Conclusa l’Assemblea ecclesiale regionale delle Chiese umbre. Le parole dell’arcivescovo Boccardo, del cardinale Bassetti, del vescovo Sigismondi e di don Luciano Avenati

Al termine della tavola rotonda e prima della Messa conclusiva dell’Assemblea ecclesiale regionale delle Chiese umbre, che si è tenuta a Foligno nel complesso parrocchiale di S. Paolo il 18 e il 19 ottobre, il presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha tenuto le conclusioni della due giorni. Il Presule ha detto che per le Chiese umbre è ora tempo di «guardare avanti, senza accontentarsi più del “si è sempre fatto così”, di rispondere alle attese, trovare audacia e coraggio, di rivedere l‘agire pastorale per concentrarsi sulla scelta fondamentale dell’evangelizzazione. … La sinodalità che abbiamo vissuto in questi due giorni – ha proseguito il Presule – ci aiuta a vivere pienamente il nostro essere popolo di Dio in cammino, in discernimento e ascolto reciproco, fino a programmare insieme, decidere insieme e operare insieme». I Vescovi ora saranno chiamati a fare una sintesi di quanto emerso in questi due giorni e offrire così un documento alle Chiese particolari dell’Umbria al fine di avviare qualche progetto pastorale comune che, come ha sottolineato mons. Boccardo, «vada incontro alle fatiche, alle ferite e alle domande delle persone e possa offrire una “cura” misericordiosa che pone al centro “i poveri”. Come cristiani, dunque, siamo chiamati sempre più a raccontare con lo stile della vita quotidiana quanto è bello essere discepoli di Gesù a Perugia-Città della Pieve, a Città di Castello, a Gubbio, ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, a Foligno, ad Orvieto-Todi, a Spoleto-Norcia e a Terni-Narni-Amelia. È questo lo “snodo” – ha concluso il Presidente della Ceu – di una Chiesa “in uscita” che sappia accogliere, discernere, integrare, accompagnare».

«Il nostro convenire in questi due giorni dell’Assemblea Ecclesiale regionale, voluta dalla CEU, e realizzata con tanta passione dal nostro presidente Mons. Renato Boccardo insieme all’équipe regionale, ci ha consentito di fare un’esperienza unica, di sentirci parte di una comunità, della santa Chiesa di Dio che vive nel mondo con la grazia dello Spirito e che si incarna nel cuore e nelle membra di ciascuno di noi», ha detto il card. Gualtiero Bassetti nell’omelia della Messa conclusiva dell’assise, concelebrata dagli altri Vescovi dell’Umbria e dai sacerdoti delegati. «Quello che abbiamo vissuto – ha chiarito il Presidente della Conferenza episcopale italiana – non è stato un convegno né tanto meno un congresso, ma un incontro di popolo, del popolo cristiano, che animato dalla Parola si mette alla ricerca di quel tesoro nascosto, che altro non è se non l’amore di Dio, l’unico capace di rendere piena la nostra gioia e di dare un senso vero alla vita». Il Porporato, poi, ha detto che trasmettere e condividere la “gioia del Vangelo” è l’atteggiamento di fondo che deve permeare l’azione dei cristiani. «Non nascondiamo – ha detto Bassetti – la difficoltà di un incontro, di un dialogo a volte molto difficile con un mondo disilluso dalle promesse umane, stordito dai bagliori della tecnologia e del benessere, che non sente più il bisogno di interrogarsi sulla propria esistenza. Ma il cuore umano non si può imbrigliare, esso palpita, vibra e si scuote quando non si sente appagato e a questo non bastano le sicurezze umane. Ci vuole qualcosa di più, che il nostro intimo non smette mai di cercare. In questo scenario, a volte un po’ desolato, la Parola di Dio ci apre spazi infiniti, ci dona il coraggio e la forza per intravedere ciò che sta oltre».

«Per grazia di Dio – ha proseguito l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – le Chiese dell’Umbria si sono trovate in questa bella esperienza di sinodalità e hanno avuto il coraggio di guardare con gratitudine al passato, di analizzare il presente, e di gettare anche uno sguardo più lontano, sul futuro. Non tutto ci è chiaro, e, se la situazione che abbiamo visto, in qualche tratto, è preoccupante, non deve mancare la speranza che da essa possono maturare frutti che nemmeno riusciamo ora ad immaginare. Uniti intorno a Cristo Signore possiamo portare veramente il frutto che la Chiesa e la società si aspettano da noi. Uniti intorno al Signore si superano le paure delle battaglie, anche quelle più aspre, e si scopre che è in lui che ogni speranza si realizza, ogni vittoria arriva e ogni buio lascia spazio alla luce di un giorno nuovo. In Lui troviamo la forza di parlare alle famiglie di oggi, così provate dalla secolarizzazione, ai giovani che cercano faticosamente di costruire il loro futuro, a quanti, anche tra noi, sono provati dalla povertà e da situazioni di vita dolorose. È una Chiesa presente, che si carica delle ansie dei suoi figli e ne condivide le gioie, che sa infondere fiducia».

Mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, la Diocesi che ha ospitato quest’Assemblea, ha voluto commentare la due giorni ecclesiale umbra con queste parole: «Innanzitutto ringrazio il Signore per questo appuntamento veramente sinodale. Per la nostra Diocesi di Foligno è stata un’occasione provvidenziale e un momento favorevole. Ho visto in questi giorni, come ho detto più volte, il mandorlo in fiore, della disponibilità di tutte le Diocesi di camminare insieme. E’ ormai tempo di farlo e dobbiamo metterci in cammino decisamente».

