Spoleto – Celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza. L’Arcivescovo: «La speranza della fede è Cristo Gesù, trascendente e sovrano, libero e liberante»

“Possa la luce della speranza cristiana raggiungere ogni persona, come messaggio dell’amore di Dio rivolto a tutti! E possa la Chiesa essere testimone fedele di questo annuncio in ogni parte del mondo!”. Questo passaggio della Spes non confundit (n. 6), Bolla con cui papa Francesco aveva indetto il Giubileo ordinario della Speranza, è il modo migliore per elevare al Padre l’inno di ringraziamento per tutti i segni del suo amore, dei quali tanti fedeli hanno beneficiato durante l’Anno Santo. Anno Santo che nelle Chiese particolari di tutto il mondo, ossia le Diocesi, si è chiuso domenica 28 dicembre 2025, festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, in attesa che papa Leone XIV ponga ufficialmente fine al Giubileo ordinario, il prossimo 6 gennaio, con la solenne chiusura della Porta Santa nella Basilica di S. Pietro. A Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa di chiusura dell’Anno Santo nella Cattedrale di Spoleto, insieme al presbiterio quasi al completo e alla presenza di tanti fedeli di varie Pievanie. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da Mauro Presazzi, con all’organo Angelo Silvio Rosati.

Mons. Boccardo all’avvio dell’omelia ha ricordato i momenti comuni che hanno segnato il cammino giubilare in Diocesi: le Liturgie Penitenziali durante il tempo di Quaresima, i Pellegrinaggi Giubilari in ogni Pievania e infine il grande Pellegrinaggio regionale a Roma il 13 settembre scorso, con il passaggio della Porta Santa coronato dall’incontro con Papa Leone XIV nella Basilica Vaticana, stracolma di fedeli giunti dall’Umbria.

Quale speranza offre la fede? «Abbiamo celebrato il “Giubileo della speranza”. Appare allora lecito domandarsi – ha proseguito l’Arcivescovo nell’omelia – quali segni di speranza emergano nell’attuale situazione del mondo, attraversato dalla violenza di guerre senza risparmio di colpi, da cambiamenti repentini e carichi di incognite, da una persistente crisi morale, economica, politica e sociale, da estremismi religiosi e dalla crescita di nuove influenze che pretendono di orientare e finalmente dominare la vita degli uomini e della società. E ci domandiamo ancora quale futuro si vada profilando per l’umanità con l’imporsi dell’intelligenza artificiale e dei suoi usi. In una situazione così effervescente ha ancora senso parlare di Dio e della speranza fondata sulle sue promesse? E quale speranza affidabile potrà offrire la fede in Gesù Cristo?».

La speranza della fede è Cristo Gesù, trascendente e sovrano, libero e liberante. «Certamente, il cuore dell’uomo ha bisogno di amare e di essere amato per vivere e imparare a morire: si tratta di un bisogno incancellabile, presente in tutti. Proprio per questo, la penuria più grande di speranza che si possa vivere oggi è quella riguardante la possibilità di un amore che non risulti svenduto o effimero, come avviene nelle tante forme in cui è spesso esibito e offerto; manca la speranza perché manca un amore che vinca l’ingiustizia, la solitudine, l’infedeltà e la morte e risani le ferite dell’anima. Se il rischio dei tempi di tranquillità e di relativa sicurezza è l’illusione di poter cambiare facilmente il mondo e la vita, il rischio opposto – proprio dei tempi di prova – è quello di vivere la paura del domani in maniera più forte della volontà e dell’impegno di plasmarlo. Accogliere la sfida della speranza vuol dire, allora, vincere questa paura; rinunciarvi sarebbe rinunciare alla vita. Solo se c’è in noi una speranza certa potremo dare senso all’esistenza e riusciremo ad amare al di là di ogni misura di stanchezza. Ricordiamo la parola di Gesù, che ha detto: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). … La speranza della fede non è qualcosa che possiamo creare e gestire con le nostre sole forze, quanto piuttosto è Qualcuno che si offre a noi, trascendente e sovrano, libero e liberante: il Figlio di Dio venuto nella carne, Cristo Gesù».