Assisi – memoria del beato Carlo Acutis. L’appello ai giovani di monsignor Sorrentino: “Fate come lui, non bruciate nel nulla la vostra libertà”

“Carlo parla al cuore di tanti giovani. Il perché va cercato nel fatto che, al di sotto di tutte le banalizzazioni della vita, rimane sempre dentro di noi una scintilla di bene che Dio sa riaccendere di nuova fiamma. Carlo è l’accendino di Dio. Ha una capacità straordinaria di riaccendere quello che Gesù chiama il ‘lucignolo fumigante’ (Mt 12,20)”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, nel corso dell’omelia tenuta nel pomeriggio del 12 ottobre nella chiesa di Santa Maria Maggiore-Santuario della Spogliazione in occasione della celebrazione eucaristica della memoria liturgica del Beato Carlo Acutis, concelebrata da diversi presbiteri diocesani e da monsignor Robert Baker, vescovo di Birmingham (Alabama Usa). Continuo il pellegrinaggio di fedeli davanti alla sua tomba, custodita nel Santuario. “Carlo – ha detto ancora il vescovo – è un testimone di gioia. Quando lo vedi anche solo in una foto, rimani folgorato da quella luce del volto. Ti parla di una bellezza diversa, quella che il peccato ha deturpato, ma che lo Spirito di Dio tiene in serbo in fondo al cuore di ciascuno di noi. È la bellezza della creazione, come è uscita dalle mani di Dio, e che oggi l’umanità comincia a riscoprire anche nell’ambiente spingendo i giovani a indignarsi per una natura violata e devastata. Carlo celebra la creazione di Dio. La celebra – ha continuato monsignor Sorrentino – quando sale un monte o si tuffa nell’acqua, quando porta a spasso i suoi cagnolini o quando imbraccia il suo sassofono, quando si immedesima col suo computer o quando fa i suoi viaggi tra i santuari d’Italia e oltre, come un giramondo dello spirito, desideroso di cogliere dappertutto i segni di Dio. Quello che Francesco d’Assisi esprime col suo cantico di Frate Sole, Carlo lo esprime con il suo volto solare e il suo amore per la vita. Si comprende dunque perché fa colpo sulla nostra società così provata dalla tristezza, dal dubbio, dalla ricerca di sé e dal culto dell’immagine. Carlo non cura la sua immagine: ‘Non io, ma Dio’. Non fa mistero di essere originale e di cercare originalità, ma quella che viene da Dio, perché tutti siamo usciti originali dalle mani di Dio. In questo anno che ci separa dalla sua beatificazione è certamente aumentato, per così dire, il ‘lavoro” di Carlo, e se ne vedono i frutti! Ormai sono tanti, in ogni parte del mondo, che si affidano a lui. Spesso arrivano delle risposte che toccano il cuore e talvolta fanno provare la sensazione di una grazia ottenuta, che fa immaginare non lontano il miracolo che servirà per la sua iscrizione nell’albo dei santi. Carlo lavora dall’alto al progetto di un mondo più felice. Si dedica – ha sottolineato – a formare una generazione di giovani che siano come lui, che non brucino nel nulla la loro libertà. La sua ricetta è tutt’altro che banale: egli sapeva bene che le cose più belle sono anche le più sofferte e combattute. Egli sa e dice, con la sua vita, che la gioia del Vangelo nasce dalla croce. Non fu croce per lui la malattia che lo stroncò in due settimane? Egli la accettò, offrendo il suo sacrificio per la Chiesa. Sapeva che la croce accolta con Cristo è sorgente di vita”. Dopo il riferimento all’eucaristia (“L’ostia santa, il pane con cui Gesù in ogni Santa Messa si ripresenta col suo sacrificio per farsi alimento della nostra vita, letteralmente rapì il cuore di Carlo”) il vescovo ha concluso con un’invocazione affinché “in questa sua memoria liturgica, infonda in noi il suo amore per l’Eucaristia, mentre ci prepariamo a riceverla sotto il suo sguardo sorridente e gioioso”.

L’OMELIA DI MONS. SORRENTINO

Perugia: Il pellegrinaggio a piedi del cardinale Bassetti alla Porziuncola di Assisi per pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata e ringraziare il Signore per il dono della guarigione dal Covid-19 sua e di tanti fratelli e sorelle

Si recherà a piedi, come pellegrino, il 16 ottobre, alla Porziuncola di Santa Maria degli Angeli di Assisi, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Lo aveva annunciato lo stesso presule, la scorsa estate, parlando alla sua Chiesa di Perugia-Città della Pieve di “un piccolo segno” da “proporre a tutti coloro che lo vorranno, perché sia un cammino di preghiera per supplicare al Signore il dono delle vocazioni. Un cammino di meditazione, di recita del Santo Rosario… Il Signore che mi ha davvero aiutato a recuperare la salute (dopo i difficilissimi giorni in terapia intensiva per il contagio da Covid-19, ndr), mi ha suggerito questa iniziativa per la nostra Chiesa. Credo che qualche passo in più mi farà bene, anche alla salute, e farà bene anche alla salute di quanti vorranno prendervi parte”. Oltre a pregare per le vocazioni, il cardinale ringrazierà il Signore per aver concesso a lui e “a tanti fratelli e sorelle il dono della guarigione dalla terribile infezione da Covid-19”.

