Dall’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti: «Dove la carità non fa da nave si è costretti ad affondare». Tra i “segni di pace” il “gemellaggio” delle Chiese umbre in Kosovo

«In questo nostro nobile convenire prendono voce tutte le Chiese rivierasche: siamo qui per riscoprire il significato di una comune appartenenza al Mediterraneo, quindi per attingere alla bellezza e alla forza della comunione fraterna, e per mettere a fuoco una profezia di unità». Con queste parole il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha introdotto, nel pomeriggio del 19 febbraio, la sua prolusione di avvio lavori dell’incontro di riflessione e spiritualità dal titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace”, in svolgimento a Bari fino al 23 febbraio, che vede la partecipazione di sessanta vescovi dei Paesi del Mediterraneo. «Il Mediterraneo – ha proseguito il cardinale Bassetti – non è solo bellezza generata dall’incontro delle diversità, ma anche violenza che esplode a causa dell’incapacità di comporre i giochi di potere, gli interessi contrapposti e le paure che queste stesse diversità possono alimentare» (il testo integrale della prolusione dell’arcivescovo di Perugia è consultabile sul sito: www.chiesainumbria.it).

«Il muro che divide i popoli – ha evidenziato Bassetti – è soprattutto un muro economico e di interessi. C’è una frontiera invisibile nel Mediterraneo che separa i popoli della miseria da quelli del benessere, e non conta se al di qua e al di là di questa frontiera ci sono minoranze ricchissime e crescenti impoverimenti. È stata tradita la promessa di sviluppo dei popoli usciti dagli iniqui sistemi coloniali del secolo scorso, mentre sono ridotte le capacità degli Stati più ricchi di condurre politiche sociali inclusive. C’è un nesso inscindibile fra la povertà e l’instabilità».

Alla giornata conclusiva (domenica 23 febbraio) saranno a Bari papa Francesco e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella; mentre nelle giornate precedenti i partecipanti saranno impegnati in sei “tavoli di conversazione” e in due assemblee plenarie dedicate ai temi: “Consegnare la fede alle generazioni future” e ”Rapporto tra Chiesa e Società: mobilità, cittadinanza, libertà religiosa, iniquità”. Il cardinale Bassetti, durante l’omelia della messa che ha aperto la seconda giornata dell’incontro di Bari (20 febbraio), ha detto: «dove la carità non fa da nave si è costretti ad affondare». E la carità non può non essere al centro delle riflessioni che caratterizzeranno le giornate baresi delle Chiese del Mediterraneo, perché dove c’è carità c’è pace.

Alcuni argomenti trattati nei “tavoli di conversazione”, di cui un moderato dal ricercatore universitario umbro Andrea Possieri, membro del Comitato scientifico ed organizzatore dell’incontro, evidenziati nel corso del briefing giornaliero con la stampa, sono particolarmente attuali per la realtà ecclesiale perugina ed umbra, come ad esempio quelli della “formazione professionale” e dei “gemellaggi”. Questi ultimi spesso strettamente legati all’attività missionaria. Le otto Diocesi dell’Umbria hanno da numerosi anni non pochi gemellaggi e rapporti solidali con le Chiese di Paesi dei tre continenti bagnati dal Mediterraneo, contribuendo ai processi di pace in atto. Uno di questi gemellaggi, che vede impegnate insieme tutte le Diocesi umbre, è quello avviato da oltre 20 anni in Kosovo, attraverso la Delegazione regionale Caritas Umbria, a cui oggi (giovedì 20 febbraio) il quotidiano «Avvenire» ha dedicato un articolo, “Dall’Umbria al Kosovo oltre la guerra e l’odio”, nell’ampio reportage dal titolo: “La solidarietà unisce le sponde”, redatto in occasione dell’incontro di Bari. Obiettivo di questo gemellaggio è quello di aiutare una terra martoriata a ricostruire il tessuto sociale multireligioso messo a dura prova dalla guerra tra kosovari albanesi e le enclave serbe. Con segni concreti rivolti al benessere della popolazione locale, senza distinzione di etnia e religione (la ricostruzione di circa 500 case distrutte, l’avvio di una cooperativa agricola, di un piccolo caseificio, di una macelleria, di una panetteria-pasticceria e l’assistenza diretta a famiglie e minori in difficoltà), si è dimostrato che cattolici, ortodossi e mussulmani possono vivere in pace e perdonarsi a vicenda.

A far conoscere questi “segni di pace”, che gettano “ponti di dialogo tra le genti”, è anche l’obiettivo dell’incontro di Bari, che non può non avvalersi del «servizio dei media», come hanno evidenziato lo stesso cardinale Bassetti, nel corso della prolusione, e il professor Andrea Possieri, nel rilasciare un’intervista audio-video a «Umbria Radio In Blu» e al quotidiano online «Chiesainumbria.it», al termine della prima giornata di “Mediterraneo, frontiera di pace”.

a cura di Riccardo Liguori

IL TESTO DELLA PROLUSIONE DEL CARDINALE BASSETTI

“Mediterraneo, frontiera di pace” incontro dei vescovi dell’area del Mediterraneo. Il cardinale Bassetti: “Ci sono Chiese perseguitate, quelle piccole, quelle che rischiano di scomparire come la Chiesa Caldea, Chiese che hanno vissuto le guerre dei Balcani e le Chiese come l’Italia e la Francia con i problemi di secolarizzazione». L’intervista al prof. Possieri

