1650 dal cardinale Francesco Angelo Rapaccioli allora vescovo di Terni. È una devozione a Gesù che suggerisce lo spirito di sacrificio, incoraggia a portare la croce e ad affidarsi alla volontà di Dio. In modo particolare, la solennità del Preziosissimo Sangue si lega al territorio ternano grazie ad un’antica storia, che affonda le sue radici nel lontano 1657, quando la popolazione fu colpita da una terribile epidemia di peste che, in poco tempo, causò un elevatissimo numero di morti. L’allora vescovo, monsignor Gentili, decise di fare appello alla Misericordia del Signore e il 21 giugno del medesimo anno si diresse sulla Torre dei Barbarasa. Da qui, benedisse la città con la reliquia del Preziosissimo Sangue: inspiegabilmente e senza una causa evidente, l’epidemia di peste iniziò a decrescere per sparire del tutto durante l’inverno.
Nella Cattedrale di Terni dalla fine del ‘600 la reliquia è custodita nell’altare appositamente costruito e la storia descritta in un dipinto del XVIII secolo, posto sulla parete sinistra del presbiterio, di fronte all’organo, rievoca l’incon¬tro di San Giuseppe da Copertino con il cardinale Rapaccioli. Quando il cardinale, che si recava ad Assisi per incontrarsi con l’amico Santo, giunse nei pressi della basilica di San Francesco, vide venirgli incontro San Giu¬seppe. Giunto all’altezza del cardinale, il santo, divinamente ispirato, si inginocchiò adorando la reliquia del Preziosissimo Sangue, che il cardinale se¬gretamente recava con sé. L’episodio è una prova indiretta dell’autenticità della reliquia offertaci da San Giuseppe da Coper¬tino, che l’anonimo pittore ha voluto affrescare a lato dell’Altare Maggiore.

Otre alle celebrazioni liturgiche del triduo con l’esposizione della reliquia, il Rosario e la messa, la festa vivrà alcuni momenti culturali di particolare interesse: giovedì 23 settembre alle ore 10.00 il convegno presso il Museo diocesano sul tema “Sì alla Vita No alla Droga” con gli interventi di Emilio Dario Sensi Prefetto di Terni, Bruno Failla Questore di Terni, Leonardo Latini Sindaco di Terni, Sandro Casadei e Giorgio Parisi Ospedale S.Maria di Terni, Cristiano Ceccotti Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Terni, Maurizio Cecconelli Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Terni e due ragazzi della Comunità Incontro. Moderatore: Riccardo Marcelli
Alle ore 18.30 – Incontro testimonianza: “La grande storia della piccola Sara Mariucci e mamma Morena” a cura del Movimento per la Vita di Terni

Venerdì 24 settembre alle ore 21.00 concerto con testimonianze in piazza Duomo: “Il miracolo in musica” La liberazione di Terni dalla peste ensemble in concerto artisti: Stefano de Majo (attore), Fabrizio Longaroni (tromba e pianoforte), Gustavo Gasperini (violino), Fabio Ceccarelli (fisarmonica), Sara Cresta (soprano), Paolo Macedonio (tenore), Igor Borozan (pittore).
Ostensione della santa reliquia e benedizione del vescovo Giuseppe Piemontese.

Domenica 3 ottobre alle ore 18 all’Anfiteatro Fausto di Terni Spettacolo musicale con testimonianze direttamente da “Amici” Martina Miliddi e Thomas Grazioso.

In programma anche incontri con Padre Giulio Albanese, missionario e giornalista, Mons. Domenico Cancian, Vescovo della Diocesi di Città di Castello “Sacrificio Eucaristico e Sacerdozio”, l’associazione San Vincenzo de’ Paoli, interverrà il presidente diocesano Roberto Reale, incontro testimonianza “Il mondo a colori” di Marianna Boccolini, testimone di fede.

