La lettera quaresimale del cardinale Gualtiero Bassetti alla comunità diocesana. “Lo spirito della Quaresima. Una vita tentata – una vita purificata – il deserto della Spirito”

“Lo spirito della Quaresima” è il titolo della lettera del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, inviata alla sua comunità diocesana il cui testo integrale è scaricabile dal 25 febbraio sul sito dell’Archidiocesi, al link: https://bit.ly/3bysziS . Si tratta, come scrive il cardinale, di «una breve catechesi sul significato della Quaresima, particolarmente durante questo tempo di pandemia, che sta provando a fondo tante persone». Tre i concetti sui quali si concentra la riflessione del presule, riportati come sottotitolo della lettera: “Una vita tentata – una vita purificata – il deserto della Spirito”. Il cardinale rivolge, all’inizio della lettera, «una particolare raccomandazione ai sacerdoti di leggerla e approfondirla, possibilmente coi catechisti, gli animatori parrocchiali e tutti coloro che saranno disponibili. Penso che questa breve catechesi, senza nessuna pretesa – scrive –, possa essere utile anche per i monasteri e le case dei religiosi».

La tentazione condizione normale. Soffermandosi sul primo concetto, Bassetti sottolinea che «la Quaresima è un tempo di sosta, che ci porta a vivere e ad approfondire la nostra esperienza di fede. La Chiesa ci presenta, nella prima domenica, il brano evangelico delle tentazioni di Gesù, secondo l’evangelista Marco: “Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana”. La tentazione non esula dalla volontà di Dio, perché lo Spirito sospinse Gesù nel deserto. Essa è quindi condizione normale, non solo dell’uomo, ma anche del cristiano. Tutta una letteratura edificante, ma a mio avviso non illuminata, ha posto la questione della tentazione quasi si trattasse di angoscia. È una posizione sbagliata: le cose non stanno così».

La fede un’esperienza tentata. «La tentazione come lotta, come combattimento, fa parte dell’esperienza umana e cristiana. Per questo Gesù all’inizio della vita pubblica, e non solo, l’ha sperimentata. Potremmo domandarci: perché ha fatto questa esperienza se, in fondo, alla tentazione non poteva soccombere? Penso che il motivo sia semplice: Gesù si è posto in tutto come misura e modello della vita del cristiano. E questo esprime anche la prima verità che vuole sempre ricordarci la Quaresima: la fede è, necessariamente, provata. Direi anzi: se non è tentata, non è fede. Così ci dice con chiarezza la Parola di Dio. Qualcuno potrebbe domandarsi: perché la fede è un’esperienza tentata? Risponderei così: a causa del nostro limite. Difficilmente scopriremmo il nostro limite, il nostro peccato, la nostra fragilità se non ci sentissimo messi a prova. È la prova che ti fa scoprire il tuo limite, la tua povertà, la tua insufficienza, il tuo bisogno degli altri e, soprattutto, il tuo bisogno di Dio».

Società in cui predomina il neo-illuminismo. «Cari amici, senza questa prospettiva di fede provata, tutti rischieremmo di non saper distinguere fra la luce e le tenebre, il vero e il falso, il bene e il male, e quindi non maturerebbe mai in noi un vero processo di libertà. Purtroppo viviamo in una società in cui predomina il neo-illuminismo, cioè la pretesa di risolvere tutti i problemi con la ragione e ciò che la ragione può, quindi con la scienza e con la tecnica; e chi non si adegua a tale pensiero è considerato un arretrato, un incolto, se non addirittura un irresponsabile».

Il Mistero oltre la nostra ragione. «Possiamo davvero vincere tutto? Il Vangelo, che, oltre a esser vero, è un messaggio di saggezza, ci ammonisce chiaramente: chi si regge in piedi stia attento a non cadere. La fede, trattando qualcosa che va ben oltre la nostra ragione – il Mistero – ci spinge sempre oltre. “Duc in altum!”: vai al largo, supera il limite del tuo modo di vedere e di pensare, ci dice Gesù. La fede non è un’evidenza, non è un’emozione e nemmeno un sentimento. Purtroppo, quanta confusione alberga anche nella mente e nel cuore di tante persone buone che vanno in chiesa! La fede è “oscura” perché ci trascende, ma è la cosa più grande e meravigliosa perché è il “mistero”, indica che la nostra vita va ben oltre le nostre aspirazioni ed esigenze umane. E in questo senso siamo tutti sotto lo stesso tetto: vescovi, sacerdoti, consacrati, famiglie, parrocchie».

La Chiesa soffre attacchi e persecuzioni. Il cardinale prosegue la sua riflessione nel ribadire che vede «serpeggiare fra noi una mentalità di acquiescenza, che non riflette l’essenza del vivere cristiano, che è sempre un cammino fra le prove. Da altre parti, la Chiesa soffre attacchi e persecuzioni, e non ci sono mai stati tanti martiri come al momento presente. La prova, la tentazione, è la garanzia che Dio c’è, ci tiene per mano e ci porta sempre su ali d’aquila».

Il culto di un cuore umile, sincero e schietto. Nel soffermarsi sul secondo concetto, Bassetti evidenzia che «la Quaresima ci ripresenta il tema di una vita purificata. È proprio la strada della purificazione la via diversa su cui noi dobbiamo intraprendere il nostro cammino… E’ importante il tempo quaresimale nel mistero dell’anno liturgico, perché ci riporta al cuore e alla mente la base dell’itinerario cristiano. Se non si coglie questa verità, potremmo fare anche un’accozzaglia di pratiche di pietà, ma non saremmo accetti al Signore: eserciteremmo un culto sterile ed inefficace. Il culto cristiano, come ci richiama continuamente Papa Francesco, è il culto di un cuore umile, sincero e schietto. In una parola, il culto di chi non vive più per sé, ma per amore. In Italia ci sono migliaia di Sante Messe nel giorno del Signore, ma purtroppo le cose, nella mentalità dei credenti, cambiano poco».