Già nell’ottobre 2012 Bassetti si era recato in pellegrinaggio a piedi alla Porziuncola, lungo un sentiero francescano di circa 12 chilometri (che ripercorrerà il 16 ottobre), sempre per pregare per il dono delle vocazioni. In quell’occasione si unirono diversi sacerdoti, i seminaristi e alcuni membri della Pastorale diocesana giovanile.

L’appuntamento per quanti vorranno mettersi in cammino con il cardinale è presso la chiesa parrocchiale di Ospedalicchio, alle ore 7.30, di sabato prossimo, dove si terrà la preghiera iniziale (ore 8) per poi avviarsi verso la Porziuncola. Dopo una breve sosta nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Bastia Umbria, i pellegrini raggiungeranno la Porziuncola dove in basilica, alle ore 12, il cardinale presiederà la celebrazione eucaristica a conclusione del pellegrinaggio. Lo stesso presule esorta la comunità diocesana, in particolare i religiosi, le religiose, i consacrati, gli anziani e i malati, ad “unirsi spiritualmente in preghiera, anche attraverso la diretta di Umbria Radio InBlu” dai cui canali social potranno essere seguiti alcuni momenti del pellegrinaggio.

Il cardinale Bassetti, nell’auspicare la partecipazione di una rappresentanza di fedeli (due per ciascuna Unità pastorale e due per ogni associazione laicale attiva in diocesi), di sacerdoti (in particolare i giovani e quelli ordinati nell’ultimo decennio), di seminaristi e di membri della Consulta diocesana per la pastorale delle vocazioni, si sofferma sulla crisi di queste ultime, consapevole, come lui stesso sottolinea, che “‘la messe è molta, ma gli operai sono pochi’ (Lc 10,1-9). Chiedo pertanto di rinnovare la preghiera al Padrone della messe perché mandi nuovi operari, come ci chiede Gesù nel Vangelo”.

Terni – Ordinazione presbiterale don Daniele Martelli e don Giuseppe Zen. Mons. Piemontese: “Il presbitero è incoraggiato a non indugiare prevalentemente nell’azione rituale o nel caldo della sagrestia, ma a proiettarsi nella trama delle relazioni ecclesiali, come fratello tra fratelli”.

Festa solenne in diocesi per l’ordinazione dei due giovani diaconi Daniele Martelli e Giuseppe Zen nella Cattedrale di Terni, sabato 2 ottobre per imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del vescovo Giuseppe Piemontese, circondanti dai sacerdoti della diocesi, diaconi, religiosi e fedeli che hanno conosciuto i due nuovi sacerdoti nel periodo di formazione e servizio svolto nelle parrocchie della diocesi. A quasi due anni dall’ultima ordinazione diaconale, con le limitazioni dettate dalla pandemia di Covid 19 che ha condizionato anche il normale svolgimento della vita religiosa, l’ingresso di due nuovi sacerdoti nel presbiterio diocesano è salutato da tutta la comunità diocesana come un importante segno di ritorno alla vita “normale”, e soprattutto di speranza e d’impegno costante per una più intensa pastorale diocesana specie in ambito vocazionale.
“Due preti ci vengono oggi donati – ha detto il vescovo nell’omelia – a incoraggiamento e slancio per questa chiesa particolare di Terni-Narni-Amelia del Terzo Millennio, ricca di un Presbiterio i cui volti sono qui raffigurati, di una vita consacrata ridotta nei numeri di una vita consacrata ridotta nei numeri, ma generosa e variopinta per la rappresentanza dell’universalità della Chiesa, dalla molteplicità di lingua, popolo e nazione. Due preti inviati ad un popolo, che ancora conserva e custodisce le tradizioni degli avi e spesso lotta per non lasciarsi strappare da una società, incline alla miscredenza e spesso laicista, i tesori e i valori, ancora presenti, di una vita ispirata al Vangelo, piena, veramente libera, aperta all’Infinito e gioiosa”.
E poi, rivolgendosi a due nuovi sacerdoti ha detto: “siete ordinati preti per una chiesa che è immersa nella crisi dei tempi attuali, ed è essa stessa alquanto instabile e in fase di transizione e di passaggio. La stessa identità del prete, per secoli ancorata ad un cliché collaudato, è in evoluzione. Sarete preti per una “chiesa-sinodo”, sotto la forza della spinta propulsiva del Vaticano II. Il presbitero cioè è incoraggiato a non indugiare prevalentemente nell’azione rituale o nel caldo della sagrestia, ma a proiettarsi nella trama delle relazioni ecclesiali, come fratello tra fratelli. In questi tempi di cambiamenti e di pericoli accresciuti a causa della società secolarizzata, farcita di materialismo ed edonismo, di rischi comunicativi e informatici, che portano nelle nostre case, perfino nelle nostre tasche, schizzi di fango, i miti del potere, della priorità dell’apparire e dalla spudoratezza, la fedeltà a Cristo e la perseveranza è un dono che va coltivato giorno dopo giorno, con una intensa vita spirituale, che si sviluppa nella convinta e fedele azione sacramentale, pastorale e profetica, e nella fraternità del Presbiterio”.

