Assisi – assemblea diocesana alla Domus Pacis Venerdì 26 e sabato 27 la due giorni che dà il via al triennio della carità. Come partecipare

Sarà un triennio interamente dedicato alla carità quello che la diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino si appresta a vivere e che prenderà il via con l’assemblea diocesana, in programma venerdì 26 e sabato 27 giugno alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli.

“Al di sopra di tutto l’amore” è il titolo della due giorni, durante la quale verranno definite le linee programmatiche del prossimo anno pastorale. Un momento di condivisione con laboratori e riflessioni orientati a tracciare il percorso pastorale che a settembre il vescovo monsignor Domenico Sorrentino, dopo opportuno discernimento, offrirà alla comunità diocesana.

A seguito delle restrizioni dovute all’emergenza coronavirus, l’incontro si terrà in diretta streaming per permettere a tutti coloro che non rientreranno nel numero massimo di presenze consentite di partecipare attivamente a questo importante appuntamento annuale, anche attraverso la suddivisione del lavoro in gruppi vicariali. Il vescovo Sorrentino, i membri del consiglio pastorale diocesano e della consulta delle aggregazioni laicali saranno presenti ai lavori collegandosi dalla Domus Pacis.

“Con il prossimo triennio che ci aspetta – afferma il vescovo monsignor Domenico Sorrentino – dopo anni che ci siamo dedicati in modo speciale alla Parola di Dio e alla Liturgia, siamo al culmine perché la carità è al di sopra di tutto. Saranno tre anni belli. È dunque necessario che come Chiesa ci incontriamo per riflettere, per programmare. È così che si fa famiglia, è così che si fa Chiesa. Non ci ferma la pandemia. Siamo gente di speranza che vuole continuare a lavorare, vuole andare avanti perché dobbiamo costruire cose belle per la Chiesa e per il mondo. Vi ringrazio tanto se avete questa voglia di ricominciare. Ce la dobbiamo mettere tutta perché Gesù sta con noi, ci chiama, ci orienta, ci accompagna. Non ci ferma niente. Vogliamo davvero in nome dell’amore, in nome del suo amore, dell’amore che ci dobbiamo gli uni gli altri, ricominciare alla grande. Vi aspetto, in streaming, ma vi aspetto in tanti”.

Come da programma venerdì 26 giugno l’assemblea inizierà alle ore 16 con un momento di preghiera iniziale a cui seguiranno le relazioni e i laboratori dei gruppi di lavoro presso i vicariati zonali oppure collegandosi da casa. Sabato 27 giugno alle ore 9,30 dopo i laboratori dei gruppi di lavoro seguiranno la restituzione lavori dai gruppi, la relazione del vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino e la preghiera finale.

La diretta streaming può essere seguita dalla pagina Facebook Diocesi Assisi-Nocera-Gualdo, dal canale 602 digitale terrestre Maria Vision e da Youtube diocesidiassisi. Per partecipare all’assemblea è necessario iscriversi accedendo al sito www.diocesiassisi.it e seguendo le indicazioni illustrate per ottenere il link di collegamento.

Gubbio – “O lume della fede”, il libro-omaggio al patrono Ubaldo per aiutare le famiglie in difficoltà

“Un maggio straordinario, a causa delle conseguenze della pandemia che si è abbattuta sul mondo, ha significato per Gubbio anche la modifica delle tradizionali modalità di espressione del solenne omaggio al suo Patrono sant’Ubaldo. La Festa dei Ceri, con tutte le sue travolgenti ritualità, è stata sospesa, e così anche le celebrazioni religiose consuete si sono svolte in un clima sospeso, mancanti di alcune espressioni popolari cariche di devozione. Ne è emerso un percorso diverso, originale per alcuni aspetti, molto partecipato, non meno intenso, anzi a tratti più profondo e sentito”.
Si apre così il volume di 48 pagine che raccoglie omelie, meditazioni e immagini fotografiche salienti del maggio 2020, a testimonianza e per trasmettere la memoria delle celebrazioni ubaldiane presiedute dal vescovo di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, e dal cappellano dell’Università dei muratori, scalpellini e arti congeneri, don Mirko Orsini.
“Abbiamo voluto raccogliere – continua l’introduzione del libro – le immagini e i testi che lo hanno segnato perché non si perdano, e per tutti divengano memoria e testimonianza di come il popolo eugubino ha saputo e voluto non mancare all’appuntamento con il suo Concittadino, Padre e Pastore. In suo onore, e nella fedeltà ai suoi insegnamenti, offriamo queste pagine a chi vorrà partecipare così a un ulteriore gesto comune di fraterna solidarietà in questo duro tempo di prova. Le offerte raccolte infatti saranno devolute alla Caritas diocesana per soccorrere le famiglie più in difficoltà”.
Il libro si intitola “O lume della fede – Omaggio a Sant’Ubaldo” e, oltre ai testi, contiene numerose immagini fotografiche realizzate da alcuni fotografi eugubini che hanno messo a disposizione gratuitamente i loro scatti per contribuire agli scopi benefici della pubblicazione. Sarà possibile reperire il volumetto presso le parrocchie della diocesi eugubina e attraverso le famiglie ceraiole, l’Università dei muratori e il Maggio Eugubino. Le offerte raccolte saranno devolute alla Caritas diocesana per il sostegno delle famiglie con difficoltà economiche, che la Chiesa eugubina sta aiutando in modo speciale fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria nel mese di marzo.
“Ci è sembrato bello – ha detto il vescovo Luciano in occasione della presentazione del libro – realizzare un segno che potesse far parte del patrimonio di ogni famiglia eugubina per ricordare questo maggio straordinario e abbiamo legato questa iniziativa anche un gesto di carità, pensando come anche gli insegnamenti di sant’Ubaldo ci ricordano che la preghiera andrebbe sempre legata all’attenzione verso i più poveri”.
“Molti eugubini – ha spiegato don Mirko Orsini – dopo aver vissuto virtualmente i momenti di preghiera e le celebrazioni di maggio attraverso il web e la tv, ci hanno chiesto di poter avere i testi da conservare e rileggere. Così è nata l’idea del volume che mettesse anche le fotografie di questi momenti di ‘festa senza festa’ insieme a meditazioni e omelie”.

