Santuario della Madonna della Stella di Montefalco – Rosario per la pace secondo le intenzioni di Papa Leone XIV.

tanti i fedeli, giunti da ogni angolo della Diocesi, che hanno risposto all’invito. Tanto che l’arcivescovo Renato Boccardo, dopo il canto delle litanie, quando è salito all’ambone per una breve riflessione, ha detto: «Sono sorpreso nel vedere questo Santuario così pieno. Grazie della vostra generosità». «Questa sera siamo venuti qui in pellegrinaggio – ha proseguito il Presule – per sostare presso la Madre, lasciandoci avvolgere dal suo abbraccio di tenerezza, per riprendere fiato e amore: fiato per continuare, amore per capire. Si tratta infatti di proseguire il cammino, divenuto spesso arduo e faticoso in questo tempo, senza perdere di vista la meta e senza indietreggiare di fronte alle difficoltà; senza perdere la speranza della pace in un mondo segnato e ferito dalla guerra». Ogni atto di guerra, ricorda il Concilio Vaticano II, è “delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione”. Ed allora Vescovo e presbiteri, religiosi e religiose, famiglie e anziani, malati e giovani si sono ritrovati ai piedi della Vergine, in comunione con Papa Leone, per affidarle il desiderio e le invocazioni di pace che a lei si elevano da tutta la terra. Prima di ogni mistero del rosario è stata proclamata la Parola di Dio e sono stati letti alcuni scritti del Pontefice sulla pace. Al termine di ogni mistero, invece, un fedele ha recato una lampada accesa presso l’immagine della Madonna della Stella. Il coro ha accompagnato la preghiera con il canto.

«Alla Madre di Dio – ha detto ancora mons. Boccardo – abbiamo chiesto di venire in soccorso a quanti, in modi diversi, devono affrontare la dura lotta per la vita a causa delle guerre insensate e crudeli che attraversano il mondo, alle donne che hanno perduto in guerra il marito o un figlio, ai bambini rimasti orfani dei genitori, ai soldati costretti a sparare ai loro fratelli, a quanti devono assumere decisioni importanti e difficili per il bene di tutti. E le chiediamo ancora di consolare le angosce che non sempre si vedono ma che lei conosce; di ridonare fiducia a chi l’ha persa di fronte a tante delusioni; di rianimare sposi e spose, genitori e figli a ritrovare la strada della comunione d’amore al di là di tutte le sempre possibili stanchezze; di ascoltare tanti chiusi silenzi di chi non ha più neppure il coraggio di confidarsi. Le chiediamo di essere paziente e misericordiosa con quanti credono di allargare la libertà nella violazione di ogni legge, a cominciare da quella della vita; di affermare se stessi nella violenza irragionevole; di considerare conquiste di civiltà l’estromissione di Dio e di ogni norma morale dalla società, dall’economia, dalla politica, generando così soltanto ulteriori ingiustizie e uccidendo la speranza in una storia più buona e pacifica».

Infine, il Vescovo ha deposto nel cuore materno della Vergine Maria una preghiera per la Chiesa diocesana di Spoleto-Norcia «perché la sua bellezza non sia mai offuscata da un cristianesimo rassegnato e smorto, perché non vengano a mancare mai ministri del Signore numerosi e santi, perché le vocazioni di speciale consacrazione tornino ad essere apprezzate come figure di valore, perché si moltiplichino famiglie cristiane che, con fiducia e coraggio, diano testimonianza di amore generoso. E finalmente la imploriamo di continuare a vegliare su di noi che non ci stanchiamo di venerarla: vegli Maria sulle nostre case, vegli sul nostro lavoro e sulle nostre fatiche, sui nostri malati e sui nostri anziani, sui nostri bambini e sui nostri giovani, sui religiosi, sui diaconi e sui sacerdoti, vegli sul Vescovo; vegli sulle nostre menti e sui nostri cuori perché non svanisca mai la passione per la verità del Vangelo e l’amore e il rispetto per gli uomini tutti».

Assisi – festa di San Carlo Acutis. Il Card.Tagle ai giovani: “Rispondete all’invito di Gesù, non ve ne pentirete”

“Cari giovani, ascoltate la voce di Gesù che vi invita alla sua festa, specialmente nell’Eucaristia. Rispondete prontamente e con entusiasmo. Non ve ne pentirete. Vi godrete momenti meravigliosi con Gesù”. È uno dei passaggi dell’omelia del cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione nella Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari e nuovo decano del Collegio cardinalizio, durante la messa di domenica 11 ottobre nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione, in occasione degli eventi per la memoria liturgica di San Carlo Acutis. Presenti alla celebrazione le autorità civili, militari e religiose, oltre a centinaia di pellegrini e di fedeli.

