Assisi – convegno interregionale, Umbria-Marche, di catechesi. Tra le proposte emerse quella di realizzare un forum permanente di aggiornamento e operatività tra le due regioni ecclesiatiche.

Circa 150 catechisti dell’Umbria e delle Marche hanno partecipato al convegno che si è tenuto alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli di Assisi dalla sera di venerdì 8 maggio a domenica 12 maggio. L’incontro sul tema “Celebrate il Signore perché è buono? Una comunità che celebra e testimonia il Kerygma”, ha coinvolto in particolare i direttori degli Uffici catechistici diocesani e le loro équipe, come anche catechisti e sacerdoti. Le riflessioni emerse durante la tre giorni di lavori, poi, verranno consegnate alla Conferenza episcopale italiana che, dopo aver ricevuto tutte le proposte delle altre regioni d’Italia, avvierà una nuova progettazione per la catechesi a livello nazionale.

«Questi giorni di lavoro – afferma don Calogero Di Leo della diocesi di Perugia-Città della Pieve, coordinatore della commissione per la catechesi della Conferenza episcopale umbra (Ceu) – si possono benissimo sintetizzare in tre parole. La prima è bellezza: abbiamo vissuto un’esperienza di gioia, di gaudio, di amicizia, di pace, di condivisione. La seconda è lavoro: abbiamo lavorato molto bene, abbiamo condiviso idee, esperienze, buone pratiche, ma soprattutto la vita. E infine la terza parola è proposta: dai tre grandi settori su cui ci siamo confrontanti – la comunità, la liturgia e l’annuncio – sono emersi suggerimenti su come poter essere Chiesa nuova, con i piedi saldi nella tradizione, in questo cambiamento di tempo».

Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, delegato Ceu per la catechesi, parla di «un convegno molto ricco sotto il profilo umano, spirituale e catechetico. Abbiamo riflettuto in profondità sulle istanze, i rischi e le sfide della catechesi del nostro tempo; e averlo fatto insieme due regioni ecclesiastiche è stato un elemento di grande ricchezza. Adesso si tratta di non dissipare questo patrimonio che abbiamo messo insieme. Delle tante proposte effettuate, mi piace sottolineare quella di non desistere da questa collaborazione e provare a creare un forum interregionale Umbria-Marche sulla catechesi, che potrebbe essere anche appoggiato da quale laboratorio di rinnovamento pastorale, nel quale fare un costate aggiornamento, un approfondimento e anche una operatività verificata per evitare che i nostri convegni siano solo parole. Il mio augurio è che non ci si fermi qui e quanto abbiamo vissuto possa davvero fiorire».

Le parole di mons. Boccardo, presidente Ceu. Il convegno, al quale hanno preso parte vari Vescovi dell’Umbria e delle Marche, si è concluso con la Messa nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli presieduta da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra. Il Presule ha sottolineato ai catechisti che il modello da seguire è Gesù. «Gesù – ha detto – non chiede di convincere né di imporre; non dice: “organizzate, occupate i posti chiave, propagandate le vostre idee più belle, proponete la soluzione di ogni problema, mettete in atto una politica o una teologia”; dice soltanto: annunciate il Vangelo. I discepoli non devono fare molte cose o compiere imprese eclatanti; devono solo credere, e la loro vita manifesterà, semplicemente, la presenza del Signore».

VIDEO DELLE RELAZIONI DEL CONVEGNO 

Ad Assisi il convegno catechistico regionale Umbria-Marche. È il primo a livello nazionale che coinvolge due Regioni ecclesiastiche.

Dal 10 al 12 maggio 2024, alla Domus Pacis di Assisi, si terrà il convegno Catechistico Regionale Umbria-Marche, sul tema “Celebrate il Signore perché è buono? Una comunità che celebra e testimonia il Kerygma”. L’assise coinvolge 21 diocesi, 8 dell’Umbria e 13 delle Marche, ed è rivolta principalmente ai direttori degli uffici catechistici diocesani e alle loro équipe. Possono, però, partecipare anche i catechisti e i presbiteri che fossero interessati. «È il primo convegno catechistico interregionale che viene fatto in Italia», afferma don Calogero Di Leo dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve e coordinatore della commissione per la catechesi della Conferenza episcopale umbra. «Siamo all’interno del cammino sinodale della Chiesa italiana e, con il mio confratello delle Marche don Emanuele Pizzai (diocesi Senigallia), abbiamo pensato di organizzare questo convegno tra due regioni ecclesiastiche che condividono un territorio omogeneo, con una modalità di trasmissione della fede alle giovani generazioni simile. Questa proposta, che è un’apripista a livello nazionale, – continua don Calogero – è vista con occhio interessato dall’Ufficio Catechistico della Conferenza episcopale italiana ed ha trovato pieno sostegno dai nostri Vescovi umbri e marchigiani». Nel convegno si tratteranno alcune tematiche delineate da Papa Francesco in occasione del 60° anniversario della nascita dell’Ufficio Catechistico Nazionale: la nuova evangelizzazione, l’importanza della liturgia quale luogo naturale per la catechesi e l’importanza della comunità. «Il convegno – dice ancora don Calogero Di Leo – non si fermerà solo alle analisi, cercheremo di far emergere una catechesi nuova, convincente, coinvolgente, in grado di affrontare le sfide del cambiamento del mondo. Le nostre riflessioni, poi, le consegneremo alla Conferenza episcopale italiana che, una volta ricevuto tutte le proposte delle altre regioni d’Italia, avvierà una nuova progettazione della catechesi a livello nazionale».