Città di Castello – ordinazione presbiterale del diacono Giuseppe Floridi

Domenica 3 ottobre alle ore 18 nella chiesa di San Domenico a Città di Castello conferirà l’ordinazione presbiterale al diacono don Giuseppe Floridi.
Nato a Città di Castello nel 1965 Giuseppe ha maturato la propria scelta di diventare prete diocesano durante la propria attività lavorativa di consulente bancario. Da anni collabora con la caritas diocesana; si é fatto carico di collegare tra loro i centri di ascolto che operano in diocesi.
Il 13 novembre 2017 é stato ordinato diacono nella Cattedrale di Città di Castello.
Collabora attivamente con il Santuario di Canoscio e da qualche mese svolge il servizio domenicale nella parrocchia di Cerbara.
Dopo l’ordinazione don Giuseppe celebrerà la messa sabato 9 ottobre alle ore 18.30 nella chiesa di Promano, domenica 10 ottobre alle ore 10 a Cerbara e alle 18 a Canoscio.

Giovedì 30 settembre alle ore 21 nella basilica di Canoscio avrà luogo una veglia di preghiera aperta a tutti in preparazione alla celebrazione.

Istituti Teologico (ITA) e Superiore di Scienze Religiose (ISSRA) di Assisi. Inizio lezioni in presenza. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 ottobre

Dal 27 settembre sono riprese le lezioni per l’anno accademico 2021-2022 degli Istituti Teologico (ITA) e Superiore di Scienze Religiose di Assisi (ISSRA), che hanno la loro sede in un’ala del Pontificio Seminario Regionale di Assisi, cuore dell’esperienza ecclesiale umbra. In questo luogo di formazione gli studenti – seminaristi, membri di istituti religiosi, laici – percorrono la strada per avere un profondo sguardo sull’uomo, con il sapere dell’assoluto, consapevoli che, come diceva san Paolo VI, «nulla di quanto è umano ci è estraneo».

Soddisfatto padre Giulio Michelini, ofm, preside dell’ITA di tornare finalmente a fare lezione in presenza dopo tre semestri: «È proprio bello rivedere il volto dell’altro. Come tutte le università, anche noi, docenti e studenti, abbiamo fatto tanta fatica nel fare lezione a distanza a causa delle limitazioni imposte per arginare il diffondersi del Covid-19». Nel ricordare che quest’anno ricorrono i cinquanta anni dalla fondazione dell’ITA, padre Michelini sottolinea che come «docenti ci impegneremo sempre di più nel rendere la teologia bella, fruibile e spendibile nel mondo e a far sì che gli studenti mostrino il desiderio di imparare: questo è uno dei modi per noi credenti di costruire il Regno di Dio». Il preside dell’ITA comunica che «l’avvio ufficiale dell’anno accademico 2021-2022 si terrà martedì 26 ottobre prossimo, nella sede degli Istituti, a partire dalle ore 9.00, con una solenne concelebrazione eucaristica e con la prolusione dell’arcivescovo di Chieti-Vasto mons. Bruno Forte sul tema “La bellezza della ricerca teologica”».

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore dell’ISSRA suor Roberta Vinerba: «Sono contentissima di ripartire in presenza. Pur insegnando da oltre venti anni, non nascondo che avevo l’ansia del primo giorno di scuola. Tre semestri di lezioni a distanza sono stati davvero lunghi: insegnare non è solo trasmettere, ma è anche relazione e la relazione in presenza ha un qualcosa di particolare». Poi, la Vinerba annuncia delle novità per il biennio di specializzazione dell’ISSRA: «C’è da quest’anno una moltiplicazione di corsi ed indirizzi. Non più solo quello pedagogico-didattico, ma quelli sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sulla nuzialità e, a partire dal prossimo anno, quello interdisciplinare sulla tutela dei minori».

Le iscrizioni ai due Istituti sono aperte fino al 15 ottobre p.v. Si possono avere informazioni al sito: www.ita-issra.it. «Studiare teologia – afferma don Matteo Monfrinotti, docente di Patristica nei due Istituti – non è solo l’acquisizione di concetti, di dottrine o di sapere tecnico, ma significa scoprire il senso profondo della vita. In maniera particolare, la teologia sapienziale è quella ricerca che unisce l’esperienza ecclesiale, cioè la vita della Chiesa, con la conoscenza degli studi teologici e la voce del magistero. Tutto questo è strettamente unito e non può essere separato: la vita delle nostre parrocchie, infatti, non è qualcosa di disgiunto da quello che in questi Istituti viene proposto. Il senso di uno studio teologico, quindi, sta proprio nell’approfondimento del senso della vita da discepolo di Cristo».

Lezioni in presenza, ma anche a distanza. Lo slogan di questo anno accademico è: in presenza è più bello. «Poterci guardare nuovamente in faccia con gli studenti – afferma Paolo Capitanucci, docente di Storia della Filosofia all’ITA e all’ISSRA – è veramente una bella cosa, della quale sentivamo l’esigenza. Non dimentichiamo comunque che i nostri Istituti offrono l’opportunità di seguire le lezioni a distanza e per quanti avessero ulteriori difficoltà mettiamo a disposizione anche delle registrazioni».

