Perugia, solennità di Sant’Ercolano 2019, il cardinale Gualtiero Bassetti: «Imitiamo i nostri grandi giganti di santità, come Ercolano, testimoniando fino in fondo la nostra fede»

«Davanti a grandi giganti della santità vissuti nei primi secoli del cristianesimo, come il vescovo e martire Ercolano, noi cristiani ci sentiamo dei nani, ma cosa questi Santi avevano di diverso da noi? Avevano lo stesso Vangelo, lo stesso Gesù Cristo, ma a questo Vangelo e a Cristo hanno creduto e l’hanno testimoniato fino in fondo. Sant’Ercolano, defensor civitatis, ci protegga e ci aiuti a imitare i suoi esempi». Con queste parole il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha introdotto la celebrazione eucaristica della solennità di sant’Ercolano, patrono della città e dell’Università degli Studi di Perugia, di domenica 10 novembre nella splendida chiesa trecentesca a forma ottagonale intitolata a questo santo martirizzato dai Goti di Totila il 7 novembre dell’anno 547, come narrano i più antichi martirologi.

Le Istituzioni presenti e l’accensione del cero votivo.
Il cardinale Bassetti ha presieduto la celebrazione insieme a don Francesco Benussi, rettore della chiesa di Sant’Ercolano e a don Mauro Pesce, canonico della cattedrale di San Lorenzo, rivolgendo il suo saluto alle autorità civili presenti, in particolare al sindaco Andrea Romizi, che al termine della liturgia ha acceso il cero votivo dell’Amministrazione comunale posto accanto al reliquiario del Santo patrono, ai rappresentanti del Sodalizio di San Martino, antica benemerita istituzione laica di carità della città proprietaria della chiesa di Sant’Ercolano, ai membri degli Ordini cavallereschi di Malta e del Santo Sepolcro e dei cinque Rioni storici di Perugia.

Limiti, peccati e ritardi della Chiesa.
Nell’omelia, ripercorrendo brevemente la storia del martirio del Santo patrono, il cardinale ha definito Ercolano «padre dei poveri durante il lungo assedio dei Goti a Perugia, che difese questa nostra Chiesa con la Parola di Dio, annunciandola con forza, con coraggio e con l’esempio e ad immagine di Cristo buon pastore con il dono stesso della sua vita. Anche noi come Chiesa, rinvigorita dal suo sangue e dalla sua testimonianza, perché, come dice Tertugliano, il sangue dei martiri è il seme dei cristiani, vogliamo metterci con onestà dinanzi alla stessa Parola di Dio, volgiamo riconoscere quelli che sono i nostri limiti, i nostri peccati e i nostri ritardi. Parlo come Chiesa, essendo io il primo responsabile come suo pastore. Parlo della situazione religiosa e non solo della nostra città, ma anche dell’Umbria. Recentemente (18-19 ottobre, ndr) c’è stata un’interessante Assemblea ecclesiale regionale, a Foligno, nella quale ci siamo apertamente confrontati con quelli che sono i nostri limiti e che cosa dobbiamo fare per poter evangelizzare di più e meglio le otto comunità diocesane dell’Umbria».

Una Chiesa più luminosa nella sua vocazione e chiamata.
«Rivolgendo il discorso alla nostra Chiesa perugino-pievese – ha proseguito il cardinale –, pur ricca di fermenti, di carismi, di presenze significative, di memorie di santità antiche e recenti, tra queste ultime quella del dottor Vittorio Trancanelli che cammina velocemente verso la gloria degli altari, deve rendere più luminosa la sua vocazione, la sua chiamata. Pur essendo vivo da noi il desiderio e l’impegno di ascoltare la Parola di Dio, la nostra Chiesa non evangelizza sufficientemente se stessa, manca in parte di un cammino generalizzato di approfondimento delle verità della fede con l’allontanamento di tanti adulti, per non dire dei giovani. La nostra Chiesa dovrebbe avere quel dinamismo missionario che la fa uscire dal tempio per comunicare la buona notizia della salvezza e condividere il dono di grazia secondo il progetto di Dio. In una parola ripetuta spesso da papa Francesco, dovremmo essere molto di più una “Chiesa in uscita”, che va incontro agli uomini di oggi, che hanno tanto bisogno di essere evangelizzati».

«Pur celebrando l’Eucaristia (di messe se ne dicono tante soprattutto la domenica) e gli altri sacramenti – ha evidenziato il presule – , la nostra Chiesa dovrebbe brillare di più dinanzi al mondo come segno e strumento dell’unità in Cristo di tutto il genere umano, nella concretezza della vita quotidiana, dei rapporti fra tutti i suoi membri, invece c’è un clima che è troppo litigioso e spesso di divisione, mentre deve apparire di più come Epifania e manifestazione del Signore e del suo Spirito. Questo lo deve fare per primo il vescovo e poi i sacerdoti, ma anche tutti i battezzati perché la vocazione che abbiamo è unica. Non abbiamo vocazioni diverse, abbiamo scelte e carismi diversi nella vita, ma la vocazione fondamentale è quella della santità in cui siamo tutti chiamati a viverla e a testimoniarla».

