“Celebriamo la solennità di San Carlo Acutis e chiediamo al Signore questa sera anche la sua intercessione per la salute di Papa Leone. E vogliamo in questa messa, oltre che ringraziare Dio per il dono di San Carlo, elevare anche una fervida preghiera per il Sommo Pontefice”. Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, in apertura della santa messa, celebrata nella chiesa di Santa Maria Maggiore, lunedì 12 ottobre nella memoria liturgica del giovane santo millennial. Presenti alla celebrazione le autorità civili, militari e religiose, la madre e il padre di San Carlo Acutis, Antonia Salzano e Andrea Acutis, oltre a centinaia di pellegrini e di fedeli.
“La gente – ha aggiunto il vescovo – aveva mangiato dei pani e quello cercava. E cercava segni e miracoli. E quando la gente chiede segni, Gesù quasi perde le staffe e risponde: ‘In verità vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati’. A questa richiesta di pani Gesù pone avanti sé stesso, offrendo la propria persona. E questo pane è congiunto al segno efficace per eccellenza, la sua morte per noi, che nella risurrezione svela la sua gloria. Ecco allora che Gesù dice che ‘chi mangia la mia carne e beve avrà la vita eterna, e io lo resusciterò l’ultimo giorno. Che non significa solo — e non tanto – fare la comunione, ma far comunione con il Signore e i fratelli. Riconoscerlo nei fratelli, nella sua Parola. Perché se l’Eucaristia diventa devozione, questo rischia di portarci fuori strada; ci spinge a compiere atti di devozione e rischia di illuderci che quella sia la vera spiritualità eucaristica. La spiritualità eucaristica è invece lasciarsi mangiare, come Gesù. Se sono disposto a questo, allora posso fare la Comunione. Sono disposto a fare comunione con i fratelli, e a ricercare l’unità invece della divisione? Se sì, allora posso accostarmi all’altare. Ci aiuti il Signore a capire questo grande mistero che oggi torna centrale nella festa di San Carlo: lui, ancora bambino, intuisce il valore di questo segno, la forza di questo mistero, e vive nella serenità che Dio sa dare alle anime grandi. Quelle parole che Paolo ci ha ripetuto: ‘Siate sempre lieti’. La vita cristiana non può essere vissuta nella tristezza; l’Apostolo dice ‘Siate lieti’ e questo non significa ridere in maniera sguaiata, ma avere il sorriso di Dio. Delle immagini di San Carlo – ha detto ancora il vescovo Accrocca – mi ha colpito la letizia del suo volto, quella letizia serena che si traduce nell’esteriorità dell’aspetto di un ragazzo pacificato. Possa essere un dono che Dio dà alle anime che riposano in Lui. E possa questo dono tradursi anche nella nostra vita. Come potrà un giovane mantenere pura la sua vita? Custodendo e osservando la sua Parola. La guida di San Carlo è stata la Parola, l’Eucaristia, i poveri, ossia la traduzione della catechesi di San Luca nel capitolo 24 del suo Vangelo, quando i discepoli vanno ad Emmaus e incontrano il Signore che spiega loro come incontrare il Risorto. Non incontriamo Dio quando “appare sui muri”; il Risorto lo si incontra nel fratello che ci cammina accanto e che noi spesso non riconosciamo. Ricordate come ha trasformato quei due discepoli? San Carlo – ha aggiunto – ha vissuto questo: la parola, la grande fede nell’eucaristia, l’attenzione ai poveri da parte di un ragazzo che poteva permettersi tutto, ma sul quale Dio ha messo il Suo sguardo, custodendolo e preservandolo, e al tempo stesso ha fatto sì che lui avesse occhio per i più poveri. La ricchezza in lui non ha avuto presa, lo ha reso anzi sensibile agli altri: possa questa lezione di vita tradursi nella nostra esistenza. L’Eucaristia sia per noi stimolo a donare la vita, sia sensibilità verso i più poveri, e ci aiuti a capire che siamo il Corpo di Cristo, che noi dovremmo provare lo stesso sconcerto e la stessa destabilizzazione che proveremmo se ci trovassimo a calpestare l’Eucaristia. Ogni volta che calpestiamo un altro o lediamo i suoi diritti, è esattamente come se calpestassimo il Corpo di Cristo, e in quel modo non ci è possibile accostarci all’Eucaristia. Ecco, San Carlo – ha concluso Accrocca – nella sua giovane esistenza ha saputo trasmetterci questo: possa generare semi di Vangelo e possa la sua memoria restare per noi in benedizione”.
Prima della fine della celebrazione il vescovo, accompagnato dai genitori, si è recato di fronte alla tomba del Santo per la preghiera e benedizione del corpo.

