Assemblea regionale – documento conclusivo: “Cristiani in Umbria con la gioia del Vangelo”

“Cristiani in Umbria con la gioia del Vangelo” è il documento pastorale dei vescovi umbri dopo l’Assemblea ecclesiale di Foligno 18-19 ottobre 2019.
“La grande lezione che la pandemia ha portato con sé, richiamandoci alla fragilità e alla precarietà della condizione umana, ci conduce a dover rivisitare la vita sociale e politica, economica e lavorativa, culturale ed ecclesiale, perché solo insieme ci possiamo salvare. Dobbiamo imparare di nuovo l’essenzialità e la sobrietà, la fraternità e la centralità della persona,
la misericordia e la solidarietà: tutto questo per noi cristiani passa attraverso l’annuncio della speranza e della gioia che scaturiscono dal Vangelo. Le indicazioni, gli orientamenti e le scelte emersi dall’Assemblea regionale trovano una evidente sollecitazione e una forte accelerazione nelle chiare e stringenti richieste derivanti dalla dolorosa esperienza della pandemia”.

 

Assemblea regionale 2019 – documento conclusivo pastorale dei vescovi umbri (PDF)

 

 

 

INDICE
LA DURA PROVA DEL MOMENTO ATTUALE

I. LA GRAZIA E LA GIOIA DELL’ASSEMBLEA
1. UNA FORTE ESPERIENZA ECCLESIALE 6
2. DENTRO LA TRADIZIONE UMBRA 7

II. LA CELEBRAZIONE DELL’ASSEMBLEA
3. UN CLIMA FRATERNO E GIOIOSO 9
4. L’ACCOGLIENZA DELLA CHIESA DI FOLIGNO 10
5. IN ASCOLTO DELLO SPIRITO E IN RENDIMENTO DI GRAZIE 10

III. UN’ASSEMBLEA PER L’UMBRIA
6. PERCHÉ LA NOSTRA GIOIA SIA PIENA E CONDIVISA 12
7. CHIESE E CRISTIANI A SERVIZIO DELL’UMBRIA 12
8. UNO SGUARDO AMOROSO E REALISTICO 14
9. LUCI ED OMBRE 15
10. QUALCHE PROVOCAZIONE 17

IV. INDICAZIONI PER IL CAMMINO
11. TRE SOLLECITAZIONI 18
12. QUATTRO VERBI 19
13. IL PRIMATO DELLA VITA SPIRITUALE 20
14. PRESENZA DEI CRISTIANI LAICI NELLA VITA DELLA REGIONE 21

V. ORIENTAMENTI, PROSPETTIVE E PROPOSTE
15. I LIVELLI DEL NOSTRO IMPEGNO 23
16. QUALIFICARE LA FORMAZIONE 23
17. RI-EVANGELIZZARE CON SPIRITO 24
18. RINVIGORIRE LE COMUNITÀ 25
19. RAFFORZARE LA VICINANZA 27
20. PARTECIPARE ALLA COSTRUZIONE DEL TESSUTO SOCIALE 27
21. POTENZIARE LA SINODALITÀ 29

VI. CONCLUSIONE
22. LE NOSTRE CHIESE NEL MISTERO DELLA COMUNIONE DEI SANTI 31

Perugia – celebrata dal cardinale Bassetti la messa della Domenica delle Palme nella cattedrale di San Lorenzo: «Nel grido di Cristo in croce tutti i drammi dell’umanità…, anche tutti i drammi che l’umanità vive in questi giorni».

«Carissimi fratelli e sorelle, coi vespri di ieri sera siamo entrati nella Settimana Santa. Oggi celebriamo la liturgia della Domenica delle Palme e della Passione del Signore. In tutte le diocesi del mondo si fa anche memoria della 35° giornata mondiale della gioventù». Con queste parole il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha introdotto l’omelia della celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme (5 aprile), pronunciata in una cattedrale di San Lorenzo vuota, a “porte chiuse”, nel tempo del “Coronavirus”, trasmessa in diretta da Umbria Tv, Umbria Radio InBlu e sui social media ecclesiali.

L’invito del Papa a far fruttare bene questo tempo. «Desidero anzitutto far mio il pensiero, che venerdì sera, durante i telegiornali – ha ricordato il cardinale –, il Santo Padre ha rivolto alla nostra nazione. Ha parlato di un periodo di difficoltà e sofferenza per tutte le famiglie, chiuse nelle loro case; delle persone sole e degli anziani; ha ricordato tutti gli ammalati, ha sottolineato la generosità di chi si espone per la loro cura, ed ha avuto un pensiero per i detenuti nelle carceri e per coloro che non hanno fissa dimora, e soprattutto per chi si trova in ristrettezze economiche. Il Papa ci invita a sfruttare bene questo tempo, ad essere generosi, a cercare per telefono o coi social le persone più sole, e soprattutto ci invita a pregare, ora che abbiamo più tempo. Mi ha molto colpito questo pensiero che vi trasmetto con le sue stesse parole: “anche se siamo isolati, il pensiero e lo spirito possono andare lontano con la creatività dell’amore”. Ed ha aggiunto: “questo oggi ci vuole, la creatività dell’amore”. Ed ha così concluso: “in Gesù morto e risorto, la vita ha vinto la morte. Questa fede pasquale nutre la nostra speranza, e la speranza non delude, perché non è un’illusione. Gli uni accanto agli altri, nell’amore e nella pazienza, possiamo preparare in questi giorni un tempo migliore”».

