Ceu: Sconcerto e amarezza dei Vescovi umbri di fronte alle considerazioni del presidente Usa nei confronti di Papa Leone XIV

«La Conferenza Episcopale Umbra manifesta sconcerto e amarezza di fronte alle considerazioni espresse dal Presidente degli Stati Uniti d’America nei confronti di Papa Leone XIV». Così i Vescovi dell’Umbria nel commentare le sconcertanti parole del presidente Usa rivolte domenica sera 13 aprile al Santo Padre.

«L’unica arma – aggiungono i presuli – che i cristiani hanno per contrastare la malvagità dell’uomo, la tracotanza dei potenti, l’umiliazione dei più deboli è la preghiera, formulata anche per coloro che si ritengono superiori alle leggi degli uomini e di Dio».

«Certi di interpretare il sentimento dei fedeli delle Chiese che sono in Umbria, ringraziamo il Signore per averci dato Papa Leone, confermiamo l’ammirazione e l’accoglienza fedele del Suo alto e luminoso magistero e con Lui gridiamo ai “signori della guerra”: fermatevi!», è anche l’appello dei Vescovi umbri.

Perugia: Presentato il Rendiconto 8xmille 2025 delle Chiese umbre. Circa 21 milioni di euro in Umbria, per la pastorale, carità, beni culturali e sostegno dei sacerdoti

Il Rendiconto 8xmille 2025 delle Diocesi dell’Umbria, documento che illustra l’impiego delle risorse provenienti dalla firma dei contribuenti a favore della Chiesa cattolica, è stato presentato il 12 marzo 2026 a Perugia, nella Sala del Dottorato nel complesso della Cattedrale, nell’incontro promosso dalla Conferenza episcopale umbra e dal servizio regionale Sovvenire, nell’ambito delle iniziative di informazione e trasparenza dedicate al sistema dell’8xmille.
Il rendiconto regionale – giunto alla nona edizione – rappresenta uno strumento di conoscenza e di rendicontazione pubblica delle attività e dei progetti realizzati nelle diocesi umbre grazie alle risorse 8xmille.
L’edizione 2025 è dedicata al tema “Nel cuore della Chiesa gli anziani e i deboli”, con un’attenzione particolare alle opere e ai servizi che nelle comunità ecclesiali si rivolgono alle persone più fragili.
Un tema che pone la riflessione e l’impegno delle Chiese umbre alla vicinanza umana, spirituale ai tanti anziani che vivono soli o nelle strutture dedicate, conseguenza dei cambiamenti demografici e sociali nella nostra regione, che fanno sì che sempre più anziani siano costretti ad affrontare da soli la vecchiaia e la fragilità.

Maffeis: il Rendiconto è un dovere verso i cittadini
«È un dovere buono – ha precisato l’arcivescovo Ivan Maffeis, delegato dei vescovi umbri per il Sostegno economico alla Chiesa – perché dietro a questa rendicontazione passa il volto delle nostre comunità. Gli anziani sono parte qualificante della comunità. Visitarli è versare olio di consolazione sulle loro giornate; al tempo stesso, quest’opera di misericordia restituisce un beneficio inestimabile a chi la compie e costituisce un’occasione per rafforzare percorsi di incontro tra le generazioni. Per non chiudersi nel passato, all’anziano servono nuove ragioni di vita: nascono dal superamento dell’eccessiva preoccupazione di sé, dal coltivare curiosità intellettuale, dal porre attenzione al bene degli altri e dall’abitare un mondo interiore, di cui è parte essenziale la fede. L’annuale Rendiconto delle nostre Chiese dell’Umbria – ha concluso Maffeis – è un dovere, perché i cittadini si fidano della Chiesa mettendole a disposizione diverse risorse, attraverso la firma dell’8xmille».

I dati del Rendiconto 8xmille delle Diocesi dell’Umbria
Sono 7,85 milioni di euro i fondi che le Diocesi umbre hanno ricevuto dal’8xmille nel 2025, di cui 4 milioni per il culto e pastorale – spese per arredi sacri e liturgia, manutenzione degli edifici di culto, le spese per sostegno ad attività pastorali diocesane o parrocchiali, formazione degli operatori, ma anche scopi missionari, oratori e patronati e iniziative di cultura religiosa – e 3,82 milioni destinali alla Carità – aiuti a singole persone bisognose, attività dei centri di ascolto, degli osservatori delle povertà, opere caritative diocesane case per anziani, case famiglia, mense, assistenza agli anziani, ma anche a famiglie disagiate, disabili, ecc. Ulteriori 4,47 milioni di euro sono arrivati nel territorio regionale per finanziare le opere di conservazione dei beni culturali e per l’edilizia di Culto; questi ultimi fondi non sono gestiti dalle Diocesi, ma dagli enti che attuano le opere: parrocchie, musei, ecc. Anche i fondi 8xmille, che nel 2025 ammontano a circa 8,65 milioni di euro e che contribuiscono al sostegno dei 630 sacerdoti dell’Umbria, giungono direttamente ai sacerdoti attraverso l’Istituto centrale per il sostentamento del clero e quindi non passano dalle Diocesi.
In totale in Umbria, direttamente o indirettamente, nel 2025 sono arrivati 20,97 milioni di euro derivanti dai fondi 8xmille.