“San Carlo Acutis, dopo aver ricevuto la prima comunione all’età di sette anni – ancora un passaggio dell’omelia del cardinale Tagle – si rese conto che il Signore ci invita sempre al banchetto dell’Eucaristia. Carlo rispose fedelmente all’invito di Dio partecipando quotidianamente alla Messa, ricevendo Gesù nella Santa Comunione ogni giorno e adorando Gesù, il Pane della Vita. Carlo diceva: ‘L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo’. Diceva anche: ‘Più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù, e già su questa terra pregusteremo il Paradiso’. Se partecipiamo spesso al banchetto del Signore sulla terra, siamo sulla strada che conduce al banchetto in cielo. E il cibo è Gesù stesso, che si dona a noi. Non c’è cibo migliore della parola, del corpo e del sangue di Gesù. Ma se sulla terra frequentiamo banchetti di orgoglio, potere e violenza, potremmo rischiare la distruzione eterna”, ancora il cardinale. Prendendo spunto dalla lettura del Vangelo, Tagle ha ricordato che “non siamo solo ospiti invitati al banchetto di Dio. Siamo anche i servi inviati dal Signore per invitare tutti i popoli al Suo banchetto. (…) Prendiamo sul serio la nostra missione? Siamo disposti, in nome di Dio, a rivolgerci a ogni tipo di persona, ovunque si trovi: per strada, nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle baraccopoli, nelle zone di guerra, sui social media? Oppure scegliamo solo le persone e i luoghi che ci fanno comodo? E quale messaggio portiamo quando andiamo incontro alle persone? Portiamo l’invito di Dio alla sua festa d’amore, di salvezza e di pace? Oppure le invitiamo al pregiudizio, alla discriminazione, alla menzogna e alla violenza? San Carlo Acutis partecipava regolarmente al banchetto eucaristico, non per isolarsi dagli altri e dal mondo. Anzi, il banchetto del Signore divenne per lui una missione per invitare gli altri ad assaporare la bontà di Gesù. Carlo ispirò la sua stessa famiglia ad avvicinarsi a Gesù. Grazie a Carlo, Rajesh Mohur scoprì Gesù. Carlo nutriva un affetto speciale per i senzatetto. Faceva volontariato in una mensa per i poveri. Si schierava a difesa delle giovani vittime di bullismo. Donava vestiti usati ai poveri. Utilizzava il mondo digitale per celebrare i miracoli della festa eucaristica, le apparizioni della Beata Vergine Maria e i principi della fede cristiana. Carlo – ancora il cardinale Tagle – sfruttava ogni mezzo a sua disposizione per invitare le persone alla festa del Signore. Le semplici situazioni della vita quotidiana potevano trasformarsi in feste del Signore. Una volta disse: ‘Si vedono file chilometriche per assistere a un concerto e una partita di calcio, ma non vedo le stesse file per riempire le chiese per visitare Gesù presente nell’Eucaristia e questo dovrebbe farci riflettere’. Il suo unico desiderio è che le persone si avvicinino a Dio e alla sua meravigliosa festa. ‘La felicità è uno sguardo rivolto verso Dio; la tristezza è uno sguardo rivolto verso sé stessi. Dio, non io’. Ha offerto le sue sofferenze causate dalla leucemia per il Santo Padre e per la Chiesa. Non solo è stato invitato a mangiare e bere al banchetto, ma ha anche portato altre persone, i suoi talenti, la compassione, l’amore per i poveri e per chi soffre. San Carlo Acutis – ha concluso – può fare proprie le parole di San Paolo ai Filippesi: ‘So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza: sono allenato a tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in Colui che mi dà la forza’. Ora san Carlo Acutis, vestito con le vesti nuziali, partecipa al banchetto nuziale eterno di Gesù. Uniamoci a lui nell’accettare l’invito del Re. San Carlo Acutis, prega per noi”.





















“Siamo venuti pellegrini in 150 da Narni – ha detto don Matteo Antonelli – guidati da Francesco, non per fare memoria, ma per essere con lui ancora oggi per essere condotti al Signore Gesù. Francesco che ci consegna l’atteggiamento di minorità: in un società in cui tutti dobbiamo apparire, essere i più belli ed importanti, avere più like sui social, lui ci invita ad essere piccoli, a mettersi da parte, perchè al centro c’è il Signore, in lui si diventa important e capaci di amore veroi. Francescoe ci dice che se vogliamo seguirlo dobbiamo riparare e amare la chiesa, perchè non siamo cristiani senza la comunità dei fratelli, il luogo dove non ci sono i perfetti e i migliori, una comunità dove pregare e vivere insieme ai fratelli e con loro testimoniare Cristo. Noi, che viviamo la festa di san Francesco 20 giorni prima dell’arrivo del vescovo, quanto dobbiamo, come chiesa diocesana, amarci per riconstruirla e consegnarla al vescovo Alfonso come una chiesa dove la carità è vera, dove l’amore tra fratelli è esprienza di gioia, dove essere nella nostra società segno e strumento di quella intima unione tra Dio e l’umanità. Non siamo cristiani da soli, Francesco ci insegna ad amare la chiesa e ad amare e accogliere i fratelli, anche quando sono scomodi”.
























