Foligno – Festa di San Feliciano, Vescovo e Patrono della città

La festa del patrono di Foligno sarà celebrata solennemente il 24 gennaio alleore 11 nella cattedrale dedicata al santo patrono. Il programma dei festeggiamenti ha inizio il 15 gennaio con l’Intronizzazione della statua del Santo Patrono. Il 16 gennaio Veglia di preghiera dei giovani, presiede S.Ern.R. Card Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli.
Il 19 gennaio omaggio degli Sportivi al Santo Patrono. Il 20 gennaio catechesi di don Luigi Maria Epicoco. Il 22 gennaio ore 21.00 – Omaggio dei cresimandi al Santo Patrono e il 23 gennaio ore 15.30 – Omaggio degli anziani al Santo Patrono. Ore 18.00 Primi Vespri solenni nella S. Messa, presiede S.E.R Mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Orvieto – Todi
Sabato 24 gennaio ore 7.30 /8.30 / 9.30 – S. Messa. Ore 11.00 – Solenne S. Messa, prestedeS.Em.R. Cardinale Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena e di Montepulciano. Ore 15.30 – Processione per le vie della Citta e Secondi Vespri solenni, presiede S.E.R. Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Foligno. Itinerario: Piazza della Repubblica, Via Graffi ISC Piazza S Domenico, Via Mazzini, Via Garibaldi, Via Umberto l, Via Oberdan, Corso Cavour, Largo Carducci. Ore 18.00 – S. Messa di ringraziamento per la festa, animata dalla Parrocchia di San Feliciano

Terni – La Bibbia notte e giorno, 24 ore di lettura continuata delle Sante Scritture

Per la Domenica della Parola di Dio, il Settore dell’Apostolato Biblico dell’Ufficio Catechistico Diocesano insieme all’Azione Cattolica Diocesana organizzano 24 ore di lettura continuativa della Bibbia, settima edizione concludendo la lettura del Nuovo Testamento, dalle ore 17 di sabato 24 gennaio alle ore 17 di domenica 25 gennaio presso la Chiesa di San Salvatore in Terni.
Il Giubileo da poco concluso ci consegna la missione di portare con ancora più convinzione la speranza nelle nostre vite e comunità. Le nebbie che avvolgono le nazioni possono essere rischiarate solo dalla luce e dalla saggezza che viene dall’alto e che certamente tanti uomini e donne di buona volontà sono pronti ad accogliere.
La lettura delle lettere Paoline inizierà ai primi vespri del 25 gennaio – culmine della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – in cui si fa memoria della chiamata di Paolo, missionario delle genti e autore dei primissimi testi cristiani. Nella giornata di domenica le altre lettere fino al libro profetico dell’Apocalisse, un insieme di visioni ambientate dall’autore proprio in un giorno di domenica allo scopo di dare coraggio e speranza ai cristiani perseguitati della fine del primo secolo.
L’evento sarà ripreso e diffuso in streaming sui canali Youtube e Facebook della “Diocesi Terni Narni Amelia”.
Sono invitati a partecipare alla lettura e all’ascolto pubblico singoli, gruppi e associazioni parrocchiali. Tutti possono leggere, purché abbiano il massimo rispetto del testo biblico, prenotandosi con nome, cognome e indirizzo mail e numero di telefono ai seguenti contatti: emanuela.buccioni@gmail.com

Assisi e Foligno – Dal 18 al 25 gennaio settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

«Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati» è il versetto della lettera agli Efesini che fa da filo conduttore alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si terrà dal 18 al 25 gennaio.

La settimana, organizzata dalle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, prenderà il via domenica 18 gennaio alle ore 20.30 nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi con la veglia di preghiera regionale.

Lunedì 19 gennaio alle ore 18.30 ci sarà la recita dei vespri al Seminario regionale di Assisi. Martedì 20 gennaio alle ore 18.30 doppio appuntamento con la recita dei vespri nella concattedrale di Santa Maria Assunta a Nocera Umbra e nella Chiesa di San Masseo – Fraternità di Bose ad Assisi. Doppio appuntamento anche mercoledì 21 gennaio alle ore 20.30 con la veglia di preghiera nella chiesa di Santa Mari Assunta a Valfabbrica e nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva ad Assisi. Giovedì 22 gennaio alle ore 18.30 recita dei vespri nella chiesa di Santo Stefano ad Assisi e alle ore 20.30 veglia di preghiera nella chiesa di San Giuseppe a Gualdo Tadino. Venerdì 23 gennaio alle ore 18.30 preghiera nella chiesa di San Leonardo, congregazione anglicana di Assisi. Sabato 24 gennaio alle ore 20.30 veglia di preghiera nell’abbazia di San Pietro ad Assisi.