Al convegno interverranno vari Vescovi delle due Regioni e si concluderà con la celebrazione eucaristica di domenica 12 maggio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli presieduta da mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra.

Programma Convegno Interregionale

Narni – festa del patrono San Giovenale. Mons. Soddu: «Davanti agli innumerevoli mali del mondo, della nostra società, delle nostre famiglie, abbiamo l’invito di Gesù ad orientare la nostra vita a lui».

La festa del santo patrono Giovenale è per la comunità narnese un forte momento d’incontro, nel rinnovare la tradizione religiosa e culturale. La festa liturgica, il 3 maggio, è stata celebrata con il solenne pontificale presieduto dal vescovo Francesco Antonio Soddu e la processione per le vie della città con il busto del Santo. Il tutto accompagnato dallo scenario della città antica e dalla coreografia della sfilata del corteo storico in ricchi abiti medievali.
Una presenza viva quella di San Giovenale, che con la sua predicazione divenne l’anima dell’intera città nei secoli difficili delle persecuzioni contro i cristiani. Alla celebrazione nella concattedrale di Narni erano presenti il sindaco Lorenzo Lucarelli, che ha donato l’olio e acceso la lampada davanti al busto di San Giovenale e recitato la preghiera di affidamento al santo patrono, il vice presidente della provincia di Terni Gianni Daniele, la consigliera regionale Eleonora Pace, i sindaci dei Comuni di Calvi dell’Umbria, di Otricoli, di Osilo in provincia di Sassari, autorità civili e militari, i rappresentanti delle parrocchie del narnese che hanno offerto i ceri, i rappresentanti dei Terziari Fraporta, Mezule e Santa Maria e del corteo storico della Corsa all’anello, i cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’Unitalsi e tanti fedeli narnesi. Hanno concelebrato il parroco della Concattedrale di Narni don Sergio Rossini, il vicario generale della diocesi mons. Salvatore Ferdinandi, il vicario foraneo di Narni don Jean Pierre Kalongisa, i canonici del capitolo della Concattedrale di Narni, i sacerdoti della diocesi di Terni-Narni-Amelia.
Ricordando la figura del santo patrono e primo vescovo di Narni, mons. Soddu ha sottolineato come San Giovenale sia un testimone attuale della fede «che ha saputo incarnare nella propria vita il vangelo delSignore; con la sua esperienza di vita, tutta donata al Signore, è per noiespressione viva ed eloquente di quanto in Dio e solo in lui si trovi larealizzazione piena della vita».
«L’ideale alto, supremo dell’essere cristiano – ha aggiunto il vescovo -, appartenente a Gesù Cristo, a colui che è la vita bella e buona e che vivifica e nutre come acqua viva e pura tutto ciò a cui arriva, ha orientato e sostenuto san Giovenale; ma non di meno coinvolge ogni cristiano; coinvolge ed interpella ciascuno di noi, dandoci la preziosissima opportunità di essere non solo seguaci o imitatori di questo messaggio, quanto piuttosto depositari di un grande tesoro, anche se questo è contenuto nella nostra fragile vita. Ciò che per noi sarà necessario fare, è accoglierlo ed impastarlo all’interno delle nostre esperienze; facendolo quindi ben agire, questo significa che ciascuno di noi in questo tempo, ai nostri giorni, è chiamato a dare il personale contributo sia per la propria realizzazione e sia per il progresso della società».
Il vescovo ha fatto anche riferimento alla pace e al cammino sinodale della chiesa cattolica: «Davanti agli innumerevoli mali del mondo, della nostra società, delle nostre famiglie, dei nostri mali personali, abbiamo l’invito di Gesù a dirigere l’attenzione su di lui; ma ancor di più: ad orientare la nostra vita a lui. Il Signore ci dice “Venite a me”, ossia orientate la vostra esistenza, il vostro cammino, il vostro progetto di vita verso di me. Tutto il resto verrà di conseguenza. Anche dinanzi ai mali della storia, pensiamo alle guerre e alle continue violenze e ingiustizie, abbiamo questo invito, questa proposta del Signore: “Venite a me”. La preghiera per la pace e sui mali ed ingiustizie non sia perciò ridotta all’invocazione affinché Dio possa fare il suo dovere, quasi di risolutore dei nostri problemi e per di più a prescindere dalla nostra volontà. Il criterio invece è un altro: quello che tiene insieme le due realtà, ossia il volere di Dio e le intenzioni degli uomini. Soltanto orientando e dirigendo decisamente la vita in questa direzione si può ottenere la pace; l’inverso non fa altro che fomentare ulteriore oppressione e stanchezza, illudendosi che prima o poi si potrà ottenere una vittoria, che sarà comunque falsa per tutti, vincitori e vinti. Si pensi alle piccole dispute colme di rancore, alle dinamiche del gioco d’azzardo, a quelle delle più svariate dipendenze, fino ad arrivare ai conflitti tra le nazioni e le guerre, che alla fine lasciano sul campo solo distruzione e morte. Per questo la pace si costruisce anche nella sana politica, valore che va recuperato, perché è il sale del saper vivere e saper convivere.
In questo tempo di percorso sinodale della Chiesa, in questo tempo di preparazione al Giubileo, dal titolo “Pellegrini disperanza”, quanto ci viene oggi offerto è per noi il punto di riferimento essenziale; tutto il resto acquista senso e significato soltanto in rapporto a Gesù, ossia egli è il tutto; e la nostra vita potrà essere bella e colma di senso solo in riferimento a lui».
Al termine della celebrazione il corteo storico, musici, tamburini, bambini e ragazzi del catechismo, i sacerdoti e le autorità sono usciti in processione con il busto di san Giovenale fino a piazza dei Priori, dove il vescovo Soddu ha salutato la cittadinanza e pregato per la città. La cerimonia si è conclusa con il rientro in cattedrale e la benedizione finale del vescovo alla comunità narnese e alla città.

