Spoleto – festa di S. Antonio nella parrocchia di S. Gregorio. Il parroco don Bruno Molinari: «Lasciamo il cuore aperto al Signore, soprattutto in questo tempo di pandemia sanitaria: sta al nostro fianco, ci dice di non essere titubanti, ci richiama all’essenzialità, all’amore verso gli altri»

Domenica 17 gennaio scorso la Chiesa ha fatto memoria di S. Antonio Abate, uno dei più illustri eremiti. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l’Oriente. La sua vicenda è raccontata da un discepolo, S’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Nell’iconografia è raffigurato circondato da donne procaci (simbolo delle tentazioni) o animali domestici (come il maiale), di cui è popolare protettore.

In tante comunità dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia viene ricordata la figura di questo Santo: generalmente, al termine della Messa, c’è la tradizionale benedizione degli animali. A Spoleto, ad esempio, nella parrocchia di S. Gregorio Maggiore la festa di S. Antonio si tiene da tanti anni. E anche quest’anno, nel rispetto delle norme in atto per contrastare il diffondersi del Coronavirus, è stata celebrata. Alle 11.00 il parroco don Bruno Molinari ha presieduto la Messa, animata dalla corale parrocchiale, nella bella chiesa romanica in Piazza Garibaldi; al termine, si è recato sul sagrato per benedire gli animali, soprattutto cani e gatti.

Commentando il Vangelo proposto dalla liturgia, in cui si parla dei due discepoli che hanno riposto la fiducia in Giovanni Battista nel seguire Gesù, don Bruno ha invitato i numerosi fedeli presenti nella chiesa di S. Gregorio, ben distanziati, a pensare «alla nostra storia personale. Facciamo memoria – ha detto – di quelle persone che ci hanno aiutato a scoprire e conoscere Gesù: a quelli cioè che sono stati i nostri Giovanni Battista. Cari fratelli e sorelle – ha proseguito don Bruno – lasciamo il cuore aperto al Signore, soprattutto in questo tempo di pandemia sanitaria: lui sta al nostro fianco, ci dice di non essere titubanti, ci richiama all’essenzialità, all’amore verso gli altri. E S. Antonio, di cui oggi facciamo memoria, ha lasciato tutto per seguire Gesù, diventando un fecondo dispensatore di bene».

Gubbio – Servizio Civile, due i posti alla Caritas diocesana

Anno nuovo e buone nuove per i giovani eugubini che vogliono mettersi alla prova con un’esperienza di volontariato e contribuire al bene della propria comunità. Sul sito del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale (www.serviziocivile.gov.it) è stato pubblicato il bando per la selezione di 46.891 operatori volontari da impiegare in progetti di Servizio civile. Un’importante occasione di crescita personale per i ragazzi, che consapevolmente scelgono di impegnarsi in esperienze dal grande valore formativo e civile.
In Umbria sono 65 i progetti disponibili, legati a 32 programmi di intervento, per un totale di circa 594 operatori volontari richiesti, di cui 141 nella provincia di Terni e 453 in quella di Perugia.
Fra questi vi sono anche i progetti promossi dalle Caritas diocesane umbre, che agli aspiranti volontari offrono l’opportunità concreta di dedicarsi in attività a favore delle persone più deboli e bisognose del proprio territorio. Come la Caritas eugubina che mette a disposizione due posti da volontario, da impiegare per un periodo di 12 mesi, presso il Centro di ascolto di Gubbio, in piazza San Pietro.
I volontari selezionati saranno chiamati a sottoscrivere con il Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile un contratto che fissa, tra l’altro, l’importo dell’assegno mensile per lo svolgimento del servizio in 439,50 euro. Inoltre, il periodo prestato come operatore volontario di Servizio civile è riconosciuto ai fini previdenziali, a domanda dell’interessato.
Possono presentare la domanda i giovani (italiani e stranieri) di età compresa tra i 18 e i 28 anni. La domanda di partecipazione è compilabile esclusivamente dalla piattaforma Domanda on Line (Dol) raggiungibile tramite computer, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it fino alle ore 14 dell’8 febbraio 2021.
Maggiori informazioni sul progetto di Servizio civile universale della Caritas diocesana di Gubbio sono pubblicate sul sito www.caritas.it e sul sito www.diocesigubbio.it. Per ricevere altre indicazioni e chiarimenti è possibile inviare una mail a caritasgubbio@libero.it o telefonare ai numeri 0759221202 – 3333203943 (dal lunedì al venerdì, ore 9-12,30).

