Basilica San Francesco – accensione dell’albero di Natale

Si sono aperti con la tradizionale cerimonia di accensione dell’albero nella Piazza inferiore i festeggiamenti per il Natale presso la Basilica di San Francesco in Assisi. Le celebrazioni hanno avuto inizio nel pomeriggio con la preghiera del Santo Rosario presieduta da fra Alfio Nucci, OFMConv, Assistente della Milizia dell’Immacolata, e la consacrazione all’Immacolata dei nuovi militi. Mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo di Teramo-Atri e delegato dei Vescovi d’Abruzzo, regione che quest’anno ha offerto l’olio per la Lampada di San Francesco, ha presieduto poi la celebrazione eucaristica solenne animata dalla Cappella Musicale della Basilica.

Alle 18.10 è seguita in piazza inferiore la cerimonia dell’accensione dell’albero di Natale e della videoproiezione sulla facciata della chiesa superiore della Basilica, insieme alla benedizione e all’inaugurazione del presepe. Questo momento è stato animato dal coro delle classi 4 e 5 della Scuola Primaria Sant’Antonio – Istituto Comprensivo “Assisi 1”.

L’accensione dell’albero e della video proiezione con l’inaugurazione del presepe sono state trasmesse in diretta anche su Rai1 durante il programma Vita in Diretta condotto da Alberto Matano.

L’albero posto in Piazza inferiore è un Cedrus atlantica glauca o cedro dell’Atlante glauco (tagliato previa autorizzazione, dunque non ha comportato danni all’ambiente né al patrimonio arboreo locale) proveniente dal territorio del Comune dell’Aquila, è alto circa 13 metri ed è stato donato al Comune dell’Aquila dall’azienda cittadina “Cordeschi giardinaggio”. L’albero è stato trasportato, in spirito di collaborazione tra Istituzioni, dal personale del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco dell’Aquila.

Anche quest’anno vi è legata un’importante iniziativa di carità: le palline che lo addobbano portano infatti il nome dei benefattori che con il loro sostegno permetteranno a tante famiglie in difficoltà di trascorrere un Natale sereno.

Il Presepe Monumentale è un’opera realizzata tra il 1965 e il 1975 dai docenti e dagli allievi del Liceo Artistico Statale “F.A. Grue” di Castelli, per iniziativa del direttore Serafino Mattucci e con la guida dei docenti Gianfranco Trucchia e Roberto Bentini. Il presepe è composto da statue di argilla refrattaria, modellate con la sapienza della maestranza artigianale abruzzese e lo spirito innovativo di un laboratorio creativo che ha fatto la storia della ceramica castellana.

Per il presepe si ringraziano anche ANCE Abruzzo e Consorzio ISEA.

La videoproiezione sulla facciata della chiesa superiore della Basilica raffigura il “Presepe di Greccio” di Sieger Köder. L’opera si inserisce in un percorso composto da celebri opere d’arte contemporanea proiettate sulle principali facciate di chiese e monumenti della città di Assisi. Un progetto originale e immersivo, che vuole lanciare al mondo un messaggio potente di speranza e bellezza in vista dell’ottavo centenario della morte di san Francesco del 2026. La videoproiezione è realizzata da EnelX grazie al sostegno del Comune di Assisi.

Assisi – 8 dicembre celebrazioni nella basilica di San Francesco e accensione dell’albero e la benedizione del presepe

Lunedì 8 dicembre si terrà la tradizionale apertura dei festeggiamenti natalizi presso la Basilica di San Francesco in Assisi. Alle 16, fra Alfio Nucci, OFMConv, Assistente della Milizia dell’Immacolata, presiederà la preghiera del Santo Rosario, al termine della quale si terrà la consacrazione all’Immacolata dei nuovi militi. Subito dopo, alle 17, Mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo di Teramo-Atri e delegato dei Vescovi d’Abruzzo, regione che quest’anno ha offerto l’olio per la Lampada di San Francesco, presiederà la celebrazione eucaristica solenne animata dalla Cappella Musicale della Basilica. Alle 18.10 seguirà in piazza inferiore l’accensione dell’albero di Natale e della videoproiezione sulla facciata della chiesa superiore della Basilica, insieme alla benedizione e all’inaugurazione del presepe. Questo momento sarà animato dal coro delle classi 4 e 5 della Scuola Primaria Sant’Antonio – Istituto Comprensivo “Assisi 1”.

L’accensione dell’albero e della video proiezione con l’inaugurazione del presepe – previste alle 18.30 – verranno trasmesse in diretta anche su Rai1 durante il programma Vita in Diretta condotto da Alberto Matano.

