Assisi – aniversario santuario della Spogliazione. Cardinale O’Malley: “Qui i fedeli, con Francesco e Carlo si riuniscono in questo nuovo Cenacolo di Pentecoste”

“La spogliazione di Francesco è il momento del suo “Abbà Padre”. Per me questo è il momento cruciale della vita di Francesco, è la base teologica della sua vocazione, la sua assoluta fiducia nella paternità di Dio, il suo desiderio di seguire Gesù povero e crocifisso”. Lo ha detto il cardinale di Boston, Sean O’Malley nel corso dell’omelia della celebrazione eucaristica di domenica 19 maggio, nella chiesa di Santa Maria Maggiore-Santuario della Spogliazione. Il cardinale, dopo essersi soffermato sull’importanza della Pentecoste, ha poi evidenziato il significato della scelta di San Francesco. “L’aver rinunciato e avere messo tutta la sua vita nelle mani di Dio rende Francesco disponibile a seguire Cristo e annunciare la buona Novella. Questo carisma – ha aggiunto – è così forte che si diffonde a macchia d’olio; la sua vocazione ha cambiato il corso della storia e ci ha convocato qui da tutto il mondo. Il carisma che abbiamo ricevuto non è un documento o una filosofia, ma uno stile di vita trasmesso da uomini il cui cuore è infiammato. La strada che ci propone Papa Francesco è quella della vicinanza. Dobbiamo essere vicini a Dio con la preghiera reale e condivisa. La nostra vicinanza a Cristo povero e crocifisso è segno distintivo della nostra spiritualità. Ai nostri giorni uno dei frutti del carisma di Francesco è Carlo Acutis. Ora qui i fedeli si riuniscono in questo nuovo Cenacolo di Pentecoste”.

Un altro momento interessante sul carisma francescano che sprigiona dal Santuario della Spogliazione è stato vissuto anche nel pomeriggio di sabato 18 maggio durante il convegno: “Tra Frate Sole e Sorella Morte, il Cantico da San Damiano al Vescovado, una riscoperta verso il 2025” al quale hanno preso parte il vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, il poeta Davide Rondoni, presidente del “Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi”, il frate conventuale padre Felice Autieri e il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, Marina Rosati. “Che cosa succede al Cantico di Frate Sole se lo leggiamo a partire dalle due ultime strofe? Le sei strofe riguardanti gli elementi materiali sono ben note. In questo tempo in cui l’istanza ecologica si è fatta drammatica, aver riscoperto la profezia di Francesco d’Assisi anche sotto questo profilo concentra ancor più lo sguardo su di esse. Le due ultime finiscono per essere quasi dimenticate. Persino imbarazzanti. Con esse, in effetti, lo scenario cambia”, ha detto il vescovo Sorrentino “La questione dell’unità della composizione del Cantico – ha aggiunto ancora – è risolta dagli storici distinguendo lo sfondo e i tempi in cui nascono i due tipi di strofe: le prime, naturalistiche, hanno il loro grembo a San Damiano, e le altre, umanistiche, richiamano altro tempo e luogo, e cioè, la penultima legata all’episodio della riconciliazione di vescovo e podestà; l’ultima strofa, legata ai giorni in cui Francesco fu degente nel Vescovado prima di scendere, nel collasso finale, alla Porziuncola per accogliere “sorella morte”. Nelle ultime strofe, è prepotente l’aria del Vangelo. Andando verso l’anno centenario del Cantico (2025), questa importante creazione di Francesco, il Cantico di frate Sole, non potrà essere rivisitata se non in questo suo messaggio globale, ben incastonato, per le strofe sulla natura, nella spiritualità francescana della lode, sgorgante a San Damiano, e per le ultime due strofe, nella prospettiva, esistenziale e sofferta, sullo sfondo del vescovado, come esso sta ormai da alcuni anni ritornando alla luce nell’ottica del Santuario della Spogliazione”.
Padre Felice Autieri dopo aver approfondito le varie esperienze che hanno caratterizzato la vita di Francesco ha parlato dei suoi atti di riconciliazione. “Francesco – ha detto – va incontro alla morte con le sue certezze, ma anche con le sue paure. Egli non ha problemi a chiamare la morte come sorella. Francesco è autenticamente santo perché innanzitutto è stato autenticamente uomo. Francesco non è l’uomo che detta formule, ma egli parte dalla sua esperienza di uomo”.
Il poeta Rondoni ha spiegato che nessuno ha mai fatto un commento poetico al Cantico delle Creature. “Francesco – ha detto Rondoni – è un Santo che mentre sta morendo alza una prosa poetica rimata e si rivolge ai suoi frati cantando. Egli non lascia solo la Regola, o il testamento, ma anche una poesia. Il Cantico è un testo commentatissimo che fa impazzire i filologi. Le poesie non si capiscono, ma si comprendono, si imparano a memoria. Francesco nel Cantico mette in scena una grande lode per qualcosa che non è suo. Il Cantico non è un canto ecologico. Per Francesco la natura è un segno è qualcosa che fa vedere l’invisibile. Noi non siamo la cultura che l’essenziale deve essere visibile agli occhi. Tutto nella nostra cultura è segno: l’arte, i sacramenti. Il perdono è contro la natura, è come l’arte. Francesco mette in scena l’uomo come perdono. È un grande poeta”.