Perugia: La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani al tempo del Covid-19 sulla piattaforma Google meet. «In questa stagione di grande incertezza e preoccupazione con forti conseguenze sociali, l’invito di Gesù è oggi ancora più attuale e chiama tutti i cristiani a dare una risposta»

Perugia, città multiculturale e multireligiosa, che ha precorso i tempi del Concilio Ecumenico Vaticano II con realtà socio-culturali di espressione della Chiesa cattolica locale, quali il Centro ecumenico ed universitario “San Martino”, l’Ostello della gioventù – Centro internazionale d’accoglienza e la rivista periodica Una città per il dialogo, si appresta a vivere l’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) con una serie di incontri virtuali a seguito della pandemia da Covid-19, fruibili sulla piattaforma Google meet al link: https://meet.google.com/qyb-uwsy-vyb .

Il CCC di Perugia. A presentare il tema e il programma della Settimana è la prof.ssa Annarita Caponera, presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane di Perugia (CCC), confermata recentemente a tale incarico, docente di Ecumenismo e dialogo interreligioso presso l’Istituto Teologico di Assisi (ITA) e presidente del Centro ecumenico “San Martino”. Il CCC, operativo nel capoluogo umbro da circa un decennio, è composto dalle Chiese cattolica, ortodosse – greca, romena, russa – e protestanti – valdese ed avventista -.

Il tema della Settimana. «“Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” – annuncia la prof.ssa Caponera – è il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2021, ispirato al capitolo 15, versetti 5-9 del Vangelo secondo Giovanni. Il Signore Gesù aveva rivolto queste parole in un’ora di incertezza e preoccupazione subito prima della passione. Anche l’umanità oggi sta passando a causa del Covid-19 una stagione di grande incertezza e preoccupazione con forti conseguenze sociali, economiche e morali. L’invito di Gesù è oggi ancora più attuale e chiama tutti i cristiani a dare una risposta alla sua chiamata».

Finalità degli incontri. «Nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve le iniziative per tale preghiera – precisa la presidente del CCC – sono attività svolte dal Centro Ecumenico San Martino di Perugia in collaborazione con l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo e con il Consiglio delle Chiese Cristiane presenti a Perugia. Gli incontri, per ragioni dovute alla pandemia, saranno interamente fruibili online su piattaforma Google meet (https://meet.google.com/qyb-uwsy-vyb). E’ un modo concreto – conclude Annarita Caponera – per continuare a testimoniare insieme la riconciliazione di Cristo».

Programma. lunedì 18 gennaio, ore 18:30: Chiamati da Dio: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15, 16a), apertura della Settimana di preghiera a cura di tutte le Chiese; martedì 19 gennaio, ore 18:30: Maturare interiormente: “Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi” (Gv 15, 4a), riflessione a cura della Chiesa valdese; mercoledì 20 gennaio, ore 18:30: Formare un solo corpo: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12b), riflessione a cura della Chiesa ortodossa romena; giovedì 21 gennaio, ore 18:30: Pregare insieme: “Io non vi chiamo più̀ schiavi […]. Vi ho chiamati amici” (Gv 15, 15), riflessione a cura della Chiesa cattolica; venerdì 22 gennaio, ore 18:30: Lasciarsi trasformare dalla parola: “Voi siete già liberati grazie alla parola che vi ho annunziato” (Gv 15, 3), riflessione a cura della Chiesa avventista; lunedì 25 gennaio, ore 18:30: Riconciliarsi con l’intera creazione: “Perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta” (Gv 15, 11), conclusione della Settimana di preghiera a cura di tutte le Chiese aderenti al CCC di Perugia.

