Spoleto – Solennità dell’Assunta. L’Arcivescovo al Pontificale in Duomo affida Spoleto alla Vergine Maria

«Crediamo davvero nella vita eterna che ci attende dopo la morte? La festa dell’Assunzione della Vergine Maria si colloca proprio al cuore di questa domanda». Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha avviato l’omelia, sabato 15 agosto 2026, nella Basilica Cattedrale di Spoleto per la solennità dell’Assunta. «La comunità dei credenti – ha proseguito il Presule – ha compreso fin dai primi secoli che in Maria, madre del Risorto, era anticipata la meta che attende ognuno di noi. E così la fede della Chiesa è giunta gradualmente a proclamare Maria al di là della morte, in quella dimensione altra dell’esistenza che non sappiamo chiamare se non “cielo”». Molti i fedeli presenti alla celebrazione, animata nel canto dal coro diocesano. La Città di Spoleto era rappresentata dal vice sindaco Danilo Chiodetti.
Maria attenta alle sofferenze degli uomini. «Maria, assunta in Dio, – ha proseguito mons. Boccardo nell’omelia – resta infinitamente umana, Madre per sempre, rivolta verso la terra, attenta alle sofferenze degli uomini e delle donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi, presente al loro pellegrinare sovente incerto. Nel contesto asfittico e ansioso del nostro tempo, ammorbato da opposti egoismi e da una quieta rassegnazione alle perversioni del potere, la festa che oggi celebriamo ci esorta con forza ad allargare gli orizzonti della quotidianità, ad avere una visione ampia e positiva della storia, ricordandoci che la misura non è tirare a campare, o salvarci la pelle, o preservare i nostri modelli di società in bilico sullo squilibrio altrui, ma ritrovare quella mèta che è essere con Gesù Risorto, è contemplare il suo volto glorioso, è oltrepassare il male della separazione e del disinteresse per riconoscerci tutti chiamati alla comunione con Dio».
Preghiera dalla Loggia. Al termine della Messa, l’Arcivescovo, con la Santissima Icone in mano, i presbiteri e le autorità civili sono saliti sulla Loggia della Cattedrale, con i fedeli adunati in Piazza. Mons. Boccardo ha quindi recitato la seguente preghiera: Santa Maria, donna di immensa carità, guarda e assisti la gente di Spoleto che da secoli ti riconosce ed invoca come Madre e Regina. Questa città e questo territorio, che da te si sentono singolarmente amati, ti affidano il loro presente e il loro avvenire: difendili dai pericoli e dalle varie insipienze che da più parti li insidiano; preservali dalla tentazione di indulgere alle dispute astiose, all’incomprensione, allo spirito di discordia; fa’ che non smarriscano mai la memoria dell’eredità preziosa dei padri e della loro inalienabile storia cristiana. Aiutaci a non perdere di vista il senso ultimo e vero del nostro pellegrinaggio di quaggiù. Conservaci nella fedeltà al Figlio tuo, crocifisso e risorto, unico e necessario Salvatore degli uomini, Signore dell’universo, degli eventi e dei cuori. Mostrati ancora e sempre Madre per tutti, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Amelia – celebrazione della festa dell’Assunta. Don Antonelli: “Maria assunta in cielo ci annuncia che siamo certamente tutti mortali, ma destinati, rimanendo in Cristo, alla vita piena, all’eternità”.

Celebrata dall’amministratore diocesano don Matteo Antonelli nella Concattedrale di Amelia la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, alla presenza di numerosi fedeli, concelebrata da don Francesco De Santis e da don Giuseppe Capsoni, e animata dalla cappella musicale del Duomo.
Gli amerini celebrano questa ricorrenza con particolare devozione per esprimere la gratitudine della comunità a Maria che liberò Amelia dalla peste e dal terremoto, e cercando ancora oggi nella Madre celeste il segno grande di consolazione e di sicura speranza.
“Maria assunta in cielo ci annuncia che siamo certamente tutti mortali – ha detto don Matteo Antonelli – soggetti alla morte, ma destinati, rimanendo in Cristo, alla vita piena, all’eternità. Ella, “segno di consolazione e di sicura speranza”, ci confermi nella sequela del Figlio, ci consoli nelle fatiche quotidiane, rafforzi la nostra speranza che, alla nostra morte, scopriremo di aver ricevuto in Cristo la Vita vera”.
Al termine della celebrazione la preghiera davanti all’icona della Madonna: “Vergine santissima, Assunta in cielo, che da secoli per mezzo di questa tua miracolosa immagine, ti degni profondere a larga mano grazie e benedizioni su quanti fiduciosi a te ricorrono, deh continua a vegliare alla nostra difesa e a confortarci con la tua materna protezione. Si, o Maria, guarda i gravi peccati che ci deturpano, le continue angustie che ci agitano e i divini castighi che meritatamente ci prendono. Pronta sorgi a nostro conforto e benevola accordaci quella misericordia che tante volte sperimentarono i nostri padri, affinché tutti riconoscano che tu fosti, sei e sarai la nostra speranza, il nostro asilo, la nostra salute, la dolce madre nostra”.
Nel pomeriggio la processione con l’immagine della Madonna per le vie della città, con la partecipazione delle autorità civili, militari e religiose e del complesso bandistico Città di Amelia ela preghiera di affidamento della città a Maria.