Assisi – A un progetto dell’Amazzonia il premio internazionale Francesco di Assisi e Carlo Acutis

È andato a “A Graça do Trabalho” (“La Grazia del Lavoro”), un progetto che nasce con l’idea di offrire un lavoro dignitoso ai giovani indigeni, e, allo stesso tempo, nutrire i bambini con cibi più sani, tipici delle culture amazzoniche (frutta e verdura di stagione, polli e uova, che ora arrivano surgelati dopo mesi di lunghi viaggi, utilizzando tanta benzina per barche e camion con il conseguente inquinamento dell’ambiente), l’assegno da 40.000,00 euro del Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis per una economia della fraternità, insieme a un’icona con l’immagine di San Francesco d’Assisi e del Beato Carlo Acutis, e un foulard della spogliazione realizzato dall’imprenditore Brunello Cucinelli.
Il progetto è stato scelto tra i 33 in cinque lingue (inglese, italiano, francese, portoghese e spagnolo) arrivati da 24 nazioni e 5 continenti (Africa – 17, America – 7, Asia – 5, Europa – 3, e Oceania – 1). Il riconoscimento di quest’anno va all’America, quarto continente a riceverlo, dopo l’Europa (Italia) nel 2021, l’Asia (Filippine) nel 2022, e l’Africa (Chad) l’anno scorso. Gli altri 10.000,00 euro del premio sono andati al progetto intitolato “Mihavotras” (“Si salva insieme”), proveniente dal Madagascar (Africa) che, sostenuto dalla Caritas locale, mira ad aiutare le donne vulnerabili tramite la creazione di alcune cooperative che possano offrire loro un lavoro.

Il vincitore del Premio e l’altro progetto sostenuto sono stati annunciati nel corso della mattinata di sabato 18 maggio che ha visto la partecipazione, al Santuario della Spogliazione – Chiesa di Santa Maria Maggiore, del vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, e dell’onorevole Emanuele Prisco, sottosegretario di Stato per l’Interno, in rappresentanza del Governo.

Il vescovo Sorrentino si è soffermato sulla spogliazione di Francesco “un grande gesto che pone nella storia dell’umanità una direttrice di marcia: il suo privarsi di tutto non è rifiutare l’economia, ma rifondarla. Francesco ci spiega che dobbiamo rovesciare il senso del denaro: da qui anche il senso del nostro Premio, cui quest’anno sono arrivate decine e decine di progetti. Il nostro, più che un riconoscimento, è una scuola, una maniera di riflettere in modo organizzato e partecipativo, quasi un laboratorio, per un nuovo modo di fare economia, che deve essere un’adeguata gestione della casa comune, altrimenti non può dirsi tale”.

Nel suo intervento, il cardinale O’Malley ha ricordato “l’ethos fondamentale del Premio: ‘Toccare la carne di Cristo, dare voce alle sue piaghe nei nostri fratelli e sorelle scartati’. Per questo, nelle parole di Papa Francesco, abbiamo bisogno di ‘una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda’. Mi congratulo per questa bella iniziativa, che diventa una scuola per una economia diversa tramite i sostenitori, le varie Commissioni e i proponenti dei progetti. Vi incoraggio di andare avanti su questa scuola dell’economia della fraternità”.

Intanto venerdì 17 maggio grande successo per la performance musicale “Il Cantico di Frate Sole”, a cura di Commedia Harmonica, in cui il maestro Simone Cristicchi ha proposto un estratto dal suo spettacolo teatrale “Franciscus – Il folle che parlava agli uccelli”, recitando anche il Cantico di Frate Sole. “Ho fatto fatica a trattenere l’emozione – ha detto Cristicchi alla fine della performance – perché esibirmi qui, in questo luogo così speciale, è stato davvero un onore; Francesco è di tutti ma non per tutti”.

Inculturazione, globalizzazione, camminare insieme, camminare insieme alla natura, cambiamenti climatici, alcolismo, violenza, suicidio, giovani, sostenibilità, vocazioni indigene. Sono queste le parole chiave sulle quali si è basato l’intervento dei frati missionari fra Paolo Maria Braghini e fra Carlo Maria Chistolini durante il convegno: “Le sfide dell’Amazzonia e dell’Africa per un’economia della fraternità” che ha aperto la tre giorni. Al convegno è inoltre intervenuto padre Gerald Kpadhingo, dell’associazione Madre Africa. I due frati missionari in Brasile hanno spiegato che parlare di Amazzonia è già una sfida, in quanto non si può parlare di una sola Amazzonia ma di molte Amazzonie. Dopo 15 anni, abbiamo riaperto la parrocchia. Ci abbiamo messo tre anni solo per scoprire tutti i villaggi e conoscere gli abitanti.

Durante il suo intervento padre Gerard Kpadhingo ha detto che parlare di economia della fraternità significa “tornare ai primordi del cristianesimo. L’Africa è un continente gigante dove ci sono tantissime potenzialità: umane e nel sottosuolo. È ricca di senso della famiglia, di fratellanza, fraternità, comunione, amicizia: filosofia vitale che viene vissuta attraverso vari momenti. La chiesa rimane un punto di riferimento, di appartenenza indispensabile. L’economia è un rimedio contro l’egoismo. Abbiamo il compito di avviare la costruzione di un mondo nuovo radicato nel Vangelo. È necessaria una leadership creativa per sviluppare la capacità produttiva dei beni di prima necessità. Dobbiamo rendere gli stessi africani forza trainante del loro sviluppo”.

La tre giorni del Santuario della Spogliazione è organizzata dalla Fondazione diocesana Assisi Santuario della Spogliazione, con la diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e il patrocinio del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario morte di San Francesco d’Assisi. Info su www.assisisantuariospogliazione.it • www.diocesiassisi.it e sui social della Diocesi e del Santuario.

Assisi – convegno interregionale, Umbria-Marche, di catechesi. Tra le proposte emerse quella di realizzare un forum permanente di aggiornamento e operatività tra le due regioni ecclesiatiche.

Circa 150 catechisti dell’Umbria e delle Marche hanno partecipato al convegno che si è tenuto alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli di Assisi dalla sera di venerdì 8 maggio a domenica 12 maggio. L’incontro sul tema “Celebrate il Signore perché è buono? Una comunità che celebra e testimonia il Kerygma”, ha coinvolto in particolare i direttori degli Uffici catechistici diocesani e le loro équipe, come anche catechisti e sacerdoti. Le riflessioni emerse durante la tre giorni di lavori, poi, verranno consegnate alla Conferenza episcopale italiana che, dopo aver ricevuto tutte le proposte delle altre regioni d’Italia, avvierà una nuova progettazione per la catechesi a livello nazionale.

