Perugia: L’arcivescovo mons. Ivan Maffeis nomina don Simone Sorbaioli vicario generale, don Simone Pascarosa, vicario per la pastorale, don Giuseppe Piccioni, vicario per il clero, e don Alessio Fifi e don Marco Pezzanera consultori.

«Tanto la relazione tra noi quanto la vita della nostra Chiesa saranno facilitate da alcuni collaboratori: don Simone Sorbaioli, in qualità di Vicario generale; don Simone Pascarosa come Vicario per la pastorale, don Giuseppe Piccioni quale Vicario per il clero – con particolare attenzione per anziani e ammalati – e don Alessio Fifi e don Marco Pezzanera come Consultori. A nome di tutti li ringrazio per la disponibilità, che diventerà effettiva dal prossimo 6 gennaio». Ad annunciarlo è l’arcivescovo Ivan Maffeis nella lettera che ha rivolto ai presbiteri della Chiesa che è in Perugia-Città della Pieve, nella serata della vigilia della solennità dell’Immacolata Concezione, il 7 dicembre, il cui testo è consultabile nel sito: www.diocesi.perugia.it (sessione “arcivescovo-lettere”).

Sono le prime nomine che compie l’arcivescovo dalla sua ordinazione episcopale e presa di possesso dell’Archidiocesi, avvenute lo scorso 11 settembre. Incarichi che denotano lo spirito di collegialità e di lavoro di squadra che il presule vuole imprimere alla Chiesa diocesana in continuità pastorale con i suoi predecessori.

La designazione del nuovo vicario generale avviane a seguito della nomina del vescovo ausiliare e vicario generale mons. Marco Salvi a vescovo di Civita Castellana, Diocesi dove farà ingresso il prossimo 8 gennaio. Successore di mons. Salvi è don Simone Sorbaioli, attuale parroco e arciprete della concattedrale di Città della Pieve, nato ad Assisi il 5 novembre 1978 e ordinato presbitero il 29 giugno 2003. Gli altri sacerdoti di cui mons. Maffeis si avvarrà della collaborazione sono i menzionati don Simone Pascarosa, nato a Perugia il 24 novembre 1984 e ordinato presbitero il 25 giugno 2016, parroco a Bagnaia e Pilonico Materno, don Giuseppe Piccioni, nato a Deruta il 23 giugno 1943 e ordinato presbitero il 13 settembre 1969, parroco di Torgiano e vicario episcopale della III Zona pastorale, don Alessio Fifi, nato a Perugia il 17 gennaio 1972 e ordinato presbitero il 5 maggio 2007, parroco di Madonna Alta in Perugia, e don Marco Pezzanera, nato a Marsciano il 5 settembre 1978 e ordinato presbitero il 29 giugno 2012, parroco di Marsciano e cancelliere arcivescovile.

La lettera: «Sono contento di pensarti partecipe del presbiterio diocesano».

Mons. Maffeis, con la sua lettera al Presbiterio, avvia un “dialogo confidenziale” con il sacerdote dopo aver conosciuto uno per uno la quasi totalità dei circa 120 sacerdoti diocesani. Racconta a ciascuno di loro, all’inizio della lettera, «questa sera, nel rivedere la trama della giornata, mi ritorna quanto mi hai raccontato del tuo vivere quotidiano e della tua vocazione. Mi hai parlato con la schiettezza di chi sa riconoscere le proprie fatiche e, soprattutto, con una passione non sopita per la scelta che ha marcato a fuoco la nostra esistenza. La confidenza di cui mi hai fatto dono riposa nella riservatezza del cuore, ma vorrei restituirtela almeno con un pensiero di gratitudine. Nel setaccio delle tue parole si scorge la traccia di una ricchezza che porta lontano. Vi ho riconosciuto la frequentazione della Parola, la dedizione con cui accompagni il popolo di Dio, il tuo costruire comunità con l’annuncio del Vangelo e la celebrazione dei Sacramenti».

«Mi ha incoraggiato la tua disponibilità ad andare incontro, ascoltare, comprendere e sostenere; il tuo stile evangelizzatore, che ti porta a bussare alla vita delle persone, a intercettarne i bisogni profondi e le domande inespresse; il tuo lasciarti coinvolgere nelle loro situazioni, fino a condividere il peso di tante sofferenze. È consolante sapere che, nel tuo spenderti con generosità quotidiana, fai l’esperienza di sentirti accolto e sostenuto dalla tua stessa comunità».

«Ho apprezzato il tuo distacco dal denaro e quella libertà interiore che è tipica di chi non persegue il proprio interesse, ma è pronto a farsi tutto a tutti. Così, mi hanno colpito la tenerezza e la carità con cui ti fai prossimo ai più deboli, agli afflitti e ai poveri. Ascoltandoti ho respirato il desiderio di una fraternità sempre maggiore con gli altri presbiteri. Per essere approfondita e vissuta, richiede fedeltà a tempi e luoghi; ci permetterà di non farci assorbire dalle responsabilità al punto da rimanere prigionieri di una stanchezza in cui si affievolisce la gioia e la tensione missionaria; ci aiuterà a far memoria del dono ricevuto, evitando che l’avvicendarsi delle stagioni renda il nostro ministero alla stregua di un mestiere, assunto con la logica del minimo sforzo».

«Sono contento di pensarti partecipe del presbiterio diocesano. Conto che mi saprai cercare senza filtri né indugi; a mia volta, so di potermi rivolgere con fiducia alla tua porta… Ti abbraccio, affidandoti insieme alla tua comunità all’intercessione dell’Immacolata».

