Norcia – Solennità del Transito di San Benedetto abate,

Nella solennità del Transito di San Benedetto abate, patrono d’Europa e dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, è stata celebrata la messa il 21 marzo 2024 presieduta dal mons. Domenico Cancian vescovo emerito di Città di Castello, mentre l’arcivescovo Renato Boccardo è in Vaticano con i vescovi Umbri per la Visita ad limina apostolorum.
L’omelia di mons. Cancian:
“San Benedetto ci offre un triplice messaggio:
1. “Figlio mio tendi il tuo orecchio alla sapienza” (Prov 2,1).
L’uomo, ogni uomo che voglia vivere bene, ha bisogno di mettersi in ricerca della vera sapienza (homo sapiens), anzi dovrebbe semplicemente lasciarsi trovare dalla Sapienza, da ciò che è vero, nobile, giusto (cf prima e seconda lettura).
Benedetto dopo la sua esperienza mondana a Roma capisce che quel tipo di vita era superficiale, banale, non soddisfacente. Per questo decide di ritirarsi nella solitudine per riflettere e pregare. E nel Vangelo trova La Sapienza di Gesù che dava non solo un senso più profondo alla sua vita (conversione), ma anche una nuova visione del cruciale momento storico.
Siamo nel tempo della decadenza e della fine dell’impero romano che aveva accolto il Vangelo e poi praticamente dimenticato. Arrivano nel frattempo i nuovi popoli pagani (ariani, franchi, Angli, Goti) che distruggevano tutto. Pian piano, proprio con l’opera di San Benedetto, inizia una nuova epoca storica di integrazione religiosa e culturale che durerà per secoli. Nel suo percorso umano e spirituale attraverso varie esperienze di solitudine e di vita monastica, Benedetto mette a punto i fondamenti di questa nuova era illuminata dalla sua sapienza che nella Regola benedettina contiene il meglio della tradizione monastica orientale interpretata con la saggezza romana.
2. Nulla anteporre all’amore di Dio!
Benedetto nel suo ritiro spirituale fa importanti scoperte.
Anzitutto il primato di Dio. “Nulla anteporre all’amore di Cristo per correre con cuore libero e ardente nella via dei suoi precetti” (preghiera). “Abbandonata la casa e i beni, desiderando piacere solo a Dio, ricercò la comunione con Lui; ricercò l’unità e la pace” (antifona di ingresso e preghiera dell’offertorio).
Dice Gesù: “Chiunque avrà lasciato case, fratelli, sorelle, padre, madre, figli, campi per il mio nome, riceverà 100 volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”. San Benedetto ha sperimentato questo centuplo evangelico promesso dopo aver rinunciato alla gloria umana; in mezzo alle gioie e alle tribolazioni ha testimoniato al mondo una inimmaginabile fecondità: innumerevoli persone e comunità si sono ispirate e continuano a ispirarsi a lui.
Papa Benedetto nella sua vita si è fatto molto guidare dall’esperienza di San Benedetto, tanto che appena eletto Papa non ha esitato a prendere il suo nome e ha vissuto gli ultimi quasi 10 anni in un monastero, facendo prevalentemente il monaco (forse era una sua profonda aspirazione). Rinunciando al ministero petrino era convinto che con la sua preghiera avrebbe aiutato la Chiesa non meno di quanto l’aveva aiutata con il suo illuminato pensiero teologico e con l’azione pastorale più impegnativa. Tanto che nella cosiddetta sua profezia del 1969 scriveva: “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dall’inizio. Sarà una Chiesa più spirituale, più povera e semplificata e gli uomini scopriranno di abitare un mondo di indescrivibile solitudine perché avendo perso di vista Dio avvertiranno l’orrore della loro povertà. Allora e solo allora vedranno quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”.
3. Una nuova Chiesa e un nuovo mondo
Ritrovando il primato di Dio nel mondo decadente del suo tempo Benedetto ha fatto rifiorire una Chiesa nuova e un mondo nuovo. Possa accadere qualcosa di simile anche per l’umanità di oggi tanto violenta e disorientata. Sul suo esempio possa rinascere quella Speranza di cui vi è immenso bisogno perché senza Lui si è ancora più tentati dalla rassegnazione e dalla disperazione, come si legge nel volto di non pochi fratelli e sorelle dinanzi alle molteplici tragedie in atto con le guerre tra i popoli e con le relazioni quotidiane nelle famiglie e dintorni. In ogni caso è evidente il clima di decadenza culturale, politica, civile e morale del nostro mondo. Davvero ispirato Papa Francesco nell’intitolare il prossimo grande evento 2025: “Giubileo della Speranza”. Benedetto è descritto dal Prefazio come: “Fulgida guida di popoli alla luce del Vangelo”.