Assisi – solenne pontificale per la festa di san Rufino. Mons. Accrocca: “Seguiamo l’esempio di San Rufino nel diventare dono per gli altri”

“Possa oggi la nostra chiesa locale trarre da Rufino nuova linfa, per una testimonianza serena e gioiosa della nostra fede”. Sono le parole con cui il vescovo, monsignor Felice Accrocca, ha chiuso l’omelia durante il Pontificale da lui presieduto mercoledì 12 agosto per la solennità di San Rufino, patrono della città di Assisi e della diocesi. Alla solenne celebrazione nella cattedrale assisana, animata dalla Cappella musicale di San Rufino, erano presenti le autorità civili e militari e anche della Regione, della Provincia e degli altri Comuni della diocesi.

“Tutta la Parola proclamata ci ha trasmesso un’idea fenomenale, quella della vita come dono. Un’idea che poi è il succo del Vangelo, l’immagine del pastore ci dice che dà la vita per le pecore; e anche il testo paolino della Seconda Lettura ci ha ricordato le affermazioni dell’Apostolo: ‘Avrei desiderato darvi non solo Vangelo ma anche vita’”. Per Accrocca, “vivere la vita come dono è la sfida che ci sta davanti: resa ancora più acuta in un tempo in cui l’individualismo spinge una persona a sentire se stessa come centro del mondo e a pensare in maniera egoistica che tutto giri intorno a lei. La concezione cristiana è opposta, fare della vita un dono a immagine di Gesù, che ha salvato gli altri a prezzo di sé. Siamo tentati di salvare noi stessi a prezzo degli altri – l’omelia del vescovo – ma dobbiamo ricordare che Gesù fa il contrario e chiede a noi di fare altrettanto, di remare controcorrente e di fare della nostra vita un pane spezzato. Possa l’esempio di San Rufino aiutarci nella semina evangelica, a fare della nostra vita un dono per gli altri”.

Ricordando il martirio di San Rufino, monsignor Accrocca ha spiegato che “essere edificati come Chiesa locale sul sangue di un martire è una doppia responsabilità: ci chiede la responsabilità al martirio bianco, ossia a un’esistenza vissuta giorno per giorno non in modo egoistico ma come dono di sé. Ma ci chiede anche la disponibilità al martirio rosso, che oggi non è il rischio della vita ma essere testimoni di fede in mezzo al disprezzo malcelato e sopportando anche lo scherno, dovuto al solo fatto di essere fedeli. Questa testimonianza può essere difficile, può far crescere la voglia di non esporci: ma il martirio bianco e rosso nell’esistenza di Rufino coincidono e questo significa per noi una duplice consegna: vivere la vita come dono”.

Il presule ha anche ricordato l’esempio di San Francesco: “Nell’Ammonizione sesta dice, ‘Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e nella persecuzione, nella vergogna e nella fame, nell’infermità e nella tentazione e in altre simili cose, e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle’. Il Signore aiuti tutti noi, battezzati, pastori e diaconi, a essere pecore docili a vivere autenticamente il battesimo e il ministero sacerdotale/diaconale. Ci aiuti il Signore – la conclusione dell’omelia – a vivere bene la docilità del gregge e forza e clemenza necessarie nel pastore”.

Perugia – festa di San Lorenzo “particolare”, nel pensiero e con la benedizione di Papa Leone XIV.