OMELIA DEL VESCOVO

“Stand By Me 2024”, tanta giovane energia per la Chiesa e la società

Oltre mille giovani animatori degli oratori delle Diocesi di Perugia e di Assisi si sono ritrovati per la loro due-giorni di formazione “Stand By Me 2024, per lasciare la tua impronta”, dal 30 aprile al 1°maggio, al Teatro Lyrick di Assisi. Promosso dal Coordinamento Oratori Perugini e dal Comitato Anspi Perugia con il coinvolgimento delle Pastorali giovanile, universitaria e vocazionale delle due Diocesi, in questa due-giorni si sono tenuti momenti di preghiera e di adorazione eucaristica, di formazione-animazione, di laboratori e di divertimento in preparazione alle attività estive dei “Gr.Est.”. Non è mancato neppure il concerto-testimonianza dei “Reale” (www.realemusica.it), preceduto dall’esibizione canora di Matteo Ricci, giovane molto promettente dell’oratorio “Sentinelle del Mattino” di San Sisto. Tanto entusiasmo si è colto nei diversi gruppi di animatori, come in quello dell’oratorio “GP2” dell’Unità pastorale “San Giovanni Paolo II”, che ha mandato in scena lo spettacolo conclusivo, una divertente “moderna Odissea”.
Cristo è l’essenziale. «È stato bello ascoltare testimonianze di vita e di servizio, oltre ad aver vissuto momenti di canti, balli e giochi condivisi con gli altri gruppi di animatori scambiandoci esperienze», hanno commentato Gioele Vinti, Teresa Milletti e Martina Ciaccio, del “GP2”. Quest’ultima, educatrice del gruppo, ha precisato: «L’adorazione eucaristica è stata molto sentita nei miei ragazzi, seppur stanchi ma con un bello spirito. Questo ci deve ricordare che Cristo è il centro ed è Lui motore di tutto, è l’essenziale».
Fare della vita un dono. L’arcivescovo Ivan Maffeis, nel conferire il “mandato di animatore” ai giovani, insieme al confratello Domenico Sorrentino, e commentando alcuni loro pensieri, ha detto: «Nel parteciparci paure, chiusure, tentazioni di stare con pochi, si coglie un messaggio, una volontà che è la bellezza di stare in mezzo, di stare vicini ai ragazzi, di ascoltare quello che hanno a cuore, quello che sono contenti di confidarci. Di fatto, dando loro fiducia, sanno che l’autorevolezza di ogni animatore cresce nella misura in cui diamo fiducia alle persone che si sono affidate. Ma con questo servizio, a volte, si prova una grande impotenza e come ultima risorsa è aprire la porta della chiesa.
Come vescovi vi diciamo: “ragazzi, aprite quella porta”, perché noi abbiamo bisogno di voi, della vostra sensibilità. Il desiderio che avete non è tanto di riti, ma di gesti, di parole autentiche, vere. Portateci i vostri bisogni di relazioni, di affetti, portateci le domande della vita. Camminate con chi sa porvi le domande e condividere le domande del cuore a partire dalla domanda di felicità, di una vita buona, di una vita riuscita. Sono le domande che ci fanno camminare». Facendo da eco alle parole di don Daniele Malatacca, giovane sacerdote e coordinatore del progetto “Stand By Me 2024”, nell’indicare il Crocifisso posizionato sul palco del Lyrick, mons. Maffeis ha esortato i giovani a non mollare Gesù Crocifisso, perché «Lui non ti chiede la vita, Lui te la dona e quando tu incontri qualcuno fai della tua vita un dono giocandola d’attacco, con coraggio».
Il volto della fede e di Dio. Alessandro Gallo con la moglie Francesca Cadorin dei “Reale” ha così commentato lo “Stand By Me 2024”: «Questa due-giorni vi riempie il cuore di cose belle che io e mia moglie non abbiamo vissuto nella nostra adolescenza. Siamo cresciuti nella “Comunità Cenacolo” di madre Elvira… La nostra è una storia di resurrezione, passando dalla tossicodipendenza e solitudine alla vita. Questa sera stiamo creando un antidoto alla solitudine e questo è il motivo bello perché voi siete qui… Nella vita si sente il bisogno di felicità stando con gli altri, trovando degli amici e la nostra esperienza ci ha portato a trovare la felicità attraverso il cammino di fede, che non è diverso da quello che state vivendo voi come giovani animatori d’oratorio… Questo è uno di quei posti giusti dove coltivare i sogni della vita di ciascuno… Abbiamo bisogno di sperare che in mezzo a voi ci siano san Francesco, don Bosco… e abbiamo bisogno di sperare che voi vi prendiate cura della vostra vita per prendervi cura della vita dei nostri figli. Se siete qui è perché ce lo state dicendo, perché il volto della fede e di Dio siete voi”.
Formarsi per formare. Nel tracciare un “bilancio” del “Stand By Me 2024”, don Riccardo Pascolini, responsabile del Coordinamento Oratori Perugini, ha commentato: «Abbiamo vissuto un evento molto bello, al di sopra delle aspettative sia qualitative sia quantitative che per la presenza dei sacerdoti che hanno accompagnato i diversi gruppi di animatori. Soprattutto vorrei sottolineare la bellezza del processo che ha portato all’evento, il gruppo dei ragazzi che da un anno, settimana dopo settimana, sta elaborando, pensando e pregando insieme, vivendo momenti di formazione, per poi a sua volta formare i più piccoli. Questo coinvolgimento dei giovani per i giovani è un coinvolgimento positivo e di successo che può essere di esempio per altre realtà oratoriali».