Perugia: Celebrato in cattedrale il primo anniversario della morte dell’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Chiaretti.

«Il 2 dicembre dello scorso anno moriva l’arcivescovo Giuseppe Chiaretti, che ha guidato la nostra Diocesi dal gennaio 1996 al luglio del 2009, spendendosi con mente e cuore di pastore». Lo ha sottolineato l’arcivescovo mons. Ivan Maffeis, all’inizio dell’omelia della celebrazione eucaristica tenutasi nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia il 2 dicembre. Concelebranti sono stati il cardinale Gualtiero Bassetti, il vescovo eletto di Civita Castellana mons. Marco Salvi, già ausiliare a Perugia, il vescovo emerito di Gubbio mons. Mario Ceccobelli, vicario generale dell’arcivescovo Chiaretti, l’arciprete della cattedrale mons. Fausto Sciurpa e alcuni dei sacerdoti diocesani ordinati presbiteri dal presule defunto tra cui il nipote don Antonio Paoletti.

Mons. Maffeis ha ricordato le parole pronunciate da Chiaretti il giorno del suo arrivo in Diocesi, il 29 gennaio 1996, festa del Santo patrono Costanzo, incontrando i giovani dell’Istituto Don Guanella: «“Il Signore è presente tra i poveri, quale che sia il tipo di povertà. Se vi entriamo dentro con amore, stiamo servendo il Signore”. Quello stesso giorno – ha ricordato ancora Maffeis – avrebbe salutato il popolo perugino con queste parole: “Vengo per servire la comunità cristiana, che coincide quasi del tutto con la comunità civile, portandovi l’impegno e la speranza che nascono dalla fede”. Alla fine del suo mandato tra noi, mons. Chiaretti aveva chiaro che tale coincidenza tra la comunità cristiana e quella civile non esisteva più; lungi dal rassegnarsi, ribadiva l’urgenza – sono parole sue – di “rinnovare la Chiesa diocesana nelle sue strutture missionarie e nella sua pastoralità, non bastando più la pastorale di conservazione fino ad oggi perseguita nelle nostre parrocchie di popolo”. Il suo servizio si è concretizzato in alcune iniziative particolarmente rilevanti: il primo Convegno Ecumenico Nazionale sul Padre Nostro; il Congresso Eucaristico Diocesano, dedicato al tema “Senza il giorno del Signore non possiamo vivere”; la visita pastorale all’Arcidiocesi; il Sinodo Diocesano, su tematiche riguardanti la vita dei presbiteri, delle famiglie, dei giovani e la cultura cristiana. Proprio presentando il Documento sinodale – ha evidenziato l’arcivescovo Maffeis –, mons. Chiaretti dava un nome ad alcuni fattori inediti, che avrebbero trasformato radicalmente il nostro tempo: “Gli sconvolgimenti delle guerre che hanno creato profughi, la vasta immigrazione regolare e clandestina, l’impressionante sviluppo della scienza e della tecnica, i mix religiosi autoctoni, la fede cristiana che da anagrafica deve diventare adulta e operosa, i profondi cambiamenti culturali e sociali, la mondializzazione”. Non si fatica a scorgere in questi titoli – che rimandano ad ampi capitoli – l’orizzonte con il quale siamo chiamati a confrontarci oggi noi stessi e rispetto al quale mons. Chiaretti invocava quel “salto di qualità, che mette a prova la stessa fantasia creativa dei pastori” e che nel contempo necessita di “una riflessione non frettolosa sul da farsi”; una riflessione per la quale guardava con fiducia al ruolo e alla responsabilità dei laici e, quindi, dei diversi organismi di partecipazione, in particolare dei Consigli pastorali (diocesano, zonale e parrocchiale). Il Vescovo aveva chiara la consapevolezza che la nuova situazione in cui siamo immersi sollecita la nostra Chiesa ad avere il coraggio di innovare; ma, con altrettanta lucidità, ricordava – ci ricorda – che non si tratta di cambiare per cambiare, quanto piuttosto di ricercare “i modi per far conoscere e amare Colui che – diceva, citando Benedetto XVI – è l’inizio dell’essere cristiano: e cioè non una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”, il Signore Gesù Cristo».

Il ricordo del sindaco Romizi. Tra i fedeli presenti c’era anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi, che ha definito la sua partecipazione «una presenza non solo dovuta in rappresentanza della comunità che l’arcivescovo Chiaretti ha servito, ma anche sentita per un uomo che ha vissuto la nostra città con una concreta e forte presenza in ogni luogo e situazione. Ricordo come il suo camminare nella comunità toccò anche i palazzi delle istituzioni, rivolgendo a chi ricopriva responsabilità di governo parole importanti di collaborazione e di impegno. Aveva una profondità che all’epoca colpì molti e che oggi, facendo memoria, emoziona. Siamo in cattedrale, nel giorno del primo anniversario della sua morte, per far sì che quell’esperienza di vita dell’uomo e del vescovo Chiaretti possa nel tempo continuare ad essere coltivata e vissuta».

Servizio per la tutela dei minori della Conferenza episcopale umbra. Primo incontro per presentare il servizio e i referenti diocesani. Padre Amedeo Cencini: «Per prevenire gli abusi insistere sulla formazione permanente dei presbiteri e su una informazione capillare nelle comunità».