«E’ rinverdire una tradizione che può aiutare i cristiani a tornare all’amore per il Signore – ha detto il vescovo Piemontese – ed anche a riflettere sui mali che circondano la nostra società, i nostri tempi. Nella storia i ternani hanno fatto sempre ricorso alla preghiera, in occasione di eventi calamitosi, invocando il Sangue del Signore per allontanare queste calamità dalla società e dall’esistenza di ciascuno. Quest’anno stiamo lottando non contro la peste, ma contro il Covid che ha provocato migliaia di morti, e la droga che ha fatto tante vittime nella nostra città. È importante che invochiamo il Sangue di Cristo perché anche oggi gli sforzi di tutti siano forti per sconfiggere questi mali e creare mentalità nuova. Questo richiede anche un’assunzione di responsabilità, perché possiamo proiettarci verso un mondo più sano moralmente, spiritualmente, socialmente, dove nella cura della creazione e delle relazioni possono essere evitate nuove pestilenze e soprattutto create sane relazioni interpersonali».

«Una festa legata a quel tesoro nascosto e non abbastanza noto, che è la Reliquia del preziosissimo Sangue di Gesù Cristo – ricorda il parroco della cattedrale don Alessandro Rossini -. Abbiamo pensato di riproporre in maniera solenne, all’intera popolazione della città l’antico rito della benedizione con la Sacra Reliquia, alla presenza del Vescovo Giuseppe, per invocare su tutti noi come in antichità, l’intervento divino, affinché la nostra città torni a risollevarsi, a vivere e a sperare in un futuro migliore».

Spoleto – ordinazione diaconale dei seminaristi Salvatore Ficarra e Luca Gentili

Sabato 18 settembre 2021 alle ore 18.30 nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ordinerà diaconi i seminaristi Salvatore Ficarra e Luca Gentili. La celebrazione si potrà seguire anche in diretta streaming sui canali social della Diocesi (Facebook: “SpoletoNorcia”; YouTube: “Archidiocesi Spoleto Norcia”).

Salvatore è nato a Mazzarino (CL) il 27 ottobre 1994; con la famiglia si è trasferito Spoleto quando aveva 12 anni. Consegue la maturità presso l’Istituto Alberghiero di Spoleto e nel 2015, dopo un percorso di vita cristiana nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Spoleto, entra in Seminario.

Luca è nato il 30 gennaio 1991 ed è originario di Pigge di Trevi. Dopo la maturità scientifica conseguita Foligno, si laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Perugia. Entra in Seminario nel 2015, dopo un percorso di vita cristiana nelle parrocchie del trevano.

«La nascita di vocazioni al presbiterato – sottolinea l’arcivescovo Boccardo – manifesta la vitalità della nostra Chiesa. Vorrei che l’esempio di questi giovani fosse generosamente seguito da altri loro coetanei: il nostro territorio ha bisogno urgente di testimoni gioiosi del Vangelo e di pastori credibili che accompagnino il cammino quotidiano del popolo cristiano».

Assisi – celebrazioni per i 150 anni dell’Istituto Serafico

Era proprio il 17 settembre del 1871 quando San Ludovico da Casoria, una vita spesa al servizio degli ultimi, decise di fondare ad Assisi un’Opera dedicata a San Francesco – al quale l’Istituto deve il nome – che si prendesse cura di bambini e ragazzi ciechi e sordi. Da quella data storica, che sanciva la realizzazione di un sogno, ovvero custodire la vita più fragile e indifesa, sono trascorsi ben 150 anni. Per festeggiare questo straordinario anniversario, l’Istituto Serafico ha organizzato due giorni di eventi che animeranno, nelle serate del 17 e 18 settembre, la città di Assisi con iniziative ed ospiti d’eccezione, dando così il via alle celebrazioni che proseguiranno nel corso dell’intero anno del 150enario.

