Spoleto – Sussidio per vivere in famiglia il Triduo Pasquale al tempo del Coronavirus. L’Arcivescovo: «Vivrò il Triduo a porte chiuse, ma vi porterò tutti attorno all’altare del Signore». Le celebrazioni diretta su Facebook e YouTube

Con la Settimana Santa si entra nel cuore del mistero cristiano, che svela il senso della vita, della sofferenza e della morte. Vi si entra sui passi di Gesù, avvolti da un amore donato fino in fondo. Vi si entra consapevoli che, dalla sua morte e risurrezione, fioriscono per tutti – anche in un tempo difficile come l’attuale – la salvezza, la speranza e la pace.

«La situazione eccezionale che stiamo vivendo – scrive l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo – non ci permetterà quest’anno di partecipare alle liturgie del Triduo Pasquale, ma non può farci rinunciare a vivere la Pasqua. L’impossibilità di celebrare e ricevere il sacramento eucaristico e di incontrarci con la comunità parrocchiale non impedisce di pregare insieme e di gustare in profondità la bellezza della liturgia familiare. Immagino che anche voi, care famiglie cristiane, genitori e figli, in questi giorni santi desideriate unirvi con i gesti della fede alla preghiera della Chiesa nella vostra Chiesa domestica. E allora abbiamo predisposto alcune pagine che vogliono essere un piccolo strumento per accompagnare e sostenere questi momenti privilegiati. I sacerdoti e il Vescovo – conclude mons. Boccardo – vivranno il Triduo Pasquale “a porte chiuse” a causa delle ragioni di sicurezza e prudenza che ben conosciamo, ma vi assicuro che vi porteremo tutti con noi attorno all’altare del Signore, dove deporremo a nome vostro gioie e dolori, fatiche e speranze, invocando sulla vostra casa la pace e la consolazione che il Signore risorto dona ai suoi amici».

Le celebrazioni della Settimana Santa che l’Arcivescovo celebrerà in Cattedrale, in assenza di fedeli, verranno trasmesse in diretta streaming sulla pagina Facebook (SpoletoNorcia) e sul canale YouTube (Archidiocesi Spoleto Norcia) della Diocesi. Calendario:

5 aprile, Domenica delle Palme: ore 11.00, Messa.

9 aprile, Giovedì Santo: ore 18.00, Messa in coena Domini.

10 aprile, Venerdì Santo: ore 18.00, Celebrazione della Passione del Signore.

11 aprile, Sabato Santo: ore 21.00, Veglia pasquale.

12 aprile, Domenica di Pasqua: ore 11.00, Messa.

 

Spoleto – Sussidio per vivere in famiglia il Triduo Pasquale (download)

Perugia – la Settimana Santa 2020 nel tempo del “Coronavirus”. Le celebrazioni presiedute dal cardinale Gualtiero Bassetti nella cattedrale di San Lorenzo:

Con la Domenica della Palme (5 aprile), che ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, i cristiani entrano nella Settimana Santa: Passione, Morte e Risurrezione del Signore, il cuore dell’Anno liturgico. Quest’anno l’intero tempo di preparazione alla Pasqua, la Quaresima, è stato caratterizzato dalla pandemia da Covid-19 che ha causato in Italia fino ad oggi quasi 15mila morti (il numero dei soli decessi avvenuti nelle strutture ospedaliere), tanta sofferenza nel corpo e nello spirito e non poche limitazioni delle libertà costituzionali per contenere il più possibile il contagio. Una situazione, a memoria d’uomo, che non ha precedenti nel nostro Paese.

Mancheranno, soprattutto ai credenti praticanti, i tradizionali riti della Settimana Santa che si sarebbero dovuti aprire in ogni parrocchia di città, di periferia e di paese con la “processione delle palme”, i ramoscelli d’ulivo che si portano a casa come segno di pace e di benedizione.

La Quaresima 2020 è stata vissuta nella sua pienezza cristiana, con fede, speranza e carità, elevando al Signore incessanti preghiere da casa, divenuta «piccola chiesa domestica», come ha ricordato più volte il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei. A testimoniarlo sono anche i dati di ascolto di milioni di persone nel seguire messe e momenti di preghiere attraverso tv, radio, internet e social media. I credenti sono stati avvicinati ancor più alla sofferenza, alla solitudine e alle privazioni di Gesù nei quaranta giorni trascorsi nel deserto.

Altra sofferenza per i fedeli è quella di essere privati dalla partecipazione diretta ai riti della Settimana Santa. Questi, nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, saranno presieduti dal cardinale Bassetti. Il presule invita i fedeli a viverli con particolare raccoglimento tra le mura domestiche per accogliere ciascuno nel proprio cuore Gesù, che «è veramente Risorto», ricordando a tutti che il Triduo pasquale è il «centro della nostra fede e della nostra vita cristiana».

Le celebrazioni della Settimana Santa nella cattedrale di San Lorenzo saranno trasmesse in diretta da Umbria Tv, Umbria Radio InBlu e sui social media ecclesiali: Domenica delle palme, 5 aprile, ore 10, Commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme e Messa della passione del Signore; Giovedì Santo, 9 aprile, ore 17, Messa nella Cena del Signore; Venerdì Santo, 10 aprile, ore 15, Celebrazione della Passione del Signore; Sabato Santo, 11 aprile, ore 21, Veglia pasquale nella notte santa; Domenica di Pasqua, 12 aprile, ore 10, Messa della Risurrezione del Signore.

Vescovi Umbri – alla pandemia del Coronavirus sostituiamo la pandemia della preghiera e della tenerezza

Il diffondersi impressionante dell’epidemia da Coronavirus ha reso necessaria l’assunzione di numerose drastiche misure per la tutela della salute pubblica. Tra queste, anche quella – accolta non senza difficoltà e sofferenza – di celebrare la liturgia, compresa la S. Messa, senza la partecipazione della comunità credente. Nelle stesse condizioni dovremo vivere la Settimana Santa ormai alle porte, con il Triduo Pasquale e la Pasqua di risurrezione, centro dell’anno liturgico. Per ogni fedele questa situazione costituisce una amara esperienza di autentico “digiuno”: egli deve infatti rinunciare ad accostarsi alla mensa eucaristica e a condividere con gli altri fratelli e sorelle questo momento essenziale e costitutivo della vita cristiana.