Per la chiusura della “Settimana” domenica 25 gennaio alle ore 19 la recita dei vespri nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.

Il 28 gennaio la XXXVII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, sul tema “In te si diranno benedette tutte le famiglie della Terra. Sessant’anni di Nostra Aetate”, si terrà alle ore 16.30 nella Sala della Spogliazione di Assisi.

Assemblea ecclesiale regionale il 28 febbraio ad Assisi

Sabato 28 febbraio 2026 presso il Sacro Convento di San Francesco si terrà l’Assemblea ecclesiale regionale “LIEVITO DI PACE E DI SPERANZA NELLE CHIESE CHE SONO IN UMBRIA.La formazione di comunità sinodali, corresponsabili e missionarie”
Il programma: ore 9.00 accoglienza, preghiera. Ore 9.30 introduzione metodologica ai lavori e condivisione-testimonianze sulle buone pratiche nelle singole diocesi. Ore 10.15 break. Ore 10.45 Lavori di gruppo. Ore 12.45 ora media – pranzo. Ore 14.30 lavori in plenaria e conclusioni: piste future e prioritarie per la chiesa regionale. Ore 15.15 relazioni dei vescovi CEU lasciando ai delegati anche delle prospettive di lavoro da riprendere in diocesi: 1. Fondamentali di ecclesiologia: comunione e missione (“Ogni rinnovamento della Chiesa consiste in una fedeltà più grande alla sua vocazione. La Chiesa è chiamata a questa continua riforma” – Concilio Vaticano II, Unitatis Redintegratio, 6).
2. Dire oggi la Chiesa al mondo: la comunità cristiana non solo soggetto ma anche oggetto di evangelizzazione (cf. LG 8)
Ore 16. 15 Conclusioni pastorali e indicazioni per i passi futuri. Ore 17.00 S. Messa in Basilica superiore. Ore 18.00 circa: venerazione e preghiera finale dei delegati alle spoglie di S. Francesco in Basilica inferiore.
All’assemblea parteciperanno i delegati delle 8 diocesi dell’Umbria, rappresentanti dei religiose e religiosi, dei movimenti e associazioni regionali e dell’stituto Teologico.
Riferimento perla preparazione diocesana dell’assemblea il “DOCUMENTO DI SINTESI DEL CAMMINO SINODALE DELLE CHIESE CHE SONO IN ITALIA, dal titolo “Lievito di pace e di speranza” specialmente la parte terza (LA CORRESPONSABILITÀ NELLA MISSIONE E NELLA GUIDA DELLA COMUNITÀ)

Spoleto – Processione di S. Ponziano. Tantissimi fedeli presenti. L’Arcivescovo: «possiamo immaginare facilmente che S. Ponziano questa sera ha preso su di sé le diverse situazioni degli spoletini»

Nel pomeriggio del 14 gennaio 2026 tantissimi spoletini, stringendosi idealmente attorno alla memoria del Santo Patrono Ponziano, hanno sfilato in processione attraverso la Città: è stato un atto di fede e di testimonianza cristiana, con il quale si è domandata la benedizione di Dio sulla vita e sul lavoro. Questo “camminare insieme” seguendo la Croce di Gesù, in raccoglimento ed adeguato contegno esteriore, è stato il segno della condizione di popolo di Dio in cammino verso la Gerusalemme del cielo. La processione, avviata come da tradizione da cavalli e cavalieri (scuole equestri con tanti bambini presenti e privati cittadini), e presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo, si è snodata dopo la celebrazione dei Secondi Vespri in Duomo. Oltre a moltissimi fedeli, c’erano anche autorità civili e militari, tra cui il vice sindaco Danilo Chiodetti e il consigliere regionale Stefano Lisci.