«Questi giorni di lavoro – afferma don Calogero Di Leo della diocesi di Perugia-Città della Pieve, coordinatore della commissione per la catechesi della Conferenza episcopale umbra (Ceu) – si possono benissimo sintetizzare in tre parole. La prima è bellezza: abbiamo vissuto un’esperienza di gioia, di gaudio, di amicizia, di pace, di condivisione. La seconda è lavoro: abbiamo lavorato molto bene, abbiamo condiviso idee, esperienze, buone pratiche, ma soprattutto la vita. E infine la terza parola è proposta: dai tre grandi settori su cui ci siamo confrontanti – la comunità, la liturgia e l’annuncio – sono emersi suggerimenti su come poter essere Chiesa nuova, con i piedi saldi nella tradizione, in questo cambiamento di tempo».

Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, delegato Ceu per la catechesi, parla di «un convegno molto ricco sotto il profilo umano, spirituale e catechetico. Abbiamo riflettuto in profondità sulle istanze, i rischi e le sfide della catechesi del nostro tempo; e averlo fatto insieme due regioni ecclesiastiche è stato un elemento di grande ricchezza. Adesso si tratta di non dissipare questo patrimonio che abbiamo messo insieme. Delle tante proposte effettuate, mi piace sottolineare quella di non desistere da questa collaborazione e provare a creare un forum interregionale Umbria-Marche sulla catechesi, che potrebbe essere anche appoggiato da quale laboratorio di rinnovamento pastorale, nel quale fare un costate aggiornamento, un approfondimento e anche una operatività verificata per evitare che i nostri convegni siano solo parole. Il mio augurio è che non ci si fermi qui e quanto abbiamo vissuto possa davvero fiorire».

Le parole di mons. Boccardo, presidente Ceu. Il convegno, al quale hanno preso parte vari Vescovi dell’Umbria e delle Marche, si è concluso con la Messa nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli presieduta da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra. Il Presule ha sottolineato ai catechisti che il modello da seguire è Gesù. «Gesù – ha detto – non chiede di convincere né di imporre; non dice: “organizzate, occupate i posti chiave, propagandate le vostre idee più belle, proponete la soluzione di ogni problema, mettete in atto una politica o una teologia”; dice soltanto: annunciate il Vangelo. I discepoli non devono fare molte cose o compiere imprese eclatanti; devono solo credere, e la loro vita manifesterà, semplicemente, la presenza del Signore».

VIDEO DELLE RELAZIONI DEL CONVEGNO 

Ad Assisi il convegno catechistico regionale Umbria-Marche. È il primo a livello nazionale che coinvolge due Regioni ecclesiastiche.

Dal 10 al 12 maggio 2024, alla Domus Pacis di Assisi, si terrà il convegno Catechistico Regionale Umbria-Marche, sul tema “Celebrate il Signore perché è buono? Una comunità che celebra e testimonia il Kerygma”. L’assise coinvolge 21 diocesi, 8 dell’Umbria e 13 delle Marche, ed è rivolta principalmente ai direttori degli uffici catechistici diocesani e alle loro équipe. Possono, però, partecipare anche i catechisti e i presbiteri che fossero interessati. «È il primo convegno catechistico interregionale che viene fatto in Italia», afferma don Calogero Di Leo dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve e coordinatore della commissione per la catechesi della Conferenza episcopale umbra. «Siamo all’interno del cammino sinodale della Chiesa italiana e, con il mio confratello delle Marche don Emanuele Pizzai (diocesi Senigallia), abbiamo pensato di organizzare questo convegno tra due regioni ecclesiastiche che condividono un territorio omogeneo, con una modalità di trasmissione della fede alle giovani generazioni simile. Questa proposta, che è un’apripista a livello nazionale, – continua don Calogero – è vista con occhio interessato dall’Ufficio Catechistico della Conferenza episcopale italiana ed ha trovato pieno sostegno dai nostri Vescovi umbri e marchigiani». Nel convegno si tratteranno alcune tematiche delineate da Papa Francesco in occasione del 60° anniversario della nascita dell’Ufficio Catechistico Nazionale: la nuova evangelizzazione, l’importanza della liturgia quale luogo naturale per la catechesi e l’importanza della comunità. «Il convegno – dice ancora don Calogero Di Leo – non si fermerà solo alle analisi, cercheremo di far emergere una catechesi nuova, convincente, coinvolgente, in grado di affrontare le sfide del cambiamento del mondo. Le nostre riflessioni, poi, le consegneremo alla Conferenza episcopale italiana che, una volta ricevuto tutte le proposte delle altre regioni d’Italia, avvierà una nuova progettazione della catechesi a livello nazionale».

Al convegno interverranno vari Vescovi delle due Regioni e si concluderà con la celebrazione eucaristica di domenica 12 maggio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli presieduta da mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra.

Programma Convegno Interregionale

Narni – festa del patrono San Giovenale. Mons. Soddu: «Davanti agli innumerevoli mali del mondo, della nostra società, delle nostre famiglie, abbiamo l’invito di Gesù ad orientare la nostra vita a lui».