Le diverse liturgie che – nel rispetto delle norme di sicurezza stabilite dalla competente autorità – si terranno nelle chiese Cattedrali e nelle parrocchie saranno comunque e sempre a nome e a beneficio di tutto il popolo fedele, raccolto idealmente attorno all’altare per il mistero della comunione dei santi. Perciò i Vescovi, attingendo al Magistero e alla Tradizione della Chiesa, hanno ritenuto di qualche utilità fornire in proposito alcuni elementi chiarificatori, che favoriscano una serena comprensione del momento difficile che stiamo vivendo.

1. La riforma del Concilio Vaticano II auspica che «i fedeli prendano parte alla celebrazione consapevolmente, attivamente e fruttuosamente» (SC 11), e raccomanda ai battezzati la comunione al sacrificio eucaristico – alle condizioni richieste – come partecipazione più perfetta al sacrificio stesso (cf SC 55).
Le indicazioni conciliari non significano tuttavia che la validità della celebrazione eucaristica dipenda o sia condizionata dalla presenza del popolo. La “materia” imprescindibile della Messa sono il pane e il vino, così come la “forma” è data dall’atto celebrativo presieduto dal sacerdote. Quando un presbitero celebra l’Eucaristia «con l’intenzione di fare ciò che vuole fare la Chiesa», quella Messa attualizza oggettivamente il mistero pasquale di Cristo. È dottrina di fede infatti che nella memoria eucaristica «è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo che si offerse una volta in modo cruento sull’altare della croce… Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi» (DS 1743). Oltretutto, se la “materia” fosse l’assemblea si dovrebbe pensare paradossalmente ad una sua trasformazione o addirittura ad una sua “transustanziazione”, concetto del tutto estraneo alla tradizione cattolica e alla teologia dell’Eucaristia.

2. L’assemblea partecipa alla celebrazione ma non è la protagonista costitutiva dell’atto sacramentale, come lo è invece il ministro ordinato, presbitero o vescovo. Egli stesso d’altronde non è ministro di se stesso, ma solo di Cristo e del suo corpo che è la Chiesa. La presidenza eucaristica infatti, come ha sempre insegnato il Magistero, è un agire “nella persona stessa di Cristo” (in persona Christi), tanto è vero che il ministro in quel momento non si esprime in terza persona, bensì in prima: «Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue». È chiaro che da un punto di vista pastorale la presenza del popolo è quanto mai auspicabile, così come è raccomandato «che i fedeli non assistano come estrani o muti spettatori e vi partecipino anzi consapevolmente, piamente e attivamente» (SC 48). Teologicamente, tuttavia, l’attuazione oggettiva della pasqua di Cristo nell’azione eucaristica della Chiesa non dipende dalla loro presenza. Una cosa è la validità oggettiva, altra la fecondità o la fruttuosità soggettiva. Il celebrante e l’assemblea dei fedeli svolgono un ruolo di rappresentanza visibile, ma il ministro originario dell’azione eucaristica è lo stesso Signore Gesù, eternamente glorificato presso il Padre, Lui che «possiede un sacerdozio che non tramonta» (Eb 7, 24; cf 7, 25-26; 8, 1-2; 9, 12. 24). Lo stesso vale per la presenza eucaristica di Cristo nei segni sacramentali del pane e del vino.

3. La presenza del popolo di Dio non è accessoria e il sacerdozio battesimale è inseparabilmente unito a quello ministeriale (cf LG 10). La Messa però non dipende dal sacerdozio battesimale. I fedeli «compiono la propria parte nell’azione liturgica» (LG 11), ma non sono loro che attuano e rendono presente il gesto di Cristo che si offre al Padre ogni volta che, obbedendo al suo comando, il ministro – a nome della Chiesa e in persona Christi – fa memoria della sua pasqua. (A questo proposito, è quanto mai urgente una appropriata catechesi che educhi la comunità alla piena partecipazione all’azione eucaristica; sarà anzi indispensabile operare in questa linea appena si possa tornare alla normalità).

4. La liturgia è un’azione comunitaria, ma quando si parla di comunità e di comunione si deve avere la consapevolezza che essa va al di là dei confini visibili; è una comunione di grazia che unisce sempre realmente tutti i battezzati nell’unico corpo mistico di Cristo. Ciò significa che i fedeli sono inclusi in ogni celebrazione eucaristica, alla quale si possono unire spiritualmente pur non essendo visibilmente presenti. È bello ricordare cosa fece P. Theilhard de Chardin quando, nel deserto di Ordos in Cina nel 1923, nel giorno della Trasfigurazione, trovandosi senza pane e senza vino, celebrò “la Messa sul mondo”, presentando a Dio la storia dell’universo come una grande oblazione che, per mezzo di Cristo nello Spirito, sale al Padre: «Poiché … sono senza pane, senza vino, senza altare, mi eleverò al di sopra dei simboli alla pura maestà del reale, e ti offrirò, io tuo sacerdote, sull’altare della terra totale, il lavoro e la pena del mondo» (“La Messa sul mondo”», in Inno dell’universo, Brescia 1992, p. 9). Il “digiuno eucaristico” a cui i fedeli sono costretti in questo momento diventa un’opportunità per educarsi a fare di tutta la propria esistenza un’offerta vivente a Dio, secondo quel “culto spirituale” tanto raccomandato da San Paolo (cf Rm 12, 1-2), e costituisce un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza e la grandezza di potersi comunicare, non appena sarà possibile, al corpo e sangue del Signore Gesù. La Messa che i sacerdoti celebrano ogni giorno da soli, non senza una loro grande sofferenza per l’assenza dei fedeli, rappresenta un segno di comunione soprannaturale di tutta la Chiesa e dice “in atto” come i battezzati siano chiamati a farsi «pietre vive, costituiti come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo» (1Pt 2, 4-5).

