Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi: al via le iscrizioni al nuovo anno accademico 2022-2023, suor Roberta Vinerba confermata Direttore

Sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2022-2023 dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSRA) di Assisi. Il termine ultimo è il 15 ottobre 2022. La sede è in un’ala del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito istituzionale: www.ita-issra.it.

Suor Roberta Vinerba confermata Direttore per altri tre anni. Attuale Direttore di questo Istituto, eretto nel 1987 e collegato alla Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense di Roma, è suor Roberta Vinerba, che è stata da poco confermata per altri tre anni. «In realtà il primo triennio – afferma – è stato un quadriennio in quanto la pandemia da Covid-19 ha impedito l’elezione del nuovo Direttore nei tempi previsti. Ricominciamo un nuovo mandato insieme al prof. Paolo Capitanucci, confermato quale vice direttore. È un’avventura impegnativa ma anche molto stimolante: l’ambiente è bello e il gruppo di lavoro accademico è ricco umanamente e professionalmente». «Il fatto che sono una donna – prosegue la professoressa – è certamente un segno dei tempi, anche se nella mia vita ho sempre avuto la possibilità di esercitare i miei doni e i miei carismi indipendentemente dall’essere donna. Ho sempre trovato una Chiesa che ha saputo valorizzare la mia femminilità quale dono per la comunità. Nel primo mandato, comunque, ho visto come sia stato importante la direzione al femminile che comporta alcune caratteristiche che forse aiutano di più a fare squadra e ad essere inclusivi».

L’ISSRA ha raddoppiato gli iscritti: tutti i numeri di una realtà che offre concrete opportunità occupazionali. Nell’anno accademico 2018-2019 c’erano 45 iscritti; in quello 2019-2020 c’erano 64 iscritti; nell’anno accademico 2020-2021 ce ne erano 84. I docenti: 5 sono stabili; 18 incaricati; 5 invitati; 1 in collaborazione. La media voti degli iscritti: da 18 a 20 lo 0%; da 21 a 24 il 2 %; da 25 a 27 il 10%; da 28 a 30 e lode l’88%. Di tutto ciò è naturalmente soddisfatta suor Roberta Vinerba: «Il mio predecessore padre Pietro Maranesi, ofm Capp., ha fatto un ottimo lavoro: ha avviato l’Istituto, lo ha custodito e lo ha fatto crescere, delineandone i tratti essenziali. Poi in questi anni è cambiato il mondo e anche la pandemia ha inciso. Aver raddoppiato il numero degli iscritti è motivo di gioia. Anche negli esami di grado (le lauree) abbiamo una percentuale alta di chi si laurea con il massimo dei voti (il 90%): ciò vuol dire uno studio serio, ma anche persone profondamente motivate. C’è stato un grande sviluppo e un notevole interesse – prosegue suor Roberta – per gli studi delle scienze religiose. Anche perché il nostro titolo di studio, triennale e quinquennale, che equivale alla laurea dell’università statale, consente di insegnare religione nelle scuole. E c’è un bisogno enorme di docenti, c’è una grande richiesta e le cattedre non sono coperte. Per cui l’ISRRA è anche una bella opportunità occupazionale. Ad esempio, regioni come il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana ci chiedono se possono attingere dai nostri iscritti per l’insegnamento».

Molti i giovani iscritti all’ISSRA. «É anche cambiata la tipologia di persone iscritte all’ISSRA», prosegue la Vinerba. «Abbiamo molto giovani, diversi sono uomini e anche liberi professionisti. Scelgono il percorso di studi dell’ISRRA per un sapere umanistico, teologico, spirituale e sapienziale a tutto campo. Il nostro Istituto propone un percorso di umanizzazione in cui si trovano i perché della vita. È infine possibile – conclude il Direttore – attivare dei percorsi personalizzati per chi ha già un lavoro e una professione, in modo da portare avanti lo studio in maniera seria».

Perugia – Incontro delle famiglie. Mons. Marco Salvi: «prendete sempre più coscienza dell’importanza della famiglia nella Chiesa e nella società»

«Gesù Cristo ci offre, con la testimonianza della sua vita, il percorso vero di essere liberi per realizzare noi stessi ciò che il nostro cuore desidera, grida». Così il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi ha esordito nell’omelia della celebrazione eucaristica, nella cattedrale di Perugia, domenica pomeriggio 26 giugno, all’incontro diocesano delle famiglie nella giornata conclusiva del X Incontro mondiale con papa Francesco tenutosi a Roma dal 23 al 26 giugno.

L’incontro perugino, che ha visto la partecipazione di non poche famiglie, è culminato in piazza IV Novembre con significative testimonianze di vita delle diverse “stagioni della famiglia”. Hanno preso la parola giovanissime coppie di sposi, ma anche adulte, le famiglie adottive, quelle con disabilità, alle prese con non pochi problemi sociali, una coppia rinata dopo un periodo di crisi e non sono mancati riferimenti alla vita dei beati coniugi Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, patroni dell’Incontro mondiale delle famiglie. Cornice a queste testimonianze è stato lo spettacolo canoro-musicale di gruppi di oratorio, del Rinnovamento nello Spirito e del Cammino neocatecumenale. Quest’ultimo ha animato la celebrazione eucaristica. L’incontro è stato promosso dall’Ufficio per la pastorale familiare in collaborazione con le redazioni de «La Voce» e di «Umbria Radio InBlu».