Perugia – «Siamo nel pieno dell’emergenza abitativa… La pandemia è anche occasione per fare del bene». A rilevarlo è il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli

«All’inizio del 2021 ci troviamo ad affrontare un’emergenza, quella abitativa sentita da molte famiglie italiane, che avevamo già intuito come Caritas sin da marzo 2020, nella prima fase di questa pandemia, avviando dei progetti di ri-housing sociale in collaborazione con la Fondazione Santa Caterina Onlus». Lo sottolinea don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, nel soffermarsi sulla «grande campagna di raccolta fondi, denominata “Adotta un affitto”», avviata, ricorda il sacerdote, «lo scorso novembre e che resterà aperta per tutto l’anno».

Spirito profetico. Come sempre la Caritas – commenta don Briziarelli – ha uno spirito profetico nel riuscire ad intuire quali sono le difficoltà delle nostre famiglie nel dare ascolto a tante di loro. Basti pensare che al Centro di ascolto diocesano vi accedono ogni giorno, in media, 25 persone, 25 ascolti che ci permettono di intuire ed anche a prevedere non poche difficoltà. Siamo nel pieno dell’emergenza abitativa, un fenomeno sociale che accompagnerà le nostre famiglie per un lungo tempo». Si tratta, prosegue il sacerdote, «di un’emergenza che riscontriamo nel pagare affitti e utenze. E’ una situazione difficile che sta caratterizzando anche tante famiglie italiane che sono in grave difficoltà, perché arrivano in Caritas come fosse l’ultima spiaggia dopo aver provato in ogni modo a rialzarsi. Ci stiamo dirigendo verso un panorama sociale pesante in cui siamo chiamati sempre più ad accogliere e ad accompagnare».

Dato molto preoccupante. Nella sola provincia di Perugia, a fine 2020, gli sfratti esecutivi sfioravano i mille, «un dato che conferma la nostra previsione e le nostre scelte – evidenzia il direttore Caritas – che abbiamo fatto nel sostenere iniziative a favore dell’emergenza abitativa. E’ un dato molto preoccupante che denota una forte crisi economica nella quale versano tante famiglie a causa della perdita del lavoro; una perdita accentuata dalla pandemia e pertanto siamo chiamati come Chiesa e come comunità civile a stringerci insieme per portare avanti progetti che riescano ad aiutare le persone a rialzarsi e a ripartire».

Progetto di sostegno alimentare. «Come ha detto recentemente papa Francesco – ricorda don Briziarelli –, abbiamo necessità di essere un “noi”, non un “io”, soprattutto in questi tempi così di dura prova per tutti. Non è un caso che partiremo a breve anche con un progetto di sostegno alimentare alle famiglie. Si tratta di un progetto condiviso insieme al Comune di Perugia e alla Croce Rossa. Abbiamo bisogno di fare “rete”, di incontrarci, di discutere, di pensare insieme per trovare strategie comuni dove mettere al centro il povero e riuscire nelle situazioni di difficoltà ad intervenire ognuno secondo le proprie competenze e ruoli».

Aiuto prolungato nel tempo. «Questo essere più un “noi” che un “io” sta comunque prendendo concretamente coscienza nella comunità diocesana – rileva il direttore della Caritas perugino-pievese –. Lo stiamo riscontrando in un fenomeno che avevamo auspicato, quello di una possibilità e di un desiderio nato in tante famiglie: non fare soltanto una donazione limitata alla campagna natalizia “Adotta un affitto”, ma farsi prossimi e decidere di accompagnare una famiglia per un tempo più lungo. E’ stato il nostro desiderio, quello che questa campagna animasse alla carità le nostre comunità risvegliando in loro un senso di corresponsabilità. In queste prime due settimane del 2021 stiamo cominciando ad avere delle risposte con le prime persone che ci contattano, disiderose di accompagnare una famiglia in difficoltà per un tempo prolungato».