“Questa mattina, durante l’udienza che mi ha concesso il Santo Padre, ho menzionato la nostra cattedrale e la nostra città che fanno riferimento a san Lorenzo. Papa Leone mi ha detto: ‘Porta a tutti il mio pensiero e la mia benedizione’. E poi ha aggiunto: ‘Penso spesso alla vostra città, se non altro perché è nominata quasi ogni giorno come una delle città italiane più calde’”. Così l’arcivescovo Ivan Maffeis, lunedì pomeriggio 10 agosto, all’inizio dell’omelia della solenne celebrazione eucaristica della festa di San Lorenzo, diacono e martire, titolare della cattedrale di Perugia, che ha proseguito dicendo: “In questi giorni riflettevo sulla figura di San Lorenzo e mi è venuto spontaneo accostarlo agli altri santi che la Chiesa celebra durante questa settimana. A parte Santa Chiara, che domani (11 agosto, n.d.r.) celebreremo nei tre monasteri delle Clarisse della Diocesi, gli altri giorni si presentano figure di martiri, di gente che ha dato la vita per amore del Signore e per amore degli altri. Penso al martirio di San Lorenzo che ci porta a quel 10 agosto del 258 sotto la persecuzione dell’imperatore Valeriano.
Ma poi tra un paio di giorni la Chiesa fa memoria di papa Ponziano, del sacerdote Ippolito, anch’essi morti pochi anni prima sotto l’imperatore Massimino. Ed è bello vedere come accanto ai santi della Chiesa delle origini, in questi giorni facciamo memoria anche di santi che non sono poi così lontani dalla nostra storia. Ieri, 9 agosto, la Chiesa faceva memoria di Edith Stein, questa santa morta ad Auschwitz, il 9 agosto del 1942. Il 14 celebrerà Massimiliano Kolbe, anche lui morto da Auschwitz, il 14 agosto del 1941, dando la vita per un altro”.
“La storia della Chiesa – ha evidenziato l’arcivescovo – è la storia dei martiri, ma credo che anche la nostra società sia attraversata da tante persone che hanno saputo donare se stesse per costruire comunità, per testimoniare l’amore alla città, per costruire famiglia. Sono persone che hanno dato la vita nella semplicità, tante volte nel silenzio, tante volte anche dimenticate dalla storia degli uomini. Persone che hanno sposato, in un modo o nell’altro, l’immagine a cui ci richiama il Vangelo, quella del chicco di grano, che per portare frutto non può essere tenuto in tasca, va seminato, e solo quando muore, quando si dissolve, porta frutto”.
“Il chicco di grano – ha proseguito – diventa così l’immagine di Gesù stesso, che scende per amore nella terra del nostro turbamento, del nostro dolore, delle nostre paure. Scende nella terra della nostra morte, e vince questa morte inoculando il seme della vita, proprio perché l’amore, che tante volte appare così perdente di fronte alla logica del potere di fronte, alla logica della violenza, l’amore rimane l’unica forza che non viene davvero mai sconfitta”.
“I martiri come Lorenzo sono testimoni di quella carità, di quell’amore spinto sino alla fine, spinto fino a spendere e a donare la vita per la salvezza degli altri. Questa logica evangelica, che è una follia e rimane follia per la logica del mondo, possa dire qualcosa anche oggi a noi, alla nostra Chiesa, alla nostra città”.
Avviandosi alla conclusione, l’arcivescovo ha menzionato nuovamente papa Leone XIX nel dire: “Mi ha colpito quello che diceva giovedì scorso ai giovani ad Assisi, perché l’ho sentito riferito un po’ a me e credo un po’ a ciascuno. Diceva: ‘Stiamo attenti, dobbiamo smascherare l’illusione che i problemi si possono risolvere scappando, o tradendo, o provando a far pochi passi su strade sempre diverse senza mai andare lontano’”.
“San Lorenzo ci richiama ad un amore concreto ai fratelli, a partire dai poveri. E concludo, oggi glielo devo a papa Leone, con quanto detto ancora da lui ai giovani ad Assisi: ‘Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle, uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati, non si sarebbero mai frequentati’”.
“San Lorenzo, i santi della Chiesa, i tanti santi di quella santità laicale che ha costruito la città – ha ricordato mons. Maffeis nel rivolgere il suo pensiero augurale alla città -, ci indicano la via da percorrere, non dominare ma servire, non afferrare ma se mai ricevere, non trattenere ma imparare a restituire. La festa del Patrono sia occasione per ciascuno di noi di una rinnovata attenzione al Signore Gesù, di una maggiore appartenenza al suo corpo, alla comunità, alla Chiesa, alla città e di un costante impegno di annuncio attraverso il dono di noi stessi, attraverso la carità vissuta”.