«Abbattere i muri della diffidenza tra i popoli e costruire i ponti di dialogo tra le genti» – alla base dei “Colloqui mediterranei” di Firenze del sindaco “santo” Giorgio La Pira – hanno ispirato il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei Gualtiero Bassetti a promuovere a Bari, dal 19 al 23 febbraio 2020, l’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”. Per la giornata conclusiva (domenica prossima) arriveranno nel capoluogo pugliese papa Francesco e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A quest’incontro prendono parte 60 presuli dei venti Paesi dell’area del “Mediterraneo, ai quali si aggiungeranno nelle due giornate conclusive (22-23 febbraio) anche diversi dei 220 vescovi italiani. A rappresentare i pastori delle Chiese dell’Umbria ci sarà il presidente della Ceu monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia.
Si tratta di un evento storico, perché vede riuniti per la prima volta i rappresentanti delle Chiese cattoliche delle nazioni mediterranee per riflettere sulla pace come antidoto al dilagare dell’odio e della violenza. Il cardinale Bassetti ha spiegato in diverse occasioni, nel presentare l’incontro di Bari, che non si tratta né di un convegno scientifico, né di un evento ecumenico e interreligioso. Il presidente della Cei, intervistato alla vigilia dell’incontro da Tv2000, ha ricordato che «il Mediterraneo con tutte le sue Chiese è uno spaccato di Chiesa cattolica. Ci sono Chiese perseguitate, quelle piccole, quelle che rischiano di scomparire come la Chiesa Caldea. Sarà molto importante sentire anche la voce di tutte le Chiese che hanno vissuto le guerre dei Balcani e le Chiese come l’Italia e la Francia con i problemi di secolarizzazione».
Il cardinale Bassetti omaggerà i partecipanti all’incontro di Bari con la sua ultima pubblicazione dal titolo: “Una profezia di pace”, edita dalla Libreria editrice vaticana. Nelle 150 pagine di questo libro, il porporato illustra i principi ispiratori di “Mediterraneo, frontiera di pace”, attraverso una racconta di scritti ed interventi inerenti ai temi che saranno affrontati nei sei gruppi di lavoro che impegneranno i 60 presuli nelle giornate del 20 e del 21 febbraio. Uno di questi gruppi sarà moderato dal pievese Andrea Possieri, membro del Comitato organizzatore dell’incontro e ricercatore di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Perugia.
Tra gli scritti e gli interventi del cardinale Bassetti, due quelli concepiti a Perugia, segnala Andrea Possieri: “I cristiani in Medio Oriente”, in occasione della conferenza dedicata alla vita delle comunità in Siria e Iraq promossa dall’associazione culturale Charles Péguy e dal Comitato Nazarat con il patrocinio dell’archidiocesi e del comune di Perugia (16 maggio 20216); l’editoriale del settimanale cattolico umbro La Voce (22 dicembre 2016) dal titolo: “Norcia e Aleppo due simboli viventi dei tempi odierni…”.
Anche Perugia e l’Umbria hanno contribuito all’idea di questo incontro di riflessione e spiritualità, che, come ha evidenziato lo stesso Bassetti, dovrà mettere insieme le difficoltà delle Chiese del Mediterraneo «non per fare delle lamentele, perché il Papa ha già detto che “le lamentele non servono a nulla… Desidero da voi delle proposte”».
Nel “piccolo” Perugia e l’Umbria hanno contribuito ad «abbattere i muri della diffidenza tra i popoli e costruire i ponti di dialogo tra le genti», a partire dagli ultimi due decenni. Lo hanno fatto realizzando progetti concreti volti a “stabilizzare” aree prima in guerra, come in Kosovo (dal 1999 a tutt’oggi). In questo Stato dei Balcani le Caritas diocesane dell’Umbria hanno dato vita, dopo la fine delle ostilità tra popolazione kosovara di etnia albanese e quella delle enclave serbe, ad un “campo-missione” aiutando le persone in difficoltà, senza distinzione di nazionalità e religione, nel ricostruire le case distrutte (circa 500) e nell’avviare attività imprenditoriali (una cooperativa agricola, un caseificio, una panetteria-pasticceria…), oltre ad accogliere nella “missione”, gestita da giovani operatori e volontari Caritas italiani e del luogo, diversi minori abbandonati o orfani di guerra. Un esempio concreto di educazione alla pace e alla convivenza tra etnie e fedi diverse. Come anche i progetti dei “corridoi umanitari” promossi dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Caritas italiana a cui hanno aderito le Caritas dell’Umbria accogliendo alcune famiglie siriane cristiane in fuga a causa del conflitto e riparate nei campi profughi del Libano. A riguardo si stanno sensibilizzando comunità parrocchiali e famiglie ad accoglierne delle altre, così da contribuire al processo di integrazione di questi migranti in Umbria.
I lavori dell’incontro di Bari saranno seguiti giornalisticamente da inviati del nostro sito e quotidiano online chiesainumbria.it e di Umbria Radio In Blu.

Riccardo Liguori

IL TESTO DELLA PROLUSIONE DEL CARDINALE BASSETTI (DOWNLOAD)

 

Perugia e l’Umbria all’atteso incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”

Mancano pochi giorni all’incontro promosso dalla Conferenza episcopale italiana dal titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace”, in programma a Bari dal 19 al 23 febbraio, che si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta da papa Francesco, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quest’incontro di riflessione e spiritualità, che vedrà riuniti sessanta vescovi dei Paesi dell’area del Mediterraneo, è stata una intuizione del cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, pensata non come «un convegno scientifico-culturale – precisa lo stesso Bassetti –, e non è neanche una conferenza in cui si sperimentano nuove forme di dialogo interreligioso. Si tratta, invece, di qualcosa di diverso e speciale, per molti aspetti unico, che rimanda soprattutto al nostro modo più autentico di vivere e di essere Chiesa che dà voce alle difficoltà e alle attese dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo».

Del “Mediterraneo, frontiera di pace” ne parlano anche i media umbri, come il settimanale cattolico «La Voce», che ospita nel numero in edicola questo fine settimana un interessante articolo a firma di Andrea Possieri, membro del Comitato scientifico organizzatore dell’Incontro e ricercatore di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Perugia, dal titolo: “E’ più del ‘mare nostrum’. E’ il nostro mondo”, consultabile anche sulla pagina web: https://www.lavoce.it/mare-nostrum-nostro-mondo/.

Anche l’emittente «Umbria Radio In Blu», con i suoi inviati a Bari, seguirà quest’evento ecclesiale dedicato al Mediterraneo, «un crocevia antichissimo», scriveva lo storico francese Fernand Braudel, in cui da «millenni tutto confluisce, complicandone e arricchendone la storia». Si tratta, sottolinea su «La Voce» Possieri, di «un crocevia di umanità talmente complesso che non si può sintetizzare solamente con l’espressione mare nostrum, ma occorre far riferimento, come sottolineava Braudel, all’esistenza di un “mondo mediterraneo”… Mai come oggi, per merito soprattutto della Chiesa italiana, che ha promosso l’incontro di riflessione e di spiritualità di Bari, questo “mondo mediterraneo” sembra aver riacquistato quella centralità perduta dopo decenni di marginalità».