Non solo dati e bilanci, ma storie di prossimità e speranza
Oltre all’aspetto pastorale sottolineato da mons. Maffeis, alla presentazione dell’annuale Rendiconto 8xmille sono intervenuti il diacono perugino Giovanni Lolli, delegato regionale per il Sovvenire in Umbria, l’economo della Conferenza episcopale umbra (Ceu) Daniele Fiorelli e il giornalista e membro della Segreteria pastorale regionale Ceu Daniele Morini.

Il diacono Lolli ha presentato i dati dell’opuscolo: «Il Rendiconto 8xmille e un documento che non si limita a esporre cifre, ma dà voce a storie di prossimità e speranza. Le Diocesi – ha commentato – hanno collaborato per rendere ancora più tempestiva e trasparente la loro rendicontazione. Oltre ai dati di dettaglio di ogni singola Diocesi, l’opuscolo contiene molte pagine con infografiche che illustrano e comparano i dati nazionali e regionali nelle specifiche dei vari capitoli di spesa».

L’economo Fiorelli ha parlato di quanto questo Rendiconto sia di esempio-modello per altre Regioni ecclesiastiche italiane: «Il documento non è solo un documento contabile, ma il racconto di una Chiesa che sceglie di non abbandonare nessuno, ponendo al centro della propria azione anche gli anziani e i fragili. In un contesto demografico regionale segnato da un invecchiamento progressivo, la sfida è trasformare la fragilità in una risorsa di senso. Gli anziani sono custodi di memoria e valori; per questo, l’azione ecclesiale mira a costruire ponti tra le generazioni, combattendo la solitudine attraverso una rete di cura che coinvolge figli, nipoti e operatori del sociale».

«La comunicazione e la trasparenza non sono semplici accessori, ma il cuore pulsante del sistema 8xmille». Con queste premesse, infine, Daniele Morini ha illustrato il valore strategico dell’informazione durante la presentazione del Rendiconto regionale. Il sistema si fonda infatti sulla libera scelta dei cittadini, rendendo essenziale una comunicazione che sappia informare correttamente sul meccanismo di ripartizione, rendicontare l’uso delle risorse e coinvolgere i contribuenti in un atto di partecipazione civica. Morini, che ha anche moderato l’incontro, ha evidenziato il passaggio cruciale dai numeri allo storytelling: narrare storie vere, come quella dell’ambulatorio odontoiatrico solidale di Città di Castello, di cui è stato mostrato il “videoracconto”, permette di evidenziare l’impatto reale e concreto di una firma sul territorio.

Assisi: Conclusa l’Assemblea ecclesiale regionale con l’auspicio di continuare a camminare insieme verso una maggiore corresponsabilità e protagonismo dei laici

I lavori dell’Assemblea ecclesiale regionale, che si è svolta al Sacro Convento di Assisi sabato 28 febbraio 2026 sul tema “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”, sono proseguiti nel pomeriggio con la plenaria caratterizzata due significative relazioni tenute da mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Orvieto-Todi, e da Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale dei media vaticani.

Mons. Gualtiero Sigismondi ha parlato sul tema “Comunione e missione: ogni rinnovamento della Chiesa consiste in una fedeltà più grande della sua vocazione. La Chiesa è chiamata a questa continua riforma”, sottolineando in particolare la tensione tra profezia e istituzione, carisma e istituzione che da sempre accompagna la vita della chiesa. Ha ricordato padre Bartolomeo Sorge che proprio ad Assisi citava l’esempio di san Francesco, che con la sua vita e testimonianza ha spinto la Chiesa ad un grande rinnovamento, mettendo in crisi l’istituzione, la stessa che poi giudica e accoglie l’autenticità del carisma profetico di Francesco.