In particolare, il 17 settembre alle ore 21:00 presso il Teatro Lyrick di Assisi si svolgerà un evento celebrativo i cui protagonisti saranno proprio i ragazzi dell’Istituto, che introdurranno la proiezione del docufilm “Nella vita c’è la Vita”, realizzato dalla regista Maria Amata Calò. Una rappresentazione dal forte impatto emotivo, che racconta il Serafico attraverso gli occhi di Giorgio, uno dei suoi ospiti, ma anche attraverso le voci e le testimonianze toccanti di genitori, medici, operatori e di tutto il personale che compone la grande famiglia di questa Opera storica. Ospite speciale della serata sarà Giovanni Caccamo, cantautore polistrumentista scoperto da Franco Battiato e vincitore della categoria “Nuove proposte” alla 65esima edizione del Festival di Sanremo, che aprirà la sua esibizione dedicata al Serafico interpretando la celebre canzone “La Cura”, del Maestro recentemente scomparso, ed eseguirà brani del suo repertorio, fondendo la propria la sensibilità artistica e cantautorale con quella sociale dell’Istituto. Una data significativa per il cantautore siciliano, che coincide con l’uscita del suo nuovo album “Parola”, che vanta collaborazioni con Willem Dafoe, Aleida Guevara, Michele Placido e altre straordinarie voci italiane e straniere.

Il 18 settembre, alle ore 21:00, presso la Basilica superiore di San Francesco ad Assisi si terrà in onore del Serafico il concerto della Banda musicale della Polizia di Stato, che vedrà la partecipazione di un altro ospite d’eccezione, il tenore Francesco Grollo. Da sempre vicina alle persone più fragili, la Polizia di Stato esprime – attraverso le note della Banda – la sua prossimità anche attraverso la musica, il linguaggio universale che raggiunge tutti, senza distinzioni. La Banda è stata fondata a Roma nel 1928 e dal 1992 è diretta dal maestro Maurizio Billi, affiancato nel 2001 dal maestro vicedirettore Roberto Granata; è composta da 103 elementi, tutti provenienti dai più prestigiosi conservatori e svolge un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, partecipando alle più importanti celebrazioni e facendosi interprete del bisogno delle persone di avere conforto, sostegno, sollievo in situazioni di disagio, anche nei momenti più drammatici vissuti dal Paese durante la pandemia. Recentemente ha inoltre avviato un’importante collaborazione con il tenore Francesco Grollo, che da 5 anni è promotore del progetto “Musica per il Sociale”, il cui obiettivo è sostenere ed incentivare la presenza delle persone con disabilità agli eventi musicali, per condividerne l’emozione e diffondere un messaggio di inclusione e solidarietà.

“Siamo felici di poter celebrare un traguardo così importante insieme a tante figure di spicco del panorama musicale italiano, che hanno dimostrato grande affetto e vicinanza al Serafico e ai ragazzi di cui si prende quotidianamente cura. Voglio pertanto esprimere la mia gratitudine e ringraziare sentitamente la Polizia di Stato, il tenore Francesco Grollo e il cantautore Giovanni Caccamo per aver preso a cuore la nostra causa, condividendo il grande impegno nella promozione della vita che, attraverso la forza dirompente della musica, ci permette di promuovere un messaggio di inclusività oggi più che mai necessario – dichiara Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi – Ci tengo inoltre a ringraziare le Istituzioni che ci sono state vicine in questo lungo cammino, tutto il personale del Serafico, che ha sempre lavorato con grande abnegazione anche nei momenti più difficili, i volontari e i nostri sostenitori, figure preziosissime per il Serafico, ma soprattutto i genitori dei nostri ragazzi, la cui forza e il cui amore ci hanno permesso di arrivare fin qui, spingendoci a guardare con entusiasmo alle fide future, con l’obiettivo di garantire una vita autentica al bene più prezioso che ci hanno affidato: i loro figli”.