Secondo il ricercatore dell’Ateneo perugino l’incontro di Bari è «un evento di portata storica eccezionale», che «già nelle sue premesse ha raggiunto un obiettivo storico: riunire e raccogliere i vescovi cattolici che si affacciano sul Mediterraneo e che provengono da tre diversi continenti, Africa, Europa e Asia…, che merita di essere seguito con attenzione e fiducia». Un evento, sostiene in sintesi Possieri, che «proietta la Chiesa italiana, grazie all’intuizione del suo presidente, il cardinale Bassetti, al di fuori del territorio nazionale». Una Chiesa «concretamente in “uscita”» e che «sviluppa un “metodo sinodale”».

«Nessuno può prevedere come si svilupperà il dibattito tra vescovi – conclude il ricercatore perugino –. Senza dubbio la cornice simbolica dell’incontro sarà quella della conoscenza e del dialogo. Una cornice che permetterà di riscoprire finalmente l’appartenenza a un unico “mondo mediterraneo”». Un mondo del quale è protagonista anche la Chiesa e la comunità civile perugina ed umbra.

Tra i vescovi italiani ospiti delle due giornate conclusive del ““Mediterraneo, frontiera di pace” ci saranno anche alcuni presuli umbri. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra, rappresenterà le Chiese della terra di Benedetto da Norcia e di Francesco d’Assisi. A queste due grandi figure di santità molto si ispira lo stesso “mondo mediterraneo”.

Terni – Pontificale di San Valentino – Mons. Piemontese: “Siamo tutti pastori, guide, ai quali è affidata la responsabilità e la cura del bene comune, chiamati al servizio della collettività e delle singole persone nel campo religioso, civile, sociale e della difesa comune”.

Dopo la processione di sabato sera per il trasferimento dell’urna di San Valentino dalla basilica alla cattedrale, è stata celebrata solennemente, domenica 9 febbraio la festa di San Valentino, vescovo e martire del patrono di Terni e copatrono della Diocesi Terni-Narni-Amelia con il pontificale presieduto, in una gremita Cattedrale di Terni, dal vescovo mons. Giuseppe Piemontese, alla presenza dei sacerdoti della diocesi, del sindaco Leonardo Latini, del prefetto Emilio Dario Sensi, del presidente della Regione Donatella Tesei, il presidente della Provincia Giampiero Lattanzi, del Questore Roberto Massucci, il Magnifico Rettore dell’Università di Perugia prof. Oliviero, delle autorità militari regionali, provinciali e cittadine, dei sindaci dei Comuni della diocesi, i rappresentanti del mondo del lavoro, delle imprese, del sindacato, dei fedeli ternani e delle associazioni e movimenti della diocesi e animata dal coro diocesano diretto da don Sergio Rossini. 
Il corteo dalle istituzioni civili e militari con i rispettivi gonfaloni, partito dalla sede municipale di palazzo Spada Terni verso la Cattedrale, è stato accolto dal vescovo Giuseppe Piemontese all’ingresso della chiesa madre della diocesi.
La festa del patrono della città di Terni, San Valentino è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore, ma anche per pregare per le nostre città e il nostro popolo, per la gente che soffre, per i giovani, per gli innamorati, per la famiglia, per la Diocesi.

 L’OMELIA DEL VESCOVO

«La memoria del nostro Patrono richiama la sua vita, gli aspetti dei suoi insegnamenti, che sono oggi ancora attuali – ha detto nell’omelia il vescovo – le ragioni della identità di questa città, che si onora di vedere richiamato da secoli, il suo nome accanto a quello del suo Patrono: Valentino, che per 75 anni ha custodito, difeso il suo popolo, per il quale alla fine, all’età di 97 anni, ha sacrificato la propria vita. L’esperienza della sua vita e il suo martirio hanno consentito di difendere la vita e la fede del popolo a lui affidato. Valentino, fedele a Dio ha dato conferma e autorevolezza al suo insegnamento come custode e guida del popolo, maestro della fede e padre dei giovani, intenti a far crescere e maturare l’amore e la famiglia e della dedizione alle persone sofferenti. Il nostro compito è far risuonare nell’oggi della Chiesa e del mondo quel progetto del Padre e quell’aspetto del Vangelo, incarnato da San Valentino.
Tuttavia, oggi mi piace riproporre tale stile non solo a me vescovo, ma a tutti coloro che hanno obblighi verso le persone e responsabilità nella cura delle anime: preti, diaconi, ministri ed ecclesiastici vari; e infine è riferito a persone che hanno incarichi di governo nella civitas e nella promozione del bene comune: le istituzioni civili, militari e culturali, i sindaci e gli amministratori. Siamo tutti pastori, guide, ai quali è affidata la responsabilità e la cura del bene comune, chiamati al servizio della collettività e delle singole persone nel campo religioso, civile, sociale e della difesa comune. Un servizio chiamato a mutuare le qualità del buon pastore: disinteressato, di relazioni intense, con le qualità dell’amicizia e dell’amore.
Lungi da noi il modello, ripudiato da Gesù, del mercenario, figura ambigua, volgare, spregevole e pericolosa, che purtroppo tende nefastamente a intrufolarsi nei vari settori della società. La figura del mercenario, oggi può declinarsi variamente e ben si associa a sfruttamento, corruzione, concussione, estorsione, assenteista, approfittatore, scansafatiche, sfaccendato, truffatore, irresponsabile…
Esattamente l’opposto dello stile del buon pastore a cui è rimasto fedele san Valentino fino alla testimonianza del martirio.
Tale testimonianza martiriale oggi è richiesta nella quotidianità, in varie forme più ordinarie se si vuole vivere fino in fondo la fedeltà ai propri principi, civili, morali, costituzionale ed evangelici e alla propria identità di cittadino, di amministratore, di sposo o sposa, di giovane, di prete, credente, ecc. E io credo che siano molti tali martiri, anche ai nostri giorni».