“San Carlo Acutis, dopo aver ricevuto la prima comunione all’età di sette anni – ancora un passaggio dell’omelia del cardinale Tagle – si rese conto che il Signore ci invita sempre al banchetto dell’Eucaristia. Carlo rispose fedelmente all’invito di Dio partecipando quotidianamente alla Messa, ricevendo Gesù nella Santa Comunione ogni giorno e adorando Gesù, il Pane della Vita. Carlo diceva: ‘L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo’. Diceva anche: ‘Più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù, e già su questa terra pregusteremo il Paradiso’. Se partecipiamo spesso al banchetto del Signore sulla terra, siamo sulla strada che conduce al banchetto in cielo. E il cibo è Gesù stesso, che si dona a noi. Non c’è cibo migliore della parola, del corpo e del sangue di Gesù. Ma se sulla terra frequentiamo banchetti di orgoglio, potere e violenza, potremmo rischiare la distruzione eterna”, ancora il cardinale. Prendendo spunto dalla lettura del Vangelo, Tagle ha ricordato che “non siamo solo ospiti invitati al banchetto di Dio. Siamo anche i servi inviati dal Signore per invitare tutti i popoli al Suo banchetto. (…) Prendiamo sul serio la nostra missione? Siamo disposti, in nome di Dio, a rivolgerci a ogni tipo di persona, ovunque si trovi: per strada, nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle baraccopoli, nelle zone di guerra, sui social media? Oppure scegliamo solo le persone e i luoghi che ci fanno comodo? E quale messaggio portiamo quando andiamo incontro alle persone? Portiamo l’invito di Dio alla sua festa d’amore, di salvezza e di pace? Oppure le invitiamo al pregiudizio, alla discriminazione, alla menzogna e alla violenza? San Carlo Acutis partecipava regolarmente al banchetto eucaristico, non per isolarsi dagli altri e dal mondo. Anzi, il banchetto del Signore divenne per lui una missione per invitare gli altri ad assaporare la bontà di Gesù. Carlo ispirò la sua stessa famiglia ad avvicinarsi a Gesù. Grazie a Carlo, Rajesh Mohur scoprì Gesù. Carlo nutriva un affetto speciale per i senzatetto. Faceva volontariato in una mensa per i poveri. Si schierava a difesa delle giovani vittime di bullismo. Donava vestiti usati ai poveri. Utilizzava il mondo digitale per celebrare i miracoli della festa eucaristica, le apparizioni della Beata Vergine Maria e i principi della fede cristiana. Carlo – ancora il cardinale Tagle – sfruttava ogni mezzo a sua disposizione per invitare le persone alla festa del Signore. Le semplici situazioni della vita quotidiana potevano trasformarsi in feste del Signore. Una volta disse: ‘Si vedono file chilometriche per assistere a un concerto e una partita di calcio, ma non vedo le stesse file per riempire le chiese per visitare Gesù presente nell’Eucaristia e questo dovrebbe farci riflettere’. Il suo unico desiderio è che le persone si avvicinino a Dio e alla sua meravigliosa festa. ‘La felicità è uno sguardo rivolto verso Dio; la tristezza è uno sguardo rivolto verso sé stessi. Dio, non io’. Ha offerto le sue sofferenze causate dalla leucemia per il Santo Padre e per la Chiesa. Non solo è stato invitato a mangiare e bere al banchetto, ma ha anche portato altre persone, i suoi talenti, la compassione, l’amore per i poveri e per chi soffre. San Carlo Acutis – ha concluso – può fare proprie le parole di San Paolo ai Filippesi: ‘So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza: sono allenato a tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in Colui che mi dà la forza’. Ora san Carlo Acutis, vestito con le vesti nuziali, partecipa al banchetto nuziale eterno di Gesù. Uniamoci a lui nell’accettare l’invito del Re. San Carlo Acutis, prega per noi”.

Poco prima della fine della celebrazione il cardinale Tagle si è avvicinato alla tomba per recitare la preghiera del giovane Santo di fronte al suo corpo. Le celebrazioni sono continuate per tutta la giornata nella chiesa di Santa Maria Maggiore dove sono arrivati migliaia di pellegrini.

Già nelle sere di venerdì 9 ottobre per la catechesi di don Francesco Fiorillo e sabato 10 ottobre oltre 300 persone hanno preso parte alla suggestiva adorazione eucaristica guidata da monsignor Vincenzo Calvosa, vescovo della diocesi di Vallo della Lucania e animata dal Coro polifonico di Foria e dall’associazione “Tantum ergo Carlo Acutis” di Centola, paese nativo dei nonni materni del giovane santo millennial, che in più di 100 sono arrivati in Assisi. Particolarmente suggestivi i canti e gli assolo di Nicola Napolitano, famoso cantautore originario di Foria che ha scritto anche una canzone dedicata a San Carlo. Le celebrazioni continuano nel pomeriggio alle ore 16 con la santa messa in inglese, presieduta da Fra Julius Rodrigues, OFM Cap. Domani lunedì 12 ottobre, Festa di San Carlo Acutis e memoria liturgica del giovane Santo, con la santa messa alle ore 18 presieduta da monsignor Felice Accrocca, vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno.