La festa del santo patrono Giovenale è per la comunità narnese un forte momento d’incontro, nel rinnovare la tradizione religiosa e culturale. La festa liturgica, il 3 maggio, è stata celebrata con il solenne pontificale presieduto dal vescovo Francesco Antonio Soddu e la processione per le vie della città con il busto del Santo. Il tutto accompagnato dallo scenario della città antica e dalla coreografia della sfilata del corteo storico in ricchi abiti medievali.
Una presenza viva quella di San Giovenale, che con la sua predicazione divenne l’anima dell’intera città nei secoli difficili delle persecuzioni contro i cristiani. Alla celebrazione nella concattedrale di Narni erano presenti il sindaco Lorenzo Lucarelli, che ha donato l’olio e acceso la lampada davanti al busto di San Giovenale e recitato la preghiera di affidamento al santo patrono, il vice presidente della provincia di Terni Gianni Daniele, la consigliera regionale Eleonora Pace, i sindaci dei Comuni di Calvi dell’Umbria, di Otricoli, di Osilo in provincia di Sassari, autorità civili e militari, i rappresentanti delle parrocchie del narnese che hanno offerto i ceri, i rappresentanti dei Terziari Fraporta, Mezule e Santa Maria e del corteo storico della Corsa all’anello, i cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’Unitalsi e tanti fedeli narnesi. Hanno concelebrato il parroco della Concattedrale di Narni don Sergio Rossini, il vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi, il vicario foraneo di Narni don Jean Pierre Kalongisa, i canonici del capitolo della Concattedrale di Narni, i sacerdoti della diocesi di Terni-Narni-Amelia.
Ricordando la figura del santo patrono e primo vescovo di Narni, mons. Soddu ha sottolineato come San Giovenale sia un testimone attuale della fede «che ha saputo incarnare nella propria vita il vangelo delSignore; con la sua esperienza di vita, tutta donata al Signore, è per noiespressione viva ed eloquente di quanto in Dio e solo in lui si trovi larealizzazione piena della vita».
«L’ideale alto, supremo dell’essere cristiano – ha aggiunto il vescovo -, appartenente a Gesù Cristo, a colui che è la vita bella e buona e che vivifica e nutre come acqua viva e pura tutto ciò a cui arriva, ha orientato e sostenuto san Giovenale; ma non di meno coinvolge ogni cristiano; coinvolge ed interpella ciascuno di noi, dandoci la preziosissima opportunità di essere non solo seguaci o imitatori di questo messaggio, quanto piuttosto depositari di un grande tesoro, anche se questo è contenuto nella nostra fragile vita. Ciò che per noi sarà necessario fare, è accoglierlo ed impastarlo all’interno delle nostre esperienze; facendolo quindi ben agire, questo significa che ciascuno di noi in questo tempo, ai nostri giorni, è chiamato a dare il personale contributo sia per la propria realizzazione e sia per il progresso della società».
Il vescovo ha fatto anche riferimento alla pace e al cammino sinodale della chiesa cattolica: «Davanti agli innumerevoli mali del mondo, della nostra società, delle nostre famiglie, dei nostri mali personali, abbiamo l’invito di Gesù a dirigere l’attenzione su di lui; ma ancor di più: ad orientare la nostra vita a lui. Il Signore ci dice “Venite a me”, ossia orientate la vostra esistenza, il vostro cammino, il vostro progetto di vita verso di me. Tutto il resto verrà di conseguenza. Anche dinanzi ai mali della storia, pensiamo alle guerre e alle continue violenze e ingiustizie, abbiamo questo invito, questa proposta del Signore: “Venite a me”. La preghiera per la pace e sui mali ed ingiustizie non sia perciò ridotta all’invocazione affinché Dio possa fare il suo dovere, quasi di risolutore dei nostri problemi e per di più a prescindere dalla nostra volontà. Il criterio invece è un altro: quello che tiene insieme le due realtà, ossia il volere di Dio e le intenzioni degli uomini. Soltanto orientando e dirigendo decisamente la vita in questa direzione si può ottenere la pace; l’inverso non fa altro che fomentare ulteriore oppressione e stanchezza, illudendosi che prima o poi si potrà ottenere una vittoria, che sarà comunque falsa per tutti, vincitori e vinti. Si pensi alle piccole dispute colme di rancore, alle dinamiche del gioco d’azzardo, a quelle delle più svariate dipendenze, fino ad arrivare ai conflitti tra le nazioni e le guerre, che alla fine lasciano sul campo solo distruzione e morte. Per questo la pace si costruisce anche nella sana politica, valore che va recuperato, perché è il sale del saper vivere e saper convivere.
In questo tempo di percorso sinodale della Chiesa, in questo tempo di preparazione al Giubileo, dal titolo “Pellegrini disperanza”, quanto ci viene oggi offerto è per noi il punto di riferimento essenziale; tutto il resto acquista senso e significato soltanto in rapporto a Gesù, ossia egli è il tutto; e la nostra vita potrà essere bella e colma di senso solo in riferimento a lui».
Al termine della celebrazione il corteo storico, musici, tamburini, bambini e ragazzi del catechismo, i sacerdoti e le autorità sono usciti in processione con il busto di san Giovenale fino a piazza dei Priori, dove il vescovo Soddu ha salutato la cittadinanza e pregato per la città. La cerimonia si è conclusa con il rientro in cattedrale e la benedizione finale del vescovo alla comunità narnese e alla città.