Il senso profondo e vero delle feste patronali
Il vescovo, facendo riferimento all’esperienza delle feste dei santi patroni, che conservano un ruolo e una incidenza significativa in riferimento alla storia e alla identità delle comunità, ha invitato a «ricercare una maggiore verità in ciò che viene organizzato e celebrato. E’ urgente che esse riscoprano e custodiscano la verità della celebrazione, la devozione e adesione alla testimonianza dei Santi Patroni e l’approfondimento della Parola del Vangelo, a cui essi hanno conformato l’esistenza.
I Patroni sono stati quasi tutti fondatori delle nostre città e delle rispettive identità civili e religiose e nello stesso tempo difensori delle città da invasori esterni e approfittatori/mercenari interni. La ragione profonda che ha mosso il loro agire, è stata la fede in Gesù Cristo e l’amore per il popolo. Ricordare la storia per tramandarne le gesta non può limitarsi a spettacolo e rappresentazione, ma dovrà portare tutti a conoscere la vita e l’esperienza di fede dei Santi Patroni, e a nostra volta, a riscoprire la nostra fede e la nostra vita cristiana per imitarne le ragioni di fede e di vita nell’oggi di Dio».

La preghiera per gli amministratori e l’invito ad avere una forte attenzione al bene comune
«In particolare vogliamo augurare agli eletti delle nostre amministrazioni di comporre e stabilizzare la compagine di governo per conoscere con completezza le problematiche e avviare con continuità, programmi di sviluppo credibili ed efficaci; di mirare a volare alto nel disegnare il futuro delle comunità; di adoperarsi per creare a favore dei cittadini, accesso semplice e rapido nella complessa macchina amministrativa, onde concorrere a semplificare e a risolvere i problemi; far sì che il palazzo di città sia sempre più la casa comune, “il comune”, dove i cittadini trovino aiuto ai loro bisogni, sostegno ai loro progetti e ulteriore spinta propulsiva verso uno sviluppo generale e condiviso; tutte le forze vive della città: amministratori, imprenditori, sindacati, università, organismi culturali, chiesa cattolica e organizzazioni religiose facciano ogni sforzo per creare opportunità e luoghi dove i giovani possano crescere sani e ingrandire le loro capacità per la propria realizzazione e per il bene dei nostri territori. Oggi, in modo particolare, la nostra preghiera si fa intensa, corale e fiduciosa perché nella città e nelle terre di san Valentino prosperi il benessere, la pace e l’amore».

Al termine del pontificale in cattedrale, è seguita la processione con la banda di Cesi, il coro diocesano, i figuranti del centro culturale valentiniano in abiti d’epoca rinascimentali a rappresentare gli antichi rioni di Terni, i rappresentanti di gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, diaconi, sacerdoti, autorità civili e militari per il rientro dell’urna di san Valentino in basilica attraversando le strade del centro città, la parrocchia del Sacro Cuore a città Giardino e quella di Santa Maria del Carmelo, fino al colle dove si trova la chiesa che custodisce le reliquie e la memoria del Santo. Sul sagrato c’è stato il saluto del presidente dell’Azione Cattolica diocesana Luca Diotallevi e la benedizione finale del vescovo Piemontese. L’urna è stata quindi riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.

 

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI AZIONE CATTOLICA

 

 

 

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Foligno – “Segni di Vangelo – Cammin facendo predicate” Pubblicata la lettera pastorale del Vescovo Gualtiero Sigismondi

È una lettera pastorale originale, quella che mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno e Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana, consegna ai suoi diocesani. Si direbbe che, piuttosto che il Vescovo, sia la santità del quotidiano a parlare attraverso una raccolta di episodi accaduti “cammin facendo” lungo le strade della diocesi, durante la seconda visita pastorale del suo episcopato folignate.
Mons. Sigismondi si lascia “istruire dal popolo di Dio”, terreno dove il Seminatore ha già sparso il suo seme: il Vescovo invita a guardare – con coraggio – “i campi che già biondeggiano per la mietitura”, o almeno a “contemplare il ramo di mandorlo in fiore che annuncia la primavera”. E ci accompagna attraverso un avvincente campionario di “segni di Vangelo”, che hanno come protagonisti anziani e bambini, coppie e presbiteri, in cui risplende tutta la bellezza della santità “della porta accanto”, prima di passare alla sezione degli orientamenti pastorali veri e propri.
Consapevole della scarsa utilità di progetti pastorali troppo stringenti, mons. Sigismondi affida a quest’ultima parte solo alcune pagine, ma dense di riflessioni. Alla Chiesa serve una “pastorale in chiave missionaria”, che riconsegni alle comunità gli Atti degli Apostoli, capace di operare sinodalmente, coraggiosa nel ripensare i ministeri e nell’annunciare il Vangelo “fuori dal tempio”, consapevole che non esistono lontani che sono troppo distanti, coinvolta nell’impegno per la città e per la casa comune. Insomma, una Chiesa capace di abbandonare l’”irrigazione a pioggia” delle iniziative di mantenimento per passare all’”irrigazione a goccia” dei cammini di accompagnamento.
Questi e molti altri sono gli stimoli con cui il Vescovo di Foligno ci incoraggia a guardare con coraggio ad una società in cui sempre sono visibili i segni di una primavera, da attendere con fiducia e determinazione nel fare scelte nuove, spinti dal vento dello Spirito. Una riflessione dedicata alla Diocesi che lo ha come pastore, ma utile per tutti coloro che amano scorgere “segni di Vangelo” lungo le strade della loro città.

Spoleto – celebrata la Giornata per la Vita e la Messa per i nati nell’anno. L’Arcivescovo ai genitori: «Questi bimbi sono un dono e una responsabilità: crescendo devono trovare in voi adulti, soprattutto nei genitori, un modello a cui poter attingere nei momenti belli e in quelli di difficoltà».

Domenica 2 febbraio la Chiesa ha celebrato la 42ª Giornata per la Vita dal tema “Aprite le porte alla vita”. L’archidiocesi di Spoleto-Norcia, in collaborazione con il reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale di Spoleto, ha organizzato due eventi: Racconta la Vita e la Messa per i nati nell’anno.

