Terni – Celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza. Mons. Soddu: “Siamo invitati a cogliere i bei semi di speranza, per piantarli nei giorni della nostra vita, nelle famiglie, nelle comunità”.

Solenne celebrazione di chiusura del Giubileo della speranza nella diocesi, del 28 dicembre, festa della Santa famiglia, che il vescovo Soddu ha presieduto in una gremita Cattedrale di Terni, alla presenza dell’intero clero diocesano, delle autorità cittadine, delle dame e cavalieri dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dei rappresentanti di movimenti e associazioni e di tanti fedeli. Hanno concelebrato il vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi e don Alessandro Rossini, parroco della Cattedrale. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da don Sergio Rossini, organista il maestro Simone Maccaglia; il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e ministranti, coordinati dal cerimoniere Marco Farroni.
Il vescovo ha ricordato i momenti comuni vissuti in questo anno Giubilare nei pellegrinaggi vicariali alle chiese giubilari di Terni, di Narni e di Amelia, negli incontri di riconciliazione e momenti di preghiera che hanno coinvolto numerose parrocchie, realtà associative e che hanno avuto il culmine nel grande pellegrinaggio delle diocesi umbre a Roma il 13 settembre scorso, con il passaggio della Porta Santa e l’incontro con Papa Leone XIV nella Basilica Vaticana.
«Tutto ciò che abbiamo vissuto in questo anno giubilare – ha detto il vescovo nell’omelia – oggi ci viene riconsegnato per le mani della Santa Famiglia, affinché in lei possiamo sempre proseguire sulla strada della speranza, che abbiamo imparato a riconoscere nella presenza della persona di Gesù. Egli è la nostra speranza, senza di lui niente ha valore e tutto è privo di senso. Questo è il clima proprio che si respira nella santa famiglia. Un clima fatto di presenza di pace, accoglienza silenzio, riflessione e ascolto di Dio, della sua parola».
La casa di Nazareth come ispirazione e forza continua per vivere ed alimentare la speranza: «ogni nostra famiglia – ha aggiunto il vescovo – ha l’opportunità di trovare nella famiglia di Nazareth una serie di motivazioni per condurre una vita sana, bella, buona. Può comprendere ed apprezzare la bellezza del dialogo e dell’incontro. Può lasciarsi educare al lavoro impegnativo o anche difficile da trovare ed ottenere. Può imparare ad accogliere i propri limiti e le sofferenze. Nella casa di Nazareth possiamo trovare tutte le famiglie del nostro tempo provate dalle più varie vicende dolorose: dell’esule, di chi deve andare lontano per trovare dignità e lavoro, sicurezza e rispetto. Possiamo trovare tutte le famiglie che quotidianamente si edificano in maniera dignitosa ed amano la vita. Nella casa di Nazareth può trovare risposte anche ogni famiglia che si trova ad essere avvelenata dall’incomprensione e dalla violenza. In quella casa deve trovare ispirazione anche la nostra comunità di fede, la nostra famiglia Diocesana, nel sapersi edificare mettendosi a disposizione della Parola di Dio e dei suoi progetti per il bene di tutti e per l’edificazione della Chiesa».
A conclusione della celebrazione è stato intonato l’Inno del Giubileo davanti alla croce quattrocentesca che è stata posta accanto all’altare della cattedrale nella cerimonia di apertura del Giubileo in diocesi. Sono stati consegnati ai vicari foranei e ai laici rappresentanti delle foranie gli orientamenti e programma pastorale su Mistagogia e Iniziazione cristiana frutto della riflessione e lavori del Consiglio pastorale diocesano.

L’OMELIA DEL VESCOVO

Spoleto – Celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza. L’Arcivescovo: «La speranza della fede è Cristo Gesù, trascendente e sovrano, libero e liberante»

“Possa la luce della speranza cristiana raggiungere ogni persona, come messaggio dell’amore di Dio rivolto a tutti! E possa la Chiesa essere testimone fedele di questo annuncio in ogni parte del mondo!”. Questo passaggio della Spes non confundit (n. 6), Bolla con cui papa Francesco aveva indetto il Giubileo ordinario della Speranza, è il modo migliore per elevare al Padre l’inno di ringraziamento per tutti i segni del suo amore, dei quali tanti fedeli hanno beneficiato durante l’Anno Santo. Anno Santo che nelle Chiese particolari di tutto il mondo, ossia le Diocesi, si è chiuso domenica 28 dicembre 2025, festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, in attesa che papa Leone XIV ponga ufficialmente fine al Giubileo ordinario, il prossimo 6 gennaio, con la solenne chiusura della Porta Santa nella Basilica di S. Pietro. A Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa di chiusura dell’Anno Santo nella Cattedrale di Spoleto, insieme al presbiterio quasi al completo e alla presenza di tanti fedeli di varie Pievanie. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da Mauro Presazzi, con all’organo Angelo Silvio Rosati.

Mons. Boccardo all’avvio dell’omelia ha ricordato i momenti comuni che hanno segnato il cammino giubilare in Diocesi: le Liturgie Penitenziali durante il tempo di Quaresima, i Pellegrinaggi Giubilari in ogni Pievania e infine il grande Pellegrinaggio regionale a Roma il 13 settembre scorso, con il passaggio della Porta Santa coronato dall’incontro con Papa Leone XIV nella Basilica Vaticana, stracolma di fedeli giunti dall’Umbria.