Commentando le letture della domenica, mons. Salvi ha ricordato che «il mistero più grande di Dio, il mistero della sua incarnazione si è svolto e si è attuato nella Famiglia di Nazareth. Questo è una grande indicazione per ciascuno di noi e per questo che il luogo privilegiato attraverso cui Dio rende manifesto il suo amore, la sua tenerezza per ogni uomo, si fa prossimo, è dentro la famiglia».

«Ma cosa caratterizzava quella Famiglia di Nazareth? – si è chiesto mons. Salvi –. Prima di tutto, Maria, Giuseppe e Gesù vivevano una caratteristica essenziale: vivere senza esitazione, senza nulla anteporre al disegno di Dio, quella stessa radicalità che Gesù chiede a chi vuol farsi suo discepolo, una decisione radicale nel vivere con Cristo. La risposta di Gesù è come un’indicazione per ciascuno di noi nel vivere la famiglia. Anche l’amore più grande fra un uomo e una donna, anche l’amore più puro verso un figlio, una figlia deve avere come un prima assoluto l’amore verso Dio, il primato assoluto di Dio dentro i nostri rapporti. Un’altra attenzione della Famiglia di Nazareth, che può indicare ancora oggi un cammino ed un esempio, è la semplicità. Le nostre famiglie non sono chiamate a grandi cose, a rivoltare il mondo, ma nella normalità del quotidiano essere comunità di amore, di riconciliazione, dove si sperimenta la tenerezza, dove c’è l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco, dove dalle cose più semplici il grande amore si sperimenta e vive».

Mons. Salvi, avviandosi alla conclusione, ha voluto incoraggiare le famiglie nel dire loro: «prendete sempre più coscienza dell’importanza che la famiglia ha nella Chiesa e nella società, oggi così dileggiata e vituperata anche nelle manifestazioni pubbliche. Oggi il luogo della ripresa, anche per questa società, è la famiglia. L’annuncio del Vangelo passa innanzitutto attraverso le nostre famiglie per poi raggiungere tutti gli ambiti della vita quotidiana». E con questo auspicio, al termine della celebrazione, l’amministratore diocesano ha consegnato alle famiglie il “mandato missionario” da compiere, come hanno ricordato i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare, «ad iniziare dalla nostra casa, dal nostro condominio fino ai nostri luoghi di lavoro e di aggregazione e socialità».

Perugia – Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori. Avere l’opportunità di vivere la felicità non da soli ma stando insieme

«Da soli non si è felici, ma soltanto stando insieme e con amici che vi sanno indicare la felicità, la strada della pienezza della vita». È stato l’auguro del vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi ai 2.000 e più partecipanti alla Giornata diocesana dei Gr.est. (Gruppi estivi), promossa dal Coordinamento Oratori Perugini (COP) insieme alla Pastorale diocesana giovanile di Perugia-Città della Pieve, tenutasi al Percorso Verde “Leonardo Cenci” del capoluogo umbro, il 22 giugno, un segno di ritorno alla normalità dopo la pandemia.

Alle parole di mons. Salvi hanno fatto eco quelle della presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del sindaco di Perugia Andrea Romizi e del cardinale Gualtiero Bassetti. Per quest’ultimo, non poco emozionato, è stata l’occasione per salutare da vicino tanti giovani che ha visto crescere nei suoi 13 anni di episcopato perugino-pievese concluso lo scorso 27 maggio.

Gli illustri ospiti adulti della Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori hanno avuto parole di apprezzamento ed incoraggiamento, non formali ma sentite, rivolte anche a tutti i giovani animatori-educatori (diverse centinaia all’opera nei 40 oratori attivi in diocesi), gli «amici che ti sanno indicare la felicità», come li ha definiti mons. Salvi. La presidente Tesei, che in gioventù ha vissuto l’esperienza dell’oratorio, ha augurato ai numerosi partecipanti di poter fare «un percorso di crescita insieme, perché soltanto insieme si possono realizzare i propri sogni». Il primo cittadino Romizi ha definito i ragazzi dei Gr.est.-Oratori «il mare di Perugia», pensando allo “spot pubblicitario” che la Regione ha commissionato per promuovere le bellezze dell’Umbria in Italia e all’estero. I ragazzi dei Gr.est., ha evidenziato il sindaco, «sono una ricchezza che custodiamo con grande orgoglio, gelosia, soddisfazione e riconoscenza per chi questa ricchezza, nel tempo, l’ha accompagnata come i tanti sacerdoti e gli animatori che hanno realizzato fino ad oggi un’opera grandiosa come quella degli oratori». E ai 2.000 fanciulli ed adolescenti il sindaco ha detto: «Godetevi fino in fondo questo momento. Sono questi i momenti che nella vita vi accompagneranno sempre, anche quando inizierete ad avere i capelli bianchi, perché con queste esperienze le vostre personalità si andranno a formare e a realizzare. Sono giornate in cui viene dato spazio alla vostra fantasia e creatività attraverso temi a voi cari, come quello di quest’anno, “Il piccolo principe”. A noi adulti, purtroppo, ci manca un tempo di fantasia, immaginazione e creatività».