Papa Leone XIV ad Assisi nell’anniversario dello “Spirito di Assisi”

Il Santo Padre Leone XIV sarà ad Assisi il 27 ottobre per l’incontro interreligioso internazionale “Pace Disarmata e Disarmante” in occasione del quarantesimo anniversario della giornata mondiale delle religioni mondiali per la Pace istituita, nel 1986, da Giovanni Paolo II. Papa Leone XIV sarà presente alla cerimonia di chiusura dell’evento promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.
“Crediamo fortemente – spiega il vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca – che la presenza del Papa con tutti gli altri leader religiosi possa rafforzare un cammino comune contro ogni forma di violenza. Oggi più che mai questo momento, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, assume un’importanza straordinaria: abbiamo bisogno di dialogo, di relazioni, di ritrovarci ognuno con la propria fede per pregare per la pace. Qui in Assisi, ogni 27 del mese lo facciamo per una situazione di guerra, un conflitto sociale in atto, un disagio materiale o altre forme di emarginazione che mettono a rischio la pacifica convivenza. Sarebbe bello – conclude il vescovo – che questo nostro invito alla preghiera da Assisi arrivasse in tutto il mondo e fosse accolto da tutte le religioni”.

Giornata Regionale del Clero il 15 ottobre

Giovedì 15 ottobre a partire dalle ore 9.30, presso il Pontificio Seminario Regionale Umbro «Pio XI» ad Assisi, avrà luogo l’annuale giornata regionale del Clero, con l’intervento di S.E. Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola. Per motivi organizzativi, si prega di comunicare la propria iscrizione entro il 12 ottobre alle rispettive curie diocesane.

Assisi – dall’Italia e dal mondo per la celebrazione degli 800 anni della morte di san Francesco. La presenza del Presidente della Repubblica Mattarella

La celebrazione eucaristica conventuale delle 6, alla presenza di numerosi frati e di moltissimi fedeli, presieduta da fra Carlos Alberto Trovarelli, OFMConv, Ministro generale dei Frati minori conventuali e per loro 120° successore di san Francesco.
L’offerta delle preghiere dei devoti davanti alla tomba del Santo questa mattina alle 6.50 da parte dei frati 4 ottobre 2026.

L’arrivo del corteo cittadino con i bambini delle scuole, i Presidenti di Regione e i sindaci delle città capoluogo, gli ambasciatori e i rappresentanti di Stati accreditati presso la Repubblica Italiana, del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano, del Ministro del turismo Gianmarco Mazzi, del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Carlo Deodato, e delle altre cariche dello Stato.

La santa messa è stata presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi e ha visto l’offerta dell’olio e l’accensione della Lampada Votiva dei Comuni d’Italia da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini.
Il cardinale Zuppi, nella sua omelia, ha affermato: «Francesco scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Non c’è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme […]. Allora laudato sì, Signore, perché frate Francesco povero è sempre un operatore di pace e rende ricchi gli altri, non possiede tutto perché ama tutto. Noi non staremo mai bene se possediamo ma solo se regaliamo».
L’OMELIA DEL CARDINALE ZUPPI

Dopo la conclusione della celebrazione eucaristica, si sono tenuti i discorsi dalla Loggia del Sacro Convento. Ha parlato anzitutto il Custode del Sacro Convento fra Marco Moroni, OFMConv, a nome della Famiglia francescana. Egli ha dichiarato, rivolgendosi in modo particolare agli ambasciatori e ai rappresentanti di Paesi accreditati presso la Repubblica italiana: «Vorremmo ricordare oggi uno scritto poco conosciuto di san Francesco: la Lettera ai reggitori dei popoli. […] Eccellenze, ottocento anni dopo, proprio da Assisi, vorremmo in qualche modo ripetere il suo gesto e affidarvi idealmente una lettera che nasce dalla sua memoria. Vi chiediamo di esserne messaggeri presso i popoli e i governi che rappresentate. […] Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace, che la vita di ogni persona vale più di una frontiera conquistata, di un interesse economico difeso, di una supremazia affermata. […] Ottocento anni dopo la sua morte, dunque, Francesco non ci consegna soltanto una memoria da custodire, ma ci ricorda che è possibile sperimentare la presenza viva dell’Altissimo e buon Signore, Creatore e Redentore, Amore che avvolge ogni creatura. Per questo possiamo ancora credere nella fraternità, quando prevale la contrapposizione; nella dignità di ogni essere umano, quando viene violata; nella cura della casa comune, quando prevale l’interesse immediato; nella pace, quando la guerra torna a essere considerata inevitabile».

In seguito ha preso la parola il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Egli ha detto: «Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario, significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco «non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo”. Francesco chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al “privilegio della povertà evangelica”, esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell’epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l’uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di “frati minori”, è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale».

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE MATTARELLA

L’ANGELUS DI PAPA LEONE
A seguire sui maxischermi è stato trasmesso l’Angelus di papa Leone XIV, durante il quale il Pontefice ha ricordato l’esperienza terrena di Francesco d’Assisi come dell’operaio nella vigna del Signore: «Proprio oggi, nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore, San Francesco d’Assisi. A San Francesco, Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa».
«Il carisma di san Francesco – ha proseguito – porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli. Lo testimoniano non solo la grande e vivace Famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredità spirituale diffonde nel popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli».
Al termine del suo intervento, il Santo Padre ha rivolto un saluto agli ascoltatori presenti in piazza ad Assisi per le celebrazioni del 4 ottobre: «Sono lieto per le molteplici iniziative che celebrano l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Ricordo in particolare quelle che hanno avuto luogo ad Assisi con la presenza delle massime autorità dello Stato italiano».

