Spoleto – In unione con la maratona di preghiera voluta dal Papa, nei sabati del mese di maggio l’Arcivescovo reciterà il Rosario da Poreta, Bevagna, Eggi e Trevi. Diretta nei canali social.

«Nel mese di maggio alziamo lo sguardo verso la Madre di Dio, segno di consolazione e di sicura speranza, e preghiamo insieme il Rosario per affrontare insieme le prove di questo tempo ed essere ancora più uniti come famiglia spirituale». È iniziata con queste parole la recita del Rosario che il 1° maggio scorso ha avviato la maratona di preghiera dal tema “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio (At 12,5)” per invocare la fine della pandemia. L’iniziativa, nata per desiderio di papa Francesco, è promossa dal Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione e coinvolge trenta santuari mariani di tutto il mondo che, a turno, guideranno ogni giorno del mese di maggio, tradizionalmente mese mariano, la preghiera del Rosario per tutta la Chiesa.

L’archidiocesi di Spoleto-Norcia si unisce all’appello del Papa e invita i fedeli ad unirsi alla preghiera del Sommo Pontefice con la recita giornaliera del Rosario. Nei sabati del mese di maggio, poi, l’arcivescovo mons. Renato Boccardo guiderà la preghiera del Rosario da alcuni luoghi mariani del territorio: le persone potranno seguire in diretta nei canali social (Facebook e YouTube) della Diocesi. Date, orari, luoghi:

Sabato 8 maggio, ore 16.30: chiesa di Santa Maria delle Grazie a Poreta di Spoleto;

Sabato 15 maggio, ore 16.30: chiesa della Madonna della Valle a Bevagna;

Sabato 22 maggio, ore 18.30: chiesa della Madonna delle Grazie ad Eggi di Spoleto;

Sabato 29 maggio, ore 16.30: chiesa di Santa Maria di Pietrarossa in Trevi.

Perugia: La lettera di maggio, dedicata alla Beata Vergine Maria, del cardinale Gualtiero Bassetti alla comunità diocesana. L’esortazione del presule a non cedere «alle lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo e della chiusura nei perimetri segnati dall’ombra del campanile»

“Santa Maria, Vergine mendicante dello spirito, aiutaci a crescere nella comunione”. E’ il titolo della lettera-messaggio del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve scritta per il mese di maggio «dedicato a Maria Santissima – scrive il presule –. Con questa lettera vorrei aiutare la comunità cristiana alla devozione e all’imitazione della Vergine».

Fare spazio a Dio. Questo messaggio, il cui testo integrale è consultabile sul sito della diocesi (http://diocesi.perugia.it/wp-content/uploads/2021/05/letteraCardBassetti-maggio2021.pdf), è un’ esortazione dai contenuti spirituali, ma anche umani e sociali. «Accogliere nella nostra vita Maria, che Gesù ha affidato a tutta l’umanità dall’alto della croce – evidenzia il presule –, vuol dire imparare a fare spazio a Dio».

La fede di Maria. Gualtiero Bassetti, che fin dall’adolescenza in Seminario a Firenze è stato attratto dalla Madre Celeste e da vescovo è molto devoto alla Madonna del Conforto di Arezzo e alla Madonna delle Grazie di Perugia, ricorda ai fedeli l’immensa fede di Maria: «a Dio che si rivela e si dona si può rispondere solo con la fede di Maria che, come ci dice la Lumen Gentium, per “tutta la vita ha camminato nella fede” consegnandosi totalmente a Dio. Una fede, la sua, povera ed umile: solo la povertà e l’umiltà esprimono un amore vero. Perché chi possiede solo sé stesso, non ama, e adopera tutto come uno strumento per i suoi fini. Una fede povera e umile, invece, è una fede che lascia passare la lucentezza di Dio, che solo i poveri e gli umili sono in grado di accogliere. Essi aspettano sempre, amano e aspettano. Maria è vissuta in questa fede, consegnandosi totalmente al mistero di Dio».

Crescere nella comunione. Il cardinale conclude la lettera citando alcune parole del vescovo “santo” don Tonino Bello, che affidava alla Vergine il dono della “comunione” familiare. Sono parole, scrive Bassetti, «che certamente conoscete, ma che risuonano sempre fresche, nuove e di una tenerezza disarmante… Questa comunione te la chiediamo (rivolgendosi a Maria, ndr) per la nostra santa Chiesa perusina-pievese, che non sembra estranea alle lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo e della chiusura nei perimetri segnati dall’ombra del campanile. Te la chiediamo per le nostre famiglie, perché il dialogo, l’amore crocefisso, le rendano luoghi di crescita umana e spirituale. Te la chiediamo per tutta l’umanità: liberala dalla pandemia del virus e del cuore, perché la solidarietà fra i popoli venga riscoperta come l’unico imperativo etico con cui fondare la convivenza».

Orvieto-Todi: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso nei luoghi e nelle opere della Diocesi

Si è aperta con i saluti della Presidente dell’Associazione Pietre Vive dott.ssa Giovanna Bandinu e del Vicario Generale della diocesi di Orvieto-Todi Don Stefano Puri una nuova edizione del Corso di formazione per volontari nella valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici.
Il primo dei cinque appuntamenti in programma – sabato 26 aprile – ha visto la lectio magistralis di Maddalena Ceino con “Maria Patiens” e Raffaele Davanzo che ha relazionato su “L’agiografia/geografia dell’Aldilà: le opere di Misericordia e le Confraternite della parrocchia di Sant’Andrea”.