Coraggiosi nel testimoniare la fede.
«Pur mostrandosi le nostre Chiese dell’Umbria in molte circostanze con varie iniziative – ha ricordato il cardinale – attente al grido del povero, del malato, dello straniero, del carcerato, esse hanno bisogno di quella creatività e generosità che hanno caratterizzato molti momenti della nostra storia, soprattutto abbiamo bisogno di abituarci di più a quanto domandano il Vangelo e i sacramenti che celebriamo nella fede. La nostra Chiesa deve ricevere quello stile di vita sobrio ed essenziale che oggi alimenta e sostiene la solidarietà a livello planetario. La nostra Chiesa ancora non è del tutto consapevole del suo dovere di trasmettere il messaggio universale della bellezza che sgorga da un umanesimo che porta ancora visibili le impronte della fede cristiana. Pensiamo a quello che ci hanno tramandato i nostri anziani, pur in una povertà molto più grande della nostra, pur forse anche in tempi per certi aspetti più difficili: la fede, il rispetto e la promozione di ogni uomo. Dinanzi a queste ed altre sfide c’è la forza dei nostri santi, dei nostri protettori, questi grandi testimoni che dobbiamo sempre imitare. Penso ai grandi Santi dell’Umbria, Benedetto, Francesco, Chiara… Vi auguro che voi siate dei fedeli devoti dei nostri Santi, ma non basta saperli imitare e chiedere loro delle grazie. Essi sono delle pietre miliari, dei vangeli viventi, perché chiunque di noi potrebbe dire e pensare: il Vangelo è bellissimo, ma è una utopia perché solo Gesù Cristo l’ha messo in pratica e non può essere alla nostra portata. Noi in questo ragionamento siamo smentiti dai Santi, che erano creature fragili e deboli, con il peccato originale come noi, eppure sono stati testimoni del Vangelo fino in fondo. Soprattutto noi, stamani, a sant’Ercolano vogliamo chiedere il coraggio di questa testimonianza di fede».

Il Primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Presentazione in conferenza stampa, a Perugia, lunedì 11 novembre

In vista della III Giornata Mondiale dei Poveri indetta dal Papa, che la Chiesa celebra il 17 novembre, lunedì prossimo 11 novembre, alle ore 12, presso la “Sala S. Francesco” del Palazzo arcivescovile di Perugia, si terrà una conferenza stampa per la presentazione del Primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Si riferisce ai dati del 2018, sarà multimediale e non cartaceo, una story map che garantisce l’accesso alle informazioni sulle povertà in Umbria da numerosi dispositivi elettronici e che, soprattutto, si può implementare di anno in anno.

Questo strumento, che fotografa esclusivamente l’azione della Caritas, va ad arricchire il prezioso Rapporto che l’Osservatorio sulle Povertà dell’Umbria redige dal 1995 grazie ad un protocollo tra Regione Umbria e Conferenza Episcopale Umbra, con il fine di qualificare le azioni delle istituzioni, delle associazioni e dei singoli individui.

«Con questo Rapporto multimediale – afferma il prof. Marcello Rinaldi delegato regionale della Caritas e direttore di quella diocesana di Orvieto-Todi – vogliamo raccontare come si è evoluta la povertà, come si colloca l’Umbria nel quadro nazionale e quali sono i bisogni attuali. Ma soprattutto – prosegue – vogliamo raccontare l’impegno delle Caritas diocesane sul territorio per far fronte alle tante richieste e disagi». Rinaldi anticipa un solo dato che emerge dal Rapporto, che però è già eloquente: «Nel 2018 in Umbria la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell’anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie della nostra regione».

Perugia: più volontari Caritas motivati e formati sulle orme del vescovo “santo” don Tonino Bello, al centro dell’imminente incontro di formazione. L’esperienza del “Villaggio della Carità” che prosegue da cinque anni grazie ad operatori e volontari

Sono due gli appuntamenti annuali formativi che la Caritas di Perugia-Città della Pieve offre a coloro che svolgono attività di volontariato nelle opere di carità diocesane e parrocchiali, programmati uno in autunno (9 novembre), l’altro in primavera (16 maggio). Sabato 9 (ore 9-13), presso il Centro Mater Gratiae di Montemorcino, si terrà un incontro rivolto anche a diaconi permanenti e aspiranti diaconi, dedicato alla figura del vescovo “santo” don Tonino Bello. Il teologo padre Giulio Michelin (Ofm), preside dell’Istituto Teologico di Assisi (ITA), aprirà l’incontro con una riflessione su “La Parola di Dio, fondamento del servizio ai poveri”, a cui seguirà una significativa testimonianza del dottor Domenico Cives, medico e amico del servo di Dio don Tonino Bello. Il dott. Cives è stato colui che ha seguito e accompagnato il vescovo pugliese nel calvario della malattia fino alla morte avvenuta il 20 aprile del 1993 all’età di 58 anni.

Figure di santità fondate nella carità.

La Caritas diocesana, come ha ricordato il suo direttore, il diacono Giancarlo Pecetti, durante la recente “Festa dei Volontari”, è da anni impegnata a promuovere incontri di formazione con testimonianze su figure di uomini e donne la cui santità trova fondamento nella carità. Basti pensare all’insegnamento del venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli, il noto medico chirurgo perugino che accolse prima in casa e poi in un’opera da lui voluta (“Alle Querce di Mamre”) minori in difficoltà e anche gravemente malati.

Necessari più volontari, soprattutto giovani.