Il cardinale Bassetti ha salutato il «mare di Perugia» con queste parole: «Cari ragazzi, ho concluso la mia missione di vescovo, ma vorrei che vi ricordaste di me come di un “vescovo campanaro”, che vi parlava di Gesù e del Vangelo». Lo ha detto ricordando un simpatico episodio accaduto ad un suo amico vescovo chiamato dal più piccolo dei bambini di un Gr.est. il «vescovo campanaro», nel suonare «le campane di Gesù e del Vangelo», si è poi definito lo stesso vescovo presentandosi a tutti gli altri bambini. Tanto per stare in tema di «fantasia, immaginazione e creatività» che stimola, appunto, il mondo degli oratori. Quelli dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve sono cresciuti nell’ultimo ventennio grazie al lavoro pastorale non poco impegnativo di diversi parroci e del Coordinamento Oratori Perugini il cui responsabile è don Riccardo Pascolini. A tutti loro sono andati i ringraziamenti della presidente Tesei e del sindaco Romizi.

Perugia – Corpus Domini vissuto da un folto popolo di Dio. Il cardinale Bassetti: «Per poter vivere abbiamo bisogno del pane, ma anche della grazia»

«Stamani è Gesù che ci parla e dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Queste parole come si conciliano con quelle del Vangelo di oggi: “Signore non abbiamo che cinque pani e due pesci”. Se ci guardiamo attorno è facile constatare tutte le difficoltà non solo di ordine spirituale, ma anche materiale che emergono per cui verrebbe da dire siamo tanto poveri, non abbiamo che cinque pani e due pesci». Così ha esordito l’arcivescovo emerito il cardinale Gualtiero Bassetti nell’omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, domenica 19 giugno, solennità del Corpus Domini, vissuta nel capoluogo umbro con intensa partecipazione da un folto popolo di Dio. Celebrazione che è culminata con la processione del Santissimo Sacramento per le piazze e le vie principali del centro storico, sostando in preghiera davanti alle sedi delle Istituzioni civili.

Il richiamo alle responsabilità. «Purtroppo non ci mancano i problemi – ha proseguito il cardinale –, lo ricordano continuamente anche i mezzi di informazione… Siamo nel cuore di una guerra, che sembra non avere fine. Una recente statistica dell’ONU riporta che nel mondo ci sono ben 165 focolai di guerra e il Papa ha ragione quando parla di guerra mondiale con tanti focolai. Sono milioni le tonnellate di grano che per una ragione o per un’altra vengono sistematicamente distrutte. Si aggiunge poi un’insidiosa e preoccupante forma di siccità. E tutto questo significa andare incontro a tempi difficili. Anche coloro che fanno ogni giorno la spesa hanno forti preoccupazioni per l’aumento dei prezzi. E Gesù ci ripete: “voi stessi date loro da mangiare”. È un forte richiamo alle nostre responsabilità. Le parole di Gesù ci fanno capire che per diventare una comunità viva, come lui ci vuole, occorre puntare di più sulle piccole cose, intensificare i nostri rapporti di solidarietà».

La fame profonda del cuore. «“Cinque pani e due pesci”, è il poco che, purtroppo, noi abbiamo nella vita – ha ribadito l’arcivescovo emerito –, ma dalla parola di Gesù può essere moltiplicato. Ciò che è importante, ciò che conta è sapersi mettersi in gioco nelle nostre responsabilità, perché Gesù ci dice: “voi stessi date loro da mangiare”. Il Signore non ci risolve tutti i problemi, ma la sua Parola, la Fede in Lui, ci dà la forza e il coraggio per poterli affrontare. Occorre rimboccarci le maniche e saper mettere davvero a disposizione quel poco che abbiamo e Dio lo saprà moltiplicare al di là delle nostre stesse possibilità e in modo imprevedibile. Tutti noi siamo bisognosi del pane per poter vivere, ma, insieme al pane, abbiamo bisogno anche della grazia, perché la fame più grande che attanaglia ogni uomo e ogni donna è la fame del cuore, dell’amore e Dio con l’Eucaristia vuole nutrirci in pienezza e vuole soddisfare questa fame profonda che è dentro ciascuno di noi».