Sabato 26 novembre 2022, presso il Centro pastorale di Santa Maria degli Angeli di Assisi, si è svolto l’incontro “Non solo prevenzione. Una cultura del rispetto del mistero della persona umana” promosso dal Servizio regionale della Conferenza episcopale umbra (Ceu) per la tutela dei minori e rivolto a sacerdoti, religiosi e operatori pastorali. Erano presenti i vescovi mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente Ceu, mons. Domenico Cancian, vescovo emerito di Città di Castello, con delega Ceu per questo Servizio, mons. Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vice presidente Cei, mons. Domenico Sorrentino arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, e mons. Marco Salvi, vescovo eletto di Civita Castellana, già ausiliare di Perugia-Città della Pieve.

Il Servizio per la tutela dei minori in Umbria. L’avvio ai lavori lo ha dato il vescovo Cancian, salutando tutte le persone intervenute e affermando che «gli abusi sui minori sono un problema grave che ci coinvolge come Chiesa e prima ancora come società. Il nostro servizio è volto soprattutto alla prevenzione». Mons. Vittorio Gepponi, coordinatore regionale del Servizio e vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Umbro, nel presentare l’incontro, circa il Servizio tutela dei minori ha parlato di «un percorso nuovo e impegnativo, che va sempre più studiato e approfondito. Su questo aspetto – ha proseguito – non si può improvvisare, si deve indagare per trovare soluzioni. Questo Servizio deve diventare normalità nella prassi pastorale della comunità cristiana, proponendo in Umbria incontri periodici per diffondere consapevolezza su questi temi, per formare e informare».

La sede è a Perugia, Strada S. Galigano 12/A, dove è attivo un centro di ascolto in cui segnalare casi di abusi o dove ricevere informazioni. Si riceve su appuntamento il martedì e venerdì dalle 17.00 alle 18.30 (tel. 348 3598364; mail tutelaminori@chiesainumbria.it).

I membri del Servizio regionale per la tutela dei minori sono: mons. Domenico Cancian; Anna Rapicetta per la Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino; Flavio Grassini per la Diocesi di Città di Castello; Fabio Cioccoloni per la Diocesi di Foligno; Federica Edera per la Diocesi di Gubbio; mons. Carlo Franzoni per la Diocesi di Orvieto-Todi; mons. Vittorio Gepponi per l’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve; Elio Giannetti per l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia; Silvia Benedetti per la Diocesi di Terni-Narni-Amelia.

La formazione del clero fondamentale per prevenire gli abusi. La relazione centrale della mattinata è stata affidata a padre Amedeo Cencini, fdcc, formatore e docente presso la Pontificia Università Salesiana. Il religioso canossiano ha sottolineato come nella Chiesa «non sempre c’è stata la volontà di affrontare gli abusi con coraggio». Nel corso degli ultimi tre pontificati, però, – quelli di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e l’attuale di Francesco – si è invece aperta una stagione nuova. «Provocati da questo dramma – ha detto Cencini – ci predisponiamo ad affrontarlo». Ed ha insistito sulla necessità di una formazione permanente per presbiteri, religiosi e religiose, al fine di evitare gli abusi. «Ne parliamo spesso – ha affermato – però ancora non è ben presente. Ogni giorno è necessario rimotivare la scelta inziale della consacrazione con modalità nuove, per far sì che sia sempre fresca, assumendo la propria identità vocazionale come criterio primo e fondamentale di ogni discernimento. Sarebbe, poi, davvero utile nei percorsi di formazione dei preti far ascoltare delle testimonianze di vittime di abusi e capire così il dramma. Solo il “magistero” delle vittime ci fa entrare in questo abisso. È importante che i ministri ordinati e i membri degli istituti di vita consacrata sappiano bene cos’è un abuso, quanti tipi ne esistono, le ferite che lascia». Sotto l’aspetto pastorale, Cencini ha proposto qualche consiglio pratico: «Garantire l’affidabilità degli operatori pastorali, degli animatori degli oratori. Tenere sempre informati i genitori sulle attività formative». Sugli spazi pastorali: «Evitare spazi chiusi o isolati». Sui servizi tutela dei minori, infine, ha detto: «Possono svolgere un’importante attività per informare capillarmente che l’abuso azzera ogni rispetto per l’umano e l’altro diventa un oggetto».

Un atteggiamento nuovo di fronte alla piaga degli abusi. La Ceu, inoltre, basandosi sulle linee guida approvate dalla Cei nel 2019, ha stampato un volume dal titolo “Indicazioni per la prevenzione degli abusi e la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”: «Siamo di fronte ad un rinnovamento ecclesiale – affermano i membri Ceu di questo Servizio – perché tutto il popolo di Dio assuma un atteggiamento nuovo di fronte alla piaga degli abusi e tutti si sentano chiamati ad un’opera di prevenzione e di educazione. Mettendo al primo posto i più piccoli, feriti in modo irreversibile da questo reato e peccato grave, saremo chiamati all’ascolto e all’accoglienza delle persone che ci portano segnalazioni, denunce, testimonianze riguardanti abusi. E non sarà possibile tacere o sminuire; non possiamo mettere la paura dello scandalo sopra le sofferenze delle vittime. Siamo chiamati a favorire una cultura della prevenzione e della corresponsabilità: questa deve essere una preoccupazione da parte di tutti e dovrà essere fatta a tre livelli. Quello delle parrocchie, dei sacerdoti e degli educatori; quello dei ragazzi stessi; quello delle famiglie sempre più spesso in difficoltà su tali argomenti».