Giunti dinanzi alla Basilica di S. Ponziano la processione si è fermata e mons. Boccardo ha avuto così modo di salutare e benedire i tanti cavalieri presenti: «S. Ponziano – ha detto – è stato capace di dare un orientamento al suo cavallo, cioè è stato capace di prendere in mano la sua vita e di guidarla verso il bene, fino al punto da donare la vita per testimoniare la sua fede cristiana. Allora noi impariamo da lui a guidare il nostro cavallo e a non farci guidare dal cavallo stesso. Ci affidiamo alla sua intercessione, perché avendo il coraggio di scelte belle e buone alla luce della verità e della giustizia, della solidarietà e del perdono, possiamo fare della nostra vita un’opera bella, un capolavoro».

Le parole di mons. Boccardo al termine della processione. Alle 17.44 la reliquia di S. Ponziano ha fatto ingresso nella Basilica a lui dedicata, accolta da un lungo applauso. L’Arcivescovo l’ha incensata e si è rivolto così ai presenti: «Abbiamo camminato sulle strade della nostra città. Lo sguardo dei Santi è molto più penetrante del nostro, attraversa anche i muri. S. Ponziano dunque ha visto dentro le case, ha visto le persone, ha visto le situazioni e se ne è fatto carico, se ne è preso cura. I Santi patroni sono quelli che parlano a Dio in nostro favore. E dunque possiamo immaginare facilmente che S. Ponziano questa sera ha preso su di sé le diverse situazioni degli spoletini».

«Ormai sono 17 anni che celebro insieme con voi – ha detto mons. Boccardo – questo momento di preghiera. E ogni anno è una sorpresa e un’emozione particolare. Voglio conservare di questa sera un’immagine che ho visto più volte lungo il cammino. C’erano dei bambini piccoli, qualcuno in carrozzina, qualcun altro in piedi, e c’era qualche papà in ginocchio accanto a loro che indicava con il dito la reliquia. Questi bambini con gli occhiali spalancati guardavano, forse non hanno capito molto, però ricorderanno sicuramente che il papà gli ha fatto vedere il patrono che attraversava la città. E diventando grandi comprenderanno chi è Ponziano e che cosa è. Mi piacerebbe che questa sera, tornando a casa, tutti noi conservassimo queste immagini. Ognuno di noi può essere quel dito che indica Ponziano e noi sappiamo che Ponziano non trattiene su di sé quello che noi mettiamo nelle sue mani, ma a sua volta lo trasmette a Dio».

Il grazie dell’Arcivescovo all’Amministrazione per l’intitolazione della zona del Ponte Sanguinario a S. Ponziano e la proposta di un nuovo sogno: realizzare sempre in prossimità del Ponte Sanguinario un monumento a S. Ponziano. «Spoleto – ha detto ancora l’Arcivescovo – si riconosce in Ponziano ed io desidero, al termine di questa giornata, ringraziare in maniera particolare l’Amministrazione Comunale che, accogliendo la proposta formulata lo scorso anno, ha deciso di intitolare la zona del Ponte Sanguinario a S. Ponziano. Ringrazio davvero per la sensibilità e l’attenzione manifestata dall’Amministrazione Comunale verso questo legame storico, sociale e religioso che costituisce uno dei patrimoni più belli della nostra Città. E sarà bello per noi transitare in quella zona e vedere l’indicazione “Largo S. Ponziano, patrono di Spoleto”. E visto che ci siamo provo a formulare un altro sogno: perché non pensare a un monumento di S. Ponziano, cioè a una stele che su quella rotonda indichi la coscienza sociale e religiosa di Spoleto?». La proposta è stata accolta da un applauso dei presenti.

La giornata si è conclusa con la celebrazione della Messa nella Basilica di S. Ponziano presieduta da don Edoardo Rossi e animata dalla Pievania di S. Giovanni Battista.

Spoleto, festa di S. Ponziano. L’Arcivescovo Boccardo: «Una vita vale perché è orientata e non perché è indolore» e cita il musicista Giovanni Allevi.

Mercoledì 14 gennaio 2026 le celebrazioni in onore di S. Ponziano, patrono della Città di Spoleto e dell’intera Archidiocesi, si sono avviate al Ponte Sanguinario, luogo del martirio del Santo nell’anno 175. Un momento di preghiera semplice e raccolto, scandito dalla lettura della passione di S. Ponziano e dal silenzio. Erano presenti l’arcivescovo mons. Renato Boccardo, i sacerdoti dello spoletino, il vice sindaco della Città Danilo Chiodetti, gli assessori Federico Cesaretti e Giovanni Angelini Paroli e alcuni fedeli. All’ingresso del Ponte l’associazione “G. Parenzi” ha posizionato alcune immagini di S. Ponziano. Poi, alle 11.30, c’è stato il solenne pontificale nel Duomo di Spoleto presieduto dall’Arcivescovo, concelebrato da tanti sacerdoti della Diocesi, alla presenza di varie autorità civili e militari, ad iniziare dai sindaci di Spoleto e Norcia, Andrea Sisti e Giuliano Boccanera. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da Mauro Presazzi, con all’organo Angelo Silvio Rosati.