«Anche se negli ultimi anni diversi giovani si sono avvicinati al volontariato – evidenzia il direttore Pecetti –, oggi c’è maggiore bisogno di volontari per un naturale ricambio generazionale nel prosieguo delle attività socio-caritative della Chiesa. Proprio ai giovani rivolgiamo l’invito a partecipare a questi incontri formativi dove possono trovare anche più motivazioni per il loro servizio donato al prossimo, in un’epoca sempre più individualista e indifferente alle situazioni di disagio dell’altro».

L’esperienza di volontariato al “Villaggio della Carità”.

Questi incontri di formazione, spiega il diacono Pecetti, «sono sulla Parola di Dio e sulla sua messa in pratica attraverso esperienze di vita cristiana, affinché il nostro cammino di vita trovi il suo senso ed il suo fine nella donazione di sé, soprattutto verso i più deboli». Gli incontri sono rivolti anche agli operatori e a quanti svolgono attività di volontariato nei servizi del “Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza” di Perugia, operativo da cinque anni, dove è situato uno dei quattro Empori Caritas presenti sul territorio diocesano, che complessivamente forniscono generi alimentari di prima necessità, prodotti per l’igiene e materiale scolastico a 1.200 famiglie accolte da 160 volontari. Gli Empori, grazie a questi volontari, sono anche dei veri e propri centri di ascolto dove i fruitori trovano un clima familiare con momenti di incontro-dialogo e scambi di conoscenze. Il “Villaggio della Carità” è soprattutto luogo di accoglienza per 15 famiglie ospitate per periodi medio-lunghi nel corso dell’anno. Si tratta di persone rimaste senza lavoro e senza abitazione, con figli anche minori, in grave difficoltà, che per loro vengono messi a disposizione 50 posti letto. Questi ospiti sono seguiti da operatori e volontari motivati che li aiutano a ricostruirsi un futuro dignitoso.

Sostegno a chi cerca un lavoro dignitoso.

La Caritas è costantemente impegnata nelle attività di contrasto alla povertà fin dall’origine, cercando di promuovere quelle buone pratiche nel mondo del lavoro che sostengono la dignità del lavoratore e lo sviluppo etico dell’impresa. Questo grazie all’istituzione dell’Osservatorio “Etica del Lavoro e Impresa”, nato lo scorso aprile a seguito del progetto “SoSteniamo in lavoro”, seguito anch’esso da alcuni volontari, che ha dato la possibilità a circa 30 giovani adulti, negli ultimi due anni, di trovare un’occupazione dignitosa dopo un periodo di stage retribuito (grazie ai Fondi 8xMille della Chiesa cattolica), presso alcune aziende del territorio aderenti a questo progetto di rilevanza sociale.

Perugia ricorda mons. Remo Bistoni nel quinto anniversario della morte (2014-2019), canonico penitenziere della cattedrale, missionario, letterato, iscritto all’Albo d’oro della città

Una delle figure più insigni e poliedriche di sacerdoti contemporanei, “figli” della Chiesa diocesana di Perugia-Città della Pieve, è quella di mons. Remo Bistoni (1924-2014), canonico penitenziere della cattedrale di San Lorenzo, missionario, letterato, giornalista, iscritto all’Albo d’Oro della città di Perugia nel 2009 per i suoi diversi meriti conseguiti anche nel campo culturale e in quello sociale, contribuendo allo sviluppo della comunità cittadina.

In occasione del quinto anniversario della morte di «don Remo», come in tanti lo chiamavano, la famiglia e gli amici lo ricorderanno con un incontro, in programma sabato 9 novembre (ore 17), presso la Sala del Dottorato delle Logge della cattedrale, con testimonianze dirette sulla sua indimenticabile figura di sacerdote dedito ad annunciare, attraverso la messa in pratica del Vangelo in diversi ambiti della vita ecclesiale e civile, la Misericordia e la Carità.

Ancora oggi don Remo viene ricordato per la sua infaticabile attività pastorale accanto alle maestranze di significative realtà produttive del capoluogo umbro (fu per mezzo secolo il cappellano dello Stabilimento Perugina), oltre ad essersi prodigato all’avvio e allo sviluppo di una importante attività missionaria nello stato africano del Malawi, dove si recò molte volte. Inoltre è stato per un decennio cappellano della benemerita e storica opera del Sodalizio di San Martino, seguendo con dedizione gli anziani ospitati. Conosciuto anche come letterato, attraverso apprezzate opere in prosa e in poesia, e come giornalista pubblicista, con articoli e editoriali propositivi e stimolanti, ha concorso a vario titolo alla nascita e all’affermazione del settimanale cattolico umbro La Voce e dell’emittente diocesana Radio Augusta Perusia (oggi Umbria Radio in Blu).

La facilità della scrittura, la gioiosità dell’inventiva e la tenace memoria, hanno consentito a don Remo di curare anche profili biografici di santi (Santa Veronica Giuliani) e di personaggi, tra i quali l’arcivescovo Giovanni Battista Rosa e don Federico Vincenti, che ebbe nel 1998 l’onorificenza di “Giusto delle Nazioni” per la sua attività, svolta con altri preti, di salvataggio degli ebrei negli anni della persecuzione. Di grande interesse sono anche le sue rievocazioni storiche, ricche di date e personaggi come “Una Chiesa presente. Passaggio del fronte nel territorio della diocesi perugina 1943-1944”.

