Spoleto – Nomine e provvedimenti: Vincenza Campagnani è la nuova direttrice della Caritas diocesana; don Maurizio Erasmi nuovo Pievano dei Santi Benedetto e Scolastica in Norcia.

La solennità dell’Assunta è anche l’occasione in cui la Chiesa diocesana comunica le nomine e i provvedimenti dell’Arcivescovo. In data 15 agosto, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, l’Arcivescovo:

ha confermato ad interim come Pievano di Santa Chiara della Croce (Montefalco) Mons. Sem Fioretti, Vicario Generale;

ha assegnato don Luca Gentili alla Pievania di Santa Chiara della Croce (Montefalco);

ha assegnato don Elvis Antony alla Pievania di San Giovanni Battista (Alta Marroggia nel Comune di Spoleto);

ha assegnato don Marco Rufini alla Pievania del Beato Giolo (Cerreto di Spoleto, Sellano, Verchiano di Foligno);

ha nominato don Maurizio Erasmi Pievano dei Santi Benedetto e Scolastica (Norcia);

ha assegnato don Melchior Erram Josephraj, cpps, alla Pievania dei Santi Benedetto e Scolastica (Norcia);

in accordo con il Vescovo di Lugo (Spagna), don Davide Tononi presterà per un anno servizio pastorale di accoglienza e assistenza ai pellegrini italiani sul Camino de Santiago;

ha ringraziato don Edoardo Rossi per il servizio generoso e competente svolto in questi anni come Direttore della Caritas diocesana ed ha nominato Direttore della Caritas diocesana la sig.ra Vincenza Campagnani e Vice Direttore l’avv. Silvia Antonelli.

Spoleto – Solennità dell’Assunta. L’Arcivescovo al Pontificale in Duomo affida Spoleto alla Vergine Maria

«Crediamo davvero nella vita eterna che ci attende dopo la morte? La festa dell’Assunzione della Vergine Maria si colloca proprio al cuore di questa domanda». Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha avviato l’omelia, sabato 15 agosto 2026, nella Basilica Cattedrale di Spoleto per la solennità dell’Assunta. «La comunità dei credenti – ha proseguito il Presule – ha compreso fin dai primi secoli che in Maria, madre del Risorto, era anticipata la meta che attende ognuno di noi. E così la fede della Chiesa è giunta gradualmente a proclamare Maria al di là della morte, in quella dimensione altra dell’esistenza che non sappiamo chiamare se non “cielo”». Molti i fedeli presenti alla celebrazione, animata nel canto dal coro diocesano. La Città di Spoleto era rappresentata dal vice sindaco Danilo Chiodetti.
Maria attenta alle sofferenze degli uomini. «Maria, assunta in Dio, – ha proseguito mons. Boccardo nell’omelia – resta infinitamente umana, Madre per sempre, rivolta verso la terra, attenta alle sofferenze degli uomini e delle donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi, presente al loro pellegrinare sovente incerto. Nel contesto asfittico e ansioso del nostro tempo, ammorbato da opposti egoismi e da una quieta rassegnazione alle perversioni del potere, la festa che oggi celebriamo ci esorta con forza ad allargare gli orizzonti della quotidianità, ad avere una visione ampia e positiva della storia, ricordandoci che la misura non è tirare a campare, o salvarci la pelle, o preservare i nostri modelli di società in bilico sullo squilibrio altrui, ma ritrovare quella mèta che è essere con Gesù Risorto, è contemplare il suo volto glorioso, è oltrepassare il male della separazione e del disinteresse per riconoscerci tutti chiamati alla comunione con Dio».
Preghiera dalla Loggia. Al termine della Messa, l’Arcivescovo, con la Santissima Icone in mano, i presbiteri e le autorità civili sono saliti sulla Loggia della Cattedrale, con i fedeli adunati in Piazza. Mons. Boccardo ha quindi recitato la seguente preghiera: Santa Maria, donna di immensa carità, guarda e assisti la gente di Spoleto che da secoli ti riconosce ed invoca come Madre e Regina. Questa città e questo territorio, che da te si sentono singolarmente amati, ti affidano il loro presente e il loro avvenire: difendili dai pericoli e dalle varie insipienze che da più parti li insidiano; preservali dalla tentazione di indulgere alle dispute astiose, all’incomprensione, allo spirito di discordia; fa’ che non smarriscano mai la memoria dell’eredità preziosa dei padri e della loro inalienabile storia cristiana. Aiutaci a non perdere di vista il senso ultimo e vero del nostro pellegrinaggio di quaggiù. Conservaci nella fedeltà al Figlio tuo, crocifisso e risorto, unico e necessario Salvatore degli uomini, Signore dell’universo, degli eventi e dei cuori. Mostrati ancora e sempre Madre per tutti, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Amelia – celebrazione della festa dell’Assunta. Don Antonelli: “Maria assunta in cielo ci annuncia che siamo certamente tutti mortali, ma destinati, rimanendo in Cristo, alla vita piena, all’eternità”.