La voce degli studenti. «Sono al secondo anno dell’ITA – dice Mario Costantini, seminarista dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve – ed ora finalmente le lezioni sono in presenza. Ci viene offerta una formazione teologica, filosofica e storica a 360 gradi. Siamo una grande famiglia, dove ci si aiuta molto». Fabio Cintia, laico, di Marsciano, studente ISSRA: «Questo Istituto è sicuramente un luogo che non ti aspetti, dove si trovano risposte a tante domande e spesso anche domande a tante risposte. Con un percorso formativo molto stimolante, approfondiamo i temi teologici che fanno scaturire quelle curiosità spesso ovattate dalla società. Sono uno studente lavoratore (è un educatore, ndr) e grazie a questi studi potrebbe aprirsi anche la possibilità di insegnare religione nelle scuole».

Giornata di formazione della Caritas Umbria. Il presidente della Ceu mons. Renato Boccardo: “siete le ‘divisioni corazzate’ delle nostre Chiese”

“Nel salutarvi anche a nome dei confratelli vescovi, voi che sperimentate e seguite da vicino l’opera nascosta e efficace delle Caritas, siete le ‘divisioni corazzate’ delle nostre Chiese. Nel vedervi così numerosi, pur avendo gli organizzatori contingentato la vostra partecipazione per le norme anti-Covid, mi viene in mente quella domanda che pose Stalin: ‘quante divisioni, quanta forza militare e politica ha il Papa?’”. Così il presidente della Ceu mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e delegato dei vescovi umbri per il servizio alla carità, intervenendo all’apertura dei lavori della giornata regionale di formazione per operatori e volontari delle Caritas diocesane promossa dalla Delegazione Caritas Umbria, tenutasi il 25 settembre, presso la Domus Pacis in Santa Maria degli Angeli di Assisi.

La grande forza della Chiesa. “La risposta a questa domanda l’abbiamo ogni volta che ci ritroviamo insieme – ha continuato il presule –. Queste sono le ‘divisioni’ non tanto del Papa, ma del Signore; coloro che provano, pur in mezzo a tante difficoltà e fatiche, cosa vuol dire essere discepoli di Gesù. Questa è la grande forza della Chiesa, dei cristiani che provano a mettere in pratica quello che il Signore ci ha insegnato”.

Un percorso formativo seguito. Si è trattato del primo incontro in presenza, dopo la fase acuta della pandemia, di uno degli ambiti pastorali più significativi, quello della Carità, che ha richiamato, come ha osservato lo stesso presidente della Ceu, una numerosa e inaspettata partecipazione di volontari. Erano presenti in 197 e non solo con i capelli grigi, ma anche molti giovani, in rappresentanza delle otto Caritas diocesane della regione e di diverse delle loro opere segno. Quest’incontro è stato il punto di arrivo di un percorso formativo seguito, proposto dal direttore emerito della Caritas diocesana di Perugia, il diacono Giancarlo Pecetti, l’ultimo di quattro appuntamenti (i primi tre vissuti da remoto collegandosi via online da ciascuna diocesi) avente per tema il passo del Vangelo di Luca: “Accresci in noi la fede” (Lc 17,6).

Fornita un’opportunità di formazione. La finalità di questo percorso è stata quella di “aiutare i volontari ad approfondire le motivazioni dell’attività caritativa che così generosamente svolgono a favore dei poveri”, ha ricordato padre Giulio Michelini (Ofm), preside dell’Istituto Teologico di Assisi (ITA), relatore di questi incontri, nell’evidenziare che “a ciascun partecipante è stata fornita un’opportunità di formazione a partire dai fondamenti biblici e teologici dell’impegno a favore degli ultimi”.

Approfondito il tema della fede. Questo percorso formativo si è concluso con l’approfondire, ha evidenziato padre Michelini, “il tema fondativo, quello della fede. Cosa meglio di Abramo può rappresentare la domanda sulla fede? Abramo, chiamato da Dio come migrante, arriva alla fine della vita ad essere straniero e senza terra dove seppellire la moglie Sara”. Dopo la relazione del preside dell’ITA, i partecipanti si sono divisi in tredici gruppi di lavoro, nel parco della Domus Pacis, per confrontarsi tra loro alla luce della Parola di Dio e di mettere in comune la loro esperienza. Si è trattato di “una esperienza di gioia – ha commentato padre Michelini –, ma anche tante volte di fatica e di paradossi come quello che riguarda la storia di Abramo e Sara”.

No alla frenesia del fare. Sull’importanza della formazione per i volontari Caritas si è soffermato l’arcivescovo Boccardo nel dire che “la giornata di oggi va nella prospettiva di acquisire e approfondire le ragioni della nostra fede per avere ben chiare le motivazioni del nostro fare”, perché, ha evidenziato, “il rischio, anche nella realtà Caritas, è quello di farci prendere dalla frenesia del ‘fare’ dimenticandoci del ‘come’, di quell’‘amatevi come io vi ho amato’. È questa la motivazione della nascita della Caritas, così come di tutte le altre azioni apostoliche che i cristiani portano avanti”.

