tanti i fedeli, giunti da ogni angolo della Diocesi, che hanno risposto all’invito. Tanto che l’arcivescovo Renato Boccardo, dopo il canto delle litanie, quando è salito all’ambone per una breve riflessione, ha detto: «Sono sorpreso nel vedere questo Santuario così pieno. Grazie della vostra generosità». «Questa sera siamo venuti qui in pellegrinaggio – ha proseguito il Presule – per sostare presso la Madre, lasciandoci avvolgere dal suo abbraccio di tenerezza, per riprendere fiato e amore: fiato per continuare, amore per capire. Si tratta infatti di proseguire il cammino, divenuto spesso arduo e faticoso in questo tempo, senza perdere di vista la meta e senza indietreggiare di fronte alle difficoltà; senza perdere la speranza della pace in un mondo segnato e ferito dalla guerra». Ogni atto di guerra, ricorda il Concilio Vaticano II, è “delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione”. Ed allora Vescovo e presbiteri, religiosi e religiose, famiglie e anziani, malati e giovani si sono ritrovati ai piedi della Vergine, in comunione con Papa Leone, per affidarle il desiderio e le invocazioni di pace che a lei si elevano da tutta la terra. Prima di ogni mistero del rosario è stata proclamata la Parola di Dio e sono stati letti alcuni
scritti del Pontefice sulla pace. Al termine di ogni mistero, invece, un fedele ha recato una lampada accesa presso l’immagine della Madonna della Stella. Il coro ha accompagnato la preghiera con il canto.
«Alla Madre di Dio – ha detto ancora mons. Boccardo – abbiamo chiesto di venire in soccorso a quanti, in modi diversi, devono affrontare la dura lotta per la vita a causa delle guerre insensate e crudeli che attraversano il mondo, alle donne che hanno perduto in guerra il marito o un figlio, ai bambini rimasti orfani dei genitori, ai soldati costretti a sparare ai loro fratelli, a quanti devono assumere decisioni importanti e difficili per il bene di tutti. E le chiediamo ancora di consolare le angosce che non sempre si vedono ma che lei conosce; di ridonare fiducia a chi l’ha persa di fronte a tante delusioni; di rianimare sposi e spose, genitori e figli a ritrovare la strada della comunione d’amore al di là di tutte le sempre possibili stanchezze; di ascoltare tanti chiusi silenzi di chi non ha più neppure il coraggio di confidarsi. Le chiediamo di essere paziente e misericordiosa con quanti credono di allargare la libertà nella violazione di ogni legge, a cominciare da quella della vita; di affermare se stessi nella violenza irragionevole; di considerare conquiste di civiltà l’estromissione di Dio e di ogni norma morale dalla società, dall’economia, dalla politica, generando così soltanto ulteriori ingiustizie e uccidendo la speranza in una storia più buona e pacifica».
Infine, il Vescovo ha deposto nel cuore materno della Vergine Maria una preghiera per la Chiesa diocesana di Spoleto-Norcia «perché la sua bellezza non sia mai offuscata da un cristianesimo rassegnato e smorto, perché non vengano a mancare mai ministri del Signore numerosi e santi, perché le vocazioni di speciale consacrazione tornino ad essere apprezzate come figure di valore, perché si moltiplichino famiglie cristiane che, con fiducia e coraggio, diano testimonianza di amore generoso. E finalmente la imploriamo di continuare a vegliare su di noi che non ci stanchiamo di venerarla: vegli Maria sulle nostre case, vegli sul nostro lavoro e sulle nostre fatiche, sui nostri malati e sui nostri anziani, sui nostri bambini e sui nostri giovani, sui religiosi, sui diaconi e sui sacerdoti, vegli sul Vescovo; vegli sulle nostre menti e sui nostri cuori perché non svanisca mai la passione per la verità del Vangelo e l’amore e il rispetto per gli uomini tutti».