Racconta la Vita. Si è tenuto sabato 1° febbraio alle ore 18.00 all’auditorium dell’Istituto per Sovrintendenti P.S. “R. Lanari” di Spoleto (Scuola di Polizia). Il pomeriggio, condotto da Lorena Bianchetti giornalista RAI (conduttrice di A Sua Immagine), è stato scandito da alcune testimonianze inerenti al tema “Aprite le porte alla vita” e da un concerto della Cappella Musicale della Basilica Papale di S. Francesco di Assisi diretta da padre Giuseppe Magrino, ofm Conv. Tante le persone che hanno partecipato. Una curiosità: il coro è nato nel 1230 quando il corpo di S. Francesco è stato traslato dalla chiesa di S. Giorgio alla Basilica inferiore.

Le parole dell’Arcivescovo. «Siamo qui in tanti – ha detto mons. Renato Boccardo – per raccontare la bellezza della vita. Tante volte quest’ultima è presentata come un tempo di fatica e di delusione, ma ci sono anche cose piacevoli che ci permettono di guardare avanti con fiducia e speranza. Questa sera ci fermiamo un attimo, ascoltiamo, guardiamo e portiamo via con noi un piccolo bagaglio che ci può essere utile nel percorso quotidiano. Tutti insieme possiamo costruire qualcosa che rimanga, fare in modo che il nostro mondo sia vivibile».

Le parole del Sindaco di Spoleto. «É importante – ha detto Umberto de Augustinis – dire che Spoleto ama la vita; dobbiamo sostenerla e promuoverla in tutti i modi e dobbiamo respingere le filosofie di morte e di annichilamento della vita».

Le parole del Primario del Reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale di Spoleto. «Come sempre – ha detto il dott. Fabrizio Damiani – è molto bello essere a questa festa. Il trand negativo della natalità che caratterizza l’Umbria a Spoleto ancora non c’è: nel 2019 abbiamo avuto 498 parti, rimanendo in linea con gli altri anni. Il centro nascite di Spoleto è premiato perché ci confrontiamo con rispetto verso le donne e le famiglie, senza fare forzature o imposizioni: riusciamo, cioè, a trasmettere un messaggio positivo e per questo veniamo scelti anche al di fuori del bacino di utenze dell’ospedale. Il tema della giornata è “Aprite le porte alla vita”: e allora mi piace pensare a tutte le notti in ospedale quando col sorriso apriamo le porte del reparto alle coppie.

Le parole della presidente della Regione Umbria. «Il numero costante di parti a Spoleto – ha sottolineato Donatella Tesei, giunta a sorpresa all’evento – dimostra capacità professionale, significa che si riescono a dare risposte alle esigenze. Come istituzioni dobbiamo cercare sempre più di riportare speranza tra i nostri giovani umbri e di creare loro le condizioni, in primis lavorative, affinché rimangano a vivere in Umbria, generando nuove vite in questa Regione».

Le testimonianze. Francesca e Giuseppe Benedetti, due figli (Emanuele e Giada). Dopo il matrimonio non arrivavano figli naturali e hanno avviato le pratiche per l’adozione, idea che già era comunque in loro dai tempi del fidanzamento, a prescindere se ci fossero stati o meno figli naturali. Nel momento in cui arriva l’ok all’adozione, Francesca rimane incinta: nel 2006 nasce Emanuele, affetto dalla sindrome di down. Proseguono comunque la strada dell’adozione, un po’ rallentata per gestire al meglio Emanuele, e nel 2010 dal Vietnam arriva la piccola Giada. Suor Consuelo Zarrella delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, oltre trenta anni in Africa tra Libia, Costa d’Avorio e Repubblica Democratica del Congo, ha testimoniato di come tante volte ha visto nella vita delle persone le “spine” trasformarsi in “rose e gigli”. Andrea Torti nato con gravissimi problemi il 24 gennaio 2000. Ha subito quattordici operazioni chirurgiche. Più volte ha rischiato la vita. Alla mamma al momento del parto hanno detto: o lei o il figlio. La mamma: o tutti e due in terra, o tutti e due in cielo. Oggi Andrea è un ragazzo che si è diplomato al liceo scientifico, è iscritto all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi, ha una vita sociale piena ed intensa, va in palestra, fa l’educatore in parrocchia, ha il brevetto di arbitro di calcio e per tennis da tavolo, è fidanzato.

Messa per i nati nell’anno. Domenica 2 febbraio, invece, nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’Arcivescovo ha presieduto la Messa con i bambini – i loro genitori, i fratelli o sorelle maggiori, i nonni – nati nel 2019 presso il reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale di Spoleto. Il grande Duomo è stata riempito di carrozzine e passeggini, il vagito dei piccoli è stato un bellissimo inno a Dio datore di vita. Presenti alla Messa il sindaco Umberto de Augustinis e il primario Fabrizio Damiani.

«È stato bello – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – vedere giungere verso la Cattedrale tutte queste famiglie che con gioia e trepidazione sono venute a presentare a Dio i loro figlioli e noi come Chiesa li abbiamo accolti con giubilo. Qui – ha proseguito il Presule – ricevete la pienezza della gioia sulla vostra famiglia e sui vostri figli che è la benedizione di Dio. Questi bimbi sono un dono e una responsabilità: crescendo devono trovare in voi adulti, soprattutto nei genitori, un modello a cui poter attingere nei momenti belli e in quelli di difficoltà». Poi, l’invito dell’Arcivescovo alle mamme e ai papà: «Educateli a ciò che è vero, buono e bello, affinché possano rispondere alle sfide della vita con quella sapienza che li farà restare sempre in piedi, anche nei momenti più duri; educateli alla solidarietà nei confronti di chi è meno fortunato di noi, di chi fatica ad andare avanti». Poi, un pensiero ai nonni: «La loro presenza è preziosa in quanto sono i custodi della memoria, sono garanzia di sicurezza e sostegno, sono generatori di speranza. Tutti – ha concluso mons. Boccardo – possiamo e dobbiamo fare la nostra parte per questi piccoli che saranno i costruttori della società civile ed ecclesiale del domani». Al termine della Messa tutti in Piazza Duomo per lanciare verso il cielo, quale simbolo di gioia e pace, palloncini celesti e rosa.