OMELIA DEL VESCOVO

“Stand By Me 2024”, tanta giovane energia per la Chiesa e la società

Oltre mille giovani animatori degli oratori delle Diocesi di Perugia e di Assisi si sono ritrovati per la loro due-giorni di formazione “Stand By Me 2024, per lasciare la tua impronta”, dal 30 aprile al 1°maggio, al Teatro Lyrick di Assisi. Promosso dal Coordinamento Oratori Perugini e dal Comitato Anspi Perugia con il coinvolgimento delle Pastorali giovanile, universitaria e vocazionale delle due Diocesi, in questa due-giorni si sono tenuti momenti di preghiera e di adorazione eucaristica, di formazione-animazione, di laboratori e di divertimento in preparazione alle attività estive dei “Gr.Est.”. Non è mancato neppure il concerto-testimonianza dei “Reale” (www.realemusica.it), preceduto dall’esibizione canora di Matteo Ricci, giovane molto promettente dell’oratorio “Sentinelle del Mattino” di San Sisto. Tanto entusiasmo si è colto nei diversi gruppi di animatori, come in quello dell’oratorio “GP2” dell’Unità pastorale “San Giovanni Paolo II”, che ha mandato in scena lo spettacolo conclusivo, una divertente “moderna Odissea”.
Cristo è l’essenziale. «È stato bello ascoltare testimonianze di vita e di servizio, oltre ad aver vissuto momenti di canti, balli e giochi condivisi con gli altri gruppi di animatori scambiandoci esperienze», hanno commentato Gioele Vinti, Teresa Milletti e Martina Ciaccio, del “GP2”. Quest’ultima, educatrice del gruppo, ha precisato: «L’adorazione eucaristica è stata molto sentita nei miei ragazzi, seppur stanchi ma con un bello spirito. Questo ci deve ricordare che Cristo è il centro ed è Lui motore di tutto, è l’essenziale».
Fare della vita un dono. L’arcivescovo Ivan Maffeis, nel conferire il “mandato di animatore” ai giovani, insieme al confratello Domenico Sorrentino, e commentando alcuni loro pensieri, ha detto: «Nel parteciparci paure, chiusure, tentazioni di stare con pochi, si coglie un messaggio, una volontà che è la bellezza di stare in mezzo, di stare vicini ai ragazzi, di ascoltare quello che hanno a cuore, quello che sono contenti di confidarci. Di fatto, dando loro fiducia, sanno che l’autorevolezza di ogni animatore cresce nella misura in cui diamo fiducia alle persone che si sono affidate. Ma con questo servizio, a volte, si prova una grande impotenza e come ultima risorsa è aprire la porta della chiesa.
Come vescovi vi diciamo: “ragazzi, aprite quella porta”, perché noi abbiamo bisogno di voi, della vostra sensibilità. Il desiderio che avete non è tanto di riti, ma di gesti, di parole autentiche, vere. Portateci i vostri bisogni di relazioni, di affetti, portateci le domande della vita. Camminate con chi sa porvi le domande e condividere le domande del cuore a partire dalla domanda di felicità, di una vita buona, di una vita riuscita. Sono le domande che ci fanno camminare». Facendo da eco alle parole di don Daniele Malatacca, giovane sacerdote e coordinatore del progetto “Stand By Me 2024”, nell’indicare il Crocifisso posizionato sul palco del Lyrick, mons. Maffeis ha esortato i giovani a non mollare Gesù Crocifisso, perché «Lui non ti chiede la vita, Lui te la dona e quando tu incontri qualcuno fai della tua vita un dono giocandola d’attacco, con coraggio».
Il volto della fede e di Dio. Alessandro Gallo con la moglie Francesca Cadorin dei “Reale” ha così commentato lo “Stand By Me 2024”: «Questa due-giorni vi riempie il cuore di cose belle che io e mia moglie non abbiamo vissuto nella nostra adolescenza. Siamo cresciuti nella “Comunità Cenacolo” di madre Elvira… La nostra è una storia di resurrezione, passando dalla tossicodipendenza e solitudine alla vita. Questa sera stiamo creando un antidoto alla solitudine e questo è il motivo bello perché voi siete qui… Nella vita si sente il bisogno di felicità stando con gli altri, trovando degli amici e la nostra esperienza ci ha portato a trovare la felicità attraverso il cammino di fede, che non è diverso da quello che state vivendo voi come giovani animatori d’oratorio… Questo è uno di quei posti giusti dove coltivare i sogni della vita di ciascuno… Abbiamo bisogno di sperare che in mezzo a voi ci siano san Francesco, don Bosco… e abbiamo bisogno di sperare che voi vi prendiate cura della vostra vita per prendervi cura della vita dei nostri figli. Se siete qui è perché ce lo state dicendo, perché il volto della fede e di Dio siete voi”.
Formarsi per formare. Nel tracciare un “bilancio” del “Stand By Me 2024”, don Riccardo Pascolini, responsabile del Coordinamento Oratori Perugini, ha commentato: «Abbiamo vissuto un evento molto bello, al di sopra delle aspettative sia qualitative sia quantitative che per la presenza dei sacerdoti che hanno accompagnato i diversi gruppi di animatori. Soprattutto vorrei sottolineare la bellezza del processo che ha portato all’evento, il gruppo dei ragazzi che da un anno, settimana dopo settimana, sta elaborando, pensando e pregando insieme, vivendo momenti di formazione, per poi a sua volta formare i più piccoli. Questo coinvolgimento dei giovani per i giovani è un coinvolgimento positivo e di successo che può essere di esempio per altre realtà oratoriali».

 

Presentata l’opera in due tomi Storia del Cristianesimo in Umbria, che racconta anche la dimensione sociale, politica e culturale. Andrea Riccardi: «Non si capisce l’Umbria senza il Cristianesimo».

