Perugia – festa di sant’Agata (3-4-5- febbraio), “La mia medicina è Cristo”, occasione per riflettere sulla malattia a livello umano e religioso

“La mia medicina è Cristo” è il tema della tre-giorni di incontri, a Perugia, dedicati a sant’Agata nella ricorrenza della sua memoria liturgica, che la Chiesa celebra il 5 febbraio. Alla nota santa siciliana, molto venerata nel capoluogo umbro, considerata anche la protettrice delle donne operate al seno, è intitolata la suggestiva chiesa trecentesca situata lungo la centralissima via dei Priori (a poco più di 100 metri sulla sinistra provenendo dal corso Vannucci), un vero e proprio scrigno d’arte e di storia con significativi affreschi ritornato al suo originale splendore nove anni fa (2015), dopo cinque anni di lavori di restauro.

In preparazione alla festa di sant’Agata del 5 febbraio, che culminerà con la celebrazione eucaristica delle ore 18, presieduta dall’arcivescovo Ivan Maffeis insieme al rettore della chiesa mons. Fausto Sciurpa ed allietata dal Coro della Cattedrale di San Lorenzo, sono in programma due incontri. Il primo, sabato 3 febbraio, alle ore 17, presso la Sala del Dottorato delle Logge della Cattedrale, dal titolo: “La risposta umana alla malattia: ricerca scientifica e cura”, che vedrà come relatore il prof. Giuseppe Pellicci, direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia dell’Università di Milano. Il secondo, domenica 4 febbraio, alle ore 17, presso la chiesa di Sant’Agata, è dedicato al tema “La risposta religiosa alla malattia: speranza e nuova scoperta di sé”, a cura di mons. Fausto Sciurpa con intermezzi musicali e la testimonianza di una persona che ha vissuto la sofferenza della malattia riscoprendo meglio sé stessa.

Il rettore mons. Fausto Sciurpa, nel presentare il tema della festa di sant’Agata, ricorda che «la santa è invocata nella preghiera da molte donne operate al seno per essere sostenute nella lotta contro il male. Il messaggio che si vuole trasmettere con i due incontri in preparazione alla festa – spiega il rettore – è quello che la medicina e la scienza debbano fare il loro corso nella ricerca di sempre maggiori e più appropriate cure mediche, senza togliere alla fede il suo viatico nell’affidarsi all’intervento di Dio. Soprattutto, per il credente sofferente, il Signore vuole che lotti contro il male, ma con nel cuore la speranza che guarda verso la vita, che è eterna, e nel contempo avere la capacità di riscoprire meglio se stessi».

Baiano di Spoleto – festa di S. Antonio. Don Edoardo Rossi benedirà il primo mattone dei lavori di ampliamento della Casa Famiglia O.A.M.I. di Baiano

Domenica 4 febbraio 2024 la Pievania di S. Giovanni Battista (Baiano, Firenzuola, S. Angelo in Mercole, S. Martino in Trignano e Montemartano) celebrerà la festa di S. Antonio Abate, organizzata in collaborazione con l’Associazione Pro-Loco di Baiano, la Casa Famiglia O.A.M.I. di Baiano e la Cooperativa Partes. Alle ore 10.30 nella chiesa di Madonna di Baiano il pievano don Edoardo Rossi celebrerà la Messa e al termine, sul piazzale, ci sarà la benedizione degli animali. Poi, si snoderà la processione con la statua di S. Antonio fino alla Casa Famiglia O.A.M.I., intitolata proprio al santo eremita. E qui ci sarà un momento di grande festa: don Edoardo Rossi, infatti, benedirà il primo mattone dell’ampliamento della struttura.

«Il progetto – sottolinea la presidente Egidia Patito – prevede l’evoluzione dell’attuale servizio esistente in un polo distretto multiservizio composto da: nuovo servizio di accoglienza residenziale per persone anziane non autosufficienti e con disabilità (6 posti); incremento del servizio socio riabilitativo residenziale per persone con disabilità, che passerà da 13 a 14 ospiti; miglioramento del servizio socio riabilitativo semiresidenziale per persone con disabilità già presente (8 posti); ci sarà poi uno spazio di coprogettazione dove famiglie, volontari, soggetti pubblici e privati possono incontrarsi e sviluppare idee per il territorio; lo spazio esterno, infine, che verrà riqualificato, potrà ospitare eventi culturali, spettacoli teatrali e tanto altro». «In questo momento di grande festa per la nostra comunità – continua la presidente Patito – mi piace ricordare alcune persone che sono state significative e fondamentali per l’avvio e lo sviluppo dell’O.A.M.I. e che oggi, sicuramente, gioiscono con noi dal cielo: su tutti Giuseppe Merini che mise a disposizione il casolare, lo sistemò ed avviò questa struttura coinvolgendoci tutti con la sua passione e amore per il prossimo; poi, mons. Enrico Nardi, fondatore dell’O.A.M.I., che accolse con entusiasmo l’idea di Merini; poi Gigliola Cinotti in Cimica, don Mario Curini e don Andrea Bonifazi che profusero idee ed energie per la crescita della Casa».