Celebrata dall’amministratore diocesano don Matteo Antonelli nella Concattedrale di Amelia la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, alla presenza di numerosi fedeli, concelebrata da don Francesco De Santis e da don Giuseppe Capsoni, e animata dalla cappella musicale del Duomo.
Gli amerini celebrano questa ricorrenza con particolare devozione per esprimere la gratitudine della comunità a Maria che liberò Amelia dalla peste e dal terremoto, e cercando ancora oggi nella Madre celeste il segno grande di consolazione e di sicura speranza.
“Maria assunta in cielo ci annuncia che siamo certamente tutti mortali – ha detto don Matteo Antonelli – soggetti alla morte, ma destinati, rimanendo in Cristo, alla vita piena, all’eternità. Ella, “segno di consolazione e di sicura speranza”, ci confermi nella sequela del Figlio, ci consoli nelle fatiche quotidiane, rafforzi la nostra speranza che, alla nostra morte, scopriremo di aver ricevuto in Cristo la Vita vera”.
Al termine della celebrazione la preghiera davanti all’icona della Madonna: “Vergine santissima, Assunta in cielo, che da secoli per mezzo di questa tua miracolosa immagine, ti degni profondere a larga mano grazie e benedizioni su quanti fiduciosi a te ricorrono, deh continua a vegliare alla nostra difesa e a confortarci con la tua materna protezione. Si, o Maria, guarda i gravi peccati che ci deturpano, le continue angustie che ci agitano e i divini castighi che meritatamente ci prendono. Pronta sorgi a nostro conforto e benevola accordaci quella misericordia che tante volte sperimentarono i nostri padri, affinché tutti riconoscano che tu fosti, sei e sarai la nostra speranza, il nostro asilo, la nostra salute, la dolce madre nostra”.
Nel pomeriggio la processione con l’immagine della Madonna per le vie della città, con la partecipazione delle autorità civili, militari e religiose e del complesso bandistico Città di Amelia ela preghiera di affidamento della città a Maria.

Assisi – solenne pontificale per la festa di san Rufino. Mons. Accrocca: “Seguiamo l’esempio di San Rufino nel diventare dono per gli altri”

“Possa oggi la nostra chiesa locale trarre da Rufino nuova linfa, per una testimonianza serena e gioiosa della nostra fede”. Sono le parole con cui il vescovo, monsignor Felice Accrocca, ha chiuso l’omelia durante il Pontificale da lui presieduto mercoledì 12 agosto per la solennità di San Rufino, patrono della città di Assisi e della diocesi. Alla solenne celebrazione nella cattedrale assisana, animata dalla Cappella musicale di San Rufino, erano presenti le autorità civili e militari e anche della Regione, della Provincia e degli altri Comuni della diocesi.

“Tutta la Parola proclamata ci ha trasmesso un’idea fenomenale, quella della vita come dono. Un’idea che poi è il succo del Vangelo, l’immagine del pastore ci dice che dà la vita per le pecore; e anche il testo paolino della Seconda Lettura ci ha ricordato le affermazioni dell’Apostolo: ‘Avrei desiderato darvi non solo Vangelo ma anche vita’”. Per Accrocca, “vivere la vita come dono è la sfida che ci sta davanti: resa ancora più acuta in un tempo in cui l’individualismo spinge una persona a sentire se stessa come centro del mondo e a pensare in maniera egoistica che tutto giri intorno a lei. La concezione cristiana è opposta, fare della vita un dono a immagine di Gesù, che ha salvato gli altri a prezzo di sé. Siamo tentati di salvare noi stessi a prezzo degli altri – l’omelia del vescovo – ma dobbiamo ricordare che Gesù fa il contrario e chiede a noi di fare altrettanto, di remare controcorrente e di fare della nostra vita un pane spezzato. Possa l’esempio di San Rufino aiutarci nella semina evangelica, a fare della nostra vita un dono per gli altri”.

Ricordando il martirio di San Rufino, monsignor Accrocca ha spiegato che “essere edificati come Chiesa locale sul sangue di un martire è una doppia responsabilità: ci chiede la responsabilità al martirio bianco, ossia a un’esistenza vissuta giorno per giorno non in modo egoistico ma come dono di sé. Ma ci chiede anche la disponibilità al martirio rosso, che oggi non è il rischio della vita ma essere testimoni di fede in mezzo al disprezzo malcelato e sopportando anche lo scherno, dovuto al solo fatto di essere fedeli. Questa testimonianza può essere difficile, può far crescere la voglia di non esporci: ma il martirio bianco e rosso nell’esistenza di Rufino coincidono e questo significa per noi una duplice consegna: vivere la vita come dono”.