Una vita vale perché è orientata e non perché è indolore. Mons. Boccardo ha avviato l’omelia citando lo scrittore Evelyn Arthur Waugh a proposito di alcuni martiri inglesi: “Noi siamo gli eredi della loro vittoria, e godiamo di tutto ciò che essi hanno conquistato con la morte”. «E noi spoletini – ha detto il Presule – possiamo affermare che anche il nostro San Ponziano “morì per vincere”. “Morire per vincere”, però, sono parole che possono descrivere pure certe posizioni che si stanno diffondendo anche in Italia, intese a permettere ai malati terminali di porre fine alla propria vita, come già avviene in altri Paesi che rendono il suicidio legale e, quasi, da promuovere. Lo abbiamo visto ancora recentemente, quando il suicidio assistito delle famose gemelle è stato presentato e celebrato sotto l’egida dell’autodeterminazione e della dignità, classificato come una “scelta libera”, ma in realtà espressione eloquente di una modernità che pare non tollerare più il limite, la fragilità o il declino».

Il martirio non è un tema rassicurante: «Non consola, non addolcisce, non si presta a devozioni facili», ha detto l’Arcivescovo. «Eppure la Chiesa continua a custodirne la memoria, non per amore della morte, ma per fedeltà alla vita. Perché il martire non insegna a morire; insegna a vivere in modo che anche la morte perda il suo potere assoluto. Una vita vale perché è orientata, non perché è indolore». E mons. Boccardo ha citato il pianista Giovanni Allevi, affetto da mieloma multiplo: “Nulla ti dona la consapevolezza della sacralità della vita come la sofferenza”.

Che cosa diremo a Dio, noi spoletini, per mezzo di San Ponziano? «Vogliamo raccomandare a Dio – ha detto l’Arcivescovo – le nostre famiglie, perché siano scuola di vera umanità e luogo di autentica educazione alla vita e all’amore. Gli vogliamo raccomandare i nostri bambini, perché siano protetti dalla malizia degli adulti e non siano sacrificati daIl’egoismo dei genitori. Gli vogliamo raccomandare i nostri adolescenti, ai quali in Città vengono venduti impunemente alcool e fumo, e i nostri giovani, perché non siano lasciati soli nella ricerca di un futuro di concordia, di stabilità e di giustizia. Gli vogliamo raccomandare i nostri malati, perché siano curati con amore e professionalità. Gli vogliamo raccomandare i nostri politici, perché operino sempre per il conseguimento del bene comune e Io antepongano agli interessi personali o di partito. Gli vogliamo raccomandare questa comunità diocesana, perché sia sempre testimone di fede, speranza, carità; sia sempre una casa accogliente dove ognuno si senta amato, perdonato, incoraggiato. Gli vogliamo affidare la nostra coscienza, perché sia sempre illuminata dalla Parola di Dio e rimanga un sacrario di decisioni giuste».

La comunità cristiana pronta a condividere impegni comuni per alleviare sofferenze e difendere i deboli. «S. Ponziano ci ricorda che, nel costruire la città, l’amore di Dio non è contro l’amore del prossimo, il pensiero del cielo non è dimenticanza della terra, il tempo dato a Dio non è tempo sottratto all’uomo. Perciò, la comunità cristiana è pronta a condividere impegni comuni, per alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli; per mettere a servizio del vivere civile tutte le sue risorse di spiritualità, di trascendenza, di umanità. S. Ponziano ci aiuti a scrivere pagine luminose nella storia della nostra Città e della nostra Diocesi, perché divengano ogni giorno di più spazi nei quali si ami gioiosamente la vita e sia dato alla gente il gusto di guardare in avanti, la voglia di avere un futuro, l’energia necessaria a costruire una società più vivace, più pronta a capire il senso ultimo delle cose, in grado di rispettare ed esaltare i veri valori dell’esistenza».
L’OMELIA DEL VESCOVO Omelia S. Ponziano 2026