Il progetto prevede l’ampliamento della struttura già esistente. Il nuovo complesso sarà completamente accessibile in ogni sua zona grazie ad un attento studio dei percorsi e delle necessità funzionali di gestione delle difficoltà di deambulazione e sarà dotato di impiantistica adeguata per arrivare ad un edificio in classe energetica A. L’importo stimato dei lavori è di 1.800.000 euro. Questa cifra verrà coperta con: fondi raccolti grazie nella campagna di sensibilizzazione “Mattone dopo mattone” promossa dalla stessa Casa Famiglia; fondi provenienti dal bando PNRR; fondi del miglioramento sismico ed efficientamento energetico; cofinanziamento O.A.M.I. Il progetto strutturale è stato curato da Giovanni Curti della GDA architetti associati di Spoleto. I lavori saranno eseguiti dalla “Valentini & Scarponi costruzioni” di Trevi e termineranno entro il 2025.

Perugia – La Festa di san Francesco di Sales, con i vescovi Maffeis e Bedini

La Festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e operatori delle comunicazioni sociali, che la Chiesa celebra il 24 gennaio, a Perugia, è posticipata a sabato 3 febbraio, alle ore 11, nella Sala San Francesco del palazzo arcivescovile di Perugia (piazza IV Novembre, 6).

L’appuntamento di quest’anno si presenta come una novità assoluta. La giornata, infatti, sarà celebrata insieme dai vescovi di Perugia-Città della Pieve, Ivan Maffeis, e di Città di Castello e di Gubbio, Luciano Paolucci Bedini.

Una scelta non occasionale ma frutto e segno della comunione ecclesiale che lega la diocesi metropolitana di Perugia-Città della Pieve con le diocesi suffraganee di Gubbio e Città di Castello.

L’incontro è organizzato dagli Uffici pastorali per le Comunicazioni sociali delle tre Chiese diocesane, in collaborazione con Ucsi Umbria, l’Unione cattolica della stampa italiana, e si aprirà con un momento di preghiera. Interverranno i due vescovi e un rappresentante dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria a cui seguirà un tempo di dialogo tra operatori dei media.

Terni – lutto in diocesi per la morte di don Carlo Romani parroco della Cattedrale di Terni per 57 anni

Il 31 gennaio 2024 si è spento alla vita terrena per aprirsi al Paradiso mons. Giancarlo Romani, 93 anni, decano dei sacerdoti diocesani, parroco emerito della Cattedrale di Terni parrocchia che ha guidato per 57 anni. Priore del Capitolo della Cattedrale di Terni, Cappellano di Sua Santità, cavaliere dell’Ordine Equestre Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Le esequie saranno celebrate giovedì 1 febbraio alle ore 15 nella Cattedrale di Terni. La camera ardente sarà allestita in Cattedrale dalle ore 16 del 31 gennaio fino alla celebrazione delle esequie.

