Terni – veglia pasquale nella cattedrale. Mons. Soddu: “La risurrezione di Gesù è fondamento di una vita nuova”.

Celebrata la veglia pasquale nella Cattedrale di Terni con la suggestiva liturgia, presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu, iniziata sul sagrato della chiesa con la benedizione del fuoco nuovo e con l’accensione del cero pasquale, portato in processione lungo la navata centrale della cattedrale al canto del Lumen Christi.
È seguita la liturgia della Parola con le letture dell’Antico Testamento e del Vangelo e quindi la liturgia battesimale con la benedizione dell’acqua del fonte battesimale, il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione dell’assemblea. La messa è stata concelebrata dal vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi e dal parroco della Cattedrale di Terni don Alessandro Rossini. Hanno prestato il servizio liturgico i diaconi, seminaristi e accoliti della diocesi. La parte musicale della celebrazione è stata curata dal Coro della Cattedrale diretto dal maestro Rita Tomassoni e all’organo il maestro Simone Maccaglia.
«In questa notte – ha detto il vescovo – siamo chiamati a incontrare il Signore risorto e invitati ad entrare nel mistero della salvezza. Gesù risorto fa una nuova creazione, fondamento di una vita nuova, quella battesimale che ci fa tutti nuove creature. Il battesimo è il senso profondo del grande dono che Dio ci ha fatto, perchè nel battesimo siamo rinati a vita nuova». «La pasqua è sempre una novità sia personale che comunitaria  – ha aggiunto il presule – e la conseguenza che da essa deriva, che deriva da questa gioia incontenibile, è la corsa, ossia il desiderio incontenibile suscitato dall’amore, per raccontare e condividerne l’esperienza. È quella sana inquietudine nel portare concretamente qualcosa di totalmente altro, un amore oblativo non morto e sepolto ma vivo e vivificante, che dà energia nuova, anche in mezzo a un mondo votato alla morte.
Dobbiamo ammettere che ai nostri giorni la corsa in questo senso sembra sia demandata, delegata, affidata (come anche le diverse esperienze) ad una sorta di lavoro a distanza, di lavoro leggero. Il Signore ci insegna tutto il contrario, ossia ad annullare le distanze e a creare rapporti concreti di vicinanza e prossimità. La pasqua non può essere ridotta ad un racconto; essa è una esperienza di vita da accogliere e condividere. E più si accoglie e condivide più si contribuisce a creare persone e comunità autentiche, capaci di umanità ed essere costruttori di pace. Non si tratta quindi di ripetere la pasqua quanto piuttosto di rivivere la novità della vita, del respiro del nuovo palpito che entrando in noi ne riattiva la buona e sana circolazione. Questo significa essere rinati a vita nuova, questo significa essere battezzati».

L’OMELIA DEL VESCOVO