Assisi – festa di Santa Chiara e San Rufino. Il vescovo Accrocca: “Due esempi di santità che ci conducono a Gesù”

“Viviamo le solennità di Santa Chiara e del patrono San Rufino cercando di comprendere appieno il loro esempio e percorso; due santi che ci conducono a Gesù e che sono nel cuore di questa comunità”.
Lo afferma il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, alla vigilia della solennità di Santa Chiara e quella di San Rufino, patrono di Assisi e della diocesi, che ricorrono rispettivamente l’11 e il 12 agosto.

La giornata dell’11 agosto si apre alle 6.30 con la santa messa nella cripta della Basilica di Santa Chiara e a seguire alle 7.15 nuova celebrazione nella Cappella del Crocifisso presieduta da monsignor Keith James Chylinski, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Filadelfia. Dopo la messa delle 9, la celebrazione solenne delle 11 presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica; la concelebrazione solenne sarà animata dal Coro dei “Cantori di Assisi”. Nel pomeriggio alle 17.30 i secondi vespri e santa messa nel Transito di Santa Chiara presieduta da fra Marco Vianelli, ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna.

Le celebrazioni della solennità di San Rufino partiranno alle 21 di martedì 11 agosto nella Cattedrale con la veglia di preghiera in onore di San Rufino presieduta da monsignor Accrocca. Seguirà processione per le vie della città fino ad arrivare in piazza del Comune – dove sarà presente la banda musicale di Rivotorto – e la benedizione della Città. Mercoledì 12 alle 8 la messa in Cattedrale, alle 10.40 dal palazzo municipale partirà il corteo civile che farà poi il suo ingresso a San Rufino dove il vescovo Accrocca celebrerà la messa animata dalla Cappella Musicale di San Rufino e durante la quale ci sarà l’offerta dei ceri da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini. Alle ore 18 in Cattedrale una nuova messa e alle 21 il concerto in onore del Santo patrono a cura della Cappella Musicale di San Rufino.

Perugia: La festa di san Lorenzo, martire e diacono, titolare della cattedrale.

La festa di san Lorenzo, martire e diacono per eccellenza della carità, titolare della cattedrale di Perugia, si caratterizza spesso nel capoluogo umbro con l’ingresso di nuovi diaconi permanenti, alla sequela del martire Lorenzo, nella comunità diocesana. Quest’anno, domenica 9 agosto, alle ore 18, vigilia della festa liturgica di san Lorenzo, in cattedrale, l’arcivescovo Ivan Maffeis ordinerà quattro diaconi il cui numero complessivo nell’Arcidiocesi perugino-pievese supera i 50. La loro ordinazione precede la solenne concelebrazione eucaristica della festa del Santo titolare della cattedrale, lunedì 10 agosto, alle ore 18, presieduta dall’arcivescovo insieme ai canonici del Capitolo di San Lorenzo ed animata dalla corale Laurenziana.
I quattro candidati al diaconato permanente sono: Fabrizio Fabi (Parrocchia San Michele Arcangelo in Agello), di 52 anni, dipendente della Brunello Cucinelli S.p.A, sposato con Genni, dalla quale ha avuto 3 figli; Giuseppe Mazzini (Parrocchia di Santa Maria Assunta in Monteluce), di 67 anni, in pensione, dopo essere stato, ben 44 anni, direttore di carcere, sposato con Catia e ha 2 figli; Dante Paolucci (Parrocchia San Giovanni Battista in Pieve di Campo), di 52 anni, educatore presso un centro diurno per persone con gravi disabilità, sposato con Marina ed ha 3 figli; Massimiliano Pippi (Parrocchia San Bartolomeo in Ponte San Giovanni), di 68 anni, celibe, da qualche anno in pensione.
Saranno ordinati al termine di “un percorso lungo”, spiega don Alessio Fifi, delegato episcopale al diaconato permanente. “La preparazione di un aspirante al diaconato – precisa il sacerdote – inizia con la sua presentazione da parte del parroco, alla quale seguono due anni di ‘aspirantato’, nel corso dei quali viene verificata la reale vocazione. In caso positivo, si conclude il tutto con l’ammissione dei candidati. Seguono tre anni di formazione vera e propria fino all’ordinazione, necessari per ricevere una preparazione liturgica, teologica e spirituale. Tengo a rimarcare che in questo percorso la moglie assume grande importanza. Il cammino è pienamente vissuto e condiviso tra coniugi”.
“La responsabilità della formazione iniziale e permanente dei diaconi – sottolinea il delegato – è condivisa con un’équipe costituita anche da don Francesco Verzini, Rettore del Seminario Regionale, e don Mathy Ilamparithy (che curano la preparazione liturgica), don Pietro Ortica, don Luca Bartoccini, il diacono Giovanni Lolli e sua moglie Antonietta, e il diacono Luigi Germini e sua moglie Maria Rosaria”.
Don Alessio Fifi ricorda l’importanza dei diaconi permanenti nella Chiesa, in primis “per i parroci e per le parrocchie nelle quali operano. Testimoni autorevoli del servire in Cristo a cui sono chiamati tutti i battezzati e spesso divengono protagonisti e responsabili di vari servizi pastorali, soprattutto nell’ambito caritativo”.