Un ottimo segno di Chiesa che vuol ricomunicare. Alla giornata era presente anche il vescovo di Gubbio mons. Luciano Paolucci Bedini, che ha commentato con queste parole l’incontro: “Si è colto non solo il successo della partecipazione, ma il desiderio di incontrarsi per fare un alto momento di formazione. È stato un tentativo ben riuscito e molto gradito soprattutto perché in questo periodo di Covid non è semplice promuovere iniziative in presenza. La Caritas vi è riuscita anche per essere una delle dimensioni della vita cristiana che sono state sempre aperte e in attenzione di quello che accadeva nell’emergenza della pandemia, con interventi molto concreti e pratici come sempre fa la Caritas. Pensare che i volontari si sono ricavati e donati uno spazio comune di formazione in questo complesso periodo, credo che sia un ottimo segno di Chiesa che vuol ricomunicare partendo dalle fondamenta, da ciò che non può mancare come la dimensione della carità”.

Una risorsa in più per la Chiesa e per la società. Per il delegato Caritas Umbria Marcello Rinaldi la giornata di formazione è stata importante tenerla sia per contribuire alla ripresa delle attività pastorali della Chiesa umbra sia perché era da anni che non si teneva un incontro Caritas di portata regionale. Soprattutto, come ha detto Rinaldi, “testimonia la forza del percorso di collaborazione tra le Caritas diocesane pur con tante difficoltà ad iniziare dalla pandemia. Per cui, oltre a condividere il periodico studio delle povertà attraverso la cura dei ‘Rapporti’ (quello 2020 sarà presentato in occasione della Giornata mondiale del povero del prossimo 14 novembre, ndr), c’è l’impegno comune della formazione dei propri operatori e volontari chiamati ad operare in spazi così delicati e complessi come quelli delle fragilità, povertà e marginalità”. Per questo è sempre più necessario, ha ribadito Rinaldi, “un percorso di formazione in cui non si parli del ‘fare’, ma si affronti l’‘essere’, il ‘come’, cioè agire come Gesù ha fatto. Non arriveremo mai ad un modello perfetto di essere cristiani, ma questo faticoso cammino di avvicinamento è importante farlo il più possibile insieme, perché è certamente una risorsa in più per la Chiesa e per la società intera”.

Opere-segno, paradisi in terra. La giornata è proseguita nel pomeriggio con un incontro su quanto è emerso dai 13 gruppi di lavoro e con le testimonianze dei coniugi Cristina e Massimo Mazzali, per venti anni volontari in Kosovo, preceduti al mattino dalla presentazione del libro dal titolo Un Paradiso tutto mio! la cui autrice, Elisabetta Giovannetti di Spoleto, ha dedicato alla Casa-missione Caritas in Kosovo da lei visitata come volontaria dopo un’esperienza che le ha segnato la vita. Proprio le opere-segno delle Caritas sono considerate dei “paradisi in terra” sia per quanti sono alla ricerca di un senso della propria esistenza sia per quanti ricevono da queste opere segni di carità come quello compiuto dal buon samaritano.

A questi “segni”, oltre ad un ampio resoconto di questa giornata, il settimanale La Voce dedicherà una pagina del numero in edicola il prossimo fine settimana (consultabile anche sul sito: www.lavoce.it), con interviste anche al direttore della Caritas di Perugia don Marco Briziarelli, all’operatrice Caritas di Assisi Annarita Cetorelli, volontaria fin dall’emergenza sisma del 1997, e all’assistente sociale Stella Cerasa della Caritas di Perugia impegnata nel progetto diocesano per l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale.

Spoleto – Salvatore Ficarra e Luca Gentili ordinati diaconi. L’Arcivescovo ai due giovani: «Percorrete le strade del mondo con cuore sereno e fiducioso, come servi e non come padroni, come amici e non come dominatori»

Una bella giornata di preghiera, speranza e festa per la Chiesa di Spoleto-Norcia: nel pomeriggio di sabato 18 settembre 2021 sono stati ordinati diaconi i seminaristi Salvatore Ficarra e Luca Gentili, prossimi al sacerdozio. La celebrazione, che si è svolta nella Basilica Cattedrale di Spoleto, è stata presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo e concelebrata da vari sacerdoti, tra cui il rettore del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi don Andrea Andreozzi. La liturgia è stata animata dal coro della Diocesi diretto dal maestro Mauro Presazzi con all’organo il maestro Angelo Rosati; il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi umbri e dai ministranti, coordinati dal cerimoniere arcivescovile don Pier Luigi Morlino. Presenti naturalmente i familiari di Salvatore e Luca. La celebrazione dell’Ordinazione diaconale è stata trasmessa in diretta sui canali social della Diocesi (Facebook: SpoletoNorcia; YouTube: Archidiocesi Spoleto Norcia), dove è possibile rivederla. La sera prima, il 17 settembre, si è tenuta nel santuario del beato Pietro Bonilli in Cannaiola di Trevi una veglia preghiera presieduta dall’Arcivescovo in preparazione all’ordinazione.