La prima Pasqua ridotta e a casa. «Consentitemi ora un breve pensiero sull’odierna liturgia: ci viene ricordato che “i fanciulli degli ebrei agitavano rami di ulivo andando incontro al Signore”. I bambini si contentano sempre di poco. Per loro è stato sufficiente un ramo di ulivo, una palma per dare gloria a Dio. Purtroppo, fratelli miei, in duemila anni di cristianesimo è la prima volta che celebriamo la Pasqua in una maniera così ridotta, e questo, credetemi, è una grande sofferenza per tutti voi, ma anche per noi sacerdoti e vescovo, vostri pastori. Ma, come quei bambini, cercate di ritrovare anche voi, pur restando nelle vostre case, il gusto dello stupore, della bellezza della nostra fede e la gioia di seguire Gesù che ci precede portando la sua croce».

Fedeli e coerenti al Vangelo. «Fratelli, come i bimbi di cui parla la Liturgia odierna – ha evidenziato il cardinale –, non vergogniamoci mai della nostra fede e dei riti così belli della nostra religione. Ricordiamo, con commozione, come anche noi, da piccoli, abbiamo vissuto la nostra fede semplice e il nostro incontro con Gesù. Lui un giorno ha detto: “se non diventerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3). Ed ora, che siamo adulti, dimostriamo, cari amici, la nostra fedeltà e la nostra coerenza a vivere il Vangelo, anche quando ci chiama, come oggi, a seguire Cristo lungo la via della Croce. Questo è l’unico modo per potere con Lui risorgere nella Pasqua. E come facevamo da piccoli, affidiamoci anche in questa terribile calamità, al nostro Padre misericordioso, a Gesù fratello nostro, alla sua grazia, alla sua parola, alla preghiera. Vi supplico, tornate a pregare…!».

Gli studenti che non hanno lasciato Perugia. «Permettetemi, a conclusione di questa breve omelia, un pensiero sulla Giornata Mondiale dei giovani. Cari giovani, forse in questo tempo siamo più portati a rientrare in noi stessi e a dialogare con chi ci sta vicino. Mi auguro che ciascuno di voi ritrovi nella sua famiglia quella piccola chiesa domestica che gli possa essere d’aiuto; ma in questo momento penso anche a tutti gli studenti universitari, che non hanno lasciato Perugia, e sono lontani dal calore delle loro famiglie. A tutti voi vorrei riuscire a dire una parola, che riscaldi il vostro cuore».

La morte in croce è atroce, si muore soffocati. Il cardinale Bassetti, nel commentare il Vangelo, ha detto: «Abbiamo ascoltato, dalla lettura della passione secondo San Matteo, le ultime parole che Gesù pronuncia sulla croce prima di morire: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. La morte in croce è atroce, perché si muore soffocati; proprio come sono morti tanti nostri fratelli colpiti dal virus; perciò questo grido a Gesù deve essergli morto sulla gola. Qualcuno si domanda: ma Gesù ha forse perso la fiducia nel Padre avendo detto “Padre, perché mi hai abbandonato?”. No, ha voluto soltanto gridare la sua solitudine, il suo strazio, lo stato di abbandono in cui veniva a trovarsi, lui che aveva preso su di sé tutto il male e i peccati del mondo! E tutto questo stato d’animo, in quel momento si concentra in un grido. In quel grido, cari giovani, ci sono i drammi di tutta l’umanità, i nostri peccati, ci sono le nostre incoerenze, ci sono le nostre paure e, perché no, anche tutti i drammi che l’umanità vive in questi giorni. Gesù nella sua umanità può avere anche lui temuto per un attimo l’abbandono del Padre, ma nel momento in cui è spirato ha riacquistato tutta la sua fiducia: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”».

Il mondo ha bisogno dei giovani per cambiare. «Cari giovani, imitate Gesù: vivete la vostra vita con una passione forte e con tanta generosità – è stato l’auspicio del cardinale –. Coltivate le amicizie, incontrate la gente. Il mondo ha bisogno di voi giovani per cambiare; la società ha bisogno di giovani forti, abbiate voi in nome del Vangelo il coraggio di diventare anche coscienza critica per tanti sbagli che si compiono nella società. Cari ragazzi, vorrei dirvi, con le parole di un grande maestro dei giovani, don Tonino Bello, che voi “non siete inutili: siete irripetibili”. La Chiesa fa affidamento sulla riserva di speranza che voi nutrite. E nessuno vi tolga la capacità di sognare, perché i vostri sogni precedono sempre l’aurora».

Il vescovo “santo” Tonino Bello e i giovani. «Voglio concludere con le parole che lo stesso don Tonino Bello rivolse ai giovani che stavano attorno al suo letto quando mancavano tre giorni alla morte, che avvenne il 20 aprile 1993; la sua voce era flebile e appena percettibile: “Cari ragazzi, auguro a tutti voi una vita splendida, illuminata dal sole che è Cristo. Voglio solo chiedere a Lui di benedire i vostri passi fino all’ultimo momento. Su tutte le orme dei vostri passi possano crescere tanti fiori… Tutta la gente che incontrerete possa benedirvi per avervi conosciuti. E quando la sera andrà a dormire, possa dire: ‘grazie Signore che mi hai fatto incontrare Michele, Angela, Antonella’… E tutti possano benedire il cielo perché, sulla loro strada, hanno incontrato voi…”. Amen».