Restaurare la vita del battesimo. «Cosa dobbiamo fare? C’è chi si accontenta e dice: “Ringraziamo il Signore che un certo numero di persone continua a venire in chiesa”. Risposta buona; ma sarebbe il caso di domandarci: “Perché vengono? Come vengono? Cosa cambia di fatto nella vita?”. La Quaresima, coi suoi ritmi e le sue cadenze, potrebbe diventare un vero itinerario battesimale, un cammino paziente che ci orienta in un cambiamento di mentalità e di vita. Anche il ritorno al Sacramento della Penitenza, nelle forme più adatte e consentite, più che un impegno devozionale, dovrebbe essere un riferimento battesimale. Infatti, si tratta di restaurare la vita del battesimo che abbiamo interrotto o che va debitamente recuperata. Ma il compimento della purificazione quaresimale ha un obiettivo specifico: la carità, intesa come Agape».

La vera penitenza cristiana è amare. «Cos’è, allora, cambiare vita? Passare dall’amore di sé all’amore di Dio e degli altri. Passare dall’egoismo alla carità. Tutti i testi biblici che parlano della penitenza culminano sempre in questo richiamo: l’aiuto ai fratelli, il soccorso al prossimo. Dunque, la vera penitenza cristiana è amare. Perché amare è perdere sé. La vera penitenza cristiana non è “fare”, neppure compiere le “opere”, se non c’è l’amore. La vera penitenza è trasporre noi, da noi agli altri. La vera penitenza cristiana è questo mutamento di luogo. Il nostro luogo non è più il nostro io, ma l’io dell’altro nell’io di Dio».

Senza la carità. Al tal proposito l’invito del cardinale «a rileggere, dal capitolo XIII della lettera ai Corinti di san Paolo, l’inno alla carità. E questo vale per tutti. Se in una comunità religiosa, in un seminario, in una famiglia, nella parrocchia, non c’è la carità, quello che si fa non serve a nulla. Questo vale nel matrimonio, fra marito e moglie, nel rapporto con i figli: il ricominciare, il tentare sempre di avere fiducia, la pazienza di un amore che traspone il proprio io nell’altro. Questo vale in ogni ambito della vita cristiana. Quando diciamo: “Dobbiamo difendere il matrimonio, la famiglia!”, che significato ha, se manca tutto questo?».

Quaresima, tempo dell’ascolto. Illustrando il terzo concetto, Bassetti scrive che «la Quaresima ci richiama al deserto dello Spirito. Cosa vuol dire? Prima di tutto, il deserto dell’ascolto. La Quaresima è il tempo privilegiato in cui Dio si rivolge a noi mediante la sua Parola ed entra in dialogo con le sue creature. Dio parla a tutti. Se uno non lo sente, è perché ha l’orecchio tanto duro che non ode più la voce di Dio, la voce del Signore, la voce di Gesù. Non ascoltare la voce di Gesù, il suo Vangelo, vuol dire smarrire completamente la strada. Il Signore, come dice il profeta Osea, vuol tornare a parlare al nostro cuore, vuole entrare in comunione con noi, per esprimerci tutta la sua tenerezza».

Far fiorire il deserto interiore. «Gesù parla della necessità di pregare sempre e non cessare mai. Ciò significa che c’è in tutti noi questa attitudine contemplativa. Anche durante le nostre occupazioni, è possibile un continuo colloquio d’amore col Signore. È in questo modo che potrà far fiorire anche il deserto che è dentro di noi».

La vittoria sulla morte e sul peccato. «Concludo questa piccola catechesi riepilogando i tre concetti che mi stanno a cuore. Quaresima: una fede tentata, una vita purificata, il deserto dello Spirito. Tutto questo, naturalmente, nella prospettiva pasquale…», che è «la risoluzione definitiva, da parte del Padre e dello Spirito Santo, della nostra vita. Se entreremo in questa dimensione, che deve essere continua, saremo dei veri credenti, e testimonieremo il senso pasquale della vita, cioè quella vittoria sulla morte e sul peccato che già opera in noi. E così il deserto amaro e triste di questo mondo – conclude il cardinale Bassetti – diventerà luminoso perché il Signore è risorto».

Lettera cardinale Bassetti per la Quaresima 2021 (scarica pdf)

Invito dei Vescovi umbri ai politici alla collaborazione sincera e cordiale per la promozione e il servizio del bene comune. Domenica 14 marzo giornata di preghiera in tutte le diocesi umbre per la liberazione dalla pandemia

I Vescovi dell’Umbria, riuniti in sessione ordinaria della Conferenza Episcopale, lo scorso fine settimana, si sono confrontati sulla grave situazione pandemica che oggi, come in tutta Italia e in gran parte del mondo, sta coinvolgendo acutamente la nostra regione.

Esprimono viva solidarietà e vicinanza a quanti stanno affrontando condizioni fortemente critiche dal punto di vista sanitario e ai tanti che sono giustamente preoccupati per la propria prospettiva economica e lavorativa.
Manifestano apprezzamento e gratitudine a quanti, nelle strutture sanitarie e ai diversi livelli della Caritas e del volontariato, si stanno prodigando con grande generosità e competenza.

Implorano fiduciosi dal Dio della misericordia la protezione e la liberazione da ogni male: a tal fine, ad ideale coronamento delle “24 ore per il Signore”, indicono per domenica 14 marzo p.v., IV di Quaresima, una giornata di preghiera in tutte le diocesi umbre. Ogni comunità parrocchiale saprà individuare le modalità più opportune per dare voce a questa corale intercessione.

Chiedono alla politica nazionale e regionale di accelerare i processi decisionali circa i vaccini e i percorsi terapeutici, addivenendo a scelte oculate e tempestive attente alle necessità di tutti, con particolare attenzione ai più deboli per età e fragilità – pensiamo specialmente alle case per anziani e agli istituti per disabili. È necessario e urgente che la politica ritrovi la sua anima migliore, superando interessi di parte, in una dinamica di collaborazione sincera e cordiale per la promozione e il servizio del bene comune.