Raggiunto un obiettivo. Nel tracciare un “primo bilancio” di “Adotta un affitto” don Briziarelli sottolinea «la grande risposta che c’è stata durante il periodo natalizio sia da privati cittadini, parrocchie, associazioni, che da aziende. Questo ci ha scaldato il cuore oltre che aver raggiunto un obiettivo importante che ci permetterà di intervenire in tante situazioni. E’ la bellezza di un cammino che abbiamo fatto, condiviso insieme a singoli, famiglie e aziende che hanno scelto di aderire alla nostra campagna. A tutti loro va il nostro grazie e il grazie di quelle famiglie che torneranno a sperare e ad alzare gli occhi al Cielo. A noi tutti il “compito” di continuare a promuovere la campagna».

Il bene è contagioso. «In questo tempo di pandemia, dove potrebbero esserci situazioni in cui le persone sono più propense a chiudersi in sé stesse, ad essere più individualiste, il nostro riscontro è diverso perché stiamo vedendo tanta generosità, tanto desiderio di collaborare e tante persone che arrivano in Caritas a chiedere la possibilità di avere un posto in questa catena di amore e di speranza che si è creata. Per quanto ci riguarda non possiamo che dire grazie e cogliere anche da questa grande emergenza della pandemia non poche occasioni di bene, perché, come ricordiamo in Caritas, “il bene è contagioso”, crea vita e dà speranza».

Gualdo Tadino – mons. Sorrentino: “Ora più che mai il beato Angelo ci insegna il vero senso della vita”.

“Il Beato Angelo ci ricorda che per noi cristiani il senso profondo della vita è Colui che ci ama, ci protegge, ci ha creato, ci accompagna e ci aspetta”.
Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, venerdì 15 gennaio durante la solenne concelebrazione eucaristica nella concattedrale di San Benedetto a Gualdo Tadino in occasione della solennità del Beato Angelo, compatrono della diocesi, alla presenza delle autorità civili e militari e nel rispetto delle normative anti-Covid19.
Il vescovo all’inizio dell’omelia si è soffermato su un passaggio del Vangelo di Matteo: ‘Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro’. “Come risulta dolce ai nostri orecchi questa Parola di Gesù – ha sottolineato – in un momento in cui ci sentiamo davvero affaticati e oppressi. Questa lunga storia di pandemia che ci sta mettendo tutti alle corde, in questo territorio giunge dopo un’altra lunga storia di sofferenze sociali a causa della mancanza di lavoro ed altro è davvero qualcosa che su ciascuno di noi può costituire un macigno che ci fa sentire davvero oppressi incapaci di difenderci e di camminare. Il Beato Angelo – ha aggiunto il vescovo – è andato da Gesù per trovare il mistero, il senso della sua vita, la gioia di vivere, il suo futuro. La sua è stata la scelta vincente che ancora oggi ci convoca qui per una riflessione. Una riflessione adatta alle condizioni che stiamo vivendo in questo periodo. Dal nostro Beato – ha proseguito – possiamo apprendere come rendere questa vita una vita significativa. Mettendosi a vivere da solo in eremitaggio, pieno della presenza di Dio, il Beato Angelo fa i conti fino in fondo con sé stesso con il senso della vita. In questo periodo siamo costretti a porci tanti perché, a riflettere. Siamo sempre di corsa, siamo travolti dalle parole che vengono dagli altri da non avere più il tempo e la voglia di riflettere, di porci i problemi essenziali della vita, quelli del senso della vita. Il Beato Angelo ci ricorda che per noi cristiani questo senso si è svelato”.

Al termine della celebrazione eucaristica all’interno della cattedrale è seguita la cerimonia di consegna del Premio Beato Angelo 2021 che è stato assegnato a tutto il personale del Distretto Sanitario locale, avamposto fondamentale della lotta al Covid-19.

Nel pomeriggio, alle ore 16,30, si svolgerà la funzione del transito, alle ore 17,30 la celebrazione dei vespri e alle ore 18 la celebrazione eucaristica. Anche domani 15 gennaio la Basilica concattedrale rimarrà aperta fino alle ore 20. Sabato 16 gennaio alle ore 18 Ufficio delle sante messe per i soci vivi e defunti della Pia Associazione del Beato Angelo.