Quale speranza offre la fede? «Abbiamo celebrato il “Giubileo della speranza”. Appare allora lecito domandarsi – ha proseguito l’Arcivescovo nell’omelia – quali segni di speranza emergano nell’attuale situazione del mondo, attraversato dalla violenza di guerre senza risparmio di colpi, da cambiamenti repentini e carichi di incognite, da una persistente crisi morale, economica, politica e sociale, da estremismi religiosi e dalla crescita di nuove influenze che pretendono di orientare e finalmente dominare la vita degli uomini e della società. E ci domandiamo ancora quale futuro si vada profilando per l’umanità con l’imporsi dell’intelligenza artificiale e dei suoi usi. In una situazione così effervescente ha ancora senso parlare di Dio e della speranza fondata sulle sue promesse? E quale speranza affidabile potrà offrire la fede in Gesù Cristo?».

La speranza della fede è Cristo Gesù, trascendente e sovrano, libero e liberante. «Certamente, il cuore dell’uomo ha bisogno di amare e di essere amato per vivere e imparare a morire: si tratta di un bisogno incancellabile, presente in tutti. Proprio per questo, la penuria più grande di speranza che si possa vivere oggi è quella riguardante la possibilità di un amore che non risulti svenduto o effimero, come avviene nelle tante forme in cui è spesso esibito e offerto; manca la speranza perché manca un amore che vinca l’ingiustizia, la solitudine, l’infedeltà e la morte e risani le ferite dell’anima. Se il rischio dei tempi di tranquillità e di relativa sicurezza è l’illusione di poter cambiare facilmente il mondo e la vita, il rischio opposto – proprio dei tempi di prova – è quello di vivere la paura del domani in maniera più forte della volontà e dell’impegno di plasmarlo. Accogliere la sfida della speranza vuol dire, allora, vincere questa paura; rinunciarvi sarebbe rinunciare alla vita. Solo se c’è in noi una speranza certa potremo dare senso all’esistenza e riusciremo ad amare al di là di ogni misura di stanchezza. Ricordiamo la parola di Gesù, che ha detto: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). … La speranza della fede non è qualcosa che possiamo creare e gestire con le nostre sole forze, quanto piuttosto è Qualcuno che si offre a noi, trascendente e sovrano, libero e liberante: il Figlio di Dio venuto nella carne, Cristo Gesù».

Perugia: Celebrata la chiusura del Giubileo in diocesi nel giorno della Festa della Santa Famiglia. L’Arcivescovo Ivan Maffeis: “Si chiude un Anno Santo, ma le porte delle nostre famiglie non vengono mai chiuse

A Perugia, domenica 28 dicembre, Festa della Santa Famiglia, l’arcivescovo Ivan Maffeis ha chiuso in diocesi il Giubileo della Speranza con la celebrazione eucaristica animata dall’equipe della Pastorale familiare, presso la chiesa parrocchiale giubilare del quartiere di San Sisto intitolata alla Santa Famiglia di Nazareth.

Nell’omelia (il testo integrale è pubblicato nel sito diocesano), monsignor Maffeis ha esordito dicendo: «Si chiudono i battenti delle Porte Sante, termina un Anno Santo, quel Giubileo dedicato alla speranza, che in tappe successive ci visti recarci pellegrini a Roma – prima con gli adolescenti, poi con i giovani, infine con le famiglie – come pure nelle chiese giubilari della nostra diocesi, fra cui questa bella chiesa parrocchiale di San Sisto».

«La coincidenza della conclusione dell’Anno Santo con la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – ha proseguito – mi fa pensare – con consolazione – che, in realtà, c’è un luogo dove la porta non viene mai chiusa: e questo luogo è rappresentato dalle nostre famiglie». Forse, è stato proprio pensando a questo che, in occasione della festa dell’Immacolata, Papa Leone ha auspicato: “Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione”. È proprio così. Ciò che siamo – a partire dal nostro sguardo sulle cose della vita – rimane debitore di quanto abbiamo respirato in famiglia: con le sue fragilità e le sue ferite, è la risorsa in cui trova casa il bisogno di ricevere e dare affetto, il luogo in cui ci si educa a stare insieme, ad accogliersi e a perdonarsi”.

Avviandosi alla conclusione, l’arcivescovo ha avuto parole di apprezzamento per i rappresentati delle istituzioni che riconoscono l’importanza sociale della famiglia: “Grazie a quegli amministratori e a quei politici che non confinano la famiglia nella sfera del privato, ma si impegnano per riconoscerle piena cittadinanza, assicurandole la qualità dei servizi, l’attenzione ad agevolare la conciliazione dei tempi della casa con quelli del lavoro, un sistema fiscale che non penalizzi chi ha figli e riconosca il valore sociale della famiglia”.