Assisi e Foligno – ingresso del nuovo vescovo Felice Accrocca il 25 marzo nella Cattedrale di San Rufino ad Assisi e il 28 marzo a San Feliciano a Foligno

Monsignor Felice Accrocca, vescovo eletto delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno farà il suo ingresso e la presa di possesso nelle due diocesi nel mese di marzo e precisamente il 25 pomeriggio con la santa messa nella cattedrale di San Rufino ad Assisi per la diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, e il 28 marzo pomeriggio con la celebrazione nella cattedrale di San Feliciano per la diocesi di Foligno. Si tratta di due date particolarmente significative, perché il 25 marzo è la Solennità dell’Annunciazione del Signore e il 28 marzo è il giorno dei Primi Vespri della Solennità della Domenica delle Palme.

Il 19 marzo, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, ci sarà invece la messa di saluto e congedo dell’amministratore apostolico delle due diocesi, monsignor Domenico Sorrentino, in occasione dei 25 anni della sua nomina a vescovo e di ringraziamento per i 20 anni di servizio come pastore prima nella diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e poi di Foligno.

La definizione delle date dell’insediamento del nuovo vescovo è arrivata anche a seguito della visita di cortesia che una delegazione delle due diocesi ha compiuto lunedì 12 gennaio recandosi in arcivescovado a Benevento per incontrare e conoscere monsignor Accrocca.

Veglia ecumenica regionale

Veglia Ecumenica Regionale domenica 18 gennaio 2026 alle ore 18.30 presso la Basilica di San Francesco ad Assisi promossa dalla regione Ecclesiastica Umbra e dal consiglio delle Chiese Cristiane di Perugia.
Guideranno la preghiera: Mons. Renato Boccardo (Arcivescovo, Presidente della Conferenza Episcopale Umbra), Pastore emerito Calogero Furnari (Chiesa Avventista), Brother Benedict SSF (Chiesa Anglicana), Padre George Khachidze (Chiesa Greca Ortodossa), Padre Petru Heisu (Chiesa Ortodossa Romena), Pastore Marco Casci (Chiesa Valdese).

Gubbio – aperto l’ottavo centenario della morte di san Francesco

Con una celebrazione solenne nella chiesa di San Francesco, la città di Gubbio ha aperto ufficialmente l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi (1226–2026).
Un momento di forte intensità spirituale e simbolica che ha segnato l’inizio di un anno di grazia per la comunità eugubina e per l’intera famiglia francescana.
La Santa Messa è stata presieduta dal vescovo di Gubbio, Luciano Paolucci Bedini, alla presenza delle autorità civili e militari, tra cui il sindaco Vittorio Fiorucci con il Gonfalone della Città, a testimoniare il legame profondo tra la storia civile di Gubbio e la sua identità francescana.
Per l’occasione, il custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni, ha portato a Gubbio una preziosa reliquia di san Francesco, segno tangibile della comunione spirituale tra Assisi e la città dell’incontro con il lupo.

Nel corso dell’omelia, il vescovo Paolucci Bedini ha invitato la comunità a vivere il centenario non come una semplice ricorrenza commemorativa, ma come un tempo esigente di conversione personale e comunitaria. Richiamando il Battesimo di Gesù, celebrato nella liturgia domenicale, il vescovo ha indicato in san Francesco una delle immagini più luminose del Figlio di Dio che si lascia rinnovare dall’amore e dalla misericordia, diventando testimonianza viva per ogni tempo. «Questo non è un anno per ricordare soltanto – ha sottolineato – ma un cammino profondo che, grazie all’esempio di Francesco, ci faccia crescere nella fede e nella fraternità».

Ampio spazio è stato dedicato a uno degli episodi più cari alla memoria eugubina: l’arrivo di Francesco a Gubbio dopo la spogliazione di Assisi. Un passaggio che il vescovo ha letto come scoperta radicale dell’identità di figlio di Dio, che passa attraverso il coraggio di spogliarsi di ciò che appesantisce e nasconde la verità dell’uomo. «Ci sono tante cose – ha detto – che ci rivestono solo in apparenza, ma in realtà ci impediscono di camminare leggeri nella via del Signore».
A Gubbio, Francesco trova una nuova casa e un nuovo abito, semplice e povero, segno di una vita ormai rivestita solo di amore di Dio, Parola, umiltà, fraternità e cura del creato.
Un invito esplicito, rivolto anche oggi alla comunità, a interrogarsi su di che cosa spogliarsi e di che cosa rivestirsi per vivere il Vangelo nel presente.

