Spoleto – Professione perpetua di tre giovani suore della Sacra Famiglia

«Fateci vedere il sorriso che nasce da un cuore pieno, da un cuore che ha trovato la gioia nello stare con il Signore e nel seguirlo. Abbiamo bisogno in questo mondo di pensieri tristi, di preoccupazioni e di trepidazione di vedere qualcuno che ci trasmetta la gioia di essere discepolo del Signore. L’augurio, care sorelle, è che sappiate sorridere e che ci facciate vedere con il vostro sorriso che stare con il Signore Gesù riempie la vita». Con queste parole l’arcivescovo Renato Boccardo ha concluso la celebrazione eucaristica a Cannaiola di Trevi, domenica 20 settembre 2026, nel corso della quale c’è stata la professione perpetua di tre giovani suore congolesi della Sacra Famiglia di Spoleto (suor Gloria Katungu Kahamwiti di 32 anni, suor Guilaine Katungu Mudakoro di 32 anni e suor M. Defrose Kyakimwa Muke di 31 anni) e alcuni anniversari di professione di altre religiose (50 anni per suor Annalisa Alba e suor Adriana Romanini; 60 anni per suor Maria Chiara Romagnolo, suor Fausta Falsetta, suor Imelde Cappello, suor Corrada Copertino, suor Consolata Andreoni, suor Giovanna Per, suor Maria Rainone, suor Irenea Gisondi e suor Annamaria Coccoli; 65 anni per suor Silvia Minutilli, suor Antonia Giaciglio, suor Maria Bernarda Sisti, suor Andreilla Fioravanzo, suor Cleofe Giacomin, suor Valeriana Rausa, suor Maria Laura Meccola; 70 anni per suor Rosita La Versa).

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Con mons. Boccardo hanno concelebrato: mons. Sem Fioretti, vicario generale e rettore del Santuario del beato Pietro Bonilli; vari sacerdoti congolesi, amici delle tre suore che hanno emesso i voti perpetui. Presenti naturalmente molte altre suore, ad iniziare dalla madre generale suor Marina Zinnanti, così come molti fedeli laici. La liturgia è stata animata dai Cantori di Cannaiola. Le tre suore che hanno emesso i voti perpetui e le due che hanno festeggiato 50 anni di professione sono entrate in chiesa con una lampada accesa e deposta sull’altare: simboleggia la vigilanza spirituale, la fede viva e l’attesa ardente dello Sposo. Le altre suore che hanno ricordato 70, 65 e 60 anni di professione, invece, avevano in mano un girasole.