Dedicato quest’anno a “Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso nei luoghi e nelle opere della Diocesi” , il Corso promosso da Pietre Vive ha avuto 30 iscritti che hanno seguito in diretta streaming i primi due appuntamenti che proseguiranno fino al 29 maggio p.v.

La prossima data in cartellone è quella di Sabato 8 maggio durante la quale, dal Palazzo Vescovile di Orvieto, due illustri relatori proporranno interessanti temi di riflessione.
Dalle 9 alle 11 a relazionare su “L’escatologia di Dante e la lettera Apostolica di Papa Francesco” sarà Monsignor Pasquale Iacobone, segretario della Pontificia Commissione per l’Archeologia Sacra, l’organismo della Santa Sede che ha il compito, già da Pio IX, di tutelare, conservare, gestire e promuovere la vita delle catacombe in tutta Italia. Si occupa di tutti i lavori di ripristino, di restauro, di scavo archeologico, di studio e poi di fruizione da parte dei pellegrini e visitatori.

Dalle 11 alle 12 sarà il dottor Luca Giuliani a intrattenere gli iscritti su un tema altrettanto interessante dal titolo “Beato, è quell’uomo che pensa al fine: le opere di Misericordia e le Confraternite della parrocchia di Sant’Andrea”. Laureato alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali (Università della Tuscia di Viterbo), indirizzo Archivistico-Librario, il dottor Giuliani ha poi conseguito il diploma di archivista presso la Scuola di Paleografia, Diplomatica e Archivistica dell’Archivio Segreto Vaticano. Lavora come archivista-bibliotecario presso l’Archivio Vescovile di Orvieto e la Biblioteca diocesana “Angelo Mai” del Seminario Vescovile di Orvieto, dopo aver conseguito la qualifica professionale di schedatore addetto alla inventariazione e gestione dei Beni Culturali Ecclesiastici.

Al termine delle due lezioni è programmata una visita alla Chiesa dei SS.Giuseppe e Giacomo degli Scalzi, realizzata negli anni tra il 1653 ed il 1657, su disegni di Cosimo Poli, per iniziativa dello zio Cardinale Fausto Poli, Vescovo di Orvieto.

Il Corso è promosso dall’Associazione “Pietre Vive” con la collaborazione della Diocesi di Orvieto-Todi e il sostegno economico della Conferenza Episcopale Italiana. Cinque, in tutto, gli appuntamenti in calendario che permetteranno di conoscere ancora meglio come sono stati rappresentati, nei luoghi e nelle opere della Diocesi, le quattro “realtà ultime”: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso.

Città di Castello – 9 maggio 2021. Festa di Santa Margherita e conclusione del Settimo Centenario della morte

Solo pochissimi giorni fa, il 24 aprile scorso, papa Francesco ha proclamato Santa Margherita di Città di Castello ed ha esteso il suo culto alla chiesa universale.

La chiesa di Città di Castello, in comunione con la diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, si appresta a concludere solennemente le celebrazioni per il VII Centenario della morte della Santa.

Domenica 9 maggio nella chiesa di San Domenico di Città di Castello che custodisce le spoglie mortali della Santa saranno celebrate le Sante Messe ore 8.30, alle ore 10; alle ore 11.15 la celebrazione sarà presieduto dal Vescovo mons. Domenico Cancian ed animato dalla corale “A.M. Abbatini”. Nel pomeriggio saranno celebrate le messe alle ore 17.30 e alle ore 19.

Le celebrazioni saranno uniche per tutte le chiese del centro storico.

Perugia: Un ciclo di webinar organizzati dall’Unità pastorale di Elce, Case Bruciate e Sant’Agostino a sostegno dei genitori in quarantena

Come comunicare al meglio con i figli in tempo di pandemia, alle prese con spazi ristretti, didattica online e smart working? Questa la domanda che molti genitori si fanno e che è stata raccolta dall’Unità pastorale delle parrocchie di Perugia San Donato all’Elce, Santa Maria in Case Bruciate e Sant’Agostino in Porta Sant’Angelo. La risposta è in una serie di webinar dal titolo “Orientamento alla genitorialità – per genitori in quarantena”, in calendario ogni lunedì sera (alle 20.30), sul sito dell’Oratorio dell’Unità pastorale: www.preferiscoilparadiso.it (sezione “in evidenza”) dove potersi iscrivere e ricevere informazioni. A darne notizia è il settimanale umbro La Voce, consultabile anche online (www.lavoce.it). Un primo ciclo di incontri, che ha visto un’ampia partecipazione anche da altre diocesi dell’Umbria, si è tenuto tra febbraio e marzo ed un secondo è in svolgimento fino al 31 maggio. Il prossimo appuntamento è questa sera, lunedì 3 maggio, con l’incontro dal titolo “Che genitore sono?” a cura della dottoressa Silvia Salvarelli.