 

Assisi – festa di San Francesco le celebrazioni in Basilica

«Più che mai in questo anno giubilare francecsano – ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento – il mondo viene da san Francesco ma anche san Francesco vuole raggiungere tutto il mondo. Per questo alle 23.59 del 3 ottobre suoneranno a festa le campane della Basilica di san Francesco. Invitiamo parroci e rettori di chiese e santuari ovunque nel mondo ad aderire a questo gesto semplice ma significativo per introdurci insieme nella festa del Santo di Assisi, fratello universale».
Alle 23.59 del 3 ottobre, suoneranno a festa le campane della Basilica di san Francesco in Assisi.
A mezzanotte, tra il 3 e 4 ottobre, alla conclusione del Cammino con san Francesco (partenza a piedi da santa Maria degli Angeli alle 20.30), nella chiesa inferiore sarà celebrata la santa Messa presieduta dal cardinale Ángel Fernandez Artime, legato pontificio per le Basiliche Papali di Assisi. La celebrazione sarà trasmessa all’esterno della Basilica sui maxischermi in piazza inferiore e superiore.
Dopo la messa di mezzanotte, i fedeli potranno accedere alla cripta della tomba di san Francesco per un omaggio al Santo. Il 4 ottobre l’ingresso nella cripta per la visita alla Tomba del Santo è garantito – nei limiti dei posti disponibili – dalle 6.00 del mattino alle 18.30.

Le sante Messe nella chiesa inferiore durante la giornata del 4 ottobre sono a ingresso libero, fino al raggiungimento dei posti disponibili. Le celebrazioni in chiesa inferiore si svolgeranno nei seguenti orari: 6.00 presieduta dal ministro generale dei frati minori conventuali, fra Carlos A. Trovarelli; 8.00; 9.30; 11.00 (in inglese); 13.00; 17.00; 18.30
La celebrazione solenne del 4 ottobre ore 9.45 presieduta dal card. Matteo Zuppi presidente della Conferenza Episcopale Italiana con l’offerta dell’olio e l’accensione della Lampada votiva dei Comuni d’Italia da parte del sindaco di Assisi Valter Stoppini alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, sarà trasmessa in diretta da RAI1.

Anche quest’anno, in occasione della Festa di San Francesco, i frati minori conventuali della Basilica di San Francesco d’Assisi offriranno un ricco programma di celebrazioni, approfondimenti e momenti di preghiera in diretta streaming. Questo servizio è pensato per tutti coloro che non potranno essere fisicamente presenti ad Assisi, permettendo loro di vivere la festa del Santo Patrono d’Italia ovunque si trovino. La conduzione dell’edizione 2026 sarà affidata, come di consueto, a fra Riccardo Giacon, OFMConv, che quest’anno sarà affiancato da fra Nico Melato, OFMConv, e dal giornalista Daniele Morini.
Tutti gli appuntamenti del 4 ottobre (inclusa la santa messa di mezzanotte) sono trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube ufficiale @BasilicaSanFrancescodAssisi e sulla pagina Facebook SAN FRANCESCO D’ASSISI.

Spoleto – visita del card. Pierbattista Pizzaballa: Messa a Casa S. Giuseppe, visita in Duomo e nel Carcere.

Una mattinata a Spoleto per il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, quella di mercoledì 23 settembre 2026. Il primo appuntamento è stato in Piazza XX Settembre, presso la Casa di S. Giuseppe delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, dove vivono 22 religiose anziane o malate, che hanno speso una vita a portare la misericordia di Dio in varie zone dell’Italia e nelle terre di missione.

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Accompagnato dall’arcivescovo Renato Boccardo, dal pievano della pievania di S. Ponziano don Pierluigi Morlino e dal cappellano del carcere di Spoleto padre Marco Antonio Maria Uras, ofm, il Porporato ha celebrato la Messa nella festa liturgica di S. Pio da Pietrelcina. Appena giunto in Casa S. Giuseppe, accolto dalla superiora suor Giovanna De Gobbi, ha salutato la più anziana della comunità, suor Prosperina di 104 anni, mentre un’altra religiosa, suor Santina, gli ha mostrato un pieghevole del rosario dove c’è la foto proprio di Pizzaballa: «Ogni giorno prego per lei e per la sua missione», è riuscita dire con un filo di voce. Nell’omelia Pizzaballa, commentando il Vangelo del giorno (Lc 9, 1-6) dove Gesù diede ai Dodici forza e potere sui demòni e la possibilità di guarire le malattie, ha detto: «In Terra Santa se vuoi decidere le sorti della popolazione devi essere forte e avere soldi. Gesù invece da forza e potere a coloro che sono miti, beati perché erediteranno la terra. Non si impongono, non hanno risorse, ma entrano nel cuore degli uomini, portano nella vita delle persone conforto e consolazione: ed è questo che come Chiesa cattolica facciamo in Israele, Palestina, Giordania e Cipro.  Soprattutto in Israele e Palestina testimoniamo che la forza di cui c’è bisogno viene unicamente dalla relazione con Dio e non dall’imposizione di una linea e da un’idea particolare di pace. Il vostro Istituto, fondato dal beato Pietro Bonilli, è nato per andare, sostenere, aiutare le realtà povere, portare la forza e il potere che vengono da Dio. Gesù ci dice: siate liberi, se non vi accolgono andate avanti e non preoccupatevi dei numeri. Questo facciamo in Terra Santa, testimoniamo nella semplicità, con la nostra mitezza e con la nostra libertà, la forza ricevuta da Dio, consapevoli che la preghiera dei poveri arriva a Lui». Al termine della Messa, il card. Pizzaballa ha salutato tutte le religiose, intrattenendosi con loro a colazione.