All’incontro in ricordo di don Remo interverranno il cardinale Gualtiero Bassetti, il vicario episcopale della Prima Zona pastorale dell’Archidiocesi mons. Saulo Scarabattoli, suo successore alla guida dell’associazione “Amici del Malawi”, don Marco Briziarelli, attuale presidente di quest’associazione, e Gino Puletti, che ricorderanno l’attività missionaria di mons. Bistoni. Inoltre interverranno il prof. Sandro Allegrini, che parlerà dell’opera letteraria del noto sacerdote, e la prof.ssa Isabella Giovagnoni, che leggerà alcuni brani in prosa o in versi tratti dalle opere di Bistoni, letture intervallate da momenti musicali.

Terni – dal 9 al 17 novembre la quindicesima edizione del Filmfestival Popoli e Religioni “First Man”

E’ dedicata allo storico sbarco sulla luna la quindicesima edizione Terni Film Festival Popoli e Religioni 2019 “First man”, che si svolgerà a Terni dal 9 al 17 novembre al Cityplex, alla Bct e al Museo diocesano e Teatro Don Bosco di San Francesco a Terni.
Vari i personaggi e gli eventi dedicati alla luna: una cantante, una regista e una gigante da ammirare in Bct insieme ad una riproduzione a grandezza innaturale della Terra. E ancora in film, corti, come il cinema l’ha immaginata e raccontata in oltre cento anni, mostre, racconti, un planetario e un’esperienza di realtà virtuale.
Popoli e Religioni – Terni Film Festival è un festival cinematografico internazionale che si occupa di dialogo interreligioso, integrazione degli immigrati, educazione al cinema e attività per i detenuti.
Il festival è organizzato dall’Istituto di Studi Teologici e Storico-Sociali, in collaborazione con la Diocesi Terni Narni Amelia e l’associazione di volontariato San Martino, gode del patrocinio del Comune di Terni e del Pontificio Consiglio per la Cultura e del sostegno della Regione Umbria, del Ministero per i beni e le attività culturali e della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni.
Il festival, con la direzione artistica di Arnaldo Casali, prevede proiezioni mattutine per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori e dell’Università, anteprime nazionali e internazionali, incontri con gli autori, concerti, spettacoli teatrali, mostre e un concorso internazionale per lungometraggi, cortometraggi dedicati al volontariato.

 

IL PROGRAMMA DELLA XV EDIZIONE

“Il film festival non è soltanto un mettersi davanti allo schermo e godersi una proiezione – ha detto il vescovo-, ma è una proposta che vuole aiutare le persone, la cittadinanza e i giovani a relazionarsi a dialogare tra popoli e religioni. Abbiamo al’ambizioni di imparare a convivere tra popoli e religioni diverse ed è proposto attraverso la cinematografia. Quest’anno a tema c’è un progetto particolare “First Man”, primo uomo sulla luna nell’anniversario dello storico evento, ma in generale c’è l’uomo nuovo, l’umanità nuova. Prima l’uomo, perché se rispettiamo l’uomo, se lo valorizziamo, allora i popoli e religioni vivranno bene, vivranno meglio, saremo tutti quanti meglio. Quindi questo primo uomo che sarà illustrato da varie sfaccettature, attraverso le proiezioni, il cinema e anche attraverso i dialoghi e le feste, i momenti che ci saranno, i focus che verranno organizzati tra le varie realtà che esistono nel nostro territorio che abbiamo invitato al filmfestival.
Mi auguro che questo aiuti a portare al centro anche il primo uomo che per noi è Cristo, in lui vengono riassunte tutte le qualità, realtà, dolori, gioie dell’umanità intera. Vogliamo guardare in filigrana la presenza dell’umanità di Cristo, umanità intera, che viene trasformata, resa più purificata, più nobile e più alta”.

L’ARTICOLO DEL VESCOVO PIEMONTESE SULLA RIVISTA SAN FRANCESCO

Uno degli obiettivi del festival è anche l’integrazione: per questo ogni anno il festival dedica un focus che per la prima volta sarà dedicato all’Italia, perché oggi i meno integrati in Italia sembrano essere proprio gli italiani. La giornata finale della kermesse sarà incentrata quindi su danze, a cura dell’associazione Diversa-mente, canti di Lucilla Galeazzi ed eccellenze enogastronomiche del nostro Paese, il tutto ad ingresso gratuito.
In programma anche un evento dedicato agli ottocento anni dall’incontro tra San Francesco e il sultano, il 13 novembre al Cityplex ore 21 con la proiezione del documentario “The sultan and the Saint” di Alexander Kronemer e il dibattito con padre Pietro Messa, il vescovo Piemontese, Alfonso Marini e Yusuf Abd al Hakim Carrara. A seguire “Riflessioni d’argento tra il buio e la luce” le lodi di Dio Altissimo/i 99 nomi di Allah con l’esibizione degli Eldar. L’apertura domenica 10 novembre alle ore 18 con la proiezione del film First Man e del classico di fantascienza “Le voyage dans la lune” con la musica eseguita dal vivo dagli studenti dei Licei Angeloni. L’Angelo alla carriera sarà consegnato ad Alice Rohrwacher sempre domenica 10 novembre.