5. La decisione assunta non è dunque di sospendere le Messe, ma di celebrarle senza il popolo; una scelta obbligata, che ovviamente non esclude che si debbano incrementare molteplici forme di preghiera e di carità e ricercare i tanti tipi di presenza e dialogo con i fedeli resi possibili dai moderni mezzi di comunicazione, per mantenere viva la fede e la comunione con la Chiesa in un tempo in cui nemmeno è permesso incontrarsi in gruppo per la catechesi e per altri momenti di formazione e condivisione. La mancanza della Messa coram populo chiama tutti i fedeli ad educarsi o ri-educarsi ad un rinnovato clima di ascolto della Parola di Dio, riflessione e preghiera per riscoprire la comunità familiare come “chiesa domestica” o piccola chiesa nella grande Chiesa (cf LG 11; AA 11).

La certezza che ogni giorno numerose azioni eucaristiche sono celebrate vicino alle nostre case rappresenta una grazia e una benedizione per tutti. Ad esse ci uniamo spiritualmente ed offriamo al Signore le nostre sofferenze e lo stesso “digiuno eucaristico”, affinché Dio ci aiuti a superare questo momento doloroso e sia vicino a quanti soffrono nel corpo e nello spirito. E accogliamo fiduciosi il duplice invito del Santo Padre: alla pandemia del coronavirus sostituiamo la pandemia della preghiera e della tenerezza.

Assisi, 31 marzo 2020.

+ Renato Boccardo

Arcivescovo di Spoleto-Norcia

Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Nota dei Vescovi umbri circa la celebrazione di Prime Comunione e Cresime in tempo di Coronavirus

A seguito della diffusione dell’epidemia da Covid-19, al fine di tutelare la salute di persone e comunità e ovviare alle incertezze che gravano su impegni pastorali programmati da tempo, considerato che l’attuale situazione non sta consentendo una adeguata preparazione dei fanciulli e dei ragazzi, i Vescovi dell’Umbria hanno stabilito che le celebrazioni della Messa di Prima Comunione e della Confermazione – programmate dal tempo pasquale fino all’estate – vengano rinviate ad altro momento opportuno, quando lo consentiranno le condizioni generali. Per le stesse ragioni, sono soppresse o rinviate le manifestazioni esterne di pietà popolare solite compiersi durante la Settimana Santa.

Assisi, 28 marzo 2020.

+ Renato Boccardo
Arcivescovo di Spoleto-Norcia
Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Terni – la lettera del vescovo alla diocesi per la Pasqua. “Questi giorni santi, trascorsi nell’intimità delle nostre case, siano riempiti da una liturgia spirituale ed esistenziale, dalla personalizzazione più diretta del rapporto con Gesù”. LE CELEBRAZIONI PASQUALI IN DIRETTA

La traversata del deserto quaresimale, particolarmente aspra e faticosa, condivisa con una umanità alle prese con la lotta, corpo a corpo, con il Coronavirus, intravede la città santa di Gerusalemme, quale oasi di ristoro e locanda di medicazione e guarigione. Qui, quest’anno, nei giorni della Settimana Santa, saremo in condizione di comprendere nelle ferite inferte alla nostra carne, al nostro corpo, ai nostri affetti, alle nostre comunità, particolarmente preoccupate per il presente e per un futuro incerto, la vicinanza di Gesù, che “si è addossato i nostri dolori” e per primo ha fatto sue le nostre insicurezze esistenziali. La passione della nostra società e della Chiesa, provocata dalla epidemia più che mai diventa la passione. di Cristo, viene assunta da Cristo che si fa nostro Cireneo, compagno di viaggio verso il Golgota della malattia e della solitudine, in attesa della guarigione-risurrezione. Gesù vuole associarsi a noi come conviandante nel cammino di ripresa e di guarigione, dentro e fuori della città, verso Emmaus della delusione per spiegarci e recuperare le ragioni di un nuovo significato della esistenza, provata dalla delusione improvvisa e inaspettata. Gesù anche quest’anno rinnova il suo esodo, passando attraverso l’umiliazione e la sconfitta della morte e ci annuncia la vittoria della risurrezione. E’ lui il maestro paziente, che ascolta le lagnanze impetuose e disordinate, cariche di lacrime di chi, quasi senza avvedersene, ha assistito da lontano alla morte dei propri cari. E’ Lui il mite Agnello, testimone delle pretese orgogliose e irrazionali di menti presuntuose che non hanno saputo prevedere né porre argine a comportamenti irresponsabili e solo galvanizzati dalla ricerca dissennata del benessere smodato, del consumismo fine a se stesso, a scapito della creazione sfruttata e umiliata.
E così, in questo tempo di ritiro forzato, ognuno può prendere consapevolezza della preziosità e bellezza della vita, della propria responsabilità in ordine alla vita sociale, al destino ultimo, che transita attraverso il passaggio della morte, ed è aperto all’orizzonte di Dio e dell’eternità.
Questi giorni santi, trascorsi nell’intimità delle nostre case, siano riempiti da una liturgia spirituale ed esistenziale, dalla adorazione in spirito e verità, dalla personalizzazione più diretta del nostro rapporto con Gesù, che sempre sta con noi e per noi muore e risorge, per promuovere e favorire la conversione delle nostre esistenze, per una fecondità di bene e di vita. La comunità cristiana, temporaneamente dispersa e in diaspora, si ritrova in Gesù. Il Papa, i vescovi, il vostro vescovo celebreranno i santi misteri della passione, morte, sepoltura e risurrezione di Gesù a nome di tutta la Chiesa, del Popolo santo fedele di Dio, di tutti voi. Troviamo il modo di manifestare partecipazione, vicinanza e comunione spirituale, sentimentale, virtuale. Il digiuno eucaristico sia saziato, per quanto è possibile, dalla condivisione del pane della Parola e del pane della carità, in famiglia, con i vicini, con chi soffre o è nel bisogno, ciascuno secondo le proprie possibilità e la ricchezza del suo cuore.

Spoleto – Lettera dell’Arcivescovo Boccardo ai fedeli in tempo di Coronavirus. Le celebrazioni della Settimana Santa in streaming su Facebook e You Tube

In questo tempo di Coronavirus l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha scritto una lettera alla comunità diocesana dei Santi Ponziano e Benedetto, Rita e Chiara della Croce.