 

Presentata l’opera in due tomi Storia del Cristianesimo in Umbria, che racconta anche la dimensione sociale, politica e culturale. Andrea Riccardi: «Non si capisce l’Umbria senza il Cristianesimo».

«L’Umbria è traversata da una storia di entusiasmo e il Cristianesimo è anche storia di entusiasmo e quando l’entusiasmo si espelle dall’istituzione ecclesiale prende altre vie. Io credo che questo libro se lo leggiamo, lo sfogliamo, ci meditiamo…, ci fa capire questo carattere particolare, spirituale del Cristianesimo umbro, che è come un’isola vicina e lontana da Roma. Questa grande storia cristiana di venti secoli è un’eredità per la Chiesa e per i cristiani, ma anche per tutti gli umbri. Senza il Cristianesimo non si comprende una parte dell’Umbria». Lo ha precisato il prof. Andrea Riccardi, ordinario di Storia contemporanea, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e già ministro della Repubblica, nel rilasciarci una breve intervista a margine della presentazione dell’opera in due tomi della Storia del Cristianesimo in Umbria per i tipi della Libreria Editrice Vaticana (LEV), tenutasi a Perugia, il 23 aprile, in una gremita sala dei Notari del palazzo comunale dei Priori, promossa dalla Conferenza Episcopale Umbra (CEU).
Riccardi, parafrasando il filosofo liberale per eccellenza, Benedetto Croce, “perché non possiamo non dirci cristiani”, ha commentato: «perché davanti a una storia così grande, così importante, noi non possiamo non sottovalutare quanto non si capisce l’Umbria senza il Cristianesimo e quanto questo Cristianesimo, per credenti e non credenti, ha influito profondamente e ha segnato tutta la regione ed anche, come ha detto il cardinale Giuseppe Betori, “l’Umbria fuori dall’Umbria”. L’Umbria non è un cristianesimo provinciale, è la metà di pellegrinaggi, è attrattiva, da Carlo Carretto ad Aldo Capitini, all’Eremo di Maria di Campello a tanti uomini e donne di fede, dì santità, che sono venuti in questa regione e si sono installati fino ai nostri giorni, come il giovane Carlo Acutis. C’è un’attrazione spirituale dell’Umbria che ha radici stratificate e molto profonde, che hanno avuto la massima espressione e testimonianza, influenzando non poco l’intera storia della Chiesa e non solo, in Benedetto da Norcia e in Francesco d’Assisi».
Riccardi, soffermandosi sulla storia del cattolicesimo dopo il Concilio Vaticano II, ha precisato: «ha una sua forza tutta particolare e io questo lo credo e mi sembra molto importante il tema post-conciliare dell’Umbria. La vicenda post-conciliare è stata una vicenda di entusiasmo se penso a figure di preti intellettuali, modernisti in gioventù, che disserro e scrissero: “con il Concilio i nostri sogni sono realizzati”. Non è vero che il Concilio è una continuazione del Modernismo, ma è una primavera e l’Umbria ha vissuto pienamente questa primavera».
Oltre all’ex ministro Riccardi sono intervenuti alla presentazione il cardinale Giuseppe Betori, originario di Foligno, culture della materia, la presidente della Regione Donatella Tesei, mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della CEU, e padre Marek Inglot (SJ), presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, l’organismo vaticano che ha accolto la pubblicazione di quest’opera in una sua prestigiosa collana.
Il cardinale Betori, in sintesi, ha rilevato quanto l’Umbria, pur piccola regione, «è sorgente di spiritualità che ha saputo influenzare la storia dell’umanità intera ad iniziare dal principio di interiorità». Per l’arcivescovo presidente della CEU mons. Renato Boccardo, come ha sottolineato nella presentazione di quest’opera, «non si tratta di procedere alla semplice riscoperta di tempi passati, né tanto meno di rivisitare una cultura datata, ma di ritrovare la continuità di un messaggio che mantiene fresca la sua attualità». Anche la presidente della Regione Donatella Tesei, soffermandosi sui numerosi contributi di studiosi e ricercatori raccolti nei due tomi, ha evidenziato quanto essi «pagina dopo pagina, ci fanno scoprire e riscoprire il messaggio cristiano e il lungo filo di continuità che quel messaggio ha mantenuto nella cultura umbra, attraversando con forza i secoli della storia della nostra regione».