Narni scalo – Francesco Meschini nuovo diacono permanente

Domenica 27 novembre, prima domenica di Avvento, nella chiesa di Sant’Antonio di Padova a Narni scalo, per imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del vescovo Francesco Antonio Soddu, è stato ordinato diacono permanente Francesco Meschini. Presenti i sacerdoti della vicaria di Narni e i diaconi permanenti della diocesi, la moglie e i figli di Francesco, insieme a tante persone che in questi anni, hanno condiviso il cammino formativo e la vita comunitaria nella parrocchia di Narni scalo, dove Francesco Meschini è vissuto e ha collaborato nei gruppi e movimenti dagli Scout ai Cursillos e nel Cammino Neocatecumenale, e negli incarichi, parrocchiali e diocesani, nella pastorale famigliare, per preparare le coppie di fidanzati al matrimonio e i genitori che chiedono il Battesimo per i propri figli.
Dopo la liturgia della Parola è stato presentato il candidato diacono da parte del vicario episcopale per il diaconato don Luca Andreani. La liturgia dell’ordinazione è proseguita con le litanie dei Santi, l’imposizione delle mani e la preghiera dell’ordinazione, la vestizione degli abiti diaconali per mano del parroco don Angelo D’Andrea e di don Stefano Mazzoli, la consegna del Vangelo da parte del vescovo Soddu.
“Ogni anno l’inizio del tempo liturgico di Avvento è caratterizzato dall’invito ad andare con gioia incontro al Signore – ha ricordato il vescovo nell’omelia -. La gioia è dunque la caratteristica fondamentale della vita del Cristiano. Ed è tale perché ha il suo fondamento in Dio. Tale caratteristica investe e deve coinvolgere ogni aspetto della vita personale e comunitaria del cristiano. Gesù viene come sempre a salvarci, toglierei cioè dalle nostre miserie; egli viene per liberarci dal nostro peccato. Il nostro procedere nella storia, il procedere dei nostri giorni sia sempre ascensionale, cioè sempre orientato verso Dio. Sia sempre elevato, staccato direi dagli  appesantimenti che ci costringono ad essere quasi incollati al terreno imbrattato dai nostri difetti, e appannati dalle nebbie delle nostre paure, privi di entusiasmo e di slancio verso ideali alti ed eterni”.
Rivolgendosi poi al diacono eletto, il vescovo ne ha ricordato gli impegni di aiuto al Vescovo e ai sacerdoti nel ministero della parola, dell’altare e della carità, al servizio di tutti i fratelli e sorelle “dovrai essere l’espressione vivente e tangibile della gioia che proviene dal Vangelo e dalle opere di carità, che caratterizzano il ministero diaconale. Accompagna sempre, sorreggi e nutri ogni tua attività con lo spirito di preghiera, per mezzo del quale renderai autentica ogni tua azione”.
Al nuovo diacono la comunità parrocchiale ha donato le dalmatiche per le celebrazioni dei vari tempi liturgici.

OMELIA DEL VESCOVO

Incontro sulla tutela dei minori promosso dalla Conferenza episcopale umbra. L’arcivescovo Boccardo: «Rinnoviamo l’impegno per prevenire ogni forma di abuso e offrire sostegno e accompagnamento agli operatori pastorali»

“Non solo prevenzione. Una cultura del rispetto del mistero della persona umana”: è il tema dell’incontro sulla tutela dei minori in programma domani, sabato 26 novembre, alle ore 9.00, presso il Centro pastorale di Santa Maria degli Angeli (Via Capitolo delle Stuoie, 13), e promosso dal Servizio regionale per la tutela dei minori della Conferenza episcopale umbra (Ceu). L’incontro è rivolto a tutti gli interessati, in particolare a sacerdoti, religiosi e operatori pastorali, a cui relazionerà padre Amedeo Cencini, formatore e docente presso la Pontificia Università Salesiana.

I lavori saranno aperti dal saluto del presidente della Ceu mons. Renato Boccardo: «Anche nella nostra Regione ecclesiastica – afferma l’arcivescovo di Spoleto-Norcia – è stato attivato il Servizio Regionale Tutela Minori (SRTM) come luogo di coordinamento dei Servizi diocesani chiamati a svolgere serie ed efficaci azioni di tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Ad esso è stato affidato inoltre il compito di organizzare diverse iniziative di formazione dei membri degli stessi Servizi. È uno strumento con il quale la Chiesa locale intende rinnovare l’impegno per prevenire ogni forma di abuso e offrire sostegno e accompagnamento agli operatori pastorali e a quanti ne avessero necessità».

Perugia: Arcivescovo ivan Maffeis scrive ai giovani in vista della Giornata Mondiale della Gioventù 2022. Il presule: «È davvero tempo di ripartire in fretta verso incontri concreti, aperti, accoglienti».

Domenica 20 novembre, solennità di Cristo Re, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) a livello diocesano, in preparazione alla GMG con Papa Francesco che si terrà a Lisbona, in Portogallo, la prossima estate, a cui parteciperà una nutrita rappresentanza di giovani dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve guidata dall’arcivescovo mons. Ivan Maffeis insieme a diversi sacerdoti tra cui don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, e don Riccardo Pascolini, responsabile del Coordinamento Oratori Perugini.