Assisi – Papa Leone XIV conclude ad Assisi il Franciscan Youth Meeting e affida ai giovani il Vangelo della fraternità

L’elicottero del Santo Padre compare nel cielo di Santa Maria degli Angeli pochi minuti prima delle 8.45.

Sorvola la Basilica Papale della Porziuncola, il luogo nel quale san Francesco comprese la propria vocazione e diede inizio alla sua fraternità, mentre migliaia di giovani provenienti da tutta Europa e da numerosi Paesi del mondo attendono in silenzio il suo arrivo. È l’ultimo atto del GO! Franciscan Youth Meeting, il grande incontro internazionale promosso nell’Anno dell’VIII Centenario del Transito di san Francesco, che per quattro giorni ha trasformato Assisi nel cuore della gioventù francescana.

 

Accolto dalle autorità civili, religiose e militari, il Santo Padre raggiunge il sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli attraversando lentamente il percorso predisposto tra i pellegrini, fermandosi più volte a salutare i giovani, le famiglie e i numerosi fedeli presenti. Un lungo applauso accompagna il suo ingresso sul sagrato, dove prende avvio l’incontro con i partecipanti al Meeting.

 

Ad accoglierlo ufficialmente è il Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, fra Marco Vianelli, che, a nome di tutte le Famiglie Francescane, gli rivolge un caloroso benvenuto alla Porziuncola, ricordando come questo piccolo santuario rappresenti ancora oggi la memoria viva delle origini del carisma francescano. Nel suo saluto sottolinea il significato particolare della visita pontificia nell’Anno Centenario, evidenziando come migliaia di giovani abbiano scelto di mettersi in ascolto del Vangelo attraverso temi quali la pace, la fraternità, la missione, l’economia, l’identità e la custodia del creato, riscoprendo in Francesco «un maestro ancora capace di parlare al cuore delle nuove generazioni».

 

Un dialogo con i giovani

 

Prima della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre sceglie di mettersi in ascolto dei giovani, rispondendo a tre domande che sintetizzano le grandi sfide affrontate durante il Meeting.

 

Karolina, giovane croata cresciuta nelle parrocchie francescane, gli chiede come continuare a essere testimoni credibili del Vangelo in una società segnata da guerre, divisioni e smarrimento. Papa Leone XIV ricorda che proprio la tradizione francescana ha insegnato per secoli il dialogo e la riconciliazione, invitando i giovani a diventare autentici operatori di pace. «La radicalità evangelica – afferma – è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma umili, accoglienti verso tutti». Richiamando il Capitolo delle Stuoie del 1221, il Pontefice invita i giovani a custodire quello stile di fraternità capace di vincere il rumore della guerra attraverso il silenzio, la preghiera e la comunione.

 

La seconda domanda, posta da Giovanni, affronta il tema della vocazione e della difficoltà di compiere scelte definitive in una cultura segnata dal provvisorio. Papa Leone XIV definisce il “per sempre” come «l’atto più rivoluzionario» del nostro tempo, ricordando che ogni vocazione è un cammino di libertà e non una prigione. Decidere definitivamente significa aprirsi a un dinamismo più grande, lasciandosi accompagnare da Dio lungo tutta la vita.

Infine Luigi, giovane francescano siciliano, domanda come continuare ad amare la Chiesa nonostante le sue fragilità. Il Santo Padre invita a guardare sempre al desiderio di Cristo sulla sua Chiesa, ricordando che essa continua a essere il luogo nel quale uomini e donne diventano realmente fratelli. Riprendendo il celebre invito rivolto a san Francesco — «Va’ e ripara la mia casa» — Papa Leone XIV afferma che ciascuno è chiamato ancora oggi a partecipare a questo cantiere permanente di rinnovamento, parlando della Chiesa «con l’affetto con cui si parla di una madre».