Visita in Cattedrale. Lasciata Casa S. Giuseppe, il Porporato è stato accompagnato dall’Arcivescovo in visita nella Cattedrale. Mons. Boccardo, brevemente, gli ha illustrato la storia del Duomo e Pizzaballa è rimasto particolarmente colpito dalla storia della Santissima Icone e dalla presenza della Lettera autografa di S. Francesco a Frate Leone.

Visita al Carcere di Spoleto. Alle 9.30 il Cardinale ha fatto ingresso nel Carcere di Spoleto. Accolto dalla direttrice Bernardina Di Mario, dal Comandante della Polizia Penitenziaria Pierpaolo Milanese, dai magistrati di sorveglianza, dagli educatori dell’area educativo-trattamentale, dai membri della Cappellania, dal direttore della Caritas diocesana Vincenza Campagnani e da vari volontari, si è recato nella direzione per un confronto. «È un onore averla qui tra noi», ha detto la direttrice Bernardina Di Mario. «Lei viene dalla Terra Santa, cuore della fede, ma oggi terra di dolore e morte. La sua presenza è importante e questo ricordo lo porteremo per sempre con noi. Il nostro lavoro è complesso e richiede sacrificio e umanità: certamente lei ci darà la forza per andare avanti». Il Cardinale ha così risposto. «Non sono abituato ad entrare nelle Carceri italiane, comunque è sempre bello e interessante. Da 40 anni vivo in Terra Santa e ultimamente siamo dentro ad un periodo di grande dolore, dove odio e rancore sono il comune denominatore. Noi dobbiamo tenere accesa la fiamma della fiducia, un po’ come avviene in Carcere. Dobbiamo ripartire dall’umanità e dall’ascolto: trovare questo equilibrio non è sempre semplice, ma è importante mettersi in gioco sempre. Mi diceva padre Marco Antonio, cappellano del Carcere, dei gesti di solidarietà dei detenuti per i bambini di Gaza: grazie. Questo è un bel segno di umanità che viene da questo luogo di fatica, di dolore e di solitudine». Pizzaballa, poi, ha incontrato tre gruppi di detenuti nella chiesa interna del Carcere: hanno dialogato, pregato, condiviso esperienza di vita.

«Siamo lieti di accoglierla qui – ha detto padre Marco Antonio Maria Uras – nella nostra Cappella. La sua visita è un segno di rinascita e speranza. Il Carcere è un ambiente complesso e per nulla facile, ma ce la mettiamo tutta grazie al supporto della direzione, dell’area educativo-trattamentale e della Polizia Penitenziaria. Da questo Carcere è partita una catena di carità per Gaza che lei riceverà e porterà ai bambini di Terra Santa: questo è molto bello e significativo».

«Oggi qui si incontrano due sofferenze – ha detto l’arcivescovo Boccardo – che sanno custodire la speranza: quella delle persone di Terra Santa provate dalla guerra e voi che vivete qui e avete la libertà limitata a causa del male commesso. Ricominciare è il verbo più urgente da declinare: è possibile guardare avanti, è ancora possibile fare qualcosa di bello, è possibile continuare a camminare. Grazie Eminenza, porti ad entrambe le popolazioni della Terra Santa il nostro saluto e la nostra preghiera».

Alcuni detenuti hanno dedicato al Cardinale delle poesie su S. Francesco, un altro lo ha omaggiato cantando il Cantico delle Creature, altri gli hanno donato una croce pettorale in legno (che Pizzaballa ha subito indossato) e alcuni un libro scritto da loro dal titolo “Dialogo fra Santi e peccatori”. Al Patriarca è stata anche consegnata una busta con dei soldi dentro: si tratta del ricavato dei lavori artigianali dei detenuti, esposti e venduti al mercatino di Natale 2025 a Montefalco. «Loro con questo gesto – ha sottolineato la Di Mario – hanno guardato oltre le sbarre, non si sono chiusi nella loro storia. Delle persone che hanno sbagliato hanno voluto compiere un gesto di pace umile». Un detenuto, a nome di tutti, ha detto: «Anche dietro le cancellate nessuno è dimenticato agli occhi di Dio. E la sua visita è per noi un importante segno di speranza. Anche quando tutto sembra spezzato, l’essere umano non è fatto per le armi ma per la pace. E noi qui lo sappiamo bene, dove riceviamo amore nonostante le ferite provocate». Il Cardinale si è quindi così espresso: «Grazie per la vostra accoglienza, anche qui ho incontrato tanta umanità e questo lo racconterò a Gerusalemme e dirò che voi avete pensato ai nostri bambini. Ciò non è scontato, anzi vi dico grazie del tempo dedicato alla realtà di Terra Santa: anche in Carcere c’è la luce della speranza».