Il presule ha anche ricordato l’esempio di San Francesco: “Nell’Ammonizione sesta dice, ‘Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e nella persecuzione, nella vergogna e nella fame, nell’infermità e nella tentazione e in altre simili cose, e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle’. Il Signore aiuti tutti noi, battezzati, pastori e diaconi, a essere pecore docili a vivere autenticamente il battesimo e il ministero sacerdotale/diaconale. Ci aiuti il Signore – la conclusione dell’omelia – a vivere bene la docilità del gregge e forza e clemenza necessarie nel pastore”.

Il Sentiero di Francesco 2026, da Assisi a Gubbio nel segno del Creato

Tre giorni di cammino sui passi di san Francesco, da Assisi a Gubbio passando per Valfabbrica e l’eremo di San Pietro in Vigneto. Torna dal primo al 3 settembre 2026 “Il Sentiero di Francesco”, il pellegrinaggio che ogni anno unisce alcuni dei luoghi più significativi della vicenda umana e spirituale del Poverello.
L’edizione di quest’anno assume un valore particolare perché si colloca tra le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Un anniversario che accompagna anche le meditazioni proposte ai pellegrini lungo il percorso e che invita a rileggere l’esperienza francescana come una parola ancora attuale di fraternità, riconciliazione e pace.
Il pellegrinaggio prende il via, come da tradizione, martedì primo settembre, nella Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato. Una coincidenza che, anche nell’anno del centenario francescano, rafforza uno dei fili conduttori del Sentiero: il legame profondo tra spiritualità, fraternità, pace e responsabilità verso la casa comune.

Dal primo settembre comincia anche il Tempo del Creato
La partenza del Sentiero coincide anche con l’apertura del Tempo del Creato, il periodo ecumenico che dal primo settembre accompagna le comunità cristiane di tutto il mondo fino al 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. Quest’anno il tema scelto dal comitato ecumenico internazionale è “Acqua viva”.
Proprio in questa prospettiva si rinnova la collaborazione con il Centro Laudato Si’ di Assisi, che insieme al Movimento Laudato Si’, contribuisce a collegare il pellegrinaggio alla riflessione sull’ecologia integrale e alla spiritualità nel creato. Il primo tratto del Sentiero è infatti segnato da un gesto particolarmente significativo: dopo il raduno presso il Santuario della Spogliazione, la partenza è accompagnata, davanti alla Basilica di San Francesco, dalla benedizione di apertura da parte della comunità dei frati minori conventuali del Tempo del Creato, in occasione della Festa della Creazione, sul prato della Basilica superiore dove, durante il mese di settembre, il Centro Laudato Si’ anima attività di incontro e di preghiera, ispirate al tema di quest’anno.
Il cammino diventa così non soltanto memoria dei passi compiuti da Francesco oltre otto secoli fa, ma anche occasione per interrogarsi sul rapporto tra uomo, ambiente, pace e fraternità. Una dimensione particolarmente significativa nell’anno centenario francescano, in questo tempo segnato dagli evidenti effetti della crisi climatica.

Un cammino nato sulle tracce del giovane Francesco
“Il Sentiero di Francesco” nasce nel 2009 dall’intuizione dell’allora vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli, ripresa e rilanciata dall’attuale pastore della Chiesa eugubina, mons. Luciano Paolucci Bedini. Il pellegrinaggio ripercorre idealmente il viaggio compiuto dal giovane Francesco verso Gubbio dopo la rinuncia ai beni paterni e la spogliazione davanti al vescovo di Assisi.
Gubbio rappresentò una tappa decisiva nella sua conversione: Francesco vi trovò accoglienza, iniziò il servizio ai lebbrosi e la tradizione colloca anche il celebre incontro con il lupo, divenuto nei secoli uno dei simboli più forti della riconciliazione possibile tra ciò che appare nemico e inconciliabile.
Da qui nasce anche l’identità particolare del pellegrinaggio, che intreccia cammino, preghiera, silenzio, incontro e condivisione. Negli anni, il Sentiero ha anche sviluppato attorno a sé una riflessione sulle diverse dimensioni della riconciliazione: con sé stessi, con gli altri, con Dio e con il Creato.

Prima tappa: da Assisi a Valfabbrica
La prima giornata, martedì primo settembre, prevede circa 14 chilometri di cammino, con difficoltà indicata come EE.
Per i pellegrini che pernottano a Gubbio la giornata comincia alle 7.30, con la partenza della navetta da piazzale Martiri Umbri della Resistenza, presso il parcheggio del centro commerciale “Le Mura”. Il raduno generale è invece fissato alle 8.30 in piazza del Vescovado ad Assisi, con l’accoglienza presso il Santuario della Spogliazione.
Alle 9.30 inizia il pellegrinaggio e, davanti alla Basilica di San Francesco, viene impartita la benedizione di apertura del Tempo del Creato, in occasione della Festa della Creazione.
Dopo il pranzo al sacco, a cura dei pellegrini, previsto intorno alle 13 a Pieve San Nicolò, il gruppo riprende il cammino verso Valfabbrica. L’arrivo è previsto alle 16.30, con la sistemazione nei luoghi di alloggio e il rientro in navetta di coloro che pernottano a Gubbio.