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Perugia: solenne concelebrazione in cattedrale in onore di San Costanzo patrono della città. Il cardinale Gualtiero Bassetti: «Accettare la fede povera e umile dei piccoli è la grande e stupenda buona novella che la Chiesa ancora oggi ha il coraggio di annunciare al mondo»

Con la solenne concelebrazione eucaristica del pomeriggio del 29 gennaio, nella cattedrale di Perugia, presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti insieme ai vescovi dell’Umbria e alla presenza dei rappresentanti delle massime Istituzioni civili e del mondo della cultura del capoluogo regionale, si sono conclusi i festeggiamenti in onore del santo patrono Costanzo, vescovo e martire, «padre della fede perugina», così definito dallo stesso cardinale durante i Primi Vespri della vigilia, celebrati il 28 gennaio nella basilica intitolata al santo, al termine della processione della “luminaria” che ha visto una numerosa partecipazione di fedeli. Partecipazione che ha rinsaldato il legame tra la città civile e quella religiosa, come ha evidenziato, all’inizio dell’omelia in cattedrale, il cardinale Bassetti.

«Sono lieto di celebrare con le rappresentanze religiose e civile di tutta l’Arcidiocesi la festa di San Costanzo, padre e fondatore di questa santa Chiesa perusino-pievese – ha esordito il presule –. Ieri sera si è svolta, in modo gioioso e solenne, una molto partecipata “luminaria” dal Palazzo comunale dei Priori alla chiesa dedicata al Santo. Sono contento che, da alcuni anni, siano state ripristinate tradizioni antiche che possono rinsaldare stretti legami tra la Perugia civile e quella religiosa, uniti nella ricerca del bene comune per l’intera cittadinanza. Oggi vogliamo porci in devoto ascolto del Santo Patrono. Il messaggio del martire San Costanzo è ancora oggi una buona notizia per la nostra chiesa e la nostra città, con i loro problemi, le loro ferite e soprattutto le loro speranze».

«Costanzo ci addita Cristo e ci dice: guardate a Lui: Lui solo ci comprende fino in fondo perché è passato attraverso tutte le nostre prove. Egli ci ripete con Papa Francesco: “la fede non è una luce, che dissipa tutte le nostre tenebre, ma una lampada che guida, nella notte, i nostri passi e questo basta per il cammino”. San Giovanni Paolo II ha usato una espressione molto forte: “una fede che non diventa cultura, è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”. Soprattutto oggi custodire la fede significa comunicare il Vangelo in un mondo in continua trasformazione. Comunicare il Vangelo con una particolare attenzione alle nuove generazioni di adolescenti, per trasmettere ad essi l’unico mistero della croce di Cristo che può illuminare le loro inquietudini».

«Carissimi fratelli e sorelle – ha proseguito il cardinale –, il primo pensiero che la parola di Dio ci suggerisce è la parola di Isaia sul Messia. Il Messia inaugura un tempo nuovo che rovescia la logica umana. Egli verrà nel mondo a considerare e ad innalzare gli ultimi. Il suo annuncio sarà ai poveri. La sua opera sarà sui cuori spezzati, la sua testimonianza e il suo dono per gli schiavi e i prigionieri. Come a significare che l’intervento di Dio sul mondo parte da coloro che non hanno potenza, né orgoglio, né primato, né autonomia, in una parola da coloro che sono poveri. La ragione per cui Gesù morirà sarà anche per aver ripetuto nella sinagoga di Nazaret questa profezia di Isaia applicandola a se stesso: la profezia cioè del Messia che è povero, che è senza decoro, né aspetto, e muore inerme, come “gli ultimi” per la giustizia, la santità e la pace fra gli uomini. Tutto ciò è talmente vero che Gesù nel XXV capitolo di Matteo, identifica se stesso con coloro che non hanno parola, potere, autosufficienza e sono gli ultimi della vita».

«A questo proposito, la testimonianza di San Costanzo che sarebbe stato martirizzato attorno all’anno 170, è davvero eloquente – ha commentato Bassetti –. Come quello di Gesù, il suo martirio fu denso di torture. Il Preside Carisio lo fece gettare nelle terme aumentandone sette volte il calore. E quel calore sprigionò una luce così intensa che abbagliò tutti: era la luce della sua santità e della sua testimonianza. Fratelli carissimi, stasera siamo chiamati a purificarci e a testimoniare il Vangelo, perché mai nelle nostra vita i doni di Dio siano senza frutto».

«San Costanzo, padre di questa nostra Chiesa e in parte di alcune Chiese dell’Umbria, fu artefice di vera pace e volontario dell’amore, perché egli per primo visse il messianismo cristiano della “pietra scartata” e si fece ultimo donando la sua vita. Anche a noi è chiesto di essere operatori di pace e servi dei fratelli, servi per amore, come ci ha detto l’evangelista Giovanni. E questo è dovere di tutti nella Chiesa perché, pur essendo noi “un corpo solo”, “a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo”. Per questo ciascuno di noi, nella fondamentale vocazione cristiana, ha nella chiesa “un ministero” e un compito insostituibile. Il Santo Padre nella sua esortazione apostolica “Evangeli Gaudium”, afferma spesso che siamo una “chiesa di delega”, di sostituzione, nella quale si aspetta che uno passi al posto dell’altro, e alcuni compiano quello che tutti debbono compiere».

San Costanzo ci esorta ad essere operatori di pace e servi dei fratelli – ha evidenziato il cardinale avviandosi alla conclusione –, dopo essersi lui stesso identificato con l’amore povero e umile di Dio e aver scelto, come Gesù, di donare la propria vita. Solo il Vangelo ci espropria dai nostri egoismi, dai nostri orgogli, dai nostri idoli e ci pone nella condizione di accettare la fede povera e umile dei piccoli. È questa la grande e stupenda buona novella che la chiesa ancora oggi ha il coraggio di annunciare al mondo, che cammina su ben altre strade. Essa aspetta da ciascuno di noi la sua attuazione, non solo nel segreto della nostra anima, ma nella testimonianza forte e decisa della nostra vocazione».