“Bilancio 8xMille” 2019 delle Diocesi dell’Umbria e dell’aiuto economico 2020 della Cei nel tempo della pandemia. Tra gli intervenuti il cardinale Bassetti e il vescovo di Gubbio Paolucci Bedini, delegato Ceu per il Sovvenire

«E’ importante questo convegno per approfondire tutte le tematiche dell’8XMille, in particolare come vengono spesi i soldi della Chiesa, ma anche per confrontarci fra le varie diocesi. Quest’anno l’8XMille è stato usato, nella carità, per venire incontro, soprattutto, a quelle situazioni così complesse, anche per le famiglie, che la pandemia ha creato”. Lo ha sottolineato il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nel suo video messaggio trasmesso in apertura dell’incontro di presentazione del “Bilancio 8xMille” delle otto Diocesi dell’Umbria, pubblicato in un unico fascicolo dal titolo: “8xmille – Soldi spesi bene!”, a cura del Sovvenire dell’Umbria, tenutosi nella mattinata del 20 febbraio.

Lo scopo. “L’8XMille è una realtà molto significativa per la nostra Chiesa – ha proseguito il cardinale –, si tratta di poco più di un miliardo che riceviamo annualmente a livello nazionale dallo Stato. I soldi che la Chiesa riceve devono servire per l’annuncio del Vangelo e per la Carità, non hanno altro scopo. Con l’8XMille cerchiamo di sovvenire a tantissime necessità, soprattutto in questo tempo di pandemia, potenziando le opere delle nostre Caritas per venire incontro alle famiglie povere e alle situazioni di totale disagio in costante aumento. L’8XMille – ha concluso Bassetti – serve anche per la conservazione e la tutela dei beni culturali ed ambientali, come la ristrutturazione di chiese e di altri complessi storico-artistici ecclesiali, oltre per il servizio pastorale rivolto alla gente”.

Risposta a tante emergenze. All’incontro, che si è svolto in video conferenza, è intervenuto il vescovo di Gubbio mons. Luciano Paolucci Bedini, delegato Ceu per il Sovvenire, che ha evidenziato l’«importante segno della fiducia e dell’affezione del popolo, credente e non solo, verso la presenza della Chiesa cattolica», segno che, ha aggiunto il presule, «si è trasformato ancora una volta in concreta risposta a tante emergenze dei nostri paesi e delle nostre città».

Tanti frutti. «Anche in questo anno “sospeso” – ha sottolineato mons. Paolucci Bedini –, apparentemente caratterizzato da chiusure e riduzioni delle iniziative e delle attività, rendiamo conto delle molteplici risorse di cui, attraverso l’8xMille ricevuto dalla Chiesa italiana, ogni territorio e ogni comunità hanno potuto beneficiare. Ed è sotto gli occhi di tutti come una risorsa scelta e indicata da molti, ripartita con equilibrio e responsabilità, possa produrre ogni anno tali e tanti frutti perché arricchita e moltiplicata dal coinvolgimento volontario di tanti fratelli e sorelle, a favore di tutti».

Tutto è Carità. Collegandosi con quanto detto dal cardinale Bassetti, mons. Paolucci Bedini ha rilevato che «nella Chiesa tutto è Carità, laddove la Carità è lo sguardo vero che la comunità ecclesiale ha sulla sua storia, sulla storia del mondo. E’ Carità anche quando si apre un nuovo oratorio, si soccorre una missione all’estero, si inaugura una fattoria sociale che offre lavoro ma anche rifugio a chi non trova casa, si soccorrono le famiglie nei loro bisogni educativi e sanitari».

Generare il bene. L’incontro, coordinato dal responsabile regionale del Sovvenire, il diacono Giovanni Lolli, ha visto la partecipazione di diversi referenti diocesani e parrocchiali umbri, e gli interventi del responsabile nazionale Massimo Monzio Compagnoni, che ha aggiornato i partecipanti sulla situazione italiana, e del direttore della Caritas diocesana di Perugia don Marco Briziarelli. Quest’ultimo ha ricordato l’importante sostegno dell’8XMille nella creazione di opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani, e nell’aiutare le famiglie in difficoltà nel fare la spesa, attraverso gli “Empori della Solidarietà”, nel pagare l’affitto e le utenze domestiche, che nella sola Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve sono oltre 1.500 e in buona parte italiane. «L’8XMille, al di là dell’aiuto economico – ha commentato don Briziarelli – è una possibilità di educare alla Carità, perché ci mette nella condizione di pensare, di studiare nuove strade di sostegno alla relazione e alla socialità. L’educazione alla Carità, grazie anche all’8XMille, muove i giovani, genera bene».

Il bilancio annuale dell’8XMille mostra come, in Umbria, siano stati spesi i suoi fondi nel 2019, ammontanti a 24.056.003,14 di euro, circa 2,32 milioni in più rispetto al 2018; l’importo più consistente è dovuto essenzialmente ai maggiori fondi per l’edilizia di culto legato alla realizzazione di importanti opere nelle diocesi, altri fondi per attività caritative, in particolare sostegni in beni materiali e valori sociali.

Nelle varie voci che compongono il bilancio 8XMille (Culto e Pastorale, Carità, Sostentamento Clero, Edilizia di Culto e Beni culturali), nel 2019, sono stati assegnati alle Diocesi umbre contributi pari a 3.839.585,87 euro per la carità; 8.576.909,59 euro per il sostegno dei sacerdoti, 7.655.991,30 euro per l’edilizia di culto, 3.983.516,38 euro per il culto e la pastorale.

Tutti i dati regionali e diocesani sono disponibili sul sito: www.sovvenire-umbria.it

Nel documento, il bilancio di ogni Diocesi è accompagnato da una breve scheda illustrativa di un’opera segno realizzata nell’anno sia con una foto e un breve testo, che con un link ad un breve video raccontate anche attraverso dei video visionabili sul sito web del Sovvenire umbro realizzati dalle redazioni giornalistiche de La Voce e Umbria Radio InBlu dirette da Daniele Morini che è intervenuto all’incontro.