«Come da tradizione – ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento -, la regione che dona l’olio per la lampada che arde davanti alla tomba di san Francesco diventa protagonista anche a Natale presso la Basilica di San Francesco, condividendo con noi due tesori preziosi: uno artistico, il presepe, e uno naturale, l’albero di Natale. Quest’anno l’Abruzzo, già distintosi per la sua generosità a ottobre, si conferma straordinario con il presepe monumentale in ceramica di Castelli (TE) e un maestoso cedro di 13 metri proveniente dall’Aquila. Queste meraviglie rappresentano non solo la ricchezza della terra e della creatività delle genti d’Abruzzo, ma anche il loro spirito di generosità e condivisione. Così, anche a Natale, l’Abruzzo sarà presente ad Assisi, portando gioia a tutti noi e ai numerosi pellegrini che visiteranno la città in questo periodo. Grazie!»

L’albero posto in Piazza inferiore è un Cedrus atlantica glauca o cedro dell’Atlante glauco (tagliato previa autorizzazione, dunque non ha comportato danni all’ambiente né al patrimonio arboreo locale) proveniente dal territorio del Comune dell’Aquila, è alto circa 13 metri ed è stato donato al Comune dell’Aquila dall’azienda cittadina “Cordeschi giardinaggio”. L’albero è stato trasportato, in spirito di collaborazione tra Istituzioni, dal personale del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco dell’Aquila.

Anche quest’anno vi è legata un’importante iniziativa di carità: le palline che lo addobbano portano infatti il nome dei benefattori che con il loro sostegno permetteranno a tante famiglie in difficoltà di trascorrere un Natale sereno.

Il Presepe Monumentale è un’opera realizzata tra il 1965 e il 1975 dai docenti e dagli allievi del Liceo Artistico Statale “F.A. Grue” di Castelli, per iniziativa del direttore Serafino Mattucci e con la guida dei docenti Gianfranco Trucchia e Roberto Bentini. Il presepe è composto da statue di argilla refrattaria, modellate con la sapienza della maestranza artigianale abruzzese e lo spirito innovativo di un laboratorio creativo che ha fatto la storia della ceramica castellana.

Per il presepe si ringraziano anche ANCE Abruzzo e Consorzio ISEA.

La videoproiezione sulla facciata della chiesa superiore della Basilica raffigura il “Presepe di Greccio” di Sieger Köder. L’opera si inserisce in un percorso composto da celebri opere d’arte contemporanea proiettate sulle principali facciate di chiese e monumenti della città di Assisi. Un progetto originale e immersivo, che vuole lanciare al mondo un messaggio potente di speranza e bellezza in vista dell’ottavo centenario della morte di san Francesco del 2026.

La videoproiezione è realizzata da EnelX grazie al sostegno del Comune di Assisi.

Al momento dell’inaugurazione seguiranno i discorsi istituzionali. Tra gli interventi in programma ci sono quelli dell’Assessore alla cultura della Regione Abruzzo Roberto Santangelo, per l’occasione delegato del Presidente Marco Marsilio, di Ersilia Lancia, Assessore al Turismo del Comune dell’Aquila, delegata del Sindaco Pierluigi Biondi, e di Enrico Ricci, Presidente di ANCE Abruzzo. Sarà presente una delegazione degli studenti del Liceo abruzzese “F. A. Grue” di Castelli (TE) accompagnati dalla dirigente scolastica prof.ssa Giovanna Falconi.

Le iniziative del Natale in Basilica, tra cui la storia del Presepe Monumentale, vengono raccontate nel numero di dicembre della rivista San Francesco patrono d’Italia, numero dedicato anche alla prima visita di papa Leone XIV alla Tomba di san Francesco, avvenuta lo scorso 20 novembre, attraverso le parole del Custode del Sacro Convento fra Marco Moroni, OFMConv. Tra gli altri contributi, fra Michael Lasky, OFMConv, racconta la testimonianza francescana alla COP30 in Brasile, mentre Armand Puig i Tàrrech, Presidente dell’Agenzia della Santa Sede per la qualità accademica e Maria Elena Catelli, Esperta di Arte Sacra e Studiosa di Gaudí, raccontano il compimento e il senso spirituale e culturale dell’impresa della chiesa più alta del mondo, la Sagrada Família a Barcellona.
La rivista sarà a disposizione dei pellegrini della Basilica in occasione dell’apertura dei festeggiamenti natalizi dell’8 dicembre.
Da gennaio, in vista del grande centenario francescano del 2026, la rivista aumenta la sua foliazione da 80 a 96 pagine, dedicando 16 pagine in più all’inserto Pagine francescane, che sarà staccabile, in modo da poter essere conservato nel tempo.
Per febbraio, invece, è già da tempo in lavorazione un’edizione speciale del mensile in occasione dell’ostensione delle spoglie mortali di san Francesco: sarà composta da 160 pagine che esplorano e raccontano Francesco e il francescanesimo dalle origini fino ad oggi.
IMMACOLATA25

Perugia – celebrazione di apertura della Visita pastorale di una Chiesa viva, unita e fraterna

Domenica 23 novembre, festa di Cristo Re, nella cattedrale di San Lorenzo si è tenuta la celebrazione eucaristica di inizio Visita pastorale, che ha visto la partecipazione di numerosi sacerdoti e fedeli. Le prime Unità pastorali che mons. Maffeis visiterà, a partire da giovedì 27 novembre, saranno quelle della VII Zona pastorale (Città della Pieve e Castiglione del Lago). La Visita è stata presentata dallo stesso mons. Maffeis nella sua Lettera pastorale Come ad amici di casa del 12 settembre scorso, un “uscire” dalla chiesa verso le case della gente.