La Veglia d’Avvento. In occasione della GMG diocesana mons. Maffeis ha scritto una lettera ai giovani perugino-pievesi (il testo integrale è pubblicato nel sito: www.diocesi.Perugia.it – sezione “arcivescovo-lettere”), dando loro appuntamento la sera del prossimo 15 dicembre, nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, per la tradizionale Veglia di preghiera d’Avvento della gioventù con il loro pastore. Sarà anche questa occasione di preparazione alla GMG 2023 di Lisbona. Richiamandosi al tema della GMG 2022, tratta dal Vangelo di Luca, “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39), quando la madre di Gesù andò a far visita all’anziana cugina Elisabetta, l’arcivescovo scrive ai giovani: «È davvero tempo di ripartire in fretta verso incontri concreti, aperti, accoglienti».

Andare senza indugio. Alla veglia di preghiera del 15 dicembre, prosegue mons. Maffeis, «sarò contento di ascoltare la vostra risposta all’appello del Papa», che «recupera il cammino di Maria e ci invita a nostra volta ad alzarci e ad andare senza indugio. Qualcuno può forse essere tentato di reagire obiettando che prima di partire sarebbe importante sapere almeno verso dove; diversamente, si rischia di camminare a vuoto e di spendere inutilmente i passi verso traguardi che poi lasciano insoddisfatti… Ci vengono, allora, incontro ancora parole di Francesco, che chiarisce: “Il nostro cammino, se abitato da Dio, ci porta dritti al cuore di ogni fratello e sorella”».

Fare la propria parte. «Sì, il segreto di Maria sta proprio nell’essere abitati da Gesù, nel portare in cuore lui – evidenzia l’arcivescovo –, “risposta di Dio di fronte alle sfide dell’umanità in ogni tempo”. Chi si è lasciato afferrare dalla sua mano – e, se solo ci guardiamo attorno, i testimoni non mancano – intuisce la meta e supera ogni forma di indifferenza, di insensibilità e di distrazione. Ci si ritrova sulla strada, disposti a lasciarsi interrogare dalle persone e dalle situazioni, partecipi con la mente e il cuore di quanto accade, attenti a far la propria parte».

Concentrare l’attenzione sui giovani. L’invito a vivere la GMG a livello diocesano, soprattutto nelle comunità parrocchiali, viene dal direttore della Pastorale giovanile don Luca Delunghi, nel sottolineare l’importanza di «concentrare l’attenzione pastorale sui giovani prima di tutto nella piccola comunità territoriale. Animatori, educatori, catechisti, operatori e volontari d’oratorio insieme ai parroci, ai diaconi, ai seminaristi e ad ogni persona che vive la parrocchia, sono chiamati a vivere insieme la Solennità di Cristo Re nella celebrazione della GMG diocesana che papa Francesco, dal 2021, ha pensato proprio a chiusura dell’anno liturgico, in una sintesi di comunione e vita in cui i giovani siano al centro dell’azione pastorale ed evangelizzatrice che parte necessariamente dal piccolo delle nostre chiese e si riversa nell’esperienza diocesana».

Incontrare lo sguardo di Dio. «Nei luoghi quotidiani in cui i ragazzi vivono il proprio cammino di fede e l’esperienza oratoriale – spiega il sacerdote –, la preghiera e le liturgie di questa domenica saranno incentrate sul tema della GMG e in particolare sul messaggio del Papa per la GMG diocesana e come invito a partecipare alla GMG di Lisbona 2023. Nella corresponsabilità e condivisione operativa tra Uffici pastorali ringraziamo l’Ufficio Liturgico che ha curato le modalità con cui verranno celebrate le liturgie in ogni parrocchia, con particolare riferimento alle preghiere e alla lettura del messaggio del Papa. La GMG – conclude don Luca Delunghi – è un cammino condiviso e di comunione che lega la Chiesa particolare alla Chiesa Universale, amando profondamente la vita dei nostri giovani in un servizio che si faccia voce, ascolto, accompagnamento e preghiera con l’obiettivo che ciascuno dei ragazzi che incrociamo nelle nostre giornate abbia l’opportunità di incontrare lo sguardo di Gesù”.

VII edizione di “Fa’ la cosa giusta!” gli auguri, gli apprezzamenti e gli incoraggiamenti degli arcivescovi Ivan Maffeis e Domenico Sorrentino