Perugia: la solennità del Santo patrono Ercolano, vescovo e martire, defensor civitatis

Il 9 e il 10 novembre la Chiesa di Perugia celebra Sant’Ercolano, vescovo e martire, defensor civitatis, patrono della città e dell’Università degli Studi. E’ un’occasione per richiamare i perugini a riflettere sull’importanza di non sciupare «un patrimonio inestimabile, come quello della nostra città, la cui protezione e custodia è dovere di tutti», sottolinea il cardinale Gualtiero Bassetti nel fare memoria dell’«esempio che ci viene dal nostro Santo patrono, il vescovo Ercolano, che fu uno dei maggiori artefici della difesa di Perugia assediata dai Goti di Totila». Questa solennità è particolarmente sentita anche come momento per rinsaldare il legame tra la comunità civile e quella ecclesiale, chiamate ad operare insieme per il bene comune, raccogliendo le sfide di una città sempre più multiculturale dove non mancano esempi di dialogo, integrazione e solidarietà.

Le celebrazioni in onore del Santo patrono si terranno nella chiesa a lui intitolata e avranno inizio sabato 9, alle ore 11, con la messa presieduta dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi insieme al rettore di Sant’Ercolano don Francesco Benussi e ai parroci della città. Nel pomeriggio, alle ore 18, si terrà il concerto de “I Madrigalisti di Perugia”. Domenica 10, alle ore 10.30, il cardinale Bassetti presiederà la celebrazione eucaristica alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni civili e dei membri della storica e benemerita opera laica di carità del “Sodalizio di San Martino” (risalente al secolo XVI), proprietaria della chiesa di Sant’Ercolano (splendido edificio a forma ottagonale del secolo XIV). Nel pomeriggio, alle ore 17, sempre in Sant’Ercolano, si svolgerà l’incontro culturale dal titolo: “Dal Bonfigli al Regnaud. Le trasformazioni di una chiesa”, promosso dall’associazione “Radici di pietra”. In serata, alle ore 19.15, nella chiesa dell’Università, si terrà la messa per il mondo accademico celebrata da don Riccardo Pascolini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria, che al termine consegnerà a ciascun laureato nell’ultimo anno una lampada con l’effige del Santo patrono, come segno della propria vocazione cristiana ad essere “luce del mondo” nella vita e nella professione.

Perugia: «Anche in Cielo avremo un luna park». Il cardinale Bassetti in visita alle famiglie dei giostrai

«Spero di ritrovare anche in Cielo un luna park, poi la forma con cui lo ritroveremo la deciderà il Signore». E’ l’auspicio con cui il cardinale Gualtiero Bassetti ha salutato le famiglie dei giostrai del Luna Park di Perugia, visitate il 5 novembre nel loro luogo di lavoro, come avviene ogni anno da quando è vescovo, esattamente da 25 anni, prima nella Diocesi Massa Marittima, poi ad Arezzo e a Perugia. Nel dire che «anche in Cielo avremo un luna park», Il cardinale si è ispirato, come lui ha sottolineato, «a un bellissimo pensiero di Giorgio La Pira quando era sindaco di Firenze, che, in piazza del Duomo, disse: “Sicuramente in Paradiso ritroveremo il campanile di Giotto e la Nona sinfonia di Beethoven”; quindi l’arte e la musica ma anche l’aspetto ludico della vita, perché dicono le Sacre scritture che Dio ama giocare con gli angeli».

Alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale, come è tradizione sulla pista di un autoscontro, hanno partecipato alcuni ospiti della “Casa Sereni-Don Guanella”, amici del Luna Park. Ad animare la liturgia è stato il coro di San Giovanni Battista di Ferro di Cavallo, la parrocchia nel cui territorio (Pian di Massiano) viene allestito il Luna Park un mese prima la festività di Ognissanti, il cui parroco don Francesco Medori è l’incaricato diocesano per i fieranti e i circensi della Pastorale dei migranti e degli itineranti.

«E’ da 25 anni che sono vescovo anche se gli ultimi sono per me molto movimentati – ha esordito con queste parole il cardinale all’inizio dalla messa –, ma una delle realtà che è rimasta legata alla mia vita è la vostra. Di alcuni di voi conosco le vicende personali e familiari, le sofferenze, i lutti, ma anche le gioie. La vita è fatta di tanti appuntamenti anche per i lavoratori itineranti come voi. Ricordo il nostro primo incontro a Massa Marittima con i sacerdoti don Nando e don Emanuele, che mi dissero: “Venga a dir messa al luna park perché non è un luogo di solo divertimento, ci sono soprattutto le persone, le famiglie, i credenti”. La Provvidenza ci ha fatto rincontrare in altre città grazie anche a dei sacerdoti esemplari: ad Arezzo, con don Carlo e don Angelo, che morì molto giovane, e a Perugia, con il nostro don Francesco che mi dice sempre che il luna park “è la mia parrocchia in movimento”. Con l’aiuto di Dio e di questi sacerdoti siate sempre famiglia, camminate insieme sulla stessa strada, perché la Chiesa è il popolo di Dio che cammina verso la Casa del Padre. Per questo mi chiedo: ma che luna park ci deve essere in Paradiso mentre siamo intenti a camminare su questa strada, verso l’eternità, verso Gesù che ci aspetta. Però attenzione, perché si può camminare sulla stessa strada, essere uniti con le gambe, perché si fanno gli stessi passi, ma non essere uniti con il cuore e con la testa. Non basta camminare insieme, è necessario essere in pace con gli altri nel volergli bene e nel sacrificarci per i fratelli più fragili, che hanno bisogno del nostro sostegno. Camminare insieme uniti nel cuore e nell’anima, perché spesso le distanze più grandi sono quelle fra la testa e il cuore. Se riusciamo a mettere insieme la testa e il cuore daremo il meglio di noi stessi e metteremo a frutto tutti i doni che Dio ci ha fatto».