Gli incontri si avvalgono del supporto di psicoterapeuti e consulenti familiari dei consultori diocesani dell’Umbria, tra cui la dottoressa Angela Passetti, coordinatrice dell’iniziativa, contattabile all’indirizzo mail: passettiangela@virgilio.it . Gli incontri sono aperti non solo a genitori, ma a catechisti, educatori, animatori e a quanti sono interessati alla tematica.

“Il tutto è partito dalla richiesta di alcuni genitori di bambini del catechismo, da cui abbiamo cominciato a strutturare un percorso che poi abbiamo aperto a tutti”, racconta la dottoressa Passetti. In questi mesi la consulente ha visto moltiplicarsi le richieste di aiuto da parte delle famiglie. “Quando si trascorre molto tempo insieme, rafforzare la comunicazione diventa di fondamentale importanza. Per questo siamo partiti con un ciclo di incontri sull’ascolto. Il primo appuntamento – precisa la dottoressa Passetti – ha riguardato addirittura l’auto ascolto, cioè abbiamo invitato i genitori in primis ad ascoltare loro stessi per imparare poi a saper ascoltare i figli”. In questo secondo ciclo di incontri le tematiche spaziano dall’uso consapevole della rete, agli stili genitoriali, dall’educazione emozionale a quella sessuale.

Narni – solenne pontificale di San Giovenale. Mons. Piemontese: “San Giovenale ci sostiene a non lasciarci andare allo scoraggiamento e alla china di una indifferenza religiosa che sembra di moda, e al disimpegno civile ed ecclesiale».

La ricorrenza della festa del patrono di Narni san Giovenale, il 3 maggio, è stata celebrata in forma contingentata e ridotta, in ossequio alle norme di contrasto alla epidemia del Coronavirus. Il vescovo Giuseppe Piemontese, ha celebrato il solenne pontificale nella concattedrale di Narni per fare memoria del santo Patrono, e quale segno di unità spirituale nella preghiera per il popolo sofferente a causa del Coronavirus.
Presenti il sindaco Francesco De Rebotti, che ha donato l’olio e acceso la lampada davanti al busto di San Giovenale e recitato la preghiera al santo patrono, i rappresentanti delle parrocchie del narnese che hanno offerto i ceri, i rappresentanti dei Terziari e del corteo storico della Corsa all’anello, i fedeli narnesi. Hanno concelebrato il parroco don Sergio Rossini, i canonici del capitolo della Concattedrale di Narni, i sacerdoti della vicaria di Narni.

L’ardore missionario di San Giovenale
Il vescovo ha rivolto un saluto particolare ai malati, anziani, a coloro che hanno avuto sofferenze e lutti nel tempo della pandemia. Ricordando poi il patrono e primo vescovo di Narni ne ha sottolineato «l’ardore nello svolgere la missione di evangelizzatore. Nella sua qualità di medico, ma anche di custode e guida del popolo, ne divenne il difensore, defensor civitatis: al suo tempo e ancora oggi, in tempo di pandemia, da nemici ancora più subdoli. A lui ci rivolgiamo con fiducia: vigilia oggi sulla salute, sul benessere; guidaci alla concordia, alla pace e alla santità di questa comunità civile ed ecclesiale».

Proteggere e custodire il tesoro della fede
«Questa mattina siamo al cospetto di san Giovenale per incontrarlo e onorarlo – ha aggiunto il vescovo -. E tuttavia vogliamo dare verità al nostro incontro e rispondere al richiamo del santo, che ci propone una sterzata alla nostra vita invitandoci ad essere cristiani fedeli e autentici. Di generazioni in generazione è stata trasmessa la fede delle famiglie, della comunità cristiana cittadina fino a noi, che abbiamo accolto questo tesoro.
Ci chiediamo: quale convinzione, consapevolezza, testimonianza abbiamo e viviamo in riferimento alla nostra identità di cristiani, alla fede e all’amore per Gesù?
Le rilevazioni statistiche, ma anche l’osservazione comune dicono che la frequenza alla messa domenicale, la partecipazione alla vita della chiesa e la coerenza con i principi e valori cristiani è scemata. Il tesoro di conoscenze, convinzioni, amore, ricevuto per l’opera di san Giovenale si va dilapidando, smarrendo. La nostra generazione non è all’altezza di proteggere e custodire il tesoro della fede, dell’amicizia con Gesù, la nostra tradizione cristiana, la solidità della nostra chiesa. Adulti indifferenti, giovani distratti e ammaliati da lucciole e surrogati di felicità, famiglie scombinate dalle fragilità dei tempi, dalla indifferenza spirituale, da malsana laicità. Il tesoro in vasi di creta può conservarsi intatto e custodirsi se la nostra responsabilità fa affidamento sulla grazia di Dio, ed è riconosciuto come dono di Dio».