«Oggi lo stile sinodale avviato dalla Chiesa si forgia dilatando gli spazi della comunione – ha aggiunto mons. Sigimondi – in un cammino paziente di tessitura tra le varie componenti ecclesiali e di convergenza sulle scelte da fare per un rinnovamento, che ha come centro propulsore l’eucarestia, il primato della carità pastorale, il dovere di restare nella comunione, il ritorno al principio della tradizione».

Il dott. Alessandro Gisotti è invece intervenuto sul come “Dire oggi la chiesa al mondo: la comunità cristiana non solo soggetto ma anche oggetto di evangelizzazione”. La cornice della riflessione è stata la costituzione dogmatica del Concilio Ecumenico Vaticano II Lumen gentium, in particolare quando si parla della Chiesa realtà visibile e spirituale, ed è stata arricchita dalle citazioni dei papi san Paolo VI, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV.

«Oggi la Chiesa – ha detto – annuncia il Vangelo in un contesto comunicativo radicalmente mutato rispetto ai tempi del Concilio. La velocità è, senza dubbio, la caratteristica più evidente dei processi tecnologici applicati alla comunicazione». Citando i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, dove si dice che “La vita è il paragone delle parole”, ha sottolineato che non può esserci scollamento tra ciò che si afferma, ciò che si comunica e ciò che si vive. Errori compresi. «Evangelizzare dunque non è solo proclamare», ha proseguito Gisotti. «Non regge più il modello del pulpito. Oggi la parola chiave della comunicazione non è trasmissione, ma condivisione. Allora anche la comunicazione ecclesiale deve essere dialogica, capace di accogliere domande, ma anche dubbi. E critiche. Senza timore. La comunicazione della Chiesa non può infatti ridursi a strategia di marketing religioso a colpi di influencer. Il Vangelo si comunica attraverso la vita».

D’altronde san Francesco, di cui si celebrano gli ottocento anni della morte, ammoniva i suoi frati dicendo: “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario, anche con le parole!”.

«C’è bisogno – ha concluso Gisotti – non solo di dire oggi la Chiesa al mondo, ma di ascoltare il mondo nella Chiesa per dargli speranza, per fare sentire l’umanità una comunità di fratelli e sorelle»

Messa e venerazione delle spoglie mortali di S. Francesco. Il pomeriggio si è concluso con la celebrazione della Messa nella Basilica superiore di Assisi presieduta da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, al termine della quale i delegati dell’Assemblea sono scesi nella Basilica inferiore per venerare, in un clima di grande commozione, le spoglie mortali di san Francesco, soffermandosi in preghiera. «Il Poverello di Assisi – ha detto mons. Boccardo – ci ricorda che siamo chiamati ad annunciare sempre il Vangelo, se necessario anche con le parole, ci riconsegna con il suo esempio luminoso l’immediatezza e la semplicità della missione, e ci dice: “Io ho fatto la mia parte. Cristo vi insegni a fare la vostra”».

Un’Assemblea che ha raccolto le unanimi voci dei delegati diocesani per un cammino comune verso una maggiore corresponsabilità-protagonismo dei laici che abbiano a cuore la vita della Chiesa, della società, in particolare delle fragilità del mondo di oggi.

Assisi: Le Chiese umbre in Assemblea regionale «Con l’intento di trovare sintonia nello stile evangelico, sinergia nell’impegno delle forze, simpatia e passione nel guardare la vita del mondo». Così l’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo ad apertura lavori

In un clima gioioso e fraterno i delegati delle otto Diocesi dell’Umbria – vescovi, presbiteri, religiosi e religiose, diaconi, seminaristi, fedeli laici – si sono ritrovati, sabato 28 febbraio 2026 al Sacro Convento di Assisi, per partecipare all’Assemblea ecclesiale regionale dal tema: “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”.

La giornata si è aperta con la preghiera: è stato invocato lo Spirito Santo datore di sapienza e verità, sorgente di grazia, dolce presenza, consolatore e luce del cuore, ed è stata proclamata la Parola di Dio (At 2,42-47) dove Luca, amico e collaboratore di san Paolo, sottolinea come i credenti fossero lieti nello stare insieme, nel frequentare il tempio e nello spezzare il pane.

L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo nella meditazione iniziale, dopo aver dato il benvenuto ai delegati, ha sottolineato che «siamo riuniti per ascoltarci e condividere, per sognare un’esistenza segnata dalla sequela del Maestro e dalla gioiosa testimonianza della sua carità. Non un ascolto unilaterale, quale può essere l’acquisizione di informazioni, di dati e analisi accurate della realtà, ma un tempo di confronto e di scambio su convinzioni e pareri, anche diversi. Con l’intento di trovare sintonia nello stile evangelico, sinergia nell’impegno delle forze, simpatia e passione nel guardare la vita del mondo. Senza sognare soluzioni facili per una realtà complessa, né cedere alla tentazione di diagnosi deprimenti, cercando di individuare rimedi incoraggianti».