Assisi – Il messaggio del vescovo nel giorno del 19esimo anniversario della sua ordinazione episcopale: “In questo momento in cui le Chiese sono vuote riscopriamo il Vangelo nella case”

“Preghiamo insieme, forti dell’intercessione di San Giuseppe, per tutte le persone che stanno più soffrendo e chiediamo con fiducia la rapida fine di questo incubo che ci sta mettendo tutti a dura prova”. È il messaggio del vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, contenuto nella lettera inviata ai sacerdoti e ai fedeli in occasione del diciannovesimo anniversario della sua ordinazione episcopale, avvenuta il 19 marzo del 2001 nella Basilica di San Pietro a Roma per imposizione di San Giovanni Paolo II. “Non venivo ordinato per me – scrive ancora monsignor Sorrentino -: venivo ordinato per voi. Prima per i fedeli di Pompei, poi, dal 2006, per voi di questa amata Chiesa di Assisi- Nocera Umbra- Gualdo Tadino. La memoria dell’ordinazione per un vescovo non è mai la “sua” festa: è sempre la “nostra” festa. Senza saperlo, quel giorno eravate tutti con me a San Pietro. Mentre il Santo Pontefice mi imponeva il Vangelo sul capo, mi metteva nel cuore quello che ho poi, con tanti limiti, cercato di fare: annunciare il Vangelo come l’unica parola che conta e che salva. Mentre mi affidava la comunità cristiana, da custodire come Giuseppe aveva custodito la famiglia di Nazaret, prima cellula di tutta la grande famiglia ecclesiale, mi metteva già nel cuore per voi il progetto su cui sto investendo tutte le mie forze: far diventare la Chiesa sempre più una famiglia, attraverso le piccole famiglie spirituali raccolte nelle case intorno al Vangelo. In questi giorni – prosegue il vescovo – in cui le nostre chiese sono diventate più vuote che mai, e non ci restano che le case come ai tempi della prima comunità cristiana, questo progetto mi pare ancor più attuale e urgente. Lo riconsegno ancora una volta al vostro cuore: non c’è tempo da perdere, tutto dice che il tempo stringe”.

Sarà monsignor Sorrentino, a presiedere la santa messa che verrà celebrata giovedì 19 marzo alle ore 18 nel Santuario della Spogliazione a porte chiuse, senza partecipazione di popolo, dopo le restrizioni imposte dal Governo per limitare il contagio da coronavirus.

La messa sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook Diocesi Assisi-Nocera-Gualdo e su Maria Vision (visionabile in Umbria sul canale 602, diretta streaming su https://www.mariavision.it/maria-vision-italia oppure scaricando la App: https://subsplash,com/mariavisin/app).

Conclusa l’Assemblea ecclesiale regionale delle Chiese umbre. Le parole dell’arcivescovo Boccardo, del cardinale Bassetti, del vescovo Sigismondi e di don Luciano Avenati

Al termine della tavola rotonda e prima della Messa conclusiva dell’Assemblea ecclesiale regionale delle Chiese umbre, che si è tenuta a Foligno nel complesso parrocchiale di S. Paolo il 18 e il 19 ottobre, il presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha tenuto le conclusioni della due giorni. Il Presule ha detto che per le Chiese umbre è ora tempo di «guardare avanti, senza accontentarsi più del “si è sempre fatto così”, di rispondere alle attese, trovare audacia e coraggio, di rivedere l‘agire pastorale per concentrarsi sulla scelta fondamentale dell’evangelizzazione. … La sinodalità che abbiamo vissuto in questi due giorni – ha proseguito il Presule – ci aiuta a vivere pienamente il nostro essere popolo di Dio in cammino, in discernimento e ascolto reciproco, fino a programmare insieme, decidere insieme e operare insieme». I Vescovi ora saranno chiamati a fare una sintesi di quanto emerso in questi due giorni e offrire così un documento alle Chiese particolari dell’Umbria al fine di avviare qualche progetto pastorale comune che, come ha sottolineato mons. Boccardo, «vada incontro alle fatiche, alle ferite e alle domande delle persone e possa offrire una “cura” misericordiosa che pone al centro “i poveri”. Come cristiani, dunque, siamo chiamati sempre più a raccontare con lo stile della vita quotidiana quanto è bello essere discepoli di Gesù a Perugia-Città della Pieve, a Città di Castello, a Gubbio, ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, a Foligno, ad Orvieto-Todi, a Spoleto-Norcia e a Terni-Narni-Amelia. È questo lo “snodo” – ha concluso il Presidente della Ceu – di una Chiesa “in uscita” che sappia accogliere, discernere, integrare, accompagnare».

«Il nostro convenire in questi due giorni dell’Assemblea Ecclesiale regionale, voluta dalla CEU, e realizzata con tanta passione dal nostro presidente Mons. Renato Boccardo insieme all’équipe regionale, ci ha consentito di fare un’esperienza unica, di sentirci parte di una comunità, della santa Chiesa di Dio che vive nel mondo con la grazia dello Spirito e che si incarna nel cuore e nelle membra di ciascuno di noi», ha detto il card. Gualtiero Bassetti nell’omelia della Messa conclusiva dell’assise, concelebrata dagli altri Vescovi dell’Umbria e dai sacerdoti delegati. «Quello che abbiamo vissuto – ha chiarito il Presidente della Conferenza episcopale italiana – non è stato un convegno né tanto meno un congresso, ma un incontro di popolo, del popolo cristiano, che animato dalla Parola si mette alla ricerca di quel tesoro nascosto, che altro non è se non l’amore di Dio, l’unico capace di rendere piena la nostra gioia e di dare un senso vero alla vita». Il Porporato, poi, ha detto che trasmettere e condividere la “gioia del Vangelo” è l’atteggiamento di fondo che deve permeare l’azione dei cristiani. «Non nascondiamo – ha detto Bassetti – la difficoltà di un incontro, di un dialogo a volte molto difficile con un mondo disilluso dalle promesse umane, stordito dai bagliori della tecnologia e del benessere, che non sente più il bisogno di interrogarsi sulla propria esistenza. Ma il cuore umano non si può imbrigliare, esso palpita, vibra e si scuote quando non si sente appagato e a questo non bastano le sicurezze umane. Ci vuole qualcosa di più, che il nostro intimo non smette mai di cercare. In questo scenario, a volte un po’ desolato, la Parola di Dio ci apre spazi infiniti, ci dona il coraggio e la forza per intravedere ciò che sta oltre».