Tra gli eventi del ricco programma dedicato al 150enario dell’Istituto Serafico non bisogna dimenticare gli appuntamenti di dicembre: il 3 e 4 dicembre si svolgerà il primo convegno internazionale Assisi-Cambridge sui disturbi del neurosviluppo, disabilità e neuroscienze. Infine, ma non di certo per importanza, il 13 dicembre si terrà l’Udienza Speciale in Vaticano di Papa Francesco per il Serafico di Assisi. Un incontro che sancisce il forte legame tra il Santo Padre e il Serafico, nato fin dall’inizio del suo pontificato, quando il 4 ottobre 2013 iniziò il suo pellegrinaggio ad Assisi proprio con la visita all’Istituto. “Queste piaghe devono essere ascoltate”, con queste parole Papa Francesco tracciava il cammino del Serafico nella cura di bambini e ragazzi con fragilità, definendo quello che da 150 anni è il suo operato: “l’amore concreto”.

Un lungo cammino, quello del Serafico, nel corso del quale non sono di certo mancate dure sfide da affrontare, come le due guerre mondiali, le grandi crisi economiche, il terremoto del 1997 che colpì gravemente la struttura e, da ultimo, la pandemia da Covid-19. Eventi che hanno scalfito l’Istituto, ma che hanno anche ampliato e rafforzato la propria missione: prendersi cura delle persone più fragili continuando a crescere nei servizi per garantire ai propri ragazzi, giorno dopo giorno, quella sintesi fra eccellenza nella cura, relazione e rispetto per la persona, in grado di trasformare un percorso riabilitativo in un percorso di vita piena.

Ed è proprio grazie a questa visione chiara e determinata se il Serafico è cresciuto nel tempo, non solo in senso anagrafico, ma soprattutto negli innumerevoli, importanti traguardi raggiunti: basti pensare alle inaugurazioni avvenute nel 2018 del Centro di Ricerca “InVita”, della Residenza “Vendramini” e del Teatro intitolato a Monsignor Sergio Goretti, all’apertura in piena fase pandemica, avvenuta ad ottobre 2020, dei nuovi ambulatori specialistici pensati appositamente per le persone con disabilità e le loro famiglie o alla nascita di coloRadio, il podcast radiofonico che vede come protagonisti i ragazzi dell’Istituto. Oggi, infatti, il Serafico rappresenta un modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell’innovazione medico scientifica per bambini e giovani adulti con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali ed è schierato in prima linea per promuovere il pieno riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità.

Assisi – il Cortile di Francesco, al Sacro Convento tre giorni di incontri sul tema “speranza”

Si terrà ad Assisi dal 17 al 19 settembre il Cortile di Francesco. Personalità della società civile, del mondo della religione e del giornalismo si confronteranno sul tema della settima edizione: “Speranza”. Tema scelto per l’urgenza che ha il mondo di vedere davanti a sé un orizzonte di conforto e fiducia per guardare “Oltre i confini”, tema della scorsa edizione.
«Oltre 70 relatori, due concerti e 22 tra conferenze, dibattiti e lectio magistralis. Ma non manca ciò che sta più a cuore al mondo francescano: le testimonianze dei poveri cristi che da questa speranza vengono trafitti. Una cosa è certa – ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato – abbiamo bisogno di fiducia, non vogliamo spegnere la luce della speranza».

Due macro aree di discussione: “I modi della Speranza” dove il tema cardine viene “esplorato” dal punto di vista religioso (Card. Gianfranco Ravasi e Mons. Nunzio Galantino), filosofico (Massimo Cacciari, Michela Marzano), letterario (Dacia Maraini), psicologico (Paolo Crepet), economico (Brunello Cucinelli, Carlo Montalbetti, Mariano Roman), lavorativo (Maurizio Landini) e storico-sociale (Lucio Villari e Ilvo Diamanti). Non manca un approfondimento sull’informazione e la minaccia alla libertà di stampa (Beppe Giulietti e Nello Scavo).
La seconda area tematica, “Kabul Afghanistan”, dove la speranza trova il più difficile terreno di interpretazione. Diversi gli incontri dedicati al delicato tema di politica estera: le agenzie operative negli aiuti umanitari (UNHCR, OIM, UNICEF), le mutazioni dello scenario geopolitico (Ambasciatore Stefano Pontecorvo, Giampiero Massolo, Senatrice Marina Sereni), la situazione delle donne in medio oriente (Rula Jebreal) e le storie dei profughi arrivati in Italia.