Don Giovanni Zampa, coordinatore della segreteria pastorale della Conferenza episcopale umbra, ha sottolineato che l’obiettivo dell’Assemblea è quello di confrontarsi e supportarsi sulla «transizione verso le nuove “determinazioni pastorali” che stanno avvenendo nelle Diocesi umbre e che rappresenta una delle sfide più delicate del nostro tempo. Tale processo non può e non deve essere interpretato come una riforma burocratica guidata da criteri di efficienza logistica o di sopravvivenza numerica. Si tratta, al contrario, di un esercizio di “camminare insieme”, dove l’integrazione diventa un’occasione di arricchimento reciproco piuttosto che di annullamento delle specificità locali».

Hanno poi preso la parola i delegati delle otto Diocesi umbre, che hanno esposto le buone prassi sinodali messe in campo a Perugia-Città della Pieve, Città di Castello, Gubbio, Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Foligno, Spoleto-Norcia, Orvieto-Todi e Terni-Narni-Amelia. La nascita della sinergia pastorale, che hanno assunto denominazione diverse nelle diocesi (Pievanie, Vicarie, Comunità pastorali, Unità pastorali) derivata dalle riforme diocesane, ha fatto emergere che, pur nella virtuosa finalità di un approccio pastorale più efficiente e condiviso, nelle zone dove si è intrapreso un cammino di comunione le diverse identità sono fiorite. È emerso come in varie parti dell’Umbria la responsabilità pastorale delle comunità sia affidata collegialmente a presbiteri e laici, permettendo così di vivere la dimensione familiare e fraterna della fede. Altresì è stato evidenziato come sia necessario camminare insieme, senza cancellare la memoria e le tradizioni di ciascuna comunità: l’unità non significa uniformità, ma rispetto e condivisione; l’integrazione richiede coraggio di scelte nette e concretezza nell’attuazione.

La mattinata si conclusa nei 17 tavoli di lavoro che hanno affrontato cinque piste di riflessione sullo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune, quali possano essere elementi di lievito di pace e speranza, cosa chiedono gli umbri alla Chiesa, quali scelte compiere per essere autentiche comunità sinodali.

Attese nel pomeriggio le relazioni del vescovo Gualtiero Sigismondi, su “Comunione e missione”, e del vice direttore editoriale del media vaticani Alessandro Gisotti, sulla sfida di “Dire oggi la Chiesa al mondo”. La giornata assembleare culminerà con la celebrazione eucaristica, nella basilica superiore, al cui termine ci sarà la venerazione e la preghiera dei delegati alle spoglie di san Francesco, nella basilica inferiore.

“Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”, l’Assemblea ecclesiale regionale con 400 delegati diocesani al Sacro Convento ad Assisi, sabato 28 febbraio

Dopo le Assemblee ecclesiali regionali del 2019 e 2022 a Foligno, le Chiese diocesane dell’Umbria si ritroveranno, sabato 28 febbraio, dalle ore 9 alle 18, al Sacro Convento di San Francesco ad Assisi, rappresentate da 400 delegati tra sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi, seminaristi e, soprattutto, laici impegnati a vario titolo in diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti per riflettere di “formazione di comunità sinodali, corresponsabili e missionarie”. Il tema dell’Assemblea – preparata a livello di Conferenza episcopale umbra (Ceu) e condivisa tra le diocesi sulla scia del Cammino sinodale della Chiesa italiana – è “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”. Si tratta di un ulteriore contributo che raccoglie i frutti del Cammino sinodale nazionale per tradurli in scelte concrete per il territorio regionale umbro.

I lavori assembleari, a cui prenderanno parte i vescovi della regione, verteranno, al mattino, sulla presentazione delle “buone pratiche nelle singole diocesi” e a seguire i lavori di gruppo. Nel pomeriggio si terrà la sessione plenaria (dalle 14.30), con le relazioni del vescovo Gualtiero Sigismondi, su “Comunione e missione”, e del vice direttore editoriale del media vaticani Alessandro Gisotti, sulla sfida di “Dire oggi la Chiesa al mondo”. A seguire le conclusioni pastorali e le indicazioni per i passi futuri. La giornata assembleare culminerà (alle ore 17) con la celebrazione eucaristica, nella basilica superiore, al cui termine ci sarà la venerazione e la preghiera dei 400 delegati alle spoglie di san Francesco, nella basilica inferiore.