I due nei diaconi. Salvatore è nato a Mazzarino (in provincia di Caltanissetta) il 27 ottobre 1994; con la famiglia si è trasferito Spoleto quando aveva 12 anni. Ha conseguito la maturità presso l’Istituto Alberghiero di Spoleto e nel 2015, dopo un percorso di vita cristiana nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Spoleto, è entrato in Seminario. Luca è nato il 30 gennaio 1991 ed è originario di Pigge di Trevi. Dopo la maturità scientifica conseguita Foligno, si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Perugia. Dopo un percorso di vita cristiana nelle parrocchie del trevano è entrato in seminario nel 2015.

Ministri della carità. «Oggi carissimi Salvatore e Luca, – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – per il sacramento che ricevete, venite costituiti ministri qualificati della carità e del servizio. Come diaconi, infatti, voi sarete segno sacramentale e permanente di quella vocazione al servizio per cui si continua nella Chiesa la missione e l’atteggiamento di Cristo, venuto “non per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28). Né questa funzione ministeriale verrà meno in voi, quando – con l’aiuto di Dio – accederete al Presbiterato. La diakonía, infatti, resta base irrinunciabile e fondamento di tutto il ministero sacerdotale ed episcopale.

La chiamata accettata come dono. «Cristo – ha detto ancora l’Arcivescovo rivolto a Salvatore e Luca – vi propone di consacrargli tutta la vita. E voi siete pronti a rispondere generosamente, perché avete conosciuto la sua voce, lo avete ascoltato, lo avete amato e avete capito che vale la pena giocare per lui non solo qualche giorno, qualche periodo della vita, ma la vita tutta intera. State per fare tutto ciò con un gesto significativo e tanto definitivo come quello dell’impegno perpetuo nel celibato e dell’ordinazione diaconale, coscienti di non fare altro che rispondere ad una chiamata, che accettate come un dono».

Con cuore serene e fiducioso nelle strade del mondo. Mons. Boccardo, infine, ha rivolto un appello ai nei diaconi: «Non dimenticate mai: davanti a Dio non conta il prestigio personale, non conta quello che abbiamo; conta quello che siamo, conta il nostro essere con Cristo e in Cristo, il rimanere uniti a lui come i tralci alla vite (cf Gv 15, 1-17), sapendo vedere il suo cuore trafitto nell’umanità lacerata dal peccato e dalle ingiustizie. Percorrete dunque le strade del mondo con cuore sereno e fiducioso, come servi e non come padroni, come amici e non come dominatori, come ministri di Cristo e dispensatori dei suoi misteri».

Perugia – ordinazione di due diaconi prossimi al sacerdozio, il seminarista Claudio Faina e fra’ Gabriele Rocchi. Il cardinale Bassetti agli ordinandi: “Siate nella Chiesa i servi della gioia dei fratelli…

“L’antifona d’ingresso della Messa di oggi ci introduce mirabilmente in ciò che in voi sta per compiersi per opera dello Spirito Santo… E nel prefazio non è forse racchiusa quella che è l’opera, la missione di ogni diacono e di ogni presbitero?”. Con queste parole, pronunciate all’inizio dell’omelia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti si è rivolto ai due giovani, il seminarista Claudio Faina e fra’ Gabriele Rocchi, da lui ordinati diaconi transeunti (prossimi al sacerdozio), domenica pomeriggio 12 settembre, nella cattedrale di Perugia, durante la celebrazione conclusiva della festa diocesana della Madonna della Grazia, compatrona dell’Archidiocesi la cui effige è dipinta su una colonna della navata centrale (opera attribuita alla scuola del Perugino). La celebrazione, animata dal Coro diocesano “Voci di Giubilo”, è terminata, come è tradizione, davanti alla tanto venerata immagine della Madonna della Grazia con la recita della preghiera di affidamento alla sua protezione della città e dell’Archidiocesi, scritta da papa Leone XIII quando era vescovo di Perugia (1846-1878).

No a ministri rattrappiti. Il cardinale Bassetti – sempre nell’omelia con non pochi moniti e richiami anche forti – si è soffermato sul significato del diaconato: “Ma cosa significa, in concreto, essere diaconi? Significa essere servi, ma servi di chi? Servi perché? La risposta è semplice: per mettere in pratica ciò che la Vergine Maria dice ai servi delle Nozze di Cana (il passo del Vangelo di domenica scorsa, ndr): ‘Qualsiasi cosa vi dica fatela!’ Nella Chiesa non ci possono essere ministri rattrappiti o ministri tristi, perché siamo tutti servi della gioia del Risorto. Quando guardandoci attorno nelle nostre comunità, che siano parrocchie, conventi poco conta, troviamo vite segnate dal ripiegamento su se stesse, segnate dal rimpianto o dalla tristezza, è perché quelle vite sono state segnate da una pochezza di generosità nella risposta e nella fedeltà al Signore”.