Terni – Celebrazione a conclusione dell’VIII centenario del martirio dei Protomartiri Francescani in Marocco (1220 – 2020)

Si concluderà sabato 16 gennaio 2021 l’ottavo centenario dei Protomartiri Francescani, i cinque frati francescani originari della bassa Umbria: Berardo da Calvi, Pietro da Sangemini, Ottone da Stroncone, Accursio e Adiuto di Narni, primi martiri dell’Ordine francescano, uccisi in Marocco il 16 gennaio 1220.
Un giubileo straordinario, condizionato nel suo svolgersi dalla pandemia del Coronavirus, che ha avuto inizio con la solenne celebrazione di domenica 19 gennaio 2020, e come suo fulcro la chiesa di Sant’Antonio in Terni, ossia il Santuario dei Protomartiri francescani, e più in generale il “Cammino dei Protomartiri francescani” quale santuario diffuso dei cinque santi frati Minori che sull’esempio di san Francesco hanno seguito le orme di Gesù vivendo secondo la forma del Vangelo fino all’effusione del sangue.
Sabato 16 gennaio 2021 alle ore 18.30 nella chiesa di Sant’Antonio a Terni, il vescovo Giuseppe Piemontese presiederà la solenne celebrazione a conclusione del centenario, alla presenza del Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria padre Francesco Piloni, i Frati della provincia serafica, i parroci della città e l’Ordine Francescano Secolare.
In preparazione alla festa si tiene dal 13 al 15 gennaio il triduo con la messa alle ore 18.30 e la predicazione sui “Protomartiri e la sequela di Gesù”, “I Protomartiri e la missione”, “I Protomartiri generano la vocazione francescana di S.Antonio”.

In questo anno, pur nel rispetto delle norme antivirus liturgie, incontri, pellegrinaggi e altri momenti personali e comunitari hanno aiutato a scoprire che veramente i martiri sono coloro che hanno assunto la forma della vita di Gesù, ossia un amore eucaristico che dalla gratitudine per i doni ricevuti passa alla gratuità fino a dare la vita per i fratelli.
Avanzando il centenario anche l’aspetto della missione è emerso: infatti i Protomartiri francescani come frate Francesco d’Assisi andarono nella terra dei non cristiani ad annunciare il Vangelo; il sangue dei Protomartiri francescani fu il seme della vocazione minoritica di sant’Antonio di Padova. Infatti il canonico agostiniano Fernando da Lisbona vedendo a Coimbra i resti mortali dei cinque frati Minori uccisi in Marocco a Marrakesh nel 1220 decise di divenire francescano assumendo il nome di Antonio.
Ultimo capitolo del programma del centenario è stato il convegno storico interreligioso di domenica 6 dicembre 2020 con gli storici Luciano Bertazzo e Christian Grasso, l’iman Nader Akkad professore presso l’Università Islamica al-Azhar del Cairo e di monsignor Giuseppe Piemontese, vescovo della diocesi di Terni-Narni e Amelia a partire dal Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da papa Francesco a dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb.

«In questo centenario credo che la famiglia francescana e la nostra Chiesa diocesana – ricorda il vescovo – si sono dedicati a riscoprire il senso e l’attualità di questi santi martiri, che certamente hanno fecondato la Chiesa, l’Ordine e la stessa diocesi. La ricorrenza celebrativa deve condurre e spingere tutti noi a imitarli nel desiderio di diventare santi, nella testimonianza efficace ai nostri giorni. Il santuario dei Protomartiri francescani a Terni, che unisce nella venerazione i protomartiri e sant’ Antonio di Padova, è per la nostra diocesi, memoria e testimonianza di martirio e di santità, di ricerca della pace e di dialogo per la comprensione tra i popoli, le religioni e le nazioni, secondo gli insegnamenti attuali della chiesa, nello stile trasmessoci dal padre san Francesco».