Don Luciano Avenati, coordinatore della segreteria preparatoria dell’Assemblea, ha presentato alcuni simboli visivi a futura memoria di quest’assise ecclesiale: le otto piante d’ulivo, ciascuna per ogni Diocesi della terra dei santi Benedetto e Francesco, che saranno piantate nell’area verde circostante il complesso parrocchiale di San Paolo in Foligno che l’ha ospitata, segno di comunione e sinodalità nel camminare insieme verso il Regno di Dio; i semi di una pianta di olio di ricino (nella Bibbia pianta legata alla figura di Giona, che non voleva essere annunciatore della Parola di Dio ai pagani) saranno inviati a ciascuno dei 400 delegati dell’Assemblea ecclesiale regionale, affinché le loro comunità possano proseguire l’opera di evangelizzazione della società odierna».

Assemblea ecclesiale regionale (Foligno 18-19 ottobre). La tavola rotonda con “alcuni ospiti dell’Umbria”: Ernesto Galli delle Loggia, Maria Gabriella Mecucci, Paolo Raffaelli e Marco Tarquinio

Nel pomeriggio del 19 ottobre si è svolta la tavola rotonda con “alcuni ospiti dell’Umbria”: Ernesto Galli delle Loggia, Maria Gabriella Mecucci, Paolo Raffaelli e Marco Tarquinio, che ha coordinato i lavori. Il direttore de Avvenire ha domandato agli ospiti: «Con quali occhi vedete la Chiesa umbra?».

Gabriella Mecucci ha risposto: «Non sono rabbiosamente critica della Chiesa, sono credente a modo mio. In Umbria per la Chiesa si apre una grande occasione di presenza in un tempo di crisi delle élite culturali e politiche, crisi del pensiero del mondo massonico, crisi quantitativa e qualitativa delle due Università di Perugia. Tutti guardano alla Chiesa chiedendole qualche risposta, un’attenzione nuova ai problemi. È in grado il mondo cattolico di dare qualche piccola risposta?» si è chiesta la giornalista Mecucci. «Una delle strade possibili da percorrere per la comunità, è quella di parlare con voce chiara e forte delle difficoltà che attraversa la regione, come, ad esempio, ha fatto e continua a fare in occasione degli eventi sismici».

Lo storico e politologo Galli della Loggia, prima di rispondere alla domanda di Tarquinio, ha detto di essere «qualcosa di mezzo tra diversamente credente e credente. L’Umbria è stata la regione più disastrata a livello politico, una regione povera, con poca presenza di ceto intellettuale. La politica dal 1945 ha occupato tutti gli spazi possibili. Ora l’umbria è nuda e senza punti di riferimento, senza identità collettiva. La Chiesa umbra ha subito questa situazione non riuscendo ad esprimere nessuna voce significativamente diversa, alta, culturale, diversa da quella politica. Oggi la Chiesa, anche in Umbria, svolge le funzioni tipiche che un tempo erano appannaggio dei sindacati (attenzione alle fasce deboli, ndr), mentre ha abbandonato il “pensiero politico”, ossia la capacità di fare un discorso generale ed incisivo sulla collettività che essa rappresenta. Non basta predicare solo il bene, è necessario che gli esponenti della Chiesa indichino anche con quali mezzi fare il bene».

Il giornalista Rai ed ex politico Paolo Raffaelli ha sottolineato che senza la rete diffusa delle parrocchie e delle altre realtà ecclesiali, il sistema di società civile dell’Umbria sarebbe molto più fragile. Questo l’ho sperimentato personalmente da sindaco di Terni e negli ultimi tre anni come cronista nelle aree terremotate dell’Umbria, esperienza quest’ultima tra le più formative della mia vita professionale, una grande palestra di riflessione personale». Raffaelli ha poi parlato di «un rischio: gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da una sistematica opera di attacco alle iniziative delle periferie e la Chiesa, invece, in Umbria dà voce alle periferie»

Il direttore Tarquinio, nel commentare questi interventi, ha sottolineato che «la nostra società civile tesse ancora oggi reti di fede, di speranza, di carità. Le reti di carità, però, sono sotto attacco: tutti i buoni, infatti, finiscono inesorabilmente sul banco degli imputati. In tutto questo c’è stata la cancellazione delle parole dei Pastori e delle voci della Chiesa. Mi ritrovo solo (sulle pagine di Avvenire, ndr) a far risuonare le parole buone per tutta la società italiana che i Vescovi trovano il coraggio e la forza di pronunciare e che il Papa in maniera scomoda fa echeggiare. I Vescovi fanno notizia solo quando fanno “la guerra” sui fronti tradizionali, dove ci aspetta l’atteggiamento moralistico della Chiesa. Cerca di incidere nel dibattito pubblico indicando la vita concreta delle persone e il bene concreto delle persone, state tranquilli che ciò non suscitano emozioni».

Assemblea ecclesiale regionale. Mons. Domenico Sorrentino: «Il cristianesimo sempre più vago e marginale». Mons. Renato Boccardo: «Auspichiamo che il futuro Governo della Regione abbia a cuore la vita quotidiana degli umbri pregna di sacrifici”.

La preghiera del Vespro ha concluso, sabato sera 18 ottobre, la prima giornata dell’Assemblea ecclesiale regionale, in svolgimento a Foligno nel complesso parrocchiale di S. Paolo. Preghiera guidata dall’arcivescovo vice presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu) mons. Domenico Sorrentino che, nel commentare la Lettera dell’apostolo Paolo ai Colossesi, ha accostato questa antica comunità cristiana dell’Asia Minore al «contesto della nostra Assemblea», evidenziando che «quella della comunità di Colossi è una realtà cristiana in ‘crescita’. I cristiani di Colossi hanno accolto il Vangelo come ‘parola di Verità’, e l’Apostolo si rallegra del fatto che esso “in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa”».

«A distanza di duemila anni – ha proseguito mons. Sorrentino -, guardando la situazione della nostra Umbria dentro il quadro generale dell’Italia e dell’Europa, noi oggi siamo tentati di intonare il lamento. Dov’è il cristianesimo che ha plasmato le nostre terre? Dov’è Francesco? Dov’è Benedetto? Dove il cristianesimo che ancora tanti vengono ad onorare riversandosi da tutti il mondo sui passi dei nostri eroi, che ancora parlano al mondo, e ancora ci offrono lo scenario in cui un Papa può persino – come ha fatto papa Francesco per il prossimo anno – convocare ad Assisi le energie più giovani e promettenti dell’economia mondiale?».