“San Carlo Acutis, dopo aver ricevuto la prima comunione all’età di sette anni – ancora un passaggio dell’omelia del cardinale Tagle – si rese conto che il Signore ci invita sempre al banchetto dell’Eucaristia. Carlo rispose fedelmente all’invito di Dio partecipando quotidianamente alla Messa, ricevendo Gesù nella Santa Comunione ogni giorno e adorando Gesù, il Pane della Vita. Carlo diceva: ‘L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo’. Diceva anche: ‘Più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù, e già su questa terra pregusteremo il Paradiso’. Se partecipiamo spesso al banchetto del Signore sulla terra, siamo sulla strada che conduce al banchetto in cielo. E il cibo è Gesù stesso, che si dona a noi. Non c’è cibo migliore della parola, del corpo e del sangue di Gesù. Ma se sulla terra frequentiamo banchetti di orgoglio, potere e violenza, potremmo rischiare la distruzione eterna”, ancora il cardinale. Prendendo spunto dalla lettura del Vangelo, Tagle ha ricordato che “non siamo solo ospiti invitati al banchetto di Dio. Siamo anche i servi inviati dal Signore per invitare tutti i popoli al Suo banchetto. (…) Prendiamo sul serio la nostra missione? Siamo disposti, in nome di Dio, a rivolgerci a ogni tipo di persona, ovunque si trovi: per strada, nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle baraccopoli, nelle zone di guerra, sui social media? Oppure scegliamo solo le persone e i luoghi che ci fanno comodo? E quale messaggio portiamo quando andiamo incontro alle persone? Portiamo l’invito di Dio alla sua festa d’amore, di salvezza e di pace? Oppure le invitiamo al pregiudizio, alla discriminazione, alla menzogna e alla violenza? San Carlo Acutis partecipava regolarmente al banchetto eucaristico, non per isolarsi dagli altri e dal mondo. Anzi, il banchetto del Signore divenne per lui una missione per invitare gli altri ad assaporare la bontà di Gesù. Carlo ispirò la sua stessa famiglia ad avvicinarsi a Gesù. Grazie a Carlo, Rajesh Mohur scoprì Gesù. Carlo nutriva un affetto speciale per i senzatetto. Faceva volontariato in una mensa per i poveri. Si schierava a difesa delle giovani vittime di bullismo. Donava vestiti usati ai poveri. Utilizzava il mondo digitale per celebrare i miracoli della festa eucaristica, le apparizioni della Beata Vergine Maria e i principi della fede cristiana. Carlo – ancora il cardinale Tagle – sfruttava ogni mezzo a sua disposizione per invitare le persone alla festa del Signore. Le semplici situazioni della vita quotidiana potevano trasformarsi in feste del Signore. Una volta disse: ‘Si vedono file chilometriche per assistere a un concerto e una partita di calcio, ma non vedo le stesse file per riempire le chiese per visitare Gesù presente nell’Eucaristia e questo dovrebbe farci riflettere’. Il suo unico desiderio è che le persone si avvicinino a Dio e alla sua meravigliosa festa. ‘La felicità è uno sguardo rivolto verso Dio; la tristezza è uno sguardo rivolto verso sé stessi. Dio, non io’. Ha offerto le sue sofferenze causate dalla leucemia per il Santo Padre e per la Chiesa. Non solo è stato invitato a mangiare e bere al banchetto, ma ha anche portato altre persone, i suoi talenti, la compassione, l’amore per i poveri e per chi soffre. San Carlo Acutis – ha concluso – può fare proprie le parole di San Paolo ai Filippesi: ‘So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza: sono allenato a tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in Colui che mi dà la forza’. Ora san Carlo Acutis, vestito con le vesti nuziali, partecipa al banchetto nuziale eterno di Gesù. Uniamoci a lui nell’accettare l’invito del Re. San Carlo Acutis, prega per noi”.













Dopo la conclusione della celebrazione eucaristica, si sono tenuti i discorsi dalla Loggia del Sacro Convento. Ha parlato anzitutto il Custode del Sacro Convento fra Marco Moroni, OFMConv, a nome della Famiglia francescana. Egli ha dichiarato, rivolgendosi in modo particolare agli ambasciatori e ai rappresentanti di Paesi accreditati presso la Repubblica italiana: «Vorremmo ricordare oggi uno scritto poco conosciuto di san Francesco: la Lettera ai reggitori dei popoli. […] Eccellenze, ottocento anni dopo, proprio da Assisi, vorremmo in qualche modo ripetere il suo gesto e affidarvi idealmente una lettera che nasce dalla sua memoria. Vi chiediamo di esserne messaggeri presso i popoli e i governi che rappresentate. […] Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace, che la vita di ogni persona vale più di una frontiera conquistata, di un interesse economico difeso, di una supremazia affermata. […] Ottocento anni dopo la sua morte, dunque, Francesco non ci consegna soltanto una memoria da custodire, ma ci ricorda che è possibile sperimentare la presenza viva dell’Altissimo e buon Signore, Creatore e Redentore, Amore che avvolge ogni creatura. Per questo possiamo ancora credere nella fraternità, quando prevale la contrapposizione; nella dignità di ogni essere umano, quando viene violata; nella cura della casa comune, quando prevale l’interesse immediato; nella pace, quando la guerra torna a essere considerata inevitabile».
In seguito ha preso la parola il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Egli ha detto: «Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario, significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco «non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo”. Francesco chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al “privilegio della povertà evangelica”, esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell’epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l’uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di “frati minori”, è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale».





























Il cammino aperto dall’Assemblea trova il suo momento celebrativo domenica 20 settembre, nella solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale, Festa della Diocesi. Alle 17.30 in Cattedrale mons. Luciano Paolucci Bedini presiede la solenne concelebrazione eucaristica con il presbiterio. Per l’occasione sono sospese tutte le Messe vespertine nelle chiese della Diocesi.