Prima di menzionare ciascun autore (oltre trenta), inclusi i tre curatori della pubblicazione, non si può non sottolineare la prestigiosa collana “Atti e Documenti” del Pontificio Comitato di Scienze Storiche della Santa Sede presieduto padre Marek Inglot. Collana che ha avviato la sua attività nel 1980 nell’ospitare studi su tutti gli ambiti della Storia della Chiesa, dall’Antichità al Medioevo, sino all’Età Moderna e Contemporanea. E la Storia del Cristianesimo in Umbria rientra totalmente in questa attività. Nell’intervenire alla presentazione, il presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche ha richiamato l’’importanza “scientifica” di quest’opera nel suo insieme, tassello significativo dell’intera Storia del Cristianesimo, contribuendo a colmare lacune dovute alla narrazione frammentata e incompleta, in tempi passati, della Storia.
Sono gli stessi curatori dei due tomi, gli storici Andrea Maiarelli, Pierantonio Piatti e Andrea Possieri, a scrivere che «l’amplissimo argomento godeva già di larga trattazione, affrontato in vario modo e in stagioni storiografiche diverse da specialisti di molteplici ambiti disciplinari», ma a tutt’oggi «esso risultava carente di uno strumento di sintesi che permettesse la ricostruzione organica di quasi due millenni di storia». Un periodo amplissimo e complesso anche per l’Umbria, nel corso del quale, evidenziano i tre curatori, «il mutevole intreccio tra società civile e Cristianesimo ha delineato i caratteri propri di questa terra».
Chi sono gli autori di oltre 1.100 pagine complessive dei due tomi che compongono questa monumentale Storia del Cristianesimo in Umbria? Menzionati in sommario: Fabio Fatichenti, Andrea Maiarelli e Daniele Sini per il capitolo dell’“Introduzione generale”; Francesco Marcattili, Giorgio Bonamente, Donatella Scortecci, Pierantonio Piatti, Alessio Pascolini e Giovanni Riganelli per il capitolo “Antichità ed alto Medioevo”; Nicolangelo D’Acunto, Stefania Zucchini, Andrea Czortek, Luigi Pellegrini, Enrico Menestò, Stefano Brufani, Giovanna Casagrande, Emore Paoli, Valeria Danesi e Mirko Santanicchia per il capitolo “Basso Medioevo”; Mario Tosti, Chiara Coletti, Alessandro Serra, Mauro Papalini, Rita Chiacchella e Laura Teza per il capitolo dell’“Età moderna”; Maria Lupi, Giancarlo Pellegrini, Andrea Possieri, Alessandro Ronci, Valerio De Cesaris, Luciano Tosi, Andrea Riccardi, Mauro Papalini e Alessandra Migliorati per il capitolo dell’“Età contemporanea.
Tutti gli autori hanno contribuito a redigere una “Storia di popolo, non solo di Chiesa”, titola il settimanale cattolico umbro La Voce, nel numero in edicola venerdì 26 aprile, nell’intervistare uno dei tre curatori, il prof. Andrea Possieri, che ha sottolineato: «Non raccontiamo solo la dimensione ecclesiale ma anche sociale, politica e culturale». Un’opera, questa, come ricorda lo stesso docente di Storia contemporanea, «intuizione felicissima dell’arcivescovo Giuseppe Chiaretti (1933-2021) non dimenticata, anzi sviluppata dai suoi successori, in particolare dall’attuale presidente della CEU l’arcivescovo Boccardo, che ha creduto sin da subito nell’opera e l’ha portata a termine con successo».
Un ruolo non secondario nella realizzazione e pubblicazione della Storia del Cristianesimo in Umbria, come ha sottolineato lo stesso mons. Boccardo, a conclusione della presentazione, è stato ricoperto dal cardinale Gualtiero Bassetti e dal dott. Amilcare Conti, segretario organizzativo della CEU.
Significativa anche la partecipazione dell’Episcopato umbro all’evento di presentazione con l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Ivan Maffeis, dal vescovo di Terni-Narni-Amelia Francesco Antonio Soddu e i vescovi emeriti Mario Ceccobelli e Riccardo Fontana. Quest’ultimo vice presidente della CEU quando si iniziò a pensare al progetto che ha poi portato alla realizzazione di quest’opera.
Riccardo Liguori

“Storia del Cristianesimo in Umbria” nella collana del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, edizioni Libreria Editrice Vaticana. Presentazione a Perugia con il card. Betori e Andrea Riccardi il 23 aprile

Vede la luce, dopo anni di accurata ricerca-studio a più mani, l’opera della Storia del Cristianesimo in Umbria, che sarà presentata a Perugia, presso la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori, martedì 23 aprile, alle ore 17, dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, originario di Foligno, cultore della materia, e dal prof. Andrea Riccardi, ordinario di Storia e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. La prima copia dell’opera è stata donata a papa Francesco dai vescovi umbri in occasione della loro recente Visita ad limina apostolorum.