«Il cristianesimo che ha fatto la storia delle nostre terre – ha sottolineato il presule –, diventa sempre più vago e marginale, sotto i colpi di processi culturali e sociali che svuotano le nostre case di famiglia, di vita e di fede, rendendo la nostra cultura, pur erede del messaggio evangelico, che di esso conserva certo alcuni valori fondamentali quelli che hanno plasmato la nostra società diventando persino cultura politica, ma che sempre più stentatamente onora proprio il cuore pulsante dell’annuncio evangelico: Gesù, nella sua verità di “pienezza divina”, come la Lettera ai Colossesi lo presenta poco dopo in un potente inno, analogo a quello che la liturgia ci ha appena messo in bocca nella Lettera gemella agli Efesini. È su questa verità, verità di Cristo, che il cristianesimo si distingue, sta in piedi o cade. … Sarebbe bello anche per noi poter dire, come dice l’apostolo Paolo, che il Vangelo “si moltiplica e porta frutti in tutto il mondo. Oggi siamo piuttosto tentati di dire che diminuisce e porta sempre meno frutti, stando a quanto la cronaca e la statistiche impietose ci documentano. E tuttavia la re-immersione negli accenti delle origini cristiane è sempre ispirante e motivo di speranza».

I lavori della mattinata della seconda ed ultima giornata di questa Assemblea ecclesiale (19 ottobre) sono stati dedicati a sette tematiche specifiche affrontate da 28 tavoli di lavori, che hanno visto impegnati i 400 delegati delle otto Diocesi umbre, ospitati in varie parrocchie della Città di Foligno. Questi tavoli di lavoro sono stati “allestiti”, come ha ricordato l’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo, in apertura dell’Assemblea (18 ottobre), per riflettere su alcuni aspetti pastorali e sociali che le Chiese umbre portano avanti nell’accogliere anche le istanze della gente della regione. Sulla riflessione di come rendere “politica” la fede, una politica che costruisca la società a partire dagli ultimi, mons. Boccardo, a margine della prima giornata dell’Assemblea, ha auspicato che il futuro Governo della Regione, che i cittadini sceglieranno domenica 27 ottobre, abbia a cuore «la vita quotidiana degli umbri pregna di sacrifici, basti pensare al terremoto e alla precarietà del lavoro di tanti concittadini che costringe soprattutto i giovani a lasciare la terra di origine».

I lavori proseguono nel pomeriggio alle ore 14.30 con la tavola rotonda coordinata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, con alcuni “ospiti” dell’Umbria tra cui lo storico e politologo Ernesto Galli della Loggia. A seguire, le conclusioni del presidente della Ceu mons. Boccardo e la Celebrazione Eucaristica presieduta dal card. Gualtiero Bassetti presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei).

Gli interventi del prof. Luca Diotallevi e di mons. Franco Giulio Brambilla. Le parole del card. Gualtiero Bassetti.

La prima relazione dell’Assemblea ecclesiale delle Chiese umbre (Foligno, 18-19 ottobre 2019) è stata quella del prof. Luca Diotallevi, ordinario di sociologia all’Università di “Roma Tre”. Poi, c’è stata quella di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e Vice presidente della Conferenza episcopale italiana. Gli interventi sono stati pensati e costruiti sulla base del materiale giunto dalle varie Diocesi: i delegati oggi presenti all’Assemblea, nell’ultimo anno, si sono incontrati più volte per riflettere e fotografare la situazione attuale delle Diocesi umbre. Materiale poi trasmesso ai due relatori.

Diotallevi ha evidenziato le difficoltà pastorali che vivono le Chiese nella terra dei Santi Benedetto e Francesco: il quadro non è roseo, a causa anche di una chiusura mentale e del prevalere della logica dei campanili, ma comunque ci sono prospettive di vitalità. Un primo fattore di crisi è determinato dal calo negli ultimi due decenni dei praticanti, scesi di oltre un quarto, così come sono diminuiti i preti diocesani in servizio (sempre più anziani) e i matrimoni con rito religioso, mentre crescono separazioni e divorzi. “La Chiesa umbra – ha detto Diotallevi – inoltre risente della mancanza di laici formati, specie giovani, e della grande frammentazione del tessuto ecclesiale che minano la comunione”. Il sociologo poi ha indicato tre punti sui quali lavorare in maniera sinodale tra le Chiese. Il primo è quello che Diotallevi definisce “lo sguardo troppo corto, inteso come l’incapacità di avere una visione che vada oltre il presente e le limitazioni territoriali e organizzative”. Poi, c’è quello chiamato “lo sguardo troppo stretto, inteso come concentrarsi su porzioni di realtà relative ai riti e alla sfera individuale, mentre il resto della vita sociale e della fede resta marginale”. Infine, c’è “lo sguardo che non scava abbastanza, inteso come il rimanere nella superficialità delle vicende sociali e culturali, ma soprattutto intesa come mancanza di vivere pienamente la vita di fede e la gioia del Vangelo nella quotidianità”. “In sintesi, dai lavori preparatori – ha sottolineato Diotallevi – sono emerse comunità che riconoscono questi limiti e che possono da qui ripartire per produrre, specialmente i laici, una spinta di gran lunga maggiore nel vivere ogni scelta secondo la fede ed una consapevole capacità di discernimento”.