La seconda giornata verso San Pietro in Vigneto
Mercoledì 2 settembre viene affrontata la tappa più lunga del pellegrinaggio: 22 chilometri da Valfabbrica all’eremo di San Pietro in Vigneto, anche in questo caso con difficoltà EE.
Per quanti soggiornano a Gubbio, la navetta parte alle 7.30 dal parcheggio del centro “Le Mura” in direzione Valfabbrica. Alle 8.30 il raduno dei pellegrini e la partenza della seconda giornata di cammino.
Alle 13 è prevista la sosta per il pranzo nei pressi di Biscina, mentre l’arrivo all’eremo di San Pietro in Vigneto è fissato intorno alle 17.
Qui i pellegrini sono accolti dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella, realtà da tempo legata al Sentiero e all’ospitalità dei camminatori. Segue la celebrazione eucaristica e, alle 19, la cena nel chiostro dell’eremo, riservata ai pellegrini in cammino. Alle 21 è prevista la sistemazione nei luoghi di alloggio e il rientro della navetta con coloro che pernottano a Gubbio.
San Pietro in Vigneto costituisce uno dei luoghi più suggestivi dell’intero itinerario: una sosta immersa nel paesaggio umbro che restituisce al cammino anche la sua dimensione di essenzialità, silenzio e fraternità.

L’ultima tappa fino alla Vittorina
Giovedì 3 settembre il Sentiero riparte da San Pietro in Vigneto per affrontare gli ultimi 15 chilometri verso Gubbio.
Anche per la terza giornata la navetta per i pellegrini che soggiornano a Gubbio parte alle 7.30, mentre il raduno e l’inizio del cammino sono fissati alle 8.30. Alle 13 è prevista la sosta per il pranzo negli spazi del Circolo Anspi di Ponte d’Assi, prima dell’ultimo tratto che condurrà i pellegrini fino alla città.
L’arrivo a Gubbio, nel Parco della Riconciliazione, è previsto intorno alle 15.30. Segue una sosta con un momento di preghiera nella chiesa di Santa Maria della Vittorina, luogo che la tradizione francescana lega all’incontro tra Francesco e il lupo.
È uno dei momenti simbolicamente più forti del pellegrinaggio: dopo aver attraversato per tre giorni il paesaggio tra Assisi e Gubbio, il cammino approda nel luogo che racconta per eccellenza la possibilità di trasformare la paura in incontro e il conflitto in riconciliazione.

La Messa conclusiva e il Premio “Lupo di Gubbio”
Il programma proseguirà alle 17.30 nella chiesa di San Francesco, dove sarà celebrata la Santa Messa conclusiva del pellegrinaggio.
A seguire, alle 18.45, nel Chiostro della Pace del Convento di San Francesco, sarà conferito il tradizionale Premio “Lupo di Gubbio” per la riconciliazione.
Il riconoscimento viene attribuito ogni anno a persone o realtà che abbiano offerto una testimonianza significativa di pace, dialogo, accoglienza, custodia del Creato o capacità di superare divisioni e conflitti.
Il premio rappresenta così il naturale approdo del Sentiero: il racconto francescano del lupo non rimane soltanto una memoria del passato, ma diventa criterio per riconoscere esperienze contemporanee nelle quali la riconciliazione si trasforma in scelta concreta.

Una rete di Chiese, istituzioni, associazioni e territorio
“Il Sentiero di Francesco” è frutto di una rete di collaborazioni cresciuta nel corso degli anni. Il pellegrinaggio coinvolge in primo luogo le Diocesi di Gubbio e di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, insieme alla Regione Umbria e ai territori e alle amministrazioni di Assisi, Valfabbrica e Gubbio.

Alla costruzione dell’esperienza contribuiscono inoltre realtà ecclesiali, associative e del volontariato, dalla Piccola Accoglienza di Gubbio e dalle sorelle del Piccolo testamento di san Francesco, punti di riferimento per i pellegrini, alla Confraternita di San Jacopo di Compostella, fino ai soggetti che collaborano lungo le tappe per accoglienza, ristoro e accompagnamento.

Si rinnova inoltre, come ormai avviene da diversi anni, il partenariato con Coldiretti Umbria e Campagna Amica, che hanno confermato il proprio sostegno al Sentiero anche nell’edizione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco. Una collaborazione che nasce dalla volontà di sostenere, promuovere e valorizzare il pellegrinaggio e i territori attraversati, nella consapevolezza del crescente valore del turismo religioso e dei cammini quale segmento prioritario nella promozione di esperienze capaci di mettere insieme territorio, comunità, ambiente e produzioni locali.

La presenza di Coldiretti Umbria e Campagna Amica rafforza così una delle caratteristiche del Sentiero: essere non solo esperienza spirituale, ma anche occasione per riscoprire lentamente il paesaggio, le eccellenze agroalimentari, le comunità rurali e il patrimonio umano e ambientale dell’Umbria attraversata a piedi.