«Per grazia di Dio – ha proseguito l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – le Chiese dell’Umbria si sono trovate in questa bella esperienza di sinodalità e hanno avuto il coraggio di guardare con gratitudine al passato, di analizzare il presente, e di gettare anche uno sguardo più lontano, sul futuro. Non tutto ci è chiaro, e, se la situazione che abbiamo visto, in qualche tratto, è preoccupante, non deve mancare la speranza che da essa possono maturare frutti che nemmeno riusciamo ora ad immaginare. Uniti intorno a Cristo Signore possiamo portare veramente il frutto che la Chiesa e la società si aspettano da noi. Uniti intorno al Signore si superano le paure delle battaglie, anche quelle più aspre, e si scopre che è in lui che ogni speranza si realizza, ogni vittoria arriva e ogni buio lascia spazio alla luce di un giorno nuovo. In Lui troviamo la forza di parlare alle famiglie di oggi, così provate dalla secolarizzazione, ai giovani che cercano faticosamente di costruire il loro futuro, a quanti, anche tra noi, sono provati dalla povertà e da situazioni di vita dolorose. È una Chiesa presente, che si carica delle ansie dei suoi figli e ne condivide le gioie, che sa infondere fiducia».

Mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, la Diocesi che ha ospitato quest’Assemblea, ha voluto commentare la due giorni ecclesiale umbra con queste parole: «Innanzitutto ringrazio il Signore per questo appuntamento veramente sinodale. Per la nostra Diocesi di Foligno è stata un’occasione provvidenziale e un momento favorevole. Ho visto in questi giorni, come ho detto più volte, il mandorlo in fiore, della disponibilità di tutte le Diocesi di camminare insieme. E’ ormai tempo di farlo e dobbiamo metterci in cammino decisamente».

Don Luciano Avenati, coordinatore della segreteria preparatoria dell’Assemblea, ha presentato alcuni simboli visivi a futura memoria di quest’assise ecclesiale: le otto piante d’ulivo, ciascuna per ogni Diocesi della terra dei santi Benedetto e Francesco, che saranno piantate nell’area verde circostante il complesso parrocchiale di San Paolo in Foligno che l’ha ospitata, segno di comunione e sinodalità nel camminare insieme verso il Regno di Dio; i semi di una pianta di olio di ricino (nella Bibbia pianta legata alla figura di Giona, che non voleva essere annunciatore della Parola di Dio ai pagani) saranno inviati a ciascuno dei 400 delegati dell’Assemblea ecclesiale regionale, affinché le loro comunità possano proseguire l’opera di evangelizzazione della società odierna».

Assemblea ecclesiale regionale (Foligno 18-19 ottobre). La tavola rotonda con “alcuni ospiti dell’Umbria”: Ernesto Galli delle Loggia, Maria Gabriella Mecucci, Paolo Raffaelli e Marco Tarquinio

Nel pomeriggio del 19 ottobre si è svolta la tavola rotonda con “alcuni ospiti dell’Umbria”: Ernesto Galli delle Loggia, Maria Gabriella Mecucci, Paolo Raffaelli e Marco Tarquinio, che ha coordinato i lavori. Il direttore de Avvenire ha domandato agli ospiti: «Con quali occhi vedete la Chiesa umbra?».

Gabriella Mecucci ha risposto: «Non sono rabbiosamente critica della Chiesa, sono credente a modo mio. In Umbria per la Chiesa si apre una grande occasione di presenza in un tempo di crisi delle élite culturali e politiche, crisi del pensiero del mondo massonico, crisi quantitativa e qualitativa delle due Università di Perugia. Tutti guardano alla Chiesa chiedendole qualche risposta, un’attenzione nuova ai problemi. È in grado il mondo cattolico di dare qualche piccola risposta?» si è chiesta la giornalista Mecucci. «Una delle strade possibili da percorrere per la comunità, è quella di parlare con voce chiara e forte delle difficoltà che attraversa la regione, come, ad esempio, ha fatto e continua a fare in occasione degli eventi sismici».

Lo storico e politologo Galli della Loggia, prima di rispondere alla domanda di Tarquinio, ha detto di essere «qualcosa di mezzo tra diversamente credente e credente. L’Umbria è stata la regione più disastrata a livello politico, una regione povera, con poca presenza di ceto intellettuale. La politica dal 1945 ha occupato tutti gli spazi possibili. Ora l’umbria è nuda e senza punti di riferimento, senza identità collettiva. La Chiesa umbra ha subito questa situazione non riuscendo ad esprimere nessuna voce significativamente diversa, alta, culturale, diversa da quella politica. Oggi la Chiesa, anche in Umbria, svolge le funzioni tipiche che un tempo erano appannaggio dei sindacati (attenzione alle fasce deboli, ndr), mentre ha abbandonato il “pensiero politico”, ossia la capacità di fare un discorso generale ed incisivo sulla collettività che essa rappresenta. Non basta predicare solo il bene, è necessario che gli esponenti della Chiesa indichino anche con quali mezzi fare il bene».