Don Giancarlo Romani è nato a Terni il 13 maggio 1930, ha frequentato il seminario diocesano di Terni e il seminario regionale di Assisi, ed è stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1954 da mons. Giovanni Battista Dal Prà. E’ stato viceparroco della Cattedrale e direttore dell’oratorio fino al 1957, poi due anni parroco a Rocca San Zenone e Collicino e nel 1959 nominato parroco di Santa Maria Assunta nella Cattedrale di Terni. Nel suo lungo ministero sacerdotale il diocesi ha dato impulso e sostegno a tante realtà caritative, sociali e culturali della chiesa locale: la sottosezione dell’Unitalsi di Terni, la San Vincenzo de’ Paoli, l’oratorio della Cattedrale, assistente dell’Azione Cattolica femminile, all’ufficio pellegrinaggi in particolare con i pellegrinaggio in Terra Santa e Lourdes, il centro di Spiritualità, e l’insegnamento per 40 anni nei licei di Terni. Conoscitore profondo della storia di Terni, la sua città, si è sempre impegnato nel tramandare la conoscenza storica, artistica e culturale di Terni.
Ha pubblicato diversi libri sulla storia della Cattedrale e della città, ed ha collaborato con il settimanale regionale “La Voce”. Il suo dialogare con tutti cittadini, istituzioni, associazioni, mondo della scuola e della cultura, per esprimere il suo pensiero sagace e sempre propositivo, lo ha portato ad essere un punto di riferimento per la chiesa e la città.
Don Carlo è stato una presenza esemplare anche per la preghiera e attento nel curare le grandi solennità dell’anno liturgico. A lui si deve il restauro della cappella della Madonna della Misericordia e la sistemazione della cripta della Cattedrale.
Un prete all’antica, don Romani, sempre in abito talare, con l’oratoria da predicatore di un tempo, capace di tenere sempre desta l’attenzione del fedele.
Una figura significativa della chiesa ternana e della città di Terni e di lui così scriveva don Gianni Colasanti in occasione del 50esimo di parroco di don Carlo nel 2009: “Pensare a lui, per me, significa pensare a quelle parole del Vangelo che dicono che colui che costruisce la sua casa sulla parola del Signore la costruisce sulla “roccia”, e anche se cade la pioggia, soffiano i venti, imperversano le inondazioni, quella casa non va in rovina perché è fondata sulla “roccia”. Ecco, mi sembra che don Carlo rappresenti quell’aspetto di solidità del cristianesimo che resta al di là del fluttuare delle “mode”. Certo non è facile mantenere la rotta tra una fedeltà assoluta ed una traduzione nel tempo di una “parola che non passa”. La responsabilità è tanto più grande quanto più questa “parola” contiene la vita vera delle persone. E queste, le persone, amano don Carlo perché ad esse dà questo senso di sicurezza, di orientamento certo, di consiglio affidabile perché va sul sicuro dei contenuti della fede e della morale cristiana”.

Perugia – La Giornata della vita consacrata

Nel giorno della festa liturgica della Presentazione di Gesù al Tempio, venerdì 2 febbraio, alle ore 18, nella cattedrale di San Lorenzo, si ritroveranno le comunità e le congregazioni di religiosi e di religiose e di vita consacrata presenti nell’Archidiocesi per la loro annuale Giornata. Presiederà la celebrazione eucaristica l’arcivescovo Ivan Maffeis insieme al vicario episcopale per la Vita consacrata mons. Vittorio Gepponi.

Per l’occasione verranno ricordati i giubilei di professione religiosa di suor Mary Angela Ojaibor, delle Suore del Cuore Eucaristico di Gesù, che ricorda il 25°anniversario, di fra Luigi Napolitano (Ofm) e di fra Alessandro Cardello (Ofm), della comunità dei Cappellani dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, che ricordano il 25° anniversario, e di suor Maria Elena Fantarillo, delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, che ricorda il suo 60mo di professione.

«Ci uniamo a loro nel ringraziare il Signore per il dono della fedeltà, lo preghiamo perché li ricolmi dei suoi doni di grazia e porgiamo a tutti carissimi auguri», annunciano la segretaria suor Nicoletta e il Consiglio diocesano dell’USMI, l’Unione Superiori Maggiori d’Italia, invitando l’intera comunità diocesana ad unirsi a loro nella preghiera, «per invocare dal Signore, insieme alla Chiesa universale, sante vocazioni alla vita di speciale consacrazione».

Attualmente nell’Archidiocesi perugino-pievese sono presenti 59 famiglie religiose (16 maschili di cui 1 di clausura e 43 femminili di cui 20 comunità, 18 congregazioni e 5 monasteri di clausura), per più di 270 membri (188 religiose).