Il cammino si colloca inoltre pienamente dentro il programma delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di san Francesco, che nel 2026 attribuisce un significato ancora più forte ai luoghi francescani di Assisi e Gubbio. Il pellegrinaggio è inserito anche nel programma delle iniziative del comitato permanente Francesco a Gubbio, nato nella “città di pietra” per riscoprire e rilanciare l’identità eugubina nell’esperienza francescana.

Assisi – celebrazioni per Santa Chiara. il card. Artime: “La testimonianza di Chiara dono per tutta la Chiesa, invita a rimanere nell’amore di Dio”

La testimonianza di Santa Chiara non parla soltanto alle clarisse, ma parla a tutti noi ed è un dono di santità per tutta la Chiesa: ad alcuni insegna a rimanere, ad altri a ritornare all’essenziale, ad altri ancora a non avere paura della fragilità. E forse a tutti dice ‘lasciatevi amare da Cristo’”. È l’auspicio del cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica che, martedì 11 agosto, ha presieduto la celebrazione nella Basilica di Santa Chiara di Assisi, in occasione della solennità della Santa, alla presenza delle massime autorità civili e militari e animata dal coro dei Cantori di Assisi.

“Oggi – l’omelia di Artime – la parola di Dio ci conduce dentro un mistero semplice e proprio per questo profondissimo: Dio desidera l’intimità con noi, con ciascuno di noi, i suoi figli e figlie: la prima lettura, bellissima, ci ha consegnato una delle pagine più tenere: Dio parla al suo popolo come uno sposo parla alla sua sposa: la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore, ti farò mia sposa per sempre. Il Vangelo ci consegna la parola che forse più d’ogni altra illumina santa Chiara: rimanete in me e in voi”. Dalle letture il cardinale tre parole chiave: “Deserto, un luogo che nella Bibbia non è geografico, ma dove Dio parla al cuore e riconduce all’essenziale; il tesoro custodito in un vaso fragile; e la dimora in cui Cristo e il discepolo rimangono l’uno nell’altro. Sono tre parole – ha detto Artime – che raccontano la vita di Santa Chiara: queste pietre, questa Chiesa, questo monastero e la preghiera silenziosa delle clarisse, ci dicono che il Vangelo, se preso sul serio, lascia una traccia nella storia. E otto secoli dopo il transito di San Francesco, la Chiesa non celebra solo la memoria dell’Assisiate, ma anche la fecondità di quel vangelo che Francesco ha accolto e che – attraverso Chiara – ha assunto una forma singolare, femminile, contemplativa, nascosta e potentemente evangelizzatrice”.
Anche Chiara, secondo Artime, “ha scelto il deserto, non geografico ma evangelico: uno spazio in cui le cose non occupano il posto di Dio. Chiara ha lasciato molto: ha lasciato una casa, una condizione sociale, le sicurezze che avrebbe potuto avere, ma soprattutto ha lasciato che Dio le togliesse tutto ciò che le avrebbe impedito di dire: ‘Tu Signore mi basti’. Questa è la povertà radicale di Chiara – ancora il cardinale nell’omelia – non avere poco, ma non avere altro Dio oltre Dio. E questo tocco di Dio non è indifferente per noi, otto secoli dopo: ‘parlerò al suo cuore’ è la grammatica della vocazione di Chiara: non conquistata da una idea, ma da Dio. Non ha incontrato un progetto di vita, ma ha incontrato Cristo Gesù. E quando una persona lo incontra, tutto cambia: cambiano priorità e relazioni, cambia il modo di guardare il mondo, cambia persino il modo di vivere la propria fragilità. Quando uno trova Cristo, il modo di guardare e di vederci, di avere i nostri rapporti e di amare cambia: per questo la santità cristiana non è diventare persone straordinarie ma lasciare che Dio parli al nostro cuore e permettere che una parola ci raggiunga così profondamente da diventare forma della nostra vita: Chiara e Francesco hanno ascoltato quella parola, ed è nata una vita nuova”.

