Ad Assisi l’11 giugno si è tenuta la Giornata Giubilare degli Istituti Penitenziari Umbri, inserita nell’Anno Giubilare Francescano proclamato da Papa Leone XIV in occasione degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, organizzato dai Cappellani degli Istituti Penitenziari dell’Umbria: fra Marco Antonio M. Uras OFM per la Casa di Reclusione di Spoleto, fra Domenico Campana OFM per la Casa Circondariale di Terni, don Marco Pagnotta per la Casa di Reclusione di Orvieto, fra Domenico Spagnoli OFM per la Casa Circondariale di Perugia, insieme all’Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane don Raffaele Grimaldi.
Una giornata intensa, vissuta tra riflessione e condivisione, che ha visto riuniti detenuti provenienti dai quattro istituti penitenziari umbri che possono usufruire dei permessi o che si trovano in regime art. 21., operatori della polizia penitenziaria, magistrati, volontari, educatori, personale sanitario e rappresentanti della Chiesa umbra in un comune cammino di fede e speranza.
La giornata è iniziata al Sacro Convento di Assisi con l’accoglienza dei partecipanti e la visita alla tomba di San Francesco.
Successivamente il pellegrinaggio si è spostato alla Porziuncola, dove nella Basilica di Santa Maria degli Angeli è stata celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo di Assisi, mons. Felice Accrocca, insieme a Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza Episcopale Umbra.
Fra Massimo Travascio, Custode della Porziuncola, ha accolto i partecipanti richiamando il significato della Porziuncola come luogo di misericordia, riconciliazione e dignità per ogni persona. dove nessuno è escluso dallo sguardo di Dio. Ripercorrendo i momenti fondamentali della vita di san Francesco, ha sottolineato come questo luogo continui a essere uno spazio di accoglienza e rinascita per tutti, invitando i presenti a riconoscere la dignità di ogni persona e a credere nella possibilità di ricominciare sempre, attraverso il perdono, la conversione e la speranza (clicca qui per leggere il discorso integrale).
Il vescovo Accrocca nella sua omelia ha richiamato il modello missionario proposto dal Vangelo, uno stile segnato da «provvisorietà», «assenza di sicurezze» e «grande libertà». Richiamando la figura di san Barnaba, che andò a recuperare Paolo dopo gli anni di silenzio seguiti alla sua conversione, il presule ha sottolineato come Dio continui a chiamare e a offrire nuove possibilità anche a chi porta il peso dei propri errori. «Il Signore è sempre disposto a una data spontanea, le sue porte restano sempre aperte per noi», ha affermato, invitando a guardare alla realtà del carcere con speranza e senza giudizi sommari.
Rivolgendosi ai detenuti, ai cappellani e agli operatori penitenziari, Mons. Accrocca ha insistito sul valore dell’umiltà e della vera forza cristiana. «L’umiltà non è un atto di debolezza, è un atto di forza», ha detto, spiegando che la forza evangelica non coincide con la prepotenza, ma con la capacità di restare fedeli al bene nelle situazioni difficili. «La forza è il perdono, la forza è rispondere col sorriso a chi ti maledice, la forza è rispondere con la non violenza a gesti di violenza». L’omelia si è conclusa con un elogio della piccolezza evangelica, evocata anche dalla testimonianza di san Francesco d’Assisi, nella quale si cela il tesoro autentico della santità cristiana.
Questa Giornata Giubilare non è semplicemente una visita ai luoghi di san Francesco, ma un segno profondo di comunione tra il mondo del carcere e la Chiesa umbra. Nasce dal desiderio di ricordare che nessuna persona può essere identificata con il proprio errore e che ogni uomo conserva dentro di sé una dignità che nessuna condanna può cancellare.
Ritrovarsi insieme: detenuti, operatori penitenziari, magistrati, volontari, personale sanitario, educatori e pastori della Chiesa significa riconoscere che il cammino della giustizia ha bisogno anche della misericordia, dell’ascolto e della speranza. Il carcere non riguarda soltanto chi vi è ristretto, ma interpella l’intera società e la sua capacità di credere nella possibilità del cambiamento. La scelta di san Francesco è particolarmente significativa. Egli stesso conobbe l’esperienza della prigionia e proprio attraverso le sue ferite imparò a guardare il mondo con occhi nuovi. Per questo diventa compagno di viaggio di chi oggi vive situazioni di limite, di sofferenza e di attesa.
La giornata Giubilare dedicata ai quattro Istituti Penitenziari Umbri, è stata arricchita dalla mostra d’arte con opere realizzate da alcuni detenuti scelti in base alle loro capacità creative e attitudinali.
“Liberi di creare,Liberi di cambiare” per la creatività artistica nelle sue varie forme espressive per rappresentare la poesia e la spiritualità di San Francesco nel Cantico delle Creature che è la fonte di ispirazione delle opere realizzate. Arte come un potente strumento di comunicazione e di riabilitazione anche se questa proviene da un contesto particolare come il carcere.
Il Cantico delle Creature potrebbe infatti essere descritto dai detenuti attraverso la pittura, la realizzazione di oggetti o gli scritti di prosa e di poesia come un messaggio di speranza e di redenzione, come un richiamo alla fratellanza e alla solidarietà, come un invito a vedere la bellezza nella creazione e a trovare la pace interiore, nonostante le difficoltà e le sofferenze.
Attraverso la pittura, i detenuti hanno raccontato la bellezza del creato cantata da San Francesco e, allo stesso tempo, le ferite che l’uomo infligge alla natura: dall’inquinamento alla deforestazione, fino alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Un percorso artistico e umano che vuole essere soprattutto un messaggio di rinascita. Attraverso la pittura, i detenuti hanno raccontato la bellezza del creato cantata da San Francesco e, allo stesso tempo, le ferite che l’uomo infligge alla natura: dall’inquinamento alla deforestazione, fino alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Un percorso artistico e umano che vuole essere soprattutto un messaggio di rinascita.
A sottolineare il significato profondo dell’iniziativa è stato fra Domenico Spagnoli OFM, tra i promotori dell’evento. «Questa Giornata Giubilare non è semplicemente una visita ai luoghi di San Francesco, ma un segno profondo di comunione tra il mondo del carcere e la Chiesa umbra», ha spiegato. «Nasce dal desiderio di ricordare che nessuna persona può essere identificata con il proprio errore e che ogni uomo conserva dentro di sé una dignità che nessuna condanna può cancellare».












