Spoleto – San Ponziano secondi Vespri e ritorno della reliquia nella Basilica. Mons. Boccardo: «La presenza di S. Ponziano nella nostra comunità non è per portarci fortuna o allontanare i mali, ma per ricordarci continuamente la chiamata ricevuta nel Battesimo»

Nel pomeriggio di giovedì 14 gennaio 2021 nel Duomo di Soleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto i Secondi Vespri della festa di S. Ponziano, martire, patrono della Città e della Diocesi. La celebrazione è iniziata con la Cattedrale a luci soffuse per il rito del lucernario. Nell’area del presbiterio sono stati posizionati gli stendardi dei Santi e Beati della Diocesi; al centro, dinanzi l’altare maggiore, la reliquia di S. Ponziano. L’Arcivescovo ha acceso prima le candele intorno alla sacra testa del Patrono e poi quello sotto ogni stendardo dei Santi e Beati. Dopo sono state accese tutte le luci della Cattedrale.

«Quale messaggio possiamo allora raccogliere questa sera dal nostro Patrono?», ha detto il Presule nell’omelia dei Secondi Vespri. «Ponziano – ha proseguito – è stato un “uomo di fede”, unito a Cristo, permeato dalla novità del Vangelo e convinto che averlo come bussola della propria vita costituisce un grande vantaggio. Dal silenzio delle sue reliquie, San Ponziano pone allora una domanda pressante a ciascuno di noi personalmente e a tutti noi come popolo cristiano: “Che cosa hai fatto del tuo Battesimo? Quali frutti ha portato e porta ancora nella tua vita?”. Perché il sacramento ricevuto non può essere per il cristiano un lontano ricordo, ma deve diventare una sorgente viva di grazia e di impegno, di conversione e di misericordia. La domanda del Patrono, che vogliamo lasciar risuonare nel profondo del nostro cuore, provoca necessariamente un esame di coscienza e una seria revisione di vita. La presenza di San Ponziano nella nostra comunità – ha concluso l’Arcivescovo – non è per portarci fortuna o allontanare i mali, ma per ricordarci continuamente la chiamata ricevuta nel Battesimo e alla quale siamo invitati a rispondere nell’arco della nostra esistenza su questa terra: diventare ogni giorno discepoli e testimoni del Signore Gesù e del suo Vangelo, che ancor oggi deve modellare scelte e comportamenti per rendere la vita del nostro mondo più bella e ricca di significato per tutti».

Al termine dei Vespri si sarebbe dovuta tenere la tradizionale processione – aperta da un corteo di cavalli a ricordo del fatto che S. Ponziano è raffigurato quasi sempre a dorso di un cavallo ed è definito “Felice cavaliere del cielo” – per riportare la reliquia del Santo nella Basilica a lui dedicata. A causa delle norme in atto per evitare il diffondersi del Coronavirus non è stato possibile organizzarla. L’Arcivescovo, insieme ad alcuni Canonici, a bordo di un pulmino guidato da don Vito Stramaccia parroco di Montefalco, ha recato la sacra testa di Ponziano nella chiesa che la custodisce tutto l’anno. È stato percorso lo stesso tragitto della processione. «Abbiamo vissuto – ha detto mons. Boccardo – una processione tanto diversa da quella abituale ma non per questo meno significativa: lungo le vie della nostra Città ho implorato, a nome di tutti voi, l’intercessione di S. ponziano sul popolo di Spoleto e ho chiesto particolarmente per la questa comunità e i suoi abitanti la difesa e la protezione dal virus che attanaglia il mondo».

Perugia – domenica 17 gennaio XXXII Giornata del dialogo cattolico-ebraico al tempo del Covid-19, all’insegna della fraternità, «una fraternità per troppo tempo nascosta»