Durante la celebrazione tre seminaristi hanno compiuto un ulteriore passo verso il sacerdozio: Jacopo Caraglio, al quinto anno di studi, è stato ammesso tra i candidati all’Ordine sacro; Pierpaolo Fioretti e Giuseppe Mordivoglia, al terzo anno di studi, gli è stato conferito l’accolitato, un servizio più stretto all’altare e all’Eucaristia.

Al termine della celebrazione ai rappresentanti di ciascuna delle 32 Unità pastorali che compongono le 7 Zone dell’Arcidiocesi, mons. Maffeis ha consegnato una lampada da tenere accesa in una chiesa di ogni Unità per il periodo della Visita. Una luce che ricorda alle comunità il passaggio del loro Pastore e le domanda disponibilità all’ascolto, alla conversione e a una rinnovata passione evangelica. La Visita pastorale è un tempo privilegiato in cui mons. Maffeis incontra tutto il popolo di Dio, verifica il cammino delle comunità, ascolta, incoraggia, discerne.

Vedere la cattedrale gremita di fedeli provenienti da tutta la diocesi in una fredda serata di novembre, «non è cosa da poco conto – ha sottolineato l’arcivescovo -. La cultura in cui siamo immersi parla un linguaggio diverso. Educa a non legarsi, a non appartenere, a custodire con gelosia la propria libertà e indipendenza. Questa sensibilità, che sembrerebbe dilatare le opportunità, spesso si risolve in solitudini che tolgono il respiro alla vita. Perché uno dei bisogni più profondi che ci anima è quello di avere qualcuno a cui guardare e dal quale essere guardati, un volto amico e affidabile in cui ritrovarsi».

«La Visita – ha sottolineato l’arcivescovo – è l’occasione in cui la comunità visita se stessa, si guarda dentro e attorno, reagisce all’affievolirsi della tensione spirituale e si aiuta a rivedere le modalità della propria presenza sul territorio: “Le esigenze dell’annuncio cristiano e i cambiamenti degli ultimi decenni, che interessano l’ambito demografico, culturale ed ecclesiale – ci ha detto giovedì scorso il Papa, concludendo ad Assisi l’Assemblea generale dei Vescovi italiani – ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze”. Con questo sguardo vorrei andare incontro alle comunità, conoscerne da vicino la vita e assicurare a ogni persona la vicinanza misericordiosa del Signore e la disponibilità cordiale della sua Chiesa». Con i laici mons. Maffeis vorrebbe «annodare un legame più stretto, oltre a ravvivare in tutti il gusto per la verità del Vangelo e la gioia della vita cristiana, che ci porta a testimoniare l’accoglienza, la solidarietà e la fraternità, rispetto a un contesto spesso distratto – se non indifferente – alle necessità degli altri, specie se poveri».

La Visita non si esaurirà nelle giornate trascorse da mons. Maffeis con le comunità di ciascuna Unità pastorale; dopo due mesi lo stesso arcivescovo ritornerà a presentare la sua ‘lettera di restituzione’ in cui «evidenzierà i punti sia di forza che di criticità dell’Unità pastorale con suggerimenti da adottare – spiega il vicario generale don Simone Sorbaioli –. Dopodiché in un secondo momento passeranno i convisitatori a verificare che gli stessi suggerimenti dell’arcivescovo vengano attuati nella vita concreta, quotidiana delle nostre comunità». I convisitatori avranno il compito di accompagnare i Consigli pastorali e quelli per gli Affari economici delle singole parrocchie nell’espletamento del loro specifico servizio ecclesiale in funzione del bene di tutta la comunità. Oltre allo stesso vicario generale, l’arcivescovo ha nominato convisitatori: don Marco Pezzanera, cancelliere arcivescovile; don Francesco Verzini, responsabile dell’Ufficio liturgico; don Riccardo Pascolini, direttore dell’Ufficio amministrativo; Massimo Cecconi, responsabile del Servizio informatico diocesano.

omelia arcivescovo maffeis celebrazione apertura visita pastorale, domenica cristo re, 23 novembre 2025, cattedrale

Papa Leone XIV ad Assisi – il discorso ai Vescovi italiani

Giovedì 20 novembre, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, Papa Leone XIV ha incontrato i Vescovi italiani riuniti per la loro Assemblea Generale. L’occasione per la quale il Papa è venuto in Umbria, poco più di sei mesi dopo la sua elezione, è stata, certamente, l’Assemblea della CEI, ma il suo pensiero e il suo legame con la nostra terra è nel suo cuore e nella sua mente da quando, come religioso agostiniano, frequentava le comunità del suo Ordine a Cascia e a Montefalco. In quest’ultima località si è recato al termine dell’intervento all’Assemblea generale dei vescovi, celebrando l’Eucarestia e trattenendosi a pranzo con le monache del Monastero agostiniano di Santa Chiara della Croce.