Insieme al primato di Dio, Benedetto scopre una nuova antropologia che costituirà per secoli la base culturale dell’Europa. San Paolo VI dichiara San Benedetto “patrono principale dell’Europa” perché “pacis nuntius” (messaggero di pace) ed “effector unitatis” (costruttore di unità). L’uomo diventa così artigiano di unità e di pace, nella verità e nell’amore, in armonia con se stesso, con gli altri, con il creato e attraverso “la cultura del dialogo” (Papa Francesco) e del rispetto edifica un mondo più giusto e umano. Benedetto chiede di “onorare tutti gli uomini” perché in ogni essere umano vi è Cristo che col suo comandamento dell’amore porta all’inclusione, cioè all’accoglienza di tutti, a cominciare dai più bisognosi: l’ospite, il forestiero, l’ultimo, il malato, il pellegrino… e con ciò si costruisce la fraternità universale.

Nasce così un nuovo modo di stare insieme, una nuova comunità, come quella dei monaci che vivono relazioni di fraternità e di reciproca accoglienza, in cui l’ultimo va ascoltato come il dotto e vige il criterio dell’umile ricerca della verità da parte di tutti con l’aiuto della guida paterna dell’abate (così si chiama perché non è un superiore, ma padre, appunto “abba” che segue ognuno con discrezione).
Questo nuovo modo di stare insieme ha lo stile specifico descritto dalla seconda lettura di San Paolo ai Filippesi: sempre lieti nel Signore che è vicino, anzi in mezzo a noi; non angustiarsi per nulla, ma in ogni circostanza far presente al Signore le preghiere, le suppliche, i ringraziamenti e così la pace di Dio che supera ogni intelligenza abita i nostri cuori; accogliere tutto quello che è nobile, giusto, puro, amabile, ciò che è virtù e merita lode.

Questa nuova comunità valorizza la vita quotidiana, le piccole mansioni quotidiane di ognuno: è il luogo dell’ordinaria presenza di Dio e dei fratelli, luogo dell’umano e del divino, del personale e del comunitario, della “santità quotidiana” (Papa Francesco), luogo dell’ora et labora, dimensione verticale ed orizzontale, ambedue importanti e arricchenti se s’incontrano armoniosamente. Tanto che la Regola benedettina chiede “di maneggiare con cura la zappa, il mestolo e lo stilo” perché sono strumenti per incontrare Dio e l’uomo e hanno in un certo senso il valore dei vasi sacri perché anche il lavoro ha la nobiltà della preghiera.

Anche la stabilità dei monaci che Benedetto sottolineava può essere un buon antidoto all’eccessiva mobilità, alle comunicazioni selvagge, alla fretta, all’ansia, al tutto e subito, all’impazienza che destabilizzano l’uomo moderno. Occorre stare nella roccia che è Cristo, cui nulla anteporre, pregare – pensare – riflettere, stare sull’umano vero, sulle priorità che contano di più. Anche l’intelligenza artificiale non dovrebbe complicarci ulteriormente, qualora ci portasse a sottovalutare la sapienza del cuore che sa stabilire relazioni umane significative.
Insomma l’umanesimo benedettino che ha segnato profondamente l’ethos europeo ha qualcosa da dire al post-umanesimo attuale che rischia l’involuzione, senza i riferimenti essenziali scoperti da Benedetto.
“I benedettini, scrive B. Sorge, sono considerati a pieno titolo i promotori della nuova cultura europea. Nasceva anche una nuova lingua: il latino cristiano medievale. Fede e cultura basata su una nuova antropologia al cui vertice è posto il primato di Dio che fonda la dignità della persona umana”.
Quasi come naturale conseguenza nacquero vere e proprie imprese di agronomia, bonifica del territorio, vivai, apicoltura, produzione vinaria, olearia e casearia.
Così oltre che curare la preghiera e l’evangelizzazione i monaci propagano la cultura e l’economia in un clima di fraternità e nuovo umanesimo.

L’augurio
La nostra Chiesa sinodale che si propone oggi lo stile della prossimità, della partecipazione e delle relazioni aperte e autentiche può attingere alla Regola benedettina e favorire il sorgere di quella minoranza creativa e profetica che vive il Vangelo e mette Dio al centro, portando ad una nuova evangelizzazione. Comunità cristiane che superano l’individualismo e il narcisismo, l’accontentarsi di pratiche religiose e tradizioni, la riduzione del Vangelo al facile compromesso e al ribasso, alla ripetizione di riti o alla privatizzazione della fede.

In questa bellissima solennità di San Benedetto, ormai alla vigilia della Pasqua 2024, ci auguriamo che la ricostruzione della città devastata dal terremoto arrivi velocemente alla conclusione. Possa risorgere più luminosa nella sua bellezza artistica, ma anche culturale ed ecclesiale sulle orme indelebili dello spirito benedettino che ha segnato Norcia. Possa essere questa città un faro di speranza per il sorgere di un nuovo umanesimo evangelico ispirato a San Benedetto, patrono d’Europa e dell’Archidiocesi!”