Dal 18 al 20 novembre ad “Umbriafiere” di Bastia U. si terrà la VII edizione di “Fa’ la cosa giusta! Umbria”, una fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, tra innovazione e artigianato le sfide della nuova economia. È un evento nato a Milano vent’anni fa con l’obiettivo di coinvolgere produttori, consumatori e cittadini, e diffondere i principi del consumo critico e della sostenibilità in ogni sua accezione, organizzato, oltre che a Milano, a Trento e in Umbria. I visitatori potranno, in un unico spazio, culturale e commerciale conoscere e acquistare nei 120 stand allestiti i prodotti buoni e naturali esposti in dieci aree tematiche. Una formula unica che vede nella tre-giorni di “Fa’ la cosa giusta!” anche appuntamenti gratuiti tra seminari, workshop, dibattiti, educazione e didattica, dimostrazioni, presentazioni, mostre, convegni, cooking show, laboratori pratici, qualità della vita, benessere del corpo e della mente, un programma riservato alle famiglie e alle scuole.
Tra gli incontri-dibattiti segnaliamo quello dal titolo “PrendiAmoci Cura: la Salute è un diritto per tutti e non un mercato”, in calendario venerdì 18, alle ore 16.30, a cui interverranno, tra gli altri, l’economista Pierluigi Grasselli, coordinatore dell’Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale della Caritas diocesana di Perugia, don Edoardo Rossi, direttore della Caritas diocesana di Spoleto, e modererà il diacono Carlo Cerati, direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali, il lavoro e la salvaguardia del Creato di Perugia.
Tra le aree espositive quella dedicata a “L’economia carceraria italiana in fiera”, con dieci stand di aziende cooperative che producono beni alimentari e tessili all’interno delle carceri, a sostegno di un lavoro dignitoso, dell’inclusione sociale e della legalità.
Agli organizzatori e ai partecipanti di questa VII edizione rivolgono i loro auguri, apprezzamenti e incoraggiamenti gli arcivescovi Ivan Maffeis di Perugia-Città della Pieve, e Domenico Sorrentino di Assisi-Gualdo Tadino- Nocera Umbra.
Mons. Maffeis. Nel rivolgere a tutti il suo messaggio di saluto, il presule ha espresso «apprezzamento per la Pastorale sociale del lavoro e della custodia del Creato della diocesi di Perugia che partecipa attivamente a questa manifestazione, non solo con uno spazio dedicato al servizio di tutte quelle realtà che credono fermamente nel valore della persona umana come fonte di ricchezza di ineguagliabile valore, ma soprattutto proponendo un tema di grande rilevanza sociale, culturale e religiosa: “prendersi cura”. In più occasioni, Francesco ha fatto riferimento a questo concetto, che ha spesso collegato al verbo “proteggere”. La scorsa primavera, parlando ai Volontari del Servizio Nazionale di Protezione Civile italiana ricevuti in udienza, il Papa ha detto che “proteggere” significa “prendersi cura” del fratello: ovvero dare vita ad “una fraternità concreta”, custodire il valore della vita, preservarla e vigilare su di essa. Prendersi cura significa – sottolinea mons. Maffeis – compiere un’azione d’amore gratuita, unilaterale, senza chiedere nulla in cambio, che va svolta con tenerezza e riconoscendo “che noi per primi siamo custoditi”».
Mons. Sorrentino. «Il “prendersi cura!” – evidenzia il presule nel suo messaggio – è lo sviluppo naturale e la risposta essenziale al grande appello e al profondo grido che ci rivolge la storia, l’umanità, la creazione, la coscienza e soprattutto Dio! Nel libro della Genesi, la prima missione che è affidata all’uomo appena creato è: “Coltivare e Custodire” (cfr. Gn 2,15). Questo imperativo universale, per ogni tempo e per ogni luogo, rivolto a tutta l’umanità dalle origini esprime la “cosa giusta da fare”. Coltivare richiede un lavoro equo e solidale, attento alla creazione e soprattutto all’uomo in tutte le sue dimensioni, fisiche, psichiche e spirituali. Molta cura richiede specialmente la nostra attenzione ai poveri per i quali va promossa una esistenza più giusta e dignitosa. Coltivare vuol dire promuovere e diffondere processi che creino una cultura della giustizia e della pace, della riconciliazione tra uomo e creato: è una sfida fondamentale della società contemporanea… Sono grato anche perché ancora una volta – conclude mons. Sorrentino – è stata scelta la nostra Diocesi come campo base di questa iniziativa. Mi auguro che essa porti abbondanti frutti di sensibilizzazione, testimonianza e cambiamento di vita secondo i valori attinti al disegno di Dio e al suo amore».

Riccardo Liguori

Perugia – celebrazione in onore di sant’Ercolano, patrono della città e dell’Università. Mons. Maffeis: «Nella memoria viva di sant’Ercolano ci impegniamo a crescere nel senso della comunità come stile di vita»

«A meno che non lo si faccia relegandoli nel passato remoto, è sempre rischioso andare a scomodare i santi. Se accettiamo che la loro memoria non si risolva in retaggio del passato, ma alimenti lo sguardo con cui interpretare il nostro tempo, avvertiamo subito che ne scaturiscono alcune indicazioni piuttosto scomode o perlomeno assai impegnative». Così ha esordito l’arcivescovo Ivan Maffeis all’omelia della celebrazione eucaristica della festa del patrono della città e dell’Università di Perugia, sant’Ercolano, vescovo e martire, defensor civitatis, che il presule ha pronunciato, domenica 13 novembre, nella chiesa intitolata al patrono (il testo integrale è pubblicato nel sito: www.diocesi.perugia.it (sezione “arcivescovo”). Concelebranti sono stati don Francesco Benussi, rettore della chiesa di Sant’Ercolano, e don Mauro Angelini, rettore della chiesa del Gesù. Presenti il sindaco Andrea Romizi, che ha rinnovato il gesto simbolico dell’accensione del cero votivo accanto alle reliquie del Santo, e i rappresentanti del Sodalizio di San Martino, benemerita istituzione laica di carità proprietaria della chiesa di Sant’Ercolano.

Due suggestioni. Mons. Maffeis, che è arcivescovo di Perugia da poco più di due mesi, dall’11 settembre, non ha esitato a dire: «Da ultimo arrivato, sarebbe presuntuoso da parte mia voler mettere a fuoco le consegne che Sant’Ercolano, il principale patrono della città e dell’Università, ci affida. Mi limito quindi a due suggestioni (la difesa dei poveri e il legame all’Università, n.d.r.), che rinviano ad altrettante cartine al tornasole con cui verificare il nostro cammino di comunità. La prima. Sant’Ercolano viene definito defensor civitatis, perché – oltre che resistere ai Goti che assediavano Perugia, che lo tortureranno e lo decapiteranno – con questa carica pubblica seppe spendersi per il bene del popolo, in particolare per la difesa dei poveri. Ercolano è stato davvero pastore, buon pastore, secondo l’immagine che emerge dalla prima lettura come dal Vangelo. Un pastore non fugge, non abbandona, ma anche nei giorni nuvolosi e di caligine, nei giorni della dispersione, di cui parlava il profeta, rimane riferimento autorevole».