Interessanti i progetti illustrati per ciascuna delle otto Diocesi della regione: Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, il progetto della nuova chiesa per la comunità di Bastia Umbra; Città di Castello, il progetto di sostegno alimentare della mensa diocesana intensificato in questo periodo di pandemia; Foligno, il progetto della casa per detenuti senza fissa dimora; Gubbio, il progetto della fattoria solidale; Orvieto-Todi, per il rinnovamento e sicurezza degli spazi dell’Oratorio del complesso del seminario vescovile; Perugia-Città della Pieve, il progetto degli empori solidali in aiuto alle famiglie in crisi per il Covid; Spoleto-Norcia, il progetto di contrasto alla povertà lavorativa Jobsmap: itinerari di orientamento al lavoro; Terni-Narni-Amelia, il progetto dell’ospedale della solidarietà per i bambini malati dell’Albania.

L’opuscolo “8xmille – Soldi spesi bene!” documenta anche, ha precisato il responsabile regionale del Sovvenire, «come, sin dal marzo 2020, si sono attivate nelle otto Diocesi dell’Umbria moltissime iniziative: interventi finanziari per le famiglie, centri di accoglienza, sostegno alimentare, quasi in una gara di solidarietà per contrastare ai danni provocati dalla pandemia».

IL DOCUMENTO “8xMILLE SOLDI SPESI BENE!” PDF DA SCARICARE

SALUTO CARD. GUALTIERO BASSETTI

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VIDEO CARITAS PERUGIA

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VIDEO CARITAS FOLIGNO

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Perugia – celebrato il Mercoledì delle Ceneri. Il cardinale Bassetti nella chiesa dell’Università: «Il cristiano ha sempre motivo per restare in piedi anche se c’è la pandemia».

«Domani (oggi per chi legge, ndr) è una giornata molto significativa per la nostra Università degli Studi, perché la Facoltà di Medicina compie 700 anni; era il 18 febbraio 1321 quando papa Giovanni XXII emanò una bolla in cui in Perugia veniva istituita questa Facoltà. All’epoca c’era la peste e alcuni medici, come è successo in questa pandemia, sono morti». A dirlo è stato il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, a conclusione della celebrazione eucaristica del Mercoledì delle Ceneri, nella serata del 17 febbraio, nella chiesa dell’Università; celebrazione animata dalla Pastorale universitaria guidata da don Riccardo Pascolini, cappellano del luogo di culto situato nello storico complesso del Rettorato dell’Ateneo, un tempo monastero olivetano concesso da papa Pio VII a sede dell’Università.

La bolla e la vicinanza di papa Francesco. «Questo centenario è molto significativo – ha proseguito il cardinale –, perché la Facoltà di Medicina di Perugia è tra le più antiche d’Europa. Purtroppo la bellezza dell’evento è offuscata dalla difficile situazione sanitaria in cui ci troviamo. Papa Francesco, per questo importante anniversario, ha redatto un’altra bolla in cui esprime la sua vicinanza a tutto il mondo accademico e ospedaliero della nostra città per i sacrifici affrontati in questo periodo di pandemia».

Il ritorno nella chiesa dell’Università. Il cardinale Bassetti, nell’introdurre la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, rivolgendosi agli universitari presenti (nel numero consentito delle norme sanitarie per prevenire il contagio da Covid-19), non ha nascosto la sua emozione nel fare ingresso in quel luogo di culto dopo la sua malattia a seguito del virus. «Voglio esprimervi la gioia di essere ritornato tra voi – ha esordito il presule –. Mi sta succedendo da due mesi un fatto strano: tutte le volte che ritorno in una parrocchia o in una comunità, come questa sera qui con voi, è come se fossi arrivato per la prima volta, è come se la mia vita fosse rinnovata… Per questo, tutte le volte che celebro, ringrazio il Signore per aver avuto misericordia nei miei confronti, ma ringrazio anche tutte le comunità, perché ho saputo, anche attraverso i social, che nel periodo della mia malattia in tanti hanno pregato per la mia guarigione».

La preghiera ha funzionato. E con tono scherzoso ha poi aggiunto: «avete anche pregato bene, perché la preghiera ha funzionato… Ho saputo che alcuni di voi sono andati a piedi in preghiera, per me, da Perugia ad Assisi. Un pellegrinaggio che io non sarei ancora capace di fare, che ho compiuto con dei giovani alcuni anni fa per chiedere al Signore, attraverso l’intercessione del Poverello, il dono delle vocazioni per la nostra Chiesa». Rivolgendosi ai sacerdoti, Bassetti ha detto: «Dovremo riprendere i pellegrinaggi vocazionali anche perché stiamo un pochino in calo con le vocazioni».

Ritornare a Dio. Nell’omelia, soffermandosi sul Vangelo del giorno, il cardinale ha evidenziato: «Oggi inizia la Quaresima e la liturgia ripete l’invito del profeta Gioele: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti”. La conversione è la prima opera del cuore, ma cosa significa “tornare a Dio?” Vuol dire comprendere il senso giusto della vita e intraprendere un viaggio di ritorno a Lui. Fra poco ci verrà incontro l’antico e austero segno delle ceneri e il sacerdote dirà: “Ricordati che sei polvere ed in polvere ritornerai”. Questa è la verità della nostra vita: siamo deboli e fragili».

Una fragilità immensa. «Queste fragilità le stiamo sperimentando anche nella nostra comunità nazionale e internazionale, una fragilità immensa causata dalla pandemia del Coronavirus, che non sta, purtroppo, risparmiando nessuno e che tanto abbatte le persone anche sul piano psicologico e sul piano spirituale. Siamo fragili e la cenere sul capo ci ricorda la nostra debolezza e abbassa un pochino quell’orgoglio che cerca sempre di emergere nella nostra vita. Siamo fragili, ma dobbiamo prendere sempre più coscienza che siamo amati da Dio e la nostra fragilità è scelta da Lui per realizzare il suo più grande progetto d’amore, che parte quasi dalla nostra inconsistenza».

La missione di essere sentinelle. «Noi cristiani siamo chiamati a essere sentinelle di pace e di riconciliazione nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo. E’ questa la nostra missione e occorre vigilare, affinché le nostre coscienze non cedano alla tentazione dell’egoismo, della menzogna e della violenza».