Nell’ambito del ciclo di incontri tre momenti serali: venerdì 17 l’omaggio a Gino Strada con il racconto della figlia Cecilia, sabato 18 il concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato in occasione dei 150 anni dalla fondazione dell’Istituto Serafico e domenica 19 l’evento speciale “Passione e Speranza” con la lectio magistralis di Massimo Cacciari e il concerto della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco Assisi.
Sarà possibile partecipare, in base alle norme anti Covid, solo in possesso del green pass. Tutti gli incontri saranno anche trasmessi in diretta e on demand sul sito www.cortiledifrancesco.it e sulle piattaforme digitali (social network e YouTube).

L’evento, organizzato dal Sacro Convento di Assisi e dell’Associazione Oicos riflessioni, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della cultura e con il sostegno della Regione Umbria, punta ad offrire uno spazio di incontro alternativo di speranza.

Gubbio – Assemblea pastorale diocesana e il “cammino sinodale” italiano

La Chiesa eugubina riprende il lavoro per dare il proprio contributo al Sinodo della Chiesa universale e a quello della Chiesa italiana. Lo fa a partire dall’Assemblea pastorale diocesana che si terrà giovedì 16 e venerdì 17 settembre nella sala convegni del convento di San Francesco, con la massima attenzione alle prescrizioni anti-pandemia.
Proprio nei giorni scorsi, in Vaticano è stato reso noto il documento preparatorio del Sinodo – dal titolo “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” – che Papa Francesco aprirà ufficialmente il 10 ottobre. L’evento proseguirà poi il 17 ottobre in ogni Chiesa particolare, quindi anche nella diocesi eugubina con il percorso che sarà deciso proprio in Assemblea pastorale.
Una tappa fondamentale sarà la celebrazione della sedicesima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, nell’ottobre del 2023, alla quale farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le diocesi. Il documento preparatorio è uno strumento – spiegano dalla Santa Sede – “per favorire la prima fase di ascolto e consultazione del Popolo di Dio nelle Chiese particolari (ottobre 2021 aprile 2022), nella speranza di contribuire a mettere in moto le idee, le energie e la creatività di tutti coloro che prenderanno parte all’itinerario, e facilitare la condivisione dei frutti del loro impegno”.
Questo percorso viene proposto e attuato anche nella Chiesa eugubina, per iniziare a viaggiare sul binario del cammino sinodale. Gran parte del nuovo anno pastorale sarà dedicata proprio al lavoro parrocchiale e diocesano. In questo senso, il vescovo Luciano intende riprendere il percorso già avviato lo scorso anno, sul metodo della sinodalità a livello diocesano, per insistere sulla formazione degli operatori pastorali, consacrati e laici.
Lo schema dell’Assemblea pastorale della diocesi di Gubbio sarà lo stesso degli anni scorsi: alle ore 17,45 la preghiera del Vespro, alle 18 l’inizio dell’assemblea, con la chiusura dei lavori intorno alle 19.45. Come accaduto già nel 2020, la partecipazione alla due giorni è prevista solo per i sacerdoti, diaconi e religiosi, responsabili di uffici pastorali diocesani e delegati delle parrocchie, tutti coinvolti su invito della segreteria. Sabato 18 settembre, alle ore 21, ci sarà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini con il clero diocesano, in occasione della dedicazione della cattedrale ai santi Mariano e Giacomo.