Perugia: Al via le celebrazioni in onore del santo patrono Costanzo con la processione della “luminaria” e la celebrazione dei Primi Vespri solenni. Il cardinale Bassetti: «Chiediamo al Signore una nuova primavera per la nostra Chiesa e per la società intera».

Con la processione della “luminaria” e la preghiera dei Primi Vespri solenni, a Perugia, nel pomeriggio del 28 gennaio, sono iniziate le celebrazioni in onore del santo patrono Costanzo, vescovo e martire. Il cardinale Gualtiero Bassetti, nell’omelia dei Vespri, rivolgendosi alle autorità civili e religiose e ai numerosi fedeli che gremivano la basilica intitolata al patrono, ha definito Costanzo «padre nella fede».

«Come ogni anno, ci ritroviamo nella chiesa-basilica minore dedicata al santo patrono Costanzo – ha esordito il presule –. Qui sono custodite le sue reliquie, e da tempo immemorabile i perugini vi si recano per rendergli omaggio, quale padre nella fede. Anche noi siamo scesi dall’acropoli, dalla piazza grande ove si affacciano i palazzi della Perugia civile e religiosa, e dove la cattedrale sembra coniugare, in un felice abbraccio, realtà temporali e spirituali. Si tratta della storia plurimillenaria di una città e di una società che hanno trovato, nel cristianesimo, la linfa vitale per sorgere e svilupparsi, in armonia e concordia, anche se non sono mancati periodi di crisi e di contese, che, se da una parte hanno prodotto incomprensioni e sofferenza, dall’altra non hanno intaccato la consapevolezza della comune e condivisa origine cristiana».

Crescere nella pace e nel progresso civile.

«San Costanzo ci ricorda questa comune discendenza, documentata, per quanto lo riguarda, dalle decisioni dei magistrati cittadini in suo onore. Ecco perché, ancora oggi, ci invita alla condivisione e alla serietà di vita, perché si possa crescere nella pace e nel progresso civile. Scendendo verso questa storica chiesa, abbiamo attraversato una parte significativa della città. Abbiamo costeggiato antiche case e palazzi; ci siamo soffermati dinanzi a monumenti storici che hanno segnato la grandezza della nostra città: il fiorire delle arti, del benessere, dei valori sociali e religiosi. Una storia avvincente che ancor oggi ci emoziona e ci stupisce».

La precarietà del vivere.

«Al presente, certo, non mancano le difficoltà – ha commentato il cardinale –. Non sfugge a nessuno la precarietà del vivere per molti concittadini. La crisi economica, dalle caratteristiche planetarie, non ha risparmiato la nostra terra. Da anni si sono acutizzate alcune situazioni di malessere: la scarsità del lavoro, soprattutto per i giovani; i problemi all’interno delle famiglie; l’invecchiamento della popolazione, con i problemi che ne conseguono.

L’attenzione per i disagi sociali ed economici.

«Come comunità ecclesiale – ha evidenziato Bassetti – siamo stati sempre vicino a chi soffre, ai bisogni della gente. La Caritas ha organizzato servizi di prima necessità ben diffusi sul territorio, con grande attenzione per i disagi sociali ed economici. Ma siamo stati vicini soprattutto con la presenza vivificante in tante realtà sociali e comunitarie. Fede e carità sono sinonimi, favoriscono la dignità umana e salvaguardano la convivenza».

Tanti segni di speranza… i giovani che si avvicinano alla Chiesa.

«Nel nostro orizzonte, anche ecclesiale, se ci sono motivi di preoccupazione, ci sono anche tanti segni di speranza. Vi sono tante fiammelle vive, come quelle che ci hanno accompagnato stasera lungo il nostro peregrinare, che infondono calore e gioia e, soprattutto, rischiarano la nostra strada per indicarci un futuro migliore. Uno dei motivi per cui ringraziare Dio sono i giovani che si avvicinano alla Chiesa, che vivono quotidianamente l’esperienza delle parrocchie o dei gruppi ecclesiali, impegnati sui fronti della testimonianza evangelica e della carità. Ho negli occhi e nel cuore i visi belli e luminosi di tanti ragazzi e ragazze che affollano la cattedrale per incontrarsi con il loro vescovo. Sono giovani come tutti gli altri, sperimentano la fatica del vivere come tutti i loro coetanei, ma nel loro cuore è accesa quella gioia, che solo la fede in Dio può dare. Questi giovani continueranno a tenere accesa la fiaccola della fede; essi daranno un futuro alle nostre comunità ecclesiali».

La speranza che viene da Dio.

«È l’esperienza viva di Chiesa – ha concluso il cardinale – che è giunta a noi fin dal sacrificio del primo vescovo san Costanzo, e che continua nel tempo. Abbiamo perciò fiducia in un tempo migliore, intravisto da san Giovanni Paolo II come una nuova primavera della Chiesa nel segno della speranza. E la primavera, per quanto l’inverno possa essere freddo e duro, arriva sempre, e porta con sé la bellezza del creato in fiore. Allo stesso modo, «la speranza cristiana – ha ricordato Papa Francesco – si basa sulla fede in Dio che sempre crea novità nella vita dell’uomo, crea novità nella storia, crea novità nel cosmo. Il nostro Dio è il Dio che crea novità, perché è il Dio delle sorprese». Radicati e fondati su questa speranza che viene da Dio, guardiamo al futuro con fiducia, certi che il Signore non ci abbandona. Nella viva memoria del vescovo e martire Costanzo, chiediamo al Signore una nuova primavera per la nostra Chiesa e per la società intera, perché possiamo vivere sempre più da veri fratelli».

foto Rita Floridi

 

Movimenti per la vita dell’Umbria, una giornata per celebrare la vita e dare speranza

La Federazione Umbra dei Movimenti per la Vita e dei Centri di Aiuto alla vita si appresta a celebrare la 42° Giornata Nazionale per la Vita. In diverse località della regione, laddove sorge uno dei MpV o un Centro di Aiuto alla Vita, si svolgeranno nei prossimi giorni iniziative per informare, sensibilizzare e far riflettere l’opinione pubblica sui temi della vita nascente, ma non solo.