Non vinca il sonno della rassegnazione… «Il digiuno e la preghiera ci rendono sentinelle attente e vigili, perché non vinca in noi il sonno della rassegnazione che fa ritenere i conflitti quasi inevitabili; perché non vinca il sonno dell’acquiescenza al male, che continua a opprimere il mondo, perché sia sconfitto, in radice, il sonno di quella pigrizia che ci fa ripiegare su noi stessi e sui nostri interessi».

Una ascesi importante, un atto di grande carità. Il cardinale, avviandosi alla conclusione, ha ricordato quanto da lui detto in una recente intervista in cui gli si chiedeva cosa si deve fare in questa Quaresima segnata dalla pandemia: «Se noi accettiamo tutti i sacrifici, tutte le regole che ci vengono richieste – ha risposto Bassetti –, anche questo doverci privare di ogni gesto di affetto, di amicizia nei confronti degli altri, che ascesi importante noi abbiamo già messo in pratica. E se questo lo facciamo anche per il rispetto della nostra salute e per solidarietà verso tutti, diventa al tempo stesso anche un atto di grande carità. Viviamo con impegno da uomini e da donne, stando in piedi. Il cristiano ha sempre motivo per restare in piedi anche se c’è la pandemia».

Spoleto – Mercoledì delle Ceneri. Mons. Boccardo: «Digiuniamo dall’essere ripiegati sui telefonini per alzare lo sguardo verso chi ci sta accanto e ricominciare a comunicare con la parola più che con gli sms o in chat; digiuniamo dalla troppe parole (soprattutto dai giudizi) per vivere gesti concreti di carità»

«La Quaresima è il tempo della “lotta spirituale” per vivere il mistero pasquale, per vincere con Gesù il nostro “io” e lasciarci trasfigurare dal suo amore». Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo si è rivolto ai fedeli nell’omelia pronunciata nel Duomo di Spoleto durante la Messa nel Mercoledì delle Ceneri (17 febbraio 2021). Con questa celebrazione la Chiesa entra nel tempo della Quaresima, il tempo forte che prepara alla Pasqua, culmine dell’anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Con il Presule hanno concelebrato don Bruno Molinari parroco di Santa Maria nella Cattedrale, di S. Gregorio e dei Santi Pietro e Paolo e padre Gregorio Cibwabwa Lwaba Mambezi, OAD, vicario parrocchiale di Santa Rita. Il servizio all’altare è stato curato da alcuni ministranti, coordinati da don Pier Luigi Morlino, cerimoniere arcivescovile. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania di Santa Maria, diretta da Beatrice Bernardini. Durante la celebrazione sono state benedette le Ceneri e imposte poi sul capo di ogni fedele. L’Arcivescovo le ha ricevute da don Bruno Molinari. La celebrazione delle Ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.

Nel tempo della Quaresima la Chiesa propone un cammino di digiuno, carità e preghiera. Nell’omelia mons. Boccardo si è soffermato particolarmente sul digiuno. «È una preziosa occasione per ritrovare il senso della vita, per gustare l’incontro col Signore, per vivere in uno stile fraterno. In concreto, non si tratta semplicemente di non mangiare qualche cibo (esempio la carne il venerdì), oppure digiunare qualche giorno alla settimana, ma di riscoprire il senso vero del digiuno nel tempo che viviamo. Il digiuno, infatti nella tradizione biblica è una via privilegiata per un rapporto autentico con Dio e con gli altri. E trova senso se legato alla preghiera e alla carità: si digiuna per la preghiera; e il frutto del digiuno è sempre la carità». L’Arcivescovo ha proposto ai fedeli presenti di vivere in maniera creativa e concreta il digiuno: «Digiuniamo – ha detto – dalla dispersione della vita per vivere l’incontro con il Signore nella preghiera; digiuniamo dall’essere ripiegati sui telefonini per alzare lo sguardo verso chi ci sta accanto e ricominciare a comunicare con la parola più che con gli sms o in chat; digiuniamo dalla troppe parole (soprattutto dai giudizi) per vivere gesti concreti di carità; digiuniamo dall’essere ripiegati sul nostro “io” per prenderci cura di chi il Signore ci fa incontrare; digiuniamo dai vizi per riscoprire la bellezza delle virtù».

Poi, l’appello di mons. Boccardo a far sì che questo tempo di sofferenza ancora caratterizzato dal diffondersi del Covid-19 sia offerto nella fede affinché diventi occasione di maturazione umana e cristiana: «Quando tutto vacilla – ha detto – si scoprono le cose veramente preziose, quelle che non crollano e sulle quali appoggiare la vita come su un fondamento solido. Si scopre il valore dell’unità familiare, dell’innocenza dei bambini, della vitalità dei giovani, della sapienza degli anziani. Si scopre il valore della preghiera in famiglia e l’importanza della presenza di Dio in mezzo a noi».

San Valentino 2021 – celebrazione del 14 febbraio in basilica. Mons. Piemontese: “La festa vissuta in un clima di spiritualità di sincera devozione pregando per la salute per i malati”

Celebrata nella basilica di San Valentino, dal vescovo Giuseppe Piemontese la solennità del patrono di Terni e degli innamorati e copatrono della diocesi di Terni-Narni-Amelia, con la preghiera particolare d’intercessione per tutti i malati colpiti dal Covid-19 nel mondo intero.
La messa è stata concelebrata dal vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi, dal cappellano dell’ospedale di Terni padre Angelo Gatto, dal parroco di San Valentino padre Johnson Perumittath, e animata dal coro di Giulia della basilica di San Valentino. Presente anche il sindaco di Terni Leonardo Latini e alcuni fedeli in numero ridotto secondo la capienza della chiesa e nel rispetto del distanziamento e delle disposizioni anti Covid.
“Una celebrazione nella quale si fa ancora più insistente la nostra preghiera – ha detto il vescovo nell’omelia – e il nostro grido rivolto al Signore per intercessione di San Valentino, perché cessi questa pandemia, perché siano risparmiate le sofferenze a tanti uomini e donne della nostra città, in Italia, nel mondo intero, e soprattutto che ognuno di noi possa ritrovare la propria serenità la propria dimensione di amore vissuta in maniera libera. La festa del santo patrono quest’anno può essere vissuta in un clima di più piena spiritualità di sincera devozione e di più prolungata preghiera che vuole invocare intercessione del nostro Santo per ottenere salute per i malati, conforto ai sofferenti, rinnovo degli stili di vita, la pace in Italia e nel mondo, lavoro onesto per i disoccupati, futuro equo per i giovani, solidità per l’amore dei coniugi e benessere per tutti. I cristiani, cittadini ternani hanno l’onore e il compito di custodire i resti mortali di San Valentino a nome di tutti anche di coloro che nel mondo intero, direttamente o solo per mera tradizione laica, festeggiano San Valentino di Terni, Santo degli innamorati”.