Città di Castello – Comitato organizzativo per le celebrazioni di ringraziamento per la canonizzazione di santa Margherita

Sta entrando nel vivo il programma di appuntamenti in preparazione alla solenne celebrazione di ringraziamento per la canonizzazione di santa Margherita di Città di Castello. Questa mattina, presso la pista di atletica “Angiolo Monti” ha preso avvio la giornata dedicata alla disabilità, con meeting di atletica e di calcio a 5 organizzati dall’Associazione Sportiva Dilettantistica “Santa Margherita”. Sempre oggi, alle ore 21, nella chiesa di San Domenico in Città di Castello si terrà l’incontro – testimonianza sul tema “La normalità della disabilità, con don Gerardo Balbi e la dott.ssa Daniela Casi.

Domani, alle ore 21 nella chiesa di San Domenico, sarà proiettato il film “Little Margaret. Blessed Margaret of Castello”, prodotto negli Stati Uniti nel 1980 e adesso sottotitolato per questa occasione.

Mercoledì 15, alle ore 21 nella chiesa di San Domenico, avrebbe dovuto essere presentato il libro “Santa Margherita di Città di Castello nei secoli XIII-XIV”, ma alcuni imprevisti di varia natura hanno richiesto il rinvio della manifestazione. In luogo della presentazione, don Andrea Czortek, direttore dell’Archivio Storico Diocesano, illustrerà le opere di carità ispirate dalla figura della Santa, con particolare attenzione all’Istituto per non vedenti in vita dal 1919 al 1999.

Perugia – ordinazione di due diaconi prossimi al sacerdozio, il seminarista Claudio Faina e fra’ Gabriele Rocchi. Il cardinale Bassetti agli ordinandi: “Siate nella Chiesa i servi della gioia dei fratelli…

“L’antifona d’ingresso della Messa di oggi ci introduce mirabilmente in ciò che in voi sta per compiersi per opera dello Spirito Santo… E nel prefazio non è forse racchiusa quella che è l’opera, la missione di ogni diacono e di ogni presbitero?”. Con queste parole, pronunciate all’inizio dell’omelia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti si è rivolto ai due giovani, il seminarista Claudio Faina e fra’ Gabriele Rocchi, da lui ordinati diaconi transeunti (prossimi al sacerdozio), domenica pomeriggio 12 settembre, nella cattedrale di Perugia, durante la celebrazione conclusiva della festa diocesana della Madonna della Grazia, compatrona dell’Archidiocesi la cui effige è dipinta su una colonna della navata centrale (opera attribuita alla scuola del Perugino). La celebrazione, animata dal Coro diocesano “Voci di Giubilo”, è terminata, come è tradizione, davanti alla tanto venerata immagine della Madonna della Grazia con la recita della preghiera di affidamento alla sua protezione della città e dell’Archidiocesi, scritta da papa Leone XIII quando era vescovo di Perugia (1846-1878).

No a ministri rattrappiti. Il cardinale Bassetti – sempre nell’omelia con non pochi moniti e richiami anche forti – si è soffermato sul significato del diaconato: “Ma cosa significa, in concreto, essere diaconi? Significa essere servi, ma servi di chi? Servi perché? La risposta è semplice: per mettere in pratica ciò che la Vergine Maria dice ai servi delle Nozze di Cana (il passo del Vangelo di domenica scorsa, ndr): ‘Qualsiasi cosa vi dica fatela!’ Nella Chiesa non ci possono essere ministri rattrappiti o ministri tristi, perché siamo tutti servi della gioia del Risorto. Quando guardandoci attorno nelle nostre comunità, che siano parrocchie, conventi poco conta, troviamo vite segnate dal ripiegamento su se stesse, segnate dal rimpianto o dalla tristezza, è perché quelle vite sono state segnate da una pochezza di generosità nella risposta e nella fedeltà al Signore”.