Nell’omelia, soffermandosi ancora sul Paradiso, il cardinale ha detto: «La Vita eterna non è fatta di grandi gesti, come anche il Vangelo che è fatto di piccoli gesti. Un bicchier d’acqua dato a uno che ne ha bisogno diventa meritevole di Vita eterna, come anche una carezza, una parola buona, un sorriso in un mondo oggi così avaro di sorrisi, questa è la vita cristiana in maniera molto semplice come l’ha vissuta Gesù».

Al termine della celebrazione è intervenuto il portavoce delle famiglie dei giostrai, Enzo La Scala, rivolgendo al cardinale Bassetti queste parole: «La nostra è una comunità che crea “problemi”, che li vive in ogni città, però è anche una comunità che porta sorriso e soddisfazione. Quello che a noi fa piacere è vedere la gente quando arriva spensierata, ospite delle nostre attività e del nostro divertimento. Oggi, essendo 25 anni dal nostro primo incontro con lei, eminenza, è nostro ospite a pranzo perché tutti noi ci meritiamo la sua presenza, ma prima vogliamo consegnargli un piccolo pensiero come segno del nostro incontro». Si tratta di una targa-ricordo con i simboli del luna park e una dedica che sintetizza il lungo rapporto con il presule: “Per i 25 anni di amicizia che ci legano e ci guidano a Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, gli operatori del Luna Park di Perugia, 5 novembre 2019”.

Perugia: Concluse con il concerto in ricordo del venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli le solennità di Ognissanti e dei Defunti. Il cardinale Gualtiero Bassetti: «Una volta si sapeva morire, perché morire faceva parte della vita. Non si moriva da soli, si era circondati dai propri familiari»

«Una volta si sapeva morire. Oggi si vorrebbe una morte “addomesticata” e censurata, perché il benessere, la vita, “è oggi, qui” e ogni atteggiamento che mette in discussione un tale assioma va censurato. Una volta si sapeva morire, perché morire faceva parte della vita. Non si moriva da soli, si era circondati dai propri familiari. Anche allora la morte faceva paura, ma il credente temeva soprattutto il “dopo morte”, il giudizio di Dio e la sorte eterna. Oggi il morire si chiude con il rituale spesso asettico del funerale». Lo ha evidenziato nell’omelia del giorno della Commemorazione dei Defunti, nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Il presule, nel commentare il brano evangelico del 2 novembre ha evidenziato che «l’unica cosa che conta nella vita è l’amore; l’unica cosa che resta, è l’amore. L’amore è sempre grande, anche quando si manifesta in piccoli gesti, come un bicchiere d’acqua, un pezzo di pane, una visita ad un malato, una parola di conforto, una mano che stringe l’altra. L’amore è grande, è forte, è irresistibile perché è sempre una scintilla di Dio, che infuoca e salva la terra».

E l’amore che ha caratterizzato gran parte della breve ma intensa vita del venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli (1944-1998), morto prematuramente all’età di 54 anni e che quest’anno ricorre il 75° anniversario della nascita, è anch’esso «una scintilla di Dio». Il medico chirurgo Trancanelli, “santo in sala operatoria e nella vita”, si fece prossimo verso i fratelli più piccoli e in difficoltà, accogliendo diversi minori (alcuni dei quali disabili) prima in casa e poi dando vita, insieme alla moglie Rosalia Sabatini, all’opera di carità “Alle Querce di Mamre”. Prima di morire, Vittorio Trancanelli, dichiarato venerabile da papa Francesco nel 2017, volle davanti a sé tutti i suoi “figli” dicendo alla sua Rosalia: «Per loro è valsa la pena di vivere, non per diventare qualcuno, fare carriera e soldi». E al venerabile Trancanelli la Postulazione della sua Causa di Canonizzazione e l’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve hanno voluto dedicare un concerto canoro-musicale tenutosi nella serata del 3 novembre, nella cattedrale di San Lorenzo, a conclusione delle solennità di Ognissanti e dei Defunti, che ha visto esibirsi il noto tenore fra Alessandro Brustenghi e il soprano Sarah Piccioni. «Entrambi perugini, che hanno dato vita ad uno spettacolo unico», ha sottolineato il postulatore della Causa di Canonizzazione del venerabile Trancanelli, Enrico Solinas, nel presentare questo concerto che ha visto accompagnare i due tenori dagli archi di “Umbria Ensemble”, «famoso gruppo musicale perugino – ha proseguito Solinas – per aver tenuto concerti in tutta Italia ed in vari Paesi europei». Presenti i familiari del venerabile Trancanelli insieme a quelli di un altro venerabile della Chiesa italiana, anch’egli medico, il veronese Alessandro Nottegar, il cardinale Gualtiero Bassetti, il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e il sindaco di Perugia Andrea Romizi.

Fra Alessandro Brustenghi, a margine del concerto, soffermandosi sulla «Misericordia dei Santi», ha ricordato il venerabile perugino con queste parole: «Vittorio Trancanelli dice a tutti noi, in particolare ai giovani, che è possibile percorrere la via della santità, che è la felicità piena, in qualsiasi momento, in qualsiasi condizione, anche se sei un medico come era lui, anche quella dove si vive più stress, ma dipende dal cuore che abbiamo perché essere veramente felici è fare felici altre persone. Questa sera, nella nostra cattedrale, abbiamo avuto l’esperienza che, grazie a Vittorio Trancanelli, le persone presenti hanno potuto risentire la gioia e la felicità della vita anche attraverso il canto e la musica. La santità è feconda, contagiosa e questo è un altro aspetto bellissimo dei santi e arrivare alla santità sarebbe l’obiettivo di tutti».