Una vita cristiana più autentica
«San Giovenale ha donato la sua vita per amore. I cristiani di quella iniziale comunità e dei secoli successivi hanno accolto questa consegna e hanno edificato, in una corale impresa coraggiosa, la chiesa: quella spirituale, questa cattedrale e tanti altri segni ed espressioni della loro fede, che hanno consegnato alle odierne generazioni.
Noi cristiani del XXI siamo afflitti e mortificati perché la festa esterna di san Giovenale si celebra solo on line, virtualmente, la corsa all’anello, momento altro di questa festa non si può mettere in atto, la tradizione si raffredda e i gli interessi sono annullati. Credo sia il momento di porre mano a rafforzare la vera tradizione legata a san Giovenale: la conversione ad una vita cristiana più autentica e la testimonianza cristiana più concreta e visibile».
Il vescovo ha poi ricordato quanti in questo periodo sono stati dei buoni pastori per le persone che hanno avuto accanto ed ha invitato a riflettere sul senso della vita in questo tempo di pandemia: «Molti, di fronte alla sofferenza e alla morte di propri cari ed amici sono stati indotti a riflessioni esistenziali più sentite e a considerazioni sul valore della vita nella sua consistenza e durata. Oggi volgiamo leggere tutto questo alla luce di Gesù Risorto, che dà senso all’esistenza, e di san Giovenale che ci sosteine a non lasciarci andare allo scoraggiamento e alla china di una indifferenza religiosa che sembra di moda, e al disimpegno civile ed ecclesiale».

La celebrazione si è conclusa sulla gradinata della concattedrale, da dove il vescovo Piemontese ha impartito la benedizione alla città.

L’offerta dei ceri
Il 2 maggio, alla vigilia della festa del patrono di Narni San Giovenale, si è tenuta la tradizionale cerimonia “De Cereis et Palii Offerendi”, l’omaggio al vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia successore di San Giovenale da parte delle autorità comunali della città di Narni, delle sue contrade e dei rappresentanti delle arti. Una cerimonia che in questo anno di pandemia ha avuto una valenza diversa, perché incentrata sull’attualità di questo difficile periodo, e con protagonisti non consueti. Sono stati infatti i rappresentanti del mondo ospedaliero, medico, scolastico, del volontariato, del commercio e dei vari ambiti in particolare lotta al Coronavirus oltre ai consueti delegati dei Terzieri a fare omaggio al vescovo Giuseppe Piemontese.
Hanno consegnato simbolicamente il cero al vescovo Piemontese i rappresentanti delle associazioni di volontariato che, nel tempo del Covid19 sono stati accanto ai deboli e malati; le associazioni di Protezione Civile; le associazioni benefiche cattoliche; coloro che hanno perso il lavoro; medici e infermieri e operatori sanitari; coloro che sono guariti dal Covid; gli insegnanti e gli studenti; una coppia di sposi; gli universitari; gli operatori del turismo, operatori delle arti e dello spettacolo, di quanti hanno continuato ad essere a disposizione del pubblico come i negozianti di generi di prima necessità; una rappresentanza di chi perso i propri congiunti a causa del Covid ed infine i ceri dei cittadini di Narni e dei terzieri.
La consueta simbolica liberazione del prigioniero è stata concretizzata in una raccolta a favore della Caritas diocesana per tutte le famiglie che hanno perso il lavoro.

Inaugurata a Montefalco la casa “Patris corde” per padri separati. L’arcivescovo Boccardo: aprire questa casa vuole indicare la solidarietà e l’accoglienza, garantire una situazione dignitosa affinché quanti vi abiteranno possano avere un luogo dove incontrare e condividere del tempo con i propri figlioli». La presidente Donatella Tesei: «Questa iniziativa è molto importante in quanto le difficoltà dei padri separati ci sono e spesso emergono poco»

“Patris corde – Con cuore di Padre”: è la Lettera apostolica di papa Francesco dell’8 dicembre 2020, nel 150° anniversario della dichiarazione di S. Giuseppe quale patrono della Chiesa universale. Ispirandosi a questo testo, l’archidiocesi di Spoleto-Norcia ha avviato a Montefalco una nuova opera segno della Caritas: una casa per padri a cui è stato dato proprio il nome “Patris corde” e posta sotto la protezione di S. Giuseppe. È stata inaugurata sabato 1° maggio 2021, festa liturgica dello sposo della Vergine Maria, dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo con un momento di preghiera nella chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo. Con il Presule c’erano: don Vito Stramaccia, parroco di Montefalco, don Edoardo Rossi direttore della Caritas diocesana, don Sem Fioretti vicario generale della diocesi, don Emo Moretti, cpps, parroco di Bastardo di Giano dell’Umbria, don Simone Maggi parroco di Cesi di Terni e Portaria di Acquasparta, don Dieudonné Mutombw Tshibang parroco di Verchiano di Foligno, i Frati Minori del convento di S. Fortunato di Montefalco, i seminaristi della Diocesi. Hanno preso parte all’inaugurazione anche alcuni rappresentanti della Caritas delle Pievanie della Diocesi. Sul fronte istituzionale c’erano: Donatella Tesei presidente della Giunta regionale dell’Umbria, Luigi Titta sindaco di Montefalco, altre autorità civili e militari del luogo.