Quello che è emerso nella fase preparatoria di quest’assise, è che le Chiese dell’Umbria sono state, almeno dall’Assemblea del 2019 in poi, un “laboratorio profetico” a livello di Cammino sinodale. Il confronto tra i documenti regionali e nazionali curati in questi anni rivela intuizioni precoci su sinodalità e missione, basi per nuovi tavoli di lavoro dedicati alla corresponsabilità dei laici. Significativi sono i documenti redatti da ciascuna diocesi umbra di cui una sintesi è stata curata da La Voce in edicola questo fine settimana dove “dalle piccole realtà parrocchiali alle Unità Pastorali, emerge il desiderio di una Chiesa meno piramidale e più circolare, dove la dignità battesimale dei laici trovi spazi reali di corresponsabilità nella missione e nella guida”. E l’auspico, scrive il presidente della Ceu, l’arcivescovo Renato Boccardo, “è che lo ‘stile sinodale’ esperimentato come Chiese umbre nelle Assemblee ecclesiali di questi anni continui in qualche modo nella vita quotidiana delle nostre Diocesi”.

Il saluto e l’augurio dei vescovi umbri a mons. Francesco Antonio Soddu per la nomina di arcivescovo metropolita di Sassari

I Vescovi dell’Umbria si stringono intorno a mons. Francesco Antonio Soddu chiamato dal Santo Padre a guidare come Arcivescovo il cammino della Chiesa di Sassari.
Gli anni della sua presenza e del suo ministero in terra umbra, che ricordiamo con gratitudine, hanno permesso di conoscere e ammirare la generosità dell’impegno, la passione nell’annuncio, la dedizione al popolo di Terni-Narni-Amelia. Qualità ed esperienza che saprà porre ora al servizio della gente sarda, accompagnandola con sapienza lungo le strade del Vangelo.
I Vescovi gli assicurano il sostegno dell’amicizia fraterna e della preghiera a Gesù Buon Pastore.

+ Renato Boccardo
Arcivescovo di Spoleto-Norcia
Presidente della Conferenza Episcopale Umbra

Il saluto dei Vescovi umbri al nuovo Pastore di Assisi e Foligno, mons. Felice Accrocca

I Vescovi dell’Umbria accolgono fraternamente mons. Felice Accrocca nominato vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno. La sua esperienza pastorale e la sua conoscenza appassionata e approfondita di S. Francesco costituiscono un prezioso contributo al cammino delle nostre Chiese sulla via del Vangelo.

A mons. Domenico Sorrentino, amico fedele nel pellegrinaggio di questi anni, l’ammirazione e la gratitudine per la dedizione appassionata nell’annuncio del Vangelo e nel servizio episcopale al popolo di Dio e alle Chiese a lui affidate.

Nomine e provvedimenti della Ceu: novità nella Commissione per la Pastorale Giovanile nel gruppo Agesci zona Monti Martani

Lunedì 17 novembre 2025 si è riunita in Assisi, presso il Pontificio Seminario Umbro “Pio XI”, la Conferenza episcopale umbra. I Presuli hanno provveduto alle seguenti nomine, che hanno una durata di tre anni:
– Commissione per la Pastorale Giovanile: suor Lorella Nucci dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, dei Figli dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria (Suore di Ravasco), è la nuova coordinatrice; don Mirko Nardelli, della Diocesi di Gubbio, è il vice coordinatore; don Matteo Renga, della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, è il nuovo referente per il coordinamento degli Oratori; Anna Maria Bartolini, della Diocesi di Foligno, è stata scelta come segretaria.
– Agesci zona Monti Martani: don Paolo Carloni, della diocesi di Terni-Narni-Amelia, è il nuovo Assistente Ecclesiastico. La zona dei Monti Martani comprende il territorio dei gruppi di Terni, Narni, Montecastrilli, Orvieto, Spoleto e Todi.

L’Arcivescovo Presidente della Conferenza Episcopale Umbra mons. Renato Boccardo ringrazia i nominati per la disponibilità nel farsi carico di questo ulteriore servizio a favore dei giovani umbri. Il Presule ringrazia anche coloro che hanno profuso energie e passione in questo ambito della pastorale che è il mondo giovanile, in modo particolare don Marcello Cruciani, della diocesi di Orvieto-Todi, e don Riccardo Pascolini, dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, per il loro generoso impegno pluriennale.