Visita del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini nel Carcere di Spoleto

La visita del cardinale Pizzaballa a Spoleto è cominciata alle 8.00 con la celebrazione della Messa nella Casa San Giuseppe delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto. Poi si è recato in visita alla Cattedrale di Spoleto, accompagnato dall’Arcivescovo. E’ seguita la visita al carcere di Spoleto dove il Cardinale ha incontrato la dirigenza, l’area educativa e la Polizia Penitenziaria.
Bernardina Di Mario, direttrice del Carcere ha salutato il Cardinale: “Un onore averla qui. Viene dalla Terra Santa, cuore della fede, ma oggi terra di dolore e morte. La sua presenza è importante e questo ricordo lo porteremo per sempre. Il nostro lavoro è complesso e richiede sacrificio e umanità: certamente lei ci darà la forza per andare avanti”.
Pizzaballa: “Non sono abituato ad entrare nelle carceri italiane, comunque è sempre bello e interessante. Da 40 anni vivo in Terra Santa, ultimamente siamo dentro un periodo di grande dolore, dove odio e rancore sono il comune denominatore. Noi dobbiamo tenere accesa la fiamma della fiducia, un po’ come avviene in carcere. Dobbiamo ripartire dall’umanità, dall’ascolto: trovare questo equilibrio non è sempre semplice, ma è importante mettersi in gioco sempre. Mi diceva padre Marco Antonio, cappellano del Carcere, dei gesti di solidarietà dei detenuti per i bambini di Gaza: grazie. Questo è un bel segno di umanità che viene da questo luogo di fatica, dolore, solitudine”.
Padre Marco Antonio Maria Uras: “Siamo lieti di accoglierla qui nella nostra Cappella. La sua visita è un segno di rinascita e speranza. È un ambiente complesso e non facile, ma ce la mettiamo tutta Grazie al supporto dell’area educativo-trattamentale e della Polizia Penitenziaria. Da questo Carcere è partita una catena di carità per Gaza che lei riceverà e porterà ai bambini di Terra Santa: questo è molto bello e significativo”.
Il Cardinale ha incontrato a gruppi molti detenuti e con loro ha pregato e condiviso momenti della sua vita in Terra Santa. Così il Cardinale ai detenuti: “Quando incontro le persone che hanno perso tutto a causa della guerra vedo che anche dentro quel male, dove tutto sembra finito, c’è vita. Vi dico: in tutte le circostanze, anche le più difficili e dolorose, si può trovare vita. Preservate dentro di voi il desiderio di vita, ricordano che a tutti è concessa la possibilità di salvezza. Pregherò per voi e in Terra Santa dirò che vi ho incontrato e che abbiamo pregato insieme. Il vostro piccolo gesto di carità per i cristiani di Terra Santa è grande agli occhi di Dio”.
Mons. Renato Boccardo: “Oggi qui si incontrano due sofferenze che sanno custodire la speranza: quella delle persone di Terra Santa provate dalla guerra e voi che vivete qui e avete la libertà limitata a causa del male commesso. Ricominciare è il verbo più urgente da declinare: è possibile guardare avanti, è ancora possibile fare qualcosa di bello, è possibile continuare a camminare. Grazie Eminenza, porti ad entrambe le popolazioni della Terra Santa il nostro saluto e la nostra preghiera”.

Gubbio – la comunità diocesana abbraccia mons. Ceccobelli per i 60 anni di sacerdozio

La solennità della Dedicazione della Cattedrale diventa quest’anno anche una grande festa di gratitudine per i sessant’anni di ordinazione sacerdotale del vescovo emerito Mario Ceccobelli. La Chiesa eugubina celebra domenica 20 settembre la solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale e si stringe attorno al vescovo emerito Mario Ceccobelli, tornato a Gubbio per condividere con la comunità diocesana la gioia dei suoi sessant’anni di ordinazione sacerdotale.
È il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, all’inizio dell’omelia, a lasciare la parola al predecessore. «La bellezza che oggi don Mario è qui con noi per festeggiare i suoi 60 anni di sacerdozio – sottolinea – si incontra bene con questa festa che continuiamo a dire Festa della Diocesi, festa della nostra Chiesa, di cui don Mario è pastore emerito, ma che continua ad accompagnarci anche con la sua preghiera».