Perugia – giornata per la Vita 4 febbraio

Nella comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve la 46a Giornata nazionale per la Vita 2024 vedrà due iniziative: giovedì primo febbraio, alle ore 21, “Pregare per la Vita”, con l’adorazione eucaristica animata presso la chiesa dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia; domenica 4 febbraio, alle ore 18, “Celebrare la Vita” e “Prendersi cura della Vita”, presso la chiesa parrocchiale dei Ss. Severo e Agata al Girasole a San Mariano di Corciano, con la celebrazione eucaristica e a seguire la testimonianza dei coniugi Chiara e Giovanni Segantin, della Casa Caritas “Il Casolare” a Sanfatucchio di Castiglione del Lago.
La loro testimonianza incarna il tema della giornata, “La forza della vita ci sorprende”, ed è esempio di «quante volte il capezzale di malati gravi diviene sorgente di consolazione per chi sta bene nel corpo, ma è disperato interiormente» (dal messaggio della Cei per questa 46a Giornata nazionale).
La Giornata per la Vita nell’Archidiocesi perugino-pievese è promossa dall’Ufficio per la pastorale familiare, dalla Federazione Umbria del Movimento per la Vita, dalla Caritas diocesana e dalla Sezione di Perugia “Vittorio Trancanelli” dell’AMCI (Ass. Medici Cattolici Italiani).

Foligno – Life Skills per prendersi cura delle relazioni

Martedì 30 gennaio, presso la sala parrocchiale della Chiesa di S. Paolo, grande partecipazione di educatori, catechisti, docenti, operatori pastorali, sacerdoti, della Diocesi di Foligno, circa 80 persone, al primo di quattro incontri del Laboratorio sulle Life Skills ossia sulla conoscenza delle competenze emotive e relazionali necessarie per affrontare efficacemente le sfide della vita quotidiana. Le Life Skills rappresentano un patrimonio di competenze trasversali che permettono alla persona di affrontare le sfide di tutti i giorni, a livello personale o professionale, generando relazioni di qualità. Scopo di ogni seminario è quello di potenziare le abilità relazionali basilari come l’ascolto attivo, la comunicazione efficace, l’intelligenza emotiva, la consapevolezza della propria interiorità e delle qualità interiori. Il laboratorio è organizzato attraverso il coinvolgimento di diversi uffici diocesani come il Coordinamento diocesano oratori, la Pastorale giovanile, la Caritas diocesana, l’Ufficio catechistico, la Pastorale per la salute. Formatori gli operatori per la Promozione della salute del distretto di Foligno dell’ USL Umbria 2 : Ivan Paci, Pamela Raspa, Ilaria Mattarelli, coordinati dalla dottoressa Lucia Coco del Serd di Foligno. Prossimo incontro sul tema “Gestione delle emozioni” martedì 13 febbraio dalle ore 18.00 alle 20.00 presso la sala parrocchiale della Chiesa di S. Paolo.

Perugia – celebrazione della festa di San Costanzo. L’arcivescovo Maffeis: «San Costanzo diventa un simbolo di unità tra la tradizione della fede e la storia della nostra città»

La luminaria, che ieri sera ci ha visti partecipare numerosi alla processione da Palazzo dei Priori alla chiesa di San Costanzo, è stata l’occasione – oltre che per invocare luce sulla giornata di ciascuno – anche per ringraziare quanti, nella Chiesa come nella Città, portano luce con il loro servizio: per chi diffonde la luce ragionevole della fede e della speranza – in particolare la gratitudine va a diaconi e sacerdoti, tra i quali ricordo don Claudio Faina, che oggi celebra il primo anniversario dell’ordinazione –; grazie, quindi, per quanti portano luce con la loro presenza qualificata e operosa nei luoghi della sofferenza e della carità – ospedale, hospice, case di riposo, Caritas –; grazie per gli uomini e le donne che, nei diversi ambiti della vita civile e sociale, interpretano il loro impegno come servizio del bene comune: amministratori, magistrati, forze dell’ordine, giornalisti. San Costanzo diventa così un simbolo di unità tra la tradizione della fede e la storia della nostra città. Come credenti onoriamo in San Costanzo un padre nella fede. Come perugini lo riconosciamo patrono della città e fondatore della diocesi, della quale a metà del secondo secolo è stato il primo vescovo.

Rinverdire le nostre profonde radici. Sono, dunque, radici profonde le nostre; ma, oggi, fino a che punto possiamo dire che siano ancora feconde? Ed, eventualmente, cosa fare per rinverdirle?

Ancora: San Costanzo ha pagato con la vita la sua fedeltà al Vangelo; il suo martirio lo avvicina a quello di tanti credenti che anche oggi in varie parti del mondo sono discriminati, torturati e martirizzati.