Mons. Brambilla, nel suo intervento dal tema “Chiesa di pietre vive”, ha fornito alcune istanze ai delegati dell’Assemblea ecclesiale regionale dell’Umbria per immaginare la Chiesa di domani. Il Presule, basando la sua relazione sulla prima lettera di S. Pietro (2, 1-3) ha descritto cinque atteggiamenti che minano la vita di comunità anche buone: la cattiveria, ossia il gusto di voler gratuitamente il male dell’altro; la frode, mostrare agli altri ciò che non si è o non si ha; l’ipocrisia, fingere di avere un’immagine che non si ha; le gelosie, quando si sente l’altro trattato meglio di noi; la maldicenza, dire male degli altri insinuando denigrazioni. “E’ urgente – ha detto – che nelle nostre comunità deve emergere prima o poi, meglio se presto, che la ragione della nostra speranza è il Signore. Vi sono, invece, persone – vescovi, preti e laici – che sembrano dire con i loro giudizi, i loro gesti, i loro mezzi che il centro è il proprio io, la realizzazione di sé, un attivismo sfrenato, che trasforma la comunità in una sorta di pro loco e che sequestra le attività come in un piccolo regno in cui primeggiare, lamentandosi poi di essere lasciati soli”. Mons. Brambilla ha insistito molto con i pastori e i fedeli umbri sul fatto che la missione cristiana non può essere fatta in proprio, da soli: “non prevede – ha detto – profeti isolati. Magari ci saranno alcuni pionieri, ma non potranno essere profeti unici. Chi si isola, farà anche del bene, potrà avere tanta gente intorno, ma quando non ci sarà più lui, tutto sarà finito”. Poi, il grande richiamo alla formazione delle comunità cristiane, formazione – ha chiarito Brambilla – “per imparare a leggere i bisogni della vita della gente, per scegliere e puntare su due o tre momenti della vita delle parrocchie che valorizzino l’aspetto formativo della coscienza cristiana”.

Il card. Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana prima dell’avvio dell’Assemblea ha incontrato la stampa e alla domanda se siano maturi i tempo per un Sinodo della Chiesa Italiana ha detto: “Non sono un profeta o figlio di profeta – ha – penso che per l’Italia bisogna realizzare tanti progetti, magari sul modello dell’assemblea della Chiesa umbra, che possano creare un clima di sinodalità. Allora potrebbe essere maturo anche il tempo di un Sinodo. Ma il cammino giusto è questo, a livello diocesano e regionale. Se si comincia a camminare insieme ad affrontare insieme i problemi è chiaro che poi tutto è possibile”.

Aperta l’Assemblea ecclesiale regionale. L’intervento introduttivo del presidente Ceu mons. Renato Boccardo: “La nostra Chiesa ritrova la sua fecondità nella gioia della missione”

In una gremita aula liturgica del complesso parrocchiale di San Paolo in Foligno, il 18 ottobre pomeriggio, l’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo ha introdotto i lavori dell’Assemblea ecclesiale regionale con il suo intervento di saluto, evidenziando che in questi due giorni di Assemblea ecclesiale (18 e 19 ottobre) la Chiesa umbra possa “assumere un autentico atteggiamento di ascolto”, ha detto, “perché – citando papa Francesco – ‘una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare è più che sentire. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo Spirito della verità, per conoscere ciò che Egli dice alle Chiese’. Occorre assicurare alla nostra Assemblea – ha proseguito mons. Boccardo – una dimensione interiore e spirituale, che ci permetta di porci in sintonia con lo Spirito di Dio e con i fratelli. Non dunque un ascolto unilaterale, quale può essere l’acquisizione di informazioni, di dati e di analisi accurate della realtà, ma un tempo di dialogo, di confronto, di scambio su convinzioni e pareri, anche diversi; un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare”.

Il presidente della Ceu ha esordito citando le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Filippi nel rivolgere il suo benvenuto a tutti i partecipanti, 600 persone tra delegati e ospiti, e ai rappresentanti delle Istituzioni civili, a nome dei vescovi dell’Umbria, convenuti in quest’assise “recante la testimonianza della fede e della carità delle nostre Chiese”. Una gradita sorpresa è stata la presenza di due vescovi legati all’Umbria: mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito di Viterbo ex alunno del Pontificio Seminario Regionale di Assisi, e mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, già vicario generale della Chiesa di Spoleto-Norcia.

Come è noto, questo nostro incontro – ha proseguito Boccardo – nasce dal desiderio di rispondere all’invito rivolto da papa Francesco alle Chiese che sono in Italia in occasione del Convegno di Firenze nel 2015, quando disse: ‘Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà… Cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni’”.

Si è trattato di una vera esperienza di “sinodalità”, quella raccomandata da papa Francesco – ha sottolineato il presule –, che ci ha offerto la grazia di incontraci nella gratitudine per il nostro essere popolo santo di Dio e ci ha dato la possibilità di guardare al presente con discernimento e al futuro con speranza. Il frutto del lavoro compiuto costituisce la base del dialogo e della condivisione che siamo chiamati a mettere in atto in queste giornate. Forniranno valido stimolo alla nostra riflessione gli interventi del prof. Luca Diotallevi, ordinario di sociologia all’Università di ‘Roma Tre’, e di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana”.

Il presidente della Ceu ha parlato anche di “processi che, pur nella varietà e nella diversità delle diocesi, possano essere condivisi a livello regionale, per essere comunità incisive e profetiche, propositive e significative, richiamo forte e riferimento bello per le donne e gli uomini del nostro tempo. Infatti, una Chiesa che si limitasse alla sola gestione del “dimagrimento” in atto del proprio corpo istituzionale (diminuiscono i preti, cala la frequenza domenicale, sempre meno sono quelli che si sposano in Chiesa, dopo la catechesi i fanciulli e i giovani se ne vanno…) diventerebbe una Chiesa ben presto incapace di dire parole significative ad una cultura in profonda trasformazione”.