Il giornalista Rai ed ex politico Paolo Raffaelli ha sottolineato che senza la rete diffusa delle parrocchie e delle altre realtà ecclesiali, il sistema di società civile dell’Umbria sarebbe molto più fragile. Questo l’ho sperimentato personalmente da sindaco di Terni e negli ultimi tre anni come cronista nelle aree terremotate dell’Umbria, esperienza quest’ultima tra le più formative della mia vita professionale, una grande palestra di riflessione personale». Raffaelli ha poi parlato di «un rischio: gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da una sistematica opera di attacco alle iniziative delle periferie e la Chiesa, invece, in Umbria dà voce alle periferie»

Il direttore Tarquinio, nel commentare questi interventi, ha sottolineato che «la nostra società civile tesse ancora oggi reti di fede, di speranza, di carità. Le reti di carità, però, sono sotto attacco: tutti i buoni, infatti, finiscono inesorabilmente sul banco degli imputati. In tutto questo c’è stata la cancellazione delle parole dei Pastori e delle voci della Chiesa. Mi ritrovo solo (sulle pagine di Avvenire, ndr) a far risuonare le parole buone per tutta la società italiana che i Vescovi trovano il coraggio e la forza di pronunciare e che il Papa in maniera scomoda fa echeggiare. I Vescovi fanno notizia solo quando fanno “la guerra” sui fronti tradizionali, dove ci aspetta l’atteggiamento moralistico della Chiesa. Cerca di incidere nel dibattito pubblico indicando la vita concreta delle persone e il bene concreto delle persone, state tranquilli che ciò non suscitano emozioni».

Assemblea ecclesiale regionale. Mons. Domenico Sorrentino: «Il cristianesimo sempre più vago e marginale». Mons. Renato Boccardo: «Auspichiamo che il futuro Governo della Regione abbia a cuore la vita quotidiana degli umbri pregna di sacrifici”.

La preghiera del Vespro ha concluso, sabato sera 18 ottobre, la prima giornata dell’Assemblea ecclesiale regionale, in svolgimento a Foligno nel complesso parrocchiale di S. Paolo. Preghiera guidata dall’arcivescovo vice presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu) mons. Domenico Sorrentino che, nel commentare la Lettera dell’apostolo Paolo ai Colossesi, ha accostato questa antica comunità cristiana dell’Asia Minore al «contesto della nostra Assemblea», evidenziando che «quella della comunità di Colossi è una realtà cristiana in ‘crescita’. I cristiani di Colossi hanno accolto il Vangelo come ‘parola di Verità’, e l’Apostolo si rallegra del fatto che esso “in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa”».

«A distanza di duemila anni – ha proseguito mons. Sorrentino -, guardando la situazione della nostra Umbria dentro il quadro generale dell’Italia e dell’Europa, noi oggi siamo tentati di intonare il lamento. Dov’è il cristianesimo che ha plasmato le nostre terre? Dov’è Francesco? Dov’è Benedetto? Dove il cristianesimo che ancora tanti vengono ad onorare riversandosi da tutti il mondo sui passi dei nostri eroi, che ancora parlano al mondo, e ancora ci offrono lo scenario in cui un Papa può persino – come ha fatto papa Francesco per il prossimo anno – convocare ad Assisi le energie più giovani e promettenti dell’economia mondiale?».

«Il cristianesimo che ha fatto la storia delle nostre terre – ha sottolineato il presule –, diventa sempre più vago e marginale, sotto i colpi di processi culturali e sociali che svuotano le nostre case di famiglia, di vita e di fede, rendendo la nostra cultura, pur erede del messaggio evangelico, che di esso conserva certo alcuni valori fondamentali quelli che hanno plasmato la nostra società diventando persino cultura politica, ma che sempre più stentatamente onora proprio il cuore pulsante dell’annuncio evangelico: Gesù, nella sua verità di “pienezza divina”, come la Lettera ai Colossesi lo presenta poco dopo in un potente inno, analogo a quello che la liturgia ci ha appena messo in bocca nella Lettera gemella agli Efesini. È su questa verità, verità di Cristo, che il cristianesimo si distingue, sta in piedi o cade. … Sarebbe bello anche per noi poter dire, come dice l’apostolo Paolo, che il Vangelo “si moltiplica e porta frutti in tutto il mondo. Oggi siamo piuttosto tentati di dire che diminuisce e porta sempre meno frutti, stando a quanto la cronaca e la statistiche impietose ci documentano. E tuttavia la re-immersione negli accenti delle origini cristiane è sempre ispirante e motivo di speranza».

I lavori della mattinata della seconda ed ultima giornata di questa Assemblea ecclesiale (19 ottobre) sono stati dedicati a sette tematiche specifiche affrontate da 28 tavoli di lavori, che hanno visto impegnati i 400 delegati delle otto Diocesi umbre, ospitati in varie parrocchie della Città di Foligno. Questi tavoli di lavoro sono stati “allestiti”, come ha ricordato l’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo, in apertura dell’Assemblea (18 ottobre), per riflettere su alcuni aspetti pastorali e sociali che le Chiese umbre portano avanti nell’accogliere anche le istanze della gente della regione. Sulla riflessione di come rendere “politica” la fede, una politica che costruisca la società a partire dagli ultimi, mons. Boccardo, a margine della prima giornata dell’Assemblea, ha auspicato che il futuro Governo della Regione, che i cittadini sceglieranno domenica 27 ottobre, abbia a cuore «la vita quotidiana degli umbri pregna di sacrifici, basti pensare al terremoto e alla precarietà del lavoro di tanti concittadini che costringe soprattutto i giovani a lasciare la terra di origine».