Introdurrà e presiederà la presentazione mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Ceu, e porteranno i saluti istituzionali la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e il presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, padre Marek Inglot (SJ), l’organismo vaticano che ha accolto in una sua prestigiosa collana quest’opera edita dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV).

A cura degli studiosi Andrea Maiarelli, Pierantonio Piatti e Andrea Possieri, la Storia del Cristianesimo in Umbria si presenta in due volumi per un totale di oltre mille pagine, «ideata anni fa dall’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve mons. Giuseppe Chiaretti – scrive nell’invito il presidente della Ceu –, è stata fortemente voluta dai vescovi ed ha incontrato il patrocinio della Regione Umbria». I tre curatori «ne hanno coordinato la realizzazione – prosegue l’arcivescovo – coinvolgendo un nutrito numero di qualificati studiosi, che raccontano la presenza e lo sviluppo del Cristianesimo nella nostra regione dagli albori fino all’attuazione del Concilio Vaticano II».
Interessante quanto affermano, in sintesi, gli studiosi Maiarelli, Piatti e Possieri: «La storia del Cristianesimo in questa regione è rilevante nella storia d’Italia ed è assolutamente fondamentale in quella della Chiesa». Quanto si presenta nei due volumi, aggiungono i curatori, «ha l’ambizione di costituire una sintesi ampia, attenta e complessiva, di una vicenda che ha segnato profondamente la storia dell’Umbria ‒ intesa secondo i suoi attuali confini ‒, non in chiave esclusivamente religiosa, ma anche sociale, istituzionale, economica, culturale».
Un’opera che si compone di cinque sezioni, «la cui mole complessiva ha suggerito di distribuire in due tomi», non trascura l’aspetto «di assoluta e costante innovazione in ambito religioso» fornito dall’Umbria attraverso le grandi figure di santità quali Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi. Affronta anche il tema della «nuova centralità guadagnata dall’Umbria attraverso l’intuizione wojtyliana dello “spirito di Assisi”». È una pubblicazione, precisano i suoi curatori, che va «a colmare una lacuna storiografica fino ad ora particolarmente sentita da tutti coloro che si approcciavano alla storia della Chiesa in Umbria cercando un’ampia visione d’insieme, fossero essi studiosi, studenti o appassionati della materia».

Riccardo Liguori

 

 

Rendiconto 2022 dell’8xmille alle Diocesi dell’Umbria”. 22 milioni di euro complessivi alle otto Diocesi umbre per le opere di culto e pastorali, socio-caritative, edilizia di culto e beni culturali, e sostegno dei sacerdoti

“Il rendiconto 8Xmille 2022 delle diocesi dell’Umbria – Da 40 anni progetti, opere e benefici per la comunità” documenta con trasparenza quanto in Umbria le risorse dell’8xmille si traducano in progetti e opere.
E’ un lavoro divulgativo, una pubblicazione con grafici, immagini significative e codici “QR”, curata della Conferenza episcopale umbra (Ceu).
Attraverso la scelta di destinare l’8x mille alla Chiesa Cattolica, i cittadini possono contribuire attivamente al sostegno di istituzioni religiose e organizzazioni diocesane che operano per il bene comune nel sociale e nei beni culturali; opere per il futuro dei giovani con programmi educativi, formazione professionale, supporto alle famiglie; comunione e solidarietà nel sostenere chi è in difficoltà o promuovere valori di condivisione e aiuto reciproco che ritornano con ricadute sul territorio in modo organizzato ed efficiente grazie alla rete Caritas.  otto per mille Rendiconto_Umbria_2022_web

 

Rendiconto_2022 (scarica il documento completo)

 

 

Perugia – “Rendiconto 8xMille 2022” diocesano. L’arcivescovo Maffeis: «Risorse per 2 milioni e 200mila euro di cui la nostra Diocesi ha potuto far tesoro»

È di 2.196.662,76 di euro la somma derivante dalle firme dell’8xmille che la Cei ha destinato, nel 2022, all’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. È quanto emerge dal “bilancio economico e sociale” fornito in conferenza stampa, il 20 aprile, a Perugia, durante la presentazione diocesana del “Rendiconto 8xMille 2022”. Pubblicazione contenente dati e attività socio-pastorali regionali e di ciascuna delle otto Diocesi dell’Umbria consultabile e scaricabile anche sul sito ufficiale della Ceu: www.chiesainumbria.it .

All’incontro sono intervenuti l’arcivescovo Ivan Maffeis, neo presidente del Comitato nazionale per il Sovvenire, don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana e delegato della Caritas regionale, Daniele Morini, direttore de La Voce, e il diacono Giovanni Lolli, coordinatore diocesano e regionale per il Sovvenire.

A beneficio di tutti. «Sono risorse per circa 2 milioni e 200mila euro di cui la Diocesi ha potuto far tesoro – ha precisato monsignor Maffeis –, con interventi che spaziano dalle iniziative di accoglienza e solidarietà della Caritas, al Villaggio Santa Caterina, da Fontenuovo alle Case della Carità, dalle iniziative e dalle strutture educative, sportive e formative delle nostre parrocchie e dei nostri Oratori, fino al restauro delle chiese e al mantenimento dei beni culturali. A queste cifre vanno ad aggiungersi i contributi che l’Istituto Centrale ha erogato nel 2022 per il sostentamento del clero».