 

L’incontro con gli esponenti del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi

 

Dopo l’incontro con i giovani in Piazza Santa Maria degli Angeli, il Santo Padre ha vissuto nel chiostro del Convento un momento riservato, durante il quale ha salutato anche i membri del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi – Comitato che ha sostenuto e patrocinato tutto l’evento: nell’occasione il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano e il presidente del Comitato Nazionale Davide Rondoni hanno fatto dono al Pontefice del bozzetto di una delle statue commissionate a dieci artisti dedicate a san Francesco, quella di Elena Mutinelli destinata a Lampedusa, e una copia del codice 338 che contiene il “Cantico delle Creature”.

 

L’Eucaristia nel luogo della Porziuncola

 

Il Santo Padre presiede la Solenne Celebrazione Eucaristica nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli, concelebrata, tra gli altri, dal Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, e dal Cardinale Ángel Fernández Artime.

La Basilica accoglie migliaia di giovani, frati, religiose e pellegrini, mentre numerosi altri partecipano dall’esterno seguendo la celebrazione attraverso i maxi schermi predisposti sul sagrato.

Nell’omelia, pronunciata nella festa della Trasfigurazione del Signore, Papa Leone XIV propone Assisi come luogo in cui «la vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo». Francesco e Chiara vengono indicati come giovani che hanno accolto il Vangelo “senza sconti”, lasciandosi trasformare dalla presenza di Cristo.

Riprendendo l’esperienza vissuta durante il Meeting, il Pontefice sottolinea come i giorni trascorsi insieme abbiano insegnato ai giovani «l’arte della conversazione», passando dal rumore delle tante voci all’ascolto reciproco, vera via per discernere la volontà di Dio e costruire relazioni nuove.

Il cuore dell’omelia è l’invito missionario racchiuso nello stesso titolo dell’incontro: “Go!”. «Andate! Meglio ancora: andiamo! Let’s go!», esorta il Santo Padre, invitando i giovani a raggiungere le periferie dell’esistenza, dove la dignità dell’uomo è ferita dall’ingiustizia, dalla guerra e dall’indifferenza. Li incoraggia ad abbracciare la povertà evangelica di san Francesco, a diventare operatori di pace e costruttori della “civiltà dell’amore”, ricordando che il mondo continua ad attendere nuovi santi capaci di rendere visibile il Vangelo nella vita quotidiana.

 

La Carta Missionaria

 

Al termine della celebrazione viene consegnata ai giovani la Carta Missionaria di GO!, frutto del lavoro svolto nei workshop e nei laboratori che hanno caratterizzato i giorni precedenti.

Il documento raccoglie gli impegni emersi dall’ascolto condiviso di oltre duemilacinquecento giovani provenienti da tutta Europa e dal mondo: scegliere il silenzio che ascolta, costruire fraternità, custodire il creato, vivere relazioni autentiche, promuovere un uso responsabile della tecnologia, riconoscere la bellezza come via di evangelizzazione, avere coraggio nelle scelte, amare le ferite dell’umanità e ripartire da Assisi come testimoni credibili del Vangelo. Una vera consegna missionaria che accompagnerà i partecipanti al loro ritorno nelle Chiese locali, affinché quanto vissuto ad Assisi continui a generare fraternità nei diversi Paesi.

 

Il saluto dei giovani e il dono della Porziuncola

 

A nome di tutti i partecipanti prende infine la parola Francesco Varrone, giovane di Ponte Felcino, membro del Coro della Porziuncola e collaboratore del Servizio Orientamento Giovani di Assisi, che rivolge al Santo Padre il ringraziamento delle migliaia di ragazzi presenti, assicurando il loro impegno a custodire e testimoniare quanto ricevuto durante questi giorni.

 

Il gesto conclusivo è stato l’omaggio del Custode della Porziuncola, fra Massimo Travascio OFM, che ha donato al Santo Padre una riproduzione dell’antico affresco dell’Ospedale delle Pareti. Non un semplice omaggio artistico, ma un segno profondamente evocativo: un’opera che intreccia la memoria francescana con quella agostiniana e che richiama la vocazione della Chiesa ad essere casa di misericordia, di accoglienza e di fraternità. Un dono particolarmente significativo perché consegnato al primo Pontefice proveniente dall’Ordine di Sant’Agostino, nel cuore dell’Anno Centenario del Transito di san Francesco.