Uno schiaffo brutale. «Abbiamo ricevuto all’improvviso – scrive il Presule – come uno schiaffo brutale: siamo stati costretti da un giorno all’altro a cambiare totalmente abitudini e consuetudini; a rimanere chiusi in casa, smarriti e preoccupati per il futuro; privati di una vicinanza, quella vera e reale, fatta di abbracci, di baci, di strette di mano. Ogni giorno possiamo constatare la fragilità e la precarietà dell’essere umano, nonostante gli impressionanti e meravigliosi progressi della scienza, della tecnica e della medicina. Anche il ritmo normale della vita cristiana è stato interrotto, con le celebrazioni eucaristiche domenicali e feriali che nutrono la fede e sostengono la carità; i diversi momenti di condivisone, formazione e fraternità».

Non saremo più quelli di prima. Mons. Boccardo, che dall’8 marzo scorso ogni giorno feriale alle 18.00 (i festivi alle 11.00) celebra la Messa dal Duomo di Spoleto e trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Diocesi, scrive che «Non sappiamo quanto durerà questa crisi, né dove ci porterà. Sappiamo, però, che non saremo più gli stessi di prima». E si domanda: «Cosa possiamo imparare da questa situazione? La solitudine e il silenzio che abitano le nostre giornate ci possono insegnare innanzitutto a coltivare uno sguardo contemplativo ed accogliente sulle persone, sulle vicende e sul mondo; a crescere nella pazienza rinunciando alla tentazione disumanizzante del “tutto subito”; a trovare libertà nella attenzione all’essenziale, non solo quanto all’avere ma anche quanto al fare: fare meno per imparare a fare meglio e insieme; assaporare la grazia della fraternità e dello stare in famiglia; coltivare relazioni gratuite, forti e durature, cementate dalla mutua accettazione e dal reciproco perdono; possiamo riscoprire la bellezza della sobrietà che fa posto alle gioie dell’interiorità, quelle che purificano lo spirito, liberano l’anima e restituiscono lucentezza allo sguardo».

La benedizione dal balconcino del palazzo vescovile. «Come ho confidato in occasione del X anniversario della mia presenza tra voi, dal balconcino del primo piano del palazzo vescovile traccio tutte le sere un segno di croce per invocare la benedizione di Dio su ogni casa e su ogni abitante della Diocesi. Contate su questo gesto orante, che assume in questi mesi una valenza particolare: vuole dire la sollecitudine, l’amicizia e la preghiera con le quali il Vescovo condivide con tutti i suoi diocesani il tempo della prova».

Perugia, Spoleto, Terni, Città di Castello – Le preghiere dei vescovi nei cimiteri cittadini

Il cardinale Bassetti e il sindaco Romizi in raccoglimento e preghiera per le vittime del “Covd19″. Il presule: «Abbiamo in prima linea, anche per il numero di morti, medici, infermieri, sacerdoti e tutti coloro che prestano un servizio diretto alle persone colpite»
Anche i cipressi del Cimitero monumentale di Perugia, con le cime piegate dal forte vento, si sono “inchinati” nel rispetto della morte, gesto che simbolicamente ha compiuto l’intera città con il raccoglimento di alcuni rappresentanti delle sue Istituzioni civili e religiose all’interno della chiesa cimiteriale, nella mattina del 27 marzo. Un giorno particolare per la Chiesa universale ed italiana. Quest’ultima lo ha chiamato «il Venerdì della misericordia, un venerdì di Quaresima nel quale lo sguardo al Crocifisso invoca la speranza consolante della Risurrezione», affidando a ciascun vescovo «un segno di suffragio e di consolazione» per tutte le vittime della pandemia da “Covid19” e i loro cari, raccogliendosi in preghiera in uno dei cimiteri delle proprie diocesi.
Il cardinale Bassetti ha scelto il monumentale di Perugia, accompagnato dal sindaco Andrea Romizi e dall’assessore Edi Cicchi ed accolto in chiesa dal parroco e dal vice parroco del quartiere di Monteluce don Nicola Allevi e don Giordano Commodi e dal cappellano del vicino “Hospice” don Domenico Lucchiari. Una scelta non casuale perché il Cimitero monumentale del capoluogo umbro potrebbe accogliere, nel suo impianto di cremazione, alcune salme delle persone decedute in Lombardia.
«Un luogo che ci fa sentire ancora più vicini a quanti, a causa di questa pandemia, non hanno potuto portare alcun conforto ai propri congiunti, morti isolati, senza ricevere una carezza e nemmeno i sacramenti». Ha commentato il cardinale Bassetti prima di raccogliersi in preghiera, aggiungendo: «i nostri cimiteri, come le nostre chiese, sono luoghi benedetti. Qui infatti riposano, in attesa della risurrezione, i nostri cari. Purtroppo il mondo intero sta attraversando una crisi epocale, dovuta a questa terribile pandemia. Come in tutte le guerre i primi a cadere sono quelli sul fronte, perché sono i più esposti. Abbiamo in prima linea, anche per il numero di morti, medici, infermieri, sacerdoti e tutti coloro che prestano un servizio diretto alle persone colpite. Io sono convinto che, quanto tutto sarà passato, perché non ci mancherà lo sguardo misericordioso di Dio Padre e l’intercessione della Madre delle Grazie, emergeranno tante figure, che, nell’adempimento eroico del loro dovere, hanno sacrificato la vita sapendo di sacrificarla. Un medico, un infermiere, un sacerdote sanno bene cosa rischiano».
Nell’introdurre la preghiera il cardinale ha detto: «da questa terra santa e benedetta, dal nostro cimitero, si innalzi stamani la nostra preghiera, assieme a quella dei Pastori di tutti le Chiese d’Italia, per quelli che ho appena ricordato e per tutti coloro, sono migliaia nel nostro Paese, che hanno perso la vita e sono stati sepolti senza quei conforti necessari e cristiani che noi riserviamo a tutti i nostri cari».
Al termine il cardinale Bassetti ha ricordato ai pochi presenti e ben distanziati tra loro, che la giornata del 27 marzo ha una duplice valenza, perché oltre al momento di preghiera dei vescovi nei cimiteri delle proprie diocesi, papa Francesco, nel pomeriggio, in Piazza San Pietro vuota, si raccoglierà in preghiera per l’adorazione eucaristica, unendosi spiritualmente a tutti i cristiani che vorranno farlo attraverso i media, concedendo l’indulgenza plenaria e impartendo la benedizione Urbi et orbi.
Il sindaco Andrea Romizi, a margine della preghiera nel Cimitero monumentale, ha commentato la giornata per le vittime del “Coronavirus” promossa dalla Cei. «E’ una iniziativa che abbiamo molto apprezzato, perché ci consente di rivolgere un pensiero come italiani alle migliaia di vittime di questo virus terribile. Stiamo vivendo da diverse settimane una situazione che colpisce un po’ tutti, chi più e chi meno, ma sappiamo cosa vuol dire in particolare per la Lombardia e per altre regione, come la vicina Marche. Anche noi stiamo piangendo i nostri morti e, in molti casi, sono persone che non hanno avuto una carezza, come giustamente ha fatto presente il nostro cardinale. Oggi, con questa preghiera, abbiamo avuto l’occasione di ricordare e di accompagnare spiritualmente i nostri morti». Il primo cittadino di Perugia ha anche detto che «la nostra Amministrazione ha dato la sua disponibilità, in caso di necessità, ai Comuni di Bergamo, Brescia e di altre zone della Lombardia, di accogliere le salme dei loro cittadini per la cremazione nell’impianto del nostro Cimitero monumentale».