Di seguito il suo discorso.
Carissimi fratelli nell’episcopato, buongiorno!
Ringrazio vivamente il Cardinale Presidente per le parole di saluto che mi ha rivolto e per l’invito a essere con voi oggi per concludere l’81ª Assemblea Generale. E sono contento di questa mia prima sosta, seppur brevissima, ad Assisi, luogo altamente significativo per il messaggio di fede, fraternità e pace che trasmette, di cui il mondo ha urgente bisogno.
Qui San Francesco ricevette dal Signore la rivelazione di dover «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (2Test 14: FF 116). Il Cristo, infatti, «che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà» (2Lf 5: FF 182).
Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto. Come vi dicevo in giugno: in questo tempo abbiamo più che mai bisogno «di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma» (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025). E questo vale prima di tutto per noi: ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana.
Tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. È il suo amore che ci spinge verso di loro (cfr 2Cor 5,14). E la fede in Lui, nostra pace (cfr Ef 2,14), ci chiede di offrire a tutti il dono della sua pace. Viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza, mentre numerose incertezze pesano come incognite sul nostro futuro. Eppure, la Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove, senza reticenze e timori, dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, così, profezia di pace per il mondo. Quando il Risorto appare ai discepoli, le sue prime parole sono: «Pace a voi» (Gv 20,19.21). E subito li manda, come il Padre ha mandato Lui (v. 21): il dono pasquale è per loro, ma perché sia per tutti!
Carissimi, nel nostro precedente incontro ho indicato alcune coordinate per essere Chiesa che incarna il Vangelo ed è segno del Regno di Dio: l’annuncio del Messaggio di salvezza, la costruzione della pace, la promozione della dignità umana, la cultura del dialogo, la visione antropologica cristiana. Oggi vorrei sottolineare che queste istanze corrispondono alle prospettive emerse nel Cammino sinodale della Chiesa in Italia. A voi Vescovi spetta adesso tracciare le linee pastorali per i prossimi anni, perciò desidero offrirvi qualche riflessione affinché cresca e maturi uno spirito veramente sinodale nelle Chiese e tra le Chiese del nostro Paese.
Anzitutto, non dimentichiamo che la sinodalità indica il «camminare insieme dei cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione a tutta l’umanità» (Documento finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 28). Dal Signore riceviamo la grazia della comunione che anima e dà forma alle nostre relazioni umane ed ecclesiali.
Sulla sfida di una comunione effettiva desidero che ci sia l’impegno di tutti, perché prenda forma il volto di una Chiesa collegiale, che condivide passi e scelte comuni. In questo senso, le sfide dell’evangelizzazione e i cambiamenti degli ultimi decenni, che interessano l’ambito demografico, culturale ed ecclesiale, ci chiedono di non tornare indietro sul tema degli accorpamenti delle diocesi, soprattutto laddove le esigenze dell’annuncio cristiano ci invitano a superare certi confini territoriali e a rendere le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze. Al contempo, guardando la fisionomia della Chiesa in Italia, incarnata nei diversi territori, e considerando la fatica e talvolta il disorientamento che tali scelte possono provocare, auspico che i Vescovi di ogni Regione compiano un attento discernimento e, magari, riescano a suggerire proposte realistiche su alcune delle piccole diocesi che hanno poche risorse umane, per valutare se e come potrebbero continuare a offrire il loro servizio.
Ciò che conta è che, in questo stile sinodale, impariamo a lavorare insieme e che nelle Chiese particolari ci impegniamo tutti a edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo.
La sinodalità, che implica un esercizio effettivo di collegialità, richiede non solamente la comunione tra di voi e con me, ma anche un ascolto attento e un serio discernimento delle istanze che provengono dal popolo di Dio. In questo senso, il coordinamento tra il Dicastero per i Vescovi e la Nunziatura Apostolica, ai fini di una comune corresponsabilità, deve poter promuovere una maggiore partecipazione di persone nella consultazione per la nomina di nuovi Vescovi, oltre all’ascolto degli Ordinari in carica presso le Chiese locali e di coloro che si apprestano a terminare il loro servizio.
Anche su quest’ultimo aspetto, permettetemi di offrirvi qualche indicazione. Una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia affrontando le emergenti sfide dell’evangelizzazione, ha bisogno di rinnovarsi costantemente. Bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti. A questo proposito, tutti noi dobbiamo coltivare l’atteggiamento interiore che Papa Francesco ha definito “imparare a congedarsi”, un atteggiamento prezioso quando ci si deve preparare a lasciare il proprio incarico. È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni.
Cari fratelli, ritornando all’orizzonte della missione della Chiesa in Italia, vi esorto a fare memoria della strada percorsa dopo il Concilio Vaticano II, scandita dai Convegni ecclesiali nazionali. E vi esorto a preoccuparvi che le vostre Comunità, diocesane e parrocchiali, non perdano la memoria, ma la mantengano viva, perché questo è essenziale nella Chiesa: ricordare il cammino che il Signore ci fa compiere attraverso il tempo nel deserto (cfr Dt 8).