Assisi – visita di papa Leone XIV. Mons. Accrocca: “Grazie al Papa per questa testimonianza di Chiesa in uscita”

Francesco d’Assisi.

“L’invito del Pontefice – ha aggiunto il vescovo – ci sprona ad andare verso gli altri, a diventare sempre più Chiesa in uscita soprattutto verso i giovani, andandoli a cercare nei loro luoghi, nei loro momenti, con il loro linguaggio, per scoprire insieme la forza di Gesù e del Vangelo e per far capire loro che Cristo è l’unica vera speranza”.

Monsignor Accrocca in prima mattinata ha accolto il Santo Padre al suo arrivo in elicottero al campo sportivo “Migaghelli” e concelebrato la santa messa officiata dal Pontefice.

Al termine della visita il vescovo ha salutato il Papa ripartito subito dopo mezzogiorno.

Assisi si prepara ad accogliere più di 2.500 giovani da tutta Europa e dal mondo. Il 6 agosto l’incontro con Papa Leone XIV

Dal 3 al 6 agosto 2026, oltre 2.500 partecipanti provenienti da tutta Europa e dal mondo rivivranno quello spirito di fraternità che san Francesco volle per i suoi frati, trasformandolo in un grande incontro internazionale dedicato alle nuove generazioni.

Sarà un vero cammino spirituale nel luogo in cui san Francesco comprese la propria vocazione offrendo ai partecipanti l’opportunità di interrogarsi sulle grandi sfide del nostro tempo alla luce del Vangelo e del carisma francescano. Il cuore dell’incontro sarà rappresentato dai nove workshop tematici e dai successivi laboratori partecipativi, dedicati a temi quali pace, ecologia integrale, economia fraterna, arte, comunicazione, giustizia sociale, vocazione e fraternità, attraverso i quali i giovani saranno chiamati non solo ad ascoltare, ma a diventare protagonisti del confronto e della costruzione di una “carta missionaria” da riportare nei propri Paesi.

I giornalisti sono i benvenuti per i momenti in piazza San Francesco e nella piazza di Santa Maria degli Angeli, a seconda delle attività da programma dal 3 al 5 agosto.

Il momento più atteso sarà giovedì 6 agosto, quando Sua Santità Papa Leone XIV raggiungerà Santa Maria degli Angeli per incontrare i giovani e presiedere la Solenne Celebrazione Eucaristica nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, suggellando con la sua presenza uno degli appuntamenti più significativi dell’intero Centenario Francescano.

Il meeting vedrà la partecipazione del Cardinale Pierbattista Pizzaballa OFM, Patriarca Latino di Gerusalemme, di Franco Nembrini insieme a Jacopo Trebbi, don Claudio Burgio e Alessandro Sortino e tanti altri. A rendere ancora più significativo il programma sarà anche la finale di FraGOspel, il concorso musicale che premierà i migliori brani ispirati ai valori del Vangelo e del carisma francescano.

Il GO! Franciscan Youth Meeting è promosso dalla Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi dell’Ordine dei Frati Minori, dalla Provincia dell’Immacolata Concezione dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, dalla Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco in Assisi dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e dalla Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, in collaborazione con il Comune di Assisi, con il patrocinio e il sostegno del Comitato Nazionale per la Celebrazione dell’VIII Centenario della morte di San Francesco, presieduto dal poeta Davide Rondoni insieme all’Università degli Studi di Perugia e con il supporto di ENI, sponsor dell’evento.
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Santa Maria degli Angeli – festa del Perdono, la Porziuncola porta santa sempre aperta

Dal 29 luglio al 3 agosto 2026 la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola accoglierà migliaia di pellegrini per la Solennità del Perdono di Assisi che quest’anno assume un valore particolare nel cammino dell’Ottavo Centenario della nascita al Cielo di san Francesco d’Assisi.
La Porziuncola, porta santa sempre aperta: l’espressione che richiama la vocazione universale di questo luogo, cuore dell’esperienza spirituale del Poverello e simbolo di una Chiesa che continua ad accogliere, riconciliare e offrire speranza.
Il Custode della Porziuncola, fra Massimo Travascio OFM, sottolinea il significato particolare della celebrazione nell’Anno Francescano: «Nell’Anno Francescano, in cui la Chiesa e la famiglia francescana fanno memoria degli ottocento anni della nascita al Cielo di san Francesco, il Perdono di Assisi acquista un significato ancora più profondo. Oggi il mondo non ha bisogno di nuovi muri, ma di porte aperte. La Porziuncola continua a essere quella porta che il Santo di Assisi ha consegnato alla Chiesa: una soglia di misericordia dove nessuno è straniero, nessuno è escluso e nessuno è senza speranza. Chi attraversa questa porta non compie semplicemente un pellegrinaggio, ma accetta di lasciarsi riconciliare da Dio per diventare, a sua volta, artigiano di pace nel proprio tempo».