Guarire dalle forme di egoismo. «La nostra vera ricchezza a livello di famiglia, di società, di rapporti con gli altri – ha evidenziato il cardinale – non è tanto quello che abbiamo, quanto piuttosto l’amore che noi riusciamo a comunicarci gli uni e gli altri. Spesso noto, forse perché si è chiusi in sé stessi, tanta indifferenza, tanta solitudine e preoccupazione. L’Eucaristia è strada di dono e noi sappiamo che è l’unica strada della felicità: “Questo è il mio corpo dato per voi”. La nostra vita di credenti non poggia su un’idea, ma poggia su una persona e questa persona è viva, è Gesù presente nell’Eucaristia. Vivere radicati in Cristo significa immergere le radici della nostra esistenza nell’Amore, perché Gesù Cristo è un puro dono gratuito di Amore. Solo accogliendo la sua proposta di Amore, sarà possibile guarire il nostro cuore da tutte le forme di egoismo che, purtroppo, spesso ci tengono incatenati».

Città di Castello – ingresso del vescovo Luciano Paolucci Bedini e passaggio del pastorale con il vescovo Domenico Cancian

Sabato 18 giugno ha fatto l’ingresso ufficiale nella Diocesi di Città di Castello il vescovo Luciano Paolucci Bedini, che d’ora in poi terrà uniti “in persona episcopi” i territori della chiesa di Gubbio e Città di Castello. La giornata è cominciata intorno alle 16.30 nel Santuario della Madonna delle Grazie, venerata come la “patrona di Città di Castello” dal 1783. E’ stata la prima chiesa visitata dal nuovo vescovo.
Dopo un’intima preghiera di fronte all’immagine sacra della Madonna il presule – percorrendo a piedi via XI settembre, via Angeloni, piazza Matteotti e Corso Cavour, ha raggiunto piazza Gabriotti, precisamente davanti al Palazzo comunale, dove ad attenderlo c’erano tutti i sindaci della Diocesi, compreso quello di Gubbio.
Dentro un Duomo stracolmo è poi avvenuto l’atteso passaggio del pastorale, lo stesso appartenuto al vescovo Cesare Pagani (il primo presule che nel 1972 resse entrambe le Diocesi) e al compianto monsignor Ivo Baldi Gaburri. Un passaggio di consegne, quello da Cancian a Paolucci Bedini, che l’attuale amministratore apostolico ha fatto “con grande stima, fiducia e profonda amicizia” nei confronti del nuovo arrivato. “Il pellegrinaggio che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni – ha aggiunto Cancian – è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore. In questo momento voglio abbracciare con gratitudine ogni Tifernate, specialmente le persone malate, i poveri, i giovani e le famiglie”.
Il saluto del vescovo Cancian: “Eccellenza Rev.ma Mons. Luciano Paolucci Bedini, carissimo fratello vescovo, ti saluto e ti accolgo con tanta gioia nella stupenda cattedrale di Città di Castello (recentemente restaurata) dove Papa Francesco ti ha chiesto di succedermi come pastore, unendo nella tua persona le diocesi di Città di Castello e di Gubbio. Dopo 15 anni dalla mia nomina a vescovo della Chiesa tifernate, con grande stima, fiducia e profonda amicizia, oggi nella solennità del Corpus Domini, ti consegno il pastorale con il quale salirai nella cattedra di San Florido. L’abbraccio fraterno che ci daremo sarà il segno del profondo legame effettivo ed affettivo della continuità del ministero apostolico in Cristo, buon Pastore. A nome di tutta la Chiesa ti ringrazio e benedico per avere obbedito al Signore con umiltà e generosità. Il pellegrinaggio che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni, guidati da te vescovo entrante e in parte da me vescovo uscente, è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore, nostra pace. Un segno che, Dio lo voglia, preannuncia la bellezza della comunione delle due Chiese. A tuo incoraggiamento posso testimoniare che in questa Chiesa abbiamo cercato sacerdoti, diaconi, religiosi/e, laici, di mettere in atto molteplici iniziative pastorali che ci hanno fatto crescere. E ciò con il coinvolgimento delle istituzioni e delle amministrazioni comunali che ringrazio. Con i sindaci vi è stata proficua collaborazione in ordine al bene comune, specie nelle emergenze. Tra le Lettere pastorali che ho scritto voglio ricordare la prima, che faceva chiaro riferimento al mio motto episcopale: “Rimanete nel mio amore. Amatevi come io vi ho amato”. E l’ultima: “Io sono con voi tutti i giorni”. Tra i momenti più significativi cito le due visite pastorali, l’ordinazione episcopale di don Nazzareno, la canonizzazione di Santa Margherita, il giubileo della misericordia. Un commosso ringraziamento al Signore e alla Chiesa Tifernate per il bene che insieme abbiamo potuto compiere. In questo momento voglio abbracciare con gratitudine ogni Tifernate, specialmente le persone malate, i poveri, i giovani e le famiglie. L’Amore misericordioso perdoni le nostre debolezze e miserie; accompagni ciascuno di noi a vivere nel modo migliore la propria vocazione e missione. Sicuri che la Chiesa è nelle mani del buon Pastore Gesù e del Padre misericordioso, credendo nella grazia della successione apostolica, chiedo a te Luciano, al cardinale Gualtiero Bassetti, all’arcivescovo Renato Boccardo, presidente della CEU, al vescovo tifernate don Nazzareno e ai vescovi presenti, che ringrazio di cuore per la loro partecipazione, di benedire questa Chiesa chiamata a vivere in comunione con la Chiesa di Gubbio. Il Signore, al quale eleviamo il canto di lode, ti accompagni, vescovo Luciano, e renda fecondo il tuo ministero episcopale! “Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi, nutrici e difendici, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo!” La Madonna delle grazie, protettrice della città, ti custodisca!