Povertà della solitudine. Nel soffermarsi su Ercolano difensore in particolare dei poveri, nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la VI Giornata mondiale dei poveri voluta dal Papa, mons. Maffeis, prendendo come riferimento il recente Rapporto sulle povertà in Umbria curato dalla Caritas regionale, ha sottolineato che «accanto alle forme di povertà materiale, si tocca con mano la crescita della solitudine, che porta con sé bassa autostima, sfiducia, mancanza di speranza e di progettualità, disagio psichico. I tanti anziani che frequentano le due mense cittadine (attivate dalla Caritas tra il 2008 e il 2022 con la collaborazione di istituzioni civili e realtà imprenditoriali, n.d.r.) sono un segno emblematico di questa povertà sociale».

Contrasto comune alla povertà. «Nel contempo, l’esempio di Sant’Ercolano – ha aggiunto l’arcivescovo –, la sua sensibilità e capacità di farsi prossimo non sono andati dispersi. Parlano nella disponibilità che ha mosso tante famiglie ad aprire le porte ai profughi. Parlano nei volontari, formati dalla Caritas e anima dei Centri di Ascolto che ho la grazia di incontrare sul territorio. Parlano nel contrasto alla povertà, portato avanti dall’impegno dei servizi pubblici in sintonia con le realtà del Terzo Settore. La sfida diventa quella di dar continuità a questa convergenza per affrontare situazioni che vanno ben oltre l’emergenza e correggere le distorsioni del sistema economico e sociale, che finiscono per generare diseguaglianza e povertà».

Il ruolo dell’Università. «Nell’affrontare questa impegnativa responsabilità – ha evidenziato mons. Maffeis –, è decisivo e qualificante il contributo assicurato dall’Università. Il secondo aspetto che volevo sottolineare è proprio quello che lega Sant’Ercolano all’Università… Sin dalla seconda metà del Duecento, l’istituzione comunale – che nei propri Statuti aveva eletto Ercolano patrono della città – aveva lavorato affinché Perugia fosse inserita fra le città di riferimento per l’insegnamento universitario. Questo impegno del Comune coinvolse l’Università anche nella partecipazione alle manifestazioni sociali e religiose. Lo documentano gli Statuti cittadini già del XIV secolo, che nell’ordine di accesso alle luminarie (le processioni religiose, n.d.r.) collocano in posizione di prestigio il Rettore e i dottori dello Studio, quindi gli studenti, così da valorizzare pubblicamente un’istituzione simbolica che era – ed è – vanto per Perugia e il suo governo. Il livello di investimento in cultura e formazione dice la volontà della comunità tutta di darsi condizioni e opportunità di sviluppo. È anche via indispensabile alla pace, a far sì che la nostra Europa non sia ulteriormente ferita dai barbari, ossia dalla violenza della guerra. Portiamo davanti al Signore le sofferenze, attese, le necessità del nostro popolo, compresa la situazione di disagio che oggi vede faticare tanti studenti nel trovare alloggio».

«Nella memoria viva di Sant’Ercolano, di cui da quasi 1500 anni la nostra città conserva le reliquie – ha concluso l’arcivescovo –, ci impegniamo a crescere nel senso della comunità come stile di vita, così da assicurare anche il diffondersi di una cultura della solidarietà».

Presentato il IV Rapporto Caritas sulle povertà in Umbria. Il vescovo delegato mons. Soddu: «Rilevante è la povertà dei giovani, con il pericolo che sia un vivaio di ulteriore nuova povertà generate dall’indifferenza»

In vista della VI Giornata Mondiale dei Poveri indetta da Papa Francesco domenica 13 novembre dedicata al tema “Gesù Cristo si è fatto povero per voi”, presso il “Villaggio della Carità” a Perugia, è stato presentato il IV Rapporto Caritas sulle povertà in Umbria 2021 “Un Padre alla ricerca dei figli”, a cura della Delegazione regionale Caritas. Il rapporto prende in esame l’anno 2021 e ogni dato analizzato ha dietro di sé il volto e la storia di una persona, di una famiglia che cerca nuova dignità. Si vuole costruire una rete sempre più virtuosa che porti le persone in gravi difficoltà a liberarsi dalle catene della povertà.
Sono intervenuti mons. Francesco Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia, delegato Ceu per il servizio alla carità, il prof. Marcello Rinaldi, responsabile della Delegazione Caritas Umbria, e il prof. Pierluigi Grasselli, economista, coordinatore dell’Osservatorio diocesano delle povertà ed inclusione sociale di Perugia, i direttori delle Caritas diocesane umbre e i rappresentanti delle Istituzioni civili preposte alle politiche sociali.
Dal rapporto emerge come alla pandemia Covid 19 sia seguita una grande diffusione della povertà, con un forte inasprimento delle disuguaglianze, frutto diretto e indiretto degli svariati provvedimenti di confinamento e l’aggravamento di disparità molteplici, che caratterizzano struttura e funzionamento del sistema economico e sociale.
Per effetto della pandemia, muta anche la composizione delle persone cadute in povertà. Circa il 30% dei richiedenti aiuto è costituito dai cosiddetti “nuovi poveri”, di cui quasi 2/3 italiani, colpiti dagli effetti diretti e indiretti della pandemia.
In questo contesto, piuttosto critico, irrompe l’emergenza umanitaria connessa all’invasione russa dell’Ucraina. Alla metà di maggio 2022 sono più di 113 mila le persone in fuga dal conflitto in Ucraina e giunte in Italia, tra cui quasi 39 mila minori. Aiutarle chiede risorse per l’assistenza ai minori soli e per l’accoglienza dei profughi sul territorio. Per la scuola, migliaia di minori entrano nelle aule italiane, ma ci sono problemi di personale e di formazione dello stesso.