«Un grazie sincero a chi con la sua firma continua a dare fiducia alla Chiesa – ha proseguito l’arcivescovo –: tale vicinanza è motivo di riconoscenza e ci impegna a una testimonianza limpida, che passa anche dalla trasparenza dei bilanci economici. Ne guadagnerà la stessa condivisione: la nostra gente, quando informata, si rivela generosa nel rispondere alle necessità che si presentano».

I dati diocesani. Infatti, nella Diocesi perugino-pievese, è stato possibile contribuire alle opere di culto e attività pastorali per 719.813,01 euro, a finanziare interventi di edilizia di culto e di conservazione e valorizzazione di beni culturali per 791.893,75 euro, a promuovere opere di carità per 684.956,00 euro. Si tratta di un contributo, quello dell’8xmille, alle suddette “macro voci di spesa” non sufficiente alla loro totale copertura se non ci fossero altri strumenti-entrate di finanziamento derivanti dalle campagne periodiche di raccolte offerte (anche deducibili/detraibili) promosse dallo stesso Sovvenire, dalla Caritas, dalle Opere Missionarie, da altri organismi ecclesiali impegnati in attività socio-caritative a livello locale, regionale e nazionale, dalla generosità di tanti benefattori e del mondo produttivo, come anche i contributi di istituzioni pubbliche e private attraverso progetti mirati in ambito sociale e culturale.

Oratori e opere segno. Nel rendiconto 2022, dalla relazione dell’economo diocesano, dott. Bruno Bandoli, emergono «i fondi per le attività pastorali che hanno ripreso a funzionare dopo il Covid, prima fra tutte la pastorale destinata ai giovani per i quali le realtà parrocchiali e gli oratori in particolare hanno rappresentato un importante punto di ripartenza della vita sociale». Basti pensare i 34 “Gr.Est.” (Gruppi Estivi) attivi negli Oratori, frequentati anche tutto l’anno da migliaia di fanciulli e giovani animatori che insieme vivono un’esperienza di forte amicizia, condivisione e fede. Inoltre le diverse opere di carità, ricordate dal direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, dove hanno trovato nell’ultimo anno ascolto, accoglienza e sostegno migliaia di persone in gravi difficoltà (circa 1.750 famiglie solo nei cinque Empori della Solidarietà). Opera segno presentata nel rendiconto è il “Villaggio Santa Caterina” a Solfagnano, a 15 km da Perugia, che dà ospitalità ad anziani oltre i 65 anni in 12 miniappartamenti dove fino ad oggi hanno accolto 135 persone anziane, oltre a distribuire pasti a domicilio per tante altre persone bisognose del territorio. Per il responsabile del “Villaggio Santa Caterina”, Mauro Grilli, «l’8xmille per noi è vitale e gli dobbiamo molta gratitudine, come a chi ha firmato».

Educare alla responsabilità. L’arcivescovo Maffeis, nella nota introduttiva del “Rendiconto 8xmille 2022” – ricordando i primi 40 anni (1984-2024) dalla revisione del Concordato tra lo Stato e la Chiesa, che ha introdotto lo strumento dell’8xMille -, sottolinea l’importanza dell’«educare la comunità cristiana alla responsabilità verso coloro che la servono e la presiedono», che, precisa l’arcivescovo, «rimane un obiettivo decisivo: non solo per evitare il pericolo di dare per acquisito il meccanismo dell’8xmille che può tramontare, ma anche e soprattutto per maturare in ogni battezzato un senso di partecipazione e di corresponsabilità, quale segno di appartenenza ecclesiale. In tal modo si eviterebbe, inoltre, di sottrarre fondi alla carità, come pure all’edilizia di culto e ai beni culturali».

L’importanza della firma 8xmille. «Sentiamoci chiamati a questa missione – è l’invito rivolto dal diacono Lolli – di sostenere economicamente la nostra Chiesa e affrontiamola con serenità, ricordando ai nostri amici che attraverso l’8xmille la Chiesa moltiplica il bene, sostiene i sacerdoti, ci permette di costruire e di ristrutturare i nostri edifici di culto e il loro patrimonio d’arte e di fede, attraverso gli oratori educa i nostri giovani e li aiuta a guardare con speranza al futuro, attraverso la rete delle Caritas raggiunge i bisognosi e le famiglie in difficoltà di ogni razza e credo religioso».

Perugia-Città della Pieve – verso la Missione Giovani

È iniziato domenica 7 aprile, il lavoro preparatorio che porterà la diocesi alla “Missione Giovani”, prevista dal 18 al 27 ottobre. Molti i giovani che hanno offerto la loro disponibilità a coinvolgersi per favorire ai loro coetanei l’incontro con la proposta della fede.

Il prossimo appuntamento è per mercoledì 15 maggio, alle 21, presso il complesso parrocchiale del Girasole di San Mariano, in concomitanza con la Preghiera vocazionale, mentre sono in calendario due fine settimana, il 20-22 e il 27-29 settembre, per un ritiro spirituale che aiuti a diventare missionari tra i giovani.