Il lupo di Gubbio: il miracolo sempre attuale della fraternità
Il secondo grande episodio richiamato nell’omelia è stato quello del lupo di Gubbio, letto non come un racconto edificante del passato, ma come una potente metafora dei conflitti di ogni tempo. Paolucci Bedini ha sottolineato come Francesco non scelga una parte, né quella del lupo né quella della città impaurita, ma si metta in mezzo, aprendo le porte e scendendo incontro all’altro. «Francesco compie il miracolo della fraternità: non esclude, non giudica, non separa, ma si mette in mezzo perché fratello e fratello possano riconciliarsi».
Un messaggio di straordinaria attualità, che parla a una società segnata da paure, polarizzazioni e chiusure, indicando nella relazione, nell’ascolto e nel dialogo l’unica strada possibile per ritrovare libertà e pace.

Gli Sbandieratori e la bandiera del centenario
Al termine della celebrazione, gli Sbandieratori di Gubbio si sono esibiti tra le navate della grande chiesa francescana. Il vescovo ha consegnato loro una nuova bandiera, ideata dal maestro Armando Marrocco, artista profondamente legato alla città. La bandiera raffigura il legame tra san Francesco e Gubbio attraverso simboli identitari – dalla Fontana del Bargello ai Cinque Monti, fino al tau francescano – circondati dalle impronte del lupo, memoria viva del miracolo di riconciliazione. L’opera è stata trasformata in vessillo grazie allo studio Ti Style iT di Tiziana Crociani ed è stata l’ultima bandiera a librarsi in aria, accompagnata dalle voci del coro dei Cantores Beati Ubaldi, diretto dal maestro Renzo Menichetti.
La galleria fotografica della celebrazione
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Assisi – liturgia di apertura dell’ottavo centenario della morte di San Francesco

Sabato 10 gennaio 2026 presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, si è svolto il solenne Rito di apertura del Centenario del Transito di san Francesco, nel luogo che custodisce la Cappella dove il Poverello di Assisi, nell’autunno del 1226, concluse il suo cammino terreno accogliendo Sorella Morte “nudo sulla nuda terra”.
L’avvio del Centenario in questo luogo altamente simbolico segna l’inizio di un tempo di grazia ecclesiale, che invita la Chiesa intera a tornare alle sorgenti della testimonianza francescana, là dove la vita di Francesco si è compiuta nella piena conformità a Cristo povero e crocifisso e dove Francesco – ha voluto sottolineare fra Massimo Travascio OFM, Custode della Porziuncola nel suo saluto iniziale – «ha consegnato alla Chiesa un’eredità di pace, riconciliazione e canto», auspicando che questo Centenario non sia «memoria innocua, ma profezia viva, capace di insegnare ancora oggi a vivere e a morire secondo il Vangelo».
Il rito è stato presieduto da fra Francesco Piloni OFM, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna.

Liturgia della Luce
Particolarmente significativo il gesto iniziale della Liturgia della Luce, durante il quale il Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, S.E. Mons. Domenico Sorrentino, e il Sindaco di Assisi, Valter Stoppini, hanno varcato insieme la soglia della Basilica portando un cero, successivamente acceso nella Cappella del Transito. Un segno che ha richiamato la luce di Cristo Risorto e il valore della pace e del perdono, in continuità con il messaggio del Cantico delle Creature e con la storia di riconciliazione che Francesco seppe generare nella sua città.
«Quando quattro anni fa – ha commentato monsignor Sorrentino – iniziammo proprio qui in Assisi a pensare al 2026, insieme poi ai vescovi e francescani degli altri luoghi dei Centenari, Greccio e La Verna, sapevamo che avremmo vissuto anni di grazia e così è stato. Per arrivare oggi a un’esplosione di gioia vera, quella che viene dal cuore e dall’impegno di ciascuno a recuperare Francesco in tutte le sue dimensioni». «L’augurio che faccio a tutti e alla Chiesa intera – ha aggiunto il vescovo – è di riscoprire questo nostro Santo per riscoprire Gesù, unica fonte di gioia e pace».
«Assisi apre questo Centenario con gratitudine e senso di responsabilità – ha aggiunto il Sindaco di Assisi Valter Stoppini –. Nel luogo del Transito, Francesco ci affida ancora una volta il suo messaggio senza tempo, oggi più attuale che mai: pace, dialogo, rispetto. Come città, ci impegniamo a custodire questa preziosa eredità e a farla vivere nei gesti quotidiani».