Per mons. Ceccobelli prendere la parola proprio in Cattedrale assume un significato particolare. È qui che torna con la memoria ai quasi tredici anni vissuti alla guida della Diocesi. «Questa è la ‘sala bella’ della nostra comunità diocesana», dice guardando alla Cattedrale come alla “casa comune” nella quale, lungo le generazioni, il popolo eugubino si raccoglie attorno al proprio vescovo.
Il racconto del vescovo emerito Mario parte da una parola che attraversa tutta la rilettura della propria storia: gratitudine. «Nel giorno dei 60 anni del mio sacerdozio cerco di rivisitare la mia vita e non trovo che una parola: grazie. Tutto ho ricevuto».
Il grazie è rivolto a Dio, «creatore», a Gesù «redentore» e alla Chiesa che lo ha aiutato a riconoscere e seguire la vocazione. Il vescovo emerito torna così al giorno dell’ordinazione presbiterale e al significato che da allora accompagna il suo ministero: essere servitore di Cristo e amministratore dei misteri di Dio, strumento del suo amore misericordioso.
Tra i ricordi più personali emerge quello del padre, che inizialmente non accetta la sua scelta di entrare in seminario e impiega anni per riconciliarsi con la vocazione del figlio. A illuminare quella vicenda è un’immagine consegnata al giovane sacerdote dall’arcivescovo della Chiesa perugina Raffaele Baratta nel giorno dell’ordinazione: «La vostra vita sia un profumo che rallegri il popolo di Dio». Quel “profumo”, racconta mons. Ceccobelli, arriva infine anche al padre, rendendo possibile il ricongiungimento dopo un lungo periodo di sofferta separazione.

Mons. Ceccobelli ricorda anche con un sorriso quella domenica del dicembre 2004 nella quale il nunzio apostolico lo convoca a Roma mentre si prepara a celebrare la Messa. La richiesta di una risposta arriva rapidamente. Davanti a una missione mai cercata, riaffiora la consegna ricevuta anni prima: «Niente chiedere e niente rifiutare».
Comincia così il legame episcopale con Gubbio. Una storia che il vescovo emerito rilegge senza nascondere difficoltà e fragilità: «Non mi sono mancati momenti di crisi, ma non mi sono mai sentito abbandonato dal Signore», afferma, riconoscendone la presenza nel perdono e nell’aiuto ricevuto lungo il cammino.

È però nella seconda parte dell’omelia che il ritorno in Cattedrale assume il significato più intenso. Mons. Ceccobelli confida di aver custodito un desiderio: poter parlare ancora una volta direttamente alla Chiesa eugubina nel luogo che ne rappresenta visibilmente l’unità.
E la parola scelta non è quella di un bilancio celebrativo, ma una richiesta di perdono.
«Perdonatemi il male commesso facendo il vescovo per 13 anni in mezzo a voi», dice. Non il riconoscimento di un male voluto, precisa, ma la consapevolezza che anche scelte compiute pensando di perseguire il bene possono rivelare limiti ed errori: «Potevo consultarmi di più, potevo riflettere di più, potevo pregare di più».
Da qui una richiesta che diventa anche gesto di comunione: «Per questo sono venuto volentieri oggi per dire alla Chiesa eugubina: perdonami i miei peccati, come anch’io perdono i tuoi peccati». E infine il grazie al successore: «Grazie Luciano, vescovo, mio successore, che mi hai dato questa opportunità di dire una parola che mi premeva molto».

Il vescovo Luciano: «Per servire bisogna amare la Chiesa»
È proprio da queste parole che mons. Paolucci Bedini riparte al termine della celebrazione. Il vescovo Luciano ricorda un messaggio ricevuto da don Mario quando viene nominato alla guida della Diocesi di Gubbio: «Qui c’è una bella sposa che ti attende».
Una frase rimasta nel cuore del successore: «In quella mail, Mario, tu mi hai insegnato che per servire bisogna amare la Chiesa e io dovevo imparare ad amare questa Chiesa».
Ma dalla celebrazione dei sessant’anni di sacerdozio del vescovo Mario arriva per mons. Paolucci Bedini un’altra consegna: «Oggi la cosa ancora più bella e più grande che hai insegnato a me e a noi è che, per custodire il dono più grande della Chiesa che è la comunione, bisogna saper chiedere perdono».
Parole che danno alla Festa della Diocesi un significato che va oltre la ricorrenza: la Cattedrale, segno visibile della Chiesa locale, diventa il luogo nel quale due vescovi, uniti da stagioni diverse del ministero episcopale a Gubbio, indicano nella comunione, nell’amore alla Chiesa e nel perdono una strada da continuare a percorrere.