Nella sua riflessione l’arcivescovo Boccardo ha proposto tre messaggi. Il primo, se vogliamo a livello intellettuale. «La vita – ha detto il Presule – non è sempre facile, ci sono dei momenti particolarmente faticosi, degli eventi che non dipendono da noi. Si tratta o di subirli o di interpretarli, di abitarli. Il Papa ci ricorda che Dio sa trasformare un problema in una opportunità. Un messaggio molto utile in questo tempo che stiamo vivendo – ha affermato ancora mons. Boccardo – a causa del Covid-19; tutti sentiamo il peso di questo anno di limitazioni e paura, dove facciamo esperienza della precarietà e capiamo che non siamo i proprietari, i gestori, della nostra vita. Basta un virus invisibile e tutto è per aria, tutto è in discussione, fino alla salute, al lavoro, all’economia. Siamo invitati allora a trasformare questo momento in opportunità, imparando ciò che è veramente irrinunciabile da quello che non è così necessario. Si tratta di non fare confusione e di utilizzare questo momento per crescere in umanità, in sapienza, per andare nella parte più profonda di noi stessi e trovare lì la nostra vera ricchezza, sapendo che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio. S. Giuseppe ci esorta a leggere dentro i momenti della nostra vita e a trarne un insegnamento».

Il secondo messaggio dell’Arcivescovo è andato al cuore della giornata, l’inaugurazione della casa “Patris corde”. «Conosciamo tutti – ha detto mons. Boccardo – le difficoltà che devono affrontare quegli uomini che vivono la situazione generata da un amore finito e si sono allontanati dalla loro casa, dalla famiglia, dai figlioli. E devono affrontare anche una situazione economica e lavorativa particolarmente delicata. La nostra Chiesa desidera dare un segno – che non è certamente la soluzione tutti i problemi – di vicinanza, di attenzione e di cura verso questi uomini, che talvolta vivono un tempo particolarmente duro. E allora aprire questa casa vuole indicare la solidarietà e l’accoglienza, garantire una situazione dignitosa affinché quanti vi abiteranno possano avere un luogo dove incontrare e condividere del tempo con i propri figlioli. Ringrazio la parrocchia di Montefalco, col parroco don Vito Stramaccia, che mette a disposizione di tutti questo bello edificio. Ringrazio i volontari che in pochi giorni hanno rifatto nuova la casa, non solo tinteggiando i locali, ma procurando tutto quello che è necessario perché sia confortevole e accogliente: vedrete – ha detto il Presule rivolto ai presenti – i dettagli e la cura con cui è stata arredata. È un modo di dire: benvenuto, qui sei a casa tua. Ringrazio, infine, la Caritas diocesana, col suo direttore don Edoardo Rossi, che si prenderà cura della gestione della casa con alcuni volontari di Montefalco».

Il terzo messaggio di mons. Boccardo è scaturito dal segno che la Caritas diocesana e la parrocchia di Montefalco hanno lasciato ai presenti: una piccola pianta di ulivo. «L’ulivo – ha detto – è simbolo di questa nostra terra, è fonte di sostentamento per tanti, da esso si trae olio, è utilizzato per la cucina, per la cosmesi, ci si producono pomate curative e profumi. Ognuno di noi, allora, è chiamato ad essere come l’olio, cioè a diffondere un buon profumo, ad essere strumento di consolazione e di guarigione, a diffondere gesti concreti che dicono l’attenzione a chi deve affrontare un tempo di prova e di sofferenza. Ciascuno noi – ha proseguito l’Arcivescovo – è invitato a diventare come quell’olio buono: anche io posso curare delle piaghe e delle ferite; e quante ce ne sono nelle famiglie, nelle persone che frequentiamo. Anche io, dunque, posso essere strumento di guarigione con una parola, con un gesto discreto, nascosto che non appare. Quello che lascia il segno non è ciò che sta nei mezzi della comunicazione, ma il bene compiuto nella gratuità e nel silenzio. E allora questa piantina di ulivo ci ricorda di diventare come olio che cura e che consola».

Al termine del momento di preghiera in chiesa, c’è stato il taglio del nastro della casa affidato alla presidente della Giunta regionale dell’Umbria Donatella Tesei, montefalchese, che ha seguito passo passo i lavori di sistemazione della casa: «Questa iniziativa è molto importante – ha detto – in quanto le difficoltà dei padri separati ci sono e spesso emergono poco. Ringrazio la Chiesa diocesana di Spoleto-Norcia e il nostro arcivescovo Renato Boccardo per aver pensato e realizzato questo progetto e per aver scelto la città di Montefalco per questa opera di carità. Il mio grazie, poi, va al nostro parroco don Vito Stramaccia, a tutti i volontari della parrocchia, al direttore della nostra Caritas diocesana don Edoardo Rossi per aver concretizzato in pochissimo tempo questo progetto».

Alla fine, i presenti, a piccoli gruppi e nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19, hanno visitato la casa che si sviluppa su due livelli. A piano terra, ci sono cucina e soggiorno; al primo, tre camere-alloggio con bagno e un salottino comune. Il pittore di Montefalco, Oliviero Trombetti, ha realizzato l’immagine simbolo della casa, S. Giuseppe con Gesù in braccio, ed ha donato alcune sue opere posizionate all’interno dell’abitazione.