No alla tristezza spirituale. “Per noi discepoli del Risorto non può esserci tristezza spirituale – ha proseguito il presule –, perché Gesù Cristo ci costituisce servi della gioia. Scriveva san Paolo: ‘Noi siamo i servi della vostra gioia’. E voi carissimi, siate nella Chiesa come i diaconi, i servi della gioia dei fratelli. Sarete coloro che spezzano il pane, che è il corpo di Cristo, per saziare la fame dei fratelli, per amalgamare nell’unità i dispersi, per chiamare a vicinanza i lontani, per ridare vita, perdono e speranza a chi è perduto. Questa è la missione del diacono e del prete. Voi avrete la gioia di vedere Gesù quando nella Chiesa vi farete servi dell’Eucaristia, ma anche quando annuncerete la Parola di Dio e vi immergerete nella preghiera comunitaria e personale”.

Sentirsi mano di Dio. “Vorrei esortarvi con tutta la forza e la passione, se ne sono ancora capace, di non allontanarvi mai dall’esperienza personale dell’incontro con il Signore… Il diacono, infine, è il servo del perdono, della misericordia. Maria è Madre della Grazie e della Misericordia. Sentitevi, cari figli, la mano aperta di Dio, perché chi non si sente mano di Dio, credetemi, va poco lontano… La mano tesa verso ogni distanza, verso ogni lontananza”, perché, ha sottolineato il cardinale, “non siete mandati ad imputare, ad accusare, a rendere conto, siete mandati ad invitare, a incontrare, a offrire. La Misericordia è l’amore che si rivolge ha chi è lontano ed è un amore gratuito e immotivato”.

Senza amore e carità non c’è verità. Bassetti ha concluso le sue riflessioni “con una parola forte”, come lui stesso l’ha definita: “diffidate sempre di una Chiesa, o di figure di preti e di vescovi che usino la verità come un’arma, che usino la verità senza carità, perché lo ‘statuto’ del Cristianesimo non è solo verità, ma è verità nell’amore e nella carità. Una verità senza amore, l’ha ripetuto tante volte il Papa, è una verità che uccide. Una verità senza amore è quella stessa verità che ha portato Cristo sulla croce, perché i sommi sacerdoti dei giudei lo crocifissero – ricordatelo bene – in nome di Dio; lo crocifissero per salvare la verità; lo crocifissero convinti di rendere gloria a Dio”.

Alla Chiesa servono persone ardenti. “Ma voi, cari Claudio e Gabriele, siete mandati per essere i diaconi, cioè i servi di una verità che per essere integra deve essere misericordia, deve farsi casa, accoglienza; servi di una verità a braccia tese che vi spingerà e vi porterà sempre al cuore del Padre. Alla Chiesa servono persone umanamente rette, servono dei cuori traboccanti, servono delle persone ardenti come Francesco d’Assisi; servono diaconi e preti vicini e dentro la vita della gente così come è. Badate bene che tutto questo è risorsa, è forze ed è energia per l’evangelizzazione”.

La nostra Chiesa, il vostro scrigno. Il cardinale Bassetti, al termine dell’omelia, si è nuovamente rivolto ai due ordinandi diaconi dicendo loro: “Credo che la nostra amata Chiesa perusino-pievese abbia bisogno di diaconi così, di preti così, di consacrati così, di laici e di famiglie così e, soprattutto, abbia bisogno di giovani che per amore di Gesù Cristo si giocano la vita e sul Vangelo, come avete fatto voi cari Claudio e Gabriele, si giocano la pelle. Spero che questa nostra Chiesa, nell’accogliervi come un dono prezioso di Dio, possa davvero essere il vostro scrigno”.