«L’Umbria è traversata da una storia di entusiasmo e il Cristianesimo è anche storia di entusiasmo e quando l’entusiasmo si espelle dall’istituzione ecclesiale prende altre vie. Io credo che questo libro se lo leggiamo, lo sfogliamo, ci meditiamo…, ci fa capire questo carattere particolare, spirituale del Cristianesimo umbro, che è come un’isola vicina e lontana da Roma. Questa grande storia cristiana di venti secoli è un’eredità per la Chiesa e per i cristiani, ma anche per tutti gli umbri. Senza il Cristianesimo non si comprende una parte dell’Umbria». Lo ha precisato il prof. Andrea Riccardi, ordinario di Storia contemporanea, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e già ministro della Repubblica, nel rilasciarci una breve intervista a margine della presentazione dell’opera in due tomi della Storia del Cristianesimo in Umbria per i tipi della Libreria Editrice Vaticana (LEV), tenutasi a Perugia, il 23 aprile, in una gremita sala dei Notari del palazzo comunale dei Priori, promossa dalla Conferenza Episcopale Umbra (CEU).
Riccardi, parafrasando il filosofo liberale per eccellenza, Benedetto Croce, “perché non possiamo non dirci cristiani”, ha commentato: «perché davanti a una storia così grande, così importante, noi non possiamo non sottovalutare quanto non si capisce l’Umbria senza il Cristianesimo e quanto questo Cristianesimo, per credenti e non credenti, ha influito profondamente e ha segnato tutta la regione ed anche, come ha detto il cardinale Giuseppe Betori, “l’Umbria fuori dall’Umbria”. L’Umbria non è un cristianesimo provinciale, è la metà di pellegrinaggi, è attrattiva, da Carlo Carretto ad Aldo Capitini, all’Eremo di Maria di Campello a tanti uomini e donne di fede, dì santità, che sono venuti in questa regione e si sono installati fino ai nostri giorni, come il giovane Carlo Acutis. C’è un’attrazione spirituale dell’Umbria che ha radici stratificate e molto profonde, che hanno avuto la massima espressione e testimonianza, influenzando non poco l’intera storia della Chiesa e non solo, in Benedetto da Norcia e in Francesco d’Assisi».
Riccardi, soffermandosi sulla storia del cattolicesimo dopo il Concilio Vaticano II, ha precisato: «ha una sua forza tutta particolare e io questo lo credo e mi sembra molto importante il tema post-conciliare dell’Umbria. La vicenda post-conciliare è stata una vicenda di entusiasmo se penso a figure di preti intellettuali, modernisti in gioventù, che disserro e scrissero: “con il Concilio i nostri sogni sono realizzati”. Non è vero che il Concilio è una continuazione del Modernismo, ma è una primavera e l’Umbria ha vissuto pienamente questa primavera».
Oltre all’ex ministro Riccardi sono intervenuti alla presentazione il cardinale Giuseppe Betori, originario di Foligno, culture della materia, la presidente della Regione Donatella Tesei, mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della CEU, e padre Marek Inglot (SJ), presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, l’organismo vaticano che ha accolto la pubblicazione di quest’opera in una sua prestigiosa collana.
Il cardinale Betori, in sintesi, ha rilevato quanto l’Umbria, pur piccola regione, «è sorgente di spiritualità che ha saputo influenzare la storia dell’umanità intera ad iniziare dal principio di interiorità». Per l’arcivescovo presidente della CEU mons. Renato Boccardo, come ha sottolineato nella presentazione di quest’opera, «non si tratta di procedere alla semplice riscoperta di tempi passati, né tanto meno di rivisitare una cultura datata, ma di ritrovare la continuità di un messaggio che mantiene fresca la sua attualità». Anche la presidente della Regione Donatella Tesei, soffermandosi sui numerosi contributi di studiosi e ricercatori raccolti nei due tomi, ha evidenziato quanto essi «pagina dopo pagina, ci fanno scoprire e riscoprire il messaggio cristiano e il lungo filo di continuità che quel messaggio ha mantenuto nella cultura umbra, attraversando con forza i secoli della storia della nostra regione».
Prima di menzionare ciascun autore (oltre trenta), inclusi i tre curatori della pubblicazione, non si può non sottolineare la prestigiosa collana “Atti e Documenti” del Pontificio Comitato di Scienze Storiche della Santa Sede presieduto padre Marek Inglot. Collana che ha avviato la sua attività nel 1980 nell’ospitare studi su tutti gli ambiti della Storia della Chiesa, dall’Antichità al Medioevo, sino all’Età Moderna e Contemporanea. E la Storia del Cristianesimo in Umbria rientra totalmente in questa attività. Nell’intervenire alla presentazione, il presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche ha richiamato l’’importanza “scientifica” di quest’opera nel suo insieme, tassello significativo dell’intera Storia del Cristianesimo, contribuendo a colmare lacune dovute alla narrazione frammentata e incompleta, in tempi passati, della Storia.
Sono gli stessi curatori dei due tomi, gli storici Andrea Maiarelli, Pierantonio Piatti e Andrea Possieri, a scrivere che «l’amplissimo argomento godeva già di larga trattazione, affrontato in vario modo e in stagioni storiografiche diverse da specialisti di molteplici ambiti disciplinari», ma a tutt’oggi «esso risultava carente di uno strumento di sintesi che permettesse la ricostruzione organica di quasi due millenni di storia». Un periodo amplissimo e complesso anche per l’Umbria, nel corso del quale, evidenziano i tre curatori, «il mutevole intreccio tra società civile e Cristianesimo ha delineato i caratteri propri di questa terra».
Chi sono gli autori di oltre 1.100 pagine complessive dei due tomi che compongono questa monumentale Storia del Cristianesimo in Umbria? Menzionati in sommario: Fabio Fatichenti, Andrea Maiarelli e Daniele Sini per il capitolo dell’“Introduzione generale”; Francesco Marcattili, Giorgio Bonamente, Donatella Scortecci, Pierantonio Piatti, Alessio Pascolini e Giovanni Riganelli per il capitolo “Antichità ed alto Medioevo”; Nicolangelo D’Acunto, Stefania Zucchini, Andrea Czortek, Luigi Pellegrini, Enrico Menestò, Stefano Brufani, Giovanna Casagrande, Emore Paoli, Valeria Danesi e Mirko Santanicchia per il capitolo “Basso Medioevo”; Mario Tosti, Chiara Coletti, Alessandro Serra, Mauro Papalini, Rita Chiacchella e Laura Teza per il capitolo dell’“Età moderna”; Maria Lupi, Giancarlo Pellegrini, Andrea Possieri, Alessandro Ronci, Valerio De Cesaris, Luciano Tosi, Andrea Riccardi, Mauro Papalini e Alessandra Migliorati per il capitolo dell’“Età contemporanea.
Tutti gli autori hanno contribuito a redigere una “Storia di popolo, non solo di Chiesa”, titola il settimanale cattolico umbro La Voce, nel numero in edicola venerdì 26 aprile, nell’intervistare uno dei tre curatori, il prof. Andrea Possieri, che ha sottolineato: «Non raccontiamo solo la dimensione ecclesiale ma anche sociale, politica e culturale». Un’opera, questa, come ricorda lo stesso docente di Storia contemporanea, «intuizione felicissima dell’arcivescovo Giuseppe Chiaretti (1933-2021) non dimenticata, anzi sviluppata dai suoi successori, in particolare dall’attuale presidente della CEU l’arcivescovo Boccardo, che ha creduto sin da subito nell’opera e l’ha portata a termine con successo».
Un ruolo non secondario nella realizzazione e pubblicazione della Storia del Cristianesimo in Umbria, come ha sottolineato lo stesso mons. Boccardo, a conclusione della presentazione, è stato ricoperto dal cardinale Gualtiero Bassetti e dal dott. Amilcare Conti, segretario organizzativo della CEU.
Significativa anche la partecipazione dell’Episcopato umbro all’evento di presentazione con l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Ivan Maffeis, dal vescovo di Terni-Narni-Amelia Francesco Antonio Soddu e i vescovi emeriti Mario Ceccobelli e Riccardo Fontana. Quest’ultimo vice presidente della CEU quando si iniziò a pensare al progetto che ha poi portato alla realizzazione di quest’opera.
Riccardo Liguori