In questa prospettiva, la Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà.
Non si dimentichi in tale contesto la sfida che ci viene posta dall’universo digitale. La pastorale non può limitarsi a “usare” i media, ma deve educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete possa essere davvero uno spazio di libertà, di responsabilità e di fraternità.
Camminare insieme, camminare con tutti, significa anche essere una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze. Continuate a stare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuate a spendervi nella cura dei poveri: le comunità cristiane radicate in modo capillare nel territorio, i tanti operatori pastorali e volontari, le Caritas diocesane e parrocchiali fanno già un grande lavoro in questo senso e ve ne sono grato.
Su questa linea della cura, vorrei anche raccomandare l’attenzione ai più piccoli e vulnerabili, perché si sviluppi anche una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso. L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle, perché «dove profondo è il dolore, ancora più forte dev’essere la speranza che nasce dalla comunione» (Veglia del Giubileo della Consolazione, 15 settembre 2025). Vi ringrazio per quanto avete già fatto e vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili.
Carissimi fratelli, in questo luogo San Francesco e i primi frati vissero appieno quello che, con linguaggio odierno, chiamiamo “stile sinodale”. Insieme, infatti, condivisero le diverse tappe del loro cammino; insieme si recarono dal Papa Innocenzo III; insieme, di anno in anno, perfezionarono e arricchirono il testo iniziale che era stato presentato al Pontefice, composto, dice Tommaso da Celano, «soprattutto di espressioni del Vangelo» (1Cel 32: FF 372), fino a trasformarlo in quella che oggi conosciamo come prima Regola. Questa scelta convinta di fraternità, che è il cuore del carisma francescano insieme alla minorità, fu ispirata da una fede intrepida e perseverante.
Possa l’esempio di San Francesco dare anche a noi la forza per compiere scelte ispirate da una fede autentica e per essere, come Chiesa, segno e testimonianza del Regno di Dio nel mondo. Grazie!

Assisi – papa Leone XIV in preghiera sulla tomba di San Francesco

Il 20 novembre, Sua Santità Papa Leone XIV ha compiuto una visita privata alla Tomba di san Francesco. Il Santo Padre si è fermato in un momento di preghiera silenziosa dinanzi al sepolcro. La visita, avvenuta in un clima di raccoglimento, si è svolta alla presenza della comunità dei frati del Sacro Convento, radunati in preghiera insieme a lui.
In vista del grande anniversario della morte di san Francesco, che la Chiesa si prepara a celebrare nel 2026, il Pontefice ha voluto ricordare come la testimonianza del Santo di Assisi, uomo di fraternità, pace e speranza, sia più che mai attuale e necessaria per il nostro mondo.
Papa Leone XIV ha esortato i frati, custodi della memoria di Francesco, a continuare a essere segni viventi di questi valori, portando nel mondo un messaggio di riconciliazione e speranza.

«Abbiamo sperimentato una gioia immensa nell’accogliere il Santo Padre qui nella cripta – spiega fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento-. Dopo aver pregato in silenzio dinanzi alla tomba di Francesco, ci ha rivolto una parola di grande conforto, ricordandoci che ci stiamo preparando al grande anniversario della morte di Francesco. Ci ha esortato a continuare a essere, attraverso la nostra vita, quei segni di speranza, pace e fraternità di cui il mondo ha tanto bisogno. Siamo profondamente grati a papa Leone per questo invito a proseguire con fede e serietà la nostra missione, camminando insieme verso il centenario francescano».

La visita del Pontefice rappresenta un forte incoraggiamento per l’intera famiglia francescana e per tutti i fedeli a riscoprire la figura di san Francesco come guida per costruire ponti di dialogo e per seminare pace in un’umanità bisognosa di luce.