No alla tristezza spirituale. “Per noi discepoli del Risorto non può esserci tristezza spirituale – ha proseguito il presule –, perché Gesù Cristo ci costituisce servi della gioia. Scriveva san Paolo: ‘Noi siamo i servi della vostra gioia’. E voi carissimi, siate nella Chiesa come i diaconi, i servi della gioia dei fratelli. Sarete coloro che spezzano il pane, che è il corpo di Cristo, per saziare la fame dei fratelli, per amalgamare nell’unità i dispersi, per chiamare a vicinanza i lontani, per ridare vita, perdono e speranza a chi è perduto. Questa è la missione del diacono e del prete. Voi avrete la gioia di vedere Gesù quando nella Chiesa vi farete servi dell’Eucaristia, ma anche quando annuncerete la Parola di Dio e vi immergerete nella preghiera comunitaria e personale”.

Sentirsi mano di Dio. “Vorrei esortarvi con tutta la forza e la passione, se ne sono ancora capace, di non allontanarvi mai dall’esperienza personale dell’incontro con il Signore… Il diacono, infine, è il servo del perdono, della misericordia. Maria è Madre della Grazie e della Misericordia. Sentitevi, cari figli, la mano aperta di Dio, perché chi non si sente mano di Dio, credetemi, va poco lontano… La mano tesa verso ogni distanza, verso ogni lontananza”, perché, ha sottolineato il cardinale, “non siete mandati ad imputare, ad accusare, a rendere conto, siete mandati ad invitare, a incontrare, a offrire. La Misericordia è l’amore che si rivolge ha chi è lontano ed è un amore gratuito e immotivato”.

Senza amore e carità non c’è verità. Bassetti ha concluso le sue riflessioni “con una parola forte”, come lui stesso l’ha definita: “diffidate sempre di una Chiesa, o di figure di preti e di vescovi che usino la verità come un’arma, che usino la verità senza carità, perché lo ‘statuto’ del Cristianesimo non è solo verità, ma è verità nell’amore e nella carità. Una verità senza amore, l’ha ripetuto tante volte il Papa, è una verità che uccide. Una verità senza amore è quella stessa verità che ha portato Cristo sulla croce, perché i sommi sacerdoti dei giudei lo crocifissero – ricordatelo bene – in nome di Dio; lo crocifissero per salvare la verità; lo crocifissero convinti di rendere gloria a Dio”.

Alla Chiesa servono persone ardenti. “Ma voi, cari Claudio e Gabriele, siete mandati per essere i diaconi, cioè i servi di una verità che per essere integra deve essere misericordia, deve farsi casa, accoglienza; servi di una verità a braccia tese che vi spingerà e vi porterà sempre al cuore del Padre. Alla Chiesa servono persone umanamente rette, servono dei cuori traboccanti, servono delle persone ardenti come Francesco d’Assisi; servono diaconi e preti vicini e dentro la vita della gente così come è. Badate bene che tutto questo è risorsa, è forze ed è energia per l’evangelizzazione”.

La nostra Chiesa, il vostro scrigno. Il cardinale Bassetti, al termine dell’omelia, si è nuovamente rivolto ai due ordinandi diaconi dicendo loro: “Credo che la nostra amata Chiesa perusino-pievese abbia bisogno di diaconi così, di preti così, di consacrati così, di laici e di famiglie così e, soprattutto, abbia bisogno di giovani che per amore di Gesù Cristo si giocano la vita e sul Vangelo, come avete fatto voi cari Claudio e Gabriele, si giocano la pelle. Spero che questa nostra Chiesa, nell’accogliervi come un dono prezioso di Dio, possa davvero essere il vostro scrigno”.

Assisi – nuova evangelizzazione a partire dalla famiglia. Monsignor Sorrentino: “La prima proposta è il Vangelo e la preghiera”