“Storia del Cristianesimo in Umbria” nella collana del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, edizioni Libreria Editrice Vaticana. Presentazione a Perugia con il card. Betori e Andrea Riccardi il 23 aprile

Vede la luce, dopo anni di accurata ricerca-studio a più mani, l’opera della Storia del Cristianesimo in Umbria, che sarà presentata a Perugia, presso la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori, martedì 23 aprile, alle ore 17, dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, originario di Foligno, cultore della materia, e dal prof. Andrea Riccardi, ordinario di Storia e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. La prima copia dell’opera è stata donata a papa Francesco dai vescovi umbri in occasione della loro recente Visita ad limina apostolorum.

Introdurrà e presiederà la presentazione mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu, e porteranno i saluti istituzionali la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e il presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, padre Marek Inglot (SJ), l’organismo vaticano che ha accolto in una sua prestigiosa collana quest’opera edita dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV).

A cura degli studiosi Andrea Maiarelli, Pierantonio Piatti e Andrea Possieri, la Storia del Cristianesimo in Umbria si presenta in due volumi per un totale di oltre mille pagine, «ideata anni fa dall’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve mons. Giuseppe Chiaretti – scrive nell’invito il presidente della Ceu –, è stata fortemente voluta dai vescovi ed ha incontrato il patrocinio della Regione Umbria». I tre curatori «ne hanno coordinato la realizzazione – prosegue l’arcivescovo – coinvolgendo un nutrito numero di qualificati studiosi, che raccontano la presenza e lo sviluppo del Cristianesimo nella nostra regione dagli albori fino all’attuazione del Concilio Vaticano II».
Interessante quanto affermano, in sintesi, gli studiosi Maiarelli, Piatti e Possieri: «La storia del Cristianesimo in questa regione è rilevante nella storia d’Italia ed è assolutamente fondamentale in quella della Chiesa». Quanto si presenta nei due volumi, aggiungono i curatori, «ha l’ambizione di costituire una sintesi ampia, attenta e complessiva, di una vicenda che ha segnato profondamente la storia dell’Umbria ‒ intesa secondo i suoi attuali confini ‒, non in chiave esclusivamente religiosa, ma anche sociale, istituzionale, economica, culturale».
Un’opera che si compone di cinque sezioni, «la cui mole complessiva ha suggerito di distribuire in due tomi», non trascura l’aspetto «di assoluta e costante innovazione in ambito religioso» fornito dall’Umbria attraverso le grandi figure di santità quali Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi. Affronta anche il tema della «nuova centralità guadagnata dall’Umbria attraverso l’intuizione wojtyliana dello “spirito di Assisi”». È una pubblicazione, precisano i suoi curatori, che va «a colmare una lacuna storiografica fino ad ora particolarmente sentita da tutti coloro che si approcciavano alla storia della Chiesa in Umbria cercando un’ampia visione d’insieme, fossero essi studiosi, studenti o appassionati della materia».

Riccardo Liguori

 

 

Rendiconto 2022 dell’8xmille alle Diocesi dell’Umbria”. 22 milioni di euro complessivi alle otto Diocesi umbre per le opere di culto e pastorali, socio-caritative, edilizia di culto e beni culturali, e sostegno dei sacerdoti

“Il rendiconto 8Xmille 2022 delle diocesi dell’Umbria – Da 40 anni progetti, opere e benefici per la comunità” documenta con trasparenza quanto in Umbria le risorse dell’8xmille si traducano in progetti e opere.
E’ un lavoro divulgativo, una pubblicazione con grafici, immagini significative e codici “QR”, curata della Conferenza episcopale umbra (Ceu).
Attraverso la scelta di destinare l’8x mille alla Chiesa Cattolica, i cittadini possono contribuire attivamente al sostegno di istituzioni religiose e organizzazioni diocesane che operano per il bene comune nel sociale e nei beni culturali; opere per il futuro dei giovani con programmi educativi, formazione professionale, supporto alle famiglie; comunione e solidarietà nel sostenere chi è in difficoltà o promuovere valori di condivisione e aiuto reciproco che ritornano con ricadute sul territorio in modo organizzato ed efficiente grazie alla rete Caritas.  otto per mille Rendiconto_Umbria_2022_web

 

Rendiconto_2022 (scarica il documento completo)

 

 

Perugia – “Rendiconto 8xMille 2022” diocesano. L’arcivescovo Maffeis: «Risorse per 2 milioni e 200mila euro di cui la nostra Diocesi ha potuto far tesoro»

È di 2.196.662,76 di euro la somma derivante dalle firme dell’8xmille che la Cei ha destinato, nel 2022, all’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. È quanto emerge dal “bilancio economico e sociale” fornito in conferenza stampa, il 20 aprile, a Perugia, durante la presentazione diocesana del “Rendiconto 8xMille 2022”. Pubblicazione contenente dati e attività socio-pastorali regionali e di ciascuna delle otto Diocesi dell’Umbria consultabile e scaricabile anche sul sito ufficiale della Ceu: www.chiesainumbria.it .