E la parola di Gesù, ha detto ancora Artime, “non dice ‘fate grandi cose, quanto siete bravi’: ma dice soltanto e ci dice, rimanete in me: è una parola semplice, ma è una parola esigente. Noi siamo tentati di fare senza rimanere, fare tante cose per Dio, ma senza stare con lui, di parlare di Dio senza ascoltarlo e servire gli altri senza lasciarci amare. Sono dei pericoli e santa Chiara ci offre testimonianza, quella di rimanere: a San Damiano, nella preghiera, nella fraternità, nella povertà, fedeli anche quando la vita diventa difficile. E rimanere davanti a Cristo: non cercando altrove ciò che soltanto lui può dare”.
Artime ha anche rivolto un invito alle clarisse: “Care sorelle, continuate a custodire questo luogo: in questa basilica dove il corpo di Chiara riposa, voi custodite una memoria che non è semplicemente archeologica, di otto secoli. Ma custodite una parola e una domanda, che questa donna rivolge ancora oggi alla Chiesa: che cosa significa prendere sul serio il Vangelo? La testimonianza di Santa Chiara non parla soltanto alle clarisse, ma parla a tutti noi ed è un dono di santità per tutta la Chiesa. In questa grande solennità – ha concluso Artime – possiamo consegnare al Signore una preghiera che ci insegni a rimanere, quando è facile e quando è difficile, quando sentiamo Dio vicino e quando sembra lontano; rimanere nella preghiera e nella comunione, e nella propria vocazione, rimanere nell’amore: perché alla fine la santità non è una grande impresa, ma la fedeltà di un piccolo tralcio che non si stacca dalla vite. Così è stato per Chiara e la sua vita apparentemente nascosta porta ancora frutti. Ottocento anni dopo, Chiara e Francesco si possono ascoltare entrambi: e noi chiediamo come grazia di non poter dire, alla fine della vita, non di aver fatto molte cose, ma di essere rimasti con il Signore e che Lui è rimasto con noi”.
Nel pomeriggio di martedì 11 alle 17.30 i secondi vespri e santa messa nel Transito di Santa Chiara presieduta da fra Marco Vianelli, ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna. Le celebrazioni della solennità di San Rufino partiranno alle 21 di martedì 11 agosto nella Cattedrale con la veglia di preghiera in onore di San Rufino presieduta dal vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno monsignor Felice Accrocca. Seguirà la processione per le vie della città fino ad arrivare in piazza del Comune – dove sarà presente la banda musicale di Rivotorto – e la benedizione della Città. Mercoledì 12 alle 8 la messa in Cattedrale, alle 10.40 dal palazzo municipale partirà il corteo civile che farà poi il suo ingresso a San Rufino dove il vescovo Accrocca celebrerà la messa animata dalla Cappella musicale di San Rufino e durante la quale ci sarà l’offerta dei ceri da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini. Alle ore 18 in Cattedrale una nuova messa e alle 21 il concerto in onore del Santo patrono a cura della Cappella musicale di San Rufino.

Perugia – nomine e avvicendamenti in diocesi

«Nel giorno della solennità di San Lorenzo, titolare della Cattedrale e compatrono della città di Perugia, l’Arcivescovo Ivan Maffeis, rende noti alcuni avvicendamenti e nomine di ministero pastorale, riguardanti sacerdoti diocesani e religiosi della nostra Diocesi». Ad annunciarlo è il vicario generale mons. Simone Sorbaioli.

Il rev.do padre Amaresch Chandra Mali SAC da parroco di Sanfatucchio, Paciano, Vaiano e Villastrada, viene nominato parroco di Monteleone d’Orvieto;
Il rev.do don Lucio Consalvi da parroco di Monteleone d’Orvieto, viene nominato cappellano dei fedeli di lingua spagnola;
Il rev.do padre Abhishek Minz viene nominato parroco di Sanfatucchio, Paciano, Vaiano e Villastrada;
Il rev.do don Filippo Pattarini, da collaboratore parrocchiale di Castelvieto e Montemelino, viene nominato collaboratore parrocchiale di Sanfatucchio, Paciano, Vaiano e Villastrada;
Il rev.do don Sergio Ghio, della Fraternità San Carlo Borromeo, da collaboratore parrocchiale di Marsciano, viene nominato vicario parrocchiale di Santo Spirito in Perugia e referente per il movimento di Comunione e Liberazione;
Il rev.do don Augusto Martelli da parroco di Sant’Egidio, Lidarno e Civitella d’Arna, viene nominato collaboratore nella seconda Zona pastorale;
Il rev.do don Vladimir Sostàk, fidei donum dell’Arcidiocesi di Kosice (Slovacchia), viene nominato amministratore parrocchiale di Sant’Egidio, Lidarno e Civitella d’Arna e collaboratore dell’Ufficio catechistico diocesano;
Il rev. do padre Raju Thullimalli Mannana HGN da collaboratore dell’Unità pastorale 21 in Pierantonio, viene nominato collaboratore dell’Unità pastorale 2 in Perugia;
Il rev.do padre Giovanni Ferro OP, viene nominato amministratore parrocchiale di San Domenico in Perugia;
Il rev.do padre Alberto Viganò OP, viene nominato vicario parrocchiale di San Domenico in Perugia;
Il rev.do don Donald Chibuike, della congregazione Guanelliana viene nominato vicario parrocchiale delle parrocchie dell’Unità pastorale 17 di Montebello in Perugia;
Padre Filippo Jacolino è nominato vicario parrocchiale di Ponte d’Oddi;
Il ministro provinciale dei Frati Minori ha provveduto ad avvicendare nella cappellania dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia in Perugia padre Luigi Napolitano e padre Alessandro Cardello, nominando padre Enrico Voltolini e padre Danilo Cruciani.

Perugia – festa di San Lorenzo “particolare”, nel pensiero e con la benedizione di Papa Leone XIV.