OMELIA DEL VESCOVO

Il profondo cordoglio del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti per la morte dell’imam di Perugia dottor Abdel Mohamed Qader espresso alla famiglia e alla comunità islamica

«Ho appreso con tanta tristezza e commozione che il fratello imam Abdel Mohamed Qader ha lasciato questo mondo, sopraffatto dal terribile morbo, che sta particolarmente colpendo la nostra Umbria». Lo scrive il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti nel messaggio rivolto alla famiglia Qader e alla comunità islamica, nell’esprimere il suo profondo cordoglio e quello della Chiesa diocesana.
«Ringrazio il Signore per avermi fatto incontrate questo fratello – prosegue il cardinale –, con il quale ancora, soprattutto nei primi anni del mio episcopato perugino, ci siamo tante volte confrontati. Da vero credente e uomo di preghiera ha testimoniato la pace e l’amore fra gli uomini e tante volte abbiamo insieme condiviso le gioie, le sofferenze e i drammi della nostra gente, soprattutto dei poveri e degli ultimi».
«Per lui – evidenzia il presule – le vere distanze fra uomo e uomo non erano quelle determinate dalla differenza di religione e di credo, ma dalla capacità di amare».
«Caro Abdel, ti ho ricordato tante volte nella preghiera in questi giorni – ricorda il cardinale a conclusione del messaggio –, perché tu potessi rimanere fra noi, ma sappiamo che “le vie dell’Onnipotente non sono le nostre vie e i suoi pensieri distano dai nostri quanto il Cielo dista dalla terra”. Continuerò ad invocare per te Colui che è misericordioso, perché ti doni la ricompensa riservata ai suoi giusti».

La vicinanza spirituale del mondo ecumenico e del dialogo interreligioso alla comunità islamica per la morte dell’imam dottor Abdel Mohamed Qader
«Perugia, città multietnica e multiculturale, con la prematura scomparsa dell’imam dottor Abdel Mohamed Qader, vittima di questa tragica pandemia, perde uno dei suoi rappresentanti più significativi del dialogo interreligioso. Il dottor Qader è stato una guida illuminata e saggia della comunità islamica perugina, uomo di grande fraternità, umanità e generosità con un amore infinito per il prossimo». A sottolinearlo sono don Mauro Pesce, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e la prof.ssa Annarita Caponera, presidente del Centro ecumenico ed universitario “San Martino” e del Consiglio delle Chiese Cristiane di Perugia.
«Tra le nostre diverse occasioni di incontro – ricordano –, oltre agli eventi interreligiosi presso il Centro “San Martino”, è stata la sua sentita partecipazione alla cerimonia inaugurale dell’Emporio Caritas in Ponte San Giovanni di Perugia, che salutò come luogo di incontro e di aiuto reciproco tra persone di culture e fedi diverse. Come anche non ricordare la sua amicizia e collaborazione con il compianto don Elio Bromuri, che per molti anni è stato punto di riferimento di dialogo e di incontro interreligioso nel capoluogo umbro. E quando don Elio morì, l’imam condivise il nostro dolore per la perdita dell’amico sacerdote».
«In quest’ora di tristezza – commentano don Pesce e la prof.ssa Caponera – è doveroso ricordare che anche grazie all’impegno e fiducia nel dialogo del dottor Qader sono cresciuti i rapporti di amicizia e di reciproco rispetto tra l’Archidiocesi perugino-pievese e la Comunità islamica. Possiamo dire che anche grazie al dottor Qader la cultura dell’incontro e del dialogo, che è alla base della fratellanza umana come più volte ha sottolineato papa Francesco, ha potuto compiere passi in avanti. Ne è esempio la sua partecipazione da anni ad alcune iniziative del Centro ecumenico “San Martino” con la corrispondente visita da parte di rappresentanti della nostra Chiesa a momenti importanti della vita comunitaria e religiosa islamica».
«La preghiera all’unico Dio ci dia conforto e consolazione – concludono –, sostenga la nostra speranza di superare questo momento di dolore e di grande difficoltà che purtroppo tiene in sofferenza molte famiglie nella nostra città e territorio e accomuna i fedeli di tutte le religioni».

Presentazione online “Bilancio 8xMille” 2019 delle Diocesi dell’Umbria e dell’aiuto economico 2020 della Cei nel tempo della pandemia

«Il 20 febbraio, dalle ore 11 alle 12.30, viene presentata online alla stampa la terza edizione del “Bilancio 8xMille” delle otto Diocesi dell’Umbria, pubblicata in un unico fascicolo dal titolo: “8xmille – Soldi spesi bene!”, con tutti i dati e alcune opere realizzate con il contributo, appunto, dell’8xMille, raccontate anche attraverso dei video visionabili sul sito web del Sovvenire umbro realizzati dalle redazioni giornalistiche de La Voce e Umbria Radio InBlu». Ad annunciarlo è il diacono permanente perugino Giovanni Lolli, coordinatore del Sovvenire per l’Umbria, evidenziando che «le Chiese umbre continuano a puntare ad una sempre maggior trasparenza e consapevolezza dei fedeli e di tutti i cittadini nell’ambito dell’utilizzo dei fondi 8xMille che ricevono dallo Stato italiano».

I dati regionali e diocesani sono disponibili dal 20 febbrai, sul sito: www.sovvenire-umbria.it ; sito dove è possibile iscriversi per seguire la presentazione e ricevere successivamente il link.