SPOLETO
Venerdì 27 marzo 2020 alle ore 15.00 l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza Episcopale Umbra mons. Renato Boccardo si è recato, da solo, in unione con tutti i Vescovi d’Italia, che hanno compiuto lo stesso gesto, al cimitero monumentale di Spoleto per pregare per i defunti a causa del Coronavirus, per tutte quelle persone che sono andate incontro alla morte senza la compagnia e la presenza dei familiari, senza il conforto dei sacramenti. «Noi sappiamo bene – ha affermato il Presule – che Dio va al di là dei sacramenti, raggiunge il cuore degli uomini e accoglie la loro verità e la loro dedizione e dona loro la salvezza. Però li vogliamo accompagnare con la nostra preghiera di suffragio». L’Arcivescovo affiderà alla bontà e alla misericordia del Signore tutti i defunti: quelli del Coronavirus, ma anche quelli che sono sepolti nei cimiteri della Diocesi di Spoleto-Norcia.
Tornando dal cimitero di Spoleto, mons. Boccardo si è fermato presso la Basilica di S. Ponziano: al patrono della Città ha rivolto la preghiera di supplica affinché ci difenda dal male. «Noi veneriamo S. Ponziano – ha detto il Presule – come patrono dal terremoto e gli si attribuisce nella tradizione popolare quella promessa “Spoleto tremerà, ma non crollerà”. E allora chiederò a nome vostro a S. Ponziano di continuare a proteggere Spoleto e quando pensiamo Spoleto pensiamo a tutta la Diocesi».
Il video del momento di preghiera si trova al seguente link: https://youtu.be/73V_4RZRDgc

TERNI
In comunione con tutti Vescovi d’Italia venerdì 27 marzo, il vescovo Piemontese si è recato al Cimitero civico di Terni per un momento di raccoglimento, preghiera e benedizione, “intendendo così affidare al Padre tutti i defunti di questa pandemia, manifestare la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore e ricordando in particolare nella preghiera i defunti del territorio della Diocesi, per i quali non è stato possibile celebrare il funerale”. Con il vescovo hanno pregato il cappellano del cimitero di Terni, padre Mario Lendini, il diacono Daniele Martelli e il sindaco di Terni, Leonardo Latini, che si è unito a questa preghiera a nome proprio e in rappresentanza di tutta la cittadinanza nel gesto di vicinanza a quanti sono nel dolore. La preghiera e cominciata davanti ai cancelli del cimitero, quindi il piccolo corteo è entrato percorrendo il viale principale dove il vescovo ha benedetto le tombe estendendo la benedizione a tutti i defunti lì presenti.
“In questi giorni una tragedia si è abbattuta sull’Italia e sul mondo intero – ha detto il vescovo Piemontese -. Migliaia di persone sono decedute nell’anonimato e senza conforto, tante altre persone non hanno potuto salutare i loro cari, dare loro il conforto religioso e l’ultimo saluto. Noi vogliamo ricordarli tutti indistintamente, uno ad uno, così come sono davanti al Signore. Vogliamo rendere onore alle loro persone, e mi auguro che il Signore voglia dare una carezza a tutti i familiari che hanno perso i loro cari, ai nostri concittadini, agli abitanti della nostra diocesi, come conforto e consolazione, in attesa della resurrezione. Dinanzi le tombe dei nostri defunti, ci troviamo vivi tra i viventi: dalla vittoria di Gesù risorto sulla morte noi riceviamo la speranza che le tombe si apriranno, che nessuno sarà più prigioniero della terra; nel ricordare tutti i nostri cari, noi vogliamo proclamare che c’è una luce oltre le tenebre, che c’è una vita oltre la morte”.