Norcia, celebrazione della dedicazione della Basilica di San Benedetto alla riapertura al culto dopo la ricostruzione. L’arcivescovo mons. Renato Boccardo nell’omelia: «le porte spalancate della Basilica invitano anche ad allargare lo sguardo fino ad abbracciare il nostro Continente»

«“Questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”, ha detto lo scriba Neemia agli israeliti tornati dall’esilio babilonese, quando inaugurava il Tempio di Gerusalemme ricostruito (Ne 8, 10). Anche noi siamo stati come “in esilio” per nove anni, e questa sera sentimenti di gioia, soddisfazione e legittimo orgoglio abitano i nostri cuori nell’ammirare la Basilica di San Benedetto restituita al suo originario splendore dopo le gravi ferite provocate dal terremoto del 2016. E il vescovo si fa volentieri interprete della comune ammirazione e gratitudine verso tutti coloro che, in modi e con responsabilità diversi, con impegno d’amore e sapienza architettonica, hanno portato a compimento l’ambiziosa opera della ricostruzione». Così ha esordito nell’omelia l’arcivescovo di Spoleto Norcia, mons. Renato Boccardo, presidente della Ceu, della solenne celebrazione eucaristica di dedicazione della Basilica di San Benedetto a Norcia, il pomeriggio del 31 ottobre, in occasione della riapertura al culto della chiesa nursina intitolata al Patrono d’Europa, dopo quasi quattro anni dall’avvio del cantiere della sua ricostruzione. Concelebranti sono stati sedici vescovi ed abati benedettini delle Abbazie in Italia, tra cui il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve, e l’Abate Primate della Confederazione Benedettina Jeremias Schröder, insieme ai presbiteri dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia.

A rappresentare il Governo il ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, e il Parlamento Europeo il vice presidente Antonella Sberna. Numerosi i rappresentanti delle Istituzioni civili presenti alla celebrazione, dal commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione post sisma, sen. Guido Castelli, alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, a diversi parlamentari, consiglieri regionali, dal sindaco di Norcia, Giuliano Boccanera, ai sindaci dei Comuni che ricadono nel territorio dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia e di altre città dell’Umbria ad iniziare dal capoluogo Perugia.

È stato un giorno di grande giubilo per l’intera Umbria, facendo giungere a Norcia tanti fedeli per fare festa tutti insieme. «Le porte della Basilica – ha sottolineato mons. Boccardo, nell’omelia – si aprono oggi per accogliere quanti qui verranno ad attingere luce e forza per il cammino della vita cristiana. Come credenti siamo ben consapevoli che uno splendido edificio non è però sufficiente per farne la casa di Dio tra le case degli uomini. Solo una comunità che nello scorrere dei giorni viva appassionatamente la ricerca sincera di ciò che è vero, buono e giusto ai suoi occhi potrà avere il Signore vicino. Guai a noi se ci limitassimo ad offrirGli la bellezza di questa chiesa se ad essa non corrispondesse la bellezza di un popolo che si edifica attorno alla Parola e all’Eucaristia, costruisce relazioni fraterne, si impegna per una società più accogliente e misericordiosa verso tutti, ricerca senza stancarsi quella sapienza che distingue il bene dal male, separa ciò che costruisce da ciò che distrugge, ciò che resta da ciò che passa, e si coinvolge in un quotidiano esercizio di amore cristiano».

Soffermandosi sulla figura sempre attuale del Patrono d’Europa, l’arcivescovo ha detto: «È la storia di Benedetto da Norcia, che ha “brillato per virtù in un tempo di rovina”, come scrive San Gregorio Magno (Dialogorum libri quattuor, II, Prologus: PL 66, 125). In un’Europa percorsa da invasioni barbariche, lotte dinastiche e crollo delle istituzioni, la sua figura è stata segno di stabilità, ordine e pace. Per questo le porte spalancate della Basilica invitano anche ad allargare lo sguardo fino ad abbracciare il nostro Continente, al quale 60 anni fa Papa Paolo VI indicò Benedetto come maestro di sapienza e lo donò come Patrono. L’Europa porta oggi le cicatrici di ferite ideologiche e morali che ne hanno minato l’anima: l’evaporarsi progressivo della coscienza religiosa, il relativismo etico che rende fragile la coesione sociale, la guerra che bussa con violenza alle sue porte, la corsa al riarmo investendo energie e risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo solidale, il riaffiorare dell’antisemitismo, la tentazione ricorrente di erigere muri che dividono anziché l’impegno a costruire ponti che uniscono. Anche sul versante politico si moltiplicano i segnali di fragilità: governi instabili, polarizzazione ideologica, crescita del populismo e del nazionalismo, perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche. A ciò si aggiunge un crescente individualismo che indebolisce il senso di comunità e la perdita della memoria culturale che rende impreparati di fronte alle sfide del presente».