Dovremo perciò domandarci come mostrare che la fede è in grado anche oggi di fornire strumenti ed energie per la nascita di una forma inedita di umanesimo, favorendo l’insorgere di nuove esperienze e di nuove pratiche di vita cristiana. Non dobbiamo tanto preoccuparci della tenuta del nostro tessuto organizzativo, ma concentrarci nella ricerca delle modalità e dei luoghi in cui oggi possa prendere forma un’esperienza cristiana in grado di dire il senso della vita, della solidarietà, della cura del prossimo e del creato. E il frutto del lavoro dei 28 tavoli verrà consegnato ai Vescovi perché ne traggano orientamenti e linee concrete per una azione pastorale capace di caratterizzare il cammino delle nostre Chiese”.

Avviandosi alla conclusione mons. Boccardo ha detto: “In questo speciale “mese missionario”, è bello riaffermare che la missione non è un segmento della pastorale, ma ne rappresenta l’anima, il cuore pulsante di cui un cristiano non può fare a meno. La missione è nel DNA di ogni seguace di Gesù, perché lo è stata per Gesù stesso; è la via ordinaria e quotidiana attraverso cui ogni battezzato realizza la sua chiamata a seguire il Signore e ad annunciare a tutti il suo Vangelo”. Nel soffermarsi sulla missione, il presidente della Ceu cita ancora papa Francesco ricordando un passaggio dell’omelia del Santo Padre pronunciata alla celebrazione dei Vespri per l’inizio del Mese dell’Ottobre missionario 2019: ‘Una Chiesa missionaria non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo’. Ne siamo certi: la nostra Chiesa dell’Umbria ritrova la sua fecondità nella gioia della missione”.

Prima delle due relazioni del prof. Diotallevi e del vice presidente della Cei mons. Brambilla, c’è stata una breve meditazione biblica di padre Giulio Michelini (Ofm), preside dell’Istituto Teologico di Assisi (ITA). Il religioso ha invitato i presenti a “non smettere di cercare il tesoro nascosto. Chiesa umbra quale campo stai arando per portare in superficie il tesoro? Si è chiesto

padre Michelini? Che cosa è che muove le nostre Chiese umbre, la gioia per la scoperta del Regno o la paura di perdere qualcosa?”.

Com. stampa a cura Ufficio stampa Ceu /

Le otto Chiese diocesane dell’Umbria si apprestano a vivere l’Assemblea ecclesiale regionale. I temi e il programma

Dal 18 al 19 ottobre, a Foligno, presso il complesso parrocchiale di San Paolo, si terrà l’Assemblea ecclesiale regionale dal titolo: “Perché la nostra gioia sia piena (1 Gv 1,4). L’annuncio di Gesù Cristo nella terra umbra”. Un’importante assise per rilanciare nel tessuto ecclesiale e sociale dell’Umbria “la gioia del Vangelo” attraverso una decisa conversione pastorale in senso missionario.

Rendere “politica” la fede.

Si rifletterà sulla necessità sempre più urgente della nuova evangelizzazione senza trascurare le problematiche di natura sociale che attanagliano la società umbra di inizio XXI secolo, quali la famiglia, il lavoro, i giovani… Inoltre sostenere la fatica dei laici cristiani a stare in modo significativo dentro l’impegno politico e di una politica che costruisca la società a partire dagli “ultimi”. Una presenza capace di dialogo con tutte le diversità dei laici chiamati per loro natura e missione a rendere “politica” la fede.

Numeri e criticità della Chiesa.

Sono questi i temi su cui saranno chiamati a riflettere i 400 partecipanti ai lavori di questa assemblea, tra invitati a motivo delle responsabilità ecclesiali ricoperte e per il ruolo sociale che rivestono e I 345 delegati in rappresentanza di ciascuna delle otto Diocesi dell’Umbria (Assisi-Nocera Umbria-Gualdo Tadino, 40; Città di Castello, 30; Foligno, 30; Gubbio, 30; Orvieto-Todi, 40; Perugia-Città della Pieve, 80; Spoleto-Norcia, 45; Terni-Narni-Amelia, 50). Una terra, quella dei santi Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi che conta 601 comunità parrocchiali, 498 sacerdoti diocesani residenti, 565 religiosi, 1.329 religiose, 144 diaconi permanenti, 41 seminaristi, 111 istituti di beneficienza, 83 istituti di educazione, con 4.651 battesimi nell’ultimo anno. Non mancano neppure le criticità, che si registrano in tutta la Chiesa italiana, come la crisi delle vocazioni a la diminuzione dei fedeli alla messa domenicale ed in generale alle attività parrocchiali collegate (va a messa una volta alla settimana meno del 20% dei battezzati).

Programma e relatori.

Anche queste criticità saranno affrontate nella due-giorni di questa assise delle Chiese dell’Umbria, i cui lavori inizieranno venerdì 18 ottobre (ore 15) con l’intervento di saluto dell’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo. Seguiranno le relazioni socio-religiosa e teologico-pastorale tenute rispettivamente da Luca Diotallevi, ordinario di Sociologia all’Università di “Roma Tre”, e da mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novare e vice presidente della Cei. I lavori termineranno con la recita del Vespro presieduta dall’arcivescovo vice presidente della Ceu mons. Domenico Sorrentino. Sabato 19 ottobre, dopo la preghiera iniziale (ore 9.30), saranno avviati, in varie sedi parrocchiali della città, i “tavoli di lavoro” su sette tematiche aventi un’unica finalità, quella di riaffermare e risvegliare la capacità delle Chiese diocesane nel “dare ragione della speranza che è in noi”. Oltre a come “Vivere la Chiesa” attraverso una fede celebrata e condivisa, i tavoli di lavoro a cui parteciperanno solo i delegati all’Assemblea, affronteranno temi che trattano il rapporto degli adulti e dei giovani con la fede, “Fede e vita” negli affetti, nel lavoro, nel tempo libero e nelle fragilità e “Fede e bene comune”. Nel pomeriggio (ore 14.30) ci sarà la tavola rotonda coordinata da Marco Tarquinio, direttore de Avvenire, con “alcuni ospiti dell’Umbria”, tra cui lo storico Ernesto Galli Della Loggia e i giornalisti Maria Gabriella Mencucci e Paolo Raffaelli. A seguire le conclusioni del presidente della Ceu mons. Boccardo e la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei.