La libertà religiosa è un diritto essenziale per tutti; oggi, la fede cristiana è la più perseguitata: l’ultimo attacco armato, ieri in una chiesa a Istanbul, in Turchia. In alcune parti del mondo, il Cristianesimo è semplicemente scomparso (Nord Africa) o ridotto al lumicino (Terra Santa, Iraq, Siria…).

E noi come ci poniamo? Forse restiamo intimiditi e disorientati dal cambiamento d’epoca che ci coinvolge e che sta già trasformando in modo sensibile anche il volto della Chiesa: diventa sempre più importante il rapporto personale, mentre spesso i responsabili delle comunità si trovano il tempo sottratto da strutture sempre più difficili da gestire.

Senza sottovalutare le difficoltà, se interrogassimo San Costanzo, probabilmente ci aiuterebbe a maturare uno sguardo fiducioso; ci aiuterebbe, ad esempio, a riconoscere i tanti che, anche in mezzo a questa stagione confusa, affrontano la vita quotidiana affidandosi al Signore.

La Chiesa fiorisce nella relazione con Dio, non in virtù di qualche privilegio. Se chiedessimo consiglio al nostro Patrono, probabilmente ci rimanderebbe alla pagina evangelica appena ascoltata, per ricordarci che la Chiesa fiorisce sociale, ma nella relazione con Dio, nel legame con il Signore Gesù, nella fraternità con gli altri: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore…Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

Siamo un mistero in cui si nasconde e opera l’amore; è l’amore che ci dà identità: l’amore di Dio, inseparabile dall’amore agli altri; l’amore che, come diceva il profeta Isaia, ci invia come Chiesa, a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore”.

Il cambiamento in atto si rivelerà un’opportunità. Questa missione – con le scelte che impone – disegna il nostro programma pastorale. Il cambiamento in atto si rivelerà un’opportunità, se lo sapremo vivere così. Ci consegnerà una Chiesa più povera, ma più libera e radicata nell’essenziale; una Chiesa più credibile, perché più credente; una Chiesa capace di farsi prossima alle ferite, alle gioie, alle paure e alle speranze di ognuno per essergli segno e strumento della tenerezza del Padre.

I frutti già si intravvedono, perfino nel cuore dell’inverno. Penso, anche qui per esemplificare, ai giovani che si avvicinano alla Chiesa per prepararsi al battesimo. Molti di loro sono cresciuti in un’altra cultura e in un’altra religione – convertirsi dalla quale è davvero rischioso –: quando chiedo perché vogliano diventare cristiani, rispondono di aver incontrato persone, famiglie e comunità accoglienti; di aver riconosciuto nel Vangelo la proposta di una vita buona, lontana da ogni forma di violenza e di paura, capace di perdono, di riconciliazione, di amore.

Le vere riforme della Chiesa sono state attuate dai Santi. Cara gente, come sollecitavo nella Lettera pastorale, “andiamo avanti con coraggio, memori che le vere riforme della Chiesa sono state attuate dai Santi”. Dai Santi di ieri e dai tanti Santi di oggi, uomini e donne che – come Abramo, da amici di Dio – intercedono per la città.

La via è tracciata. Ci sia data la grazia – la chiedo innanzitutto per me, quale indegno successore di Costanzo – di percorrerla per la nostra parte, senza disertare le responsabilità che sono affidate a ciascuno.

Don Ivan Maffeis – Vescovo

Perugia: Dieci anni fa nasceva il “Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza”. Benedetto e presentato il dipinto “Tabgha – Moltiplicazione dei pani e dei pesci” della Mensa Caritas

L’occasione per ricordare i primi dieci anni di attività del “Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza” di Perugia, inaugurato il 29 gennaio 2014, giorno della festa del santo patrono Costanzo, è stata la benedizione e presentazione del dipinto “Tabgha – Moltiplicazione dei pani e dei pesci” dell’artista Riccardo Secchi. Presenti, oltre l’autore, l’arcivescovo Ivan Maffeis, il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli e il presidente della Fondazione di Carità “San Lorenzo”, organismo operativo della stessa Caritas che gestisce il “Villaggio”. Sede anche della Caritas diocesana, nel “Villaggio” si trovano il Centro di ascolto diocesano, l’Emporio della solidarietà “Tabgha”, gli appartamenti che ospitano attualmente 24 famiglie in gravi difficoltà, la “Farmacia solidale”, il “Consultorio medico” e la Mensa “Don Gualtiero” dove è stato posizionato sulla parete di fronte all’ingresso questo dipinto dalle grandi dimensioni (380×138 cm, tempera acrilica su tavola di betulla), che richiama l’opera quotidiana nella preparazione e distribuzione di oltre 100 pasti caldi (dal lunedì al sabato), oltre a quella di accoglienza e di ascolto degli ospiti svolta da diversi volontari.

