Spoleto – Celebrazione diocesana del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «Adorare il Signore fa decantare tutto il pulviscolo e le impurità della nostra esistenza»

Vescovo, presbiteri e fedeli si sono adunati nel Duomo di Spoleto, la sera del 4 giugno 2026, per la celebrazione diocesana del Corpus Domini. Questa solennità è stata istituita nel 1264 da papa Urbano IV:  impressionato da un miracolo eucaristico avvenuto a Bolsena, vicino Orvieto, dove risiedeva, promulgò la bolla Transiturus con la quale istituiva la nuova solennità, da celebrarsi in onore del Santissimo Sacramento il giovedì dopo l’ottava di Pentecoste. Alla celebrazione, animata dalla corale diocesana, hanno partecipato anche un nutrito gruppo di bambini della catechesi e i membri della Confraternita del Santissimo Sacramento di Colle del Marchese di Castel Ritaldi. In Piazza Duomo, sotto il portico e all’ingresso della Cattedrale i fedeli di alcune Pievanie avevano realizzato delle infiorate in onore del Sacramento.

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L’omelia dell’Arcivescovo. «Benché una volta all’anno venga celebrata la grande festa della Pasqua e ogni domenica si celebri la Pasqua settimanale, nel XlIl la sapienza della Chiesa secolo – ha detto mons. Renato Boccardo nell’omelia – ha voluto istituire la festa del Corpus Domini, nella quale il nostro sguardo e il nostro cuore sono concentrati sull’adorazione del Signore Gesù, presente nell’Eucarestia e, in questo modo, presente in mezzo a noi».

Il Presule, poi, si è soffermato su due significati del verbo adorare. «Il primo – ha detto – è stare di fronte, portare ogni domenica dinanzi al Signore la nostra settimana, raccoglierla in un gesto simbolico, sintetico, per mettere tutta la nostra vita lì davanti a Lui. Ogni persona è come un acquario, che deve lasciar depositare tutto il pulviscolo della settimana, tutte le cose che danno fastidio nella vita, fin quando l’acqua non diventa trasparente. Stare davanti al Signore ci fa ritrovare noi stessi. Adorare il Signore fa decantare tutto il pulviscolo e le impurità della nostra esistenza». In secondo luogo, «adorare corrisponde al primo comandamento, che intima di mettere al centro Dio: “lo sono il Signore tuo Dio, l’unico: adorerai soltanto me” (cf Es 20, 2-4; Dt 5, 6-8). La prima tentazione dell’uomo (cf Mt 4, 5-4; Lc 4, 3-4) – che è anche l’unica, poiché le altre non sono che riflessi di questa – è mettere al posto di Dio qualcos’altro che Dio non è, ma che viene innalzato ad essere come Dio. E questa si chiama idolatria. Forse qualcuno ci ride in faccia quando diciamo che molti adorano idoli, ma la nostra società – che non ha più Dio – è piena di idoli, piena di realtà davanti alle quali ci inginocchiamo, abdicando alla nostra libertà e diventando loro schiavi. Il contrario della fede non è l’incredulità, ma l’idolatria. Non esistono credenti e non credenti, perché tutti in qualche modo credono! Dipende però da che cosa si crede: se credi a una cosa che non è Dio e la adori come dio, è chiaro che capovolgi l’ordine delle cose. Se dovessimo esaminare la nostra vita, e riconoscere onestamente in quale ordine stanno le cose, vedremmo che qualche idoletto spunterebbe fuori. Per questo stare in adorazione davanti all’Eucaristia significa vivere la pratica del primo comandamento, mettere al centro il primato di Dio, mettere in ordine di priorità le realtà dell’esistenza».

Al termine della Messa, c’è stata la processione per le vie del centro storico di Spoleto con il Santissimo Sacramento: Vescovi, presbiteri e fedeli, pregando e cantando, si sono domandati nel profondo del cuore se sono capaci di amare teneramente il Signore Gesù che si offre con amore sconfinato, come acqua fresca di sorgente che disseta l’anima.