+ Padre Domenico Cancian
Amministratore apostolico

Città della Pieve: Celebrato il Corpus Domini. L’amministratore diocesano mons. Salvi: «Questa festa rinnovi in ciascuno di noi la riscoperta e l’adesione di tutta la nostra vita all’Eucaristia, alimento spirituale che ci sostiene nelle vicissitudini, tra le ombre notturne che sembrano avvolgere il mondo intero»

«Chi non ha mai sperimentato nella propria vita l’incombere della notte, l’incertezza della speranza posta sulle cose umane? È in questi momenti che Cristo si fa presente per darci come sostentamento il suo Corpo offerto in sacrificio. Grazie a questo sacrificio sappiamo che abbiamo già ottenuto la riconciliazione con il Padre». Così il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi nell’omelia della solennità del Corpus Domini celebrata la sera del 16 giugno nella concattedrale di Città della Pieve. A seguire si è tenuta la processione del Santissimo Sacramento per le vie del centro storico della cittadina umbra che ha dato i natali al grande maestro del Rinascimento italiano, Pietro Vannucci, il Perugino, del quale ricorre il prossimo anno il quinto centenario della morte (1523-2023).

I pievesi sono ritornati a vivere “in presenza”, dopo la pandemia, una delle processioni più sentite e partecipate, ha commentato a margine il parroco e arciprete della concattedrale don Simone Sorbaioli. Processione che è stata aperta dai tradizionali “Tronchi” delle confraternite, le grandi croci processionali recate in equilibrio dai confratelli per tutto il percorso. I fedeli hanno tenuto in mano le candele e i bambini e le bambine della Prima comunione hanno sparso a terra, in segno di riconoscenza al Signore, petali di fiori che emanavano un intenso profumo, simbolo della “fragranza” di Dio che avvolge e protegge tutti i suoi figli.

Sul significato dell’appartenenza alla «famiglia di Dio», chiamata a concretizzare il messaggio di salvezza rivelato dal Corpo e dal Sangue di Cristo, si è soffermato mons. Salvi. «E’ questo l’alimento spirituale che ci sostiene nelle vicissitudini della vita, tra le ombre notturne che sembrano avvolgere il mondo intero. Mai come in questo momento (il riferimento è alla guerra in Ucraina, n.d.r.) sembra che le tenebre prendano il sopravvento su tutta la vita. Cristo Eucaristia si presenta come il grande amico, che sta sempre, incondizionatamente accanto a noi e ci offre continuamente il suo amore. L’Eucaristia è questo amore continuo che ci viene offerto a ciascuno di noi. L’esperienza, per quello che mi compete, dimostra che nel mezzo delle pene più grandi ciò che sostiene la fede di coloro che soffrono, è l’Eucaristia. È la possibilità di partecipare allo stesso sacrificio di Cristo e di alimentarsi con la stessa sua Comunione. Quando ero parroco, quante volte andando a trovare gli ammalati, l’Eucaristia diventava il sostegno della loro vita, un atto di ringraziamento continuo».

L’Eucaristia richiama tre aspetti fondamentali della fede evidenziati da mons. Salvi nell’omelia. «Prima di tutto credere nella presenza reale di Cristo nell’ostia, che va gustata perché si offre di accompagnarci nel nostro pellegrinare terreno. Per questo dobbiamo continuamente ravvivare la nostra fede in questo grande mistero. Non possiamo dare per scontato la nostra partecipazione alla Messa, come se fosse l’abitudine di qualcosa che è distante da noi». Secondo, «è affermare il carattere sacrificale della Messa, nel partecipare a quell’unico sacrificio di Cristo che si dona nella Croce offrendo la sua vita a tutti. Quando condividiamo l’Eucaristia, sapendo che è un autentico sacrificio, accettiamo tutta la sua grandezza e ne riceviamo i suoi frutti, venendoci donata l’opportunità di unire la nostra vita alla stessa vita di Cristo». Terzo, «la fede eucaristica ci porta alla pratica della Comunione frequente, il sostentamento che ogni giorno ci viene donato perché nella nostra vita si affermi sempre di più il bene. Il percorso della vita umana ha bisogno di questo alimento altrimenti perdiamo le forze del vivere. Non è più il tuo carattere, le tue pretese, le tue opinioni che vincono, ma è quella vita che ti viene donata e che diventa esperienza comune fra te e tuo fratello e tua sorella».

Vivere l’Eucaristia, ha concluso mons. Salvi, «significa vivere quest’unità nella nostra Chiesa e che la festa del Corpus Domini rinnovi in ciascuno di noi la riscoperta e l’adesione di tutta la nostra vita all’Eucaristia».