I lavori proseguono nel pomeriggio alle ore 14.30 con la tavola rotonda coordinata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, con alcuni “ospiti” dell’Umbria tra cui lo storico e politologo Ernesto Galli della Loggia. A seguire, le conclusioni del presidente della Ceu mons. Boccardo e la Celebrazione Eucaristica presieduta dal card. Gualtiero Bassetti presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei).

Gli interventi del prof. Luca Diotallevi e di mons. Franco Giulio Brambilla. Le parole del card. Gualtiero Bassetti.

La prima relazione dell’Assemblea ecclesiale delle Chiese umbre (Foligno, 18-19 ottobre 2019) è stata quella del prof. Luca Diotallevi, ordinario di sociologia all’Università di “Roma Tre”. Poi, c’è stata quella di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e Vice presidente della Conferenza episcopale italiana. Gli interventi sono stati pensati e costruiti sulla base del materiale giunto dalle varie Diocesi: i delegati oggi presenti all’Assemblea, nell’ultimo anno, si sono incontrati più volte per riflettere e fotografare la situazione attuale delle Diocesi umbre. Materiale poi trasmesso ai due relatori.

Diotallevi ha evidenziato le difficoltà pastorali che vivono le Chiese nella terra dei Santi Benedetto e Francesco: il quadro non è roseo, a causa anche di una chiusura mentale e del prevalere della logica dei campanili, ma comunque ci sono prospettive di vitalità. Un primo fattore di crisi è determinato dal calo negli ultimi due decenni dei praticanti, scesi di oltre un quarto, così come sono diminuiti i preti diocesani in servizio (sempre più anziani) e i matrimoni con rito religioso, mentre crescono separazioni e divorzi. “La Chiesa umbra – ha detto Diotallevi – inoltre risente della mancanza di laici formati, specie giovani, e della grande frammentazione del tessuto ecclesiale che minano la comunione”. Il sociologo poi ha indicato tre punti sui quali lavorare in maniera sinodale tra le Chiese. Il primo è quello che Diotallevi definisce “lo sguardo troppo corto, inteso come l’incapacità di avere una visione che vada oltre il presente e le limitazioni territoriali e organizzative”. Poi, c’è quello chiamato “lo sguardo troppo stretto, inteso come concentrarsi su porzioni di realtà relative ai riti e alla sfera individuale, mentre il resto della vita sociale e della fede resta marginale”. Infine, c’è “lo sguardo che non scava abbastanza, inteso come il rimanere nella superficialità delle vicende sociali e culturali, ma soprattutto intesa come mancanza di vivere pienamente la vita di fede e la gioia del Vangelo nella quotidianità”. “In sintesi, dai lavori preparatori – ha sottolineato Diotallevi – sono emerse comunità che riconoscono questi limiti e che possono da qui ripartire per produrre, specialmente i laici, una spinta di gran lunga maggiore nel vivere ogni scelta secondo la fede ed una consapevole capacità di discernimento”.

Mons. Brambilla, nel suo intervento dal tema “Chiesa di pietre vive”, ha fornito alcune istanze ai delegati dell’Assemblea ecclesiale regionale dell’Umbria per immaginare la Chiesa di domani. Il Presule, basando la sua relazione sulla prima lettera di S. Pietro (2, 1-3) ha descritto cinque atteggiamenti che minano la vita di comunità anche buone: la cattiveria, ossia il gusto di voler gratuitamente il male dell’altro; la frode, mostrare agli altri ciò che non si è o non si ha; l’ipocrisia, fingere di avere un’immagine che non si ha; le gelosie, quando si sente l’altro trattato meglio di noi; la maldicenza, dire male degli altri insinuando denigrazioni. “E’ urgente – ha detto – che nelle nostre comunità deve emergere prima o poi, meglio se presto, che la ragione della nostra speranza è il Signore. Vi sono, invece, persone – vescovi, preti e laici – che sembrano dire con i loro giudizi, i loro gesti, i loro mezzi che il centro è il proprio io, la realizzazione di sé, un attivismo sfrenato, che trasforma la comunità in una sorta di pro loco e che sequestra le attività come in un piccolo regno in cui primeggiare, lamentandosi poi di essere lasciati soli”. Mons. Brambilla ha insistito molto con i pastori e i fedeli umbri sul fatto che la missione cristiana non può essere fatta in proprio, da soli: “non prevede – ha detto – profeti isolati. Magari ci saranno alcuni pionieri, ma non potranno essere profeti unici. Chi si isola, farà anche del bene, potrà avere tanta gente intorno, ma quando non ci sarà più lui, tutto sarà finito”. Poi, il grande richiamo alla formazione delle comunità cristiane, formazione – ha chiarito Brambilla – “per imparare a leggere i bisogni della vita della gente, per scegliere e puntare su due o tre momenti della vita delle parrocchie che valorizzino l’aspetto formativo della coscienza cristiana”.

Il card. Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana prima dell’avvio dell’Assemblea ha incontrato la stampa e alla domanda se siano maturi i tempo per un Sinodo della Chiesa Italiana ha detto: “Non sono un profeta o figlio di profeta – ha – penso che per l’Italia bisogna realizzare tanti progetti, magari sul modello dell’assemblea della Chiesa umbra, che possano creare un clima di sinodalità. Allora potrebbe essere maturo anche il tempo di un Sinodo. Ma il cammino giusto è questo, a livello diocesano e regionale. Se si comincia a camminare insieme ad affrontare insieme i problemi è chiaro che poi tutto è possibile”.