I dati raccolti nei Centri di Ascolto Caritas delle 8 diocesi umbre evidenziano come la povertà abbia sempre più natura strutturale e si caratterizzi, da tempo, per una elevata quota di famiglie in stato di povertà assoluta, mentre in crescita anche la povertà relativa passata dall’8% del 2020 al 9,5% del 2021.
In totale i richiedenti aiuto registrati nei centri di ascolto nel 2021 sono stati 4806, di cui 2416 donne e 2390 uomini, per lo più stranieri (2519 del totale), con provenienza prevalente da Marocco, Nigeria, Romania e Albania, e 1620 italiani, di fascia d’età compresa tra i 19-65 anni, con un’istruzione medio bassa (licenza media inferiore).
Il rapporto mostra come stia cambiando la composizione dei poveri con la presenza di disoccupati (1256), ma anche quella degli occupati (752), che rappresentano “lavoratori poveri” quando un lavoro non adeguatamente retribuito può non preservare dalla povertà, e pensionati (256).
Informazioni di grande rilievo sono quelle riguardanti la qualità e la frequenza dei bisogni: su un totale di 9609 richieste di aiuto, l’incidenza più elevata riguarda i bisogni strettamente collegati ad una condizione di povertà, quali i sussidi economici o altre tipologie di beni o servizi, alla casa, dalla richiesta di occupazione, dai bisogni legati alla famiglia, all’immigrazione, alla salute. Questa matrice dei bisogni mostra la multidimensionalità della povertà, e la conseguente necessità di una molteplicità di interventi.
Tra i problemi, si propongono quelli legati al pagamento di un affitto, per 2480 assistiti; oppure alla presenza di figli minori conviventi per 1677 richiedenti, che manifesta la rilevanza che può assumere il problema della povertà minorile.
La Caritas ha accresciuto in misura rilevante il volume degli interventi, ed anche la loro articolazione, introducendo innovazioni nelle modalità erogative, per rispondere ai forti aumenti dei bisogni degli assistiti, sul fronte dell’offerta di beni e servizi, e della crescente differenziazione di questi, per rispondere alla multidimensionalità della domanda di aiuto
Nel 2021 sono stati effettuati dalle Caritas diocesane 148.644 interventi di cui spiccano per quantità quelli per beni e servizi materiali, alloggio e ascolto e in questo dato si può delineare il ruolo di accompagnamento dei Centri d’ascolto rispetto al semplice aiuto economico. Nel dettaglio gli interventi sono stati 98.967 per beni e servizi materiali (tra cui compaiono empori e market solidali, viveri, mensa e vestiario); 27.504 per l’alloggio; 14.728 per l’ascolto; 3917 per sussidi economici; 1226 per il coinvolgimento di enti o associazioni; 454 per lavoro; 846 per consulenza professionale; 612 per orientamento; 325 per la sanità; 40 per la scuola e 25 per servizi socio-assistenziali
«Il rapporto e ciò che deriva dall’ascolto delle persone – sottolinea mons. Francesco Antonio Soddu –. I dati sulla povertà sono i risultati di quello che è stata l’opera dei Centri di ascolto diocesani. Dietro a questi numeri ci sono delle persone con le loro vite e problematiche che evidenziano ancora una volta il trend in crescita della povertà assoluta. Ciò che è più rilevante in questo nostro rapporto è la povertà dei giovani, con il pericolo che sia un vivaio di ulteriore nuova povertà generate dall’indifferenza. E ed è già un fatto acclarato che in Italia ci sono più di 1 milione e 400mila minori poveri. Bisogna mettere in atto quelle che sono le strategie emergenziali, ma che sono alla portata di tutti, innanzitutto l’istruzione e l’occupazione, perchè senza istruzione non si può accedere a nessun tipo di occupazione. Ciò che papa Francesco ci ricorda nelle sue esortazioni e lettere è di abbattere le disuguaglianze che ci sono in ogni fronte della vita sociale e che tendono a crescere senza sosta. Nella nostra regione dobbiamo cercare di mettere in atto quanto più possibile l’abbattimento delle disuguaglianze a livello di istruzione e di occupazione».
Il prof. Grasselli ha evidenziato l’importanza di «un welfare comunitario, un welfare non personalizzato. Dobbiamo considerare – ha aggiunto – il nostro impegno nel volontariato per venire incontro ai bisogni dell’altro. Un welfare a quattro mani. Il governo deve essere a quattro mani, pubblico, mercato e società civili sia cittadini che imprese socialmente rilevanti, sono necessari per affrontare le sfide di oggi. Dietro i bisogni si nascondono le disuguaglianze che crescono inarrestabili. Criticità sono il mercato del lavoro e il sistema dell’istruzione, la condizione abitativa, il sistema sanitario».

Il rapporto, contenente i dati sulla povertà suddivisi anche per singole diocesi, è consultabile on line al seguente link:

https://storymaps.arcgis.com/stories/2f96370733324b8eae0923bdc0a53703