Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più insultati. Quelli dissero: ‘Su, ricostruiamo!’. E misero mano alla buona impresa”. Le parole del profeta Neemia hanno fatto da sfondo alla celebrazione vespertina per i dieci anni del terremoto del 2016 che si è tenuta nella Basilica di S. Benedetto a Norcia nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre 2026, presieduta dal cardinal Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve e già presidente della Conferenza episcopale italiana.
Il coppiere Neemia, venuto a conoscenza della rovina di Gerusalemme dopo la conquista dei babilonesi, ottiene il permesso da Artaserse I, re di Persia, per tornare in Giudea; in 52 giorni completa la ricostruzione delle mura della Città, nonostante le ostilità dei Samaritani e degli Ammoniti. Davanti alle rovine di Gerusalemme, Neemia non cede allo scoraggiamento: prega, incoraggia il popolo e lo invita a rimettersi all’opera: “Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme”.
Questa immagine richiama quanto vissuto da Norcia e dalla Valnerina dopo il terremoto del 2016. Anche qui, tra le macerie delle case e delle chiese, delle scuole e delle fabbriche, degli edifici istituzionali e delle case della salute, si sono fatte strada la voglia di ricominciare, la tenacia di non abbandonare la propria terra e la ferma convinzione di custodire quelle radici che hanno visto sbocciare fiori belli e profumati per la Chiesa e la società: i Santi Benedetto, Scolastica, Rita,
Eutizio, Spes e Fiorenzo. E così anche per la Valnerina, come per il popolo di Gerusalemme, la ricostruzione non riguarda soltanto le pietre, ma soprattutto le persone e le comunità. Perché, come ha detto il Pievano don Maurizio Erasmi prima dell’avvio della celebrazione, «questa terra il 26 e 30 ottobre del 2016 è stata ferita dal terremoto, ma da quel giorno è iniziata per essa una nuova storia». Molte le persone che si sono ritrovate nella Basilica riaperta al culto un anno fa, tra cui i alcuni monaci e le monache benedettine, così come varie istituzioni civili e militari.
All’arcivescovo Renato Boccardo il compito di dare il benvenuto al card. Bassetti: «Nei primi anni del terremoto, cioè dell’emergenza, Lei è stato Presidente della CEI ed è venuto più volte in visita al nostro territorio. La Sua presenza tra noi questa sera, Eminenza, ci offre la gradita possibilità di esprimere la più viva gratitudine a Lei e, nella Sua persona, ai Vescovi e alle diocesi d’Italia che, specialmente attraverso le Caritas diocesane, hanno contribuito in modi diversi ed efficaci ad accompagnare e sostenere i primi tempi del post-terremoto. Sono stato personalmente testimone della gratitudine commossa di quanti hanno potuto contare sull’aiuto della Chiesa per riprendere fiato e speranza, godendo di quella solidarietà e aiuto capaci di riscaldare il cuore e di dare la forza necessaria per ricominciare».
Il Presule spoletano-nursino ha anche detto che il decennale non può essere solo una commemorazione di quanto vissuto, né un bilancio delle opere realizzate e di quelle ancora da completare. «Deve diventare – ha detto – un’occasione per guardare avanti, rinnovando quella tenacia che appartiene all’identità delle popolazioni della Valnerina e che, nel corso dei secoli, ha permesso di superare prove difficili, di ricostruire case e chiese, di custodire tradizioni e di dare forma a comunità capaci di riconoscersi in una storia condivisa».
Ricostruire dopo un sisma come quello del 2016 significa restituire alle persone speranza e condizioni di sicurezza. È quanto fatto da Neemia prima e dopo la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. Non mancano, come allora, le difficoltà: ci sono anche oggi, a più livelli, Samaritani e Ammoniti che cercano di essere ostili. «Vediamo purtroppo con tristezza – ha detto mons. Boccardo – che una parte della società contemporanea, almeno a certi livelli, offre direttamente la morte come unica soluzione alla fatica del vivere, dimenticando che compito delle Istituzioni è proteggere le persone vulnerabili ed evitare che la sofferenza o la mancanza di assistenza adeguata condizionino una decisione irreversibile. La tutela della vita significa soltanto preservarla dalle catastrofi ambientali oppure anche garantire alla persona dignità e assistenza concreta in ogni fase della vita, fino al suo termine naturale? Celebrando questo anniversario, accogliamo l’invito ad essere sempre araldi e difensori della vita».