«In questo contesto, il ritorno a Benedetto – ha proseguito mons. Boccardo – non è un gesto di nostalgia, ma un atto di profezia. Il Santo di Norcia fu padre di una comunità che raccoglie nella carità fratelli diversi tra loro, componendo i conflitti non con autoritarismo ma con pazienza e discernimento. La pace che egli promuove non è fondata su accordi formali o su equilibri precari, ma sulla conversione interiore, sulla trasformazione dei cuori; una pace che diventa stile di vita e fondamento di convivenza. Perché l’unità non si edifica annullando ciò che siamo, ma radicandoci in ciò che ci unisce, per poi accogliere e integrare ciò che è diverso. La vera pace, infatti, non si firma, si vive».

Nel soffermarsi anche sul concetto di ‘solidarietà benedettina’, il presule ha evidenziato che «l’opera che oggi inauguriamo ripropone la necessità di riconoscere un bene comune e chiama ad operare insieme per costruire una “casa di tutti” fondata non sul calcolo ma sul senso, non sulla sola tecnica ma sulla sapienza, non sull’effimero ma sull’eterno. I valori che hanno plasmato l’Europa restano i cardini di una civiltà solida e riguardano le basi stesse del vivere sociale: la dignità della persona, la solidarietà tra i popoli, la ricerca del vero e del bene. La dignità della persona è il fondamento di ogni comunità giusta, non deriva dal ruolo sociale, dal successo o dal potere, ma dall’essere creata a immagine di Dio (cf Gn 1, 27). La solidarietà tra i popoli non può ridursi a strategia diplomatica o a strumento economico: richiede il riconoscimento dell’altro come fratello. La ricerca sincera del vero e del bene è ciò che impedisce a politica, finanza e cultura di piegarsi all’arbitrio o all’interesse di parte; perché senza un orientamento al vero e al bene di tutti, la convivenza si degrada in conflitto permanente. È questa forza interiore che manca oggi a molte istituzioni: Benedetto ci dice che, senza un’anima, l’Europa rischia di ridursi a un’aggregazione funzionale di interessi economici e tecnici, priva di coesione profonda. Ritrovare un’anima significa riconoscere la necessità di un bene comune più grande dei singoli interessi e di una speranza che unisce oltre le differenze. Il ritorno a questi valori essenziali non è un lusso culturale, ma un’urgenza per evitare che la nostra “casa europea” si trasformi in un insieme di stanze senza un tetto unitario e condiviso».

«E alla nostra assemblea – ha concluso l’arcivescovo Boccardo – è affidato il compito di custodire e promuovere la sua eredità spirituale e culturale. Custodire senza proporre è immobilismo; proporre senza custodire è perdita di radici. Solo così il carisma benedettino continuerà ad essere una sorgente di vita. Per la comunità di Norcia, per tutti noi, per l’Europa tutta».

Rito della dedicazione della Basilica.
Le celebrazioni della riapertura al culto della Basilica di San Benedetto sono culminate con il rito della sua dedicazione, rito introdotto dall’aspersione dell’assemblea e del nuovo altare. A seguire: la liturgia della Parola; la preghiera di dedicazione con l’unzione dell’altare e delle pareti della chiesa; l’incensazione dell’altare e della chiesa; l’illuminazione dell’altare e della chiesa; la liturgia eucaristica; i riti di comunione e di conclusione. La Messa è stata animata dalla corale diocesana, unitamente al coro “S. Benedetto Città di Norcia”, diretta da Mauro Presazzi con all’organo Simone Maccaglia, organista della Cattedrale di Terni. Per la prima volta è stato eseguito il nuovo inno a San Benedetto composto e musicato da mons. Marco Frisina, presbitero della Diocesi di Roma. L’altare, la sede e l’ambone sono nuovi e presentano dei pannelli in bronzo con i Santi Benedetto e Scolastica: sono stati realizzati dalle artiste Daniela Longo e Carmela Colaneri. Nel transetto sinistro della Basilica ha trovato posto l’immagine della Madonna Addolorata, tanto venerata a Norcia, in attesa che si ricostruisca la sua chiesa; nella zona del presbiterio, invece, è stato collocato, protetto da una teca e da un impianto di video sorveglianza, il reliquario di San Benedetto. Per l’occasione della riapertura della Basilica di San Benedetto l’arcivescovo Boccardo ha consegnato alla Chiesa diocesana la nuova lettera pastorale dedicata a San Benedetto dal titolo “Ascolta, figlio mio, e pari docilmente il tuo cuore”.