«Celebriamo oggi due eventi fondamentali, due parole che non devono mai essere separate, Famiglia e Speranza, l’una dall’altra». Hanno auspicato nell’introduzione alla celebrazione, mentre facevano ingresso i figuranti della Natività accompagnati dagli zampognari, i responsabili della Pastorale familiare, i coniugi Roberta e Luca Convito e don Lorenzo Marazzani Visconti. «Sono due eventi celebrati dalla comunità diocesana per i quali, a San Sisto – hanno precisato gli stessi responsabili – anche i ragazzi del “campo invernale” della parrocchia hanno posticipato la loro partenza per vivere tutti insieme questo momento facendo prezioso tesoro di quanto la Santa Famiglia di Nazareth, che ha attraversato prove e dolori, viene ancora ad annunciare, dopo duemila anni, la certezza che Dio cammina con noi ogni giorno e che la vera Speranza nasce proprio nel focolare della famiglia, dove ci si ama nonostante le fragilità, ci si perdona, si riparte».

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO

 

Papa Leone XIV ai 6500 pellegrini umbri in San Pietro: «Voi venite da una regione terra di santi e di sante dove ha attinto ispirazione il Santo Carlo Acutis»

«Voi venite da una regione bellissima, sotto molti aspetti: cuore verde d’Italia, con la sua natura rigogliosa; scrigno d’arte, con i suoi borghi e le sue tradizioni; terra di santi e di sante. Ciascuna delle vostre comunità potrebbe raccontare una storia unica in questo senso, evocando nomi ben conosciuti e storie meno note». Sono le parole che Papa Leone XIV ha rivolto ai 6500 pellegrini umbri incontrandoli nella Basilica di San Pietro, poco prima di mezzogiorno di sabato 13 settembre, in occasione del Pellegrinaggio giubilare regionale promosso dalle otto Diocesi dell’Umbria. «Vedervi qui insieme, fa pensare proprio alla bellezza del Corpo di Cristo nella sua variopinta armonia (cfr 1Cor 12,12-19). Ad essa rimandano i panorami delle vostre terre, in cui il creato si fonde con l’opera dell’uomo e arte e natura si richiamano a vicenda».
«Ma soprattutto – ha evidenziato il Santo Padre – ne danno testimonianza i secoli di santità di cui le vostre contrade sono state scenario: le hanno percorse mistici e penitenti, poeti e teologi, anacoreti silenziosi, donne piene di fede e di coraggio, giovani entusiasti, che di epoca in epoca si sono passati la stessa, stupenda eredità: il Vangelo di Gesù. Sarebbe difficile nominarne alcuni senza trascurarne altri. Voglio però ricordare che, proprio dal loro fiume di bontà, ha attinto ispirazione e forza il giovanissimo Santo che è stato canonizzato domenica scorsa. E questo è importante, perché ci rammenta che il tesoro che abbiamo ricevuto continua a crescere, la vite a fiorire e a portare frutto, il buon mosto a fermentare e a spandere il suo aroma».
IL TESTO DEL SALUTO DEL SANTO PADRE

 La giornata giubilare degli umbri in Vaticano.

Una giornata di sole ha reso fin dalle prime luci del mattino ancora più vivi e colorati i 6500 pellegrini umbri partiti di buon mattino in bus, in treno e in auto dalle loro diocesi per vivere insieme la giornata giubilare regionale a Roma, alla tomba dell’apostolo Pietro, sabato 13 settembre, guidati dai loro vescovi insieme a numerosi sacerdoti.
Alle 9 precise i 6500 pellegrini si sono ritrovati all’inizio di via della Conciliazione e davanti a Castel Sant’Angelo. Nell’attesa dell’avvio della processione verso la basilica di San Pietro, si sono intrattenuti con i loro vescovi scambiando le prime impressioni di questo Giubileo di Chiese unite. Ogni pellegrino aveva al collo il foulard distintivo per ogni diocesi: verde per Spoleto-Norcia, rosso per Terni-Narni-Amelia, giallo per Perugia-Città della Pieve, Bianco per Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, azzurro per Foligno, arancione per Orvieto-Todi, blu per Città di Castello e rosa per Gubbio.
Tutti insieme si sono poi incamminati in processione lungo via della Conciliazione, per fare ingresso in basilica attraverso la Porta santa. Ogni vescovo, a turno, ha portato la croce del Giubileo. In preghiera e con grande commozione, a gruppi hanno sostato davanti alla tomba dell’apostolo Pietro.
«Abbiamo riempito questa grande Basilica Vaticana e questo è motivo di orgoglio per la nostra Umbria», ha detto Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu nel dare il benvenuto ai fedeli in basilica.
È stata portata in basilica la pianta di ulivo donata al Papa insieme alla brocca di Deruta con olio d’oliva, una simbolica parte dei 400 litri d’olio destinati alle mense seguite dalla carità del Papa.
Dopo la recita del Rosario grande è stata l’attesa in basilica per l’arrivo di Papa Leone XIV, accolto da un lungo applauso. È seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo presidente della Ceu mons. Boccardo, animata dal Coro umbro diretto da don Sergio Rossini, organista Ferdinando Bastianini e i musicisti del conservatorio Briccialdi di Terni al violino e violoncello, e dell’associazione Concertino di Narni alla tromba e viola.

L’omelia di mons. Renato Boccardo.