“L’emigrazione giovanile è un fenomeno che investe sempre più la nostra comunità regionale”. Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti all’incontro Ceu “Giovani e lavoro: un cantiere aperto”

“Con questo incontro la Chiesa umbra affronta un tema decisivo per il presente e per il futuro della nostra società. I giovani e il lavoro, infatti, sono due elementi cruciali che si riflettono non solo sull’economia ma anche sulla famiglia e l’educazione, sui diritti sociali e sulla robotica, sulla coesione sociale e sulla mobilità umana. Parlare del rapporto tra giovani e lavoro significa, in definitiva, parlare di una nuova questione sociale che è, al tempo stesso, una nuova questione antropologica”. A sottolinearlo è stato il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nell’intervenire all’incontro di riflessione e di preghiera sul tema “Giovani e lavoro: un cantiere aperto”, tenutosi nel pomeriggio del 30 aprile, presso la sala “Seneca” dello Stabilimento Nestlé-Perugina del capoluogo umbro.

All’incontro, promosso dalla Commissione regionale per i problemi sociali e il lavoro, la pace e la custodia del Creato della Ceu, hanno partecipato in presenza circa trenta persone in rappresentanza delle Istituzioni civili e religiose e del mondo imprenditoriale e sindacale dell’Umbria, ed altre hanno preso parte in remoto, seguendo la diretta streaming trasmessa dai canali social di Chiesainumbria.it , del settimanale La Voce e dell’emittente Umbria Radio InBlu.

A moderare i lavori è stata l’avv. Francesca Di Maolo, coordinatrice della Commessione regionale Ceu e presidente dell’Istituto Serafico di Assisi e a relazionare e a tracciare una sintesi dei vari interventi è stato il prof. Luca Fiorucci, docente ordinario di Economia e management delle imprese all’Università di Perugia. A precedere i relatori, tra cui la dott.ssa Laura Binda, responsabile delle risorse umane della Nestlé, sono state quattro testimonianze di storie di resilienze e intraprendenze nel mondo del lavoro di giovani delle Diocesi di Foligno, Spoleto-Norcia, Perugia-Città della Pieve e Terni-Narni-Amelia.

“Il cardinale Bassetti, nel suo intervento, si è soffermato sul rapporto giovani e lavoro prendendo spunto dal fenomeno riemergente dell’emigrazione che li riguarda da vicino. “Tra i nuovi emigranti italiani del XXI secolo, moltissimi sono i giovani – ha evidenziato il porporato –. Giovani che subito dopo la scuola superiore o dopo l’Università, lasciano il nostro Paese. Ne ho incontrati molti di questi giovani. Alcuni scelgono di partire come scelta di vita. Si sentono cittadini del mondo. Molti altri no. Vorrebbero rimanere in Italia ma sono costretti a partire. È questo un fenomeno su cui riflettere perché investe in pieno la nostra comunità regionale. Si riflette per esempio sulla formazione delle famiglie. Uno dei motivi per cui si ritarda la data del matrimonio riguarda proprio la mancanza del lavoro. E conseguentemente della casa e di ogni protezione sociale. E anche dopo il matrimonio, portare avanti una famiglia in questa situazione sociale così complessa diventa veramente difficile. Fare una famiglia oggi è in molti casi un gesto eroico. Penso per esempio alle giovani coppie con figli che vivono nelle grandi città. Ma anche nei nostri piccoli borghi umbri. Riuscire ad armonizzare la vita familiare e il lavoro è una sfida quotidiana dal risultato incerto”.

“Mai come oggi, dunque, è veramente importante rimettere al centro della nostra attenzione il rapporto tra giovani e lavoro – ha commentato Bassetti –. Si tratta di una grande questione su cui è opportuno riflettere e soprattutto fare delle proposte concrete sia per ciò che concerne la creazione di nuovi posti di lavoro e sia per ciò che riguarda le politiche sociali che armonizzino il rapporto tra famiglia e lavoro. Una di queste proposte è l’assegno unico universale: spero vivamente, come ho già avuto modo di scrivere su “Avvenire”, che il Governo fornisca un’adeguata dotazione finanziaria. Ma in generale, mi auguro che il recovery plan sia veramente di aiuto per far ripartire l’Italia dopo lo shock della pandemia”.

Il cardinale, ribadendo quanto già detto in passato, ha parlato di una “nuova questione sociale”, che “si caratterizza per un potere pervasivo della tecnica e per uno sradicamento della persona umana, facendo passare nel silenzio invece una dimensione fondamentale del lavoro: la sua sacralità. Il lavoro è sacro, lo ha detto spesso Papa Francesco, perché attraverso di esso l’uomo si fa con-creatore del mondo. Le persone attraverso questa attività, che va svolta con equità e carità, acquisiscono una loro dignità. Una dignità che però perdono quando al lavoro si sostituisce lo sfruttamento oppure una lunga stagione di precariato e di umiliazione, fino alla disoccupazione”.