Per sottolineare l’importanza ma anche descrivere quello che è il quotidiano di queste associazioni di volontariato che sostengono la maternità più fragile e il diritto alla vita, si è svolta oggi a Perugia una conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, con un accenno anche a quelli che sono i numeri della demografia nella nostra regione, che fanno una foto precisa e impietosa della realtà. I dati (allegati più oltre) sono stati gentilmente messi a disposizione dalla sociologa prof. Rosita Garzi, docente presso l’Università degli Studi di Perugia.
Ad intervenire in conferenza è stata la presidente della Federazione Umbra MpV, Assuntina Morresi che – dopo aver ricordato i dati e i numeri legato alle attività dei vari presidi MpV (vedere scheda più in basso) ha spiegato:

“In Umbria lo scorso anno abbiamo svolto attività sia di formazione di personale sanitario legato alla gravidanza, sia di sensibilizzazione sui temi della vita: anziani, fine vita, etc, Abbiamo cercato di abbracciare le varie situazioni di fragilità: in particolare con riferimento all’invecchiamento della popolazione. Famiglie più sottili, più fragili non solo con pochi figli ma anche con una rete parentale più ridotta che quindi sosterrà con difficoltà, nel tempo, la famiglia stessa’”.

Presente anche la presidente del Movimento per la Vita di Todi, Daniela Durastanti, che sarà sede di una delle iniziative divulgative in programma (vedere sotto).

In molte piazze italiane – è stato ricordato in conferenza – e anche in Umbria, nelle principali parrocchie cittadine, i volontari del MpV e CAV offriranno primule, le prime piante che nascono a primavera, raccogliendo delle offerte. E’ un modo per sostenere le tante attività a favore delle madri in attesa e dei loro bambini.

Il tema della 42° Giornata per la Vita è Aprite le porte alla Vita, ed è anche il titolo del messaggio dei vescovi italiani in occasione della ricorrenza, il cui testo è disponiblie qui: https://famiglia.chiesacattolica.it/aprite-le-porte-alla-vi/

Perugia: Solennità di san Costanzo, vescovo e martire, Patrono della città e dell’Archidiocesi. La tradizionale processione della “Luminaria” del 28 gennaio e la concelebrazione eucaristica del 29 gennaio presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti

Il 28 e il 29 gennaio Perugia celebra la solennità del Santo Patrono Costanzo, vescovo e martire del II secolo. Una festa che rinsalda il legame tra la comunità civile e la comunità religiosa, come testimonia la tradizionale processione della “luminaria” risalente all’inizio del XIV secolo, menzionata negli Statuti medioevali del Comune di Perugia, che si svolge nel pomeriggio della vigilia di questa solennità (28 gennaio) a cui partecipano i rappresentanti delle massime Istituzioni cittadine, guidata dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e dal sindaco Andrea Romizi.

La “Luminaria di San Costanzo”, animata dai figuranti in costume medioevale dei cinque rioni storici della città, con i balestrieri di Assisi e del Palio dei terzieri di Città della Pieve, si terrà martedì 28 gennaio (ore 17), con inizio davanti al Palazzo comunale dei Priori per poi raggiungere la basilica minore di San Costanzo, percorrendo l’antica “via sacra” che collega la chiesa di Sant’Ercolano (intitolata all’altro patrono di Perugia) alle basiliche di San Domenico e di San Pietro. A San Costanzo (ore 18) si terrà la celebrazione dei Primi Vespri Solenni presieduta dal cardinale Bassetti, allietata dal Coro della polizia municipale, con il rito dell’omaggio votivo al Santo di alcuni doni-simbolo della storia civile e religiosa della comunità perugina dal forte e attuale richiamo sociale e culturale. Si tratta dei doni del cero, da parte del sindaco, segno della disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune; della corona d’alloro, da parte della polizia municipale, segno di devozione e testimonianza di dedizione al bene comune attraverso l’azione di ordine pubblico, che mira alla pace e alla concordia; del torcolo (dolce tipico della festa a ricordo del martirio di Costanzo), da parte degli artigiani, segno di quanti si impegnano ogni giorno a migliorare le condizioni dei lavoratori e per tutti coloro che, con il loro lavoro, contribuiscono alla prosperità della comunità; del vinsanto, da parte di due giovani sposi, perché vivendo la fedeltà, la fecondità e l’attenzione ai piccoli e ai poveri, siano segno dell’amore infinito che lega Dio al suo popolo, e la famiglia sia fondamento del vivere sociale; dell’incenso, da parte del Consiglio pastorale parrocchiale di San Costanzo, segno della forza della fede nell’annuncio del Vangelo sull’esempio del martire perché conceda alla Chiesa diocesana di crescere nella santità.

La comunità parrocchiale di San Costanzo, come è consuetudine, promuove un triduo di preghiera e di riflessione in preparazione alla solennità del Patrono nei giorni precedenti (25, 26 e 27 gennaio, ore 17-18.30) quest’anno dedicato al tema: “Cristo, una presenza carica di proposta”. A guidare il triduo sono tre giovani sacerdoti diocesani, don Giosuè Busti, don Giordano Commodi e don Pietro Squarta. Anche quest’anno, annuncia il parroco di San Costanzo mons. Pietro Ortica, «saranno accolti dei devoti croati della parrocchia di Jezera, dove dal XVIII secolo venerano san Costanzo, con la quale siamo gemellati da una decina di anni».

Le celebrazioni in onore di San Costanzo culmineranno nel pomeriggio del 29 gennaio (ore 18), con la solenne concelebrazione eucaristica nella cattedrale di Perugia presieduta dal cardinale Bassetti insieme ai vescovi dell’Umbria, a cui parteciperanno i rappresentanti delle Istituzioni civili e del mondo della cultura del capoluogo regionale.

La redazione giornalistica di Umbria Radio In Blu seguirà in diretta, attraverso il suo canale Youtube e la sua pagina Facebook, i Primi Vespri Solenni del 28 gennaio dalla basilica minore di San Costanzo e la concelebrazione eucaristica del 29 gennaio dalla cattedrale.