«Come già milioni di pellegrini, anche noi abbiamo varcato la Porta Santa per andare incontro al Signore Gesù, Porta che il Padre ha aperto perché tutti possiamo fare ritorno a Lui (cf Gv 10, 7. 9)». Così l’arcivescovo Renato Boccardo nell’omelia pronunciata nella basilica di San Pietro durante il pellegrinaggio giubilare regionale delle diocesi umbre, nel presiedere l’Eucaristia insieme ai confratelli vescovi: il cardinale Gualtiero Bassetti, l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Ivan Maffeis, il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno Domenico Sorrentino, il vescovo di Gubbio e di Città di Castello Luciano Paolucci Bedini, il vescovo di Orvieto-Todi Gualtiero Sigismondi e il vescovo di Terni-Narni-Amelia Francesco Soddu.
«C’è però anche un’altra porta – ha proseguito il presidente della Ceu – , quella che si trova dentro di noi e talvolta rimane chiusa davanti a Dio, che ci ama più di quanto noi possiamo amare noi stessi, e che è già lì: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20). Il Giubileo ci invita a spalancare ogni giorno quella porta, perché la nostra vita non si stanchi, i nostri minuti non sembrino tutti uguali e possiamo rinnovare, spontanea e genuina, la richiesta accorata dei discepoli: “Rimani con noi, Signore”».
LA VERSIONE INTEGRALE DELL’OMELIA

La catechesi giubilare di don Fabio Rosini.  (L’AUDIO INTEGRALE) 

La giornata giubilare degli umbri si è conclusa di pomeriggio nell’Aula Paolo VI in Vaticano, con la catechesi del biblista don Fabio Rosini. Molto apprezzato dai pellegrini nell’applaudirlo più volte, ha parlato in modo esperienziale della vita cristiana alla luce del Vangelo, soffermandosi sul senso del pellegrinaggio, che dovrebbe essere una riscoperta del senso profondo dell’essere cristiano. Ha anche posto l’accento sul fatto che spesso si fanno scelte di vita in ambito familiare, religioso, sociale…, che rispondono ad esigenze del momento. Mentre bisognerebbe sempre dare seguito alla propria vocazione in maniere consapevole nel donarsi e nel donare amore.

IL COMMENTO DI MONS. BOCCARDO ARCIVESCOVO DI SPOLETO-NORCIA

 

 

Pellegrinaggio Giubilare Regionale – Papa Leone XIV saluterà i pellegrini umbri

Sabato 13 settembre le comunità delle otto diocesi dell’Umbria saranno a Roma in San Pietro per il pellegrinaggio regionale dell’Umbria, per vivere insieme il momento di fede, di grazia e misericordia che ci viene offerto nel Giubileo 2025 “Pellegrini di Speranza” che invita a riscoprire l’essere cristiani portatori di gioia e di speranza.

La Prefettura della Casa Pontificia, in data 1° luglio 2025, ha comunicato all’arcivescovo presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo che il Santo Padre Leone XIV incontrerà i fedeli umbri nella Basilica di S. Pietro in Vaticano in occasione del Pellegrinaggio Giubilare regionale del 13 settembre. «La notizia – afferma mons. Boccardo – ci riempie di gioia e ringraziamo il Santo Padre per questo dono prezioso. La Sua parola ci sarà di guida e sostegno nel pellegrinaggio della vita cristiana».

IL PROGRAMMA
Nella mattinata ritrovo a piazza Pia per il pellegrinaggio verso la Porta Santa della basilica di San Pietro. Alle ore 12 ci sarà la Celebrazione Eucaristica in San Pietro con il dono dell’Indulgenza Giubilare.
Nel pomeriggio alle ore 15 nell’aula Paolo VI la catechesi per il pellegrini umbri di don Fabio Rosini.
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi alle singole Diocesi o alla propria parrocchia.

locandina pellegrinaggio giubilare regionale (download)

Giovani accolti in Umbria prima del Giubileo. L’accoglienza è stata frutto di un lavoro di squadra. Il grazie della Conferenza episcopale umbra

L’Arcivescovo Boccardo: «Un ringraziamento particolare, però, vorrei farlo a quelle famiglie umbre che hanno aperto le porte delle proprie case per accogliere i giovani»
Dal 24 al 28 luglio scorsi in Umbria sono stati accolti, con la formula del gemellaggio tra Diocesi organizzato dal Servizio Regionale per la Pastorale Giovanile della Conferenza episcopale umbra, oltre 2000 giovani pellegrini di varia nazionalità. Ad essi si sono aggiunti altri ragazzi e ragazze in transito per l’Umbria (Marcia Francescana, Movimenti e Associazioni ecclesiali ecc…). Accanto alle iniziative organizzate a livello diocesano – ad esempio la festa a Perugia in Piazza del Bacio del 29 luglio e altri eventi simili nelle principali Città della Regione, con la partecipazione delle autorità civili – l’accoglienza è stata caratterizzata da eventi regionali che hanno visto i vari gruppi convergere nella città di Assisi. Il 25 e il 26 luglio, ad esempio, è stata loro offerta la possibilità di visitare la Cattedrale di S. Rufino, la Basilica di Santa Chiara, il Santuario di S. Damiano, il Santuario della Chiesa Nuova, la Basilica di S. Francesco e il Santuario della Spogliazione dove sono custodite le spoglie mortali del beato Carlo Acutis. Domenica 27, invece, c’è stato l’incontro di preghiera e festa di tutti i giovani nel piazzale antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli, aperto con il saluto del card. Pierbattista Pizzaballa Patriarca Latino di Gerusalemme, alla presenza dei Vescovi umbri. Ora i giovani sono a Roma per vivere il loro Giubileo che culminerà con la Veglia (la sera del 2 agosto) e la Messa (la mattina del 3) presiedute da papa Leone XIV.