L’obiettivo minimo è quello di restituire alle case il nome di Gesù e la proposta del Vangelo. L’obiettivo finale, secondo quanto lo Spirito di Dio darà di ottenere, è: promuovere famiglie davvero evangeliche, centrate sul matrimonio cristianamente inteso, o accompagnate nel cammino cristiano se si tratta di situazioni matrimoniali e familiari in difficoltà; nelle case e tra le case, mettere insieme membri di diverse famiglie in piccoli gruppi (7 – 15 persone), promuovendo una rete di famiglie spirituali secondo il nostro progetto diocesano del rinnovamento parrocchiale”. Lo scrive il vescovo diocesano monsignor Domenico Sorrentino nel piano pastorale consegnato domenica 12 settembre al termine della celebrazione eucaristica nella Basilica di San Maria degli Angeli e illustrato il giorno prima nel corso dell’assemblea diocesana dal titolo “Tessere relazioni”. “Quello che vi consegno – scrive il vescovo – non è un piano pastorale: è piuttosto il programma che lo declina. Il piano lo abbiamo già, per un triennio (almeno), ed è tutto centrato sull’amore. La prima tessitura di relazioni – ha spiegato ancora il vescovo – me la aspetto innanzitutto tra gli uffici e le commissioni di Curia. In particolare l’Ufficio per il rinnovamento pastorale con le piccole comunità – cardine organizzativo della missione – l’Ufficio catechistico, l’Ufficio Liturgico, l’Ufficio per la pastorale familiare e la Caritas lavorino in grande sinergia, quasi come fossero un unico Ufficio. Questi Uffici formano l’équipe centrale della missione, che farà capo direttamente a me e ai miei immediati collaboratori”. Nel piano monsignor Sorrentino indica poi gli altri step da seguire affinché la missione si svolga ovunque. “Alle singole parrocchie – aggiunge ancora – si cercherà di dare l’aiuto di équipes missionarie che possono rendersi disponibili (una o più a seconda delle possibilità e necessità): équipes formate con una logica di complementarietà (ad es. un prete, un diacono, un religioso o religiosa, uno o due laici, meglio una coppia di sposi)”. Il segreto per fare tutto questo è, secondo il vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, la preghiera. “Se la nostra missione non comincia dal cenacolo, sarà un battere l’aria. Chiedo pertanto, cari fratelli e sorelle, di metterci tutti in preghiera. Una preghiera ardente, implorante, adorante (incrementiamo l’adorazione eucaristica, come naturale eco della celebrazione). La si faccia da tutti: monasteri, comunità di vita consacrata, parrocchie, famiglie, singoli. Le espressioni potranno essere le più varie. Ma una in particolare può darci un senso di concretezza e di unità: la nostra preghiera diocesana”. Della necessità di recuperare esperienze familiari ha parlato anche l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vice presidente della Cei monsignor Erio Castellucci durante la sua relazione sul tema “Chiesa come famiglia, famiglia come Chiesa: al cuore dell’annuncio del Vangelo”. “Oggi abbiamo modelli di relazioni spesso sono segnati dall’aggressività. Non c’è tempo e desiderio di ragionare. Noi dobbiamo andare controcorrente se vogliamo essere interessanti. Dobbiamo tessere relazioni a cominciare dai più vicini”. Nel soffermarsi sull’esperienza derivata dalla pandemia monsignor Castellucci ha evidenziato che “anche prima di essa facevamo discorsi sulla centralità delle relazioni. Avevamo capito che non è più l’epoca delle grandi manifestazioni, ma è l’epoca della profondità”. L’arcivescovo ha poi parlato delle cinque crisi degli ultimi venti anni: la crisi del terrorismo, la crisi economico-finanziaria, la crisi migratoria, la crisi ecologica e la crisi sanitaria. “Si tratta di crisi – ha detto – che producono fatiche, ma anche che le svelano. Queste crisi – ha aggiunto – sono come le eruzioni del vulcano. C’è sempre la lava, il magma dentro al vulcano e ogni tanto si vede. Dentro queste crisi c’è sempre il problema delle relazioni. Noi siamo un fascio di relazioni”.

“Insieme per educare”, la lettera augurale di inizio A.S. 2021-2022 della Commissione regionale per l’educazione della Ceu a quanti operano nel mondo della scuola

Anche quest’anno, in occasione della riapertura delle scuole, la Commissione regionale per l’educazione della Conferenza episcopale umbra (Ceu) rivolge la sua lettera di augurio a quanti operano nel mondo della scuola. Questa lettera, dal titolo “Insieme per educare” e a firma dell’arcivescovo delegato Ceu mons. Domenico Sorrentino e della coordinatrice della preposta Commissione Ceu prof.ssa Annarita Caponera, sarà consegnata alle scuole delle otto diocesi umbre da parte della Commissione stessa per il tramite degli Uffici scuola diocesani. Quest’anno il focus della commissione si è concentrato sul dare una parola di speranza per la ripartenza della scuola dopo la lunga chiusura causa pandemia. Si sottolinea come, senza negare il disagio e la fatica, tuttavia questo sia “un tempo propizio per riscoprire l’importanza dell’impegno educativo lungimirante: per usare un’immagine è come quell’agricoltore che dinanzi ad un raccolto non soddisfacente non si scoraggia, ma torna a seminare ancora e a curare i suoi campi, guardando fiducioso al futuro raccolto che certo verrà.”.

L’invito è quello di far sì che il nuovo anno sia “un vero e proprio tempo di ripartenza: le conoscenze scientifiche e tecniche che hanno caratterizzato il percorso fatto dalla società in cui viviamo, a cui si unisce un’informazione sempre più capillare e veloce, non deve farci dimenticare che di pari passo si deve anche sviluppare la riscoperta di valori umani e spirituali decisivi, come l’accoglienza e l’inclusione, il rispetto delle persone, la solidarietà, lo studio fatto con intelligenza”.

Si propone l’importanza di un sapere critico, di una rielaborazione personale, di un contatto più fraterno e amichevole interpersonale per il reciproco arricchimento culturale perché il virus da abbattere è quello dell’individualismo, dell’impoverimento dei valori e delle relazioni superficiali.

Si ricorda che la Commissione regionale per l’educazione – pandemia permettendo – è solita in primavera organizzare i suoi incontri di formazione aperti a dirigenti, insegnanti, genitori, studenti, sacerdoti, religiosi, educatori. Anche nella primavera 2022 la Commissione Ceu organizzerà nuovi incontri con nuove proposte di riflessione per la Scuola. Per informazioni sulle attività della Commissione consultare il sito: http://www.chiesainumbria.it/cresu/ e per comunicazioni inviare una mail all’indirizzo: cresu@chiesainumbria.it