All’incontro di sabato prossimo, che sarà preceduto da un seminario (sempre online) di aggiornamento-formazione per delegati e referenti diocesani e parrocchiali del Sovvenire, interverranno: il vescovo di Gubbio Luciano Paolucci Bedini, delegato Ceu per il Sovvenire; il diacono Giovanni Lolli; il giornalista Daniele Morini, direttore del settimanale La Voce e di Umbria Radio InBlu, Massimo Monzio Compagnoni, responsabile nazionale del Sovvenire, e don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia. Ad introdurre i lavori, oltre al coordinatore regionale Lolli, sarà il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei.

Nell’anticipare alcuni dati, il diacono Lolli evidenzia che «nel 2019 sono stati 24,06 milioni di euro i fondi destinati all’Umbria, circa 2,32 milioni in più rispetto al 2018; l’importo più consistente è dovuto essenzialmente ai maggiori fondi per l’edilizia di culto legato alla realizzazione di importanti opere nelle diocesi. Lo Stato Italiano, con la riforma dei “Patti concordatari”, di cui pochi giorni fa è ricorso l’anniversario (11 febbraio, ndr), ha inaugurato con le Chiese un circuito virtuoso, con il quale l’8xMille dell’IRPEF viene destinato a favore dei bisogni religiosi e sociali dei cittadini».

Inoltre, sottolinea il coordinatore regionale del Sovvenire, «si è instaurata così una prassi che unisce Stato e Chiese nei momenti più difficili, come sta avvenendo per l’emergenza sanitaria del Covid-19 che provoca gravi sofferenze. Dagli inizi del 2020 la Chiesa Cattolica ha messo a diposizione delle Diocesi italiane circa 260 milioni di euro per interventi urgenti di aiuto alle famiglie più povere. A questi fondi se ne sono poi aggiunti altri messi in gioco anche dalle altre confessioni religiose che fruiscono dell’8xMille”.

L’opuscolo “8xmille – Soldi spesi bene!” documenta anche, precisa sempre Giovanni Lolli, «come, sin dal marzo 2020, si sono attivate nelle otto Diocesi dell’Umbria moltissime iniziative: interventi finanziari per le famiglie, centri di accoglienza, sostegno alimentare, quasi in una gara di solidarietà per contrastare ai danni provocati dalla pandemia».

«La situazione di particolare difficoltà del momento e del tempo che abbiamo di fronte – conclude il delegato umbro del Sovvenire – impongono a tutti i fedeli la necessità di mettere in campo tutte le possibili risorse umane e professionali nel segno di uno sviluppo solidale, consapevoli che ognuno di noi può dare il proprio contributo fondato sul bene comune, e in particolare le Chiese che hanno nel loro DNA il gene della prossimità».

Perugia – Giornata Mondiale del Malato. Il card. Bassetti: «Riscoprire il senso profondo della solidarietà»

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Malato, l’11 febbraio (in ricordo della prima apparizione mariana di Lourdes), il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti invia un messaggio alla Comunità diocesana, annunciando che quest’anno la messa per operatori sanitari nella chiesa parrocchiale di Santa Lucia del capoluogo umbro «è stata rinviata a motivo dell’epidemia, che proprio in questi giorni – scrive il presule – sta affliggendo con particolare intensità la città di Perugia e la sua provincia. A Dio piacendo, si svolgerà domenica 11 aprile prossimo. Desidero comunque raggiungere malati, medici, religiosi, assistenti e volontari con questa breve lettera. Più che un gesto pastorale, essa esprime un moto del cuore, che vuole significare la mia partecipazione alle sofferenze di tanti fratelli e sorelle e al lutto di tante famiglie».

La vicinanza, un balsamo prezioso. «Il Santo Padre, nel suo messaggio per questa Giornata mondiale – prosegue il cardinale nel messaggio –, ha fortemente ricordato che “la vicinanza è un balsamo prezioso, che dà sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia. In quanto cristiani, viviamo la prossimità come espressione dell’amore di Gesù Cristo, il buon Samaritano, che con compassione si è fatto vicino ad ogni essere umano, ferito dal peccato (GMM 2021)”».

Impotenti dinanzi a un nemico così subdolo. «In ognuno di noi c’è paura e sgomento; ci sentiamo impotenti dinanzi a un nemico così subdolo, imprevedibile e mutevole come il virus Covid-19. L’Ospedale di Santa Maria della Misericordia è occupato al massimo delle sue capacità. Centinaia sono i ricoverati, decine dei quali in terapia intensiva. E ogni giorno tanti sono i morti. Medici e operatori sanitari sono messi duramente alla prova. Essi vengono chiamati anche ad uno sforzo supplementare di assistenza, dal momento che l’Ospedale è chiuso alle visite di parenti, badanti e volontari».

Un punto di riferimento e di speranza. «L’infezione da Sars-Cov-2 non è soltanto una malattia – evidenzia Bassetti –. È un morbo che precipita la persona in uno stato di totale debolezza e di solitudine. Penso soprattutto agli anziani, che sentono in maniera più acuta l’isolamento e la precarietà. L’opera dei medici in questo caso non è soltanto quella di curare, assicurando terapie appropriate, ma anche quella di segnare una presenza, un punto di riferimento e di speranza».

La burocrazia non freni lo slancio di generosità. «È al mondo della sanità che guardiamo con ammirazione e trepidazione – scrive il cardinale –. Comprendiamo le difficoltà in mezzo alle quali operano i medici e i loro collaboratori; molti stanno pagando con l’infezione e la quarantena, taluni addirittura con la vita, la fedeltà al proprio dovere. E le forze sembrano venir meno. Mi unisco, dunque, alla voce di quanti invocano l’aiuto dei medici di altre regioni italiane, che al presente sono meno oppresse dalla diffusione del virus. La burocrazia non freni lo slancio di generosità. Riconoscenti verso quanti si spendono ogni giorno per salvare la vita a tanti fratelli e sorelle, dobbiamo riscoprire il senso profondo della solidarietà. Non è questo il tempo delle polemiche e delle divisioni. Anche il mondo della politica è chiamato a ritrovarsi unito nel far fronte all’emergenza epocale».