Il rito di apertura
Cuore pulsante del rito è stato il cammino unitario delle sei grandi famiglie francescane, che hanno trovato in questa celebrazione una voce sola e un passo comune. Fra Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dei Frati Minori, fra Carlos Alberto Trovarelli OFM Conv, Ministro generale dei Frati Minori Conventuali, fra Roberto Genuin OFM Cap, Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini, Tibor Kauser OFS, Ministro generale dell’Ordine Francescano Secolare, fra Amando Trujillo Cano TOR, Ministro generale del Terzo Ordine Regolare, sr Daisy Kalamparamban CFI-TOR, Presidente della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terz’Ordine Regolare hanno attraversato insieme le navate della Basilica, inaugurando simbolicamente il pellegrinaggio di tutto il mondo francescano. Un momento di rara forza ecclesiale, rimando all’unità di una famiglia che riconosce in Francesco una sorgente comune e ancora feconda.
L’ampia partecipazione di fedeli e autorità politiche e del mondo civile ha restituito l’immagine di una Chiesa e di una comunità radunate attorno alla memoria viva di san Francesco: tra le numerose personalità, a sottolineare l’ampiezza e l’universalità dell’evento per il territorio e per l’Italia intera, vi erano Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria e Davide Rondoni, Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni civili, in un segno corale di partecipazione che ha testimoniato come il messaggio francescano continui a parlare ben oltre i confini ecclesiali.
Il rito si è articolato in sei momenti – Misericordia, Preghiera, Fraternità, Lavoro, Pace e Benedizione – che hanno ripercorso i passaggi essenziali del Testamento di san Francesco, accompagnati da meditazioni, testimonianze e interventi dei Ministri Generali. Al centro, l’invocazione corale della pace, affidata alla responsabilità dei credenti in un tempo segnato da conflitti, divisioni e fragilità globali. Il cammino si è concluso alla Porziuncola, segno del “sepolcro vuoto” e della Pasqua vissuta da Francesco, a indicare che il Transito non è una fine, ma l’inizio di una vita pienamente consegnata a Dio e agli uomini.

La lettera di Papa Leone XIV
Al termine della celebrazione è stata letta la Lettera che Papa Leone XIV ha voluto indirizzare alla Famiglia francescana e alla Chiesa tutta per l’apertura del Centenario del Transito di san Francesco, segno della partecipazione del Santo Padre a questo evento di rilevanza universale e della sua vicinanza spirituale al cammino che da Assisi si apre per l’intera comunità ecclesiale.

Indulgenza plenaria per l’Anno Francescano
In occasione dell’Anno centenario del Transito di san Francesco, la Penitenzieria Apostolica ha inoltre concesso il dono dell’Indulgenza plenaria, alle consuete condizioni, da potersi ottenere per tutto il corso dell’anniversario nelle chiese francescane di tutto il mondo, come reso pubblico dal Decreto promulgato nel Bollettino della Santa Sede del 10 gennaio 2026.
«Ricordare la morte di Francesco – ha sottolineato il Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, OFM Conv – significa per noi celebrare il miracolo della sua vita e la sua presenza viva in mezzo a noi: una benedizione che da oltre ottocento anni accompagna la Chiesa e l’intera umanità. La vita e il carisma francescani trovano la loro radice più autentica nello stesso Francesco, che continua a portare frutto nella storia, seminando misericordia, fraternità e pace».
Anche fra Francesco Piloni OFM ha voluto commentare questa importante giornata: «Qui oggi la Chiesa riceve nuovamente un Testamento, che è un dono per tutti. Aprendo questo Centenario nel luogo del suo Transito, riconosciamo che la vita del Poverello continua a parlare a tutti noi, alla Chiesa intera, chiamandola alla conversione e alla fraternità, perché ciò che nacque qui, sulla nuda terra, è destinato ancora a fecondare il mondo».
Papa Leone XIV – apertura VIII centenario transito s. Francesco

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