Terni- celebrazione del 2 novembre al cimitero. Mons. Piemontese: “Tanta solitudine e disperazione oggi è presente perchè gli uomini hanno abbandonato la fede, messo da parte principi nobili che elevano l’esistenza”.

E’ stata celebrata al Cimitero di Terni, dal vescovo padre Giuseppe Piemontese, la Santa Messa per la commemorazione di tutti i defunti, alla presenza del prefetto vicario Andrea Gambassi, del sindaco Leonardo Latini, del questore Antonino Massineo, delle massime autorità militari e civili cittadine, delle associazioni combattentistiche e d’arma, e concelebrata dal vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi e da numerosi sacerdoti della città.
Una ricorrenza che accomuna, nel ricordo dei defunti, non solo i credenti ma tutte le persone che si sono recate in questi giorni al cimitero. Una tradizione che è segno di un legame di amore, ravvivato nella preghiera e nel ricordo.
Il vescovo ha ricordato coloro che sono morti in questo anno in maniera inaspettata per malattia, calamità naturali, disgrazia o violenza: i morti sul lavoro, quelli nell’adempimento del dovere. Un ricordo particolare è stato per le vittime di questo anno: Vincenzo De Gennaro, carabiniere ucciso a Cagnano Varano (Foggia); Emanuele Anzini, carabiniere, travolto da un’auto a Bergamo; Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma; i due agenti di Polizia, uccisi a Trieste, un mese fa Pierluigi Rotta e Matteo Demenego.

Nella giornata di commemorazione dei defunti il vescovo ha posto l’accento sul senso del dolore e del ricordo in una società che tende a smarrire il senso di pietà verso i defunti: «Questo giorno è stato pensato come giorno della memoria e per rinnovare e mettere a fuoco la pluralità dei ricordi, onorare quanti ci hanno preceduto: da soli, con la famiglia e con la comunità civile, sociale. Alimentiamo la pietas che alberga nell’animo umano, ossia la devozione religiosa, il sentimento d’amore e di rispetto verso la famiglia, verso gli avi. Tanta solitudine e disperazione oggi è presente perché gli uomini hanno abbandonato la fede in Gesù. Direi, hanno messo da parte ogni fede, convinzione, principi nobili che elevano l’esistenza e la rendono vera, aperta all’infinito, al prossimo, al benessere comune.
Se scompare Dio dalla società, scompare anche l’uomo. Ciascuno di noi perde di consistenza, indeboliamo il rapporto con l’umanità. Il valore stesso della vita e il rispetto che si deve, alla propria e altrui esistenza, viene oscurato: oggi siamo spettatori, in diretta, o come si dice: dal vivo, in onda, on line, di innumerevoli omicidi, femminicidi, suicidi, stragi, guerre, violenze fisiche a morali, a cominciare da quelle gratuite a quelle apparentemente motivate. Perfino adolescenti, radunati in bande, che bullizzano coetanei e adulti per divertimento; giovani che consumano e distruggono la propria vita con rischi irragionevoli, con l’uso di stupefacenti ormai di facile acquisto».
L’esortazione del vescovo è stata quella di riportare speranza con azioni concrete e responsabili a partire dalla famiglia, dalla scuola, dalla società, dalle religioni, dalla chiesa stessa. «Una corale azione per riportare in agenda non solo la libertà individuale, ma i valori umani, personali e civili della nostra cultura, i valori evangelici con la responsabilità collegata alle scelte e ai gesti di ognuno: adulti e giovani, genitori e figli, mariti e mogli, autorità e cittadini, imprenditori e prestatori d’opera: tutti coalizzati per riportare la speranza nella società, ciascuno per la sua parte. Basta odio diretto e on line, basta violenze materiali e verbali. La fede nella vita e la speranza nella risurrezione vanno seminate con urgenza, fin dall’infanzia e nelle piccole cose».

La cerimonia è proseguita all’interno del cimitero civico con la benedizione delle corone d’alloro, la preghiera in memoria dei caduti in guerra presso il Sacrario ai Caduti e la deposizione delle corone d’alloro presso i monumenti delle varie Forze armate, Corpi dello Stato associazioni combattentistiche e d’arma, e al monumento e fosse comuni dei caduti nei bombardamenti della città di Terni, siti lungo il viale all’interno del cimitero civico.

Norcia, celebrazioni a tre anni dal terremoto. Il “sogno” di Vescovo e Sindaco: poter celebrare la Messa di Natale tra le rovine della Concattedrale di Santa Maria. La visita del Ministro Franceschini

Alle 7.41 di mercoledì 30 ottobre 2019 gli abitanti di Norcia, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo, il sindaco Nicola Alemanno, la neo presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, la sovrintendente all’Archeologia, alle Belle Arti e al Paesaggio dell’Umbria Marica Mercalli, i parroci della città don Marco Rufini e don Davide Tononi, i Monaci benedettini col priore padre Benedetto Nivakoff, le autorità civili e militari si sono ritrovati intorno alla statua di S. Benedetto, nella centralissima piazza nursina, per partecipare al momento di preghiera in occasione del terzo anniversario degli eventi sismici del 26 e 30 ottobre 2016 che hanno ferito la Valnerina. Tutti insieme hanno chiesto a Dio Creatore e Padre di soccorrere questa gente che porta “le ferite dei cataclismi che scuotono la profondità della terra e di vegliare sulle famiglie del territorio e sul lavoro”.