Terni – solennità del Corpus Domini. Mons. Soddu: “chi segue il Signore non può mai esser congedato, non può esser tenuto ai margini, né tantomeno lasciato andare alla deriva”.

Celebrata giovedì 16 giugno a Terni la festività del Corpus Domini con la messa solenne presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu e concelebrata dal vicario generale mons. Salvatore Ferdinandi e dai sacerdoti della diocesi, e la processione eucaristica con il Santissimo Sacramento all’interno dei giardini pubblici della Passeggiata in un lungo corteo di sacerdoti, confraternite delle varie zone della diocesi con i loro stendardi, il coro della diocesi e rappresentanti delle parrocchie e delle associazioni.
La solennità del Corpus Domini è un momento importante a fine anno pastorale, in cui al centro della celebrazione è l’Eucaristia, fonte e culmine della vita della chiesa, attraverso la quale si sperimenta la comunione tra le varie realtà della diocesi, nella corale preghiera per i deboli, i poveri, per chiunque ha bisogno di amore e di consolazione, vicino o lontano, è il segno tangibile di una condivisione e partecipazione alla vita cittadina.
«La Chiesa diocesana radunata attorno all’Eucarestia, è l’impegno rinnovato a spezzare il pane, l’amore, l’esperienza sociale – ha ricordato il vescovo nell’omelia -. Il Mistero dell’Eucaristia, ossia la sua ineffabile ricchezza in quanto dono, ha il suo significato anche in chiave sociale di solidarietà. Il Signore ci illumina sul fatto che ogni tipo di contabilità, nella misura in cui passa attraverso la condivisione, ha in sé la capacità di generare il miracolo della moltiplicazione; e questo anche a fronte di quanto accaduto e continuamente succedere nella nostra società opulenta e molto spesso egoista, dove ogni genere di moltiplicazione iniqua non fa altro che generare disparità, diseguaglianze e quindi il continuo proliferare della povertà. Il Signore ripete anche a noi oggi quanto allora detto ai suoi apostoli: “voi stessi date loro da mangiare”. Questo indirizzo del Signore, tradotto nella pratica, significa e veicola un’azione continuata, riassumibile col sostantivo compartecipazione. Da questo possiamo comprendere che non sarà strettamente necessario andare a comprare qualcosa, non sarà neanche necessario spendere del tempo per andare a cercare chissà che cosa. Sarà piuttosto necessario mettere a disposizione qualcosa, anzi mettersi a disposizione in prima persona. E conseguentemente ricondurre tutto al Signore, affinché dalle sue mani, quanto dato dalle nostre mani, possa ritornare arricchito, sufficiente per tutti, sovrabbondante ed anche rimanente. Nella piena consapevolezza però che quanto noi possiamo mettere a disposizione, prima ancora d’esser una nostra proprietà è invece dono di Dio».
L’invito del vescovo è stato per una condivisione del dono eucaristico che edifichi come persone e come comunità, alimenti e dia la forza nel cammino della vita: «ti invochiamo affinché possiamo sempre e di più prendere consapevolezza che qualsiasi cosa noi possiamo avere in animo di attuare, questa non può essere disgiunta dalla fonte che sei tu. Ci edifichi dunque come pietre vive, ossia consapevoli e attivi, affinché siamo collaboratori corresponsabili nella costruzione del tuo corpo vivo. E alimentandoci di te abbiamo la forza e la capacità di accogliere, valutare e comprendere ogni parola del Vangelo, affinché possa essere, e col nostro apporto ridiventare, parola di Dio incarnata nel tempo. E nel tempo, in questo nostro tempo – sia pur con tutte le contraddizioni che porta con sé- gustare la vita eterna che hai promesso ai tuoi discepoli. La forza del cammino nell’itinerario della vita; nel cammino della storia e in quello che come popolo di Dio, di Chiesa –sotto la guida di coloro che tu stesso hai posto come servitori e guide- intendiamo percorrere insieme come unico popolo, sia pur con le diversità di ciascuno in quanto essere unico e irripetibile, ma con il comune progetto di salvezza verso la meta da raggiungere nella compiutezza del tuo Regno».
La lunga processione silenziosa, interrotta solo da preghiere e canti, si è snodata lungo il viale della passeggiata di Terni e lungo via del Vescovado rientrando poi in Cattedrale dove c’è stata la preghiera del presidente di Azione Cattolica Luca Diotallevi, l’adorazione eucaristica e la benedizione solenne con il Santissimo Sacramento.