Il Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la riapertura al culto della Basilica.
La celebrazione si è conclusa con la lettura del messaggio del Santo Padre Leone XIV inviato all’arcivescovo Renato Boccardo da parte del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.
«In occasione della solenne cerimonia di riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia, seriamente danneggiata nel terremoto dell’anno 2016 e ora ritornata all’antico splendore dopo interventi di ricostruzione e di consolidamento – scrive il card. Parolin –, il Santo Padre Leone XIV partecipa spiritualmente al significativo evento, condividendo la comune gioia per la restituzione alla comunità dell’edificio sacro così caro alla popolazione di codesto territorio. Egli esprime vivo compiacimento a quanti, istituzioni statali e locali, progettisti, maestranze e privati, con tenacia e ammirevole impegno hanno reso possibile e sostenuto in diversi modi un’operazione tanto sentita e attesa da molta gente non solo dell’Umbria ma anche dell’Italia e di altri Paesi. Il ripristino dell’importante monumento, di grande valoro storico e artistico, nonché centro pulsante della spiritualità benedettina, rappresenta il segno visibile dell’impegnativo cammino di rinascita religiosa compiuto in questi anni dall’intera comunità diocesana, Sua Santità auspica che il felice evento ravvivi la fede del popolo cristiano e, mentre invoca copiosi doni celesti su vostra Eccellenza, sulle autorità, sui sacerdoti, sulle persone consacrate e sui presenti tutti, volentieri imparte la desiderata benedizione apostolica».

Il Pellegrinaggio giubilare regionale a San Pietro. 6.500 umbri incontreranno papa Leone XIV e gli doneranno 400 litri d’olio per i poveri di Roma

Saranno 6.500 i pellegrini delle otto diocesi dell’Umbria che sabato 13 settembre si recheranno a Roma per il Pellegrinaggio giubilare regionale, per vivere insieme il momento di fede, di grazia e misericordia offerto nel Giubileo 2025 “Pellegrini di Speranza” che invita a riscoprire l’essere cristiani portatori di gioia e di speranza.

Saranno i Vescovi umbri ad accompagnare le rispettive comunità nel cammino verso il passaggio della Porta Santa della basilica di San Pietro e all’incontro con papa Leone XIV al quale sarà portato in dono dall’Umbria un ulivo ed una brocca di Deruta con l’olio, e 400 litri di olio per le mense seguite dalla carità del Papa.

Nella basilica di San Pietro ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), concelebrata con i vescovi e con 150 sacerdoti dell’Umbria. La celebrazione sarà animata dal coro composto da vari cantori delle diverse diocesi diretto da don Sergio Rossini. Nel pomeriggio, sempre in Vaticano, nell’Aula Paolo VI, ci sarà l’incontro per una catechesi giubilare da parte di don Fabio Rosini, conosciuto e apprezzato predicatore.

«Il pellegrinaggio è uno degli elementi classici e portanti del Giubileo – ricorda il presidente della Ceu, mons. Renato Boccardo –. Come vescovi abbiamo voluto un unico grande pellegrinaggio proprio per dire che è tutto il popolo di Dio che sta in Umbria che vuole accogliere il dono della grazia giubilare. Ci sentiamo anche rappresentanti di tutto il popolo, credenti e non credenti, che abita la nostra bella regione e dunque non è soltanto un movimento che interpella, interessa il singolo, ma è un qualcosa che carica tutti i pellegrini di una rappresentanza: portiamo con noi le gioie, i dolori, le fatiche e le speranze del popolo umbro per affidarli al Signore, per chiedere per tutti l’abbondanza della sua grazia e della sua benedizione. Un dono particolare per tutti noi sarà l’incontro con papa Leone XIV, che benevolmente ha accettato la nostra richiesta di poterlo incontrare, di poter ascoltare la sua parola che già pensiamo sarà per noi come un indirizzo, come un’indicazione per la nostra vita di discepoli. E poi il gesto della carità delle otto Diocesi con l’offerta dell’olio e una pianta di ulivo, che è così caratteristica della nostra regione, e che gli chiederemo di farla piantare o nei Giardini Vaticani o in quelli di Castel Gandolfo, proprio a ricordo del nostro incontro con lui».