Assisi – nuova evangelizzazione a partire dalla famiglia. Monsignor Sorrentino: “La prima proposta è il Vangelo e la preghiera”

L’obiettivo minimo è quello di restituire alle case il nome di Gesù e la proposta del Vangelo. L’obiettivo finale, secondo quanto lo Spirito di Dio darà di ottenere, è: promuovere famiglie davvero evangeliche, centrate sul matrimonio cristianamente inteso, o accompagnate nel cammino cristiano se si tratta di situazioni matrimoniali e familiari in difficoltà; nelle case e tra le case, mettere insieme membri di diverse famiglie in piccoli gruppi (7 – 15 persone), promuovendo una rete di famiglie spirituali secondo il nostro progetto diocesano del rinnovamento parrocchiale”. Lo scrive il vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino nel piano pastorale consegnato domenica 12 settembre al termine della celebrazione eucaristica nella Basilica di San Maria degli Angeli e illustrato il giorno prima nel corso dell’assemblea diocesana dal titolo “Tessere relazioni”. “Quello che vi consegno – scrive il vescovo – non è un piano pastorale: è piuttosto il programma che lo declina. Il piano lo abbiamo già, per un triennio (almeno), ed è tutto centrato sull’amore. La prima tessitura di relazioni – ha spiegato ancora il vescovo – me la aspetto innanzitutto tra gli uffici e le commissioni di Curia. In particolare l’Ufficio per il rinnovamento pastorale con le piccole comunità – cardine organizzativo della missione – l’Ufficio catechistico, l’Ufficio Liturgico, l’Ufficio per la pastorale familiare e la Caritas lavorino in grande sinergia, quasi come fossero un unico Ufficio. Questi Uffici formano l’équipe centrale della missione, che farà capo direttamente a me e ai miei immediati collaboratori”. Nel piano monsignor Sorrentino indica poi gli altri step da seguire affinché la missione si svolga ovunque. “Alle singole parrocchie – aggiunge ancora – si cercherà di dare l’aiuto di équipes missionarie che possono rendersi disponibili (una o più a seconda delle possibilità e necessità): équipes formate con una logica di complementarietà (ad es. un prete, un diacono, un religioso o religiosa, uno o due laici, meglio una coppia di sposi)”. Il segreto per fare tutto questo è, secondo il vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, la preghiera. “Se la nostra missione non comincia dal cenacolo, sarà un battere l’aria. Chiedo pertanto, cari fratelli e sorelle, di metterci tutti in preghiera. Una preghiera ardente, implorante, adorante (incrementiamo l’adorazione eucaristica, come naturale eco della celebrazione). La si faccia da tutti: monasteri, comunità di vita consacrata, parrocchie, famiglie, singoli. Le espressioni potranno essere le più varie. Ma una in particolare può darci un senso di concretezza e di unità: la nostra preghiera diocesana”. Della necessità di recuperare esperienze familiari ha parlato anche l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vice presidente della Cei monsignor Erio Castellucci durante la sua relazione sul tema “Chiesa come famiglia, famiglia come Chiesa: al cuore dell’annuncio del Vangelo”. “Oggi abbiamo modelli di relazioni spesso sono segnati dall’aggressività. Non c’è tempo e desiderio di ragionare. Noi dobbiamo andare controcorrente se vogliamo essere interessanti. Dobbiamo tessere relazioni a cominciare dai più vicini”. Nel soffermarsi sull’esperienza derivata dalla pandemia monsignor Castellucci ha evidenziato che “anche prima di essa facevamo discorsi sulla centralità delle relazioni. Avevamo capito che non è più l’epoca delle grandi manifestazioni, ma è l’epoca della profondità”. L’arcivescovo ha poi parlato delle cinque crisi degli ultimi venti anni: la crisi del terrorismo, la crisi economico-finanziaria, la crisi migratoria, la crisi ecologica e la crisi sanitaria. “Si tratta di crisi – ha detto – che producono fatiche, ma anche che le svelano. Queste crisi – ha aggiunto – sono come le eruzioni del vulcano. C’è sempre la lava, il magma dentro al vulcano e ogni tanto si vede. Dentro queste crisi c’è sempre il problema delle relazioni. Noi siamo un fascio di relazioni”.