Dal canto suo il card. Gualtiero Bassetti, dopo aver ricordato la sua amicizia e stima nei confronti dell’arcivescovo Boccardo, definito «Pastore attento, premuroso e paterno, il cui impego nella ricostruzione è da tutti riconosciuto», riprendendo Neemia, ha detto: «Ogni città, in un centro senso, è Gerusalemme; ogni città è santa per coloro che vi vivono. E voi, cari amici di Norcia e della Valnerina oltre agli edifici state ricostruendo anche i cuori. Quando l’impegno non è stato sufficiente, è scaturita tra voi spontaneamente la fraternità, che vi ha permesso di vedere ben oltre le macerie, progettando e confidando in qualcosa di nuovo, che ha reso le ferite, lasciate dalla devastazione, delle feritoie di speranza». Il Porporato, poi, ha definito questa celebrazione del decennale, nella Basilica di S. Benedetto completamente restaurata, «un ulteriore traguardo nel progetto di rinascita della cara Città di Norcia; un segno di risurrezione per una terra alla quale l’Italia, ma oserei dire il mondo intero, ha guardato con ammirazione e con sentimenti di umana sofferenza e solidarietà».
Il passaggio centrale del messaggio di Bassetti è stato quello dove ha detto con voce ferma e chiara: «Questi luoghi non meritano di essere abbandonati, né dagli uomini né dagli animali, e tutte le antiche pietre crollate devono tornare a essere incastonate come fossero preziosi gioielli. Questi luoghi devono tornare a nuova vita: lo vogliono con forza gli abitanti che sono rimasti e quelli che stanno tornando. Questa comunità non si è arresa di fronte alla calamità ed ora, sostenuta
dall’amore fraterno e dallo sforzo degli abitanti e delle istituzioni pubbliche e private, vuole continuare la propria storia». Perché, ha concluso il Cardinale citando il “suo” sindaco di Firenze Giorgio La Pira, «Norcia, la patria di S. Benedetto, e Assisi, la patria di S. Francesco, sono le due terrazze che si affacciano sull’Europa!».
Nel corso della preghiera è stato benedetto il Padre buono perché in questi dieci anni ha custodito nella fede la popolazione, non ha fatto venire meno la speranza nel futuro, ha conservato la carità ecclesiale e quella sociale. È stato ringraziato il Signore Gesù Cristo che ha portato con la gente della Valnerina la croce della prova e che non ha mai fatto venire meno la comunione ecclesiale attorno al vescovo Renato e ai sacerdoti. Lo Spirito di forza e di pace, di amore e di gioia, di luce e di saggezza è stato lodato perché ha messo vigore nei giorni e nelle notti attraversate da fragilità e paure, ha fatto vincere le tentazioni di chiusura ed egoismo, ha donato a tutti fantasia e lungimiranza. E poi, sono stati presentati al Padre quanti hanno lavorato alla ricostruzione e sono stati vicini con premura alla popolazione: i Governi nazionale, regionale e comunali; gli Organismi europei e internazionali; la Struttura commissariale, l’Ufficio speciale per la ricostruzione, la Soprintendenza; i Vigili del fuoco, l’Esercito, la Polizia, i Carabinieri, la Polizia locale; il Papa, la Santa Sede, la Cei, diverse Diocesi italiane e tante parrocchie; la Croce Rossa, la Caritas, varie Associazioni di volontariato; i professionisti e i tecnici, le imprese con le maestranze.
Una preghiera speciale è stata elevata a Dio per quanti in questi dieci anni sono nati e per quanti sono morti, così come per le famiglie in cui giovani e anziani si sono sostenuti a vicenda. Tutto è stato affidato alla Madonna Addolorata tanto amata e venerata a Norcia.
Dopo la benedizione finale l’arcivescovo Boccardo ha donato al cardinal Bassetti un album fotografico delle visite che in questi dieci anni il Porporato ha compiuto in Valnerina. Sfogliandolo, l’ex presidente della Cei si è soffermato in particolare su una: «Eravamo ad Ancarano di Norcia – ha ricordato – e con mons. Boccardo abbiamo assistito al recupero da parte dei Vigili del Fuoco delle campane della chiesa della Madonna Bianca, seriamente lesionata. Con noi c’erano anche diverse persone. Quando l’operazione è terminata, le campane sono state appese ad una cella di legno costruita per l’occasione ed io e l’Arcivescovo ci siamo attaccati alle corde per suonarle. Tutti ci siamo commossi. Grazie
davvero, Eccellenza, per questo bel dono pieno di ricordi». Prima di rientrare in sacrestia, Bassetti ha salutato le autorità presenti tra cui la presidente della Giunta regionale dell’Umbria Stefania Proietti e il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera. Poi, il Porporato si è recato dalle monache benedettine di S. Antonio per condividere con loro, con l’Arcivescovo, don Maurizio Erasmi, don Melchior Erram, cpps, e don Luciano Avenati la cena.