L’OMELIA DEL VESCOVO

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI AZIONE CATTOLICA

Solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «Col Sacramento siamo passati nelle vie della Città, dove ferve la vita degli uomini, si agitano le loro passioni, esplodono i loro conflitti, si consumano le loro sofferenze e fioriscono le loro speranze»

Giovedì 16 giugno 2022 nella chiesa di S. Filippo Neri a Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa nella solennità del Corpus Domini. Al termine, dopo due ani di stop a causa delle restrizioni per la pandemia da Covid-19, si è tenuta nuovamente la processione eucaristica verso la Basilica Cattedrale. Col Presule hanno concelebrato il vicario generale don Sem Fioretti, il Pievano e vicario episcopale per la carità don Edoardo Rossi, il parroco della Cattedrale don Bruno Molinari e gli altri parroci delle Pievanie di Santa Maria e del Sacro Cuore. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e dai ministranti, coordinati dal cerimoniere arcivescovile don Pier Luigi Morlino. La liturgia è stata animata nel canto dal Coro della Pievania diretto da Loretta Carlini, con all’organo Mauro Presazzi.

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come, «inserendoci in una tradizione che dura da quasi duemila anni, anche noi ripetiamo oggi il gesto dello “spezzare il pane”, rinnovando quel momento ineffabile in cui Dio si trovò vicinissimo all’uomo, testimoniando nel dono totale di sé la dimensione “incredibile” di un amore sconfinato. E quella offerta del proprio corpo per noi non è un fatto lontano, consegnato alle pagine fredde della cronaca storica, ma un avvenimento che rivive anche ora, benché in modo incruento, nel Sacramento del Corpo e del Sangue, posti sulla mensa dell’altare. Cristo torna ad offrire ora, per noi, il suo Corpo e il suo Sangue, perché sulla miseria della nostra realtà di peccatori si effonda ancora una volta l’onda purificatrice della misericordia divina, e nella fragilità della nostra carne mortale sia posto il germe della vita immortale».

La processione. «I cristiani, nel corso della loro storia, – ha proseguito ancora l’Arcivescovo – hanno sentito il bisogno di esprimere anche all’esterno la gioia e la gratitudine per la realtà di un così grande dono. Essi hanno preso coscienza del fatto che la celebrazione di questo prodigio d’amore non poteva ridursi entro le mura di un tempio, ma che bisognava portarlo sulle strade del mondo, perché Colui che velano le fragili specie dell’Ostia è venuto sulla terra proprio per essere “la vita del mondo” (Gv 6, 51). Nacque così la processione del Corpus Domini, che la Chiesa celebra da molti secoli con solennità». E al termine della Messa a S. Filippo, si è snodata la processione eucaristica verso la Cattedrale: tra canti e preghiere, l’Arcivescovo ha portato il Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore nelle vie della Città. Celebranti e fedeli sono passati fra le case mostrando il sacramento della presenza di Cristo «là dove – afferma mons. Boccardo – ferve la vita degli uomini, dove si agitano le loro passioni, dove esplodono i loro conflitti, dove si consumano le loro sofferenze e fioriscono le loro speranze». Sono passati tra le case «per testimoniare con umile gioia – conclude il Presule – che nel mistero eucaristico c’è la risposta agli interrogativi più assillanti, il conforto di ogni più straziante dolore, l’appagamento di quella sete bruciante di felicità e di amore che ognuno si porta dentro, nel segreto del cuore».

Il ringraziamento del Vescovo e il rammarico per la mancanza di attenzione e rispetto verso la comunità credente della Città da parte delle Autorità civili. «Al termine della nostra bella processione desidero ringraziare vivamente le parrocchie delle Pievanie di Santa Maria e del Sacro Cuore insieme con il Coro che ha animato e sostenuto la liturgia. Così come ringrazio il Comune di Spoleto e i volontari che hanno assicurato il servizio d’ordine e di sicurezza. Non posso però non rilevare davanti a voi – con dispiacere e profondo rammarico – la grave mancanza di attenzione e rispetto verso la comunità credente della nostra Città. Fin dal 3 giugno scorso le Autorità civili erano state avvisate della processione di questa sera e proprio oggi è iniziata la collocazione del palco che non facilita l’accesso al Duomo. Come si garantisce il decoroso svolgimento di altre manifestazioni assumendo di volta in volta gli opportuni provvedimenti, ci saremmo aspettati il medesimo trattamento anche per una manifestazione di fede come quella di questa sera. Questo spiacevole incidente non diminuisce tuttavia la volontà della Curia Arcivescovile di proseguire nel dialogo per una sempre migliore e più proficua collaborazione».

Città di Castello – Primo giorno del pellegrinaggio da Gubbio del vescovo Luciano Paolucci Bedini