Anche al tempo del Covid-19 si rinnova l’appuntamento dell’annuale Giornata del dialogo cattolico-ebraico, in programma domenica 17 gennaio, che a Perugia si svolge da numerosi anni; un evento di rilevanza culturale promosso dal Centro ecumenico ed universitario “San Martino” in collaborazione con l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, con la partecipazione del rabbino della Comunità ebraica di Roma dott. Cesare Moscati.
Incontro virtuale. A seguito del persistere dell’emergenza sanitaria, il tradizionale incontro, presso la storica sede del Centro ecumenico “San Martino” del capoluogo umbro, in via del Verzaro, non sarà “in presenza” ma virtuale in modalità webinar, su piattaforma Google meet, collegandosi il 17 gennaio, alle ore 17.30, al seguente link: https://meet.google.com/fxt-rphc-apt
Intuizione della Cei. «La partecipazione del rabbino Moscati agli incontri del “San Martino” – evidenzia la prof.ssa Annarita Caponera, presidente del Centro ecumenico ed universitario – è avvenuta sin dagli albori di questa iniziativa, nata a livello nazionale per intuizione della Cei, e arrivata alla XXXII Giornata annuale. Il tema di quest’anno, come si evince dal sussidio della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, è il libro del Qohelet dalle cinque Meghillot».
Fraterno dialogo. «L’incontro di domenica prossima – spiega la presidente Caponera – è una concreta realizzazione di quel “fraterno dialogo” di cui parlava la dichiarazione Nostra Aetate (n. 4), sul dialogo con i non cristiani approvata nel 1965 dal Concilio Vaticano II, che è stata per entrambe le parti una pietra miliare nell’apertura di una nuova epoca, avendo auspicato un dialogo tra fratelli, tra popoli e singoli che desiderano crescere nella consapevolezza e nella consolazione di questa fraternità: una fraternità per troppo tempo nascosta e disumanamente ostacolata, una fraternità che non abbiamo ancora finito di riscoprire, una fraternità che però si manifesta sempre più nella sua indispensabile e provvidenziale attualità».
Le radici ebraiche. «I cristiani, per comprendere sé stessi – commenta la prof.ssa Caponera –, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele».

Collaborazione più concreta. «L’auspicio – conclude la presidente del Centro “San Martino” – è che questa iniziativa possa contribuire alla crescita e alla diffusione di un pensiero di conoscenza più approfondita e di collaborazione ancora più concreta tra la comunità ebraica e la comunità cattolica».

Foligno – Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2021

Da martedì 19 gennaio presso la Chiesa di San Giacomo con diversi momenti di preghiera, a cura dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso in collaborazione con la Chiesa ortodossa rumena di Foligno e la Comunità Magnificat, si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, 18 – 25 gennaio 2021, dal titolo “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”.
I direttori dell’ufficio diocesano, i coniugi Liliana Brunelli e Massimo Busi, introducono nella settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani 2021.
La commissione internazionale costituita dalla Chiesa Cattolica, Pontificio consiglio per la promozione dell’Unità dei cristiani, e il Consiglio Ecumenico delle chiese, commissione Fede e Costituzione, ha preparato il materiale della settimana di preghiera del 2021 che si è riunita a Grandchamp nel cantone di Neuchatel in Svizzera. Il consiglio ecumenico delle chiese ha invitato la comunità di Grandchamp a scegliere il tema e redigere il testo per la settimana. L’intera comunità ha lavorato diversi mesi alla stesura del testo su cui si pregherà durante questa settimana: “Rimanete nel mio amore: produrre te molto frutto” (cfr Giovanni 15,5-9) tema che ha permesso alle suore di condividere l’esperienza e la sapienza della loro vita contemplativa, innestata nell’amore del Signore e di parlare del frutto di questa preghiera: una più profonda comunione con i propri fratelli e sorelle in Cristo e una maggiore solidarietà con l’intera creazione. Rimanere in Cristo è un atteggiamento interiore che metterà radici in noi nel tempo ma richiede uno spazio per crescere che purtroppo può essere sopraffatto dalla quotidiana lotta per le necessità della vita, e minacciato dalle distrazioni, dal rumore, dalle troppe attività e dalle sfide della vita. Le divisioni tra i cristiani, il loro allontanamento gli uni dagli altri, è uno scandalo perché significa anche allontanarsi ancora di più da Dio. Molti cristiani, mossi dal dolore per questa situazione, pregano ferventemente Dio per il ristabilimento dell’Unità per la quale Gesù ha pregato. La sua preghiera per l’unità è un invito a tornare a lui e, conseguentemente, a riavvicinarci gli uni agli altri, rallegrandoci della nostra diversità.

Solennità di S. Ponziano. Pontificale dell’Arcivescovo in Duomo. Mons. Boccardo: «Fondamentale coltivare un’anima “dilatata”. … A livello nazionale e locale c’è una politica dal corto respiro e incapace di visione e di coraggio. Purtroppo dobbiamo spesso assistere ad un triste spettacolo, simile ad una guerra senza esclusione di colpi, che produce inevitabilmente lacerazioni profonde».