Il grazie della Conferenza episcopale umbra. «I giovani – afferma l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu mons. Renato Boccardo – ci hanno testimoniato che è possibile e bello avere un’esistenza basata sulla fratellanza, sull’accoglienza reciproca, sul rispetto e soprattutto sulla sensibilità nei confronti dei più fragili». «Sono stati giorni intensi e significativi per le nostre Chiese diocesane», prosegue il Presule. «L’accoglienza di così tanti ragazzi è stata possibile grazie ad un lavoro sinergico notevole tra la Conferenza episcopale umbra, le singole Diocesi, i vari Santuari, la Regione dell’Umbria, le Province di Perugia e di Terni con i Comuni, che hanno messo a disposizione le strutture per accogliere i giovani, le tante Associazioni di volontariato disseminate nel territorio regionale che hanno garantito un servizio apprezzato e qualificato, gli animatori dei nostri Oratori per la dedizione e la passione profuse nell’accogliere tanti loro coetanei, i nostri preti impegnati nella pastorale giovanile che con tanto entusiasmo, tutto l’anno, si affiancano ai ragazzi per accompagnarli all’incontro con Gesù, il Pontificio seminario regionale umbro “Pio XI” di Assisi. Infine, un ringraziamento particolare lo vorrei fare a quelle famiglie umbre che hanno aperto le porte delle proprie case per accogliere i giovani: sono esperienze che lasciano il segno, ricche di umanità e fraternità, generatrici di nuove relazioni, capaci di ampliare gli orizzonti della mente e del cuore. A tutti giunga il nostro sincero grazie».

Nello specifico, per le giornate del 25 e 26 luglio e per la festa del 27 luglio, si ringraziano:

Per la parte istituzionale:
o Il card. Pier Battista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme.
o Gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi dell’Umbria.
o La Regione dell’Umbria.
o Il Comune di Assisi.
o Il parroco della Cattedrale di Assisi.
o Il coordinatore dell’accoglienza della Basilica di S. Francesco.
o Il Custode della Basilica di Santa Maria degli Angeli.
o Il Rettore del Santuario della Spogliazione.
o Il Custode della Basilica di Santa Chiara.
o Il Custode del Santuario di San Damiano.
o Il Custode del Santuario della Chiesa Nuova.
o Saba Italia s.p.a.

Per il supporto logistico:
o Il Comune di Assisi (in particolare il Sindaco Valter Stoppini, il comandante della Polizia Locale Antonio Gentili e l’ing. Matteo Castigliego dirigente dell’Ufficio Lavori Pubblici);
o Il dott. Luciano Angelucci per la redazione del piano di sicurezza;
o la Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino per aver messo a disposizione il canale YouTube per la diretta streaming;
o I Frati Minori della Porziuncola per il supporto nell’allestimento degli spazi, per la fornitura dell’energia elettrica e infine della Basilica per accogliere i giovani dopo il temporale;
o La Parrocchia di Santa Maria degli Angeli per aver messo a disposizione gli spazi del Centro Pastorale;
o I numerosi volontari che, con spirito di servizio, hanno contribuito a predisporre con cura tutti gli spazi necessari e ad accogliere i pellegrini.
o Francesco Mecarelli, Maria Chiara Capobianco, Valeria Baldan per aver presentato la serata con professionalità e passione;
o La band “One Way” per aver accompagnato con la loro musica l’accoglienza dei pellegrini in piazza;
o La Compagnia Stabile del Teatro San Carlo e “ProTeMus – Progetto Teatrale Musicale della diocesi di Foligno per aver portato in scena tre atti dello spettacolo “Francesco. Il Cantico” (sulla base degli scritti di Mons. Domenico Sorrentino, con la regia di Giacomo Nappini Casuzzi, i costumi di Daniele Gelsi e le musiche originali di Eleonora Beddini).
o Pianeta Verde Garden per le composizioni floreali.
o Umbra Acque per aver garantito, gratuitamente, l’approvvigionamento idrico.
o Airone.
o Meir srl.
o Mister Print.

Per la collaborazione:
o Service “E luce fu” di don Roberto Berruti per l’allestimento audio e luci.
o B.M.P. snc di Pula e Massinelli per il noleggio e l’installazione del ledwall.
o Video Pictures di Maicol Baiocco per le riprese e il montaggio video.
o CM Video Studio di Massimo Carducci per le riprese, il montaggio e la diretta streaming sul canale YouTube della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.
o Nadia Ischia per aver raccontato, disegnando con la sabbia, la storia di Carlo Acutis.
o Hotel Ristorante Domus Pacis per la cena offerta ai Vescovi presenti all’evento.
o GIL Pubblicità e Servizi s.r.l. per la realizzazione delle magliette dello staff.
o La cooperativa AETAS Coop per aver fornito i pasti ai volontari.