Aperta l’Assemblea ecclesiale regionale. L’intervento introduttivo del presidente Ceu mons. Renato Boccardo: “La nostra Chiesa ritrova la sua fecondità nella gioia della missione”

In una gremita aula liturgica del complesso parrocchiale di San Paolo in Foligno, il 18 ottobre pomeriggio, l’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo ha introdotto i lavori dell’Assemblea ecclesiale regionale con il suo intervento di saluto, evidenziando che in questi due giorni di Assemblea ecclesiale (18 e 19 ottobre) la Chiesa umbra possa “assumere un autentico atteggiamento di ascolto”, ha detto, “perché – citando papa Francesco – ‘una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare è più che sentire. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo Spirito della verità, per conoscere ciò che Egli dice alle Chiese’. Occorre assicurare alla nostra Assemblea – ha proseguito mons. Boccardo – una dimensione interiore e spirituale, che ci permetta di porci in sintonia con lo Spirito di Dio e con i fratelli. Non dunque un ascolto unilaterale, quale può essere l’acquisizione di informazioni, di dati e di analisi accurate della realtà, ma un tempo di dialogo, di confronto, di scambio su convinzioni e pareri, anche diversi; un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare”.

Il presidente della Ceu ha esordito citando le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Filippi nel rivolgere il suo benvenuto a tutti i partecipanti, 600 persone tra delegati e ospiti, e ai rappresentanti delle Istituzioni civili, a nome dei vescovi dell’Umbria, convenuti in quest’assise “recante la testimonianza della fede e della carità delle nostre Chiese”. Una gradita sorpresa è stata la presenza di due vescovi legati all’Umbria: mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito di Viterbo ex alunno del Pontificio Seminario Regionale di Assisi, e mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, già vicario generale della Chiesa di Spoleto-Norcia.

Come è noto, questo nostro incontro – ha proseguito Boccardo – nasce dal desiderio di rispondere all’invito rivolto da papa Francesco alle Chiese che sono in Italia in occasione del Convegno di Firenze nel 2015, quando disse: ‘Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà… Cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni’”.

Si è trattato di una vera esperienza di “sinodalità”, quella raccomandata da papa Francesco – ha sottolineato il presule –, che ci ha offerto la grazia di incontraci nella gratitudine per il nostro essere popolo santo di Dio e ci ha dato la possibilità di guardare al presente con discernimento e al futuro con speranza. Il frutto del lavoro compiuto costituisce la base del dialogo e della condivisione che siamo chiamati a mettere in atto in queste giornate. Forniranno valido stimolo alla nostra riflessione gli interventi del prof. Luca Diotallevi, ordinario di sociologia all’Università di ‘Roma Tre’, e di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana”.

Il presidente della Ceu ha parlato anche di “processi che, pur nella varietà e nella diversità delle diocesi, possano essere condivisi a livello regionale, per essere comunità incisive e profetiche, propositive e significative, richiamo forte e riferimento bello per le donne e gli uomini del nostro tempo. Infatti, una Chiesa che si limitasse alla sola gestione del “dimagrimento” in atto del proprio corpo istituzionale (diminuiscono i preti, cala la frequenza domenicale, sempre meno sono quelli che si sposano in Chiesa, dopo la catechesi i fanciulli e i giovani se ne vanno…) diventerebbe una Chiesa ben presto incapace di dire parole significative ad una cultura in profonda trasformazione”.

Dovremo perciò domandarci come mostrare che la fede è in grado anche oggi di fornire strumenti ed energie per la nascita di una forma inedita di umanesimo, favorendo l’insorgere di nuove esperienze e di nuove pratiche di vita cristiana. Non dobbiamo tanto preoccuparci della tenuta del nostro tessuto organizzativo, ma concentrarci nella ricerca delle modalità e dei luoghi in cui oggi possa prendere forma un’esperienza cristiana in grado di dire il senso della vita, della solidarietà, della cura del prossimo e del creato. E il frutto del lavoro dei 28 tavoli verrà consegnato ai Vescovi perché ne traggano orientamenti e linee concrete per una azione pastorale capace di caratterizzare il cammino delle nostre Chiese”.

Avviandosi alla conclusione mons. Boccardo ha detto: “In questo speciale “mese missionario”, è bello riaffermare che la missione non è un segmento della pastorale, ma ne rappresenta l’anima, il cuore pulsante di cui un cristiano non può fare a meno. La missione è nel DNA di ogni seguace di Gesù, perché lo è stata per Gesù stesso; è la via ordinaria e quotidiana attraverso cui ogni battezzato realizza la sua chiamata a seguire il Signore e ad annunciare a tutti il suo Vangelo”. Nel soffermarsi sulla missione, il presidente della Ceu cita ancora papa Francesco ricordando un passaggio dell’omelia del Santo Padre pronunciata alla celebrazione dei Vespri per l’inizio del Mese dell’Ottobre missionario 2019: ‘Una Chiesa missionaria non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo’. Ne siamo certi: la nostra Chiesa dell’Umbria ritrova la sua fecondità nella gioia della missione”.

Prima delle due relazioni del prof. Diotallevi e del vice presidente della Cei mons. Brambilla, c’è stata una breve meditazione biblica di padre Giulio Michelini (Ofm), preside dell’Istituto Teologico di Assisi (ITA). Il religioso ha invitato i presenti a “non smettere di cercare il tesoro nascosto. Chiesa umbra quale campo stai arando per portare in superficie il tesoro? Si è chiesto

padre Michelini? Che cosa è che muove le nostre Chiese umbre, la gioia per la scoperta del Regno o la paura di perdere qualcosa?”.

Com. stampa a cura Ufficio stampa Ceu /