Obiettivo dell’incontro, come ha sottolineato la coordinatrice della Commissione Ceu Di Maolo, “è quello di portare alla conoscenza comune che in Umbria esistono giovani lavoratori e imprenditori straordinari, che non si arrendono dinanzi alle difficoltà (pandemia e terremoto), che sono competenti, che hanno deciso di tornare in Umbria dopo esperienze professionali all’estero, che hanno voglia di mettersi in gioco”. Anche da queste esperienze nasce l’appello della Commissione Ceu alle Istituzioni affinché realizzino politiche sociali volte a favorire l’occupazione giovanile, promuovendo anche iniziative per far conoscere storie propositive come quelle emerse all’incontro “Giovani e lavoro…”. Il prof. Ferrucci, facendo eco a quanto evidenziato dal cardinale Bassetti, ha detto: “i giovani umbri se ne vanno per lavoro, ma hanno una grande voglia di restituire a questa terra, a cui rimangono attaccati, la loro energia potenziale e su questo la comunità politica deve riflettere”. La responsabile risorse umane di Nestlé-Perugina Laura Binda ha presentato i progetti “Nestlé Needs Youth” volto ad aiutare 10milioni di giovani in tutto il mondo ad avere accesso a opportunità economiche entro il 2030 e “Nestlé Startup Programme” cui hanno risposto 500 giovani italiani per favorire lo sviluppo imprenditoriale delle loro idee imprenditoriali.

L’incontro si è concluso con la preghiera dinanzi all’icona di san Giuseppe lavoratore la cui festa liturgica ricorre il primo maggio, presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo, presidente della Ceu.

Terni – la vicinanza della Chiesa al mondo del lavoro nel 40° anniversario della visita di Giovanni paolo II all’acciaieria

Nel giorno della festa di San Giuseppe lavoratore, il primo maggio, la chiesa diocesana esprime vicinanza e solidarietà al mondo del lavoro, ai lavoratori e ai disoccupati con un messaggio del vescovo Giuseppe Piemontese. Affida a san Giuseppe lavoratore le speranze di ogni cittadino per un lavoro dignitoso, e invoca per tutti prosperità e salute, in questo periodo difficile in cui la pandemia ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico e nel mondo del lavoro si sono aggravate le diseguaglianze esistenti e create nuove povertà.
«La festa di San Giuseppe lavoratore, che Papa Francesco ha voluto celebrare con un anno a lui dedicato, ci spinga a vivere questa difficile fase senza disimpegno e senza rassegnazione. Nulla ci distolga dall’attenzione verso i lavoratori, sapendo che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del mondo del lavoro, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono i sentimenti dei discepoli di Cristo Signore. Condividiamo le preoccupazioni, ma ci facciamo carico di sostenere nuove forme di imprenditorialità e di cura. Se tutto è connesso, lo è anche la Chiesa italiana con la sorte dei propri figli che lavorano o soffrono la mancanza di lavoro. Ci stanno a cuore». (dal messaggio dei vescovi italiani per il 1° maggio 2021)

Terni, città operaia, celebra il 40° anniversario della visita di papa san Giovanni Paolo II alle acciaierie e alla città di Terni (19 marzo 1981) con la messa che sarà celebrata dal vescovo Piemontese il 15 maggio 2021 alle ore 18 presso Acciai Speciali Terni, in viale Brin, nello stesso piazzale interno all’acciaieria dove il Papa incontro migliaia di lavoratori.
Nell’incontro con il mondo del lavoro papa Giovanni Paolo II toccò temi fondamentali per la vita dell’uomo: la dignità del lavoro, la giustizia e la moralità come condizioni essenziali per la pace in tutte le nazioni, la famiglia, la libertà dell’uomo e la creatività dell’opera umana, insegnamenti profetici che il Papa consegnò al mondo del lavoro e all’intera comunità diocesana

«La memoria di questa storica visita – ricorda il vescovo Piemontese – col suo messaggio di speranza, può sostenere gli sforzi della chiesa, dei concittadini, uomini e donne di buona volontà, a promuovere il rinnovamento e lo sviluppo sociale e religioso. Rivedendo i gesti di quella visita memorabile, rileggendo le parole del Papa Santo, possiamo trovare spunti e suggerimenti per inventare e seguire vie di nuovo umanesimo e crescita sociale.
Rileggiamo i segni: la fabbrica, il lavoro, le persone, le autorità, la convivialità, il dialogo, la preghiera, l’Eucarestia conclusiva, evento santificatore del lavoro umano e prospettiva metodologica di giustizia sociale e di dignità civile e religiosa, culmine e ripartenza di ogni rinnovamento.
La nostra città, capoluogo e capofila della pluralità delle città e dei castelli del territorio, non può rassegnarsi al declino indotto da scelte sbagliate, da egoismi di campanile o di parte e da ultimo dalle asfissie e dai fallimenti causati dalla pandemia.
Parafrasando le parole di Gesù, è utile prendere consapevolezza che se una città “è divisa in se stessa, non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi”.
In un’ora grave e delicata, varie vicende politiche hanno portato la nostra Italia a dotarsi di un governo di collaborazione nazionale. Un analogo spirito dovrebbe spingere la classe dirigente e tutte le forze civili, politiche e sociali più significative della città e della regione a collaborare a favore della next generation a Terni, in Umbria, in Italia e in Europa».

Perugia – l’opera segno “Casa Emmaus” riapre le porte a persone disabili. Il direttore don Briziarelli: «un’opera segno profetica, un faro umile e prezioso che indica la via dell’inclusione»

“Casa Emmaus” in località Lidarno di Perugia, domenica 2 maggio (ore 17.30), riapre le porte a persone disabili; riprende le attività in sicurezza (sospese a seguito dell’emergenza Covid-19) all’interno del salone comunitario. I quattro confortevoli appartamenti che la compongono, messi a disposizioni di operatori sanitari e per il progetto “Ri-Housing” nella fase acuta della pandemia, vengono utilizzati all’occorrenza per persone in difficoltà e per accogliere nei weekend gli ospiti disabili che lo richiedono.