Un dono francescano nel ricordo di Giampietro Rampini
A rendere visibile l’affetto della comunità diocesana è infine il dono consegnato a mons. Ceccobelli. A presentarlo è il vicario generale don Mirko Orsini: una ceramica a tema francescano realizzata da Giulia Rampini della bottega omonima.
La scelta intreccia diversi fili cari alla storia e alla sensibilità del vescovo emerito. Il soggetto francescano richiama gli 800 anni dalla morte di san Francesco e il cammino da Assisi a Gubbio, percorso tante volte anche da mons. Ceccobelli con l’iniziativa annuale del Sentiero di Francesco, che lui stesso a creato nel 2009. Un itinerario che, ricorda don Mirko, rimanda alla conversione del Poverello e alla chiamata di ogni cristiano a «vestirsi dell’abito nuovo» per vivere nel Signore.
Ma il dono porta con sé anche un legame profondamente personale. L’opera nasce infatti dalla Bottega Rampini, oggi portata avanti da Giulia, nel solco dell’arte e dei messaggi del padre Giampietro Rampini, scomparso nell’aprile 2023 e al quale mons. Ceccobelli era particolarmente legato. «Abbiamo voluto unire anche questo – spiega don Mirko – proprio perché sia un pensiero che ricordi l’episcopato, la sua missione e le persone che le hanno voluto bene».
Un dono che chiude idealmente il cerchio della celebrazione: Francesco e Gubbio, il ministero episcopale e le amicizie nate negli anni, la memoria e la gratitudine. E soprattutto l’abbraccio di una Chiesa che, nella festa della propria Cattedrale, ritrova uno dei suoi pastori e con lui rende grazie per sessant’anni di sacerdozio.

Gubbio – Assemblea diocesana e anniversario dei 60 anni di sacerdozio del vescovo emerito mons. Ceccobelli

Venerdì 18 settembre alla Madonna del Ponte l’Assemblea apre il nuovo anno pastorale. Domenica 20 settembre la Festa della Diocesi in Cattedrale, con un motivo in più per fare festa: i 60 anni di sacerdozio del vescovo emerito Mario Ceccobelli.
Con l’Assemblea diocesana riprende il cammino pastorale della Chiesa eugubina e delle sue parrocchie. L’appuntamento che tradizionalmente segna la ripresa delle attività dopo il periodo estivo si tiene venerdì 18 settembre, alle ore 18, nella parrocchia Madonna del Ponte. Un’occasione di preghiera, ascolto e confronto che quest’anno si colloca nel segno di “Radicati e fondati in Cristo” e in continuità con il Cammino sinodale delle Chiese in Italia.
«Il termine del tempo estivo ci riporta al cammino ordinario delle nostre famiglie e della Comunità ecclesiale – ricorda il vescovo Luciano Paolucci Bedini nel numero di settembre del foglio di collegamento diocesano –. Senza affanni o preoccupazioni, come dice il Vangelo, siamo chiamati a riprendere la nostra vita fraterna, con l’aiuto della preghiera, della liturgia, della parola divina e della carità». Un cammino che ha nella dimensione comunitaria un elemento essenziale: «Noi non camminiamo da soli, e solo con i nostri fratelli possiamo davvero rispondere al progetto della volontà di Dio», aggiunge il pastore della Chiesa eugubina.
Dopo l’accoglienza e la preghiera delle ore 18, alle 18.30 il vescovo Luciano introduce i lavori, che proseguono attraverso i tavoli sinodali. Al centro del discernimento dell’Assemblea ci sono quattro grandi linee di orientamento: la fede e la sua trasmissione, la vita comunitaria, la corresponsabilità e le strutture al servizio della missione. La scheda predisposta per i tavoli invita ciascun partecipante, dopo l’ascolto e la condivisione, a individuare le priorità ritenute più urgenti per il cammino della Chiesa di Gubbio.
Il confronto prende le mosse dalle indicazioni contenute nel documento della Conferenza episcopale italiana “Radicati e costruiti in Cristo. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia”, datato 27 maggio 2026. Il documento richiama, tra l’altro, la centralità della fede, la vita comunitaria, la corresponsabilità dei battezzati e la verifica dell’adeguatezza delle strutture ecclesiali.

Il cammino aperto dall’Assemblea trova il suo momento celebrativo domenica 20 settembre, nella solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale, Festa della Diocesi. Alle 17.30 in Cattedrale mons. Luciano Paolucci Bedini presiede la solenne concelebrazione eucaristica con il presbiterio. Per l’occasione sono sospese tutte le Messe vespertine nelle chiese della Diocesi.
La celebrazione di quest’anno assume anche un particolare significato di festa e gratitudine. A concelebrare insieme al vescovo Luciano c’è infatti il vescovo emerito di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli, che il 3 settembre ha celebrato sessant’anni di ordinazione sacerdotale, a poche settimane dal suo 85° compleanno, compiuto il 14 agosto.
Ordinato presbitero il 3 settembre 1966 per l’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, don Mario arriva alla guida della Chiesa eugubina dopo la nomina episcopale ricevuta da san Giovanni Paolo II il 23 dicembre 2004 e l’ordinazione episcopale del 29 gennaio 2005. Per quasi tredici anni accompagna la vita della Diocesi, fino all’arrivo del successore Luciano Paolucci Bedini nel dicembre 2017.
Oggi mons. Ceccobelli vive presso il santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, dove continua il proprio ministero attraverso le celebrazioni e l’accoglienza dei pellegrini, dedicando una particolare attenzione al sacramento della Riconciliazione. Il suo ritorno a Gubbio per la Festa della Diocesi diventa così l’occasione per la comunità eugubina di stringersi nuovamente attorno al suo vescovo emerito e di unirsi al suo rendimento di grazie per sessant’anni di sacerdozio vissuti al servizio della Chiesa.