“Questa mattina, durante l’udienza che mi ha concesso il Santo Padre, ho menzionato la nostra cattedrale e la nostra città che fanno riferimento a san Lorenzo. Papa Leone mi ha detto: ‘Porta a tutti il mio pensiero e la mia benedizione’. E poi ha aggiunto: ‘Penso spesso alla vostra città, se non altro perché è nominata quasi ogni giorno come una delle città italiane più calde’”. Così l’arcivescovo Ivan Maffeis, lunedì pomeriggio 10 agosto, all’inizio dell’omelia della solenne celebrazione eucaristica della festa di San Lorenzo, diacono e martire, titolare della cattedrale di Perugia, che ha proseguito dicendo: “In questi giorni riflettevo sulla figura di San Lorenzo e mi è venuto spontaneo accostarlo agli altri santi che la Chiesa celebra durante questa settimana. A parte Santa Chiara, che domani (11 agosto, n.d.r.) celebreremo nei tre monasteri delle Clarisse della Diocesi, gli altri giorni si presentano figure di martiri, di gente che ha dato la vita per amore del Signore e per amore degli altri. Penso al martirio di San Lorenzo che ci porta a quel 10 agosto del 258 sotto la persecuzione dell’imperatore Valeriano.
Ma poi tra un paio di giorni la Chiesa fa memoria di papa Ponziano, del sacerdote Ippolito, anch’essi morti pochi anni prima sotto l’imperatore Massimino. Ed è bello vedere come accanto ai santi della Chiesa delle origini, in questi giorni facciamo memoria anche di santi che non sono poi così lontani dalla nostra storia. Ieri, 9 agosto, la Chiesa faceva memoria di Edith Stein, questa santa morta ad Auschwitz, il 9 agosto del 1942. Il 14 celebrerà Massimiliano Kolbe, anche lui morto da Auschwitz, il 14 agosto del 1941, dando la vita per un altro”.
“La storia della Chiesa – ha evidenziato l’arcivescovo – è la storia dei martiri, ma credo che anche la nostra società sia attraversata da tante persone che hanno saputo donare se stesse per costruire comunità, per testimoniare l’amore alla città, per costruire famiglia. Sono persone che hanno dato la vita nella semplicità, tante volte nel silenzio, tante volte anche dimenticate dalla storia degli uomini. Persone che hanno sposato, in un modo o nell’altro, l’immagine a cui ci richiama il Vangelo, quella del chicco di grano, che per portare frutto non può essere tenuto in tasca, va seminato, e solo quando muore, quando si dissolve, porta frutto”.
“Il chicco di grano – ha proseguito – diventa così l’immagine di Gesù stesso, che scende per amore nella terra del nostro turbamento, del nostro dolore, delle nostre paure. Scende nella terra della nostra morte, e vince questa morte inoculando il seme della vita, proprio perché l’amore, che tante volte appare così perdente di fronte alla logica del potere di fronte, alla logica della violenza, l’amore rimane l’unica forza che non viene davvero mai sconfitta”.
“I martiri come Lorenzo sono testimoni di quella carità, di quell’amore spinto sino alla fine, spinto fino a spendere e a donare la vita per la salvezza degli altri. Questa logica evangelica, che è una follia e rimane follia per la logica del mondo, possa dire qualcosa anche oggi a noi, alla nostra Chiesa, alla nostra città”.
Avviandosi alla conclusione, l’arcivescovo ha menzionato nuovamente papa Leone XIX nel dire: “Mi ha colpito quello che diceva giovedì scorso ai giovani ad Assisi, perché l’ho sentito riferito un po’ a me e credo un po’ a ciascuno. Diceva: ‘Stiamo attenti, dobbiamo smascherare l’illusione che i problemi si possono risolvere scappando, o tradendo, o provando a far pochi passi su strade sempre diverse senza mai andare lontano’”.
“San Lorenzo ci richiama ad un amore concreto ai fratelli, a partire dai poveri. E concludo, oggi glielo devo a papa Leone, con quanto detto ancora da lui ai giovani ad Assisi: ‘Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle, uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati, non si sarebbero mai frequentati’”.
“San Lorenzo, i santi della Chiesa, i tanti santi di quella santità laicale che ha costruito la città – ha ricordato mons. Maffeis nel rivolgere il suo pensiero augurale alla città -, ci indicano la via da percorrere, non dominare ma servire, non afferrare ma se mai ricevere, non trattenere ma imparare a restituire. La festa del Patrono sia occasione per ciascuno di noi di una rinnovata attenzione al Signore Gesù, di una maggiore appartenenza al suo corpo, alla comunità, alla Chiesa, alla città e di un costante impegno di annuncio attraverso il dono di noi stessi, attraverso la carità vissuta”.

Assisi – festa di Santa Chiara e San Rufino. Il vescovo Accrocca: “Due esempi di santità che ci conducono a Gesù”

“Viviamo le solennità di Santa Chiara e del patrono San Rufino cercando di comprendere appieno il loro esempio e percorso; due santi che ci conducono a Gesù e che sono nel cuore di questa comunità”.
Lo afferma il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, alla vigilia della solennità di Santa Chiara e quella di San Rufino, patrono di Assisi e della diocesi, che ricorrono rispettivamente l’11 e il 12 agosto.