I “portavoce” dell’Assemblea.

I lavori dell’Assemblea potranno essere seguiti sul sito della Ceu – www.chiesainumbria.it -, nel quale sarà possibile reperite il materiale aggiornato in diretta dei lavori (testi, foto e video); inoltre potranno essere seguiti anche sui media partner: La Voce, Gazzetta di Foligno, Umbria Radio In Blu, Radio Gente Umbra, Umbriaoggi.news e sui canali social di Chiesainumbria e delle otto Diocesi. E’ anche a disposizione un press kit video di immagini e interviste sui preparativi dell’Assemblea (https://we.tl/t-zY3gotm3vz).

Verso l’assemblea regionale. 400 delegati dalle diocesi per individuare alcune linee di azione pastorale

Verso l’Assemblea Ecclesiale Regionale: oltre 400 delegati delle otto Diocesi Umbre si riuniranno a Foligno il 18 e 19 ottobre per individuare alcune linee di azione pastorale per entrare oggi sempre di più nel tessuto sociale dell’Umbria e portarvi la luce, la forza e la fecondità del Vangelo.

Tra un mese esatto le Diocesi dell’Umbria celebreranno l’Assemblea Ecclesiale regionale dal tema “Perché la nostra gioia sia piena (1 Gv 1,4). L’annuncio di Gesù Cristo nella terra umbra”. L’evento si terrà a Foligno, presso il complesso parrocchiale di S. Paolo e nei locali di altre parrocchie della città, il 18 e il 19 ottobre. È la risposta delle comunità ecclesiali umbre all’appello che papa Francesco lanciò ai delegati della Chiesa italiana a Firenze nel 2015: rileggere ed approfondire l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium per attuare quella sinodalità che sta tanto a cuore al Pontefice.
«Questa Assemblea – afferma mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra – sarà l’occasione per riflettere insieme su come dare nuovo vigore all’annuncio della gioia del Vangelo nelle nostre belle vallate umbre. Questo richiede certamente un tempo di riflessione, di ricerca, di lettura della realtà e nello stesso tempo una fantasia ispirata dallo Spirito che permetta di individuare alcune linee di azione pastorale per entrare oggi sempre di più nel tessuto sociale dell’Umbria e portarvi la luce, la forza e la fecondità del Vangelo. Noi, infatti, crediamo che per le donne e gli uomini del nostro tempo il Vangelo abbia ancora qualche cosa da dire per rendere bella e buona la vita». Prosegue mons. Boccardo: «Siamo tutti mendicanti di gioia, non effimera o superficiale, ma che nasce da un sentirsi conosciuti, amati e accolti da Cristo e che ci permette di affrontare il percorso della vita, non sempre facile, con una luce interiore che accompagni e sostenga la fatica e la speranza delle persone. Ci piacerebbe che gli umbri possano condividere il tesoro prezioso che noi cristiani abbiamo ricevuto e del quale siamo custodi ed amministratori. Questa Assemblea, sulla spinta alla conversione missionaria che il Papa ci suggerisce, sarà l’occasione per uscire e andare incontro alla società umbra e raccontare quanto è bello essere discepoli di Gesù».

Le Chiese dell’Umbria, che saranno rappresentate da oltre 400 delegati, giungono a celebrare l’Assemblea dopo un cammino di preparazione di due anni. «Era l’autunno 2017 – racconta don Luciano Avenati, parroco dell’Abbazia di S. Eutizio in Preci e coordinatore della segreteria dell’assise – quando un primo gruppo, che rappresentava l’intera regione, senza incarichi ancora precisi, si è incontrato per parlare di quale significato, finalità e contenuti dare all’Assemblea. Poi, è stato scelto il tema, è nata una segreteria che si è riunita una decina di volte in questi due anni. Ad ogni Diocesi è stato mandato un Instrumentum laboris e delle schede di lavoro su alcuni aspetti urgenti per l’annuncio della gioia del Vangelo: vivere la Chiesa; gli adulti e la fede; i giovani e la fede; fede e vita, gli affetti; fede e vita, il lavoro e il tempo libero; fede e vita, le fragilità; fede e bene comune, politica e solidarietà. Su queste tematiche parrocchie, zone pastorali e vari organismi diocesani hanno fatto un lavoro capillare e interessante, reale ed onesto di lettura della realtà. Come segretaria – prosegue don Avenati, abbiamo raccolto il materiale giunto dalle Diocesi, lo abbiamo armonizzato ed inviato ai relatori che interverranno il 18 pomeriggio: il prof. Luca Diotallevi, ordinario di sociologia, e mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vice presidente della Conferenza episcopale italiana. Quindi la loro relazione – afferma don Luciano – non sarà generica e che possa andar bene per tutti, ma sarà calata esclusivamente sulla realtà ecclesiale umbra. Poi, i delegati, sulla base di questi interventi, si riuniranno in sette tavoli di lavoro sulle stesse tematiche affrontate a livello diocesano: l’obiettivo però non sarà quello di leggere la realtà, cosa già fatta, ma di indicare dei percorsi pastorali che le Chiese umbre dovranno seguire nel prossimo futuro».
All’Assemblea, oltre ai delegati diocesani, parteciperanno anche i responsabili delle Commissioni pastorali della Ceu, membri delle comunità religiose, delle associazioni e dei movimenti. Prenderanno parte anche rappresentanti delle Istituzioni civili, del mondo sociale, culturale e dei media.