Le tre intense giornate di cammino del vescovo Luciano Paolucci Bedini sulla Via di Francesco verso Città di Castello sono iniziate con un gesto simbolico e una preghiera davanti alla “Porziuncola eugubina”, come il vescovo emerito di Gubbio mons. Mario Ceccobelli aveva ribattezzato la chiesetta di Santa Maria della Vittorina, luogo dell’incontro tra il Santo assisano e il lupo, oltre che sede una delle prime fraternità francescane già dal 1213.
I presenti, sia della diocesi eugubina sia arrivati da quella tifernate, hanno pregato insieme per mons. Paolucci Bedini affidandolo al Signore: “Assisti il nostro vescovo Luciano nell’assunzione del nuovo incarico – recitava l’invocazione – e stringi in piena comunione le nostre due Diocesi di Gubbio e Città di Castello, che nella sua persona hai reso ancor più vicine nel cammino”.
Poi le varie tappe lungo l’itinerario che collega le ultime parrocchie sul territorio diocesano di Gubbio – Loreto e San Benedetto Vecchio – fino ai confini con la diocesi di Città di Castello, a tre chilometri da Pietralunga, dove si trova da qualche anno una piccola edicola votiva con la statua di sant’Ubaldo, vescovo e patrono eugubino. Lì c’è stato l’incontro con il vescovo emerito della diocesi tifernate, mons. Domenico Cancian, che poi ha proseguito con don Luciano il cammino fino a Pietralunga, meta finale della prima giornata di cammino.
La destinazione ultima del cammino, con arrivo nel pomeriggio di venerdì 17 giugno, è il convento degli Zoccolanti a Città di Castello, passando da domani per Pieve de’ Saddi, Candeggio e il Sasso. Un cammino condiviso per alcuni tratti anche dal vescovo emerito, mons. Cancian.
Una sorta di lungo prologo alla giornata dell’ingresso del nuovo Vescovo della diocesi tifernate. Sabato 18 giugno, alle ore 16.30, c’è il primo momento della giornata che segna l’inizio del ministero pastorale di mons. Paolucci Bedini, con l’accoglienza al santuario di Santa Maria delle Grazie.
Segue il corteo verso il palazzo comunale percorrendo a piedi via XI Settembre, via Mario Angeloni, piazza Matteotti e corso Cavour. Fino all’arrivo in piazza Gabriotti dove – alle ore 17 – c’è il saluto del sindaco tifernate Luca Secondi, alla presenza di varie autorità civili e militari.
Mezz’ora più tardi, intorno alle 17.30, l’accoglienza nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. La celebrazione eucaristica solenne per l’inizio del ministero episcopale di mons. Paolucci Bedini inizia alle ore 18 e sarà trasmessa in diretta dal canale Youtube e sulla pagina Facebook della diocesi di Città di Castello, creati proprio in questi giorni. La diretta della celebrazione sarà visibile anche sul sito web www.ttv.it , sul sito web www.trgmedia.it e su Trg al canale 13 del digitale terrestre.

Assisi – Conclusa l’assemblea diocesana “Tessere relazioni” in cui sono state definite le linee programmatiche del prossimo anno pastorale

“Abbiamo bisogno di un visione nuova della parrocchia, che poi è quella originaria tradotta per l’oggi”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, al termine della due giorni dell’assemblea diocesana sul tema “Tessere relazioni” che si è svolta venerdì 10 e sabato 11 giugno alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli. La due giorni si è articolata in momenti di incontro e di condivisione e in un laboratorio in cui sono state definite le linee programmatiche del prossimo anno pastorale; linee che a settembre, dopo opportuno discernimento, il vescovo monsignor Domenico Sorrentino offrirà all’intera diocesi.

“Fare di più – l’auspicio del vescovo nella sua relazione – perché la prima missione è la preghiera: metterci davanti a Dio e rispondere a Lui, ascoltarlo e chiedersi cosa vuole Lui da noi. E ascoltarlo insieme, con quella forza in più che viene, anche nella preghiera, dalla coralità. Lo dice anche il Vangelo: dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sto in mezzo a loro”. Per Sorrentino, “Dio è famiglia, viene a farci figli, fratelli e sorelle… la fraternità è il principio chiave per capire cos’è Dio e cos’è la Chiesa. Anche la preghiera in fraternità è una bomba energetica, il grande segreto che Gesù ci ha dato. Attraverso la televisione e i social arriva di tutto, non voglio demonizzare – la premessa di monsignor Sorrentino – ma spesso i messaggi sono negativi e la casa va purificata con il nome santo di Gesù: la preghiera dovrebbe essere il naturale respiro di un cuore cristiano”.
Per questo il desiderio del vescovo, “un regalo” che Sorrentino chiede ai suoi fedeli, “portare la testimonianza che con Gesù diventa tutto più bello. Se noi riuscissimo a seminare per un anno la preghiera, sarebbe una evangelizzazione continua e anche una crescita di fede spirituale e di fraternità che ci coinvolge in prima persona, e sarebbe già missione, come è missione aprire il cuore al Vangelo: se apro il cuore al Vangelo, arrivo al lavoro con un volto in cui si riflettono pace e gioia, e già questo è evangelizzante”.
Il vescovo ha ricordato inoltre che “il mondo sta camminando a una velocità supersonica e il Signore ci chiede un grande scatto di entusiasmo: portiamo un augurio, un saluto, una benedizione semplice. Ricordiamoci sempre che la struttura centralizzata della parrocchia è avvenuta dopo, il nucleo principale è stato l’adesione persona per persona, casa per casa. Questa è la maniera cristiana di sentire Dio, portare in prima persona – ha concluso il vescovo – la testimonianza che con Gesù diventa tutto più bello”.