Una fotografia di quello che si vive. Le parole dell’arcivescovo Maffeis: «Grazie a chi ha realizzato l’opera e all’interpretazione che ha dato all’opera stessa, perché questo curvarsi di Gesù è forzato in maniera esagerata come lo è la carità, che è un dono, una gratuità. Giustamente il nostro autore ci aiuta a leggere l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci come un esempio chiaro del cammino che Gesù ha fatto di donazione di sé stesso, di “svotamento” come ci dice san Paolo. In questo dipinto credo che ci sia non solo un richiamo diretto al Vangelo, ma ci sia anche una fotografia di quello che qui dentro si vive».

Richiamo ad una carità impegnativa. Le parole dell’artista Secchi: «Riflettendo su quanto appena detto da mons. Maffeis, la mia intenzione è stata quella di lasciare un elemento di bellezza all’interno di questa mensa che sia esplicativo della bellezza che tutti i giorni si vive qui dentro, l’esperienza della Carità. I colori e la gioia che esprime questo dipinto sono un augurio a quanti vi operano, ma anche una richiesta di sacrificio, come si vede dalla posizione della figura di Gesù, perché in questo luogo non si esercita una carità a buon mercato, ma richiede tanto impegno».

Costruire insieme un percorso di dignità e relazione. Le parole del direttore don Briziarelli: «Oggi per noi è una giornata speciale nel festeggiare dieci anni di attività del “Villaggio della Carità”. È un luogo che è diventato d’incontro, punto di riferimento per la Carità della nostra città, un luogo che ha accolto centinaia di famiglie in questi primi dieci anni, restituendo loro un cammino bello, un cammino che le ha riportate all’autonomia, alla dignità, perché questo siamo chiamati a vivere come operatori della Carità. Continuiamo ad accogliere tante persone: l’Emporio “Tabgha” dove quasi 800 famiglie vengono a fare la “spesa”, il Centro di ascolto diocesano che ha superato i 12mila ascolti, la “Farmacia solidale” con i suoi oltre 1.000 accessi e la bellissima mensa dove abbiamo benedetto questa meravigliosa opera dell’artista Riccardo Secchi, un luogo dove ogni giorno viene moltiplicato il pane, il cibo per più di 100 poveri. Il “Villaggio” è una vera e propria cittadella della Carità dove quotidianamente centinaia di persone, tra poveri e volontari, si incontrano per costruire insieme un percorso di dignità e di relazione».

Illustrazione del dipinto. La tavola ci presenta l’episodio evangelico della seconda “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” in uno stile pittorico volutamente semplice e immediato, dove colore e forme naïf, cioè ingenue, fondano il linguaggio di una comunicazione più diretta. Al centro della composizione giganteggia la figura di Cristo, piegato verso il basso per raccogliere pani e pesci da consegnare ai discepoli. Questo “piegarsi” richiama ciò che san Paolo scrive nella Lettera ai Filippesi per introdurci al mistero dello spogliamento di Cristo (“kenosis”) per amore degli uomini. La postura di Gesù è, infatti, intenzionalmente forzata e difficile da mantenersi, a sottolineare la determinazione del gesto del Figlio di Dio e il suo desiderio di servire e di offrire sé stesso ai discepoli. Il gesto di Cristo è chiaramente profezia dell’Eucarestia che Gesù istituirà il Giovedì Santo nel Cenacolo con gli Apostoli poco prima di iniziare la Sua Passione. Mentre le vesti di Cristo splendono della Sua divinità, i discepoli, avvolti da panni più modesti, esprimono, con i loro volti e con le mani, lo stupore per il miracolo che vedono accadere davanti ai loro occhi. L’episodio è ambientato dai Vangeli sulle rive del Lago di Tiberiade in una località detta Tabgha, dal greco “Hepta Pegon”, cioè Sette fonti che sono raffigurate alle spalle dei personaggi principali. Queste fonti di abbondante acqua potrebbero raffigurare i sette sacramenti creati da Cristo per sostenere la vita di ogni uomo che lo vuole seguire.