Dopo 13 anni si ripete, così, a Perugia l’esperienza della “Missione Giovani” promossa dalle Pastorali giovanile, universitaria e vocazionale con il coinvolgimento di associazioni, movimenti e aggregazioni laicali diocesane. L’ultima si svolse nel 2011 e vide la presenza, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi, del cardinale Angelo Bagnasco, allora presidente della CEI.

La “Missione Giovani 2011” ha dato i suoi frutti, ha ricordato don Simone Pascarosa, vicario per la Pastorale, nell’introdurre il primo incontro preparatore per dare vita alla “fraternità missionaria” indispensabile alla buona riuscita della stessa missione, la cui finalità è quella di essere disposti ad andare nei luoghi maggiormente frequentati dai giovani, soprattutto in quelli poco convenienti e più scomodi, per fare sentire le persone di essere cercate da Chi dà un senso alla loro vita.

L’incontro ha avuto tre momenti: la celebrazione eucaristica, l’agape fraterna e la formazione-preparazione alla missione. Quest’ultimo a cura di fra’ Alfio Vespoli, responsabile del settore missione ed evangelizzazione dell’Ordine dei Frati Minori dell’Umbria. Presenti all’incontro insieme all’arcivescovo Ivan Maffeis diversi sacerdoti e i seminaristi tra cui i responsabili degli Uffici pastorali diocesani promotori della “Missione Giovani”.

«Il fine di questa missione – ha commentato il francescano a margine dell’incontro – non è quello di riportare i giovani alla frequenza religiosa, perché siamo consapevoli che il mondo sta cambiando radicalmente come anche la scelta religiosa. Prima si era cristiani cattolici perché si era italiani, adesso si è cristiani perché si incontra Gesù, che è il fine della missione: permettere ai giovani di incontrare Cristo attraverso l’incontro personale, l’incontro con l’annuncio della Parola attraverso momenti di ascolto-annuncio e di catechesi».

Mons. Maffeis, prima di impartire la benedizione a conclusione dell’incontro affidando alla protezione della Beata Vergine Maria il lavoro preparatorio per la missione, ha detto ai giovani: «Siete un dono grande e io ringrazio il Signore per ciascuno di voi, per quello che siete e per quello che fate e per essere qui insieme e nella fraternità, per avere ancora modo di dire una parola a questo tempo, a questo mondo, ai nostri coetanei. Chiediamo al Signore quella gioia che ci permette di attraversare le difficoltà di ogni giorno, che diventa bellezza perché di questa gioia abbiamo bisogno tutti e le persone che incontriamo».

Sempre don Simone Pascarosa, al termine della serata, ha annunciato i giorni della “Missione Giovani 2024”, dal 18 al 27 ottobre, e gli altri incontri preparatori. Il prossimo, mercoledì 15 maggio, ore 21, si terrà presso il complesso parrocchiale del Girasole di San Mariano, in concomitanza con la Preghiera vocazionale. «A questo incontro – ha sottolineato il sacerdote – i giovani sono invitati ad allargare l’invito ai loro amici. Per preparare bene la missione tutti gli interessati si ritroveranno gli ultimi due fine settimana di settembre, il 20-22 e il 27-29 settembre, per vivere un ritiro spirituale per diventare giovani missionari».

Spoleto – Solennità di Pasqua. L’Arcivescovo nell’omelia: «Andare verso questo mondo ferito, confuso e disorientato, he sembra avere smarrito il senso della vita e della verità»

«La risurrezione è il trionfo della fedeltà: del Padre che non abbandona Gesù nella morte, e di Gesù che non abbandona i discepoli nella disperazione». Così l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo nell’omelia al pontificale del giorno di Pasqua celebrato nella Basilica Cattedrale di Spoleto. Dinanzi a tantissimi fedeli, il Presule ha indicato la strada ai cristiani di questo tempo: «A noi, discepoli del Risorto, è chiesto oggi di “andare”: andare verso questo mondo ferito, confuso e disorientato, un mondo che sembra avere smarrito il senso della vita e della verità, perché preda degli idoli che gli hanno rubato il cuore: potere, ricchezza, delirio di onnipotenza! È infatti l’idolatria la vera responsabile di ogni sangue sparso, di ogni guerra e violenza: quando un essere umano ne opprime un altro; quando uccide, umilia o riduce in schiavitù i suoi simili, mostra di essere egli stesso schiavo degli idoli che lo abitano. Infatti è quando ci rendiamo schiavi dei nostri idoli, che diventiamo oppressori di altri e spargitori del loro sangue. Perché l’idolo, quando si insedia nel nostro cuore, ci rende insaziabili e capaci di ogni genere di offesa e di sopruso». Ancora mons. Boccardo: «Proprio a questo mondo ci è chiesto di “dire”: dire non con le parole o con effetti speciali ma con una esistenza coerente e gioiosa, con un intreccio di relazioni buone e fraterne, che la risurrezione del Signore illumina il nostro pellegrinaggio nel tempo, gli conferisce un senso e un fine, gli dona consolazione e speranza, e che pertanto la forza della ragione può e deve avere il sopravvento sulla ragione della forza, e che la pace, bene supremo dell’umanità, deve essere ricercata e realizzata ad ogni costo da tutti e da ciascuno». La mattina di Pasqua, alle 9.00, l’Arcivescovo si è recato in visita all’Hospice di Spoleto dove ha celebrato la Messa con i malati e il personale sanitario.

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