La meditazione dell’arcivescovo Maffeis ai Vespri dell’Assemblea generale CEI, nella Giornata nazionale di preghiera per le vittime e sopravvissuti agli abusi

«Ogni mancanza di rispetto è – a diverso livello – una forma di violenza, è sfruttamento, bisogno incontrollato di possesso, offesa della dignità, corruzione. Quando poi a esserne vittima è un minore o una persona vulnerabile, restano ferite che non conoscono prescrizione, ma cicatrici indelebili». Lo ha evidenziato l’arcivescovo Ivan Maffeis, vescovo delegato per il Servizio regionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza episcopale umbra (Ceu), nella sua meditazione ai Vespri dei vescovi italiani in Assemblea generale della Cei, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, la sera del 18 novembre, Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. «Davanti a tale gravità – ha proseguito monsignor Maffeis – non rimane spazio alcuno per atteggiamenti di omissione o di sottovalutazione. Non basta nemmeno denunciare, reprimere e condannare un crimine perverso con ripercussioni non solo sulle vittime, ma sui familiari e sul popolo di Dio, disorientato e sconcertato tra dubbio, incredulità e scandalo».

Segue il testo integrale della meditazione dell’arcivescovo.

“Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente”.

L’amore del Padre si è manifestato in Cristo Gesù. In Lui a tua volta sei figlio, figlio di Dio, membra di quel Corpo che è la Chiesa, pellegrina nella storia degli uomini con lo sguardo alla meta e già partecipe di “ciò che saremo, quando egli si sarà manifestato”.

Sapersi in cammino verso la città di Dio diventa criterio di misura delle cose; aiuta a mettere ordine nella propria vita, ad abbracciare scelte di sobrietà e di castità interiore; rende umili, pazienti, attenti: le relazioni hanno bisogno di custodia per crescere e non diventare ambigue. Ogni mancanza di rispetto è – a diverso livello – una forma di violenza, è sfruttamento, bisogno incontrollato di possesso, offesa della dignità, corruzione. Quando poi a esserne vittima è un minore o una persona vulnerabile, restano ferite che non conoscono prescrizione, ma cicatrici indelebili.

Davanti a tale gravità non rimane spazio alcuno per atteggiamenti di omissione o di sottovalutazione. Non basta nemmeno denunciare, reprimere e condannare un crimine perverso con ripercussioni non solo sulle vittime, ma sui familiari e sul popolo di Dio, disorientato e sconcertato tra dubbio, incredulità e scandalo.

Caro fratello Vescovo, riconosci i fatti, fa capire che “il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il tuo dolore”, è il dolore della Chiesa, minata nella sua credibilità, “indebolita nella sua capacità di profezia e di testimonianza”.

Accogli, ascolta e accompagna con sincera disponibilità le persone abusate, il loro bisogno essenziale di essere credute e, quindi, di ottenere giustizia.

Abbi pietà di chi si è macchiato di una responsabilità tanto aberrante; prega per lui e, con chiarezza, condividi con lui l’esigente percorso della riparazione e della conversione.

Hai ragione, non è facile governare tanta complessità. La nostra gente ci guarda attraverso gli occhi dei piccoli, come fece Gesù, che riconobbe in loro il carisma dell’innocenza.

Non disperare sotto il peso della solitudine a fronte di una sensibilità che oggi si fa risentimento diffuso. L’umiliazione per lo sdegno pubblico sopportala con umiltà, a testimonianza del tuo essere coinvolto nella sofferenza delle vittime e nella domanda ecclesiale di perdono.

Rileggi le inquietudini che ti attraversano portandole a Colui che – chiamandoti al ministero – ti ha promesso la sua presenza tutti i giorni, fino alla fine del tempo.

Vigila con fermezza, educa, forma.

Sollecita tutte le componenti della società civile per una presa di coscienza collettiva davanti a drammi, che rubano dal cuore dei piccoli la fiducia e ne manipolano la coscienza, privandoli dei valori a cui ancorare la vita.

Da problema emergenziale la tutela diventerà allora missione permanente, capace di farsi cultura in famiglia, nella scuola, nel mondo dello sport e del digitale – come nella stessa comunità cristiana – per ambienti ospitali e sicuri, dove ogni persona sia riconosciuta e rispettata nella sua sacralità.

Raccogli e continua la grande tradizione della Chiesa, guida affidabile e autorevole della crescita umana e spirituale delle giovani generazioni: un impegno in cui innumerevoli educatori hanno speso tutto se stessi a beneficio dell’intera società.

E, nei momenti più difficili, ti consoli la vicinanza amica di qualche confratello e, soprattutto, la testimonianza generosa di presbiteri che lasciano trasparire di aver consegnato la vita a un unico Signore, liberi dalla ricerca di ritorni affettivi o di affermazioni personali, contenti della loro vocazione, rispettosi dei rapporti che intrecciano. I nostri preti ci testimoniano il primato di Dio, che dà all’esistenza la forma del Vangelo e fa della Chiesa il segno e lo strumento della vivente presenza di Cristo nel mondo.

Sì, “quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente”.