Festa dei giovani pellegrini in Umbria per il Giubileo. Il card. Pizzaballa: “La vostra generazione è quella che avrà la responsabilità di portare nel mondo un nuovo linguaggio e una nuova narrativa”

«La vostra gioia è contagiosa anche se il mio cuore è pesante. Dovevo essere qui con dei giovani della Terra Santa, ma sono solo e voglio chiedere a voi di pregare per tutti i giovani che soffrono per la guerra». Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, alla Festa regionale dei giovani pellegrini di tre continenti accolti questi giorni in Umbria, prima di recarsi a Roma per il Giubileo loro dedicato con papa Leone XIV; festa che si è svolta nel pomeriggio-serata di domenica 27 luglio davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli. Il cardinale Pizzaballa si trovava ad Assisi, dopo essere stato tre giorni in visita alla martoriata comunità cristiana di Gaza, anche per partecipare alla presentazione della mostra del Meeting di Rimini “Io, Frate Francesco. 800 anni di una grande avvenuta” (22-27 agosto 2025). «La situazione è molto complicata soprattutto a Gaza – ha sottolineato il patriarca –. Domani (oggi, lunedì 28 luglio, n.d.r.) riparto perché mi giungono notizie che le devastazioni proseguono, in particolare nelle relazioni umane. La guerra distrugge tutto, ma i giovani in questo mare di devastazione umana sono ancora capaci di dare la vita per l’altro. Sono convinto che la vostra generazione è quella che avrà la responsabilità di portare nel mondo un nuovo linguaggio e una nuova narrativa. La pace non arriva subito, ma deve essere costruita mattone dopo mattone ed è conseguenza di un linguaggio basato sull’uguaglianza, sul rispetto, sulla dignità delle persone senza alcuna differenza l’uno dell’altro. La nostra generazione non è stata capace e ne vediamo le conseguenze in Terra Santa. Voi avrete questa responsabilità e sono certo che con Gesù Cristo questo sarà possibile. Vi chiedo di pregare per i giovani che sono in Terra Santa».

La Festa, organizzata dall’Area pastorale Giovani, Vocazioni e Oratori della Ceu, è stata caratterizzata da musiche e canti, da uno spettacolo sulla vita di san Francesco e di santa Chiara, dalla presentazione delle figure degli imminenti nuovi santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, concludendosi con l’adorazione eucaristica presieduta dal vescovo di Città di Castello e di Gubbio Luciano Paolucci Bedini, delegato Ceu per la Pastorale giovanile. Presenti il presidente della Ceu, l’arcivescovo Renato Boccardo, altri vescovi dell’Umbria e alcuni loro confratelli provenienti da diversi Paesi nell’accompagnare i loro giovani verso Roma. Presente la presidente della Regione Stefania Proietti con il sindaco di Assisi Valter Stoppini, che hanno salutato i pellegrini con queste parole: «Siate i benvenuti in Umbria, “porta del Giubileo della speranza”, grazie a voi giovani e ai nostri vescovi. Voi giovani siete un segno di speranza e vi siamo grati. Portate nel vostro cuore la nostra Umbria, terra di fraternità e di pace».

«I giovani che provengono da diversi Paesi del mondo – ha commentato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo, presidente Ceu – lanciano un messaggio di fratellanza, di accoglienza reciproca, di rispetto e soprattutto di sensibilità nei confronti dei più fragili. La presenza tra noi del cardinale Pizzaballa ci ha portato il grido di sofferenza delle popolazioni della Terra Santa e i giovani lo hanno accolto e porteranno il suo messaggio nelle loro case insieme a quello che papa Leone affiderà loro nel corso del Giubileo dei Giovani».

«Vi do il benvenuto come successore del vescovo Guido, che accolse san Francesco nella conversione – ha detto il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, Domenico Sorrentino, rivolgendosi ai giovani in lingua inglese –. Guido fu in grado di comprendere Francesco, come ogni vescovo deve comprendere voi. Guido recepì la voce di Gesù che influenzò il giovane Francesco: “tuo padre ti voleva ricco, ma tu hai compreso che i soldi non fanno la felicità”. Solo Gesù è gioia e questo è il vero messaggio del Santo di Assisi, quello di lasciare le ricchezze per avere la vera felicità in Cristo che è la nostra gioia».

«Vi accolgo con gioia in questo luogo di grazia, cuore del francescanesimo – ha esordito il custode della Porziuncola, padre Massimo Travascio –. San Francesco ha dato la sua vita non per rinnovare la Chiesa fatta di pietre, ma di persone, uomini e donne che sono le pietre vive della Chiesa. Voi giovani siete il suo futuro e farvi pellegrini alla Porziuncola è per voi l’occasione per rafforzare il legame con il Santo di Assisi e per rinnovare i valori di pace e di perdono, di fraternità e solidarietà che san Francesco ci ha trasmesso».