Com. stampa a cura di Francesco Carlini /

Sante Umbre

L’attualità delle Sante Umbre

Molte sante umbre sono a tutt’oggi notevolmente e ampiamente venerate e oggetto d’intensi studi. Ne è un esempio emblematico Chiara d’Assisi (1193-94-1253), la cui Regola, improntata a vita claustrale unita all’assoluta povertà e ad un forte sentimento di comunità, è attualmente in pieno vigore. Il loro vivere ritirate dal mondo, in una di- mensione di contemplazione e preghiera, non significa che ne siano avulse; pronte ad ascoltare i tanti problemi dei fedeli, elargiscono aiuto a chi si rivolge loro per necessità concrete proprio come la loro grande fondatrice: la spiritualità si fonde con la carità.

Le sante umbre che fiorirono nel cuore del Medioevo sono un ventaglio rappresentativo delle varie forme di vita religiosa che animarono quei secoli (XIII-XV): monache, come la già menzionata Chiara d’Assisi; Chiara da Mon- tefalco (1268-1308) che da penitente- reclusa dette poi vita ad una comunità monastica con regola di sant’ Agostino; Rita da Cascia (1381-1457), madre di famiglia, vedova anch’essa poi monaca agostiniana; penitenti-terziarie furono Angela da Foligno (1248-1309) terziaria francescana, Vanna da Or- vieto (1264ca-1306), terziaria domenicana; Colomba da Rieti (1467-1501), terziaria domenicana che dette vita ad una comunità di stile intermedio tra la clausura monastica e la vita attiva; Veronica Giuliani (1660-1727), mona- ca cappuccina; tutte intensamente mistiche, dotate di visioni, di estasi, di rapimenti; alcune hanno scritto e narrato le loro esperienze così Angela da Foligno nel suo Liber, Veronica Giuliani nel suo Diario; di altre parlano i loro biografi; tutte sono appassionate dell’amore di Dio, di Gesù in particolare, immerse in una dimensione cristocentrica e passiocentrica al punto di rice- vere sul loro corpo segni della Passione; volutamente perse in un mare di sofferenze per riparare ai peccati e per assimilarsi al Cristo passionato.

Cosa possono dire queste donne al nostro mondo così lontano da certe sen- sibilità religioso-spirituali? Richiamano alla fede ed al Divino, indicano la via per unirsi a Dio-Uno e Trino, via che passa per la sofferenza unendo amore per Dio e per il prossimo con spirito di carità.

Tutte sono pronte a soccorrere in vario modo il mondo che le circonda, a in- tervenire in momenti di difficoltà: Chiara d’Assisi libera la città dalla minaccia dei Saraceni; Colomba salva la città dalla peste; tutti ricorrono a Chiara da Montefalco e i molteplici racconti di miracoli sono il segno di una umanità sempre bisognosa cui si risponde sovvenendo.

Sono maestre di fede, a loro modo “teologhe” che espongono il loro pen- siero e la loro riflessione, frutto dell’esperienza mistica di cui fruivano, nel pieno rispetto della dottrina cristiano-cattolica; Chiara da Montefalco, ad esempio, è qualificata zelatrice della cattolica fede per essersi opposta alla corrente del Libero Spirito. La loro vita mistico-contemplativa non è disunita dal lavoro e dall’attenzione per il prossimo sia in termini di preghiere che di aiuto concreto-materiale.

GIOVANNA CASAGRANDE

Benedetto e Francesco

Risanare lo spaesamento, guardando a Benedetto e Francesco

Sentirsi a casa è una espressione comune. Tutti ab- biamo l’intuizione di cosa essa significhi. La prima sensazione del non sentirsi a casa consiste nel sen- tirsi spaesati. Che cosa significa la parola “spaesa- mento”? Significa non avere un paese e dunque non avere un paesaggio. Lo spaesato è colui che si sente disorientato, senza punti di riferimento e d’orienta- mento, in un contesto non congeniale. Uno spaesato non sa dove sia e non sa dove andare: sa andare ma non sa dove. Lo spaesamento può tradursi anche in disagio. Siamo a disagio quando non ci armonizzia- mo con il contesto (di relazioni o di ambiente) in cui siamo e non riusciamo dunque a collocarci dentro di esso. Oggi, nel XXI secolo, fronteggiamo una crisi – simile e dissimile – a quelle del VI e XIII secolo.

II disfacimento delle strutture organizzative insieme alla grave e generale crisi demografica mettono l’uo- mo del VI secolo in una situazione di particolare de- bolezza. Tutto si inselvatichisce: le foreste, i monti, i rapporti, tutto. Le vecchie strade romane si deterio- rano; l’insicurezza cresce, le scorribande di barbari e malviventi imperversano. Epoca di grandi migrazio- ni di popoli, dove intere popolazioni si spostavano dalle tradizionali zone di insediamento dell’Europa centrale e orientale verso sud e verso occidente.

L’avventura di san Benedetto (+ 547) si inserisce – provvidenzialmente e magistralmente – a cavallo di un mondo che crolla in macerie e uno che tarda a nascere, nelle doglie del parto. Monasteri come Montecassino diventano fari di luce in un mondo buio, isole e culle di civiltà, assediate da un mondo in mutamento. I monaci bonificano valli e paludi, e ridanno un volto rinnovato, vigoroso e fresco al misu- rarsi monastico con un territorio ormai rinato attorno alla immensa rete interconnessa delle abbazie, ridi- ventato fecondo e creativo.
Coltura e cultura si sviluppano all’interno e attorno i monasteri: l’edificazione di tantissimi paesi e di tan- tissimi villaggi attorno ai monasteri era diretta a dare all’uomo smarrito e sbandato, un asilo, una sicurez- za, un laboratorio di civiltà, una spinta di nuova cre- atività.