Il Programma
Il cammino verso la Solennità prenderà avvio mercoledì 29 luglio con il Triduo di preparazione, che accompagnerà i fedeli fino al 31 luglio. Ogni sera, alle ore 19, la liturgia sarà presieduta da S.E. Mons. Felice Accrocca, Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, introducendo spiritualmente i pellegrini ai giorni del Perdono.
Tra gli appuntamenti più significativi del percorso preparatorio, giovedì 30 luglio, alle 16.30, è in programma la Catechesi penitenziale per tutti, dedicata all’esame di coscienza e affidata a don Stefano De Paulis, rettore della Basilica di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila. La sua presenza rappresenta uno dei primi frutti del Patto di Amicizia sottoscritto nel 2025 tra la Porziuncola e Collemaggio, i due grandi santuari della misericordia, custodi rispettivamente del Perdono di Assisi e della Perdonanza Celestiniana, accomunati da un cammino di collaborazione spirituale e pastorale.

La giornata di venerdì 31 luglio unirà il programma liturgico a due appuntamenti di particolare rilievo culturale.
Alle 16.30 sarà inaugurato il riallestimento del nucleo antico del Museo della Porziuncola insieme alla mostra “San Francesco alla Porziuncola. La parabola artistica del volto di Francesco d’Assisi nel luogo del suo transitus”, realizzata nell’ambito dell’Ottavo Centenario francescano. Il nuovo percorso museale, recentemente presentato anche al convegno nazionale dedicato ai progetti del PNRR per i luoghi della cultura, propone una rinnovata lettura del patrimonio storico e artistico della Porziuncola attraverso un itinerario che mette in dialogo arte, spiritualità e accessibilità.
In serata, alle 21, Piazza Porziuncola farà da cornice al tradizionale Concerto del Perdono, “Cento anni in musica. Omaggio a San Francesco d’Assisi”, eseguito dalla Banda musicale della Guardia di Finanza in occasione del centenario della sua fondazione e dell’Ottavo Centenario della morte del Santo.

La Solennità del Perdono entrerà nel vivo sabato 1° agosto. Dopo le celebrazioni eucaristiche del mattino, alle 11 sarà il Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, fra Massimo Fusarelli OFM, a presiedere la Solenne Celebrazione Eucaristica, cui seguirà la tradizionale Processione di apertura del Perdono. Nel pomeriggio la liturgia riunirà i pellegrini d’Abruzzo nella celebrazione presieduta da fra Simone Calvarese OFMCap, mentre in serata i Primi Vespri della Solennità, con il pellegrinaggio della Città di Assisi e l’offerta dell’incenso da parte del sindaco Valter Stoppini, introdurranno il giorno della festa. La giornata si concluderà con la Veglia di preghiera, presieduta dal Custode della Porziuncola fra Massimo Travascio OFM.

Domenica 2 agosto, giorno della Dedicazione della Porziuncola e della Solennità del Perdono, la Basilica vivrà il momento culminante delle celebrazioni con un intenso susseguirsi di liturgie fin dalle prime ore del mattino. La Solenne Celebrazione Eucaristica delle ore 11.30 sarà presieduta dal Cardinale Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche Papali di Assisi. Nel pomeriggio giungerà alla Porziuncola la 44ª Marcia Francescana “Respira la vita”, tradizionale pellegrinaggio giovanile che ogni anno converge ad Assisi, mentre alle 19 i Secondi Vespri della Solennità, presieduti da fra Marco Vianelli OFM, Ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, concluderanno la giornata liturgica. La Basilica resterà aperta fino alle 23, per accogliere il continuo afflusso dei pellegrini.

Le celebrazioni si concluderanno lunedì 3 agosto con le Eucaristie presiedute da S.E. Mons. Felice Accrocca e da fra Massimo Tuono OFM, Ministro provinciale dei Frati Minori di Lecce, affidando al Signore il cammino compiuto nei giorni della Solennità.
Manifesto 2026_Perdono di Assisi