CITTA’ DI CASTELLO
Mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, ha risposto all’invito della Conferenza Episcopale Italiana e si è recato nella mattina odierna al cimitero monumentale di Città di Castello. Nella cappella del cimitero – dove Nemo Sarteanesi ha dipinto i santi ed i tre santuari mariani principali della diocesi tifernate – ha impartito la benedizione su tutti i defunti. Con il tono rotto dall’emozione mons. Cancian ha voluto testimoniare la vicinanza della Chiesa tifernate a tutti coloro che soffrono in questi drammatici momenti. Non ha mancato di rivolgere la seguente riflessione. “Per me (e penso anche per vescovi e preti che sono potuti andare al cimitero) è stata un’esperienza unica, molto commovente. Ho pregato, insieme al parroco della Cattedrale don Alberto Gildoni, in un cimitero senza nessuno, in un silenzio… tombale, sentendo molto vicine innumerevoli persone che, nel mondo, in Italia e anche da noi, rinchiuse nelle loro case, stanno piangendo i loro defunti vittime della pandemia. Dopo aver letto il brano della morte di Gesù in croce e della sua sepoltura, ho detto che solo alla luce della morte in croce di Gesù e della sua risurrezione possiamo cercare di accettare le angoscianti sofferenze di questi giorni. Come sappiamo sono ormai migliaia le persone che ci hanno lasciato, tanti anziani ma anche giovani, perfino medici e infermieri, e chi si stava dedicando completamente agli altri. Persone morte da sole senza conforti umani e nemmeno spirituali. E a casa, isolati, parenti e amici che ancora stanno piangendo. Con in testa quella domanda angosciante: ma perché tutto questo?” “Vescovi e preti d’Italia hanno deciso in questo venerdì di Quaresima di andare al cimitero, purtroppo da soli per motivo di sicurezza. In cimitero a nome di tutti quelli che non ci possono andare a piangere le persone care. Per dare una benedizione a nome di tutta la comunità. Avevo in mente la processione dei mezzi militari che trasportavano centinaia di salme nei vari cimiteri, immagine simbolo della tragedia che stiamo vivendo. Ho cercato di ricordarli tutti, quelli che ho conosciuto e gli altri che mi sono stati notificati, con l’impegno di ricordarli in modo degno appena possibile. Li ho affidati al Padre misericordioso che tiene in mano le nostre sorti, ci vuole bene e metterà fine a questo brutto male. Sia Lui ad abbracciarli e a stringerli al suo cuore, ad accoglierli nella sua dove la gioia non conosce lacrime. E la Pasqua sarà eterna. E a voi carissimi – ha concluso Cancian – che siete con le lacrime negli occhi e il vuoto nel cuore giunga il mio affettuoso abbraccio, le vive condoglianze di tutta la comunità e la benedizione per continuare insieme con fiducia e con coraggio il nostro cammino.” Domani sabato 28 Marzo 2020 alle ore 11.00 presso il Santuario di Santa Maria delle Grazie in via XI Settembre il Vescovo, Monsignor, Domenico Cancian, il parroco Don Andrea Czortek e il sindaco, Luciano Bacchetta, parteciperanno ad una breve cerimonia religiosa per “affidare la protezione del comune alla Beata Vergine Maria Madre della Grazia Divina, patrona di Città di Castello e della Diocesi tifernate”. Un momento di preghiera e raccoglimento che durante il corso della storia si è verificato in occasione di eventi eccezionali di particolare difficoltà come quello che il paese sta vivendo nel fronteggiare l’emergenza del Coronavirus”. Sarà una iniziativa in forma privata a seguito delle note disposizioni previste dal Dpcm del governo che vietano qualsiasi assembramento. L’agenzia stampa del comune in collaborazione con il Servizio Comunicazione della Diocesi tifernate ne darà adeguato riscontro fotografico-video con nota allegata.

Conferenza Episcopale Umbra – indicazioni per le celebrazioni della Settimana Santa al tempo del coronavirus

1. Come è avvenuto per la Quaresima, anche per la Settimana santa ci troveremo a vivere le celebrazioni dentro il dramma del Coronavirus con tutto il suo carico di morte, di sofferenza e di limitazioni pesanti per la vita delle persone, delle famiglie e dell’intera società. Come Pastori, continuiamo ad essere accanto a quanti soffrono per la perdita dei loro cari e per gli effetti più o meno gravi della pandemia, a quanti stanno spendendo ogni forza (anche a rischio della propria vita) accanto ai malati, a quanti si prodigano ad aiutare chi si trova in maggiore difficoltà. In questo momento crediamo che la nostra preghiera, fatta nel chiuso delle nostre case e delle nostre chiese per implorare dal Signore liberazione e salvezza, sia un’arma davvero potente nella lotta contro il male che tutti minaccia.

2. Ci accompagna la tristezza di non poter vivere, come è tradizione del popolo cristiano, le celebrazioni della Settimana santa e soprattutto del Triduo pasquale, che rappresenta la fonte, il centro e il culmine dell’anno liturgico e della vita della Chiesa. Poiché però in questo momento sono a rischio la vita e la salute di tutti, tutti siamo tenuti ad osservare le disposizioni emanate dal Governo per il bene comune.

In questa scelta imposta dalle attuali vicende drammatiche che chiede alle nostre comunità di “digiunare dalle celebrazioni e dall’Eucaristia”, una buona e consolante indicazione ci viene dalla tradizione antica della Chiesa. Fino al V secolo, e ne sono testimoni Ambrogio e Agostino, la Pasqua veniva infatti celebrata con tre giorni di digiuno non solo dal cibo materiale ma anche da quello eucaristico. Non c’era alcuna celebrazione liturgica ed il digiuno aveva un valore liturgico-cultuale “perché lo sposo è stato tolto”: così si commemorava la morte e la sepoltura di Gesù. E poi si riviveva la risurrezione con il cibo pasquale dell’Eucaristia.

3. A seguito degli orientamenti assunti dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e dalla Segreteria Generale della CEI, la nostra Conferenza Episcopale ritiene opportuno fornire alle Chiese umbre le indicazioni che seguono. Nel proporle, ricordiamo che – soprattutto in questi giorni santi – la grazia e il perdono, la salvezza e la speranza, la gioia e la pace che scaturiscono dalla morte-sepoltura-risurrezione del Signore sono presenti nella misura in cui li viviamo nella fede in Gesù, nell’amore per lui e per i fratelli, nella preghiera personale e familiare, nel desiderio di essere raggiunti dalle celebrazioni della Chiesa anche se si svolgono in maniera “privata”, o meglio “riservata”. Il Signore risorto, d’altronde, vive in noi, cammina con noi ed è accanto a noi; e quando potremo comunicare pienamente con lui nell’Eucaristia celebrata insieme alla nostra comunità, la gioia sarà ancora più piena e più grande.