Omelia dell’Arcivescovo. «Nella pagina del Vangelo che Gesù ci ha proposto e che abbiamo ascoltato, si racconta di questo proprietario della vigna che va a cercare degli operai. Comincia al mattino presto, all’alba, poi alle nove, poi a mezzogiorno, poi alle cinque. Durante tutta la giornata va a cercare qualcuno che si renda disponibile a lavorare nella sua vigna. Perché? Perché non sopporta della gente inoperosa. Vuole che tutti si impegnino, che tutti vadano al lavoro. La chiamata a una vita buona è rivolta a tutti. Non solo per coloro che sono buoni e disponibili fin dalla prima ora. Ognuno può dare il proprio contributo per l’edificazione del Regno di Dio. E ogni stagione della vita può essere quella buona, quella del momento giusto. E infatti il padrone è preoccupato. Perché ve ne state tutto il giorno oziosi senza fare niente? Domanda a questi possibili operai che stazionano sulla piazza del paese. E la risposta è semplice: perché nessuno ci ha chiamati. È mancata una chiamata, o forse non l’hanno percepita. E però quel padrone insiste. Nessuno è condannato alla inoperosità. Al termine del giorno il padrone paga tutti con lo stesso salario. In una visione sindacale questo sarebbe uno scandalo. Io ho lavorato di più, merito di più. Chi ha lavorato di meno, guadagna di meno. Non è un caso che questo padrone utilizzi un altro metro per misurare il lavoro compiuto. È una scelta molto chiara che questo padrone opera, suscitando poi la mormorazione: questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e tu li tratti come noi: chi ha dato di più deve ricevere di più. Ma è proprio questa logica che la parabola che Gesù racconta viene a smontare. Abbiamo sentito il profeta nella prima lettura che ripete al popolo di Israele la parola di Dio: le mie vie non sono le vostre vie. I vostri pensieri non sono i miei pensieri. Dio ha un metro diverso dal nostro, parte da un’altra prospettiva. Non da quella del contratto, ma da quella del dono, che è sempre gratuito. Il dono si realizza senza condizioni. Per questo quel padrone richiama chi si lamenta. Non ti faccio torto, abbiamo contrattato così e io sono fedele al contratto che ho stipulato con te. Dunque, prendi il tuo e va bene. Non è vero che Dio ricompensa secondo le opere compiute. L’amore di Dio per le sue creature è sempre senza misura. E non è proporzionato ai meriti che qualcuno possa aver accumulato nel corso della sua vita. Non è proporzionato alla generosità, all’impegno, al sacrificio profusi nelle diverse mansioni che sono state affidate. Dio non ricompensa secondo le opere compiute, ma da sempre tutto e di più. È proprio per questo che gli ultimi che hanno lavorato appena un’oretta ricevono esattamente come gli altri. Perché Dio non segue la legge del mercato. E così noi vediamo che quel padrone non sta premiando i pigri, cioè quelli che hanno lavorato di meno, ma sta ricordando ai primi, quelli che hanno lavorato tutto il giorno, che tutti gli operai, indipendentemente dall’ora in cui hanno iniziato il lavoro, sono figli. E i figli sono chiamati alla fraternità, non alla gerarchia. Non a misurare chi viene prima e chi viene dopo, chi merita di più e chi merita di meno. I figli sono chiamati alla fraternità. E il denaro che ciascuno riceve non è la paga di una prestazione che hanno fornito, ma è il segno di una dignità. Ognuno, il primo, l’ultimo, chi ha lavorato tutto il giorno, chi è arrivato all’ultima ora, riceve lo stesso gesto di riconoscimento. Non perché lo ha guadagnato, ma perché è figlio. Perché sta dentro la vigna che il padrone gli ha affidato. E questa parabola ci invita a guardare alla nostra vita. Anche noi, tutti, qualunque sia la vocazione che abbiamo ricevuto, siamo operai e chiamati ad entrare nella vigna. Senza pensare che qualcuno fa di più, qualcuno fa di meno. Questa parabola degli operai delle ore diverse illumina anche in particolare la celebrazione che noi stiamo vivendo. Stiamo ricordando ore diverse di risposta alla chiamata di Dio da parte di un bel gruppo delle Suore della Sacra Famiglia: 70 anni, 65, 60 e 50. Ho provato a fare un calcolo veloce: messe insieme fanno più di mille anni di dedizione al servizio della Chiesa e dei fratelli. E questo costituisce un patrimonio immenso. Noi siamo sempre pronti a calcolare quanto vale questo, quanto vale quell’altro. Più di mille anni di consacrazione tra le Suore della Sacra Famiglia con servizi diversi che l’obbedienza ha proposto nel corso del tempo. E io immagino che le Suore che sono qui questa mattina, e che ricordano i diversi ministeri che hanno esercitato, hanno davanti agli occhi, ma soprattutto nella memoria del cuore dei volti, delle situazioni e delle parole che hanno segnato la loro storia personale, la storia delle comunità nelle quali hanno vissuto. E sono qui questa mattina a ricordare le ore. In quell’ora il Signore mi ha chiamato, in quell’ora il Signore mi ha visitato. È venuto a cercarmi là dove ero, forse anch’io sulla piazza del paese, e mi ha detto vieni anche tu nella mia vigna. E in questo susseguirsi di ore arriviamo all’ultima ora che è quella di queste tre giovani che vogliono imbarcarsi in questa avventura. Un’avventura che le conduce a seguire il Signore in un modo particolare, cioè quello della consacrazione nella vita religiosa, seguendo quella intuizione del beato Pietro Bonilli che dice “la vita non è bella, non è vita, senza la Carità, senza l’Amor!”.  Dunque la nostra celebrazione di questa mattina diventa una grande azione di grazie. Ringraziamo il Signore per tutto il bene che continua a suscitare nel suo popolo. Diventa uno stringerci fraternamente attorno a queste suore, a quelle che iniziano e quelle che continuano il cammino, per sostenerle con la nostra preghiera e con la nostra amicizia e anche per esprimere il grazie di tutti coloro che hanno goduto del loro servizio nelle diverse comunità che hanno abitato.  Ma siamo qui anche per ricevere consolazione, orientamento. Tutti noi possiamo essere operai nella vigna del Signore. Al di là dei nostri meriti, al di là dei progressi o delle conquiste che riusciamo a realizzare il Signore continua a chiamare ad ogni ora e dice anche a noi: vieni nella mia vigna, vieni anche tu a occupare il tuo posto, a dare il tuo contributo per il bene, vieni anche tu e supera la ristrettezza del tuo cuore e della tua mente, prova ad allargare i tuoi orizzonti e vedrai che qualcosa di buono lo puoi fare anche tu».