 

Ivan Maffeis
Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

Nomine e provvedimenti della Ceu: novità nella Commissione per la Pastorale Giovanile nel gruppo Agesci zona Monti Martani

Lunedì 17 novembre 2025 si è riunita in Assisi, presso il Pontificio Seminario Umbro “Pio XI”, la Conferenza episcopale umbra. I Presuli hanno provveduto alle seguenti nomine, che hanno una durata di tre anni:
– Commissione per la Pastorale Giovanile: suor Lorella Nucci dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, dei Figli dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria (Suore di Ravasco), è la nuova coordinatrice; don Mirko Nardelli, della Diocesi di Gubbio, è il vice coordinatore; don Matteo Renga, della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, è il nuovo referente per il coordinamento degli Oratori; Anna Maria Bartolini, della Diocesi di Foligno, è stata scelta come segretaria.
– Agesci zona Monti Martani: don Paolo Carloni, della diocesi di Terni-Narni-Amelia, è il nuovo Assistente Ecclesiastico. La zona dei Monti Martani comprende il territorio dei gruppi di Terni, Narni, Montecastrilli, Orvieto, Spoleto e Todi.

L’Arcivescovo Presidente della Conferenza Episcopale Umbra mons. Renato Boccardo ringrazia i nominati per la disponibilità nel farsi carico di questo ulteriore servizio a favore dei giovani umbri. Il Presule ringrazia anche coloro che hanno profuso energie e passione in questo ambito della pastorale che è il mondo giovanile, in modo particolare don Marcello Cruciani, della diocesi di Orvieto-Todi, e don Riccardo Pascolini, dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, per il loro generoso impegno pluriennale.

Gubbio – la città ricorda Beniamino Ubaldi, sessant’anni dopo la morte, una giornata di studi e di memorie popolari

Una sala gremita, molti eugubini di ogni età, studiosi e sacerdoti. La conferenza dedicata a mons. Beniamino Ubaldi, nel sessantesimo anniversario della sua morte, si è trasformata in un incontro di memoria viva. L’iniziativa – promossa in collaborazione con l’Università di Perugia, Roma Tre e l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) – ha voluto restituire alla città il profilo storico e spirituale di un vescovo che ha guidato la diocesi di Gubbio per oltre trent’anni, in un tempo attraversato da guerre, trasformazioni sociali e rinnovamento ecclesiale.
L’incontro si è aperto con i saluti di mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, che ha ricordato la grande eredità di fede, carità e intelligenza pastorale lasciata da mons. Ubaldi, e dell’assessore alla Cultura del Comune di Gubbio, Paola Salciarini, che ha sottolineato il legame profondo tra la città e i suoi pastori, nella continuità di una storia che intreccia spiritualità e identità civile.

La giornata di studi ha proposto un articolato percorso di approfondimento, con le relazioni di Mario Tosti e Andrea Possieri dell’Università di Perugia, Giorgio Cardoni, collaboratore dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc), Maria Lupi dell’Università Roma Tre e Giancarlo Pellegrini, anch’egli già docente dell’Università di Perugia. Gli studiosi e storici hanno indagato diversi aspetti dell’episcopato di Ubaldi: dalla formazione teologica all’azione pastorale nel dopoguerra, dal rapporto con il mondo cattolico e le sfide sociali dagli anni Trenta ai Cinquanta, fino alla sua partecipazione al Concilio Vaticano II.

“I vescovi lasciano tracce concrete – ha spiegato don Francesco Menichetti, introducendo i lavori –: lettere pastorali, convegni, atti. Spesso restano documenti dimenticati, ma dentro vi è un patrimonio straordinario di fede e storia.
Ubaldi è stato uno dei pastori più longevi e significativi della nostra diocesi, vissuto in un tempo cruciale, dal dopoguerra ai fermenti del Concilio Vaticano II. Fu capace di incarnare il Vangelo nella vita civile e sociale, guidando la Chiesa eugubina verso un modello di comunione e di pace. Oggi conoscere meglio il suo episcopato ci aiuta a leggere la storia con gratitudine e a trarne ispirazione per il presente”

Ad aprire l’incontro, un video documentario con le testimonianze di chi conobbe da vicino il vescovo Ubaldi, realizzato attraverso interviste a sacerdoti e laici che ne hanno condiviso il cammino spirituale e umano. Le voci di mons. Fausto Panfili, mons. Mauro Salciarini, Gianfranco Salciarini, Giancarlo Pellegrini e Giancarlo Sollevanti hanno restituito il ritratto di un uomo di Dio radicato nella vita quotidiana della sua gente: un pastore che ascoltava, incoraggiava, rimproverava con dolcezza, e soprattutto camminava accanto al suo popolo.

A chiudere la giornata, un momento di grande intensità: la riscoperta di un frammento del testamento spirituale di mons. Ubaldi, ritrovato anni fa da Fabrizio Cece su un antico disco flessibile e recuperato nel sonoro da Gianluca Sannipoli e Fausto Matteucci.