4. Celebreremo dunque “senza popolo” e a “porte chiuse” i riti della Settimana Santa. Laddove sarà possibile, nel rispetto delle norme di igiene e di sicurezza indicate dal Governo, si tenga una sola celebrazione per parrocchia o, meglio ancora, per unità pastorale.

Poiché però le celebrazioni del Triduo pasquale sono tali da richiedere almeno alcuni servizi (di ministeri e di canto), onde evitare che vengano snaturate nel loro significato e nella loro dignità, sembra preferibile ridurle al minimo. La Liturgia delle Ore, d’altra parte, offre da sempre indicazioni preziose anche per la situazione in cui ci troviamo: afferma infatti che quanti non possono partecipare alle Liturgie del Giovedì e Venerdì santo celebrano il Vespro; chi non partecipa alla Veglia pasquale celebra l’Ufficio delle letture.

5. Indicazioni per i sacerdoti:

– Domenica delle Palme: si preveda una distinzione tra la celebrazione in Cattedrale e quella nella chiesa parrocchiale. In Cattedrale si osservi la seconda forma prevista dal Messale Romano, con una processione all’interno della chiesa con rami d’ulivo o di palma. In parrocchia, invece, l’ingresso del Signore in Gerusalemme venga commemorato secondo la terza forma indicata dal Messale. Non è prudente benedire le palme per poi inviarle alle famiglie.

– Messa crismale: il Consiglio Episcopale Permanente offrirà un orientamento unitario, in sintonia con la decisione che il Santo Padre, Primate d’Italia, adotterà per la Diocesi di Roma.

Si ricorda che dopo il Giovedì santo, in caso di vera necessità, ogni presbitero può benedire l’olio per l’Unzione degli infermi (cf Sacramento dell’unzione e cura pastorale degli infermi, Introduzione, nn. 21 e 77bis).

– Giovedì santo, Messa della Cena del Signore: i presbiteri celebrano la messa ricordando l’istituzione dell’Eucaristia e del Ministero sacerdotale, senza il rito della lavanda dei piedi e senza la reposizione dell’Eucaristia: il Santissimo viene custodito nel Tabernacolo.

– Venerdì santo, Azione liturgica della Passione del Signore: si tenga soltanto se ci sono le condizioni necessarie, altrimenti si celebri la Liturgia delle Ore. Il Vescovo può introdurre nella preghiera universale un’intenzione “per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”.

– Veglia pasquale: si tenga soltanto se ci sono le condizioni necessarie, altrimenti si celebri la Liturgia delle Ore. In ogni caso, la celebrazione abbia luogo esclusivamente nelle Cattedrali e chiese parrocchiali; si rinviino i battesimi e si mantenga il rinnovo delle promesse battesimali.

– Giorno di Pasqua: si celebri una sola Messa, come sempre e più di sempre per il popolo.

I Vescovi terranno le celebrazioni pasquali nella chiesa Cattedrale o in altra chiesa adatta; chi vorrà potrà seguirle spiritualmente, dove possibile, attraverso i mezzi di comunicazione della diocesi.

I media della CEI – a partire da Tv2000 e dal Circuito radiofonico InBlu – copriranno tutte le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.

6. Suggerimenti per i fedeli:

– sono invitati a pregare personalmente e in famiglia, meditando le letture bibliche dei giorni della Settimana santa o recitando i misteri dolorosi del Rosario

– per il Venerdì santo: ricordiamo a tutti il digiuno e l’astinenza come segno di penitenza ma anche di unione alla passione del Signore; invitiamo a chiedersi perdono a vicenda; suggeriamo la lettura della passione secondo il vangelo di Giovanni e di trattenersi in preghiera davanti al Crocifisso chiedendo perdono per i peccati, unendo la propria sofferenza e quella di tutti gli uomini alla passione di Gesù

– per il Sabato santo: suggeriamo ancora il digiuno e l’astinenza (facoltativi); proponiamo la preghiera del Rosario pensando a Maria che attende la risurrezione del suo Figlio; invitiamo a pregare, nella speranza della risurrezione, per i defunti a causa del Coronavirus e per la consolazione di quanti hanno perso le persone care

– per il giorno di Pasqua: suggeriamo al mattino la recita del Credo nel ricordo del battesimo, nostra prima pasqua, e il canto dell’alleluia; prima del pranzo la famiglia è invitata a pregare e a benedire la mensa pasquale con la recita del Padre nostro, che esprime la gioia e la fiducia di essere figli di Dio a motivo di Gesù morto e risorto; nel pomeriggio sarà bello leggere insieme quanto avvenne la sera di Pasqua ai due discepoli di Emmaus (Luca 24, 13-35), che ritrovarono la gioia e la speranza nell’incontro con Gesù risorto. Anche noi abbiamo bisogno di dire a Gesù: «Resta con noi, Signore, perché si fa sera».

Si ricorda che in caso di estrema necessità l’atto di dolore perfetto, accompagnato dall’intenzione di ricevere il sacramento della Penitenza, da se stesso comporta immediatamente la riconciliazione con Dio. Se si verifica l’impossibilità di accostarsi al sacramento della Penitenza, anche il votum sacramenti, ovvero, anche il solo desiderio di ricevere a suo tempo l’assoluzione sacramentale, accompagnata da una preghiera di pentimento (il “Confesso a Dio onnipotente”, l’Atto di dolore, l’invocazione “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo abbi pietà di me”) comporta il perdono dei peccati, anche gravi, commessi. (cfr. Concilio di Trento, Sess. XIV, Doctrina de Sacramento Pænitentiæ, 4 [DH 1677]; Congregazione per la Dottrina delle Fede, Nota del 25 novembre 1989; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1451-1452).

A tutti e a ciascuno un saluto e un augurio di pace e benedizione: il Signore Gesù, che con la sua croce ha redento il mondo e con la sua risurrezione ci ha ridato la vita, effonda sulle nostre Chiese abbondanza di luce, forza e consolazione.