All’incontro sono intervenuti l’arcivescovo Ivan Maffeis, neo presidente del Comitato nazionale per il Sovvenire, don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana e delegato della Caritas regionale, Daniele Morini, direttore de La Voce, e il diacono Giovanni Lolli, coordinatore diocesano e regionale per il Sovvenire.

A beneficio di tutti. «Sono risorse per circa 2 milioni e 200mila euro di cui la Diocesi ha potuto far tesoro – ha precisato monsignor Maffeis –, con interventi che spaziano dalle iniziative di accoglienza e solidarietà della Caritas, al Villaggio Santa Caterina, da Fontenuovo alle Case della Carità, dalle iniziative e dalle strutture educative, sportive e formative delle nostre parrocchie e dei nostri Oratori, fino al restauro delle chiese e al mantenimento dei beni culturali. A queste cifre vanno ad aggiungersi i contributi che l’Istituto Centrale ha erogato nel 2022 per il sostentamento del clero».

«Un grazie sincero a chi con la sua firma continua a dare fiducia alla Chiesa – ha proseguito l’arcivescovo –: tale vicinanza è motivo di riconoscenza e ci impegna a una testimonianza limpida, che passa anche dalla trasparenza dei bilanci economici. Ne guadagnerà la stessa condivisione: la nostra gente, quando informata, si rivela generosa nel rispondere alle necessità che si presentano».

I dati diocesani. Infatti, nella Diocesi perugino-pievese, è stato possibile contribuire alle opere di culto e attività pastorali per 719.813,01 euro, a finanziare interventi di edilizia di culto e di conservazione e valorizzazione di beni culturali per 791.893,75 euro, a promuovere opere di carità per 684.956,00 euro. Si tratta di un contributo, quello dell’8xmille, alle suddette “macro voci di spesa” non sufficiente alla loro totale copertura se non ci fossero altri strumenti-entrate di finanziamento derivanti dalle campagne periodiche di raccolte offerte (anche deducibili/detraibili) promosse dallo stesso Sovvenire, dalla Caritas, dalle Opere Missionarie, da altri organismi ecclesiali impegnati in attività socio-caritative a livello locale, regionale e nazionale, dalla generosità di tanti benefattori e del mondo produttivo, come anche i contributi di istituzioni pubbliche e private attraverso progetti mirati in ambito sociale e culturale.

Oratori e opere segno. Nel rendiconto 2022, dalla relazione dell’economo diocesano, dott. Bruno Bandoli, emergono «i fondi per le attività pastorali che hanno ripreso a funzionare dopo il Covid, prima fra tutte la pastorale destinata ai giovani per i quali le realtà parrocchiali e gli oratori in particolare hanno rappresentato un importante punto di ripartenza della vita sociale». Basti pensare i 34 “Gr.Est.” (Gruppi Estivi) attivi negli Oratori, frequentati anche tutto l’anno da migliaia di fanciulli e giovani animatori che insieme vivono un’esperienza di forte amicizia, condivisione e fede. Inoltre le diverse opere di carità, ricordate dal direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, dove hanno trovato nell’ultimo anno ascolto, accoglienza e sostegno migliaia di persone in gravi difficoltà (circa 1.750 famiglie solo nei cinque Empori della Solidarietà). Opera segno presentata nel rendiconto è il “Villaggio Santa Caterina” a Solfagnano, a 15 km da Perugia, che dà ospitalità ad anziani oltre i 65 anni in 12 miniappartamenti dove fino ad oggi hanno accolto 135 persone anziane, oltre a distribuire pasti a domicilio per tante altre persone bisognose del territorio. Per il responsabile del “Villaggio Santa Caterina”, Mauro Grilli, «l’8xmille per noi è vitale e gli dobbiamo molta gratitudine, come a chi ha firmato».

Educare alla responsabilità. L’arcivescovo Maffeis, nella nota introduttiva del “Rendiconto 8xmille 2022” – ricordando i primi 40 anni (1984-2024) dalla revisione del Concordato tra lo Stato e la Chiesa, che ha introdotto lo strumento dell’8xMille -, sottolinea l’importanza dell’«educare la comunità cristiana alla responsabilità verso coloro che la servono e la presiedono», che, precisa l’arcivescovo, «rimane un obiettivo decisivo: non solo per evitare il pericolo di dare per acquisito il meccanismo dell’8xmille che può tramontare, ma anche e soprattutto per maturare in ogni battezzato un senso di partecipazione e di corresponsabilità, quale segno di appartenenza ecclesiale. In tal modo si eviterebbe, inoltre, di sottrarre fondi alla carità, come pure all’edilizia di culto e ai beni culturali».

L’importanza della firma 8xmille. «Sentiamoci chiamati a questa missione – è l’invito rivolto dal diacono Lolli – di sostenere economicamente la nostra Chiesa e affrontiamola con serenità, ricordando ai nostri amici che attraverso l’8xmille la Chiesa moltiplica il bene, sostiene i sacerdoti, ci permette di costruire e di ristrutturare i nostri edifici di culto e il loro patrimonio d’arte e di fede, attraverso gli oratori educa i nostri giovani e li aiuta a guardare con speranza al futuro, attraverso la rete delle Caritas raggiunge i bisognosi e le famiglie in difficoltà di ogni razza e credo religioso».