Diventare volontari. Attività che sono state rinnovate nel 2009 con laboratori teatrali e per aspiranti clown, di cucina (durante la settimana) e di percorsi tematici (il sabato con i più giovani e la domenica con gli adulti). «Non mancano le uscite, le feste, i balli, le partite di calcetto, le serate in pizzeria, soprattutto non manca il desiderio di stare insieme, di trovarsi e raccontarsi, con la certezza che, in fondo, basta il tuo amore». E’ quanto sottolinea Angela Ciccolella, una delle responsabili di “Casa Emmaus” nel lanciare un appello, quello di «venire a conoscerci e a diventare volontari». “Casa Emmaus” ha bisogno di nuovi amici volontari per poter proseguire la sua opera, una necessità emersa fin prima della pandemia, affinché «la sua peculiarità di sollievo della sofferenza, specie delle persone con disabilità e loro famiglie – precisa Angela – non venga meno nel tempo». La realtà associativa che gestisce la struttura, riconosciuta dalla Caritas diocesana, è iscritta nel Registro regionale del volontariato.

La storia. “Casa Emmaus” è sorta nel 1999 come “opera segno” del IV Congresso eucaristico diocesano in preparazione al Grande Giubileo del 2000, fortemente voluta dall’allora direttore della Caritas perugina e parroco di Sant’Egidio-Lidarno monsignor Giacomo Rossi per ospitare «persone con varie necessità – spiega Angela –, da disabilità a indigenza, ad appoggio per chi era in cura nell’allora policlinico di Monteluce. Nel 2005, ad opera gratuita dei parrocchiani, fu aperto un grande salone adibito a vari usi sia per la parrocchia che per gli incontri mensili del Centro volontari della sofferenza (Cvs) di cui don Giacomo Rossi era assistente spirituale. Dal 2009 “Casa Emmaus” si è vivacizzata in modo ancora nuovo con un gruppo di ragazzi con disabilità che hanno iniziato a frequentarla in modo regolare, guidati da alcuni volontari che di volta in volta propongono attività per scoprire la propria bellezza e unicità. Chi entra resta attratto dalla gioia che lo avvolge – conclude Angela –, inaspettata nell’immaginario collettivo rispetto “al disabile”».

La disabilità una sfida. Per Alessandro, un giovane ospite, «Casa Emmaus, grazie ai volontari, ci permette di stare insieme e di confrontarci con le diverse disabilità che caratterizzano ognuno di noi. Questa Casa, infatti, è prima di tutto un luogo di accoglienza per noi ragazzi con disabilità. A mio avviso la cosa importante – sottolinea Alessandro – è non focalizzarsi sulle nostre difficoltà fisiche, ma sulla capacità di superare i propri limiti, la voglia di affrontare le difficoltà che ogni giorno si pongono dinanzi a noi. All’interno di “Casa Emmaus” ci alleniamo a fare questo, a non vedere la disabilità come un ostacolo, ma semplicemente come una sfida. Se interpreti un tuo limite come uno ostacolo non riuscirai mai a superarlo e a migliorare, invece se i tuoi limiti li trasformi in sfide da affrontare giornalmente, allora migliorerai te stesso e gli altri».

Sostegno nell’accettare la disabilità. Luisa, volontaria di “Casa Emmaus”, racconta il suo primo incontro con questa realtà avvenuto, come lei stessa dice, «in modo “casuale” nel conoscere una delle responsabili, Angela, in un momento difficile della mia vita, quando ho saputo di essere affetta dalla sclerosi multipla e, quindi, dover accettare di esser diventata disabile. Ho sempre visto con un certo distacco la disabilità e quindi non è stato facile accettare quello che mi stava succedendo! Angela mi invitò ad aiutarla nella giornata di inaugurazione. Accettai per amicizia, ma da quel giorno ne seguirono altri, accorgendomi che quei ragazzi stavano diventando essenziali per accettare la mia disabilità con dignità».

La gratitudine del direttore. «Un augurio speciale a “Casa Emmaus” per la ripresa delle sue attività», lo rivolge a ospiti e volontari il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli, definendola «un’opera segno profetica, un faro umile e prezioso che indica la via dell’inclusione e ci ricorda continuamente che la disabilità non è un ostacolo, ma un’occasione di Amore. Ringrazio personalmente Angela e tutti i volontari, ricordando loro il pieno sostegno a quest’opera della tenerezza di Dio. La mia personale gratitudine a “Casa Emmaus” per aver messo a disposizione, in questo tempo di pandemia e chiusura, gli appartamenti al progetto “Ri-Housing” permettendo a tre famiglie in grave emergenza abitativa di poter trovare ristoro per un anno. Un esempio importante di Carità nella Carità e di comunione per la nostra Chiesa. Un invito speciale a tutti i giovani a conoscere “Casa Emmaus” e mettersi a servizio di tanti fratelli e sorelle, che nella loro fragilità, portano in dono a tutti noi un’immagine unica e speciale del volto di Gesù. Grazie davvero».