Assisi, 25 marzo 2020

+ Renato Boccardo
Arcivescovo di Spoleto-Norcia
Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Ceu indicazioni celebrazioni Pasqua

Perugia civile e religiosa nell’«universalità della preghiera contro la pandemia del virus». Arcivescovo e sindaco in cattedrale (25 marzo) e al cimitero monumentale (27 marzo)

Anche Perugia fa suo l’invito di papa Francesco rivolto a tutti i capi delle Chiese e a tutti i credenti delle varie confessioni cristiane del mondo, quello di raccogliersi in preghiera, recitando il Padre Nostro, mercoledì 25 marzo, a mezzogiorno, solennità dell’Annunciazione del Signore, per chiedere l’intercessione dell’Altissimo nell’aiutare l’umanità a contrastare la pandemia da “Coronavirus”. Il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e il sindaco Andrea Romizi, il 25 marzo, alle ore 12, saranno insieme nella cattedrale di San Lorenzo per unirsi spiritualmente al Santo Padre. Il cardinale esorta tutta la comunità diocesana a raccogliersi in preghiera in ogni casa, affinché tutti si uniscano al Papa in questa «universalità della preghiera contro la pandemia del virus», come titola oggi L’Osservatore Romano.

Inizio “Novena alla Madonna della Grazia”.

Sempre il 25 marzo, alle ore 18.30, dalla cattedrale avrà inizio una “Novena alla Madonna della Grazia per chiedere la fine della pandemia”, guidata dall’arciprete mons. Fausto Sciurpa, trasmessa da Umbria Radio InBlu (in replica alle ore 21) e sui social media ecclesiali (Youtube: @lavocepg; Facebook: @umbriaradioinblu e @chiesainumbria). La “Novena”, voluta dal cardinale Bassetti, è occasione per pregare in un momento di dura prova, vissuta anche come preparazione all’imminente Settimana Santa: Passione, Morte e Risurrezione del Signore, che il mondo cristiano si appresta a vivere nel tempo del “Coronavirus”.

Novena alla Madonna della Grazia per chiedere la fine della pandemia

25 marzo 2020. Dalla Cattedrale di San Lorenzo di Perugia – primo giorno #chiciseparera

Pubblicato da Chiesa in Umbria su Mercoledì 25 marzo 2020

 

In ricordo di tutte le vittime.

Venerdì 27 marzo, alle ore 11, il cardinale Bassetti si recherà al cimitero monumentale di Perugia per pregare per tutte le vittime di questa pandemia. Un gesto vissuto in comunione spirituale con tutti i vescovi d’Italia, che sarà compiuto da ciascun pastore, su indicazione della Cei, in questa giornata. Ad accogliere il cardinale, davanti alla chiesa interna del cimitero, sarà il sindaco Romizi la cui presenza testimonia la vicinanza dell’intera città capoluogo alle famiglie perugine ed umbre che hanno perso i propri cari a causa di questa pandemia.

Benedizione Urbi et Orbi.

Il cardinale Bassetti, sempre il 27 marzo, invita le famiglie dell’Archidiocesi a seguire, attraverso i media della Santa Sede e della CEI (www.vaticannews.it e TV 2000), la preghiera di papa Francesco, sul sagrato della Basilica di San Pietro, venerdì pomeriggio, alle ore 18. L’intenzione di preghiera è la medesima di quella del 25 marzo e coinvolge nuovamente tutti i cristiani del mondo. Al termine il Papa darà la benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

Spoleto: benedizione alla Città e alla Diocesi con la Santissima Icone nel tempo del Coronavirus. La preghiera di mons. Boccardo alla Vergine: «In questi giorni un virus insidioso ci spaventa come un mostro invincibile che attenta alla nostra vita e alla nostra pace: implora per noi il tuo figlio Gesù, che ha curato, consolato e anche guarito quanti erano feriti nel corpo e nello spirito»

Papa Francesco nell’Angelus di domenica scorsa ha invitato per mercoledì 25 marzo 2020 alle ore 12.00, in questi giorni di prova in cui l’umanità trema per la minaccia del Coronavirus, «tutti i Capi della Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera del Padre Nostro». L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra ha presieduto la preghiera del Padre Nostro, seguita dalla recita dell’Angelus, sul Sagrato della Basilica Cattedrale di Spoleto. Col Presule c’erano: il Vicario Generale mons. Luigi Piccioli, il rettore della Cattedrale don Sem Fioretti, il parroco dei Santi Pietro e Paolo don Edoardo Rossi e il sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis, in rappresentanza dell’intera Città.

Al termine mons. Boccardo ha benedetto la Città di Spoleto e l’intera Archidiocesi con la Santissima Icone, conservata e venerata nel Duomo, donata da Federico Barbarossa in segno di pace e riconciliazione nel 1185.

«Alla Santissima Icone – ha detto l’Arcivescovo – vogliamo affidare le nostre preoccupazioni di questi giorni e le nostre speranze; le chiediamo di pregare con noi e per noi e di domandare al suo figlio Gesù la liberazione dal male. Lei che è avvocata, consolatrice e salute degli infermi ottenga per tutti il dono della pace del cuore, ci insegni ad essere solidali a quanti sono nella sofferenza e nel dolore. Santa Maria, Madre di Dio, ci stringiamo attorno alla tua Santissima Icone, cerchiamo rifugio sotto la tua protezione materna e imploriamo la tua intercessione di fronte agli assalti del male. In questi giorni un virus insidioso ci spaventa come un mostro invincibile che attenta alla nostra vita e alla nostra pace: implora per noi il tuo figlio Gesù, che ha curato, consolato e anche guarito quanti erano feriti nel corpo e nello spirito, sempre li ha liberati dalla paura. Venga ancora tra noi e ci difenda da ogni male, conforti quanti sono nella sofferenza e nel dolore, sostenga quanti si pongono al servizio dei fratelli. Santa Maria, fa che le tenebre non prevalgano sulla luce; a te consegniamo il nostro cammino o Clemente, o Pia o Dolce Vergine Maria».

Si può vedere il video di questo momento di preghiera nel canale YouTube della Diocesi al link https://www.youtube.com/watch?v=-q7ptU2n0hQ, nella pagina Facebook @archidiocesispoletonorcia e nel sito www.spoletonorcia.it.