«Questa festa ad Assisi conclude l’accoglienza dei primi giovani nelle nostre Diocesi in cammino verso Roma – ha detto il vescovo di Città di Castello e di Gubbio, Luciano Paolucci Bedini, delegato Ceu per la Pastorale giovanile –. Questa sera vogliamo raccogliere il messaggio che arriva da Francesco: farci protagonisti di una stagione nuova, come ha anche ricordato il cardinale Pizzaballa. È stato bellissimo quanto abbiamo vissuto nelle nostre Diocesi, un’occasione grande di accoglienza e di incontro a partire dalle nostre case e chiese. Abbiamo imparato da questi giovani ad essere coinvolti in un progetto nuovo di cammino verso la speranza».

«La presenza del cardinale Pizzaballa – ha commentato l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Ivan Maffeis, vice presidente Ceu – è stato il segno più bello per aprire questa festa, perché è giusto come giovani vivere momenti di gioia ma non si può prescindere da quello che sta succedendo nel mondo, a partire da Gaza e dall’Ucraina. La presenza del cardinale di Gerusalemme tra noi, che tocca con mano ogni giorno la sofferenza, è stato il modo migliore per avviare questa settimana che ci condurrà a Roma, al Giubileo dei Giovani. Ci ha chiesto subito di pregare per i giovani di Terra Santa che non possono vivere il Giubileo con i coetanei di tutto il mondo, ulteriore testimonianza della gravità della situazione in tutta la Terra Santa».

«Ciò che mi ha colpito di più del saluto del cardinale Pizzaballa – ha sottolineato il vescovo di Terni-Narni-Amelia, Francesco Soddu – è stato quando ha detto che “la nostra generazione ha fallito nel mandare un segno di speranza”. Ha richiamato i giovani ad essere protagonisti di percorsi e di tessuti di prossimità per essere segni di speranza. Quello che mi preoccupa è che anche i tanti aiuti materiali che mandiamo in Terra Santa non raggiungano il buon fine. Stiamo assistendo, purtroppo, a delle immagini dove vediamo che tanti beni vanno al macero, non vengono consegnati perché non si riesce a passare il muro tra Israele e la Palestina. Mi auguro che la carità non sia soltanto dare cose materiali, ma soprattutto costruire una rete di solidarietà che va oltre gli stessi beni».

Perugia – Giubileo giovani da tre continenti

«Pur diversi per provenienza, lingua e condizione, uniti al Signore formiamo un’unica famiglia: questo è il miracolo più grande». Così l’arcivescovo Ivan Maffeis nell’omelia alla celebrazione eucaristica multilingue nella chiesa parrocchiale del Girasole in San Mariano di Corciano, sabato 26 luglio, con diverse centinaia di giovani pellegrini provenienti dalle Filippine, Polonia, Croazia, Francia, Spagna e Stati Uniti d’America insieme ai loro coetanei di Perugia, una grande festa di voci e colori diversi come si evince dalla fotogallery . Sono alcuni dei quasi 9.000 ragazzi ospitati da famiglie e oratori, di passaggio dal capoluogo umbro per poi raggiungere Roma e partecipare all’incontro con Papa Leone XIV, domenica 3 agosto, giornata culmine del Giubileo dei Giovani.

«Il pellegrinaggio giubilare che facciamo insieme – ha proseguito mons. Maffeis – è un’opportunità che viene offerta a ciascuno di noi. Non siamo turisti, ma pellegrini di speranza per un viaggio che punta a renderci più forti nella fede, nell’amicizia, nella condivisione, nel sostegno reciproco. Punta a darci quella pace, quella fiducia nel Signore e nella vita che diventa forza di non abituarsi al male e di sapervi reagire».

Commentando il passo evangelico del campo in cui convivono grano e zizania convivono, l’Arcivescovo ha detto: «La parabola ci ricorda che non siamo noi i padroni del campo, quel campo è la vita. Stiamo attenti a riconoscere che grano e zizzania sono intrecciati anche dentro il nostro cuore.

«Camminiamo incontro al Successore di Pietro, Papa Leone; camminiamo nella Chiesa. Il Signore ci aiuti a riconoscere i tanti segni del grano buono che sono attorno a noi e dentro di noi; ci aiuti a dare la nostra risposta di vita, di grano buono, nella fiducia che la zizzania non avrà il sopravvento».

Perugia – L’esperienza del Giubileo dei Giovani. “Siamo il miracolo più grande”

«A Perugia sono arrivati giovani da ogni parte del mondo e celebrando insieme ci siamo sentiti una sola famiglia al di là delle differenze di lingua, di storia, di condizione… Giovani accomunati dallo scandalo del male, che oggi attraversa e sanguina la terra (le atrocità delle guerre in tante parti del mondo, come in Medio Oriente e Ucraina, ndr), giovani impegnati a costruire rapporti di pace, a costruire ponti». Lo ha detto l’arcivescovo Ivan Maffeis alla celebrazione eucaristica multilingue di sabato 26 luglio nel complesso della chiesa parrocchiale del Girasole in San Mariano di Corciano, davanti a centinaia di giovani provenienti dalle Filippine, Polonia, Croazia, Francia, Spagna e Stati Uniti d’America insieme ai loro coetanei di Perugia.