La giornata dell’11 agosto si apre alle 6.30 con la santa messa nella cripta della Basilica di Santa Chiara e a seguire alle 7.15 nuova celebrazione nella Cappella del Crocifisso presieduta da monsignor Keith James Chylinski, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Filadelfia. Dopo la messa delle 9, la celebrazione solenne delle 11 presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica; la concelebrazione solenne sarà animata dal Coro dei “Cantori di Assisi”. Nel pomeriggio alle 17.30 i secondi vespri e santa messa nel Transito di Santa Chiara presieduta da fra Marco Vianelli, ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna.

Le celebrazioni della solennità di San Rufino partiranno alle 21 di martedì 11 agosto nella Cattedrale con la veglia di preghiera in onore di San Rufino presieduta da monsignor Accrocca. Seguirà processione per le vie della città fino ad arrivare in piazza del Comune – dove sarà presente la banda musicale di Rivotorto – e la benedizione della Città. Mercoledì 12 alle 8 la messa in Cattedrale, alle 10.40 dal palazzo municipale partirà il corteo civile che farà poi il suo ingresso a San Rufino dove il vescovo Accrocca celebrerà la messa animata dalla Cappella Musicale di San Rufino e durante la quale ci sarà l’offerta dei ceri da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini. Alle ore 18 in Cattedrale una nuova messa e alle 21 il concerto in onore del Santo patrono a cura della Cappella Musicale di San Rufino.

Perugia: La festa di san Lorenzo, martire e diacono, titolare della cattedrale.

La festa di san Lorenzo, martire e diacono per eccellenza della carità, titolare della cattedrale di Perugia, si caratterizza spesso nel capoluogo umbro con l’ingresso di nuovi diaconi permanenti, alla sequela del martire Lorenzo, nella comunità diocesana. Quest’anno, domenica 9 agosto, alle ore 18, vigilia della festa liturgica di san Lorenzo, in cattedrale, l’arcivescovo Ivan Maffeis ordinerà quattro diaconi il cui numero complessivo nell’Arcidiocesi perugino-pievese supera i 50. La loro ordinazione precede la solenne concelebrazione eucaristica della festa del Santo titolare della cattedrale, lunedì 10 agosto, alle ore 18, presieduta dall’arcivescovo insieme ai canonici del Capitolo di San Lorenzo ed animata dalla corale Laurenziana.
I quattro candidati al diaconato permanente sono: Fabrizio Fabi (Parrocchia San Michele Arcangelo in Agello), di 52 anni, dipendente della Brunello Cucinelli S.p.A, sposato con Genni, dalla quale ha avuto 3 figli; Giuseppe Mazzini (Parrocchia di Santa Maria Assunta in Monteluce), di 67 anni, in pensione, dopo essere stato, ben 44 anni, direttore di carcere, sposato con Catia e ha 2 figli; Dante Paolucci (Parrocchia San Giovanni Battista in Pieve di Campo), di 52 anni, educatore presso un centro diurno per persone con gravi disabilità, sposato con Marina ed ha 3 figli; Massimiliano Pippi (Parrocchia San Bartolomeo in Ponte San Giovanni), di 68 anni, celibe, da qualche anno in pensione.
Saranno ordinati al termine di “un percorso lungo”, spiega don Alessio Fifi, delegato episcopale al diaconato permanente. “La preparazione di un aspirante al diaconato – precisa il sacerdote – inizia con la sua presentazione da parte del parroco, alla quale seguono due anni di ‘aspirantato’, nel corso dei quali viene verificata la reale vocazione. In caso positivo, si conclude il tutto con l’ammissione dei candidati. Seguono tre anni di formazione vera e propria fino all’ordinazione, necessari per ricevere una preparazione liturgica, teologica e spirituale. Tengo a rimarcare che in questo percorso la moglie assume grande importanza. Il cammino è pienamente vissuto e condiviso tra coniugi”.
“La responsabilità della formazione iniziale e permanente dei diaconi – sottolinea il delegato – è condivisa con un’équipe costituita anche da don Francesco Verzini, Rettore del Seminario Regionale, e don Mathy Ilamparithy (che curano la preparazione liturgica), don Pietro Ortica, don Luca Bartoccini, il diacono Giovanni Lolli e sua moglie Antonietta, e il diacono Luigi Germini e sua moglie Maria Rosaria”.
Don Alessio Fifi ricorda l’importanza dei diaconi permanenti nella Chiesa, in primis “per i parroci e per le parrocchie nelle quali operano. Testimoni autorevoli del servire in Cristo a cui sono chiamati tutti i battezzati e spesso divengono protagonisti e responsabili di vari servizi pastorali, soprattutto nell’ambito caritativo”.