Vicino alla comunità islamica. «In questi giorni mi sento vicino anche alla comunità islamica di Perugia, che soffre a motivo delle gravi condizioni di salute del suo Imam, Dott. Abdel Qader Mohamad, anche lui contagiato dal virus. Grato per la vicinanza che mi fu dimostrata al tempo del mio ricovero, prego l’Onnipotente perché doni pronta guarigione all’Imam e tanta consolazione ai familiari e a tutta la sua comunità».

Mai disperare. «Carissimi, in questo periodo, quasi ad accompagnare i tempi che stiamo vivendo, la Liturgia della Parola ci ha fatto meditare anche sul Libro di Giobbe, una figura biblica, che nel mondo è conosciuta più per la pazienza nelle sciagure che per la fede. Invece proprio la fede, il costante dialogo con un Dio di cui non dubita mai, lo porta a proiettarsi oltre i drammi dell’esistenza e poi, di fatto, a guarire e tornare a una vita perfino migliore della precedente. In Giobbe, ad una lettura più attenta, anche quello che può sembrare inevitabile pessimismo della condizione umana non sfocia mai in disperazione. Giobbe, al di là del tempo della prova, sa intravedere un orizzonte nuovo, perché nel dolore ha scoperto il volto del Signore: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (42,5). Sovente è proprio nella sofferenza che compare l’immagine di Dio; compare sul volto dei malati, sul volto dei medici e degli infermieri, su quello del sacerdote o dei volontari che fanno assistenza».

Sosteniamo l’opera dei sanitari con la preghiera. «La preghiera ci aiuta a scoprire questo Volto, che illumina e sorregge ogni esistenza. Sosteniamo l’opera dei sanitari con la nostra preghiera. Chiedo a tutti i sacerdoti dell’Arcidiocesi di pregare durante le celebrazioni di domenica prossima 14 febbraio, per tutti i malati e gli operatori sanitari e perché finisca presto questo flagello. Il Signore Dio ascolti le nostre suppliche! Intercedano per noi la Madonna delle Grazie, i Santi Patroni, la Beata Colomba, che nella peste del 1494 tanto si prodigò per assistere i malati. Vi saluto con affetto – conclude il cardinale – e vi benedico con cuore di padre!».

Terni – Pontificale di San Valentino 2021 – Mons. Piemontese: “Ci attende un’azione corale, generosa e intelligente per rimuovere le macerie della pandemia e ricostruire una nuova società di giusto benessere e di amore”

Celebrata solennemente, domenica 7 febbraio la festa diocesana di san Valentino, vescovo e martire del patrono di Terni e copatrono della Diocesi Terni-Narni-Amelia con il pontificale presieduto dal vescovo mons. Giuseppe Piemontese, alla presenza del sindaco Leonardo Latini, del prefetto Emilio Dario Sensi, del presidente della Regione Donatella Tesei, il presidente della Provincia Giampiero Lattanzi, del Questore Roberto Massucci, delle autorità civili e militari, dei rappresentanti del mondo del lavoro, delle imprese, del sindacato, di una rappresentanza di fedeli delle parrocchie e delle associazioni della diocesi.
Durante il pontificale il sindaco Leonardo Latini ha acceso la lampada votiva e pronunciato l’atto di affidamento della città al Santo patrono, segno di devozione e della disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni della comunità e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune.
La festa del patrono della città di Terni, san Valentino è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore.

«La memoria del nostro Patrono – ha detto nell’omelia il vescovo – torna sempre per risvegliare sentimenti di speranza e di gioia, una serena sosta nel susseguirsi dei disagi e pesantezze che la vita riserva ad ogni persona, famiglia e società civile ed ecclesiale. La comunità ecclesiale si prepara ad essa con un novenario di riflessione, preghiere e approfondimenti perché la festa possa essere degnamente celebrata e dare consistenza alla speranza che è nelle attese e nei ritorni annuali. Quest’anno il grande cartellone con l’usuale e ben nutrito programma della festa di san Valentino è bianco, tutto è annullato, anzi nulla è stato previsto perché assorbiti dalla lotta al nemico crudele del Covid-19, che in Italia ha ucciso oltre 90 mila persone nell’arco di 1 anno, e oltre 2 milioni e 300 mila persone nel mondo e in aggiunta i 100 milioni di “reduci” dalla malattia, che ancora a lungo faranno i conti con i postumi, di diversa gravità e invalidità. Per non parlare dei danni e delle conseguenze economiche, psicologiche, sociali che hanno prostrato intere comunità e che peseranno ancora a lungo sulla società e sui singoli, specie sui giovani.
In questa situazione la Chiesa, pur seguendo le norme e le restrizioni anti Covid, non ha voluto rinunciare a celebrare il santo Patrono Valentino perchè è una opportunità per richiamare l’attenzione di tutti sul significato profondo e pieno della festa del nostro santo Patrono nel tempo e nell’esperienza della pandemia, in riferimento alla nostra città, al patrocinio che viene riconosciuto a Valentino in tutto i mondo: patrono dell’amore, dei fidanzati, dei giovani della famiglia, degli epilettici, qualcuno dice dei diritti umani.
I disagi e la paura che stiamo sperimentando, i lutti che hanno colpito un po’ tutti, le ristrettezze economiche che ci hanno impoverito, e la lontananza imposta, che acuisce la solitudine dei singoli e raffredda la vita comunitaria della Chiesa, insomma il disorientamento dinanzi alla vita sconvolta e stravolta sta trasformando il clima civile, sociale e religioso in tutto il mondo e in maniera pressochè uniforme».

 

L’OMELIA DEL VESCOVO

 

 

Al termine del pontificale in cattedrale, il vescovo e il sindaco hanno accompagnato il rientro dell’urna di san Valentino nella basilica attraversando le vie del centro cittadino, la parrocchia del Sacro Cuore a città Giardino e quella di Santa Maria del Carmelo, fino al colle dove si trova la chiesa che custodisce le reliquie e la memoria del Santo. Sul sagrato c’è stato il saluto del presidente dell’Azione Cattolica diocesana Luca Diotallevi e la benedizione finale del vescovo Piemontese. L’urna è stata quindi riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.

  L’INTERVENTO PER PRESIDENTE DI AZIONE CATTOLICA LUCA DIOTALLEVI