In quelle parole, registrate nel 1952, il vescovo affida il suo ultimo pensiero agli eugubini:
“Gli eugubini, clero e popolo, hanno avuto, hanno e avranno il primo posto nel mio cuore di Vescovo. Li ho amati e, devo dirlo a onor del vero, sono stato da essi riamato. Li saluto quindi e benedico in modo tutto particolare. La mia tomba riaccenda in essi il ricordo del loro vescovo e, col ricordo, la preghiera per l’anima sua. Punto anch’io spero di trovarvi, o cari eugubini, dopo la morte, di fare anzi qualche cosa di più di quello che non abbia fatto per voi durante la vita, quando mi sarà dato di ritrovarmi in cielo con sant’Ubaldo e di intercedere insieme con lui, per tutti voi, al cospetto di Dio”.

Un messaggio d’amore e di comunione che, a distanza di sessant’anni dalla morte del vescovo, continua a parlare al cuore di una città che non ha mai smesso di sentirlo vicino. Perché mons. Beniamino Ubaldi resta – come ha detto un testimone – “il vescovo del cuore eugubino”, pastore e padre di una Chiesa che sa ancora riconoscersi nella gratitudine e nella memoria.

Perugia celebra la festa del Patrono defensor civitatis della città, sant’Ercolano.

E’ stata celebrata domenica 9 novembre, alle ore 10.30, la festa liturgica in ricordo del martirio di sant’Ercolano, Patrono di Perugia e della sua Università, defensor civitatis, torturato e ucciso dai Goti di Totila intorno all’anno 547. La celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Ivan Maffeis ed animata dai cantori “I Madrigalisti di Perugia” nella suggestiva chiesa trecentesca a forma ottagonale intitolata al Santo patrono. Come ogni anno, questa ricorrenza richiama in Sant’Ercolano numerosi fedeli e la partecipazione delle autorità civili e accademiche del capoluogo umbro e dei rappresentanti del Sodalizio di San Martino, la benemerita istituzione laica di carità proprietaria della chiesa.
«Il culto del santo defensor civitatis – ricorda don Francesco Benussi, rettore di Sant’Ercolano – è di riferimento per la comunità sia religiosa che civile: a lui essa chiede di allontanare le minacce di violenza del tempo presente e di custodirne il futuro nel segno della speranza cristiana. La memoria di sant’Ercolano trasmette il suo messaggio di amore e dedizione per la città e lo rende attuale nel contesto storico del nostro tempo, anche per la presenza, all’interno della chiesa, di un sacrario militare. Quest’ultimo, simbolo del sacrificio dei caduti in guerra, ci invita a considerare il loro dramma e ad implorare la liberazione da tutte le guerre».

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO
«Ercolano, con il tu servizio, sei stato una guida sicura e autorevole per tutta la comunità, perché non ti sei comportato da mercenario, ma – da buon pastore – hai saputo dare la vita per le persone a te affidate e hai pagato il tuo coraggio con il martirio». Così l’arcivescovo Ivan Maffeis nell’omelia della celebrazione della festa liturgica in ricordo del martirio di sant’Ercolano, patrono della Città e dell’Università di Perugia, tenutasi domenica 9 novembre nella chiesa a lui intitolata.

«Noi, oggi, abbiamo ben altro per la testa – ha proseguito l’arcivescovo –, che servizio, coraggio, il martirio…, preoccupati come siamo di non avere troppi problemi. Abbiamo imparato ad evitare con cura di lasciarci coinvolgere da quello che accade accanto a noi, come pure siamo diventati abili a rifiutare impegni stabili, duraturi a legarci, a riconoscerci parte attiva di una comunità. E, forse, in questa direzione va la denuncia fatta qualche giorno fa da papa Leone, quella di non sapere più apprezzare a sufficienza il gran contributo che educatori ed insegnanti danno alla comunità. Ma tu Ercolano in forza del tuo rapporto secolare con l’Università, lo cogli al volo», perché «danneggiare il ruolo sociale e culturale dei formatori è ipotecare il nostro futuro».

Nel soffermandosi sulla figura del Santo patrono, monsignor Maffeis ha detto: «Guardando a te, Ercolano, ringraziamo le tante persone che, come te, già vivono la logica del Vangelo e si impegnano con disponibilità nella terra della famiglia, in quella degli affetti e del lavoro, nella terra della nostra Chiesa e in quella – altrettanto sacra – della nostra Città. Sono la testimonianza di come sia “possibile vivere appassionatamente anche in mezzo alle complessità del presente”. Custodisci, benedici e proteggi quanti hanno a cuore il bene comune: i rappresentanti di tutte le Istituzioni, la Prima Cittadina, il Magnifico Rettore e con lui quanti contribuiscono a qualificare lo Studium generale e chi, a diverso titolo, non cerca semplicemente il proprio tornaconto, ma lavora per assicurare alla comunità tutta condizioni di sviluppo e di crescita, di convivenza e di pace».