Le parole di mons. Boccardo. Nel commentare i numeri 85-86 dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, l’Arcivescovo ha detto che «l’anniversario del terremoto richiama alla memoria e certamente al cuore ricordi, speranze, delusioni, fatiche. Lo sappiamo e lo abbiamo ripetuto tante volte. Ricordare però solo questi aspetti, pur presenti e particolarmente vivi, può significare un rinchiuderci su noi stessi, un continuare a piangerci addosso». E qui l’esortazione del Presule: «Dobbiamo invece guardare avanti e non farci prendere dal senso di sconfitta, che papa Francesco definisce “una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia”. Per questo è importante non perdere la prospettiva e mantenere viva quella tenacia che è il grande patrimonio delle popolazioni di queste montagne, che ha segnato la storia ed è stato capace di generare continuamente lo stare insieme, il costruire la società e i monumenti in essa contenuti». Ancora mons. Boccardo: «Fa male al cuore vedere Norcia, e gli altri paesi di queste vallate, quasi deserta. Quando si passa in questo bel viale (Corso Sertorio, ndr) c’è poca gente. I segni dello scoraggiamento ci sono. Però bisogna reagire e guardare avanti. Questa situazione pesante non può rimanere sterile. È, infatti, nel tempo della prova che riscopriamo l’essenzialità, la bellezza, l’umanità. I nostri monumenti feriti sono l’espressione di una comunità e ci ricordano anche il bisogno di verità che abita la nostra società. Siamo eredi di tutto questo: dobbiamo custodirlo con forza per trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Ognuno quindi – ha concluso mons. Boccardo – faccia la sua parte, secondo le proprie responsabilità e competenze. Ma vi esorto: non lasciamoci rubare la speranza».

Per le neo presidente della Regione Donatella Tesei la presenza a Norcia è stata la prima uscita ufficiale dopo l’elezione di domenica 27 ottobre: «È per me molto significativo – ha detto – che ciò sia avvenuto nella Diocesi in cui vivo (è di Montefalco, territorio che ricade nella Chiesa di Spoleto-Norcia, ndr). È una giornata particolare e non potevo mancare proprio a questo momento di raccoglimento e di preghiera per ricordare i tre anni dal sisma che ha colpito la nostra regione, Norcia e tutta la Valnerina. La speranza è che il prossimo anno possiamo sì fare memoria, ma magari con qualche situazione già risolta».

Progetto di rinascita per la chiesa della Madonna di Cascia. Poi, nel centro di valorizzazione dietro la Castellina c’è stata la presentazione di un progetto di rinascita della chiesa della Madonna di Cascia, distrutta dal sisma, situata sull’antica strada che collega Norcia con la terra di Santa Rita. Il nome chiesa della Madonna di Cascia è dovuto ad una solenne pace stipulata tra Norcia e Cascia nel 1477 per suggellare la quale fu deciso da ambo i Comuni di erigere a proprie spese due chiese. I casciani fecero edificare quella che chiamarono Santa Maria di Norcia (ora detta della Concezione), mentre i nursini questa, ancora chiamata appunto Madonna di Cascia, entrambe collocate non a caso del vecchio sentiero che collegava i due paesi. Si tratta di un progetto dal forte valore culturale, che abbraccia la dimensione della ricerca e dello studio, elementi che devono rinascere al pari delle case e dei monumenti. A coordinarlo è l’Università degli Studi di Perugia col prof. Paolo Berardi del Dipartimento di Ingegneria civile ed ambientale. Il progetto prevede il riutilizzo delle macerie della chiesa della Madonna di Cascia per crearne una sorta di monumento della memoria, un segno che dica alle generazioni future che nel 2016 c’è stato un forte terremoto e che l’identità di una comunità può ri-nascere anche dalle macerie. In pratica: verrà ricostruito l’involucro della chiesa con carpenteria lignea, che verrà poi rivestita con le macerie del vecchio edificio di culto. Per questo progetto non verranno utilizzati soldi pubblici, ma denaro proveniente da campagne di Crowdfunding (microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse). L’arcivescovo Boccardo ha così commentato: «Abbiamo bisogno anche di cose belle. Questo progetto ci dice che le pietre parlano, sono vive, portano un messaggio di riconciliazione, di pace e di unità. Sarà un monumento che racconterà una storia a chi verrà dopo di noi».

Visita del Ministro Franceschini e il “sogno” di Vescovo e Sindaco. Alla 9.45 è giunto a Norcia il ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Dario Franceschini: accompagnato dalle autorità, dai progettisti e dalle maestranze ha visitato i cantieri della Basilica di S. Benedetto, scendendo anche nella cripta, e della Concattedrale di Santa Maria liberata dalle macerie in questo ultimo periodo e che ora dovrebbe essere dotata di una copertura. Al Ministro l’arcivescovo Boccardo e il sindaco Alemanno hanno accennato un piccolo “sogno”: poter celebrare la Messa di Natale tra ciò che resta di questa chiesa. Infine, il Ministro si è recato in visita alla chiesa di S. Salvatore a Campi di Norcia e poi all’Abbazia di S. Eutizio in Preci, dove è stato accolto dal parroco don Luciano Avenati e dal sindaco Massimo Messi.