San Francesco (+1226) prediligerà luoghi piccoli e semplici, nella periferia dei borghi, per vivere evan- gelicamente una vita fraterna in mezzo ai poveri cri- sti, intessendo legami di fraternità e di servizio. Ma pochi anni dopo, invierà i suoi frati anche alle città universitarie per conquistare professori, studenti e popolo, e ritessere con una predicazione vivace e accessibile la vita ecclesiale facilmente sfilacciata e tarlata dalle ideologie manichee, depressive e de- primenti, e dall’avidità del profitto, diffuse un po’ ovunque. I conventi urbani dei frati si inseriranno pro- gressivamente nel tessuto spirituale, sociale, intellet- tuale e politico cambiato, nell’era dei comuni e nel sorgere della borghesia e nel diffondersi dell’usura e dello sfruttamento degli sprotetti, impegnandosi attivamente per la giustizia e la pace sociale.

Benedetto, Francesco e i loro figli hanno risposto creativamente ai nuovi bisogni. Non possiamo fare altrettanto?

GUGLIELMO SPIRITO, OFM Conv

Collaborare, sempre

La lunga e straordinaria storia della collaborazione tre le Diocesi Umbre

Questo convegno si inserisce in una lunga storia di collaborazione pastorale tra le diocesi umbre iniziata ben prima che fossero istituite le Conferenze episcopali regio- nali. Il primo incontro ecclesiale regionale ebbe luogo in Assisi nel 1952, non molto dopo le elezioni politiche generali del 1948 nelle quali l’Umbria, terra di santi e di una religiosità popolare vivacissima, con tanti conventi e monasteri, aveva votato invece, malgrado la scomunica, per il Partito comunista. Sollecitati dal Papa i Vescovi del- le 16 diocesi che allora componevano la regione, presero l’iniziativa e indissero un convegno cui parteciparono tutte le componenti del popolo di Dio. “Nella sostanza, al convegno si trattò di una disamina generale sulla situazione socio-economica-poli- tica e della qualità della religiosità della popolazione umbra in ordine al rapporto tra fede e vita vissuta. Fu – racconta su La Voce Nicola Molé, al tempo delegato regionale dell’Azione Cattolica – un incontro splendido e partecipato, della durata di due giorni pieni”. Fu coniato uno slogan conclusivo e riassuntivo molto significativo: occorreva far di più “pane e catechismo”. E fra le tante cose decise ci fu la nascita de La Voce come settimanale unico per le diocesi umbre.

Da allora la collaborazione non si è mai interrotta. Nel 1976 con il primo Convegno ecclesiale nazionale in Italia, Evangelizzazione e promozione umana preparato con un Convegno ecclesiale regionale in Assisi, i Vescovi umbri decisero di dare impulso al coordinamento regionale dell’azione pastorale: iniziò la serie delle Assemblee regio- nali e fu creato un nuovo organismo pastorale detto Crup, Centro regionale umbro di pastorale. Nel 1978 dal convegno su La Chiesa in Umbria per la promozione umana (parteciparono 126 preti e religiosi, 55 religiose, 284 laici) prese avvio il progetto Per una pastorale d’insieme in Umbria (1978-1981).Nel 1980, le diocesi umbre si ritro- varono sul tema Evangelizzazione con e per gli adulti, organizzato sempre dal Crup presso il Seminario di Assisi. Nel 1983 al convegno La Chiesa in Umbria e i problemi del lavoro, preparato e coordinato dall’Ufficio regionale per la pastorale sociale e del lavoro, parteciparono circa 200 persone. Nel 1984 il convegno dedicato al Rinnova- mento liturgico in Umbria a vent’anni dalla Sacrosanctun Concilium, registrò solo 165 partecipanti. Nel 1991 il convegno sul tema Evangelizzazione e testimonianza della carità in Umbria, promosso dalla Ceu e organizzato dal ricostituito Crup di cui direttore era mons. Vittorio Peri, registrò una buona partecipazione.

Nel 2001 al Lyrick Theatre di Assisi, il convegno dedicato ai giovani con il tema Per una nuova comunicazione della fede. Le Chiese dell’Umbria si inter- rogano e interpellano i giovani, segna una tappa significativa per la crescita della pastorale giovanile in Umbria e con circa 1.000 presenze registrate, è stato il Convegno regionale più partecipato. Nel 2008 il convengo regio- nale è dedicato al tema La famiglia, il futuro di tutti e l’organizzazione vede il coinvolgimento del Forum delle associazioni familiari dell’Umbria e dell’uf- ficio regionale per la Pastorale della famiglia. Numerosi sono stati i conve- gni regionali promossi dai diversi ambiti pastorali: le comunicazioni sociali (2008), la catechesi (2012 e 2017), la famiglia (2017 sulla Amoris Laetitia), la Caritas (2010), il Sovvenire (2019). Solo per citarne alcuni.

La collaborazione pastorale è stata accompagnata e sostenuta da tre realtà comuni: il Seminario regionale di Assisi, nato nel 1912 per la formazione dei seminaristi di liceo, filosofia e teologia lasciando alle singole diocesi la formazione dei giovani fino al ginnasio (oggi cura tutto il tempo di formazio- ne); il settimanale interdiocesano La Voce fondato nel 1953 per unire le forze nel campo della comunicazione: alcune diocesi rinunciarono al pro- prio giornale per convergere su un progetto che avrebbe reso un servizio a tutte le diocesi; l’Istituto Teologico di Assisi (fondato nell’ottobre 1971 dall’unione di due preesistenti istituti teologici: il Collegio teologico-mis- sionario Franciscanum dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, affiliato alla Pontificia Facoltà di Sacra Teologia “San Bonaventura”, in Roma, e l’Istituto di Teologia del Pontificio Seminario Regionale Umbro Pio XI, affiliato alla Fa- coltà di Sacra Teologia della Pontificia Università Lateranense, in Roma) nel quale si sono formati sacerdoti diocesani e religiosi, religiose, diaconi e an- che tanti laici, diventando così luogo di relazioni di amicizia e di comunione tra le diverse comunità ecclesiali della regione.

La prossima assemblea regionale è l’ultima tappa di un “convenire” delle comunità ecclesiali umbre che nei decenni ha contribuito a far crescere la comunione tra i fedeli e i pastori delle diocesi umbre.

 

Maria Rita Valli