«Spoleto è San Ponziano e San Ponziano è Spoleto». Così si è espresso l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo nell’omelia per la Messa solenne in onore del Santo patrono celebrata giovedì 14 gennaio 2021 nella Cattedrale spoletina. Col Presule hanno concelebrato i presbiteri della Diocesi; erano presenti circa 200 fedeli, capienza massima del Duomo nel rispetto di tutte le norme in atto sul distanziamento per evitare il diffondersi del Coronavirus. La Messa, comunque, è stata trasmessa in diretta nei canali social diocesani. Tra le autorità civili e militari, c’erano il presidente della Giunta Regionale dell’Umbria Donatella Tesei, il sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis, quello di Norcia Nicola Alemanno e altri primi cittadini. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da Beatrice Bernardini, con all’organo Leopoldo Bartoli.

Coltivare un’anima “dilatata”. «Parlare di San Ponziano – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – è dire della memoria della nostra città e della nostra Diocesi. Perché un popolo che ignora o dimentica le proprie radici si condanna a non avere futuro. Penso che San Ponziano ci direbbe oggi che se la comunità cristiana e civile di Spoleto vuole guardare con fiducia e fierezza verso il futuro, lo può fare solo coltivando un’anima che definirei “dilatata”. Dilatata per lo sguardo sulla vita delle persone e sui temi della città; dilatata per la passione che promuove nuovi legami sociali; dilatata per la cura del bene comune contro ogni particolarismo; dilatata per lo spirito di pace e di tolleranza; dilatata per il compito dell’educazione e del futuro dei giovani; dilatata per la carità rivolta verso tutti senza distinzione di religione e di provenienza; dilatata per la condivisione del destino della città e del territorio; dilatata ancora per il “supplemento d’anima” di cui questo tempo, ricco di mezzi e povero di significati, ha estremamente bisogno non solo per stare bene, ma per vivere bene».

S. Ponziano insegna la determinazione per il bene. «Da troppi anni l’agire politico, sia a livello nazionale che locale, – ha proseguito l’Arcivescovo – ha assunto le caratteristiche di una battaglia di potere più che di un confronto di idee leale e costruttivo: il risultato è una politica dal corto respiro e incapace di visione e di coraggio. Un autentico confronto deve essere orientato a cercare ciò che è bene per la nazione e per la città in un determinato momento della sua storia e deve permettere a ciascuno di sentirsi partecipe di un processo positivo, sia che la partecipazione venga assicurata da chi governa che da chi sta all’opposizione. Purtroppo dobbiamo spesso assistere ad un triste spettacolo, simile ad una guerra senza esclusione di colpi, che produce inevitabilmente lacerazioni profonde. Non sarà facile ricostruire un tessuto sano. Ma non c’è alternativa. Mi sembra che San Ponziano richieda a tutti noi di convertire il cuore e rimodulare il modo di pensare e di agire, offrendo ciascuno al Paese e alla città il proprio contributo di riflessione, di competenza e di dedizione operosa. I cristiani parlano in questi casi di un atteggiamento fondamentale: quello dell’amore per il prossimo. In questo nuovo anno, paradossalmente aiutati da un flagello che mette in discussione le certezze acquisite e sovverte le abitudini personali e sociali, ci è chiesto – ha concluso mons. Boccardo – di scrivere una pagina nuova della storia comune, dentro un avvenire che non è predeterminato, ma che dipende da noi. Insieme con l’intercessione di San Ponziano, ci sia di aiuto il monito di un antico Padre della Chiesa: “Il denaro e i beni che possiedi costituiscono il valore del tuo patrimonio. L’amore che hai dentro di te costituisce il valore della tua stessa vita” (S. Agostino, Sermo 34, 7).

Al termine della Messa, mentre Vescovo, presbiteri e fedeli uscivano dalla Cattedrale, un gruppo di ottoni dalla loggia del Duomo ha omaggiato S. Ponziano con l’inno in onore al martire e altri pezzi musicali.