«L’esperienza del Giubileo – ha proseguito mons. Maffeis – diventa un tornare alle sorgenti di questa pace e di quella speranza che porta a saper riconoscere in tanti sì di bene che oggi sono presenti nel mondo, nella storia ed anche dentro ad ogni ragazzo a fare in modo che quella zizzania di cui ci parla il Vangelo, che pur c’è, possa non soffocare il grano”.

Con i giovani filippini c’era anche il loro arcivescovo di Caceres, mons. Rex Andrew Clement Alarcon. «Sono molto contento di essere qui – ha commentato mons. Alarcon –, e di incontrare i giovani, l’arcivescovo don Ivan Maffeis, il parroco don Simone Pascarosa e il clero perugino. È stata un’accoglienza molto calorosa, quello che ho avuto modo di sperimentare, di percepire in questo bel sentimento di fratellanza che ho potuto sentire nel venire qui in questa chiesa. Per molti di noi il Giubileo è stata una grande opportunità che ci ha permesso di poter visitare questi luoghi. Ringrazio molto per tutto”.

La giornata di fraternità e di scambio di esperienze è iniziata al mattino presso il Centro sportivo a Santa Sabina di Perugia con momenti di gioco, sport, laboratori di pittura della ceramica di Deruta e di cucina con l’impastare la tradizionale torta al testo perugina.

L’omelia. “Siamo il miracolo più grande”

Spoleto – Giubileo dei Giovani. L’Arcivescovo alla Messa in Duomo: «Dio parla nel silenzio, senza parole. Se fuggite il silenzio, fuggite da Dio.

“Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”: con questa espressione di Santa Caterina da Siena (cfr Lett. 368), ripresa anche da S. Giovanni Paolo II nel Giubileo dei Giovani del 2000, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha salutato i giovani ospiti a Spoleto, in cammino verso Roma per vivere il Giubileo loro dedicato, al termine della Messa celebrata in Duomo la mattina di domenica 27 luglio 2025. Erano presenti ragazzi e ragazze delle diocesi italiane di Milano, Mondovì e Cuneo-Fossano, e di quelle francesi di Évreux e di Rouen. Con mons. Boccardo hanno concelebrato: mons. Olivier de Cagny, vescovo di Évreux, don Pier Luigi Morlino, responsabile del servizio di pastorale giovanile e vocazionale della Diocesi, e i sacerdoti accompagnatori dei giovani. Una celebrazione in italiano e in francese, animata nel canto dagli stessi giovani. Sotto il portico del Duomo, dinanzi al portone centrale, in segno di benvenuto, è stato realizzato il logo del giubileo con il motto “Pellegrini di speranza”.

L’arcivescovo Boccardo nell’omelia, commentando il Vangelo della domenica (Lc 11,1-13), ha indicato alcune caratteristiche per la preghiera. Anzitutto la perseveranza e non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento e, se necessario, fare come dice Gesù: chiedere di nuovo. Poi, mons. Boccardo ha detto ai giovani: «Pregare vuol dire ascoltare per amare. Chi ama impiega tutte le forze, tutto il suo essere nell’ascolto dell’amato; chi non ascolta l’altro non lo può amare veramente. Invece, spesso riempiamo orecchi e cuore per non ascoltare il silenzio. Ma chi fugge il silenzio fugge da se stesso e fugge da Dio. Pregare vuol dire ascoltare con il cuore, significa essere attento: Dio parla nel silenzio, senza parole; nel profondo del cuore depone un seme, che non produrrà necessariamente fiori e frutti in modo istantaneo. Lo farà più tardi, un giorno, porterà frutto, secondo la natura della terra che lo riceve». Poi, una raccomandazione ai giovani: «Occorre essere molto attenti a non fare del rapporto con il Signore qualcosa di strumentale: ricorrere a Lui solo nel bisogno, cercarlo solo quando si soffre di solitudine o di angoscia, ricordarsi di lui solo quando si è mossi dal sentimento o colpiti da qualche spettacolo della natura…». Infine, l’importanza di chiedere il dono dello Spirito Santo: «Ci renderà capaci di deciderci per quelle scelte di vita, grandi e piccole, che sono secondo il Vangelo, che corrispondono al disegno di Dio. Decisioni talora sofferte, forse però molto semplici e immediate: scelta di perdonare, di fare buon viso a chi non ci ha accolto, scelta di dire una parola buona quando starebbe per uscire dalla bocca un improperio, scelta di non approfittare di un’occasione di disonestà, scelta di parlare e di esprimersi coraggiosamente in una situazione delicata o pericolosa. Decisioni di atteggiamento e di vita assunte non in nome di principi astratti, bensì generate dal di dentro, dalla preghiera, e divenute naturalmente azioni, agire evangelico».

Prima della benedizione finale mons. Boccardo ha ringraziato il servizio diocesano di Pastorale giovanile e vocazionale: don Pier Luigi Morlino, suor Lorella Nucci, Francesco Giannoni, Asia Fornaci, Aurora Busti, Lorenzo Coccia e tutti gli altri animatori che in questi giorni hanno accompagnato i giovani ospiti alla scoperta delle radici cristiane di questa terra spoletana-nursina. Subito dopo i Vescovi, i sacerdoti e tutti i giovani si sono adunati in Piazza Duomo, con la cattedrale alle spalle, per una foto ricordo di questa esperienza.